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Capitolo terzo: Intersezioni

June 23 2003 at 11:31 PM
  (Login PierrotLeFou)


Response to FLUSSI (Buffy)

 
Quando due oggetti entrano in contatto tra loro, ne deriva un trasferimento di materiale dall’oggetto “A” all’oggetto “B” o viceversa, oppure si ha un trasferimento reciproco.
(principio di interscambio di Locard)


L’esplosione fu potentissima.
Se Spike in quel momento fosse stato all’interno della sua stanza di lui non sarebbe rimasto niente.
Neanche un atomo.
Neanche cenere.
Ma il vampiro non era nella sua stanza.
Era in una cabina telefonica.

+++

Prendiamo in esame una coppia celebre.
Romeo e Giulietta.
Amore disperato, intenso e disperante.
Lo sai dalla prima pagina che non può andare a finire bene.
Con un sacco di morti ed un bel po’ di scene splatter.
Mi ricorda qualcosa.
Specialmente la parte dei morti e delle scene splatter.
Ed anche il fatto che sapevo che non sarebbe mai andata a finire bene.
Ma il problema non è solo questo.

+++

La voce della tipa alla radio era strascicata, indifferente.
Quasi annoiata.
Algernon la trovava inquietante.
In quel momento stava staccando il crocefisso che stava in alto, dietro il bancone.
Aveva sempre odiato quel coso, ma prima di staccarlo aveva cercato qualcosa da appendere sulla parete, al suo posto. Quella mattina aveva trovato una stoffa con motivi etnici abbastanza sobria, e quindi si era messo al lavoro con un discreto entusiasmo.
Non che quel crocefisso fosse brutto, o tetro. Il padre di Algernon lo aveva comprato in un negozio di antiquariato dieci anni fa, ed il figlio lo aveva rivenduto al suddetto negozio, per poco meno del prezzo di acquisto, perché l’antiquario aveva un debito con lui. Era un aggeggio piuttosto grosso, in verità, nero e scolpito in uno stile finto rozzo. Il Cristo aveva un’aria tranquilla, non sofferente, anzi, sembrava che stesse dormendo.
Era una bella scultura, in fin dei conti.
Ma Algernon la odiava.
Con tutto il cuore.
Il fatto era che quel coso andava contro tutto ciò che Algernon faceva per vivere. Oddio, forse non proprio tutto, ma sicuramente andava contro la parte della sua vita che gli portava maggiori guadagni.

+++

Mi rendo perfettamente conto che Buffy e Drusilla fanno un po’ ridere come giuliette.
E che io sono un po’ anomalo come Romeo.
Ma, insomma, io ho avuto una formazione piuttosto romantica.
O meglio, io sono venuto su a pane e romanzi.
Pane e poesia.
Certe volte penso a cosa sarebbe potuto accadere se le cose fossero andate avanti secondo il corso che si suol dire naturale delle cose.
Mi sarei sposato. Ero piuttosto ricco, dopotutto.
Una ragazza borghese, un’avida lettrice di romanzi d’amore.
Avrei mandato avanti l’attività di mio padre.
Sarei diventato ancora più ricco.
Avrei avuto dei figli.
Li avrei visti crescere, studiare, trovare lavoro.
Sposarsi.
Fare figli.
Sarei diventato vecchio.
Sarei morto.
Un’esistenza serena, ma tutto sommato prosaica.
O forse un’esistenza prosaica, ma tutto sommato serena.

+++

Spike era abbastanza distante dall’albergo per evitare di finire carbonizzato dall’esplosione, ma allo stesso tempo non lo era abbastanza per uscirne illeso.
Fu spinto all’indietro.
Sfondò con la schiena il vetro della cabina telefonica e la vetrina di un negozio sportivo poco distante.
Si accasciò privo di conoscenza tra le tute sportive.

+++

Algernon era una persona piuttosto tollerante, e forse, considerando il luogo in cui lavorava e la gente con cui veniva a contatto ogni giorno, non poteva essere altrimenti.
Tuttavia, c’era una categoria di persone che proprio non sopportava.
I dee-jay. Gli speaker.
Insomma, i rompiscatole che parlano alla radio.
E’ che Algernon aveva una sua personale teoria secondo la quale la radio serviva ad ascoltare la musica; ed aveva anche un suo particolare galateo radiofonico che decretava senza appello che chiunque interrompeva una canzone per dire qualunque cosa doveva morire in maniera dolorosissima.
Dato che non poteva mettere in pratica le sue teorie sulla radio e sugli speaker dato che l’omicidio, oltre che essere illegale in quel frangente era anche inutile (Algernon aveva più di un sospetto che per ogni speaker morto ce ne fossero altri dieci pronti a sostituirlo, e trovava questo assai frustrante solo a pensarlo), l’albergatore raramente ascoltava la radio. Preferiva i suoi CD.
Quella giornata, però, era talmente di buon umore per l’addio al crocefisso e talmente ansioso di toglierlo e buttarlo via che aveva dimenticato i suoi CD nella sua stanza.
Poco male.
Ascoltare la radio non gli avrebbe sconvolto la vita.

+++

Appena si riebbe (piuttosto in fretta, a dire il vero), Spike controllò per prima cosa se aveva l’uso delle gambe, stiracchiandole e facendo piccoli movimenti.
Ce l’aveva.
Fece lo stesso con le braccia, ed anche lì tutto bene.
Parecchio ammaccato, ma illeso.
Pensando al fatto di essere uscito meglio da un’esplosione che da uno scontro con Buffy, a Spike venne da ridere. Dalla sua bocca uscì una serie di singhiozzi striduli, e Spike tossicchiò, sperando in tal modo di riprendere il controllo di sé.
Ci riuscì.
Si alzò in piedi, e la sua attenzione fu catturata da una macchina che sbandava.
L'auto si schiantò contro un palo.
Sorpreso, ma più ancora stordito, Spike si diresse verso l'automobile.
Aveva bisogno di bere.

+++

Alla fine credo che, dopo tutto, sia meglio così.
Per lo meno mi sono divertito.
Mi sono innamorato di una pazza per il semplice fatto che per un certo periodo mi ha fatto sentire indispensabile.
Mi sono innamorato di un’altra pazza perché…bah, il perché non lo so.
Adesso mi sono innamorato di una terza pazza che ha l’hobby di piazzare bombe perché crede in un mondo migliore.
Credo che il flusso delle cose sia ben più costante e sensato di quanto pensassi, non so se mi spiego.
Ma forse adesso dovrei pensare al futuro.
Un luogo dove stare, ad esempio.
Capire cosa fare.
E trovare qualcuno che mi levi questo maledetto chip.

+++

Appena sentita la voce di quella psicopatica che diceva di aver messo una bomba in un discount perché sognava un mondo dove le persone non sentivano il bisogno di comprarsi macchine potenti e vestiti firmati, Algernon si voltò per cambiare stazione radio.
Fu allora che vide Spike, e la sorpresa fu tale che sobbalzò.
Proprio non si era accorto della sua presenza.
Comunque bisognava dire che Spike era sempre silenziosissimo.
Te lo vedevi comparire alle spalle e neanche te ne rendevi conto.
Forse aveva studiato da killer. O da ninja.
L’altro sorrise, davanti alla sorpresa dell’albergatore, e gli fece cenno di fare silenzio, visibilmente interessato a quello che la tizia diceva.
E non era neanche la prima volta.
Concluso il discorso di rivendicazione (che oltretutto veniva trasmesso piuttosto spesso, considerando anche che quei terroristi erano dei dilettanti), Algernon rivolse a Spike uno sguardo oscillante tra l’interrogativo e lo scettico.
“Quante cazzate”
“Bah…se quelli ci credono…e poi, francamente, lei mi sta simpatica”
Algernon non rispose.
Spike fece un cenno di saluto ed uscì dall’edificio con passo veloce.
Dalla tasca gli cadde un pacchetto di sigarette ma lui non se ne accorse.
Algernon raccolse il pacchetto.
Spike era già piuttosto lontano, ma non irraggiungibile.
L’albergatore si mosse, con il pacchetto in mano.
Spike era fermo ad una cabina telefonica.

+++

Dopo tre boccali di birra si sentiva più allegro, ma tuttavia ancora lucido.
L’idea di essere l’unico superstite non gli piaceva per niente.
Meglio rendersi invisibile.
E trovare qualcuno che gli togliesse quel dannato chip era ormai diventata una questione di vita o di morte.
E la seconda non era una prospettiva allettante.
Non era una situazione facile.
Non era una situazione felice.
Lo sollevava il fatto che in tutto quel casino aveva fatto in tempo a rubare un cellulare.
Così magari lei poteva richiamarlo.
E dirgli cosa fare.

+++

Il telefono della cabina squillò.
E lui rispose.
Sapeva che si sarebbe cacciato in una situazione assurda.
Come quando aveva visto Drusilla per la prima volta.
Come quando era giunto a Sunnydale.
Ma non poteva farci niente.
“Sì?”
“Ciao Spike”
“Chi sei?”
“Sapevo che l’avresti chiesto. E so anche che sai chi sono. Piantiamola con le manfrine”
Una voce che era tutta uno sbadiglio.
Indifferente.
Annoiata.
Spike si mise in silenzio, un po’ stordito.
“Allora. Io e te faremo grandi cose. Ascolta: dopo che l’albergo sarà esploso e che tu ti sarai riavuto, vedrai una macchina sbandare e schiantarsi contro un palo della luce. Tu ruberai il portafogli all’autista, e fregagli anche il cellulare, così ti richiamo”
“Ah” fece Spike scettico “l’albergo esploderà, certo.”
“Tieni d’occhio il tuo albergatore. Ci sentiamo poi, non posso stare molto”
“Ciao” fu la risposta automatica di Spike.
Si era già messo sul chi vive.
Doveva essere lì, da qualche parte.
Doveva averlo seguito, e spiato.
Il come e il perché non avevano importanza.
“Come cazzo è possibile…”
Spike non fece in tempo a terminare il pensiero.
La detonazione lo spazzò via.


    
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