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IV

June 27 2003 at 12:37 AM
  (Login solichan)
Avvoltoi


Response to Parte 2

 

Quando Spike era rientrato tenendo Drusilla in braccio, la prima cosa a cui aveva pensato era cosa poteva significare per lui.
Gli altri avevano paura perché non capivano quello che succedeva… Lui aveva un motivo fondato per avere paura.
Spike non si fermava di fronte a niente quando si trattava di Dru.

Lo aveva seguito fino alla loro camera e l’aveva guardato adagiarla sul letto, senza avvicinarlo troppo.
Finalmente l’altro uomo sembrò accorgersi che era lì, e lo fece entrare.
Angel non aveva la minima idea di quello che affliggeva la donna.
In realtà, non aveva mai saputo neanche cosa avesse avuto in passato.
Quando aveva dovuto lasciarli, lei stava bene, era forte. Poi, quando aveva potuto tornare fra loro, non si era preoccupato di sapere cosa le era successo nei lunghi anni in cui erano stati separati.
Eppure avrebbe dovuto importargli. Era una cosa fuori dell’ordinario, e di conseguenza era necessario capire…

(Perché ho trascurato una cosa tanto importante?)

Ma la risposta era semplice. Non era diverso degli altri. Temeva le ombre…

(Allora meglio fare finta di niente? Maledettoidiota!!!)

“Cosa è successo?” chiese.
“E’ svenuta…” rispose distrattamente Spike.
Non aveva capito che non era questo a cui si riferiva Angel, e al momento non doveva importargli molto.
“Non si sviene senza un motivo…”
Spike lo guardò come se fosse troppo stupido per meritare una risposta, ma la sua espressione era fin troppo esplicita.
(Non ne sa più di me. Forse sa come trattarla, ma non conosce i motivi di quello che le è successo)

Tornò nella sala.
Gli altri erano ancora allarmati. Molti se ne erano andati, come se la sola presenza in quel luogo potesse in qualche modo contaminarli.
Qualcuno lo guardò con risentimento, quasi fosse colpa sua.
Sembrava quasi intenzionati a chiedergli qualcosa, ma poi si tirarono indietro.
Uscì nel giardino. Si sentiva soffocare all’interno.
Voleva godersi gli ultimi istanti di libertà. Tra poco sarebbe stato mattino e per ore intere avrebbe dovuto rinchiudersi… Questo voleva dire avere il tempo di pensare a cosa era successo…

(Quello… non manca mai)

… e fare crescere la rabbia per la sua stupidità.

Vide qualcuno muoversi all’interno, uscire, la luce riflettersi su una testa tanto chiara da sembrare bianca…
Una ragazza.
La conosceva di vista. Si chiamava Juliana. Non le aveva mai parlato, neanche quando era arrivata, e lui aveva accettato la sua presenza, ma era nel suo interesse sapere chi lo circondava. Soprattutto qualcuno che negli ultimi tempi lo aveva osservato attentamente. Forse un po’ troppo attentamente.
Cercava sempre di passare inosservata, ma era davvero difficile non notarla. Era… non carina. Era un’autentica bellezza. Un aspetto che aveva visto di rado, anche in secoli di vita.
Non si era mai azzardata a rivolgersi a lui, ma sembrava che questa notte avesse deciso che era l’occasione giusta.
Gli si avvicinò, al punto di violare la linea che costituiva il confine entro il quale lui avrebbe potuto sentirsi aggredito.

“Mi dispiace per Drusilla.” gli disse.

Mentiva. Non le spiaceva affatto. Ma era ancora tanto giovane da usare le parole per cercare di mentire (In modo così inutile. Come poteva spiacersi per qualcosa di cui non aveva nessuna responsabilità?), piuttosto che limitarsi semplicemente a tacere quello che non voleva fare sapere.

Non le rispose, e la ragazza sembrò prendere il silenzio come un incoraggiamento.
“Resterà Spike, con lei?”
“Si… direi di si.”
“E tu?”

Angel cominciava a divertirsi.
La ragazza lo stava sondando cautamente.
Aveva paura. Di lui, non di quello che era successo. Una reazione diversa da quella degli altri.
Almeno era una paura fondata, non un timore astratto… Però non si faceva vincere dalla paura.

“Io… non ho la vocazione a fare l’infermiera.”
“Sei solo?”
Lui annuì.
“Oh… mi spiace.”
Nuova menzogna.
“La usi troppo, questa parola.” le disse.
(E la usi male)

Lei si accorse dell’errore. Aveva parlato senza rendersene veramente conto, solo come abitudine, e così facendo si era comportata in modo davvero sconveniente. Aveva cercato di negare l’evidenza delle sue emozioni.
L’imbarazzo della ragazza era anche più divertente della sua incoscienza.
“Ecco, dovresti essere contenta.” continuò Angel “Ora ti ho dato qualcosa di cui dispiacerti veramente.”

A questo punto c’era da chiedersi se avrebbe avuto il coraggio di chiedere quello che voleva, ingoiando l’umiliazione, o avrebbe semplicemente finto di niente, sviando in qualche modo il discorso prima di andarsene. La maggior parte si sarebbe comportata così.
Lui non aveva nessuna intenzione di facilitarle le cose.
Però si accorse che invece lei si stava irritando, e non sembrava affatto intenzionata a ritirarsi. Anzi…

“Posso restare con te?”
Restò sorpreso dalla domanda.
Aveva avuto il coraggio, alla fine… Addirittura , la paura sembrava esserle passata completamente. Ora lo guardava come se… esigesse… una risposta.
Perché no? Non poteva trascorrere tutta la giornata dormendo, e almeno avrebbe passato alcune ore piacevoli. Molto più piacevoli che rimuginare continuamente su Drusilla.

(O su me stesso)

Allungò una mano e prese quella della ragazza, intrecciando le dita alle sue.
“Era tanto difficile?” le chiese.


 
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