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VIII

June 29 2003 at 1:38 AM
  (Login solichan)
Avvoltoi


Response to Parte 2

 

Un lamento.
Soffocato. Lontano.
Un altro. Un altro ancora.
Si susseguivano. Ritmici. Un armonia sistolica si era fatta strada nella nebbia che oscurava la sua coscienza.

(E’ solo un sogno)

Il pianto insistente stava frantumando il sonno.
Aprì gli occhi. Nel silenzio.

(Ecco, ora è sparito e posso riaddormentarmi)

I gemiti ripresero con lo svanire della consapevolezza, risvegliandolo solo in parte.
Allungò una mano, toccando la ragazza al suo fianco. Non era lei che piangeva. Non aveva mai visto Juli piangere. Non aveva ancora avuto un motivo per farlo.
I lamenti non smettevano.
Si alzò.
“Ma che… ti succede?” mormorò Juli con un gemito assonnato.
“Niente… non è niente.” disse Angel in tono distratto, allontanandosi dalla stanza, attirato dall’eco nella sua mente.

Camminò per i corridoi, scese le scale.
Ad ogni passo, il mondo intorno sembrava perdere un po’ della sua consistenza.
Non sentiva il pavimento di pietra sotto i piedi nudi.
Quello che vedeva non aveva concretezza.
Stava cacciando, ma questa volta la sua preda era un suono senza direzione. La sola cosa che aveva importanza.

Raggiunse una stanza situata su un piano più basso e più interno nella complessa architettura del palazzo.
Aprì la porta, senza entrare.
Era Drusilla, naturalmente.
La vide seduta per terra accanto al letto dove era sdraiato Spike.
Era ancora pieno giorno, ma i normali cicli di sonno-veglia della donna si erano alterati insieme al resto della sua salute.
Piangeva, e cercava di soffocare i gemiti con le mani, forse nel tentativo di non disturbare il marito.
Spike era immobile, girato nella sua direzione. Sbatteva le palpebre come se cercasse di risvegliarsi, senza riuscirci. Aveva lo sguardo appannato. Lo fissava, ma non lo vedeva, se non, forse, come l’immagine di un sogno.
Nemmeno lui era sicuro di non stare ancora dormendo.
In quanto agli altri… dubitava che a parte lui e Spike qualcuno potesse sentirla. Non si trattava di suoni fisici. Era qualcosa trasmesso dal legame che apparteneva solo a loro tre, e che soltanto Dru accettava completamente.
La ragazza alzò il viso, incontrando i suoi occhi.

Per un attimo, lui vide le cose da tre diverse prospettive. Dall’alto e dal basso. Immagini che si sovrapponevano. Era all’esterno della camera, e dentro di essa. Coricato su un letto. Sentiva la stoffa delle lenzuola avvolgergli il corpo, e il legno dello stipite sotto le mani. Vedeva Spike di fronte e di schiena. E se stesso osservarlo(a) dalla porta.
Iridi azzurre, grigie, nere lo(a) fissavano…

E poi, senza nessuna apparente discontinuità, si era ritrovato nel suo corpo, completamente sveglio.
Riaccostò la porta e si allontanò, rifiutandosi di cedere al desiderio di correre, e di avere paura.

(Perché dovrei avere paura? Che c’è d’avere paura?)

Non era una novità, condividere le sensazioni con qualcun’altro.

(Ma non con…)

Certo, non con quell’intensità. Di solito, si trattava di sogni. Oppure solo percezioni indistinte.
Ed era sempre rimasto se stesso.
Questa volta, si era ritrovato ad essere un altro.

(Altri)

Ma anche così non era niente di pericoloso. Niente più che una funzione del cervello. Attivata da situazioni particolari, quando si abbassavano le difese che proteggono la coscienza individuale. O le emozioni erano estremamente intense.

(Questa volta sono solo… arrivato un po’ oltre…)

Non era quella, la cosa che temeva.

Rientrò nella sua camera, e nel suo letto, ma non aveva più nessuna voglia di dormire.

Doveva essere stata Dru, la causa.
Era strano, l’evolversi della sua malattia.
C’erano ancora momenti in cui era quasi normale, normale per lei, almeno, e altri in cui sembrava addirittura quasi sana di mente. E poi c’erano giorni in cui invece si abbandonava, completamente pazza. Completamente posseduta dalle visioni. Completamente incapace di provvedere a se stessa.
E più erano lunghi questi periodi di… follia…

(Ma è davvero folle, o c’è altro?)

…più stava male. Una proporzionalità diretta.
Aveva sbagliato tutto. Cominciava a capirlo.
Forse non era una qualche misteriosa malattia che la indeboliva gettandola in balia delle visioni, ma il contrario. Era la sua mente che andava alla deriva, e aveva perso il controllo del corpo.
Perché no?
Corpo e mente… sono una cosa sola. L’uno non può vivere senza l’altra.
Così, il corpo di Drusilla si lasciava andare ogni volta che lei si perdeva in una delle sue visioni.
Questo poteva spiegare perché non aveva avuto crisi da quando Spike era stato ferito. C’era qualcosa che la ancorava al mondo reale.
Forse le sue capacità stavano sviluppandosi in qualcosa di nuovo.
Forse si era creata un’interferenza che per un attimo li aveva collegati tutti in quella inaspettata e indesiderata unione.

Strinse la mano di Juli, così confortante con la sua importanza esclusivamente fisica e priva di minaccia. Priva di sottintesi.

Non quello che era successo…
Temeva quello che significava.


 
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