Cornovaglia. Inghilterra.
La biblioteca del Concilio degli Osservatori poteva a ben diritto essere definita immensa. Conteneva migliaia di volumi su magia, mitologia, scienza ed arte occulta. Libri che erano stati raccolti in secoli, a costo di enormi sforzi, non solo di natura economica. Tra quegli scaffali ne si potevano trovare alcuni unici, dati per scomparsi o distrutti dal resto del mondo e conservati segretamente lì. Era la biblioteca più vasta sulla materia.
Od almeno, la più vasta raccolta di informazioni conosciuta su quel mondo che non esisteva.
Molti studiosi la ritenevano un vero e proprio santuario, quasi un luogo di culto, e gli immensi saloni, alternativamente illuminati od immersi nella penombra, gli altissimi soffitti, affrescati o dagli splendidi stucchi, assieme ai pavimenti di lucido marmo grigio, non potevano che dare ragione a questa impressione.
E, come in tutte le biblioteche del mondo, vi regnava il silenzio.
Grande ed importante come era, non risultava mai deserta, ci sarebbe sempre stato qualche ricercatore al suo interno, sepolto in mezzo ai libri o nascosto in una sala di lettura appartata, che approfondiva questo fatto o quella magia. Era comunque difficile incontrare dei lettori dopo le cinque, orario in cui i più andavano a casa, ed i saloni erano così vasti da apparire spesso abbandonati.
In una di quelle sale di lettura, quella riservata ai dirigenti del consiglio, e per questo la più lussuosa e confortevole, Magdalene e Travers si erano dati appuntamento. Lì era conservata la copia di tutti i Diari degli Osservatori e le Cronache degli Osservatori. Quella collezione era la vera memoria del consiglio, la memoria ufficiale degli atti compiuti e degli eventi accaduti, e per questo era custodita con la massima cura, in quel luogo dove le tradizioni erano la legge.
Quando entrò, Quentin trovò Marlin ad aspettarlo, assorta nella lettura di un pregiato volume dalla copertina di pelle marrone, un Diario quindi, le Cronache erano contenute in libri dalla copertina di pelle rossa.
Travers si avvicinò in silenzio aspettando che l’altra alzasse lo sguardo dal libro che stava leggendo e prendesse atto della sua presenza. Invece, completamente ignorato, si accomodò nella poltrona di fronte all’unica occupata della sala.
Appena si fu seduto, Magdalene girò con cura una pagina del manoscritto, quasi assaporandone il rumore della carta che si propagava nell’ambiente, e cominciò a leggere ad alta voce.
-“Oggi davanti alla porta del mio appartamento ho trovato il suo cadavere. Dopo un sommario esame ho notato i segni sul collo, sia lividi che due fori, come di un morso. La Cacciatrice è stata soffocata fino all’incoscienza ed in seguito drenata del suo sangue. Agonizzante è stata portata davanti alla mia casa. Dopo sei mesi dalla chiamata, la Prescelta Cristal Refdor, Cacciatrice giudicata Abile congiuntamente dal suo Osservatore e dall’Inviato del Concilio Hartur Smith, è morta.”-
Marlin chiuse il volume e lo poggiò sul tavolino vicino a lei, dove si trovava la lampada, che con la sua luce, faceva risplendere le lettere dorate incise sulla copertina “Quentin Travers”.
Poi alzò il volto, che non era divertito, che non era vittorioso, che non era né triste né orgoglioso. Non aveva alcuna espressione. Fissò i suoi occhi in quelli di Travers.
-Di cosa mi vuoi parlare?
Chiese Magdalene, con finta non curanza, dopo quasi un minuto di silenzio, lasciando che la sua lettura penetrasse a fondo nell’altro, mettendolo in una posizione psicologia assai svantaggiosa.
-Sai cosa stanno facendo le tue cacciatrici?
La donna rifletté un attimo prima di rispondere, non sapeva dove l’altro volesse arrivare.
-Che cosa ti interessa Travers?
-Credo proprio che la tua cacciatrice preferita, la Rinnegata, si stia divertendo a scavare nel suo passato. E per quanto ne so io, tu non vuoi che quel passato torni a galla.
La voce sibillina di Travers si spense nel silenzio mentre la sua avversaria si rilassava nella poltrona di pelle. Ora sapeva come giocare questa partita.
-E cosa ti ha fatto arrivare alla brillante deduzione?
-A Boston gli esponenti di spicco della comunità demoniaca hanno ricevuto visite poco chiare. In quella zona si sta muovendo qualcosa, ed è qualcosa di non chiaro. Certo potrebbe non essere la Tua cacciatrice ad agire…
-Quentin, non prendiamoci in giro, tu non vuoi che quel passato torni a galla esattamente quanto me. Cosa ci guadagno se tengo occupata la mia cacciatrice per una settimana, in maniera tale che tu possa prendere le tue contromisure?
Quentin era certo che si sarebbe arrivati ad un accordo, ora era il momento di fare l’offerta, un’offerta generosa ma non il massimo delle sue possibilità. Era sempre stato bravo a mercanteggiare.
-Ti cedo il controllo della squadra speciale Bravo, a cui si deve nominare un nuovo comandante. L’altro è morto la scorsa settimana in azione.
Chi deteneva davvero il controllo di una squadra del consiglio era proprio il comandante della squadra stessa. Per tradizione a loro era data una ampia indipendenza, sia per quanto riguardava l’addestramento che per la direzione delle missioni. Avere il controllo di una squadra, ma il comandante di questa avverso, era quasi più dannoso di non averla affatto.
-Ho due cacciatrici ai miei ordini, cosa vuoi che mi interessi una manciata di uomini in più?
Rispose sorridendo la sua interlocutrice, sorridendo in maniere sincera ma calcolatrice.
-Lo sai anche tu che non puoi conquistare il mondo con due soldati, per quanto bravi. Gli eroi non compongono gli eserciti. E del resto puoi mettere la mano sul fuoco per la loro fedeltà?
Le fece osservare mellifluo Travers. Magdalene fece un attimo di silenzio e lo sguardo si fece lontano.
-Voglio il tuo appoggio affinché una persona di mia fiducia diventi vice capo delle comunicazioni. –L’altro stava per scuotere il capo ed interromperla ma lei lo ignorò continuando a parlare.- Non dire di no…In questa storia tu ci guadagni più me, il passato, quel passato, per te è molto più pericoloso…
-Intendi qualcosa che io non conosco?
-No, niente del genere- Magdalene sorrise a Quentin, rispondendo ironicamente alla domanda falsamente ingenua di lui.- Una qualche missione da far compiere alla cacciatrice la troverò. Tu ti occuperai della distruzione delle prove che tanto ti affliggono.
Travers rifletté sulla proposta, il prezzo era alto, ma la posta in gioco era ben più importante, anche se Magdalene non lo sapeva.
-D’accordo, accetto.
Los Angeles.
Angel distese le dita della mano destra sul bracciolo della poltrona e le osservò per un istante. Affusolate, quasi longilinee, alcuni avrebbero detto perfette, dalla carnagione appena troppo pallida per essere umana. Il punto, dove prima il demone lo aveva artigliato, ora era perfettamente rimarginato, come se lì non ci fosse mai stata una profonda ferita che aveva lacerato i tendini di indice e medio, rendendoli inutilizzabili per lunghe ore.
-Per ricapitolare. Tu sei un’ex osservatrice, anche se tu stessa hai detto che gli immortali non possono esserlo, ed in questo modo hai appreso molto sul concilio, su quali sono i suoi meccanismi ed i suoi scopi. Quindi sei venuta qui, da dovunque tu abiti, che per quanto ne so io può essere anche la Finlandia, e mi hai dettagliatamente informato che il concilio, in un vicino futuro, potrebbe volere la mia pelle perchè il vero scopo degli osservatori è il potere. Detenere il potere sul mondo “paranormale”, e che questo loro scopo è un segreto ben custodito. E tutto questo per quale motivo? Ti sei data al volontariato? Hai fondato un’organizzazione umanitaria?
La sua voce era gelida ed ironica quanto quella che gli rispose calma e rilassata.
-No, Angel. Non ho intenzione di diventare la paladina degli oppressi al momento. Sono qui, (e per chiarezza non vengo dalla Finlandia, lì fa troppo freddo per i miei gusti), per offrirti un’alleanza. Niente di più. Ti ho informato ed ora, a tua discrezione, puoi accettare o rifiutare. Non credere che io e te siamo gli unici qui fuori che non desiderano uccidere esseri umani giusto per scacciare la noia o anelano la distruzione del mondo. Ce ne sono altri, molti altri. Alcuni che vivono da millenni, indisturbati o quasi, ma soprattutto ignorati dal concilio. Io sto semplicemente cercando di creare una rete di contatti in modo che ci possiamo aiutare a vicenda in caso di bisogno. So che sei forte, ma non credo che tu ti ritenga onnipotente.
-E perché io dovrei credere che tutto questo funziona?
Angel muoveva leggermente indice e medio godendosi la ritrovata mobilità e cercando un po’ di sfogo fisico all’accumulo di idee e pensieri. La sua mente lavorava a tutta forza, ripercorrendo tutto quello che gli era stato detto, cercando sia conferme dalla sua memoria e dalla sua intuizione, sia pecche al quadro che gli era stato dipinto davanti.
-Forse perché mantiene in vita me ed i miei alleati da almeno cinquecento anni.
Eliza sorrise divertita dall’istantaneo sguardo di sorpresa che attraversò gli occhi scuri di Angel, un lampo che sarebbe sfuggito ai più. Gli occhi tornarono in una frazione di secondo quelle pozze scure immobili che erano prima.
-Allora perché non mi hai contattato prima?
-Credi forse che il tuo numero si trovasse su un elenco telefonico? Sei sparito per più di un secolo e prima, lasciatelo dire, non avevi esattamente la reputazione della persona di cui ci si potesse fidare. Sei stato creduto morto dalla tua stessa famiglia ed io non avevo motivo per cercarti e sapere esattamente se tu lo fossi veramente o no. Poi sei “risorto” e mi sono tenuta informata, tutto qui. –Dal comportamento sarebbe sembrata irritata, ma Angel non credeva lo fosse davvero. La donna si muoveva quasi a scatti, mostrava atteggiamenti più aggressivi e sicuri di sé, la voce era un’ottava più alta di prima, ma qualcosa diceva al vampiro che era questa la vera Eliza. Chiunque fosse in realtà. La osservò alzarsi e allontanarsi a passi misurati e rapidi verso la porta. –Quello che avevo da dirti te lo ho detto, sono venuta qui per parlare, nulla di più, perciò ora me ne vado.
Alzò il bavero del cappotto nero e posò un biglietto da visita sul mobile che le era al fianco, poi si girò per parlargli ancora.
-Questo è il mio numero, se vuoi chiamarmi. Altrimenti, addio.
Le linee del volto, la carnagione chiara e gli occhi di una dolce tonalità di verde, le parole che ricalcavano quelle dette molti anni prima permisero finalmente ad Angel di riconoscerla. Una sala da ballo alla metà dell’ottocento, note di Strauss nell’aria, un valzer ballato con grazie ed eleganza, vestiti ricchi e multicolori, gioielli che brillavano come stelle, qualcosa di inafferrabile che lo aveva attratto.
-Arrivederci Alexandra.
Fu tutto quello che le rispose parlando in ucraino mentre lei usciva dalla stanza.
Cornovaglia, Inghilterra.
Jason si trovava nella palestra del concilio, nella parte dedicata alle arti marziali, nel seminterrato del palazzo. Con lui, divisi in diversi gruppi di allenamento, c’erano una ventina di persone che si stava addestrando ai combattimenti corpo a corpo nel silenzio generale, interrotto solo dalla voce dei vari istruttori. Tutti facevano parte delle squadre operative del consiglio, quell’esercito privato che veniva mantenuto ed addestrato a livelli di massima efficienza e che rappresentava una delle voci più costose del bilancio del Concilio degli osservatori.
Tutti questi militari erano pagati profumatamente e forniti delle migliori attrezzature. In genere erano ex combattenti delle forze speciali degli eserciti dei paesi di origine, che per caso erano venuti a conoscenza dell’esistenza dei demoni, o che erano reclutati in base alle elevate capacità dimostrate nel proprio corpo. Per questo nel gruppo si potevano trovare gente delle più svariate nazionalità.
Jason, maestro indiscusso nei combattimenti ravvicinati, esperto in diverse forme di arti marziali, si occupava personalmente della preparazione dei comandanti delle squadre. Quella sera stava lavorando con tre dei migliori.
Improvvisamente uno degli inservienti lo raggiunse, fermandosi rispettosamente a qualche metro, attendendo che potesse interrompere la lezione in corso. Seppure un po’ contrariato dall’interruzione, come si poteva notare dal sopracciglio destro leggermente alzato, Jason si avvicinò rapidamente al messaggero, il quale gli comunicò che era atteso al telefono. Si trattava di un codice con priorità assoluta. Scusandosi con gli altri si allontanò per andare a rispondere.
-Jason.
-Massima urgenza, livello di sicurezza cinque, interno ed esterno. Prepari tre squadre. Le migliori tre squadre che ha. Armamento pesante, si tratta di una missione ad alto rischio. Tra un’ora la voglio sulla pista di decollo. L’attende una missione negli Stati Uniti. Ulteriori informazioni le saranno fornite in seguito, durante il volo o subito dopo.
-Come desidera signore.
Jason appese il ricevitore e si diresse in palestra, dove diede l’ordine ai suoi uomini.
Sunnydale.
Erano immagini confuse. Si sovrapponevano per poi dividersi sfocate, fluttuanti. Ombre nere che si aggiravano davanti ai suoi occhi semi aperti. Sagome umanoidi che non riconosceva, ma che risaltavano sullo sfondo lampanti, come se fossero l’unica cosa importante che lo circondava, eppure gli odori acri che a zaffate gli arrivavano dalla sua destra erano forti, quasi fastidiosi.
La mente ottenebrata di Spike cominciò a farsi domande cercando risposte che non arrivavano, “perché quelle figure risaltano? Perché sento tanto forte il calore proveniente da loro?” Non capiva, ma nel suo stato non se ne fece un problema.
Le sagome si avvicinarono e lo circondarono. A Spike sembrò che dovesse ricordare qualcosa circa uomini, “ma sono uomini?”, che vestiti di nero si avvicinavano a lui. Ma ancora una volta le risposte non arrivarono. C’era qualcosa da sapere…
Ai suoi sensi, che rispondevano in modo strano, “Allucinazioni causate dalla sbronza?”, arrivarono voci. Le parole erano confuse ma gli sembrava inglese anche se non afferrava il senso delle frasi. Parole separate, nomi improbabili. Riconobbe però che uno di loro parlava con accento inglese. La cosa lo tranquillizzò. Il pericolo non gli sembrava provenisse dalla sua madre patria…
“Pericolo? Quale pericolo?”
Lui non era in pericolo… però… non ricordava…
Los Angeles.
La ragazza bionda entrò nell’ufficio e si tolse gli occhiali da sole. Si guardò intorno e poi si diresse verso la segretaria occupata con il telefono. Rimase in pedi davanti all’imponente scrivania aspettando che la cinquantenne dai capelli grigi finisse la conversazione, ci volle qualche minuto. Ansiosa, la ragazza si mise a giocare con la stanghetta degli occhiali mentre studiava minuziosamente l’arredamento della sala, evitando gli occhi dei presenti, come se temesse di essere seguita.
La donna riattaccò la cornetta e squadrò la ventenne che le stava di fronte, era bassa, il volto piacevole e i capelli biondi raccolti. Le parlò con accondiscendenza.
-Desidera?
La ragazza sorpresa dal tono si bloccò e guardò un attimo, di sfuggita, gli occhi dell’altra prima di rispondere.
-Ho un appuntamento con la signorina Gerew.
-Le dispiace darmi il suo nome?
-Sono Elizabeth Summers.
La segretaria controllò su una pagina fitta di scritti e poi annuì soddisfatta.
-La signorina Gerew l’attende. La seconda porta a sinistra.
Buffy annuì ed entrò nell’ufficio ampio e ben arredato dopo aver bussato alla porta di legno massiccio. L’accolse un’attiva donna sulla quarantina, castana, dagli zigomi sfuggenti e gli occhi verdi, impeccabilmente vestita. Una donna in carriera, decisa ed intelligente.
-Signorina Summers, in cosa posso aiutarla?
-So che la sua agenzia investigativa ha anche un affiliato in Inghilterra.
-Si, è vero.
La donna la guardò incuriosita, non sapeva proprio cosa volesse questa cliente e non se lo riusciva ad immaginare.
-Ho bisogno di trovare tutte le informazioni possibili su una persona, una cittadina inglese.
-Sa che ci potrebbero essere dei problemi, no? E sarà costoso… le ricerche possono costare anche mille dollari mensili…
La donna la squadrava scettica, non credeva che una ragazza di quell’età se lo potesse permettere. Buffy lo capì e si affrettò a precisare, ancora un po’ nervosa, non voleva affidarsi ad un’agenzia investigativa, ma del resto, di inglesi, lei conosceva solo il signor Giles ed il consiglio degli osservatori, che era da evitare, meno sapevano di questa storia meglio era.
-Posso pagare non si preoccupi, inoltre quella donna era mia madre e credo di avere diritto di sapere su di lei. Lei è morta molti anni fa ed io sono stata data in adozione, voglio sapere chi era suo marito, se ne avuto uno, chi frequentava, se ci sono parenti in vita…
Per Gerew ora la situazione era molto più chiara. Si permise il lusso di sorridere sinceramente e Buffy non poté fare a meno di notare che se voleva quella donna poteva essere veramente affascinante.
-Forse possiamo riuscirci… mi lasci una delega firmata, la fotocopia dei documenti di adozione e tutto quello che possiede su sua madre. Metterò a lavorare sul caso un investigatore oggi stesso. Per quanto riguarda la parcella…
-Mille dollari mensili e tremila alla consegna delle informazioni, pagabili in due mesi.
La donna sorrise compiaciuta per la prima volta da quando Buffy era entrata nell’ufficio, la sua cliente ci aveva messo poco a capire come funzionava. La cifra che aveva detto era assolutamente soddisfacente tanto che non c’era praticamente più da discutere. Si alzò e porse la mano alla cacciatrice.
-Allora siamo d’accordo, la informerò settimanalmente sui progressi. Lasci un recapito telefonico alla mia segretaria. Avvertirò la signora Wilson di preparare una delega ed un fascicolo a suo nome, si ricordi di faxare al più presto il resto dei documenti.
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