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XI

August 2 2003 at 11:05 PM
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Avvoltoi


Response to Parte 3

 

La ragazza, Kia, stava avendo la peggio. Alla fine sembrava essersene accorta anche lei.
Avrebbe dovuto rendersene conto prima, visto che i suoi avversari erano due, e lei una.

Juli osservava la scena riparata da un sottile schermo di vegetazione. Non le serviva per nascondersi. Sapevano benissimo tutti che era lì, e da quanto. Però la faceva sentire meglio non essere del tutto esposta.

Conosceva bene Kia. Poteva quasi definirsi una sua amica.
Come lei, e tanti altri, non aveva nessuno. Ma non veniva da fuori. Si era trovata sola per il semplice fatto che il suo sire, suo unico parente, era stato ucciso da qualcosa.
Finora, in qualche modo, era riuscita a cavarsela abbastanza bene. Però stanotte si era messa nei guai.
I due uomini che si stavano accanendo su di lei se l’erano trovata fra i piedi mentre erano a caccia. Giustamente, non avevano voglia di un terzo incomodo che potesse catturare o spaventare le loro prede, e avevano deciso di insegnarle a stare alla larga.
Juliana non si sentiva di dar loro torto. Anche a lei sarebbero saltati i nervi.
Comunque, non le importava nulla di chi avesse ragione.
Per lei era solo il tassello definitivo che completava qualcosa cui pensava da giorni.

Probabilmente non sarebbero arrivati al punto di ucciderla, e neanche farle seriamente del male se non si fosse rivoltata, ma Kia aveva cercato di opporsi, e non aveva capito bene quando era il momento di smettere.
Adesso stava scontando il suo errore di valutazione.

Juli conosceva bene anche i due aggressori. Erano poco più vecchi di Kia e più giovani di lei, ma loro avevano la fortuna di avere una famiglia.
La stessa famiglia, lo stesso sire, e, stranamente, pochissimi anni di differenza.
Era difficile che qualcuno volesse avere a che fare con due giovani così simili d’età. Di solito voleva dire moltiplicare i problemi a dismisura, e ritrovarsi a gestire rivalità e antagonismi incontrollabili. Però questi due andavano d’accordo.

Peter si tirò fuori della disputa, appena vide che la ragazza aveva quasi smesso di attaccare per limitarsi solo ad una stentata difesa, ma suo fratello non sembrò proprio intenzionato a lasciar perdere.

Fino a poco tempo prima, quella era una situazione in cui anche Juliana si era trovata spesso. Negli ultimi tempi, però, le cose erano migliorate.
Era diventata meno soggetta alla violenza da parte degli altri.
All’inizio nessuno, neanche lei, aveva dato peso alla sua storia con Angel. Non era né la prima né l’ultima, per nessuno dei due.
Però stavano insieme da parecchio. Troppo, per gente dove le ordinarie relazioni sessuali si consumavano nell’arco di pochi giorni, più spesso di ore, oppure indicavano qualcosa di ben diversa valenza.
Come si era fatta domande lei, se le erano fatte gli altri.
Da quel momento, l’atteggiamento nei suoi confronti era progressivamente slittato verso una maggior indifferenza.
Non considerazione. Non rispetto.
Solo indifferenza.
La lasciavano in pace, per quanto possibile.
Come adesso. L’avevano vista, senza prenderla in considerazione.

Juli non chiedeva altro.
Lei cercava di non farsi mai immischiare nelle risse.
Aveva sempre fatto di tutto per essere ignorata, e se prima le era stato difficile, ora la maggior parte degli altri aveva deciso di accontentarla.
Non costava nulla ignorarla, e così erano felici tutti.
Almeno fino a qualche notte prima.

Continuò ad osservare la lotta.
I due giovani erano a terra, avviluppati in un groviglio dove ognuno teneva fermo l’altro.
Gabriel afferrò le mani di Kia, e gliele stritolò, schiacciando insieme le dita.
Il grido femminile divenne una cosa quasi ultrasonica che era solo espressione di pura agonia.
Di riflesso, Juli si sentì rivoltare lo stomaco.
Gabriel non stava usando denti o artigli sulla sua avversaria. Voleva farle male senza ferirla sul serio, e ci stava riuscendo benissimo. In quel momento alla ragazza doveva sembrare di avere dei torrenti di fuoco liquido che le scorrevano lungo i nervi.
Era sorprendente quanta sofferenza potesse procurare una cosa che in fin dei conti non provocava un vero danno.
La ragazza si inarcò, interrompendo quel suono lacerante.

Peter sembrava essersi stufato di tutta la faccenda. Si era allontanato, e vagava pigramente seguendo una specie di ampio perimetro irregolare intorno ai due.

Appena fu alla minima distanza da lei, Juliana gli si lanciò addosso a piena velocità, coprendo le poche decine di metri che li separavano in poco più di un secondo. Lo colpì con una spallata. La forza sviluppata nell’impatto ruppe la scapola sinistra dell’uomo, sbalzandolo lontano.
Juli non lo fece rialzare.
Sentì dietro di lei i ruggiti furiosi degli altri due, ma lasciò che scivolassero sulla superficie dei suoi intenti, senza modificarli.
Aveva in mente una cosa sola. Immobilizzare l’avversario nel più breve tempo possibile, perché in ogni momento avrebbe potuto trovarsi addosso suo fratello, evitando di cadere nell’errore che facevano molti giovani ai loro primi scontri, una cosa che sapevano bene, ma che nella foga delle battaglia trascuravano spesso.
Cercare di rompere il collo di un vampiro torcendolo come avrebbero fatto di solito con un essere umano era azzardato. La spina dorsale era troppo flessibile su ogni piano.
A meno che il soggetto non fosse immobilizzato, il risultato più probabile era che avrebbe assecondato la torsione senza un danno risolutivo, e comunque era un sistema con troppe incognite.

Gabriel aveva avvertito inconsciamente di quello che stava succedendo ma, troppo coinvolto dalla sua lite, non aveva lasciato che la cosa assumesse un immediato significato concreto, restando solo come un fastidioso disturbo periferico che aveva ridotto la sua concentrazione. Kia ne aveva subito approfittato per contrattaccare.
Quando il ragazzo riuscì finalmente a districarsi, era tutto finito.

Peter non si aspettava di essere assalito alle spalle, non da qualcuno che non si era neanche preso la briga di celare la sua presenza, e l’attacco a sorpresa lo aveva gettato nel panico, impedendogli di difendersi propriamente. Era riuscito a sedersi, e cercò di colpire Juli, senza successo. Lei lo afferrò con tutte e due le mani, agganciandolo con gli artigli uncinati appena sotto la mandibola e rovesciandolo in avanti.
Il giovane si ritrovò a terra, del tutto frastornato, con la gola dilaniata e la ragazza addosso, e invece di cercare di ostacolarla nella sua manovra, le lasciò il tempo necessario a spezzargli il collo usando i denti come cuneo.

Juli si alzò subito, e si voltò verso Gabriel e Kia, immobili a qualche metro da lei.

Aveva scioccato tutti.

Gabriel fissava il fratello caduto, e le due donne.
Era furibondo. Se avesse deciso di attaccare, stavolta sarebbe stato per uccidere.
Avrebbe attaccato subito ma…
… c’era Kia.

Adesso dipendeva da lei.
Si era del tutto ripresa, come se non le fosse successo nulla.
Facile capire cosa stava pensando. Non poteva credere che l’avesse aiutata, immischiandosi in qualcosa che non la riguardava…
Questo era il momento peggiore. Juli non sapeva cosa avrebbe fatto.
Andavano d’accordo, ma Kia era anche una ragazza pratica.
Ora che l’attenzione era stata distolta da lei per riversarsi su Juli, avrebbe potuto semplicemente approfittare dell’occasione per togliersi di torno.
Viveva sempre in pericolo, questa situazione non peggiorava di molto le sue condizioni, ma sarebbe stata capace di capirlo? Oppure si sarebbe lasciata travolgere dall’immediato istinto di sopravvivenza?
Chi poteva dire cosa considerava conveniente?

Kia la guardava, e guardava Gabriel…

Juli sapeva di avere vinto il confronto in gran parte grazie alla sorpresa. Gabriel era preparato, e ora lei non poteva usare questo vantaggio. Il risultato era una vera incognita.

… ma guardava Gabriel con più attenzione, e in fondo non era scappata subito appena avuta l’occasione…

Non poteva chiedere, o pregarla…

“Ora è lui che deve avere paura, non lo vedi?” sibilò Juli.

Kia sembrava confusa.
Per la prima volta, si trovava in una situazione simile. A fare lei la differenza. L’ago della bilancia.

(Non lasciarmi sola adesso…)

Kia si mise di mezzo fra i due, scoprendo i denti verso Gabriel.

La situazione si era ribaltata. Due contro uno, ancora. Però ora quello solo era lui.

Lo sapeva benissimo, ed era davvero spaventato.
Furibondo, e disorientato, anche… ma spaventato, soprattutto…
Era iniziata come una stupida zuffa. Ora Peter era quasi morto e niente garantiva che le due ragazze non lo avrebbero ucciso comunque, e non facessero fare anche a lui la stessa fine, se si fosse opposto.

In quei secondi, il giovane valutò le sue possibilità di vittoria. Contro Juli, contro Juli e Kia, contro tutto ciò che il rumore della lotta o l’odore di sangue poteva condurre fin lì… e decise.
I cromatofori delle iridi lasciarono diffondere loro contenuto di pigmento, e gli occhi tornarono al consueto e rassicurante colore scuro.

Juli non si rilassò. Anzi, se possibile divenne ancora più tesa.
Razionalmente, aveva saputo quello che si preparava a fare, lo sapeva ora che lo aveva fatto… adesso che la tensione della lotta stava sparendo, svelando quello che stava sotto, non riusciva a definire come si sentiva.

Un po’ euforica, un po’ esaltata…

Si chinò sul suo avversario.
In pochi secondi era riuscita a ridurlo ad un corpo inerte…

Un po’ nauseata, suo malgrado, a quell’idea…
Spaventata e infastidita all’esaltazione che provava, non perché la provava, ma perché non poteva fare a meno di provarla.

Kia la guardò come se si aspettasse che uccidesse la sua vittima. ‘Voleva’ che lo uccidesse.

Sarebbe stato facile…
Era già quasi morto.
Non era mai stata così vicina ad uccidere un suo simile…
Prima o poi sarebbe successo… Prima o poi sarebbe andata anche oltre…
Lo aveva saputo, e dal momento in cui aveva deciso di restare qui, quel giorno era diventato sempre più vicino.
Perché non adesso?
Sarebbe stato facilissimo…

Facile quasi quanto indulgere a quel pensiero…

Ma quello che aveva voluto era solo provare qualcosa a Kia e a se stessa, e l’aveva ottenuto.
Non aveva nulla di personale contro Peter. Era stato lui solo per caso.
Poi non voleva trovarsi a fronteggiare anche i suoi congiunti. Cercava alleati, non nemici.
Diversamente da lei e da Kia, questi due ragazzi avevano una famiglia che non si sarebbe lasciata fermare solo perché lei aveva un legame ancora non ben chiaro con Angel. La sua ‘immunità’ funzionava solo finché evitava intenzionalmente i guai.
Certo non sarebbe servita a niente se avesse ucciso Peter senza nessuna ragione.
Non poteva pretendere che Angel la proteggesse in una situazione simile. Non lo avrebbe fatto. Non avrebbe squilibrato ulteriormente la sua già precaria posizione per difenderla.
Non escludeva che l’avrebbe eliminata lui stesso, se avesse pensato che si fosse montata la testa al punto di credere di potersi permettersi un comportamento così pericoloso e irrazionale.
Si rese conto che lei lo avrebbe fatto, sia per eliminare l’elemento di disturbo, che per dimostrare di non tollerare simili azioni.

E poi doveva essere capace di portare avanti le sue azioni e le loro conseguenze, soprattutto ora.
Aveva bisogno di sostegno.
Non aveva parenti, non aveva il tempo né il desiderio di procurarseli cercando, trasformando e educando qualcuno…
Ma erano in tanti, come Kia, a non avere nessuno, che era quasi come se non esistessero, ma che esistevano.

Capiva la rabbia dell’altra ragazza, ma non aveva intenzione di accontentarla.

(Per stavolta sei fortunato. Pensaci, in questi mesi mentre rigeneri spina dorsale e fluido cerebrale) pensò, dando una pacca amichevole sulla testa di Peter e rialzandosi.

“Dai, portalo via.” disse a Gabriel.

Il ragazzo si limitò a guardarla con diffidenza.
Era chiaro che non voleva abbandonare il fratello, ma aveva paura a muoversi.

Juli provò un certo disagio al pensiero che avrebbe potuto avere abbastanza paura da decidere di fuggire.
Le stava anche bene, però…
Se non lo avesse aiutato, Peter sarebbe andato incontro ad una fine orribile.

Adesso si sentiva un po’ dispiaciuta per lui, e imbarazzata da quella che le sembrava solo una contraddizione.

Era soddisfatta del risultato ottenuto, e non rimpiangeva quello che aveva fatto per ottenerlo… ma ora il risultato era tornato ad essere qualcosa a più dimensioni, qualcosa con un’identità… era tornato Peter, ai suoi occhi.

“Senti, fa quello che vuoi, ma sbrigati, prima che arrivi qualcosa.” disse ancora, senza scostarsi di un passo.
Non intendeva rassicurare Gabriel sulle sue intenzioni, o agevolarlo, e perdere il vantaggio accumulato mostrando una simile inopportuna debolezza.
Gli aveva permesso di aiutare il fratello, e questo doveva bastare a tutti, lei compresa.

… un pensiero sgradevole e ridicolo. Essere uccisi mentre erano troppo occupati a guardarsi in faccia, e nessuno che voleva essere quello a muoversi per primo…

Finalmente Gabriel sembrò convincersi che se avesse voluto attaccarlo lo avrebbe già fatto, e si avvicinò per soccorrere il compagno e riportarlo a casa.

Quando i due ragazzi furono lontani, Juli sentì qualcosa sfiorarle una mano.
Era Kia, e le stava sorridendo. Doveva avere capito benissimo cosa aveva fatto, e quali potevano essere le conseguenze.

Juli aveva trovato la sua prima alleata.

Il ragazzo aveva reagito come lei aveva previsto, come aveva voluto
Anche Kia reagiva come aveva previsto.

Per un attimo, Juliana si sentì come se fosse il fulcro di un sistema, e tutto il resto solo satelliti che le orbitavano intorno. E anche se questo era stato un sistema semplice, con solo tre elementi oltre lei, non aveva importanza.
Questa era la vera vittoria, più che quella del confronto fisico.

Una volta si era accontentata di vivere senza farsi notare troppo.
Non le interessava farsi notare, perché tanto non aveva mai pensato di restare abbastanza per avere bisogno di guadagnarsi una posizione.
La maggior parte degli altri sapeva a malapena che lei esisteva, e le stava benissimo così.
Non dava fastidio a nessuno, e questo era solo un luogo di passaggio, da dove andarsene in qualsiasi momento. Fino a quando…

Era successo qualcosa, poche notti prima.
Qualcosa fra lei e Angel, solo fra loro, le cui conseguenze si allargavano per coinvolgere tutti.

Lui le aveva chiesto di andarsene.

Angel non chiedeva mai a nessuno, neanche a Spike o a Drusilla.
Se non la voleva più, avrebbe potuto semplicemente dirglielo, o cacciarla, o ucciderla. Tutto dipendeva da quale grado di ‘non volerla’ avesse raggiunto.
Non aveva bisogno di chiedere.
Farlo, era stata la conferma che le cose erano cambiate fra loro, che era cambiata la prospettiva da cui la guardava.

Ma così, cambiava anche la prospettiva da cui lei osservava.

Adesso sopravvivere non le bastava più.
Non le bastava più neanche essere lasciata in pace.

Se non era più solo un luogo di passaggio, allora era la sua casa. E nella sua casa, nel suo territorio, solo uno poteva essere al suo livello.
Tutti gli altri dovevano essere al disotto di lei. Era il solo modo per accettare la loro presenza.



    
This message has been edited by solichan on Aug 21, 2003 6:09 PM


 
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