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XIII

August 2 2003 at 11:13 PM
  (Login solichan)
Avvoltoi


Response to Parte 4

 

Il temporale stava arrivando. In anticipo. L’estate era ancora lontana.
Masse di aria calda e leggera si innalzavano fino al gelo della stratosfera, addensate in torreggianti cumulonembi che trasformavano il pomeriggio in notte.


… Le cose erano cambiate durante i giorni in cui era stato fuori gioco.
Come accadeva sempre in quei casi, aveva passato la convalescenza immerso in una specie di dormiveglia, in cui non aveva avuto una chiara consapevolezza del mondo. Poteva ricordare la presenza costante di Drusilla, e qualche volta, inaspettatamente, di Angel, ma poco altro.
Era stato come un sogno, ovattato e indistinto, ma era tornato, e le notizie riferitegli da Dru disegnavano una situazione allarmante.
Gli aveva detto che c’era paura, nella casa, e i principali oppositori di Angel cercavano di non farsi notare. Almeno quei pochi rimasti, visto che la maggior parte se ne era addirittura andata, o stava per andarsene.
Non che Spike si sentisse in grado di dar loro torto, dopo avere saputo della faccenda di Stephan…

… Drusilla teneva gli occhi chiusi. Non ne aveva bisogno. La vista fisica a lei non serviva.
Vedeva Spike, con più chiarezza di quanto non avrebbe potuto farlo sotto la Luna piena. Vedeva gli altri che lo circondavano.
Una volta erano solo ombre generate dalle persone, fantasmi che offuscavano la realtà senza mai cancellarla del tutto, ma erano diventati più consistenti. Forse prima o poi sarebbero diventati tanto consistenti da poterli toccare.
Poi c’erano le altre cose. Le cose che avevano cominciato ad apparire e l’attiravano con la loro definizione.
Qualche volta si era chiesta se non fossero loro, ad esistere, e quello che credeva il mondo nient’altro che un miraggio…

… Era davanti alla camera dove viveva Juli. La porta era aperta, quasi un invito ad entrare. All’interno, la ragazza era in compagnia di altre due giovani. Parlavano e ridevano. Una delle due donne la stava pettinando.
Era utile averla dalla propria parte, doveva tenerlo presente, soprattutto in un momento simile. Ora che Spike si era ripreso.
Finora non si era ancora fatto vedere in giro, ma in pochissimi giorni avrebbe ritrovato tutte le sue forze. La tregua stava per finire.
Lei voltò la testa nella sua direzione, solo per un attimo.
La sua compagna le divideva i capelli in ciocche. Piccole ciocche sottili, che arrotolava intorno a un dito, lisciava e intrecciava.
La rivoleva. Questo non lo aveva proprio previsto…

… Riportò l’attenzione alle sue amiche, e alle loro chiacchiere.
Non aveva fatto nessun tentativo per riavvicinarlo. Non poteva, a meno di non essere disposta a rischiare la vita. Angel avrebbe potuto considerarla una provocazione, e ora capiva bene che in qualsiasi momento poteva decidere di non sopportare provocazioni, e che non avrebbe esitato un attimo a farle davvero del male. Lui era il solo a potersi muovere, se voleva.
Ma, dopo l’uccisione di Stephen, Angel si era premurato di rendere difficile la vita degli altri anziani del gruppo, e questo aveva tenuta occupata tutta la sua attenzione. E anche lei e i suoi avevano avuto da fare.
La cosa migliore da fare sarebbe stato seguire il consiglio che le aveva dato, e andarsene.
Poteva tornare a casa. La sua famiglia l’avrebbe riaccolta, anche se era andata via contro il loro volere. Le avevano detto che era troppo presto per vivere sola, ma non avevano potuto certo obbligarla a restare.
Lasciare questo strano paese, dove sembrava esserci posto solo per la più inaudita violenza…
Casa sua era diversa. Si discuteva, prima di uccidere.
A pensarci bene, forse era il motivo per cui se ne era andata, e adesso era questa casa sua, e non aveva intenzione di rinunciarci…


Tuoni sommessi facevano vibrare l’aria, susseguendosi senza un attimo di pausa. Le foglie nel giardino si sollevarono in mulinelli e vortici.


… Quel bestione credeva di conoscerlo solo perché lo aveva visto secoli prima, quando Angel era un ragazzino dalla vita apparentemente già preordinata, all’ombra di Darla e del Maestro, quel loro antenato che Spike non aveva mai visto.
Quando lo aveva visto arrivare, con la sua arroganza e la sua testa vuota, abbastanza sveglio da non trovarsi a tiro della cacciatrice, ma non tanto da evitare di punzecchiare Angel, come se avesse ancora a che fare con quel ragazzino, aveva quasi pensato di dirgli a cosa stava andando incontro.
Lo aveva visto accadere decine di volte, e ogni volta era una sorpresa. Quasi tutti venivano ingannati dal modo di combattere di Angel. Era alto e robusto, e ci si aspettava che sfruttasse una forza superiore al normale. Quando scoprivano che non era così, tendevano a sottovalutarlo, e di solito era l’ultimo errore che facevano.
Comunque lo sottovalutavano sempre.
Quando guardavano Angel, vedevano solo un mezzo invalido, un essere mutilato, incompleto, incapace di vivere veramente, che per un secolo si era nascosto da tutti
Dimenticavano che a quel secolo era sopravvissuto. E nessuno si chiedeva come. Non se lo era mai chiesto neppure lui.
Dubitava che, dopo la scenetta a cui aveva costretto tutti ad assistere, ci fosse ancora qualcuno con molta voglia di sfidarlo.
Era stato così tipico, quel modo di comportarsi. Così apparentemente passivo e tollerante.
Fino a quando non decideva di muoversi.
Era come se prima di fare qualsiasi cosa, scomponesse le possibilità per ottenere le loro costituenti elementari. E poi dividesse ancora, e ancora… Come se potesse arrivare alla struttura atomica degli eventi… e solo a quel punto decidesse cosa fare.
Per questa faceva tanta paura. Non era più forte di altri. In realtà non era nemmeno più feroce. Quello che faceva poteva farlo chiunque, ma non in quel modo.
Quasi nessuno aveva la pazienza e capacità di controllo di Angel.
L’autocontrollo… La dote più ammirata, e al tempo stesso la più disprezzata. Poteva, fin troppo facilmente, essere scambiata per debolezza, o indecisione. O così si voleva credere, perché c’era un punto dove l’autocontrollo cedeva, e cedere era sempre e comunque una vergogna. Allora meglio dire che fosse debolezza.
Ma dove era il punto di cedimento di Angel, non lo sapeva.
Capiva anche il perché aveva lasciato decidere all’avversario come e quando colpire. Gli aveva lasciato condurre il gioco, eppure aveva fatto quella fine. Ora tutti si chiedevano cosa sarebbe successo se fosse stato invece Angel ad attaccare…

… Una volta aveva pregato, perché le ombre se ne andassero e la lasciassero in pace. Poi aveva capito l’inutilità delle preghiere, aveva smesso, e aveva cercato di chiudere gli occhi e la mente…


La differenza di potenziale trasformava cielo e terra nei due poli di un elettrodo, in attesa che scoccasse la scintilla per originare i lampi.


… Di nuovo davanti alla stanza di lei. Questa volta era sola, le altre se erano andate.
Aveva scostato le tende, per godersi lo spettacolo del temporale in arrivo.
“Vieni pure, se vuoi.”
Lui entrò, guardandosi intorno. Non si era mai preso il disturbo di venire qui.
Una stanza anonima, con pochi oggetti personali. Logico, d’altra parte. Lei aveva condotto una vita nomade fino a qualche mese prima. Non viaggiava certo trasportando troppi bagagli, e non aveva avuto molto tempo da dedicare all’arredamento.
La sola cosa che dava un minimo di calore alla stanza era la quantità di piante appoggiate alle finestre, situate tra i vetri e le immancabili tende nere, in modo che potessero ricevere la luce del Sole senza danno per la padrona…

… Doveva ammettere che questa volta gli aveva fatto un favore. Se Stephan avesse vinto, i prossimi a morire sarebbero stati lui e Dru. Stephan non gli avrebbe mai permesso di vivere. Si sarebbe dovuto accertare che nessuno decidesse di vendicarsi, e il solo modo sicuro era distruggere tutta la famiglia. Inoltre non avrebbe certo affrontato Angel solo per poi trovarsi davanti un rivale pericoloso come lui. Non riusciva a capire perché Angel non facesse la stessa cosa…

…Si sedette sul letto accanto a Spike, sdraiato con gli occhi fissi su di lei.
La sua nuova famiglia le aveva detto che non doveva combattere contro il suo dono. Che era giusto vedere, che vedendo poteva essere utile, poteva aiutare tutti loro a sopravvivere in un mondo dove la sola cosa facile era la morte.
Aveva obbedito.
Le avevano insegnato ad obbedire da quando aveva memoria, e aveva memoria anche di giorni passati nell’utero di sua madre (anche se questo non lo aveva mai detto a nessuno). Obbedire a un dio, a un padre o a un uomo. Che solo obbedendo e mortificandosi poteva fare ammenda del delitto di essere nata vedendo dove gli altri erano ciechi.
Per la prima volta si sentiva desiderata, e voluta.
I suoi altri genitori, quelli che erano morti soffocati dal proprio sangue, dicevano che era cattiva, e sbagliata. Questa nuova famiglia diceva invece che era buona. Gli altri dicevano che era un mostro, questi che era bellissima. Era quello che aveva sempre voluto, essere buona, essere desiderata. Anche se non desideravano lei, ma solo quello che poteva vedere, anche se le loro menti erano piene solo di se stessi.
Anche William…
Non era a lei che pensava, neppure ora. Né lui, né le ombre che lo circondavano, che si sfumavano e si concretizzavano in un variare continuo e inarrestabile, immagini di possibili altri che non erano mai stati, o avrebbero potuto essere. Ossessionati, tutti. Ma nessuno di loro ossessionato da lei…

… Il suo corpo rispose subito alle carezze di Drusilla. Sapeva come toccarla, dove toccarla. L’esperienza di una lunga familiarità trasformava i suoi gesti in automatismi.
Sapeva bene quanto precaria fosse la sua posizione. Si sentiva come se fosse vivo solo per un capriccio, una situazione che poteva cambiare in ogni istante.
Angel non cercava mai il dominio. Se possibile evitava di avere a che fare con altra gente, ma se ne era costretto, c’era una sola posizione che potesse rivestire. Essere il primo.
E lui non era diverso
Non dividevano mai il potere. Uno dei due doveva cedere.
Che cedesse Angel era escluso. Si sarebbe fatto uccidere, ma non si sarebbe mai piegato alla volontà altrui. Lo aveva fatto solo con Darla, ma Spike ricordava che di giorno in giorno la sua tolleranza verso l’autorità della donna diminuiva, Darla perdeva terreno e la loro relazione diventava più conflittuale. Eppure aveva amato Darla.
Che cedesse lui… non era sicuro di saperlo più fare…

… Movimenti perfetti. Una perfetta intesa che non cancellava la solitudine. Quello che lui le offriva era peggio del vuoto. Non era per questo che lo aveva cercato e portato alla sua vera vita.
Era così invitante, quello che vedeva. Ogni tanto voleva perdersi seguendo le immagini, e si dimenticava di questo mondo. Era facile. Difficile era trovare la volontà di tornare…


Una serie di fulmini illuminò la casa. L’odore dell’elettricità riempiva l’aria, più inebriante del profumo dei fiori.


… Guardò un po’ perplesso la complicata pettinatura che si era fatta, con i capelli tutti raccolti in treccioline. L’operazione doveva avere richiesto una notevole dose di pazienza sia da parte della pettinatrice che di Juli, e doveva essere stata dolorosa.
“Ti piace?” chiese lei.
“Non troppo.”
“A me si.”
Strana affermazione.
“Come fai a dirlo?”
“Immagino.”
Angel sembrò accantonare la cosa. Era in piedi, dietro di lei. Le mani appoggiate alle sue spalle risalirono lungo il collo.
“Mi sei mancata.”
La ragazza non fece nemmeno finta di negare l’affermazione. Né lei né Angel erano rimasti soli, in quei giorni, però gli altri compagni che aveva avuto erano poco importanti, e li aveva già dimenticati, e non aveva visto nessuno vicino a lui per più di un giorno o due.
“Sono sempre stata qui a tua disposizione.” mormorò.
“Infatti ora sono qui.”
“Ora che Spike è di nuovo in piedi.”
Angel annuì. Con Juli poteva rilassarsi completamente. Lei preferiva sempre la realtà alle illusioni, anche quando la realtà non era quella che voleva. Non cercava di trovare qualcosa che non esisteva…

… Juli sorrise. Non sapeva se l’amasse o meno, ma la cosa non la disturbava. Finché stava con lei, i sentimenti che lui poteva o non poteva provare non le interessavano.
La voleva per convenienza, e andava bene. Andava anche meglio che entrambi ne fossero consapevoli. L’amore era una cosa troppo caotica e casuale per essere desiderabile. Almeno uno di loro ne era libero. In questo modo, bastava far si che a lui fosse sempre conveniente averla con se…


Alla fine il temporale si era scatenato con una violenza impressionante.
Da qualche anno le manifestazioni meteorologiche sembravano avere scordato la moderazione.
Il caldo stremava, le piogge erano diluvi. L’energia termica alimentava i venti, e l’evaporazione, e l’umidità nell’aria impediva la perdita di radiazione solare nello spazio, aumentando il calore, in un circuito ininterrotto.
Era vero che il clima cambiava.


… Si staccò dall’amplesso che lo aveva lasciato appagato nel corpo, ma non gli aveva pacificato la mente.
Stephan aveva fatto quello che avrebbe dovuto fare lui, cercando alleanze quando ancora gli altri erano disposti a scontrarsi con Angel. Ora era tardi. Aveva sprecato una buona occasione, e non era affatto sicuro che si sarebbe ripresentata, a meno che lui stesso non si fosse dato da fare…

…Qualche volta si era anche chiesta perché tornare.
Temeva che presto sarebbe venuto il giorno in cui non ne avrebbe più trovato motivo, e se ne sarebbe andata, correndo dietro al Bianconiglio…

… Le passò le dita nei capelli, seguendo una delle treccioline. Ne prese l’estremità e cominciò a scioglierla delicatamente. La ciocca ricadde libera, liscia e lucida, quasi del colore del platino. Lui passò ad un altra, con più forza. Continuò lentamente, indugiando sulle trecce che legavano i capelli della nuca e dietro le orecchie, ora tirando e strattonando, pettinando i grovigli con le dita…

… Si era svegliata appena l’aveva toccata, ma era rimasta immobile, senza neanche sollevare le palpebre. Le stava facendo male, e gli occhi le si riempirono involontariamente di lacrime, ma non voleva reagire.
Ora aveva quello che voleva, e pensava che, tutto sommato, questo non era un gran prezzo da pagare.


 
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