Era arrivato in città da diversi giorni, attratto dalla facilità con cui si poteva trovare cibo, e dalla libertà di azione che qui era concessa, anche se c’era un prezzo da pagare in termini di sicurezza.
Strane cose si muovevano per le strade e fra i boschi. Un luogo pericoloso, più di qualsiasi altro, ma era sempre stato capace di evitare i problemi. Non aveva motivo di credere che qui sarebbe stato diverso.
Qualcosa lo colpì ad un fianco, con la violenza di un maglio.
Cadde nel pantano fangoso causato da giorni di pioggia ininterrotta, confuso e sorpreso dall’imprevedibilità dell’attacco. Nulla lo aveva avvertito dell’arrivo di una presenza estranea.
Riuscì a malapena a vedere il suo aggressore. Una ragazza bionda, senza espressione sul volto, ma con gli occhi che brillavano d’eccitazione, che lo assalì senza neanche dargli il tempo di trasformarsi.
* * * * * * *
Trovò Angel nella sala adibita a biblioteca, intento a cercare fra i libri. Lo vide alzare la testa, e voltarsi verso di lui.
Spike aveva voglia di girarsi e andarsene. Era riuscito ad evitarlo da quando si era rimesso in piedi, ma vivevano nella stessa casa, e la situazione non poteva andare avanti a lungo. Tanto valeva affrontarlo subito.
“Ti senti meglio?” chiese Angel.
Spike annuì, fermandosi ad una certa distanza.
“Mi meraviglio di stare tanto bene. Immagino che dovrei ringraziarti.”
“Ringrazia Drusilla. Io non ho fatto niente.”
“Dovrei ringraziarti per non avere fatto niente.”
Angel si strinse nelle spalle, sfogliando il libro che teneva in mano, ma senza in realtà perdere di vista l’altro uomo.
“Perché… non hai fatto niente?” continuò Spike.
“Ti stai lamentando di essere vivo? Finora ho sopravvalutato la tua intelligenza, ragazzo mio.”
“Sono felicissimo di essere vivo… però ti conosco. La cosa che devo temere meno è proprio che tu tenti di uccidermi.”
“Scusami. Prometto che non lo farò più. Vai a farti ferire un’altra volta, così posso darti il colpo di grazia, e farti contento.”
“Era la tua buona occasione.”
“Io non ho bisogno di occasioni, per ucciderti.”
Spike sbuffò disgustato.
“Allora perché non lo hai mai fatto?”
“Perché non ho mai voluto?” rispose l’altro con un sorriso disarmante.
Spike si passò le mani sul volto. Si stava infuriando. Per quanto facesse, non sarebbe riuscito ad ottenere una risposta esplicita.
Capire il perché delle azioni di Angel stava diventando un’ossessione. Poteva ripetersi fino alla nausea che un simile atteggiamento non gli sarebbe stato di nessuna utilità, ma non era mai stato capace di accantonare i propri pensieri, una volta che gli erano venuti alla mente. L’ossessione era un lato del suo carattere che non riusciva a tenere sotto controllo.
“Cazzo, ma non sei capace di rispondere chiaramente?” gridò.
“Non urlare!”
Spike si ritrasse, zittendosi subito.
Angel continuava a fissarlo. Nonostante il giovane passasse il tempo intrigando contro di lui, e avesse anche tentato di ucciderlo, automaticamente obbediva ancora ad un ordine diretto e dato con il giusto tono. Il condizionamento subito nei primi anni teneva ancora, almeno in parte.
Non era facile, spezzarlo. Fin troppo spesso i giovani sviluppavano per il proprio sire un odio e una rabbia persino superiore a quella che erano capaci di provare per le altre creature. Si investiva molto tempo e fatica a suscitare la giusta dose di terrore nei propri discendenti, proprio per evitare di essere uccisi da loro, e Angel non era mai stato più tenero del normale.
Spike era stato quasi sul punto di scusarsi, poi la rabbia era tornata, accresciuta dal fatto che era bastata una sola parola a piegarlo. Come un bambino.
Colpì con una manata il tavolo, contraendo le dita. Il legno si scheggiò sotto la pressione degli artigli.
Non era un bambino.
Aveva vissuto solo a lungo. Solo a decidere, solo a pensare, da solo era riuscito a far sopravvivere la sua compagna.
(Ed è stato difficile… Solo io so quanto è stato difficile)
Non aveva bisogno di nessuno, nessuna necessità di sottomettersi ad un individuo che nel migliore dei casi poteva solo definirsi… noncurante.
Sentì la prudenza svanire. Si mosse verso il rivale, la fonte della sua collera.
Troppo vicino.
Angel strinse gli occhi. Un’onda sembrò percorrere le iridi, dal contorno esterno verso l’interno, lasciando dietro di se l’oro, trascinando via il nero, concentrandolo tutto nelle pupille contratte come punti.
Aveva la libreria alle spalle, e nessuna via d’uscita. In una simile situazione, il solo meccanismo di difesa era l’aggressione, e il suo livello di tolleranza alle minacce si era abbassato fino ad annullarsi. Avrebbe reagito al minimo accenno di pericolo.
Alzò una mano, non ancora del tutto trasformato, ma quasi.
Spike stava registrando ogni sua azione, e accantonava tutto. Sarebbe stato attaccato, ma non gli importava. In quel momento solo la rabbia aveva importanza.
“Eccovi qui.” disse Drusilla.
La ragazza li aveva raggiunti, camminando con il suo passo danzante.
“I miei amori… Vi nascondete.”
Si mise tra loro, frantumando la tensione prima che raggiungesse il punto oltre il quale non ci sarebbe stata più la possibilità di non combattere.
“Stavate litigando? Non ora. Non ancora.”
In quel momento, Spike prese coscienza di quanto fosse stato vicino al disastro, e peggio, di quanto non gli fosse importato. L’impulsività era il suo vero nemico…
Non importava quanto fosse forte, o abile. Angel gli avrebbe rivoltato contro qualsiasi atto avventato.
Non poteva più agire senza valutare le conseguenze.
Peccato solo che era molto più facile decidere di essere prudente, piuttosto che diventarlo realmente.
Dru si avvicinò ad Angel, gli accarezzò il volto e i capelli. La lasciò fare. Non c’erano problemi con lei.
Sorrise, e le prese una mano.
Adesso Spike aveva un'altra buona ragione per ringraziare la compagna. Ma non credeva che lo avrebbe fatto. Spike prendeva per scontato il suo affetto. Prendeva per scontate troppe cose.
Come credere che lui avesse sempre un buon motivo per quello che faceva, ad esempio.
Per usanza, consuetudini, interesse, poteva fare a Spike quello che voleva, con il solo limite che Spike stesso (o Dru, se solo fosse stata capace di fare altro che mugolare e piangere) era in grado di imporre.
Doveva avvertirlo, forse, di stare attento. Ma a pensarci bene, non era quello che voleva?
Non aveva bisogno di occasioni, per ucciderlo. Forse stava cercando un motivo.
Drusilla gli passò una mano dietro il collo, abbassandogli la testa.
“Lei sta arrivando, e ti vuole, mio angelo.” gli disse all’orecchio.
Sembrava eccitata, e impaziente. Li prese entrambi per mano, e li trascinò fuori dalla biblioteca.
“Andiamo. Non dobbiamo farla aspettare.”
Spike seguì la donna. Solo ora si rese conto che Angel continuava a studiarlo, senza perdersi un solo movimento. Non solo i suoi occhi, ma tutti i sensi erano puntati su di lui.
Aveva continuato a osservarlo con attenzione dall’istante in cui era entrato nella sala.
(Da prima… molto prima… Da…)
Sempre.
O meglio, da quando si erano ritrovati.
Non ricordava una volta in cui Angel avesse trascurato di sorvegliarlo anche per un solo istante.
Aveva paura di lui. Strano non essersene mai accorto. Sapeva di essere un combattente temibile, ma non si faceva illusioni. Non era quello il motivo.
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