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Capitolo sesto: Strade

August 3 2003 at 10:51 PM
  (Login PierrotLeFou)


Response to FLUSSI (Buffy)

 
La vita non è né brutta né bella, è originale.
(I.Svevo)


“E’ fatiscente, isolata e buia. Puzza di piscio. E’ microscopica.”
Era vero, e Jack lo sapeva.
Aveva riparato la doccia, che adesso funzionava in maniera decente, ma non c’era il gas.
Era microscopica, fatiscente, isolata e buia.
E la puzza di piscio di cane era densa come nebbia.
Quelli erano una coppia di sposi novelli, si vedeva da come si guardavano.
Sembravano un coppia piuttosto ingenua.
Lui, il marito, era anche straniero.
Sarebbe riuscito a vendere la proprietà.
Erano carini a vedersi.
Anche se un po’ strani.
Ma quale giovane non era un po’ strano oggigiorno.
+++

Ascoltami. Io sono debole e stupido.
Per andare avanti ho bisogno di aggrapparmi ad una persona.
Ho un viscerale bisogno degli altri, ed è questo che mi rende debole e stupido.
Sai perché sono così? Sai che cosa mi ha fatto diventare così?
Una giornata storta.
Una cazzo di giornata storta.
Una stronza di giornata storta di duecento anni fa.
Che si è ripetuta per altre due volte, con due donne diverse ma uguali.
Donne che mi hanno strappato il cuore e ci hanno ballato sopra il cha-cha-cha.
Adesso, pensa soltanto a farmi rivivere una giornata di merda come quella di duecento anni fa e giuro che ti strappo il cuore e me lo mangio.
Adesso ne sono capace.
Mi ci sono voluti tanti anni.
Ma ho imparato.

+++

Spike non l’avrebbe ucciso.
Infatti non l’aveva fatto, perché Algernon se l’era data a gambe mentre Spike rendeva la sua compagna un vampiro.
Aveva preso la loro macchina.
L’idea di avvertire suo zio di quanto era successo gli attraversò la mente.
Che cosa poteva fare, adesso?
Dimenticare.
Non era mai stato un uomo d’azione, e questo, in Messico, l’aveva fatto campare per ventisette anni.
Non era quello il frangente per cominciare a fare l’eroe, o farsi venire dei principi etici che non aveva mai avuto.
Pensava che forse poteva salvare delle vite, in qualche modo.
Avvertendo suo zio.
Ma era meglio scordare.
Rimuovere.
Questa era una parte della sua vita che non aveva vissuto.
Cancellare Spike.
Cancellare l’albergo.
Cancellare la terrorista.
Recuperare la calma che aveva avuto fino a poche ore prima.
Quello era semplice terrore a scoppio ritardato.
Fermò la macchina.
Sperando di essere abbastanza lontano da Spike.
Sapendo che non sarebbe stato mai troppo lontano da Gudrun.

+++

Jack annaspò.
Era un’ottima occasione per sbarazzarsi di quello schifo di proprietà.
Gli portava solo spese.
“Beh, la doccia funziona…ed è sicuramente un posto discreto ed intimo. Adattissimo ad una coppiettina simpaticamente dark come siete voi”
Il marito gli dava le spalle, mentre la moglie guardava fuori dalla finestra.
“Questa stanza è completamente buia. Non ci vedrebbe neanche un gatto”
Jack sospirò. Ci era andato così vicino…
“Non le piace proprio, eh? Ma non ci sono problemi, domani…”
“Non mi piace? La adoro
“Davvero?”
“Certo…fa impazzire anche Gudrun. Vero che ti piace?”
“E’ perfetta, caro”
“Adattissima a noi, Jack”
Il giovane lo circondò con un braccio.
“Proprio quello che cercavamo. Ne andiamo matti”
“Potremmo uccidere per averla” fece lei avvicinandosi.
Jack era al colmo della gioia.
“Firmiamo?”

+++

Io non sono una terrorista.
Anzi, io il terrore lo combatto.
L’idea delle bombe è stata di Eddie, ed io ero troppo addormentata per ribattere.
A me piace fare gli scherzi.
Io combatto contro tutti i mezzi di comunicazione.
Combatto contro chi, quotidianamente, cerca di metterci paura.
Se le tue gambe non sono perfette nessuno ti amerà.
Se non sei forte e alla moda e perfetto nessuno ti amerà.
Stai attento agli altri, vogliono tutti ingannarti e ferirti. Osserva i segnali del corpo.
Io combatto per la libertà da queste paure.
La paura del futuro.
La paura della morte.
Tanto è solo questione di tempo.
Se ci mettono paura ci controllano.
Ed io non voglio essere controllata.
E nemmeno tu, Spike.
Io amo la tua debolezza.
E tu ama la mia.

+++

Si accasciò sul volante.
Si sentiva lo stomaco in gola.
Era stanco.
Aveva con sé solo il portafogli.
Almeno quello.
Gli doleva la testa.
Aveva portato a termine con successo un’operazione che definire complicata sarebbe stato un eufemismo.
Era fuggito da un vampiro e dalla sua compagna.
Aveva guidato a lungo, e non sapeva in quale direzione.
Solo un mese prima la sua vita scorreva liscia e squallida.
Sollevò la testa.
Era in mezzo al niente, e si sentiva stanco.
Appoggiò le braccia magre sul volante, e la fronte sulle braccia.
Fuori soffiava un vento forte e rumoroso.
Algernon chiuse gli occhi, e l’automobile divenne un caldo utero di latta.

+++

Gudrun e Spike sedevano uno di fronte all’altra, i due bicchieri di carta pieni di sangue si avvicinavano per un nuovo brindisi.
Jack era seduto su una terza sedia, sgozzato.
Era morto da qualche minuto.
La coppia lo guardò sorridendo.
Gli avevano fatto proprio un bello scherzo.
“Perché sprechi tutto quel sangue? Non lo sai che ci sono vampiri che muoiono di fame?”
Spike sorrise della battuta.
“Perché il sangue dei vecchiacci bavosi che cercano di rifilarti merda spacciandotela per oro fa schifo. Tu sei ancora giovane e non lo sai, ma le vere prelibatezze sono le vergini. E i bambini…”
Gudrun, che stava bevendo un altro sorso di sangue, quasi soffocò dal ridere.
“Sembri l’orco cattivo delle favole”
“Già” sorrise Spike.
Si avvicinò a Gudrun.
“Ero un ranocchio castrato che ha trovato la sua principessa”
La baciò.

+++

Algernon aprì gli occhi perché aveva qualcosa di freddo appoggiato alla nuca.
Un’arma da fuoco.
Oh, merda, pensò.
Che periodo del cazzo.
“Sparami e falla finita”
“Non posso. Ho bisogno che tu mi dia un passaggio”rispose una voce femminile un po’ perplessa.
“Allora vaffanculo”
Alzò la testa, nel proferire queste ultime parole.
Sul parabrezza c’era la faccia di un vampiro.
Non era Spike, ma era sempre una di quelle dannate creature.
Riaccese la macchina e accellerò più che poté.
La ragazza scoppiò a ridere.
Algernon la guardò nello specchietto retrovisore.
Era piuttosto bella, anche se un po’ sciupata e pallida.
Indossava la divisa di un carcere.
E perdeva sangue da una mano.
“Ti hanno morsa?”
“Oh, sto benissimo, grazie. Io mi chiamo Faith, e tu?”
“Algernon. Ti hanno morsa?”
“Molto piacere, Algernon. No, non mi hanno morsa, e non ti ritroverai in macchina con un vampiro. Ma dov’è finito quell’uomo fantastico che mi ha mandata affanculo?”
“Ha visto i vampiri e se l’è fatta sotto. Adesso c’è solo un povero stronzo che guida”
“Mi piace come reagisci al panico. Sei di Sunnydale?”
“No”
“Sembrava. Comunque dobbiamo andare lì”
“Magnifico. La villa al mare di Nosferatu”
Faith sorrise.
Era davvero bella.
“Tu dovrai spiegarmi un sacco di cose. Sai anche della Cacciatrice?”
“Perché?”
Era teso come una corda di violino.
Meglio fare le cose con calma, sembrava al limite del punto di rottura.
“Io sono una Cacciatrice. Non dico la Cacciatrice perché siamo in due. E’ una questione un po’ arzigogolata. Sai cos’è una Cacciatrice?”
“Non parlarmi come se fossi stupido, sono solo stanco. E nervoso. E lo so cosa è una Cacciatrice. Mio zio è uno del Consiglio degli Osservatori. E adesso voglio dormire.”
“Ok, puoi fermarti. Tanto è quasi l’alba”
Faith fremeva dalla voglia di fargli domande, ma capiva che lui era esausto.
Ed anche lei non era molto in forma.
“Grazie”fece lui, sempre sarcastico.
Algernon posizionò il sedile al massimo dell’estensione, e fece lo stesso con il sedile del passeggero davanti.
Faith vi si adagiò.
Algernon osservò le sue mai ferite.
“Domani pensiamo alle mani. Così mi puoi dare il cambio alla guida”
“Sei un medico?”
“Ne parliamo domani. O meglio, più tardi”

+++

Non sarebbero rimasti per molto tempo in quella casa.
Gudrun lo sapeva con certezza matematica, Spike a livello più intuitivo.
Quella era una specie di luna di miele.
Sarebbero rimasti lì qualche settimana.
Il tempo che sarebbe servito ai media per scordare Spike.
E poi sarebbero andati a Sunnydale.


    
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