NOTA: La canzone è “Losing Grip” di Avril Lavigne,anche se in questo contesto ha un significato diverso.Buona lettura!
Era ipnotizzato dal colore del vino mescolato al sangue,si sposavano bene nel suo bicchiere di cristallo.
Come Jane.
La mescolanza lo attraeva. Jane lo faceva impazzire.
Strinse convulsamente il bicchiere.
E lei era scappata! Ma cosa credeva? Che lui non avrebbe sfruttato la sua singolare natura? Niente. Non gli aveva concesso neanche un po’ di tempo per spiegarsi. E poi cosa doveva spiegare? Lui era un vampiro,non doveva renderne conto ad alcuno. Ok,l’aveva costretta…e allora? Erano quattro anni che attendeva quel momento e di fronte ad un ennesimo rifiuto aveva perso il senno. Gliel’aveva fatta svanire quella sua arroganza, ed aveva iniziato ad impossessarsi di lei attraverso quel morso. Aveva abusato di lei,pure. Quando si impadroniva di qualcosa,prendeva tutto quello che c’era da prendere. Era stato colui che le aveva strappato la verginità. Una soddisfazione per lui,una sofferenza per lei. Gli piaceva vedere la gente soffrire; quello del sadico era il suo hobby favorito e forse l’unico a cui si dedicasse,oltre a cacciare umani,anche se ultimamente non doveva alzare un dito che glieli ponevano sotto il naso su un piatto d’oro. Ripensandoci,quello di cacciare più che un hobby era un bisogno primario.
Jane non era il suo passatempo. Era un regalo,un dono del fato. La amava? Sì,a modo suo. L’amava per il solo fatto di esistere come semivampiro e come…donna. Non aveva mai voluto ucciderla. Difatti,non l’avrebbe prosciugata completamente. Aveva un piano. Quando lei si sarebbe ricongiunta a lui,le avrebbe tolto l’energia residua,riducendola ai minimi termini. Non sarebbe morta. Voleva vampirizzarla permanentemente. La desiderava al suo fianco,volente o nolente. Lei era sua. Quei vampiri,i suoi suddetti genitori,non erano un ostacolo. Non riuscivano quasi ad individuarla grazie al suo lavoretto. Il loro ascendente su di Jane era insignificante,considerando, inoltre, che c’erano delle predisposte condizioni “naturali”.
Jane era avida di sapere,di apprendere nozioni. Lui era bramoso di potere. Lo intrigava questo binomio. Sogghignò. Sarebbe tornata.
Lui le avrebbe dato un piccolo incentivo,tuttavia fondamentale.
Bevve d’un fiato il miscuglio e gettò sconsideratamente il bicchiere nel fuoco del camino di pietra.
Si procurò con un minuscolo incantesimo un vetro del bicchiere di prima. Scottava. Non ci fece caso,era insensibile al dolore. Si provocò un taglio abbastanza profondo sul collo.
Era euforico. Jane molto presto avrebbe percepito un male allucinante.
La prospettiva era eccitante.
Jane deglutì a fatica.
Anyanka era sul serio la ciliegina sulla torta di quella serata.
Il demone batteva impaziente il piede sulle mattonelle.
-In privato.
-Quanto privato?-chiese Buffy sventolando la mano in alto.
Anya sbuffò. A differenza di quei pivelli,a cui una volta si era aggregata perché obbligata dalla sua condizione di semplice mortale,non sprecava le sue preziosissime ore. Bisognava affrettarsi,ed essendo una tipa diretta,senza peli sulla lingua,andò immediatamente al nocciolo:
-Vuoi farti giustizia da sola?
-Lo conosco sufficientemente da poterlo affossare.- sembrava sicura di sé.
-Ah,sì?E perché dunque sei fuggita?-ad Anya sfuggì un sorrisetto soddisfatto nel cogliere la reazione di Jane. L’aveva messa in difficoltà.- Avresti potuto affrontarlo quando ti ha violentata.
Fu come se l’aria si fosse dimezzata nell’ingresso.
A Spike e Angel fischiavano le orecchie. Entrambi speravano che fosse soltanto un brutto sogno.
Darla aveva la bocca spalancata e Drusilla singhiozzava.
Quelli della Scooby gang strabuzzarono gli occhi. Non avevano una specie di battuta o parola adatta alla situazione: preferirono tacere.
Dawn, seppur disorientata dalla rivelazione, afferrò la mano di Jane, che sudava freddo,tentando di confortarla.
Jane ,da parte sua, si accorgeva che gli eventi le stavano scivolando di mano alla velocità della luce.
Stava per crollare.
Incontrò lo sguardo attonito di Angel,sapeva che tra un secondo i suoi occhi nocciola si sarebbero tinti di nero,il nero della furia.
Non ebbe l’ardire di voltarsi in direzione di William. Sarebbe stato troppo.
Sentiva gli occhi di Angel che la perforavano. L’accusava …e perché avrebbe dovuto proprio lui?Non era stato migliore di Mark. Se non altro questi l’amava, sebbene in maniera criticabile.
Are you aware of what you make me feel, baby
Right now I feel invisible to you, like I’m not real
Didn’t you feel me lock my arms around you
Why’d you turn away?
Here’s what I have to say
I was left to cry there, waiting outside there
Burning with a lost stare
That’s when I decided
Era stata colpa di Angel. Perchè l’aveva lasciata quando le era necessario?
Why should I care
‘Cuz you weren’t there when I was scared
I was so alone
You, you need to listen
I’m starting to trip, I’m losing my grip
And I’m in this thing alone
Aveva sempre fidato che un giorno l’avrebbe amata,lui il padre,lei la figlia. Era una bambina. Era la norma figurarsi cose improbabili. Questa era una di quelle.
Am I just some chick you place beside you to take somebody’s place
When you turn around you can you recognize my face
You used to love me, you used to hug me
But that wasn’t the case
Everything wasn’t okay
I was left to cry there, waiting outside there
Burning with a lost stare
That’s when I decided
Comunque era tardi. Ogni azione che avrebbe compiuto nel vano tentativo di riparare i torti,se così si poteva chiamarli,commessi avrebbe significato meno di zero per lei.
Why should I care
‘Cuz you weren’t there when I was scared
I was so alone
You, you need to listen
I’m starting to trip, I’m losing my grip
And I’m in this thing alone
Le lacrime le si stavano formando. Può darsi che non le fregasse,è vero,ma chi voleva prendere in giro?
Crying out loud
I’m crying out loud
Crying out loud
I’m crying out loud
Open your eyes
Open your wide
Why should I care
‘Cuz you weren’t there when I was scared
I was so alone
…Why should I care
If you don’t care then I don’t care
We’re not going anywhere
Si vergognava e si sentiva sudicia. La sua fragilità era stata smascherata. La maschera che si era attaccata a tredici anni si era spaccata frantumandosi in mille pezzi,simile a un vetro fine e leggero. No,non era capace di resistere,le sue orecchie ronzavano e lei si accovacciò a terra,le mani premute sul cranio. Stava per perdere gli ultimi brandelli di calma. Stava per far cadere tutte le sue difese,quando avvertì con ogni sua fibra un dolore lancinante al collo.
La ferita si era riaperta e sanguinava. Si toccò. Squadrò terrorizzata la mano grondante di sangue.
Mark.
Dunque era giunto il momento. Non sarebbe più scappata. L’avrebbe combattuto.
Spike venne in suo soccorso.
Jane ringhiò.
Le pupille erano fessure,le iridi gialle e i canini sfoderati.
Guai!Avrebbe risolto la questione da sé,non voleva che si immischiassero,a partire da lui.
-Stai lontano!-lo mise in guardia. Spike non le prestò ascolto.
Lei svanì.
Eccolo il suo fiore,il cibo di cui era affamato,la sua amante.
Fece scorrere la mano sul suo corpo e sostituì magicamente i suoi abiti in una veste scarlatta che scopriva le spalle.
Non l’avrebbe assaggiata,non ancora.
Jane aprì le palpebre di scatto. Girò forsennatamente gli occhi intorno. Si trovava in una stanza dalla luce soffusa e dal mobilio antiquato; lei era distesa su un letto a baldacchino con le coperte ocra decorate con un motivo floreale.
Lo vide. Era accanto a lei.
Erano due mesi che si erano separati, però lui restava il bel giovane dall’espressione sveglia che aveva conosciuto in Louisiana. Il cuore ebbe una stretta.
No,lui era cambiato. Era corretto: allorché pensi di conoscere bene una persona,ti accorgi che non è esattamente come l’avevi immaginata.
Lui le sorrise. Lei non ricambiò.
L’aveva costretta a tornare da lui. Il taglio del vampiro si era rimarginato; delle vie per ricondurla da lui aveva scelto la peggiore. Avrebbe potuto farlo in qualsiasi momento,ma a Mark piaceva giocare al gatto e al topo.
Le fu evidente che Mark non stava più nella pelle di completare la sua opera su di lei.
Non stava più nella pelle di morire,constatò con una morsa allo stomaco. L’amore per lui era vivo,nonostante tutto.
Avrebbe dovuto accantonare i suoi sentimenti per sopravvivere?
-Sei tornata al nido,amore.
-Se si può chiamare “nido” una villa comparsa dal nulla in mezzo alla boscaglia.- controbattè aspra.
Mark si imbronciò.
-Non sei gentile.
-Neanche tu lo sei stato.
Lui ghignò.
-Non parliamo del passato…
-Ah,no? Imprimiti bene in mente il passato perché io non scenderò a compromessi.- lo avvertì.
-Compromessi?Io non vi ho accennato.- era divertito.
Jane rise con amarezza.
- L’ho capito dalla tua espressione inequivocabile.
L’acciuffò per i capelli e l’attirò a sé.
-Ah,sì?-sussurrò fiocamente.
La baciò,bloccandole le mani. Lei si arrese.
Mark esercitava tuttora una palpabile influenza su di lei. Perché non aveva il fegato di scaraventarlo contro il muro come era successo con quel molestatore in quel vicolo?
Lui ridacchiò.
-Tu sei mia.
-Io non sono di nessuno. Io mi appartengo.
-Interessante.- fece derisivamente.
Jane si piegò in due per l’incalcolata pena che percepiva al collo.
-Vedi di non fare la spavalda. Tu mi appartieni: anima e…-le lanciò un’occhiata lussuriosa-corpo. Non puoi ribellarti.
Si rizzò e disparve dietro la porta.
-Scoverò il modo e mi vendicherò.
Doveva dimenticare, scacciare quella sensazione di impotenza e frustrazione che provava davanti a Mark. Il Mark in cui si era imbattuta cinque anni fa era stato unicamente un’immagine costruita,falsa. Non l’amava e lei non poteva mutare il corso delle cose. Lo stupro lo dimostrava.
Affondò la testa nel cuscino, esausta dalla catena di avvenimenti succedutisi in quella mezz’ora..
-Quella ragazza è imprendibile!
Anya era sconcertata e irritata dall’evolversi degli eventi.
-Insomma,adesso dove diavolo la vado a ripescare?
Spike fissava il punto in cui Jane era scomparsa. I suoi occhi erano tempestati da una gelida ira.
-Quindi ha abusato di lei.- grugnì rabbioso,indossando il volto della caccia.
Anya increspò la fronte..
Senza preavviso,battè gioiosa le mani.
-Willow,tu sai con quale magia trovarla,giusto?-domandò conferma con un sorriso radioso.
-Ehm…si.- dichiarò la strega guardinga- Sarebbe quello per localizzare presenze demoniache. Non credo,però,che nel caso di Jane possa avere esito. Essendo metà vampiro e metà umana,potrebbe pure non localizzarla per niente.
Anya fece la faccia scoraggiata.
Angel si poneva lo stesso interrogativo del demone della vendetta.
-Tu perché la cerchi,Anya? Ti ha fatto qualche torto?- Buffy infuse una curiosità maligna in questa domanda.
-Oh,semplice! Il mio medaglione lampeggiava di uno strano giallo, il che simboleggia vendetta repressa e incapacità di agire. Non mi era mai capitato in secoli di carriera,parola mia! D’Hoffryn me l’ha spiegato. Devo intervenire: farsi giustizia da sé potrebbe essere un’arma a doppio taglio.
- D’Hoffryn era interessato alla faccenda?
- Pff!Lui? No, è un demone anomalo: si fa gli affari suoi senza esagerate ambizioni. Perché?
- Anya, Jane è un semivampiro.- le rivelò,tipo stesse parlando con una bambina .
Anya stralunò.
-Guarda, Buffy,che lo so. E’ per questo che la poverina ha la mia simpatia!Secondo te in mille anni di attività non ne ho visto almeno uno? Andiamo!-scherzò vagamente saccente.
-Allora? Qualcuno ha una pallida idea sul dove rintracciarla?- Giles,pragmatico, li fece riconcentrare sul dilemma.
-Io. Vi ci condurrò io.- disse Drusilla lucidissima.
-Ma…-Darla non voleva che quelli della Scooby gang si intromettessero nei loro affari personali.
-Non sono stupida,Darla. Ci saranno un centinaio di adepti attorno a quel…Mark.- persino Drusilla era reticente a pronunciare quel nome.- Noi quattro,pure se forti,non possiamo tenergli testa senza il supporto di altri.
Angel scrutò Buffy.
-Sei con noi?
-Sì.- si rassegnò. Aveva concluso che sarebbe stato preferibile fronteggiarli con un folto gruppo che da sola. Suo malgrado era una guerriera e Dawn aveva a cuore la vita di Jane.
Willow sorrise compiaciuta.
- Su,su,grinta!
Elettra diede un pizzicotto a Jane sulla guancia. Quella si svegliò.
Da quanto dormiva?
-Dai,che è mezzanotte!
-Quando…?
-Oh,appena sono riuscita a districarmi dalla sicurezza,cara! Sei un oggettino pregiato.
-Puoi farmi uscire da qui?
-Uhm…
Elettra parve annusare l’aria,i bulbi oculari rossi.
Scrollò i riccioli,sconsolata.
-Un cerchio magico. Piuttosto complicato,sorella.- fece meditabonda.
Jane soffiò per l’abbattimento.
-Esteso?
- E’ perimetrale alla stanza,ed è composto da catene blu continue.
-Non è mai stato dotato di una grande fantasia.
Le due risero.
-Ci vorrà un po’.- la informò Elettra seria.
-Non sono niente in confronto a quello che verrà dopo.- le fece cocentemente presente la ragazza.
Dona86,F.d.T.©