Questa è una breve storia AU su Draco.
Spero vi piaccia...vorrebbe essere divertente.
Aveva trascorso l’estate praticamente rinchiuso in gabbia.
A studiare.
Nella sua enorme villa.
Non gli era permesso ricevere nessuna visita, a parte quella degli insegnanti privati.
E dei genitori.
Nessuna mondanità.
Ed aveva funzionato.
I suoi voti erano decisamente migliorati, tanto da competere con quelli di Granger, che adesso lui chiamava Hermione.
E lei lo chiamava Draco.
La realtà era che lui era cambiato un sacco, durante quell’estate di clausura.
Lucius ne aveva le palle piene, di quel bamboccio viziato che aveva per figlio.
A parte il fatto che era insopportabile di suo, il problema erano quelle rovinose cadute di stile in cui il giovane incorreva spessissimo.
Lucius si domandava sovente come fosse possibile che quel bamboccio fosse venuto su così rozzo.
E si era domandato come porre rimedio a quell’inqualificabile situazione.
Lo rinchiuse in casa, per tutta l’estate, riempiendo le sue giornate di lezioni private ed incontri formativi.
Lezioni private delle materie scolastiche il pomeriggio.
Lezioni di galateo, che umiliarono profondamente Lucius, ma che evidentemente erano necessarie.
Partecipazione attiva a dibattiti con altre persone devote a Voldemort.
Letture obbligate.
Lucius sperava che per lo meno il figlio sarebbe diventato un mago decente.
E Draco aveva decisamente superato ogni sua aspettativa.
Si era letteralmente trasformato.
Naturalmente, non tutti i cambiamenti di Draco furono accolti dal padre con entusiasmo. Specialmente i capelli, lasciati crescere e non portati più all’indietro.
E l’orecchino, piccolo ed elegante.
Ma Narcissa interveniva, annoiata e distante, osservando che, insomma, era ancora un ragazzo, e queste erano bazzecole da niente…ed inoltre Draco piaceva molto agli amici e colleghi di Lucius.
Una boccata d’aria fresca, lo descrivevano.
Questo metteva parecchio di buonumore Lucius.
E quando Lucius era di buonumore era decisamente indulgente.
Durante i primi mesi del sesto anno Draco Malfoy era diventato parecchio popolare anche al di fuori della casa di Serpeverde.
Era cresciuto in altezza, bellezza e fascino.
Pallido, con i capelli lunghetti, e pochi peli di barba fatti crescere appena sotto il labbro.
Il fisico magro, ma sodo e sano.
Gli impertinenti occhi chiari.
I modi audaci e galanti.
I suoi voti scolastici.
Da ‘un buon partito’ era diventato ‘un maschio da sposare’.
La differenza era sottile ma sostanziale.
Si mormorava che se la facesse con Granger, la semibabbana di Grifondoro.
Hermione aveva un sacco di borse e valigie, quell’anno, e non riusciva a trovare nessuno che le desse una mano a sistemarle sul treno.
Ron ed Harry non si vedevano, e la ragazza, stizzita, cominciò a caricare da sola la sua roba.
“Posso esserti d’aiuto?”
Malfoy.
“Che vuoi?”
“Darti una mano”
La ragazza rispose con un sorriso scettico.
“Crepa, Malfoy”
“Perori ancora la causa degli elfi domestici, Granger?”
Si era scusato con lei del comportamento che aveva tenuto negli anni precedenti pochi giorni dopo.
Hermione diffidava ancora, tuttavia mostrò di apprezzare il gesto.
E forse lo apprezzava davvero.
Il giovane non si faceva più accompagnare da Tiger e Goyle, girava nei corridoi solo e vulnerabile, ma nessuno gli dava fastidio.
Le voci sul suo cambiamento giravano per tutta la scuola, e tutti lo guardavano con una sorta di nuovo rispetto, anche Potter.
E Ron, che non si accorgeva che il nostro biondino gli stava, lentamente ma inesorabilmente, fregando la ragazza.
Aveva mollato il Quidditch, mentre Ron entrava quell’anno a far parte della squadra di Grifondoro.
Lui ed Hermione chiacchieravano spesso dopo la conclusione delle partite.
Lei stava cominciando a compatirlo, pensando che forse non era cosi facile e piacevole essere Draco Malfoy.
A sentir lui, suo padre era terribile, non lo lasciava vivere, o crescere.
Quando parlava della sua famiglia aveva la voce depressa e quasi rotta, i lunghi capelli biondi che gli ricadevano sugli occhi.
Non era insensibile, forse.
Poteva avere delle qualità.
Naturalmente Lucius non sapeva niente della vita di suo figlio.
Non sapeva che la sua ragazza era mezza babbana, e, fortunatamente, anche Hermione era d’accordo con Draco nel mantenere segreto il rapporto.
Narcissa lo sapeva, ma a lei non importava niente, anzi, era molto aperta verso la nuova amica di suo figlio.
Aveva sentito molto parlare di crete droghe che usavano i dentisti.
Draco non aveva detto al padre neanche che aveva lasciato il Quidditch.
Lucius avrebbe trovato insopportabile anche questo.
La verità era che il giovane Draco aveva altro per la testa.
Gli piaceva molto guardarla mentre dormiva, dopo aver fatto sesso.
Era arrapante.
L’atteggiamento da maestria, il sarcasmo, l’acidità, anche gli occhiali da lettura che aveva cominciato a portare da qualche tempo.
Hermione era la prova vivente della meravigliosa teoria della vita che aveva elaborato durante quell’interminabile estate.
La teoria del ‘coltivarsi’.
Il suo errore degli anni passati non era recitare un ruolo opprimente, come ingenuamente credeva la sua compagna.
L’errore era il rispettare uno standard.
Girare con Tiger e Goyle.
Sfottere Potter.
Fare i fascisti con i babbani.
Cazzate.
Come diceva suo padre?
Non hai un briciolo di ambizione. Butti via le tue potenzialità.
Come aveva ragione!
Era l’errore che fanno tutti i ragazzini quando hanno sempre la pappa pronta.
Perché impegnarsi quando si ha già tutto?
Perché le cose cambiano. Non è detto che quello che hai tu lo abbia per sempre.
E poi si può sempre avere di più.
Coltivare sé stessi, le proprie potenzialità.
Era talmente semplice.
Osservò Hermione vestirsi.
Gli venne voglia di scoparsela di nuovo.
“Cuccia, mandrillo” scherzò lei.
“Comprendimi. Ho un pranzo dai miei”
“In tal caso, stasera ti tirerò su di morale”
Draco sorrise.
Il pranzo era il solito convegno di vecchi bacucchi rompiscatole, che complottavano sul ritorno di Voldemort.
Passò lento e pesante, Draco se ne andò appena possibile.
Draco si guardava allo specchio, preparandosi all’ appuntamento con Hermione di quella sera.
Appena si giudicò pronto, fece per uscire di casa, quando qualcosa attirò la sua attenzione.
Un topo.
Peter Minus se ne stava tremante e muto, legato ad una sedia nella camera dove Draco dormiva solo.
Aveva già detto tutto ciò che aveva da dire.
Voldemort lo aveva mandato a controllare Draco.
Girava voce che il ragazzo si comportasse in modo insolito.
Che frequentasse i nemici dell’oscuro signore.
Draco scoppiò a ridere.
Secondo lo standard degli anni precedenti avrebbe dovuto arrabbiarsi e fare qualche inutile battutina sarcastica.
Ma adesso non fece niente di tutto ciò.
Si limitò ad uccidere Minus.
Tanto Voldemort era ancora troppo debole per fare qualsiasi cosa.
E lui aveva coltivato le proprie potenzialità.
Non era facile, perché la tentazione di lasciarsi andare era fortissima.
Il fatto era che Voldemort non sarebbe mai tornato in vita.
Certo non aiutato da quei patetici aristocratici in declino che cenavano da suo padre.
Largo alle nuove generazioni, ironizzò.
Voldemort?
Che risate.
L’oscuro signore voleva creare un nuovo ordine.
Draco avrebbe convinto Hermione a bearsi del caos.
E poi, se lei gli fosse stata d’intralcio, l’avrebbe eliminata.
Gli piaceva, ma, come diceva suo padre, nella vita ci sono delle priorità.
Osservò il cadavere di Minus, e poi lo fece sparire con un incantesimo.
Draco si sentiva raggiante.
Era cambiato.
Aveva sviluppato ambizione e stava sfruttando tutte le sue potenzialità.
Lucius aveva di che essere fiero.
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