Spike si svegliò nella sua camera d'albergo e si guardò intorno con fare un pò confuso.
Diede un'occhiata all'orologio:
9,30am
Era prestissimo, troppo presto per lui.
Nonostante ciò si alzò di scatto, non aveva assolutamente voglia di stare a letto.
Certo che quest'anima gliene dava di rogne!
Aveva bisogno di vestiti nuovi, ma soprattutto, doveva dar fuoco a quel paio di "Dr Martens dei poveri" che per anni aveva dovuto indossare.
Stava ancora imprecando a voce alta quando si avvicinò alla finestra avvolto nella pesante coperta di lana grigia.
Cautamente allungò una mano, e con un dito scostò la tendina.
Il cielo pareva piuttosto grigio, anche se in alcuni punti era illuminato da un sole pallidissimo.
Un paradosso? No, decisamente tipico del clima Inglese.
Socchiuse appena la finestra, sembrava andare tutto bene...
Lentamente tirò fuori un dito e lo espose alla luce.
Non bruciava e non gli dava fastidio.
Volle provare l'esperimento con una mano intera.
Rimase per più di cinque minuti in quella posizione, con la mano e parte del braccio fuori dalla finestra.
Nessun danno.
Guardò la propria mano incredulo, la colpì più volte con l'indice fino a farsi quasi male.
Era intatta.
"Wooooow" urlò eccitato
Rimase a fissare la propria mano per qualche secondo, poi, un pensiero strisciò nella sua mente fino ad occupare uno spazio tutto suo.
La fronte aggrottata.
Una sgradevole sensazione di ritorsione prese il posto dell'eccitazione iniziale.
Si liberò dalla coperta di lana e corse in bagno davanti allo specchio.
Doveva guardarsi.
Nessun riflesso.
Com'era possibile?
Tutto questo era troppo bello per essere vero...
Dov'era il trucco?
La sveglia trillò isterica svegliando probabilmente mezzo albergo.
Ma non lui.
Spike era in piedi già da un bel pò, aveva scoperto alcune cosette interessanti sulla sua nuova vita e non vedeva l'ora di metterle in pratica.
Non aveva sognato.
Guardò la sveglia con aria di sfida.
Non aveva mai avuto un'esperienza simile prima d'allora e non era ancora certo di potersi fidare ciecamente dei risultati ottenuti.
La trasformazione era ancora in atto o era completa?
Quante seghe mentali inutili.
Non avrebbe certamente trovato una risposta guardando il WC, sebbene conoscesse una persona che nella vita non riusciva a fare altro.
Fece un regalo alle proprie connessioni neuronali, si spogliò, e si infilò sotto la doccia.
Meglio godere che pensare.
Lasciò che l'acqua tiepida portasse via ogni pensiero.
Si asciugò e si vestì in fretta.
Prese un pò di soldi dalla borsa, mise il resto in cassaforte, si spettinò per bene, e scese a far colazione.
Quaranta minuti dopo decise che avrebbe affrontato questa nuova situazione.
Si avvicinò all'ingresso dell'hotel chiedendosi se era veramente il caso di uscire all'aria aperta.
Sarebbe stato un vero suicidio...
Provò ad avvicinarsi agli scalini, le colonne laterali sorreggevano una larga tettoia, anche un minimo cambiamento e avrebbe potuto mettersi in salvo velocemente.
Fece un passo per volta, molto... molto... lentamente.
La sua espressione tradiva una certa preoccupazione ben più che giustificata.
Allungò una gamba contraendo istintivamente sia il busto che le braccia.
Poteva forse ricordare la Pantera Rosa per i suoi movimenti, ma era a Londra no?
In quella città qualsiasi bizzarrìa era concessa, nessuno avrebbe mai pensato che potesse essere un "tipo strano".
Passati i vari test di tolleranza solare, Spike si incamminò finalmente per strada.
Non riusciva ancora a crederci.
Tirò fuori dalla tasca del cappotto un Muffin.
Aveva sempre fame, pensò, spingendo il sacchetto nella tasca.
Era a Londra da meno di 24 ore ed aveva già molte cose da fare, come per esempio andare in Camden Town visto che era sabato e,
last but not least, tornare a casa sua.
Guardò la sua auto posteggiata e, fischiettando, si avviò in direzione della Tube.
Acquistò un biglietto giornaliero, non aveva una foto per fare il settimanale.
Niente riflesso nello specchio-niente foto, suppose.
Stava per tirare fuori un altro Muffin dalla tasca quando vide il banchetto dei Donuts, non potè resistere, ne comprò uno glassato al miele e si avviò verso la District Line.
Spike si chiese seriamente se insieme all'anima avesse ricevuto in omaggio anche il verme solitario.
La sua fame era infinitamente attiva.
Scese giù per le scale leccandosi il labbro superiore.
Il miele era ancora tiepido.
Un ragazzo seduto per terra suonava la chitarra intonando una canzone dei Dire Straits
Spike ODIAVA i Dire Straits!
Se solo avesse potuto, avrebbe fatto fuori quel ragazzo lì davanti a tutti in quattro e quattr'otto, invece che chinarsi e lasciare qualcosa nel suo cappello.
Ma Spike, si sa, in fondo in fondo era sempre stato un generoso.
E poi apprezzava l'arte, di qualsiasi tipo essa fosse.
Spike nn aveva dimenticato i tempi in cui dopo il chip aveva dovuto escogitare nuovi espedienti per poter sopravvivere.
Frugò nella tasca del suo cappotto di pelle, tirò fuori il sacchetto del 24hrs, e lo posò con delicatezza nel cappello del ragazzo, in mezzo alle monete donate dai passanti.
- "Thanks a lot"
disse il ragazzo sorridendo
Aggiunse anche una banconota da 10 pounds
Spike si avviò soddisfatto, gli era sempre piaciuto dividere le proprie cose con gli altri.
D'altronde perchè essere egoista? Aveva un sacco di soldi e la mano del tassista non gli serviva più.
Aveva già prelevato quel che gli occorreva.
Una fermata sola
High Street Kensington
Certo che erano cambiate le cose...
Nel 1863 la Tube esisteva già, ma non era certamente così bella e funzionale, pensò guardandosi attorno.
Attraversò la strada, andò dritto verso il primo Thomas Cook che incontrò e cambiò la mazzetta di dollari che aveva portato con sè.
A Barcellona era riuscito a svuotare tutte le carte di credito di George poco prima di partire.
Non poteva ancora aprire un conto in banca, non aveva un contratto di affitto, nè tantomeno uno di lavoro.
In più, il passaporto che possedeva non era neppure Britannico.
Avrebbe risolto cmq il tutto in pochi giorni
Rimase su quel lato della strada e si incamminò in direzione dei Kensington Gardens.
Era bello poter rivedere tutti quei posti alla luce del giorno.
Che voglia di percorrere tutto il parco, fare un giro nella Serpentine con la barca...rubare il telecomando delle barchette ad un bambino, e poi dopo aver giocato, uscire ad Hide Park.
Ma avrebbe perso troppo tempo...
Lo avrebbe fatto l'indomani, con più calma.
Attraversò di nuovo la strada e si incamminò verso la fermata della Tube.
Aveva una gran voglia di spendere, non sempre infatti amava appropriarsi delle cose gratuitamente.
Kensington Market era il posto adatto per alleggerire le sue tasche.
Spike si fermò di colpo.
Per un attimo pensò di averlo superato senza rendersene conto, si guardò intorno e si rese conto che Kensington Market non esisteva più.
Un cartello con la scritta "Estate Agency" metteva la parola fine ad un pezzo di storia.
Kensington Market era stato un punto di riferimento per tutti.
Ora l'intero palazzo era blindato da lastre di metallo nero.
Ed era in vendita.
In quel posto in cui prima ci si poteva trovare facilmente di tutto, dagli anfibi al tatoo, dal piercing al cibo, dal parrucchiere allo spacciatore di dischi rari, dai vestiti ottocenteschi a quelli di latex, probabilmente sarebbe sorto un supermercato o chissà cos'altro.
Quattro piani di profumi, erbe, cappotti di pelle, extensions, stanze imbottite, camerini a forma di bara, stanze chiodate, fruste, manette, tinte per i capelli, attrezzature per far crescere la marijuana in casa...tutto questo sostituito da una cosa così banale come una Banca o un'Agenzia di Assicurazioni?
Spike ne era schifato.
Molti anni prima lui e Drusilla si erano divertiti tantissimo lì dentro, e lui le aveva "comprato" tutti quei vestiti stupendi che solo lei sapeva indossare così bene.
Pensare a Drusilla portò il suo pensiero dritto dritto a Sunnydale, e a lei: la Cacciatrice
Quando aveva lasciato la California a bordo della sua moto aveva giurato che le cose sarebbero cambiate.
Infatti erano cambiate, e parecchio.
Solo che lei ancora non lo sapeva.
Si infilò nella stazione della metropolitana e, passando vicino alle biglietterie automatiche, un luccichìo attirò la sua attenzione.
Anelli d'argento.
Si avvicinò al banchetto.
C'era un pò di tutto, anche i soliti Claddagh che Angel spacciava come "unicissimo-dono-d'amore" ad ogni ragazza che incontrava, ma Spike aveva già visto quel che voleva.
Quello con la scritta BITCH doveva essere assolutamente suo!
Lo indossò immediatamente e pagò il ragazzo.
Soddisfatto si diresse verso l'ingresso della Central Line ma pareva esserci un problema, gli chiesero infatti di cambiare stazione.
I cartelli lo dicevano a chiare lettere: "Stazione temporaneamente chiusa"
Qualcuno aveva abbandonato una borsa per terra, e questo a Londra vuol dire: "paura di attentati".
Peccato, non avrebbe potuto continuare il suo viaggio nella Tube e prendere la sua linea preferita: la Northern Line, altrimenti detta Black Line.
Ma poi perchè essere così sotterranei quando ormai poteva camminare sotto la luce del giorno?
Sorrise e prese al volo un Double Decker.
Salì su per la scaletta interna e si accomodò al piano superiore, da lì poteva dominare tutto dall'alto.
Affascinato dalla propria città si rese conto che la vedeva così per la prima volta.
Nell'ottocento, quando ancora era solo umano, molte cose erano diverse.
Dopo la vampirizzazione aveva imparato a conoscere Londra solo di notte.
Giunto a Camden Town, Spike subì quasi uno choc visivo.
Era come se, di colpo, avesse ricevuto il dono della tridimensionalità.
Non sapeva da dove iniziare e, affascinato dal particolare ambiente si incamminò guardando ogni singola cosa.
ICED FINGER
Doveva comprarne uno assolutamente!!!!
Un dolce che lo aveva sempre attirato sia per la sua bontà che per il proprio nome.
La fame non pareva placarsi.
Addentò la bianca glassa emettendo un mugolìo di piacere.
Dopo qualche ora passata a comprare vestiti ed accessori, entrò da "Cold Steel", aveva bisogno di parlare con Grant.
Erano anni che non si vedevano!
L'amico non riusciva a credere ai propri occhi.
Felice e sorpreso allo stesso tempo, Grant licenziò il suo cliente in pochi secondi, dopodichè fece accomodare Spike in un'altra stanza.
Dovevano parlare in privato.
Quel che Spike gli stava chiedendo avrebbe richiesto un bel pò di tempo e molta molta precisione.
Ma per Grant non era un problema, lui era il migliore nel suo campo e doversi scontrare con nuove tecniche non lo spaventava per niente, anzi, ogni sfida era per lui uno stimolo in più.
Grant aprì una valigetta di pelle nera
Plugs, Eyelets, Tunnels, Spikes, Nails.
Avrebbe dovuto scegliere due o tre di questi per fare un bel lavoro.
Ne discusse con lui e, quando furono d'accordo su tutto Grant iniziò il suo lungo e paziente lavoro.
Quando infine inserì i gommini Spike sorrise soddisfatto.
Grant sapeva il fatto suo.
Era il migliore nel suo campo.
Si salutarono dandosi appuntamento per l'indomani sera, avevano ancora moltissime cose da raccontarsi.
Le vie si erano ormai quasi svuotate, ma prima di tornare in albergo volle andare a salutare un'altro amico che viveva non lontano da lì, anche se ormai lui non c'era più...
Tutti i suoi amici erano morti, e Spike si riteneva fortunato per l'opportunità che gli era stata offerta da Drusilla.
Passò davanti a quella casa in cui si era consumato un grande amore, un'amore ossessivo che andava oltre la ragione.
Isolò la sua visuale da quel che poteva esserci intorno, concentrandosi unicamente sulla casa.
"La vita caro Spike è la farsa che dobbiamo recitare tutti"
Riusciva quasi a sentire la sua voce...
"Art amico mio avevi proprio ragione, era tutta una farsa! Ma sai che c'è di nuovo? La farsa questa volta è finita...è finita davvero!"
Si voltò ancora una volta a guardare la casa, dopodichè si incamminò alla ricerca di un Taxi.
Il sole stava per tramontare, Spike guardò ammirato lo spettacolo attraverso il finestrino.
Pochi istanti dopo le luci della città si accesero donandole un'aspetto a lui molto familiare
Il tassista alzò il volume e la musica invase la mente di Spike
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In my place, in my place
Were lines that I couldn't change
I was lost, oh yeah
I was lost, I was lost
Crossed lines I shouldn't have crossed
I was lost, oh yeah
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Spike fu grato al tassista, stava attraversando alcuni punti della città che desiderava rivedere...
Arrivato in albergo posò tutti i sacchetti sul divano, e solo allora si rese conto di aver comprato mezza Londra.
Erano secoli che non faceva shopping!
Si spogliò e si infilò sotto la doccia, voleva essere in gran forma.
Avvolto solo da un morbido asciugamano di ciniglia nera si sdraiò sul letto e si assopì per qualche minuto.
La fame lo svegliò di colpo.
Si alzò dal letto lasciando cadere l'asciugamano a terra e si mosse in direzione del bagno.
Aveva bisogno di sentire di nuovo l'acqua scorrergli addosso, ma questa volta con violenza, come per voler lavare via tutto quello che era stato negli ultimi tempi.
Venti minuti dopo stava già curiosando fra i nuovi acquisti.
Quasi non si ricordava quel che aveva comprato.
Tirò fuori maglie, cappotti, giacconi, pantaloni di pelle e non, giacche-3/4 di velluto in puro stile ottocentesco, scarpe, 3 paia di anfibi, biancheria intima, accessori vari, prodotti per la cura del proprio corpo, occhiali...
Tutto rigorosamente nero, o quasi.
Prese in mano alcuni dei suoi nuovi vestiti e li accarezzò dolcemente, aveva voglia di tornare indietro nel tempo.
Quella sarebbe stata una serata speciale.
Indossò il suo completo ottocentesco di velluto blu cinereo, amava quel colore.
Una maglia aderente della stessa tonalità spuntava discreta dallo scollo del 3/4
Avrebbe tanto voluto potersi guardare allo specchio, ma questo gli sarebbe costato un prezzo che Spike non era disposto a pagare.
Appoggiò il piede sul bracciolo della poltrona e con molta pazienza iniziò ad allacciare i suoi nuovi Dr Martens 20 buchi.
Aveva scelto i più alti in assoluto, quelli che arrivano fin sotto al ginocchio: una regola per quando ci si veste così.
Infine, abbottonò la giacca fino in cima.
Era quasi pronto, mancava solo una cosa...
Aprì un sacchetto e tirò fuori una confezione di "StrongWax"
Cera, morbida e unta al punto giusto.
Sfregò il grasso opaco fra le mani, dopodichè lo passò fra i suoi capelli dando alla sua cresta "riveduta e corretta" una morbidezza che pareva contrastare con la forma.
Il parrucchiere era stato bravo, il taglio era proprio uguale a quello di Beckham.
Peccato che l'Inghilterra non avesse vinto i mondiali, gli sarebbe piaciuto andare a festeggiare con gli Hooligans ora che poteva circolare anche sotto il sole, pensò mentre si lavava le mani.
Peccato anche non potersi guardare allo specchio, pensò di nuovo...
Con la mano sfiorò il suo orecchio destro, gli faceva ancora molto male.
Grant aveva fatto davvero un bel lavoro di divaricazione.
Sulla parte superiore dell'orecchio, infilato nella cartilagine, faceva bella mostra di sè l'arco cartilagineo di George.
Nel lobo invece era "incastonata" una delle otto piccole ossa carpali, di forma grossolanamente cuboide, che Spike aveva asportato dalla mano del tassista.
Grant lo aveva adattato all'uso.
Certo, gli aveva fatto molto male raggiungere quel diametro incredibile coi diversi divaricatori, di solito sono cose che si fanno un pò alla volta, ci vogliono mesi, a volte anni...ma Spike aveva fretta.
Doveva festeggiare il suo ritorno alla vita vera.
E per vita vera non intendeva la vita di William.
In realtà William "il poeta" non era mai esistito, se lo era inventato sul momento e la Cacciatrice aveva bevuto tutta la storia.
Chissà, magari si era anche commossa.
Lui era stato un'artista, ma non scriveva poesie, dipingeva.
La poesia era stata comunque importante nella sua vita.
No non si trattava di Cecile, una con un nome così non meritava neppure la sua attenzione.
No, non era stato per lei...
Anche se dovendo essere onesto con sè stesso doveva ammettere che anche Cecile aveva dato il via alla sua ispirazione.
A suo modo infatti Cecile era artistica.
Nella sua bruttezza.
Pensando con nostalgia a quei tempi, uscì dall'albergo e si avviò in direzione della sua auto.
Guidò per lungo tempo cercando di orientarsi nel migliore dei modi, Spike non conosceva bene le "nuove" strade di Londra.
Nell'ottocento infatti, era solito percorrerle con la sua carrozza nera.
La sua casa a tre piani esisteva ancora ne era certo, l'ultima volta che era stato a Londra l'aveva vista.
Dall'esterno quasi nulla pareva cambiato, forse un pò il giardino.
Spike posteggiò la sua auto nelle vicinanze e cautamente si avvicinò, le luci erano tutte accese, tranne quelle del terzo piano.
Riuscì ad infilarsi nel giardino senza fare troppo rumore e, spiando da una finestra, riuscì a farsi una vaga idea della situazione interna.
Alcune persone guardavano la TV sedute su un grosso divano rosso.
Erano tre, forse quattro...non si capiva bene, quella stanza era meno illuminata delle altre.
Fece un giro delle finestre.
L'interno della casa era cambiato, c'era persino la tappezzeria...DORATA!!
In tutte le stanze, un osceno e pelosissimo
wall to wall "salmone e senape" rendeva i pavimenti assolutamente inguardabili.
Il cattivo gusto si era impossessato della sua casa, questo Spike non poteva tollerarlo.
Fece un'altro giro per capire se al secondo piano c'erano altre persone, si trovava proprio lì la stanza a cui lui era interessato maggiormente.
Doveva entrare, uccidere quelle persone e ripendere possesso della propria casa.
Ma soprattutto, doveva entrare al più presto in quello che una volta era stato il suo studio.
Osservò la stanza ancora per qualche istante, nessuna strategia particolare, l'unica maniera era sorprendere quelle persone nel momento in cui guardavano la Tv.
Erano perfetti così, di spalle.
Nell'eventualità poi si sarebbe occupato degli altri abitanti della casa, adulti, bambini, cani o gatti, non gli interessava.
Aveva fame e rivoleva indietro la sua casa.
Spike sollevò il vetro della finestra aiutandosi con la lunga lama del suo coltello, si arrampicò e, lentamente, riuscì ad infilarsi dentro casa.
Il
wall to wall lo avrebbe aiutato ad essere più silenzioso.
Voleva sorprenderli.
Non voleva che si stancassero in una lotta che avrebbero perso comunque.
Era tutto sapore sprecato.
Il sangue delle persone che venivano attaccate nei momenti di relax era molto ma molto più gustoso, aveva notato Spike nel corso della sua carriera.
Non era "avvelenato" dalla paura.
Si avvicinò lentamente al divano rosso, le persone sedute erano tre...
Poteva ammazzarne due in un colpo solo, una con ogni mano.
La sua forza era addirittura aumentata.
Avrebbe spaccato il collo ad entrambi, in sincronia.
...Il bello di essere ambidestri
Il terzo sarebbe poi morto di paura o cmq lo avrebbe ammazzato in tempi brevi, pensò Spike un secondo prima di lasciarsi andare ai suoi istinti primordiali.
Le voci provenienti dalla Tv avrebbero coperto gli eventuali rumori...
Con un balzo Spike si avventò sui due abitanti della casa afferrandoli per la testa e, grazie alla perfetta sincronia di movimenti che permette ai predatori di distinguersi dalle proprie vittime, spezzò loro il collo in modalità stereo.
Mollò la presa e si avventò sul terzo abitante della casa quando si accorse che le sue mani ed i suoi abiti erano sporchi di sangue.
Spike arretrò inorridito.
Quelle persone erano già morte.
Il divano di tela non era mai stato rosso, era solo zuppo di sangue.
Spike rimase turbato.
Turbato non dalla vista del sangue, ma dal fatto che qualcuno lo avesse preceduto.
Il suo respiro si fece pesante, Spike non conosceva ancora le proprie potenzialità, la sua nuova condizione gli era ancora in gran parte sconosciuta, ma soprattutto, non conosceva assolutamente il nemico.
Condizione nuova anche questa.
I suoi sensi si allertarono fino ad amplificarsi in maniera esponenziale.
In quella casa c'era un assassino, Spike riusciva persino a sentirne l'odore...
Un forte odore di piacere.
E non si trattava di un vampiro, perchè il sangue era ancora tutto lì...sparso per la casa.
Una voce muta si trasformò in sussurro, ed il parassita iniziò a gridare la sua fame.
<Ungiornogliuominiguarderannoindietroedirannochehobattezzatoilventesimosecolo
ungiornogliuominiguarderannoindietroedirannochehobattezzatoilventesimosecolo
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