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XXV

September 21 2003 at 11:41 PM
  (Login solichan)
Avvoltoi


Response to Parte 5

 

L’odore… era un mosaico stagnante.
Cenere vecchia di anni. E polvere in accumulo progressivo.
Plastica, e ruggine. Urina e sudore umani.
Odore di tutto quello che era andato perso.
Non era sufficiente a cancellare o nascondere un odore familiare, che l’associazione con gli altri trasformava in qualcosa di osceno.

La vecchia fabbrica non era crollata.
La struttura portante era in mattoni pieni, resistenti alle fiamme e, insieme alla scarsa ventilazione e alla compartimentazione del palazzo, avevano anche in parte impedito il propagarsi e il perdurare dell’incendio, impedendogli di raggiungere le temperature che avrebbero disgregato i muri.
Questo non aveva salvato l’interno.
Il calore aveva causato deformazioni plastiche agli elementi di metallo, alterandone forma e funzione. Le strutture indebolite non avevano più sorretto i carichi superiori, ed erano collassate su se stesse, facendo crollare tutto ciò che avevano sostenuto.

Ponteggi, travi e intelaiature smembrate coprivano il pavimento, rendendo quasi difficile camminare in alcuni punti.

Degli schermi televisivi che avevano riempito la sala principale, restavano ora solo involucri irriconoscibili che lasciavano fuoriuscire i loro intestini artificiali, matasse di fili e componenti interne prima liquefatti poi risolidificati in forme che sembravano volere copiare quelle organiche.

Una versione surreale di quella che era stata la loro casa, l’ultima volta in cui l’aveva vista, quando erano fuggiti dalla furia ottusa e lenta di un uomo che aveva creduto di trovare la pace con la distruzione cieca, con la forza applicata senza cognizione.

… aveva creduto che il fuoco li avrebbe gettati nel panico…

… pensando solo che essi erano vulnerabili alle fiamme… pensando che li avrebbe distrutti tutti…
Forse non pensando… perché non aveva valutato cosa era realmente un incendio, e quali le sue conseguenze.
Si era dimenticato che un vampiro poteva non respirare per ore, se occorreva, ed era immune a quasi tutti i veleni che attaccavano gli esseri umani… che il fumo non gli impediva l’orientamento, e che le reazioni più normali davanti al fuoco erano cercare di spegnerlo, o la fuga, certo non la paralisi. Soprattutto quando la via di fuga è davanti agli occhi.
Ma probabilmente questo non faceva parte dell’educazione dell’Osservatore. Molto più probabilmente, non ne faceva parte nemmeno la ragione…
Li aveva attaccati in piena notte, quando avevano tempo e modo di sfuggire alle fiamme, ed era anche entrato nell’edificio, intenzionato a sentire il sangue del suo nemico, come se solo uccidendolo con le proprie mani la vendetta avesse un senso, come se avesse senso solo applicata ora, e subito…
Così, era caduto sotto l’effetto dei vapori di acido cloridrico, fosgene e ammoniaca liberati dalla combustione di resine, materie plastiche e tessuti, soffocato dall’anidride carbonica e dal monossido di carbonio, stremato dal calore, accecato dal fumo, annegato nei fluidi e nel muco che gli intasavano i polmoni…

(Se solo avesse aspettato il mattino…)

Chissà se la cacciatrice aveva mai capito il perché lui era scoppiato a ridere, mentre lei era stata sul punto di ucciderlo…
Che l’errore di valutazione che aveva commesso (Stupido, quanto stupido. Potenzialmente fatale) era stato annullato da quello del suo avversario.

(Pensare che proprio colui che ti vuole morto con tutta la sua volontà, che si macera all’idea che sei ancora vivo, e libero, e consuma la sua esistenza a odiarti… che proprio la sua presenza, la stessa presenza che è stata quasi la tua morte, solo per il fatto di essere venuto qui… è stata contemporaneamente la tua salvezza… non è ironico?… non è ironico che sia stato lui, a salvarti la vita?)

Alla fine, il fabbricato era stato la sola vittima, fra loro.

(E non ne sento certo la mancanza…)

Lo aveva sempre detestato… questo squallido edificio privo d’aria e di luce, soffocato fra costruzioni altrettanto opprimenti.
Spike invece si sentiva a casa, qui. Se n’era andato solo per necessità, ma in qualche modo questa era sempre stata ‘casa sua’. Modellata sulla sua personalità. Sua per diritto di conquista, mentre il palazzo sulla collina era un luogo sgradevole, un territorio ostile.

Era il motivo per cui Angel aveva voluto cambiare abitazione, spostare il confronto in un ambiente a lui più congeniale. Soprattutto uno scelto da se stesso.

Era anche il motivo per cui Spike era poi tornato alla fabbrica, appena andato via dal palazzo.
Per quello, e perché in città non aveva altri posti dove andare, e altrove…

(Non aveva modo di raggiungere un ‘altrove’...)

Sunnydale era diventata una trappola mortale per Spike più che per chiunque altro, perché non era più solo una potenziale vittima casuale come tutti coloro che vivevano o capitavano qui.

I vampiri rimasti lo perseguitavano.
Non che lo stessero incolpando, naturalmente. Un concetto come la colpa era troppo vago e indistinto per avere una vera consistenza, ma quello di causa e azione era invece molto chiaro, così come era molto chiaro quello che Spike aveva fatto.
Aveva tentato, e aveva fallito, e nel suo fallimento aveva trascinato altri.
Quella era una cosa per cui non c’era comprensione.

E c’era la cacciatrice. Non si poteva esulare da lei, mai.
Stava cambiando.
Ora mirava talvolta a bersagli precisi, e da un po’ di tempo il suo comportamento lasciava intendere che stava puntando proprio a Spike, cercando il modo più sicuro per toglierlo di mezzo.

Spike l’aveva già sconfitta, e questo lei doveva ricordarlo bene.
L’ultima volta aveva cercato di prenderlo alle spalle, ma aveva fallito, e quella era una cosa che poteva funzionare una volta sola.
Così, aveva cercato di sfruttare altri mezzi… Meno diretti, ma non meno efficaci.

Stava imparando.
Imparava a conoscerli bene… Imparava i loro punti deboli, la loro forza, le fragilità intrinseche in ognuno di loro, imparava a conoscerli come individui…
Non si sarebbe meravigliato nello scoprire che li conosceva per nome.

(E’ così che muore, giorno per giorno… come ha detto Drusilla…)

Conoscere e dare nome alle cose è avere potere su di loro, e dare loro potere su se stessi, perché il potere è un legame, e i legami sono sempre, almeno un poco, reciproci.

Davanti a lui… c’era quello per cui Angel era venuto.

Non che avesse avuto bisogno di vedere. Vedere non avrebbe aggiunto nulla a quello che aveva saputo appena entrato nella fabbrica.
L’olfatto ha una dimensionalità temporale e quantitativa, oltre che spaziale e qualitativa. Dice quando è accaduto l’evento che ha dato origine all’informazione, in quale misura e per quanto tempo è perdurato, oltre che cosa è avvenuto, e dove.
In questo caso, la vista era più che altro un corollario estetico.

Passò la mano sulla parete, dove la superficie dei mattoni si era vetrificata per il calore, inglobando scorie che una volta raffreddate avevano formato volute e disegni bizzarri…
… coperti da schizzi di impalpabile cenere grigia… che era stata sangue…

Occorreva tempo, prima che accadesse. Ore, o giorni… a secondo delle condizioni. Il corpo si inceneriva istantaneamente nel momento della morte, calcinandosi del tutto, ma il sangue o una qualsiasi parte di tessuto separato da esso si polverizzava solo con la degradazione cellulare… e con una variabilità che dipendeva da troppi fattori, per poter essere sempre valutata.

Ma non erano stati vampiri, né uno dei naufraghi degli altri mondi approdati qui, e nemmeno la cacciatrice.
Una più comune forma di vita era arrivata prima.

Quando giravano in branco, gli umani potevano essere pericolosi anche per qualcuno in piena forma, figuriamoci per chi era nelle condizioni di Spike.
Erano davvero tanti, e dovevano essere stati sovraeccitati.
Il loro odore era contaminato da quello dell’alcol e da una sostanza chimica che mimava e alterava gli effetti dei neurotrasmettitori del sistema nervoso centrale.
Un miscuglio che Angel aveva percepito spesso, soprattutto fra gli individui appartenenti a gruppi che frequentavano abitualmente le discoteche, e che li rendeva aggressivi e violenti, oltre che inarrestabilmente vocalizzanti.

Niente sangue umano. Da nessuna parte.

Will non si era difeso.
Erano passati giorni da quando lo aveva allontanato da casa, e visto le condizioni in cui era quando si erano scontrati, in breve non doveva essere più stato in grado neanche di alzarsi in piedi.

L’effetto di quell’unione spaventosa… lo aveva sperimentato anche lui di persona… e il risultato del volerle resistere.
Era stato prosciugato di ogni forza. Per giorni interi non era quasi riuscito a muoversi, con un'apatia che aveva continuato ad accrescersi, invece di diminuire.

Ma lui aveva avuto Juliana, ad aiutarlo.
Dipendere da lei era stato imbarazzante, ma fondamentale. Gli aveva dato un margine di tempo per riprendersi, e un luogo sicuro.
Spike era solo, letteralmente abbandonato in terra incognita... e non poteva permettersi di stare male, nemmeno per brevissimo tempo.
Voleva dire non essere in grado di allontanarsi e raggiungere un territorio più tranquillo, né potersi difendere. Voleva dire non poter cacciare, e indebolirsi ulteriormente, fino ad entrare in un circolo vizioso da cui uscire da soli era difficilissimo.

La prima volta Spike si era ripreso in fretta. Molto più in fretta e molto meglio di lui. Ma stavolta il contraccolpo aveva investito William in pieno, mentre Angel era riuscito a schermarsi.

C’era anche un aggravante, per Spike. Qualunque fossero stati i motivi su cui si era fondato il legame che lo avevano unito a Drusilla, il legame esisteva, e non si poteva prescindere da esso, con tutto il suo carico di ricordi.
Quelli erano controllati, ma occorreva ‘volere’ controllarli, ‘volere’ riporli. Oppure rievocarli. Sempre, il ruolo principale lo giocava la volontà, e il fondamento del carattere di Spike era l’ostinazione, e l’ossessione. Oltre al masochismo.

(Che succede, quando la cosa che ti può distruggere coincide con la ragione del tuo essere?)

Poteva tornare e ritornare continuamente a quei momenti, a quegli eventi, a qualcosa che grazie alla memoria perfetta non sarebbe mai sbiadito, non si sarebbe mai attenuato.
Qualcosa che sarebbe sempre stato come vivere nel momento stesso in cui lo si ricordava, per tutte le volte che lo si ricordava, con la stessa intensità con cui era stato vissuto nella realtà.

Era pericoloso, perdersi nei ricordi.
Annegavano il presente.
Avvelenavano la mente, e l’effetto di un male della mente si rifletteva nel corpo con devastante rapidità.
Era la loro principale debolezza.
Non il Sole, che non era altro se non un limite fisico (nello stesso modo in cui un uomo non respira sott’acqua, ma non per questo gli uomini fuggono terrorizzati di fronte all’acqua, né sono ossessionati da questa incapacità), ma una profonda, invincibile fragilità, che li rendeva così vulnerabili alle loro paure, fino a fare si che le paure assumessero esistenza concreta.
Non avevano una grande capacità di astrazione, però la conseguenza era che se le fantasie erano sempre collegate alla realtà, valeva anche il contrario. Nessuna distinzione fra immaginazione e reale, e i riflussi dell’inconscio prendevano vita.

Erano così labili, i confini fra mente e corpo. Senza controllo si assottigliavano fino a sparire, ed il controllo… per Spike era sempre stato un problema.

Forse gli umani sarebbero tornati qui…
La loro presenza risaliva solo al giorno prima… poteva aspettarli. E se anche non fossero tornati, poteva trovarli…

… e, secondo quello che era considerato il comportamento corretto e conveniente, far scontare il delitto di avere osato toccare il suo sangue, la sua famiglia…

(Quello che ha fatto Darla per me...)

… aspettarli, o cercarli…
… e forse doverli rendere coscienti… snebbiare le loro menti da ogni possibile effetto da stupefacente… fare in modo che non lo confondessero con le allucinazioni in cui galleggiavano…

(Voglio farlo?)

La vendetta non aveva niente a che fare con chi era morto, né su chi era eseguita.
La vendetta era solo a beneficio di chi l’applicava…
Darla doveva avere sofferto la sua perdita, o non avrebbe cercato sollievo nella vendetta…

(Non è come quando è morta Juliana…)

Quella volta l’aveva cercata, la vendetta.

(E non ho mai trovato chi l’ha uccisa… Non ho mai saputo neanche dove è morta…)

Adesso aveva ‘chi’, ma mancava il motivo.

(Non serve a niente…)

… non c’era niente da dovere essere lenito con la morte di qualche animale che forse non si sarebbe neanche accorto di essere braccato e fatto a pezzi…

Non sarebbe cambiato il fatto che aveva saputo cosa sarebbe successo, lasciando qualcuno solo in simili condizioni, in un simile luogo…
Che la scelta data a Spike non era fra la resa e la rovina, ma fra due diverse forme di distruzione.

In fondo, questo era solo parte di un’azione iniziata anni prima, quando aveva diretto la cacciatrice sul sentiero della sua famiglia…
Allora lo aveva fatto solo perché aveva creduto che quell’ingombrante presenza poteva essere una concreta minaccia alla sua vita.
E lo era, infatti…
Una minaccia con molti aspetti diversi, anche se poi, alla fine, sempre la stessa.

(Conoscere qualcuno è dargli potere su di te…)

Era libero, ora. Da quelle oppressive esistenza che, volente o meno, influenzavano e limitavano la sua.

Inutile restare qui.
A casa qualcuno aspettava di risvegliarsi.
Non sarebbe rimasto solo a lungo.

Meglio godersi la pace, finché durava.


 
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