Aeroporto di Sunnydale. Il giorno successivo.
L’aeroporto era poco distante dalla cittadina, forse dieci minuti in macchina, e piccolo come la stessa Sunnydale. Ad una sola pista, veniva utilizzato principalmente come raccordo con l’aeroporto internazionale di Los Angeles, o come punto di partenza per charter.
I tavoli dell’unica tavola calda aperta non-stop, erano affollati di passeggeri appena arrivati da Chigaco e da altri che aspettavano la chiamata del loro volo, chi impaziente, chi annoiato. Il vocio contenuto del locale era un piacevole ronzio di sottofondo a cui si mischiavano il rumore di posate e tazze che sbattevano. Ad uno dei tavolini sedeva Tara, sola, senza un evidente bagaglio a parte la sua borsa.
L’altoparlante comunicò l’avvenuto atterraggio del volo proveniente da New York, i cui passeggeri sarebbero usciti dal cancello 3. Tara prese distrattamente il segnalibro che aveva poggiato a fianco e lo inserì nel libro che stava leggendo, per poi chiuderlo e sistemarlo meticolosamente sul piano di plastica del tavolo.
La bionda prese fra le mani la tazza di tè, che aveva lasciato freddare negli ultimi minuti, cominciando a sorseggiarla mentre osservava con più attenzione la folla che la circondava. C’erano un paio di famiglie con bagagli al seguito che superarono la tavola calda senza entrarci, un indaffarato uomo d’affari con la cravatta allentata che imprecando si stava dirigendo verso l’uscita, urtando altre persone nella fretta di raggiungerla. La moltitudine di normali uomini e donne che passano in un aeroporto od una stazione, ognuno preso nella propria vita.
-E’ molto che aspetti?
Chiese Faith mentre si sedeva sulla panca dall’altro lato del tavolo, buttando la borsa nera che portava a tracolla, tutto il suo bagaglio, per terra, posizionandola fra le sue gambe.
-Una ventina di minuti.
-Mi dispiace che il volo abbia fatto tardi.
Tara si limitò a scrollare le spalle indicando il libro con un gesto della mano. Non era mai stata una persona impaziente. Fissò negli occhi la cacciatrice e si sorprese nel trovarla stanca, ma del resto negli ultimi giorni aveva viaggiato molto e doveva ancora abituarsi al nuovo fuso orario.
-Tutto bene?
Il tono di voce era cortese e tranquillo, Tara non aveva bisogno di una lunga ed articolata risposta.
-Volo piacevole e viaggio proficuo.
La cameriera si avvicinò chiedendo cosa volessero. Faith ordinò un panino ed un caffè mentre con lo sguardo controllava discretamente gli altri clienti della tavola calda. Non trovò alcun individuo sospetto ma aspettò che la cameriera si allontanasse per ricominciare a parlare.
-Ho un nuovo lavoro. Per certi aspetti migliore di quello precedente, forse più pericoloso a lungo termine. Poi ti spiego meglio.
Tara annuì senza fare domande. La loro amicizia funzionava anche per questo, perché nessuna delle due metteva pressione sull’altra facendo domande inutili o irritanti. In un certi aspetti lei e Faith erano molto simili, molto più di quanto tanti riuscissero a capire.
-Qui come va? Ci sono apocalissi questa settimana?
Il tono era leggero e così quello della risposta.
-Niente del genere. Un demone acquatico, di cui non ti dico neanche il nome tanto non lo riusciresti a pronunciare.
Faith fece finta di rabbuiarsi, offesa, per poi sorridere apertamente.
-Hai perfettamente ragione, anche se sono molto più brava di B con i nomi.
La cameriera tornò portando quello che Faith aveva ordinato. Poco elegantemente la cacciatrice si buttò sul panino, finendolo in meno di un minuto.
-Immagino ti abbiano già detto che sei un pozzo senza fondo.
La mora annuì mentre cominciava a sorseggiare la tazza di caffè con più lentezza.
-E’ la verità, ma del resto sugli aerei si mangia da schifo. Lo dovresti sapere.
Chiacchierarono del più e del meno per qualche altro minuto mentre entrambe finivano le loro tazze. Faith aggiornò Tara sulle ultime novità, confermando che il tempo in Inghilterra continuava a fare schifo. Finito il caffè, senza smettere di parlare la mora estrasse il portafoglio e lasciò venti dollari sul tavolo, più che abbastanza per pagare il suo conto e quello di Tara. Poi si alzò dal tavolo, rimettendosi in spalla la sacca nera.
-Ho la moto parcheggiata nel deposito sorvegliato. Ti do un passaggio a casa. Oppure puoi fermarti a cenare da me anche se sono le – Faith guardò l’orologio facendo un rapido calcolo, l’orario che segnava era ancora quello di Londra. –undici di sera. E’ una vita che non ceniamo assieme.
Vedendo l’aria scettica di Tara, Faith continuò a parlare.
-Per quanto riguarda la moto ho un casco in più, non ti preoccupare. E per la cena ho qualcosa di commestibile in casa. Niente hamburger promesso.
La strega annuì, un po’ più convinta dall’idea, si alzò dal tavolo prendendo il libro sbrigandosi a raggiungere la cacciatrice che era già uscita dal locale.
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