Alex, a terra, per la prima volta da quando aveva memoria, desiderò sul serio essere morta. Avrebbe voluto che Rodolphus tornasse e continuasse le sue efficaci e micidiali torture fino a quando non fosse morta. Non gli mancava molto. Le aveva spezzato il braccio destro, e il polso e le falangi di quella mano, rendendole impossibile impugnare qualunque cosa per difendersi. Con accurata precisione poi aveva cercato i suoi punti nevralgici facendola urlare di dolore come mai aveva fatto in tutta la sua vita, divertendo sua moglie alla follia. Questo in aggiunta alle maledizioni che le aveva scagliato prima, dopo, e durante. Dopo le innumerevoli battaglie in cui era stata coinvolta, il suo corpo era una cartina geografica, a causa delle ferite e degli aguzzini che avevano cercato di farla parlare. Tutti dilettanti però, al cospetto di suo cognato…
“Alexandra, mia cara… tutto bene?”
Di nuovo Lucius.
Alex con fatica sollevò lo sguardo. Con un moto di rabbia e odio, si rese conto che l’uomo impugnava la sua satana, e la stava ammirando con fare da intenditore.
“Un’arma notevole, Alexandra. Veramente notevole.”
“Non la toccare, figlio di puttana!”
“Altrimenti? Rimetterai in piedi quell’ammasso di ossa rotte e doloranti e cercherai di uccidermi? Hai perso. È ora che finalmente tu te ne renda conto.”
“Giuro sulla mia vita… rimpiangerai amaramente di avermi conosciuto.”
“Non scommettere cose che stai per perdere. Sai, non sono l’unico tra i presenti ad avere conti in sospeso con te.”
“Oh, ma quanto siamo magnanimi… Ragnor ti ha implorato di essere lui a uccidermi e tu lo hai accontentato? Oppure sarà la cara Narcissa?”
“Per quanto sarebbe giusto che fosse la tua famiglia a levarti di mezzo…”
“Voi non siete la mia famiglia, non lo siete mai stati… neanche quando non avevate nessun motivo per odiarmi…”
“Hai sempre disprezzato quello che avevi, Alexandra, ora stai solo pagando il conto di quanto hai fatto. E prima di dire che la tua famiglia è marcia alle fondamenta, ricordati che ne fai parte anche tu.”
“Me lo ricorderò. Tu ricordati però che non sei l’Oscuro Signore, sei solo uno dei suoi schiavi. Valente, rispettato, pericoloso, ma solo uno schiavo!”
Lucius le sferrò un calcio potentissimo contro le costole. Alex urlò di dolore, ma senza mai smettere di fissarlo. Anzi, le era tornata quell’aria ironica che aveva sempre.
“Che c’è, la verità fa male?”
“Ti assicuro, quello che capiterà ora farà molto più male. E poi sai che succederà? Il mio padrone ti riporterà in vita il tempo necessario a estrapolare dalla tua testa tutti i tuoi ricordi inerenti a Silente e alle tue missioni, e poi sferreremo un attacco ai tuoi amati compagni di lotta. Vinceremo la guerra, decimeremo gli Auror, e sarà solo merito tuo.”
“Non sarai lì a vederlo, Lucius … È una promessa.”
Se Lucius aveva intenzione di colpirla un’altra volta, Alex non lo scoprì mai. Ragnor fece il suo ingresso nella segreta, e sembrava estremamente felice di quel che vedeva.
“Non deludermi una seconda volta.”
“Non è una ragazzina di diciotto anni nel pieno delle forze, è solo una donna in fin di vita. Sarà una passeggiata di salute mio signore…”
Lucius si avvicinò alla porta per uscire.
“Non pensavo te ne saresti andato. Credevo ti piacesse guardare.”
“Non questa volta. Ci sono cose più importanti da fare che assistere alla morte di una come te.”
E con quelle parole, chiuse la porta dietro di sé.
Ragnor ne uscì dieci minuti più tardi, con la bocca ancora grondante sangue.
“Una cosa che aspettavo da tutta la vita, mio signore. Grazie per avermela concessa…”
“Voglio vedere il cadavere.”
Ragnor si inchinò mentre Lucius passava avanti a lui e rientrava nella cella. Alex era riversa a terra con una ferita sul collo che continuava a versare sangue. Gli occhi spalancati di Alexandra testimoniavano che se n’era andata.
“Ah, Alexandra… un vero spreco. Avresti dovuto accettare la mia offerta. Questo cadavere verrà via con noi. Sarà un dono per il mio Oscuro Signore.”
“Come desiderate, mio signore…”
Lucius si diresse di nuovo fuori dalla cella, e raggiunse gli altri per comunicare loro la notizia.
Quello che vide lo lasciò di stucco.
I vampiri, gli stessi che avevano appena suggellato con lui e gli altri Mangiamorte un’alleanza, stavano attaccando i suoi compagni. E insieme a loro, c’erano gli Auror. La divisa nera e argento, identica a quella della sua ormai defunta cognata… la Legione Felix, l’èlite degli Auror, una via di mezzo tra dei soldati e degli agenti segreti.
Il suo primo pensiero fu per Narcissa. Doveva trovarla assolutamente, e riuscì a farlo in tempo per uccidere un vampiro che stava per mordere sua moglie.
“Narcissa, tutto bene?”
Narcissa lo abbracciò stringendosi a lui, chiaramente terrorizzata.
“Ma che diavolo sta succedendo?”
“Non lo so. Narcissa, vattene. Ti raggiungerò appena possibile.”
“Ma io… No! Resto con te!”
“Adesso basta. In fondo alla sala c’e un passaggio segreto, si aprirà girando il candelabro e ti porterà furori dalle mura. Smaterializzati e va via! Presto!”
Narcissa ubbidì a malincuore. Lucius, osservandola svanire, ebbe per la prima volta il timore che quelli che aveva ritenuto solo i vaneggiamenti di una moribonda fossero in realtà…
D’un tratto, gli tornò in mente una sera, di molti anni prima. Una di quelle sere che lui e Alex passavano insieme. Una partita a scacchi, giocata con grande perizia da entrambi. Alex era sul punto di ricevere scacco matto, quando con una mossa aveva ribaltato la situazione e aveva vinto. Lo aveva ingannato e attirato nella sua trappola, e lui non l’aveva nemmeno sospettato.
Non è possibile, si diceva mentre combatteva contro gli Auror, è morta, l’ho vista con i miei occhi…
“Sorpresa. Crucio!”
Prima che Lucius potesse riprendere in mano la bacchetta magica, che gli era sfuggita di mano, Alexandra la spezzò in due con il tacco dello stivale.
“Ops. Che sbadata. Stupeficium!”
“Comandante Black!”
Alex si voltò e vide uno dei suoi ex compagni venire verso di lei. Alex avrebbe voluto ricordargli che non lo era più da nove mesi, ma lasciò correre.
“Berger, chiama Hawke e Truman e occupatevi di questo qui. Gli altri?”
“Abbiamo preso Tiger e Nott. Avery è morto. I Lestrange e Minus sono scomparsi come la Malfoy…”
“Li cerco io. Non fatevi scappare nessun altro.”
“Sì, signora.”
Bellatrix è il punto debole di Rodolphus, e viceversa, ripensò Alexandra correndo verso la direzione dove li avevano visti l’ultima volta. Minus era ancora lì nei dintorni, e nel vederla arrivare non tentò nemmeno di combattere. Correva incespicando nel corridoio, ansimando per lo sforzo e per la paura. Alexandra, per contro, camminava con studiata lentezza. Tanto la sua preda non sarebbe scappata. Poi, un grido strozzato, e silenzio. Solo il rumore dei suoi passi. Arrivata alla fine del corridoio, vide cos’era successo.
“Sei veramente un emerito coglione, Peter. Proprio come a Hogwarts” commentò osservando il cadavere dell’uomo sotto di lei. Era così intento a guardarsi le spalle, che non si era accorto delle scale che scendevano, e aveva inciampato, rotolando per le scale e rompendosi l’osso del collo. Una morte stupida per un uomo stupido. Alexandra scese le scale, scavalcando il grassone morto, e continuò a scendere. C’era un rumore soffocato, come di qualcuno che piangeva e si lamentava. Un uomo.
Rodolphus?
Alex affrettò il passo. Se era lui, forse Bellatrix era già morta.
Era arrivata alla fine della scalinata, in una sala di pietra. C’era un unico punto di luce, rappresentato da un altro specchio. Presso lo specchio, un Rodolphus distrutto dal dolore e completamente fuori di sé, cullava il corpo senza vita di sua moglie.
Alex strinse più forte la bacchetta e si avvicinò lentamente. Rodolphus continuava a cullare Bellatrix e a piangere silenziosamente, con il viso rigato si lacrime e lo sguardo perso nel vuoto. Quando fu a pochi passi da lui finalmente comprese. E questa sua illuminazione coincise con la morte di Rodolphus. Da una delle mani cadde a terra una fialetta vuota, che rotolò fino ai piedi di Alex, che si chinò a prenderla. Arsenico.
“Non potevi pensare alla tua vita senza questa pazza fanatica, eh Rod?” sussurrò Alexandra, chiudendo con la mano gli occhi del cognato, rimasti spalancati.
"Che gesto stupido."
Alex poi si alzò e ritornò dagli altri Auror.
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