Gli studenti si facevano da parte mentre passava nel corridoio, con la paura che se non l’avessero fatto Hermione li avrebbe travolti. L’avevano già vista arrabbiata, ma mai così fuori di sé, e facevano fatica a riconoscere in lei la stessa persona che quando poteva cercava di dare loro una mano con la materia. Anche Hermione comunque non si riconosceva. Doveva essere un ben strano spettacolo, vestita con una maglietta e i pantaloni di una tuta, scarmigliata e con la guancia arrossata, e un’aria che prometteva guai grossi per chiunque fosse il responsabile di tale ira. Marciò a passo di carica fino al gargoyle che faceva la guardia all’ufficio di Silente, e mormorata la parola d’ordine sparì su per le scale.
“Silente! Devo parlarle!” disse a voce alta appena entrata, ma l’ufficio sembrava deserto. Hermione lo percorse con lo sguardo, ma a parte la fenice Fanny e lei non c’era nessuno.
“Perfetto. Davvero perfetto” borbottò Hermione lasciandosi cadere su una poltrona e preparandosi all’attesa. Non fu un’attesa lunga, perché dopo dieci minuti sentì i passi di qualcuno su per le scale. Hermione si alzò appena vide il Preside di Hogwarts entrare nel suo ufficio. Silente sorrise alla ragazza, e le fece cenno di avvicinarsi alla sua scrivania.
“Credo di sapere perché sei qui. Ho appena finito di parlare con Severus, che mi ha dato la sua versione. Ora vorrei la tua, se non ti dispiace.”
“Affatto. Pratico le arti marziali da un paio d’anni, e talvolta mi capita di allenarmi con delle armi bianche. Non ho mai fatto del male a me stessa o a nessun altro con quei sai. Ma rimane il fatto che la reazione del professor Piton è stata eccessiva e fuoriluogo. Mi ha aggredito, mi ha tirato un ceffone da farmi finire a terra, e mi ha preso le mie armi, che tra l’altro rimangono un ricordo del Giappone e gradirei riavere indietro. Le versioni collimano?”
“Completamente.”
“Perché mi ha aggredito, professore? Non aveva nessun motivo!” domandò Hermione.
Per un istante le sembrò che Silente fosse sul punto di dire qualcosa, poi ritornò alla sua solita espressione serena.
“Nel passato di Severus, Hermione, ci sono molte ombre, alcune di queste molto dolorose… e di queste, una parte sono legate a quelle due armi.”
“Che intende?” lo incalzò Hermione, incuriosita, ma Silente non rispose alla sua domanda. Le disse che non aveva il diritto di parlare di certe cose, e che se Severus avrebbe voluto sarebbe stato lui a parlarne con lei. Hermione chiese allora che convincesse Severus a ridarle i sai, ma Silente disse che sicuramente sarebbe bastato che parlasse con il professore.
Certo, avrebbe voluto rispondere a Silente, e io sono Minerva MacGranitt. Lungi da lei dare ragione a dei Serpeverde, ma la demenza senile di Silente stava veramente diventando difficile da non notare.
E va bene. Voleva dire che lo avrebbe scoperto da sola. Aveva ancora sette mesi di tempo di fronte a lei, prima della fine del tirocinio e della laurea, e sarebbe venuta a capo della faccenda, oltre a riprendersi i sai che Piton non sembrava intenzionato a restituirle!
L’atmosfera durante le lezioni era cambiata. Piton non sembrava più interessato a farle la guerra o a rivolgerle frecciate o insulti. Anzi, eccetto alle lezioni, non le parlava e la ignorava completamente, come se non esistesse neanche. Le richieste di riavere i pugnali caddero tutte nel vuoto, e questo spinse Hermione a cercare di introdursi nelle sue stanze e nel laboratorio quando lui non c’era. Inutile dire che cercare di forzare una camera di sicurezza alla Gringott sarebbe stato più facile. Quell’uomo proteggeva la sua privacy come se ne andasse della sua vita stessa.
Vedendo che nessun tentativo andava in porto, decise di imparare da lui. E attese. I mesi passarono, arrivò giugno e l’estate, e gli studenti se ne andarono a casa. La sera stessa, i professori andarono a Hogsmeade per festeggiare la fine dell’anno scolastico, e lei disse che sarebbe andata a Londra da Madeline. Tutti uscirono, lei compresa, ma si nascose appena arrivata alla stazione e ritornò al castello. Si diresse a passo di carica al laboratorio, dove i sigilli a porta, bauli e cassetti erano più facili da rompere, e iniziò a cercare. Fu chiaro fin dal principio che quel che cercava non era lì, ed Hermione trattenne un gesto di stizza. Se non erano lì, allora erano nelle stanze del professore. Guardò l’orologio. Erano le sette. La cena era per le sette e trenta, e sarebbe durata all’incirca fino alle dieci, le undici se la compagnia al pub era allegra. Aveva tempo.
Le stanze del professor Piton erano spoglie come se le era sempre immaginate. Un letto, un paio di mobili, un armadio, una piccola libreria. Non c’erano arazzi, fotografie, o qualsiasi altra cosa che potesse dare alla stanza un aspetto più caldo o accogliente. Aveva impiegato più del previsto a forzare i sigilli della porta, ora doveva darsi una mossa con gli altri e trovare in fretta quel che cercava.
Si armò di pazienza e tenacia, e spezzò tutti i sigilli che le restavano. Arrivata ad un mobile vicino alla porta, si rese conto che la protezione era molto più forte. Probabilmente quel che cercava era proprio lì.
Forzati dopo un’ora i sigilli, e ormai pericolosamente vicina all’orario probabile di ritorno dei professori, Hermione iniziò a frugare con ansia alla ricerca dei sai. Al terzo tentativo li trovò, ma trovò anche altro. Fotografie. Montagne di fotografie che ritraevano due giovani ragazze dall’apparente età di sedici anni. Entrambe avevano i capelli neri, e una divisa di Serpeverde, ma mentre la più alta aveva gli occhi verdi, la seconda li aveva neri. Sul retro della fotografia c’erano due nomi: Chloris, e Annabeth. Le due erano ritratte in varie occasioni, spesso insieme: sui prati con altri amici, vicino al lago, alle partite di Quidditch. Assieme ad Annabeth c’era talvolta un ragazzo dai capelli chiarissimi, che con un brivido Hermione riconobbe come Lucius Malfoy, e una biondina dall’aria esile, senza dubbio Narcissa. Altre volte, più raramente, compariva un altro ragazzo biondo ma con gli occhi verdi, di cui il nome era stato cancellato più volte. Alla fine trovò anche altre foto di Chloris – di cui una insieme a Lucius Malfoy, mentre ghignavano soddisfatti mostrando i loro distintivi di Caposcuola – dov’era ritratta insieme ad un ragazzo magro e con i capelli scuri, e poi una di quelle che dovevano essere foto del suo matrimonio. Le venne un colpo quando vide lo sposo.
Da un baratro largo decenni, le sorrideva un Severus Piton più giovane e all’apparenza felice, che teneva sottobraccio Chloris, vestita da sposa, e anche lei raggiante.
Piton sposato?
Hermione riguardò la foto più volte, perché non riusciva a crederci. E dov’era questa moglie, considerato che non si era mai vista neanche una volta? Che si fossero lasciati?
Continuando a guardare le immagini, vide un’altra fotografia di matrimonio. Stavolta erano Annabeth e il ragazzo biondo a sposarsi, con a fianco da un lato Severus e Lucius, e dall’altro Chloris e Narcissa. Un’altra occhiata all’orologio, ed Hermione decise di scappare via. Farsi beccare era l’ultima cosa che voleva. Rimise a posto tutte le fotografie, e presi i pugnali usci dalla stanza, felice di aver fatto tutto senza…
“Hai trovato quel che cercavi, Hermione?” mormorò freddamente Severus uscendo dall’ombra e facendo sobbalzare Hermione.
“Se vuole saperlo, sì” rispose Hermione, con lo stesso tono. Non sarebbe riuscito a farla sentire in colpa.
“Bene” continuò Piton. “In tal caso niente ti trattiene qui a Hogwarts.”
“Cosa? Ma…”
“Non un'altra parola, miss Granger. Prenderai il treno del mattino per Londra, e non ti farai mai più vedere qui. Non dirò niente ad Anara, perché quella donna mi costringerebbe a riprenderti fino a ottobre prossimo, ma non voglio mai più rivedere la tua faccia da ora in avanti. E ora vattene, sparisci dalla mia vista.”
Piton poi passò oltre Hermione, immobile e in silenzio, e chiuse con forza la porta alle sue spalle.
***
Quando Madeline andò ad aprire la porta del suo appartamento di Fulham, prima si controllò minuziosamente allo specchio per controllare capelli, trucco e vestito. Dall’altra parte doveva esserci il ragazzo con cui doveva uscire a pranzo, uno che aveva rimorchiato nel campus di Inis Witrin…
Invece sbarrò gli occhi incredula. Di fronte a lei c’era Hermione, con i bagagli ai piedi.
“Non mi va di affrontare i miei. Posso stare da te per un po’?”
Maddy, riavutasi dal piccolo shock, prese i bagagli e la fece entrare in casa “Neanche da chiedere. Ma tu non eri a Hogwarts?”
“Appunto” rispose Hermione, sedendosi sul divano. “Ero. Piton mi ha cacciata.”
“Cosa?” ripeté Madeline sedendosi vicino a Hermione. “Perché?”
Hermione allora fornì una versione dettagliata dei fatti, e aspettò che Madeline fornisse la sua opinione.
“Quello è pazzo. Non doveva aggredirti, primo. E secondo, non sei una ragazzina minorenne che non può possedere armi. Hai fatto bene a riprenderteli, anche se facevi ancora meglio a non farti beccare.”
“Questo lo so anch’io! Comunque ha detto che pur di non vedermi più non dirà niente ad Anara…”
“E ti lamenti? Chiudi il tirocinio con tre mesi di anticipo!”
“No che non mi lamento, nove mesi sono più che sufficienti, e ho più tempo per studiare per l’abilitazione così. È solo che mi scoccia parecchio il modo in cui mi ha trattata. Giuro, quello prima o poi me la paga.”
“In attesa di quello… riprendiamo da dove abbiamo lasciato?”
“Maddy… ma tu non dovresti lavorare?”
“Lavorare?” disse Madeline a metà tra il divertito e lo scandalizzato. “Se devo… ma vedere di cosa sono capaci di sborsare i miei pur di vedermi il meno possibile mi da una soddisfazione che non ti dico. Ho casa nei quartieri alti, un bel po’ di quattrini, e me la godo. Invece credo che tornerò all’università. Magari inizierò a studiare Difesa contro le Arti Oscure, giusto per fargli venire un altro colpetto al cuore e intascarmi la mia fetta d’eredità.”
“Io invece pensavo di fare un dottorato, iniziare a fare ricerca.”
“Sì, ti ci vedo. Ma fino ad allora…”
“C’è l’abilitazione. Devo studiare.”
“Ti prego, non mi dire che è bastato meno di un anno per…”
“A Hogsmeade ci sono solo il pub di Madama Rosmerta, una sala da te kitsch, e la Testa di Porco, non è che potevo pretendere.”
“Domani si va a Diagon Alley a far spese, e poi a farci un paio di birre?”
“Ci sto.”
“Tu non ti chiuderai in libreria appena arrivate, vero?”
“Giuro.”
Madeline ne dubitava fortemente, ed Hermione gli disse che invece quel giorno non sarebbe nemmeno entrata in libreria.
Infatti iniziò il giro dei negozi magici con Maddy iniziando da quello di Madama McClan. Poi dalla vetrina del Ghirigoro vide occhieggiare un testo di Antiche Rune per cui avrebbe ucciso. No, non doveva. Aveva giurato di non entrare là dentro. Ma, pensò mordicchiandosi il labbro inferiore e lanciando occhiate cariche di desiderio alla vetrina, e lanciandone altre a Maddy che stava provando un vestito, entrare solo per chiedere al proprietario di mettergliene da parte una copia non voleva dire rompere il giuramento…
Madeline, non trovando Hermione nel salottino di prova, mise fuori la testa dal negozio della sarta giusto in tempo per vedere sparire Hermione dentro il Ghirigoro. Scosse la testa e ritornò dentro a finire di provare i suoi vestiti. Nel tempo in cui Madeline si rifece il guardaroba, comprò una bacchetta nuova, fece un salto a Nocturn Alley da Sinister per vendergli un paio di oggetti magici, acquistò un paio di pozioni proibite, e ritornò a Diagon Alley per visitare altri negozi, lei era ancora immersa tra i libri ed era riuscita a spendere una cifra pari a quella spesa da Madeline fino a quel momento.
“Bene” disse al commesso che la stava seguendo “Un altro paio di libri e possiamo dire di aver finito.”
“Miss, è certa di…?”
“Di poter pagare o di essere in grado di portarli via?”
“Entrambe le cose, miss. A cosa pensava, comunque? Ha preso testi di Incantesimi, Trasfigurazione, Antiche Rune, Pozioni… Posso suggerire Erbologia?”
“Testi sui veleni mistici, ne avete?”
“V-Veleni? Al piano di sopra, miss. Vuole che l’accompagni?”
“No” sorrise Hermione declinando l’offerta, e facendo fare al commesso un enorme respiro di sollievo. “Per un paio di libri posso sbrigarmela. Ho già in mente gli autori che mi interessano. Intanto lei può andare a iniziare a preparare il mio conto…”
“Come desidera, miss. Allora la attenderò alla cassa.”
Hermione salì per la stretta scala di legno a chiocciola, e arrivò in una sala piuttosto polverosa e deserta. I libri di quel posto non erano molto richiesti, ed Hermione sapeva anche perché. Era la sezione dei libri di arti oscure. Solo pochissimi maghi e gli Auror entravano lì a comprare, e due volte su tre i maghi che compravamo, e che non erano Auror, si rivelavano essere…
“Ci si rivede, Granger.”
Per una frazione di secondo Hermione pensò se per caso aveva qualche facoltà evocativa. Poi cambiò idea e pensò che doveva essere semplicemente sfortuna.
“Ciao, Malfoy. Quanto tempo” disse voltandosi e sorridendogli un po’ forzatamente.
“Già. Da San Francisco” disse con tono calmo, mentre si avvicinava sempre di più. Hermione inconsciamente indietreggiò di un passo.
“Forse sei abituata a trattare con quel mentecatto di Weasley… o di Potter… ma ti assicuro, a me non è piaciuto per niente il nostro ultimo incontro.”
“Oh, poverino. Sono stata un’insensibile. Ma se non mi sbaglio, non sono io quello che è venuto al locale con una, ed è finito in un vicolo con un’altra ragazza. Non è bello sentirsi usati… ti ho solo ripagato con la tua stessa moneta. E ora se non ti dispiace” disse afferrando i due libri che cercava (fortunosamente vicini) “ho un commesso che mi aspetta con il resto dei miei libri.”
Draco invece l’afferrò per il braccio, fermandola “Non ti illudere che finisca qui.”
“Torna dalla tua sgualdrina, e lasciami in pace!” sibilò Hermione divincolandosi con uno strattone. Poi scese per la scala, e si diresse alla cassa. Uscì dal negozio a passo di carica, quasi avesse paura che Draco la inseguisse… ma non era nel suo stile. Non l’aveva mai inseguita. Tanto sembrava sapesse che sarebbe comunque rientrata nella sua vita, prima o poi.
Basta, aveva bisogno di andare nell’unico posto dove riusciva a pensare e rilassarsi.
“Ciao! Mi domandavo quando saresti venuta! Svaligiata l’ennesima libreria?” disse una ragazza mora dietro al bancone della caffetteria preferita di Hermione.
“No. Ma solo per carenza di fondi. ” rispose Hermione sorridendo alla ragazza, che si chiamava Anne.
“Il solito?”
“Fammene due, ho bisogno di caffeina.”
Anne diede un’occhiata alla sua cliente preferita, e tacque il fatto che quel che prendeva di solito Hermione era forte, nero, e di norma già doppio di suo.
“Arriva. Esame che si avvicina?”
“Non me ne parlare…” rispose Hermione avvicinandosi all’unico tavolo libero. L’altro lato del tavolo era occupato da qualcuno che stava leggendo il giornale, ed era completamente nascosto. Di fronte a lui c’erano due tazze vuote, e un piattino vuoto indicava che se ne stava bevendo una terza. Un altro caffeinodipendente come lei.
Mentre aspettava Anne e i suoi caffé, giusto per dimostrarsi di non essere poi così secchiona, prese da una delle borse una copia di Cosmopolitan Witch, stregata per sembrare una copia dell’omonima rivista babbana, e iniziò a leggere.
Anne arrivò poco dopo. Diede un’occhiata alla rivista di Hermione, e commentò che se lei si dava alle letture frivole, allora il mondo poteva andare fuori asse e smettere di girare.
“Non ti pago per sentire certi commenti!”
“Non ti preoccupare. Te li do gratis da quando avevamo cinque anni e giocavamo con le bambole.”
Hermione le lanciò un’occhiata scocciata, ed Anne sorridendo se ne tornò al lavoro. Prese la sua tazza di caffé, annusando il profumo della sua miscela preferita, e ne mandò giù una bella sorsata assaporandone il gusto. Quand’è che era diventata tanto dipendente dal caffé? Intorno ai diciassette anni? Non ricordava più. Ma non ricordava neanche l’ultima volta che era stata senza bere le sue solite quattro tazze mattutine.
Ricominciò a leggere la rivista, buttando ogni tanto l’occhio sulla persona di fronte a lei. Ad un occhiata più attenta si rese conto che quel che le era sembrato il Times, era il Daily Prophet stregato per sembrare tale. E quando vide la mano che sporgeva per prendere la tazza di caffé, fu certa che qualcuno lassù volesse veramente divertirsi alle sue spalle. Portava un familiare anello d’argento, con un’altrettanto familiare forma a serpente e un familiarissimo smeraldo tra le fauci. Quella mano, tra le altre cose, era quella che l’aveva afferrata per un braccio poche ore prima.
“Qui si rasenta l’assurdo…” mormorò Hermione sporgendosi a tirare giù il giornale per vedere la faccia di chi aveva davanti, come se avesse avuto bisogno di conferme.
“Non è vero. Cos’è, mi stai seguendo?”
“Mi dispiace dare un colpo al tuo enorme ego, Granger, ma esistono ancora le coincidenze” rispose Draco, imperturbabile.
“Coincidenze? Mi prendi per stupida?”
“Tu credi solo se vedi, eh? Anne!”
Anne riemerse da sotto il bancone, e sotto lo sguardo stupefatto di Hermione sorrise a Draco “Se è per servirtene un altro, bello mio, sognatelo. Quello che hai in mano è il quinto, e siamo solo alle dieci.”
“Detto da una che vende caffé per vivere mi suona assurdo.”
“Diciamo, Draco, che sono più affezionata alle mance che lasci, che a te.”
“Anne, mi ferisci al cuore così…”
Anne sorrise dell’espressione di Draco e lo mandò al diavolo, e poi ritornò sotto il bancone. Draco si voltò verso Hermione, ancora incredula.
“Cos’è, sconvolta di vedermi in una caffetteria babbana? Non hai mai provato a bere il caffé che fanno nei locali magici, allora.”
“Anne! Da quant’è che lo conosci?” domandò Hermione all’amica, che riemerse per la seconda volta dal bancone.
“Mettetevi d’accordo, voi due! Boh, saranno due anni. Dico giusto?” domandò poi a Draco.
“E mezzo. Due anni e mezzo.”
“E da allora gli servo in media sette caffé al giorno. Più o meno come a te quando sei sul suolo britannico. Sì, arrivo, un momento…”
Anne andò a servire altri clienti. Hermione si voltò di nuovo a guardare Draco, profondamente divertito dalla situazione e dall’aria tra lo sconvolto e l’irritato che aveva la ragazza di fronte a lei.
“E adesso che vuoi?”
“Non saprei… delle scuse per come mi hai aggredito?”
“Neanche morta!”
“Un po’ di maniere, Granger. Non sei affatto gentile.”
Dio quanto odiava quell’aria tronfia. Avrebbe dato qualunque cosa per un appiglio, uno solo, per poter girare la situazione. Non trovandone, tanto valeva incassare la sconfitta e alzare le tende.
“Con te non mi interessa esserlo, Malfoy, qualsiasi cosa ci possa essere stata prima” disse Hermione prendendo le borse e facendo per andarsene. Passandogli accanto, vide che Draco aveva dentro le pagine del giornale un’altra rivista più piccola. Buttando l’occhio, vide l’immagine di una strega piuttosto svestita che si muoveva ammiccante.
“E comunque” rispose con un sorriso malizioso, indicando la rivista “Non vorrei disturbare la tua lettura. Vedo che è un testo molto impegnato…”
Hermione mosse una mano in segno di saluto e uscì dal locale, sorridente e di nuovo in pace col mondo.
Una volta a casa, Madeline l’attendeva a braccia aperte.
“Dove diavolo sei sparita? E io a cercarti per Diagon Alley come una pazza!”
“Scusa. Mi ero… dimenticata. Quando entro in libreria dimentico tutto il resto.”
“Può essere. Ma non è che per caso ha a che fare con chi è uscito dopo di te? Qualche indizio: biondo, occhi azzurri, e fa di nome Draco Malfoy.”
Hermione si lasciò cadere sul divano “Non hai niente di meglio da fare che spiarmi?”
“Seguire te e Draco è meglio di qualsiasi romanzo.”
“Spiacente di darti un dolore, ma in quei romanzi di solito… O mio Dio! No! Mai nella vita! Ma che diavolo ti sei messa in testa?! Come se io potessi mai provare qualcosa per quello!”
“Però ci vai a letto.”
“Ma da lì a quel che pensi tu ce ne corre.”
“E allora perché non lo lasci perdere e la fai finita? Non è mica l’unico uomo sulla faccia del pianeta.”
“Ma è l’unico che non è stato con te.”
“Ah, ah, ah. Spiritosona.”
“Scherzi a parte, non credo ci sarà un seguito. Per quanto mi riguarda è finita com’era cominciata, ovvero nel niente più assoluto. Non parlavi di farci due birre, stasera?” chiese poi tentando di cambiare discorso. Maddy fece finta di crederci, e finirono a parlare di altro.
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