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8.

April 9 2005 at 5:08 PM
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Response to Lo specchio infranto

 
Victoria, quando era arrivata al bancone del bar, aveva in mente di bersi una tequila tutta d’un fiato, giusto per una veloce anestesia al cervello. Poi aveva adocchiato una bella bottiglia di whiskey Ogden stravecchio.
“Un doppio whiskey, per favore” aveva ordinato al barista, ma l’uomo le aveva messo di fronte un liquore alla ciliegia.
“Ho detto un whiskey doppio” era scattata Victoria, spingendo indietro il calice.
“Glielo offre quel signore laggiù” aveva detto il barista, indicando un uomo seduto quattro posti più in là. Troppo nervosa per usare le buone maniere, Victoria aveva in mente di andare da lui, rovesciargli il liquore in testa e dirgli di lasciarla perdere. In quel momento, lui si girò a guardarla, e Victoria si rilassò.
Draco prese il suo drink, e si avvicinò alla ragazza “Ciao, rossa.”
“Ma guarda, l’incredibile furetto rimbalzante.”
“La smetterai mai di chiamarmi così?”
“E perché? Sono morta dalle risate quando Moody ti ha trasfigurato, quel giorno a Hogwarts. Ed eri un furetto albino così carino…”
“E tu una bella volpe. Ha trasfigurato anche te, cara, quindi non ti dare troppe arie.”
“Per errore, Draco. Ecco la differenza… E abbiamo così rischiato entrambi di diventare nobili e costose pellicce. Che fai qui? Non mi pare di averti mai visto.”
“Festeggio. E sono lieto di averti trovata, perché sei parte dei miei festeggiamenti. Ti ricorda niente il liquore alla ciliegia?”
“A parte che è il mio preferito?”
“Ti aiuto. Quinto anno. Hogsmeade. Un tavolo pieno di pergamene e piume d’aquila. E due calici a testa di quel liquore, che ci siamo presi di straforo quando Rosmerta non guardava.”
Così noi cantiam perché, perché Weasley è il nostro re…” canticchiò Victoria. “Il miglior esercizio di poesia lirica che due Serpeverde sbronzi abbiano mai fatto.”
“Senza dubbio.”
“Perché sono compresa nei tuoi festeggiamenti, Draco?”
“Perché stasera sono scampato ad un cataclisma di proporzioni titaniche, ed è solo ed esclusivamente merito tuo…” e qui Draco prese una mano di Victoria, eseguendo un perfetto baciamano “… e di quanto queste mani di fata sono state in grado di fare.”
Victoria sorrise e annuì, finalmente comprendendo quel che Draco voleva dire.
“Lieta di esserti stata utile. Vorrei fosse possibile anche il contrario.”
“Lasciami indovinare. Liberty.”
“Tu devi ringraziare il cielo di non avere fratelli o sorelle minori. Sono una seccatura, specialmente quando fanno cazzate a cui poi tu devi rimediare.”
“Che ha fatto tua sorella?”
“Ha disonorato la famiglia. E si è rovinata la vita, giusto per fare dispetto a me, zia Charity e alle nostre regole. Spero solo di essere in tempo per contenere la catastrofe, se non lo scandalo.”
“Non ti ho mai vista in balia di una situazione che non potessi gestire.”
“Spero che questa non sia la prima.”

Hermione ora stava letteralmente stritolando la mano di Madeline, che ostentava un sorriso tirato e aveva la fronte imperlata di sudore.
“Maddy, tutto bene?” domandò Marah.
“Sì, perfettamente, perché?” cinguettò Madeline, la sua voce stranamente più acuta del normale.
Hermione ormai non faceva neanche più finta di non guardarli. Sapeva che Victoria e Draco si erano frequentati, ma aveva sempre ritenuto la cosa semplicemente sul piano platonico… almeno fino al baciamano.
Poi aveva iniziato a provare il desiderio di fare del male fisico a Lilith, che sogghignava compiaciuta nel vedere la realizzazione della sua idea, e a Victoria, che era rispuntata dal nulla!
Improvvisamente, la folgorazione. Ma non era possibile...
Non c’era nessuna ragione in cielo o in terra per cui lei potesse essere gelosa di Draco!
Eppure si sentiva male a guardarli. Impotente. Arrabbiata. E purtroppo, gelosa. Gelosa marcia.
Lasciò andare la mano di Madeline, che dovette trattenersi dal sospirare di sollievo, e si alzò di scatto, prendendo giacca e borsa.
“Ma come? Vai già via?” commentò ironicamente Lilith.
“Maddy, ci vediamo a casa.”
“D’accordo, cara. Cercherò di non svegliarti.”
Hermione annuì in fretta, e se ne andò sotto gli sguardi divertiti e soddisfatti di Marah e Lilith.

Al bancone, intanto, Draco era riuscito nell’impresa titanica di strappare una risata a Victoria, raccontandole un aneddoto capitato durante l’università.
Ancora ridendo, Victoria gli scoccò un ampio sorriso e ringraziò il ragazzo.
“Per cosa?”
“Per avermi tirato su il morale. Stavo uno schifo.”
“Victoria Wellington non può stare da schifo. Questo è andar contro alle tradizioni di famiglia. Voi donne Wellington non avete tutte nomi di virtù e un equilibrio da far invidia a un monaco orientale?”
“Di norma sì. Te la ricordi Harmony, no?”
“Come no. Cercare di provocarla e farla schierare da una parte o dall’altra era il divertimento principale di tutta la scuola.”
“Mi manca. Era l’unica che sapesse relazionarsi con Liberty. Se solo non fosse andata a quella serata mondana con i nostri genitori…”
“Dai, non puoi cavartela così male.”
“Senti, qui non possiamo mettere radici. Vieni a sederti al mio tavolo. Ci sono Marah, Lilith, Madeline, e... ”
“Meglio di no.”
“Perché?”
Victoria aggrottò la fronte, domandandosi quale motivo plausibile avesse Draco per rifiutare l’invito. Poi con un’occhiata veloce spiò le ragazze sedute al suo tavolo.

Lilith e Marah stavano parlando.
Madeline sembrava intenta a mascherare un intenso dolore.
Hermione invece stava guardando loro. E Victoria comprese, anche se per un istante aveva di nuovo dato spazio a quella stupida infatuazione adolescenziale per l’erede del casato dei Malfoy.
“Capisco. Strana scelta. Decisamente non da te.”
“Non hai capito niente.”
“Oh, no, ho capito eccome. Almeno lei ha un cervello funzionante, anche se non esattamente sangue puro nelle vene, ma con i tempi che corrono non è che si può pretendere… E da come mi squadra, sembra stia progettando il mio omicidio.”
“Io non ci farei caso. La squadrerei allo stesso modo, se la situazione fosse invertita.”
Victoria lo fissò come se volesse dire qualcosa, ma alla fine decise di tenere i suoi pensieri per sé.
“Ma non te ne andresti con quell’aria” mormorò invece, indicando Hermione che usciva dal locale a passo spedito.
Draco rimase a guardarla fino a quando non fu sparita, poi si volse a guardare Victoria.
“Continui a non essere molto sveglio, eh, Malfoy?” commentò Victoria, prendendo il suo calice e facendo per tornare al tavolo dalle altre.
“Dove vai?”
“A finire la mia serata, io. Ci si vede, Draco.”
Osservò le amiche di Victoria fare a gara per domandarle della conversazione con lui, ma a Victoria, come sempre, bastò solo un minimo gesto per interromperle e zittirle. Si sedette dove prima era seduta Hermione, e sorrise, visibilmente compiaciuta di se stessa.
Quando riguardò il bancone del bar, Draco non era più lì.

***

“Granger!”
Hermione affrettò il passo diretta alla fermata della metropolitana. Se pensava che bastasse quello per farla fermare, aveva capito male.
“Granger! Ti vuoi fermare? Smettila di fare la scema!”
Decisamente non l’argomento migliore per far fermare una donna, Draco.
Alla fine Draco optò per il vecchio e collaudato sistema, ovvero quello di afferrarla per un braccio con la forza.
“Sono stanca. Ho sonno. Voglio andarmene a casa. Capisci l’inglese o devo ricorrere ai mimi?”
“Avrei gradito non ti comportassi come una stupida irrazionale, al locale.”
“Come una stupida irrazionale? No, Draco, come una che è rinsavita! Credevo di essere in grado di avere una storia come quelle che ha Maddy, ma se divento gelosa perfino di quello con cui vado semplicemente a letto allora va male. Molto, molto male. Ci siamo divertiti, innegabile, ma ora basta. Per quanto misera e a brandelli, ho ancora una dignità… forse per te la dignità di una sporca Mezzosangue non ha molta importanza, ma ce l’ha per la sporca Mezzosangue a cui stai bloccando la circolazione del braccio. Quindi, se non ti dispiace lasciarmi andare, voglio solo tornarmene a casa.”
E iniziare a dimenticare tutto quanto, una volta per tutte!
Draco lasciò andare di scatto la presa, ed Hermione iniziò a massaggiarsi in braccio, dirigendosi verso le scale che scendevano nel sottosuolo.
Draco rimase immobile a fissare quella scala per molto tempo dopo che Hermione se n’era andata.

***

Hermione, appena ritornata a casa, decise che per evitare di pensare ai suoi problemi poteva invece cercare di risolvere quelli famigliari di Harry.
Indossò i suoi occhiali da lettura, accese la lampada che teneva sul comodino, e iniziò a sfogliare i documenti che aveva appena copiato illegalmente. Certo che c’era dell’ironia… un Auror, che le chiedeva di violare la legge.
Di Alice Morgaine Shaw c’era un certificato di nascita della Cornovaglia, poi stranamente pochissimo materiale fino ai diciassette anni, anno in cui si era trasferita nel Surrey. A diciotto aveva conosciuto Richard Evans, irlandese trapiantato in Inghilterra da quando era appena un bambino e si erano sposati.
Tre anni dopo era nata Petunia, e cinque anni più tardi Lily.
Bene, ora vediamo che è riuscito a trovare Harry, si disse aprendo una busta piuttosto grossa che le era arrivata per posta Babbana – forse Harry temeva che non ci fosse un uccello abbastanza resistente per il viaggio e per il peso della busta.
Aperta la busta, le scivolarono sul letto delle pagine scritte a calligrafia molto minuta – Hermione la riconobbe come quella di Calleigh – e molte fotografie. Le venne voglia di picchiare Harry. E quelli erano un paio di dettagli e qualche voce?
Prese in mano alcune delle foto. Alice, ritratta da adolescente, il giorno del matrimonio, con le figlie, con il marito. Poi ce n’erano altre, che Hermione pensò essere foto di Lily e Petunia… poi si rese conto che quelle, incredibilmente, erano foto magiche.
Come diavolo faceva Alice ad avere fotografie magiche?
Poi, con incredulità crescente, si rese conto che la ragazzina in quelle foto era Alice.

D’accordo, ora non capiva più niente.
Alice da quanto sembrava era una strega, o comunque figlia di maghi. Come aveva fatto a finire a vivere nel Surrey con un babbano?
Una sola risposta le balenò in mente: maganò.
Alice Morgaine Shaw era una figlia di maghi che non aveva poteri. Questo spiegava la mancanza di dati dalla nascita fino ai diciassette anni. Dato che non aveva poteri, non poteva frequentare Hogwarts, quindi, probabilmente, aveva studiato a casa. Poi appena avuta un’età sufficiente, se ne doveva essere andata di casa, alla ricerca di maggior fortuna nel mondo babbano.
E a giudicare da quelle belle foto di famiglia, l’aveva avuta.
Chissà che aveva provato quando la secondogenita aveva ricevuto la lettera per Hogwarts.
Continuò a guardare le carte su di lei. Dal Surrey si era trasferita col marito in Irlanda, nella contea di Waterford, dopo il matrimonio di entrambe le figlie. Poi Godric’s Hollow, un villaggio nel Devon, e infine una casa di riposo. Hermione incrociò le dita nel guardare l’ubicazione… ma non ce n’era bisogno. Sempre nel Devon!
L’aveva trovata. Harry sarebbe stato felice della novità.
Sentì la serratura di casa scattare.
“Ciao, Madeline” disse a voce alta dalla sua stanza. Madeline si levò la giacca, mollandola sul divano, e si appoggiò alla soglia della stanza di Hermione.
“Lo sai che mi hai fratturato almeno tre ossa della mano?”
“Scusami. Le arpie?”
“Lilith è stata più che felice di sparlare di te con Marah per tutta la serata. Poi le ho lanciato in faccia il mio drink, ho fatto sbellicare dal ridere Victoria, e me ne sono andata. Com’è andata con Draco?”
“L’ho mollato.”
“Lo avevi detto anche a New York, e guarda il caso, pure ieri.”
“Stavolta sul serio. Mi faccio solo del male a continuare a vederlo… a vedere uno per cui non sarò mai niente di più di un passatempo, e per via delle mie origini.”
“Te lo ha detto lui?”
“Ci sono arrivata per derivazione.”
“D’accordo… Hermione, che è tutta quella roba?”
La ragazza si ricordò solo allora che aveva tutto il letto ingombro di fotografie, fogli di carta e rotoli di pergamena, e si voltò cercando di riordinarli in fretta e furia.
“Niente, Maddy. Solo un… un progetto in corso.”
“Un progetto in corso?”
“Niente di importante, davvero.”
“Niente di importante. Non è che centra con il favore a quell’amico?”
“Maddy, vuoi che ti menta?”
“Non ne sei in grado, gioia.”
“Allora non farmi dire niente. Buonanotte, Madeline.”
“Ma…” protestò Madeline, mentre Hermione la spingeva fuori.
“Ho detto buonanotte, Maddy!” disse poi chiudendo la porta.
“Guarda che non finisce qui!” urlò di rimando Madeline attraverso la porta chiusa. Hermione sorrise, sentendosi di nuovo soddisfatta e felice di sé stessa, e si preparò per andare a dormire.



    
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