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III

April 11 2005 at 10:52 PM
  (Login solichan)
Avvoltoi


Response to Alpha

 


Il Sole stava calando. Il che voleva dire che era fuori da un pezzo.
Quando Xander aveva lasciato Giles, era ancora giorno pieno. Aveva passeggiato per almeno tre ore e nemmeno se ne era accorto. A parte che ora si sentiva un po’ stanco, con le gambe un po’ pesanti.

Ora si trovava sul lungo mare, seduto su una delle panchine poste ad intervalli regolari sulla strada.
C’era una tale quiete…
Eppure i rumori non mancavano.
Le strida dei gabbiani, il continuo e lento sciacquio della risacca… C’era anche qualche voce umana. Ma i suoni sembravano avere perso forza. Erano come sbiaditi, e la sensazione che se ne ricavava era silenzio.
Era sempre così, in quest’ora del giorno. Non sapeva perché. Di certo Willow avrebbe potuto spiegarglielo, se solo lui si fosse interessato ad una cosa simile.

Adesso doveva proprio rientrare. Tra poco le strade si sarebbero fatte pericolose.

(… Le strade sono sempre pericolose…)

Sempre. In qualsiasi momento. I vampiri erano cacciatori notturni, ma a molti dei mostri della città non importava nulla dell’ora.
Importava a lui. La paura saltava fuori al buio. E doveva sottrarsi al buio.

Rientrare, certo…
A casa. Con mamma e papà.

La luce era gialla e brillante e priva di sfumature. Le cose erano illuminate oppure buie, senza ombre intermedie.
Era come trovarsi all’interno di una fotografia in color seppia un po’ sovraesposta.
Forse a causa delle pesanti nubi violacee che incombevano all’orizzonte e schermavano il Sole, lasciando filtrare solo alcuni raggi luminosi.
Chissà se si sarebbe messo a piovere ancora.
Fino a poche settimane prima, era piovuto continuamente. Temporali torrenziali, con raffiche di grandine, anche, interrotti solo da qualche ora o, al massimo, da un giorno di tregua. Nemmeno il tempo di lasciare asciugare le strade. Così per giorni e giorni. Poi aveva smesso, improvvisamente.

Per tutto quel periodo non avevano visto un solo vampiro.
Non che quegli esseri interrompessero le loro attività, ma non si facevano mai trovare per le strade.
Magari non gradivano la pioggia e se ne tornavano a casa appena finita la caccia.
O magari erano loro, quelli incapaci di muoversi bene in mezzo al diluvio.

Era proprio la luce che appariva prima di molti temporali, questa.
Tanto, per adesso non avrebbe combinato niente comunque.

Se Buffy fosse stata più attenta, ora lui sarebbe stato pronto ad uscire, invece di essere obbligato all’inattività, invece di nascondersi.

Diede un calcio ad un ciottolo, guardandolo rotolare finché non superò il bordo del marciapiede e cadde sulla spiaggia.

Era quello che faceva. Si nascondeva. Con due individui con cui odiava vivere ma la cui compagnia era sempre meglio della solitudine.
Non poteva fare altro, senza Buffy. Solo nascondersi.

Se solo avesse potuto…
Se solo fosse stato capace di affrontare e sconfiggere quelle cose da solo.
Come uno di quegli eroi da film, quelli che, da soli, dove un uomo solo riusciva a sbaragliare nemici in numero soverchiante, anche quando i nemici avevano una forza dichiarata molto superiore a quella di qualsiasi uomo…
Quei film dove l’eroe si allenava sino a diventare invincibile, con la meditazione e l’impegno… magari sculettando in equilibrio su un palo di legno…

(E se mi metto un mantello rosso e sbatto le braccia, forse riesco anche a volare…)

Chissà poi perché, tutti quei film presumevano che mentre l’eroe, assetato di vendetta e di giustizia, diventava sempre più forte e abile con gli anni e l’esperienza, i suoi nemici rimanevano invece congelati alle condizioni di partenza, senza imparare nulla, senza cambiare, senza adattarsi…
Non sarebbe stato male, no?
D’altra parte, i film erano divertenti proprio perché irrealistici.
Ma non si illudeva. Era una fantasticheria e doveva restare una fantasticheria.
La fantasia uccideva, se le si lasciava valicare i limiti dell’irreale e Xander non aveva davvero nessuna intenzione di morire.

Lui cacciava quegli esseri da quattro anni? Loro cacciavano gli uomini da molto più tempo.
In quegli anni lui era diventato più forte ed abile? In quegli anni loro avevano fatto altrettanto, ed erano più forti ed abili in partenza.
Lui li conosceva? Loro lo conoscevano meglio.
Erano sempre almeno un passo avanti a lui. Avanti a tutti i suoi simili.
Eccetto che a Buffy.

Chissà cosa voleva dire essere come lei…
Essere così forti, essere in grado di affrontare di tutto… Non dovere dipendere da niente e da nessuno.

Chissà cosa voleva dire essere in grado di uccidere con le sole mani.

Un arma rendeva l’esperienza astratta.
La pressione di un dito su un grilletto e la propria parte era finita. Da quel momento non aveva più il controllo di quello che succedeva. La vittima destinata poteva schivare il dardo, oppure essere colpita, ma lui non aveva più nulla a che fare con tutto ciò.
Poteva mirare bene, ma i vampiri avevano riflessi più veloci delle frecce, quindi non è che fosse così decisivo.
In un certo senso, il merito di salvarsi, la colpa di morire, era solo del nemico.
L’unica azione da lui compiuta era quella lieve pressione del dito.
Un modo indiretto, con un tramite fra lui e la sua vittima.

Ma qualche volta, sebbene di rado, aveva affondato il paletto o la lama nella carne del nemico.
Era diverso, così.
Si era sentito quasi male, le prime volte. Aveva dovuto scollegarsi da se per riuscirci. Un po’ come quando doveva immergersi nell’acqua gelida del mare. Se pensava al freddo, non ci riusciva. Doveva solo… farlo.

Un respiro e poi il tuffo e non c’è tempo per paura e ripensamenti.

Ma era stato così solo all’inizio. Ormai non c’erano più sensazione da cui doversi proteggersi. Una volta abituati al freddo, si sta bene in acqua.
Sembrava più vero, così. Come se il nemico fosse… più morto.
Come se lui fosse causa della morte in misura maggiore. Come se… avesse ucciso di più.

Un respiro e poi il salto al di là dello strapiombo.

Era la distanza, forse.
La distanza faceva una differenza, e la distanza che intercorreva fra lui e il suo nemico, in quel momento, era davvero minima.
Oppure la differenza era dovuta al fatto che fosse c’era un fattore intermedio di meno.

Se faceva tanta differenza così, come sarebbe stato farlo a mani nude?

… Avere così tanta forza da potere fare una cosa simile…
Non solo esserne in grado. Farlo.

Avrebbe voluto dire non essere soggetti alla debolezza degli uomini.

Chissà cosa voleva dire avere un corpo non del tutto prigioniero delle limitazioni fisiche.
Essere liberi dalla debolezza, dalla vulnerabilità.
Dal tempo.
Chissà cosa voleva dire avere un corpo libero dalla schiavitù del tempo.

… Essere liberi dalla vecchiaia…

Sapere di avere sempre tempo, per quanto ne fosse già passato, invece di arrivare ad un giorno in cui il tempo si sarebbe esaurito.
Lontano, ora. Lontano nei suoi pensieri. Magari venti anni, o trenta, o cinquanta. Ma sarebbe arrivato. A quel punto, tutto quello che era stato vissuto non sarebbe più esistito.
Lui si sarebbe ritrovato, in quel momento, a pensare al passato, a volere il passato, a volere ancora tempo che non c’era più. E la sola cosa a restare sarebbe stato il fatto che stava per morire.
Solo poco, pochissimo tempo prima, i venti anni gli erano sembrati appartenenti ad un futuro irraggiungibile, qualcosa su cui fantasticare, ma che non sarebbe mai arrivato. Invece…
Il tempo correva.
Sarebbero arrivati anche gli altri giorni, quelli ancora confusi nell’immaginazione.

Ad un tratto, sentì il cuore battere come se volesse esplodere.

Sarebbe arrivato l’ultimo giorno.

Voleva fermare il tempo, fermare quella corsa inarrestabile verso la fine.

Aveva la nausea.

Una volta aveva creduto di rammaricarsi per la mancanza di denaro, la mancanza di bellezza, la mancanza di intelligenza, la mancanza di affetto…
Una volta. Quando ignorava quale fosse la vera mancanza.
Erano sciocchezze. Tutto quanto era una sciocchezza. Alla fine si arrivava sempre a quel punto.
Mancava il tempo.

Che diritto avevano, loro, di continuare a vivere, quando a lui era concesso così poco tempo?
Che diritto avevano, tutti loro, di essere liberi, quando lui era imprigionato e condannato alla pena capitale per il solo fatto di essere quello che era?

Persino nella morte si beffavano della mortalità. Niente disfacimento, niente lenta putrefazione. Una cosa pulita, come se la decadenza non avesse l’ardire di infettare quei corpi inalterabili.

(Che diritto ha, lei, di essere forte, quando io sono così debole?)

Ma erano morti. Pulita o no, era sempre morte. Forse anche più sofferta di quella dei mortali, perché c’era così tanto più da perdere.
Polvere, non metaforica in questo caso, era tutto quello che restava, e tutti quegli anni accumulati, tutto quello che era stato fatto, tutto quello che era stato visto, tutto quello che avrebbe potuto essere… non avevano più importanza dei pochi anni e le poche esperienze di un uomo. Di quelli che avrebbe accumulato lui. Se non che c’erano più motivi di rimpianto.
Ed essi morivano solo nella sofferenza e nella paura.
Un pensiero soddisfacente.

Questo pomeriggio… l’essere che avevano ucciso.
Era stato tutto grazie a lui (e a Cordelia).
Buffy era stata solo l’arma. Come una balestra.

Chissà cosa voleva dire essere così forti da potere fare praticamente qualsiasi cosa. Da sola. Senza l’aiuto di nessuno.
… E non farlo…
Essere solo uno strumento. Qualcosa da usare.

Qualcosa che lui aveva usato e avrebbe usato innumerevoli volte.

Alla fine, contava solo il risultato.

Un altro pensiero soddisfacente. Anche se non abbastanza.


 
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