La mattina dopo, uscì di buon ora diretta all’ufficio postale di Diagon Alley. Voleva spedire le novità a Harry attraverso il volatile più veloce che avessero, e al diavolo il costo!
Appena consegnata la busta, le venne assicurato che avrebbe ricevuto il messaggio entro cinque giorni, sette al massimo, ed Hermione dopo aver pagato uscì. L’essere riuscita ad essere di aiuto ad Harry la faceva sentire meravigliosamente bene, come a Hogwarts. Prima che l’amicizia con Ron si incrinasse, e iniziassero tutti i casini che una relazione che non doveva essere aveva portato.
Decise di premiarsi con un bel dolce al cioccolato e panna, che avrebbe presentato a Madeline come offerta di pace, e poi di fare un bel giro nella City. Non aveva neanche oltrepassato il negozio che vendeva articoli per il Quidditch, che si sentì afferrare per un braccio.
“Lasciami. Andare. Subito.” ringhiò senza neanche voltarsi. Tanto sapeva già chi era.
“Credo di avere diritto di replica, dopo il tuo sentito monologo di stanotte” sibilò Draco. Hermione si voltò, e vide che era arrabbiato.
“E allora parla, chi te lo impedisce?”
“Saltiamo i convenevoli. Ritengo che i Mezzosangue siano inferiori? Sì. Che siano indegni di praticare la magia? Sì.”
“Se devo rimanere qui a farmi insultare…”
Draco strinse la morsa sul braccio “Non ho ancora finito. Ritengo che tu, in quanto Mezzosangue sia tutto questo? No. Sei l’eccezione che conferma la mia regola.”
“Dovrei sentirmi onorata?” rispose Hermione, liberando il braccio dalla morsa di Draco. “Anzi, no, non rispondermi. Non vorrei doverti prendere a schiaffi di fronte a tutti.”
Draco sembrava si divertisse a vederla furiosa. Hermione, non sopportando di vedere più quella faccia, si era voltata e aveva fatto per andarsene. Draco però, più veloce, le aveva afferrato le spalle e le aveva sussurrato la sua risposta all’orecchio.
“Sì, Granger. Dovresti proprio.”
Hermione a quel punto non ci vide più, e sollevò la mano per schiaffeggiarlo con tutta la forza che aveva. Draco le bloccò il polso a mezz’aria.
“Sei dannatamente prevedibile, lo sai?”
La risatina di scherno gli morì in gola quando sentì distintamente la punta di una bacchetta alla base del collo.
“Lasciala andare, Malfoy. Subito” scandì lentamente la voce di Harry. Draco si irrigidì, respirando nervosamente. Si rilassò solo quando parecchi minuti dopo non sentì più la punta della bacchetta contro la vertebra cervicale, ma con la coda dell’occhio poteva vederla sempre molto vicina al suo collo.
“Subito” ripeté Harry, fissandolo negli occhi con uno sguardo e un tono che non ammettevano repliche. Draco, senza smettere di fissarlo, lasciò andare il polso di Hermione.
“Non sapevo fossi il suo cavaliere dalla scintillante armatura, Potter.”
“Con quello che non sai ci si riempirebbero parecchi libri, Malfoy. Tutto bene, Hermione?”
“Sì, Harry, non ti preoccupare” rispose Hermione, senza guardare Draco.
“Già, Harry, non ti preoccupare”mormorò ironicamente Draco, poggiando un dito sulla bacchetta di Harry e spostandola dal suo collo. “Non hai interrotto niente. Avevamo già finito la nostra conversazione, giusto? Allora… a presto, Hermione.”
Draco fece un cenno di saluto alla ragazza, e si voltò, andandosene verso la Gringott. Harry lo fissò con aria truce per qualche istante, poi si rivolse a Hermione.
“La verità. Stai bene sul serio? Che ti ha fatto quel…?”
“Sto bene, Harry. Davvero” si affrettò ad aggiungere quando vide quello sguardo indagatore che aveva imparato a riconoscere, segno inequivocabile che non le credeva del tutto. Quanto odiava quel lato scettico su tutto e tutti che aveva preso da quand’era un Auror.
“Stavamo parlando. In toni anche civili, se vuoi saperlo… ma non si può avere una conversazione civile con quello molto a lungo.”
Hermione guardò la faccia di Harry mentre gli parlava, e vide con sollievo che il dubbio era sparito. Le credeva.
Grazie al cielo…
“Tornando a noi… ma che diavolo fai qui? Ti ho appena spedito una lettera a New York!”
“Due parole: sorpresa, e licenza!”
“Evviva!” esclamò Hermione, facendo un piccolo saltello di gioia e poi abbracciando forte Harry. Non poteva vedere la sua faccia, ma Harry stava sorridendo con un’aria ancora più felice di lei. Non glielo aveva mai detto chiaramente (anche se Hermione essendo la strega intelligente che era probabilmente l’aveva capito), ma ormai considerava la ragazza la sua famiglia, quasi una sorella. Una sorella che all’orecchio gli sussurrò felice di aver trovato quella che era l’unica consanguinea che probabilmente non l’avrebbe guardato come un fenomeno da baraccone.
“Grazie! Grazie, Hermione!”
“Mettimi giù!” ridacchiò Hermione, che Harry aveva sollevato da terra e a cui aveva fatto fare un paio di giravolte in aria.
Quando la rimise a terra Hermione lo colpì al petto fingendo un’aria scandalizzata “Harry James Potter! Ma che penserà la gente, eh? Lo sanno tutti che sei fidanzato a Ginny Weasley! Ho una reputazione da difendere, sono una donna onesta io!”
Harry rise di gusto alla battuta di Hermione, e prendendola sottobraccio le chiese se aveva voglia di un caffé e quattro chiacchiere. Hermione, che non aveva bisogno di scuse per bersi un’altra tazza di caffé, lo trascinò fuori da Diagon Alley, diretta alla caffetteria di Anne.
Draco, che da un angolo in disparte aveva osservato tutta la scena, fissava Harry e Hermione con uno sguardo gelido e serio. Lentamente sfilò e serrò le mani intorno alla bacchetta, quasi volesse spezzarla anziché usarla, poi altrettanto lentamente la rimise a posto. Si diede uno schiaffo mentale per essersi fatto dominare dalle emozioni in quel modo, e dopo aver riguadagnato la calma proseguì finalmente per la Gringott.
***
Di fronte a una tazza enorme di caffé all’americana, Harry raccontò a Hermione le ultime novità, di come il nuovo comandante sembrava averlo preso in simpatia, e di come stesse per ricevere la sua prima promozione. Calleigh invece era partita per una missione in collaborazione con la Legione, Auror dalla divisa nera e argento, che svolgevano missioni ad alto rischio fuori dal suolo britannico.
“Ho dovuto supplicare il mio comandante per venire qui a casa in licenza… anche se usare la parola casa forse è eccessivo, perché non ce l’ho.”
“Ma non ti aveva preso in simpatia?”
“Appunto. Ha giurato che non mi farà suicidare professionalmente, parole sue. Sarà anche un bene, ma mi mancava l’Inghilterra e l’ho convinto a darmi due settimane.”
“Non è molto… ma lo faremo bastare.”
“E tu? Passata l’abilitazione?”
“Non ho ancora avuto la conferma scritta, ma puoi già farmi le congratulazioni. C’è un esame che abbia fallito?”
“Sì” s’intromise Anne, avvicinandosi ai due seduti al banco per riempire le loro tazze di nuovo. “Quinta elementare. Compito di storia. L’unica volta in cui tu hai preso un’insufficienza!”
Hermione lanciò un’occhiata rovente a Anne “E anche tu, bella mia. Ma non hai da fare?”
Anne scoccò un sorriso a Hermione “Al momento no.”
“Trovati qualcosa.”
“Quanto siamo suscettibili… non è ancora la sesta tazza, vero?” mormorò allontanandosi.
Hermione borbottò qualcosa diretto a Anne che Harry non capì, e ripresero la loro conversazione partendo dal motivo principale del ritorno di Harry.
“Ma come hai saputo di Alice?”
“Ha dell’incredibile. Calleigh ha un’amica che ha un’altra amica con un parente che lavorava in un ospedale dalle parti di Godric’s Hollow. Ha detto che per un certo periodo una donna di nome Alice Evans viveva in una casetta un po’ fuori dal villaggio. Poi di punto in bianco sparì nel nulla, e al suo posto arrivò una famiglia con un bambino piccolo…”
“Lily e James.”
“Esatto. Lily e James, i miei genitori. Alice ha dato la casa alla figlia perché lei e il genero avevano bisogno di sparire per un po’, o almeno quella era la voce che girava. Poi c’è stata la distruzione della casa, i miei morti… e nessuno rivide più Alice. Di punto in bianco però, qualche mese fa, quest’amica sentì che un medico di una casa di riposo aveva chiamato per avere referti medici relativi ad una certa Alice Morgaine Shaw…”
“Solo che lì la conoscevano tutti come Evans. E da lì ti è venuta una pulce nell’orecchio. Ah, ho visto a quanto ammontavano le voci e i dettagli!”
“Ho trovato materiale sul suo passato, grazie anche all’aiuto di Calleigh, ma niente sul suo presente. E così ho chiamato te.”
“E mi hai fatto infrangere la legge! Ti rendi conto se mi beccavano?”
“Un incantesimo Obliviatore, e avrei detto che agivi sotto mie direttive. La mia parola contro chiunque avesse qualcosa da dire.”
“Vedo che l’essere un Auror non ti ha fatto passare certe inclinazioni.”
“Le ha peggiorate, semmai. Allora, dov’è Alice?”
“Nel Devon. In una casa di riposo non troppo distante dalla casa dove ha abitato negli ultimi anni.”
“Hai l’indirizzo?”
“Ovvio.”
“Andiamo. Ora. Subito.”
“Piano. Non vuoi prima trovare una sistemazione provvisoria?”
“Troverò qualcosa nel Devon.”
“Io pensavo al divano a casa di Maddy… male che vada al pavimento di camera mia. Prometto di comportarmi bene.”
“E va bene. Andiamo, così poso la valigia… ma poi ci Smaterializziamo diretti in quel posto, OK?”
Hermione annuì. Sperava con tutto il cuore che l’incontro andasse tutto bene.
La casa di riposo si chiamava Golden Horizon ed era più simile ad un albero vecchio stile che ad un ospizio, circondata da un bel parco verde. Un bel posto.
“Alice deve stare bene qui” mormorò Harry, mentre insieme a Hermione percorreva il viale d’ingresso, diretti all’edificio principale.
“Harry, Alice è tua nonna. La madre di tua madre. Prova a chiamarla così.”
“Mi ci vorrà parecchio. Pensa che non sapevo nemmeno della sua esistenza. I Dursley non devono aver tollerato quanto lei fosse di aperte vedute sulla magia.”
“Essendo una Maganò, avrei voluto vedere… Credi che tuo nonno sapesse?”
“E chi lo sa. Credo glielo chiederemo.”
“No. Glielo chiederai.”
Harry si fermò ad un passo dall’entrata. “Che vuoi dire? Non entri con me?”
“Harry, quella donna è tua nonna. Mi sentirei di troppo… non sono un membro della tua famiglia.”
“E invece sì.”
“Ne sono lusingata e felice, davvero… Ma non verrò dentro con te. Magari la prossima volta, va bene?”
“E va bene, testona. Fai un giro nel parco?”
“Sì, è una così bella giornata… Ci vediamo quando hai finito.”
Hermione sperava con tutto il cuore che andasse tutto bene.
Quando Harry chiese di vedere la signora Alice Morgaine Shaw, l’infermiera pensò di aver capito male. La signora Shaw non aveva ricevuto una sola visita da quando era arrivata lì, cinque anni prima. Chiese di nuovo il nome della paziente, ma non c’erano dubbi. Il ragazzo di fronte a lei diceva di essere nipote di Alice… e a guardare quegli occhi verdi, non c’era dubbio.
Lo portò dalla donna, che era seduta nella sua stanza presso la finestra, con un ricamo non finito tra le mani.
“Alice, abbiamo visite. Sei contenta?”
“Non essere sciocca, Mary. Io non ricevo mai visite.”
“Davvero? E allora chi è questo giovanotto qui con me?”
Alice si tolse gli occhiali per vedere da vicino, e inforcò quelli per vedere da lontano. Bastò un’occhiata, e il volto della donna si illuminò.
“Da quanto tempo ti aspettavo! Vieni, vieni qui!”
Incoraggiato dall’entusiasmo della donna, Harry si avvicinò sorridendole. Da quelle poche fotografie che aveva di sua madre, poteva ben vedere che aveva preso molto da Alice, a partire dagli occhi, e, anche se ora erano bianchi, dai capelli rosso scuro.
“Mi sei mancato in questi anni, sai?”
“Anche tu.”
“Mary, lasciaci soli. Voglio fare quattro chiacchiere in santa pace senza curiosi intorno!”
Mary sorrise, abituata alle maniere alle volte spicce dell’anziana, e lasciò la porta socchiusa alle sue spalle.
Harry si sentiva felice. Finalmente avrebbe saputo di più dalla sua famiglia, e dalla voce di sua nonna. Incredibile, ancora non gli sembrava vero di poter finalmente pronunciare quelle parole. Sua nonna.
Non sapeva che le prossime parole di Alice l’avrebbero gelato.
“Come mai sei venuto da solo, James? Lily e il piccolino non saranno malati, vero?”
***
Hermione, seduta all’ombra di un albero, guardava la luce filtrare attraverso le foglie, persa nei suoi pensieri.
Molti dei quali, purtroppo, riguardavano Draco. Quell’incontro a Diagon Alley aveva solo chiarito quello che lei già pensava.
Cos’è che aveva detto, anche? Che era l’eccezione che confermava la regola?
Maledetto arrogante e…
Basta, non doveva pensarci più. Stavolta era finita davvero. Hermione ironicamente pensò che a conti fatti non era neanche mai davvero cominciata.
Chissà come andavano le cose con Alice, si fermò a pensare. Di sicuro la donna sarà stata molto felice di vedere il nipote. In quel momento di sicuro stavano parlando di Lily e James…
Poi sentì la voce di Harry, e si alzò in piedi. Attaccata al suo braccio c’era una donna anziana e minuta, con capelli bianchi e gli stessi occhi verdi di Harry. Aveva un’espressione radiosa in volto… ma Harry, stranamente, no.
“Ecco, Alice, lei è Hermione Granger. Una mia amica dei tempi di Hogwarts.”
“Piacere di conoscerla, Alice” disse Hermione, sorridendo e stringendole la mano.
“Eri a Grifondoro con James, Hermione?”
Hermione aggrottò leggermente le sopracciglia e scoccò un’occhiata dubbiosa a Harry, che con la testa le fece cenno di sì.
“Sì, ero nello stesso anno di James. Ora siamo colleghi. Visto che ha detto che veniva qui da leo, ho pensato di aggregarmi per conoscere la famosa madre di Lily.”
“Oh, conosci anche mia figlia?”
“Sì. E anche il bambino.”
“Ah, il piccolo Harry! Un bambino così carino… vedrai, James, diventerà proprio un bravo maghetto, proprio come i suoi genitori!”
Harry sorrise suo malgrado. Incalzata da Hermione, che finse di voler sapere di più su Lily dicendo che la conosceva poco, Alice iniziò a parlare della figlia, ma anche del genero e del nipotino.
Hermione non aveva mai trovato così desolante il tempo presente. Quando poi riportarono la donna dentro, Harry domandò all’infermiera di prima se Alice avesse qualche idea dell’anno in cui si trovava.
“Nessuna. All’inizio, appena arrivata, sapeva ancora che la figlia e il genero erano morti, e il nipote sparito nel nulla…” aggiunse, lanciandogli un’occhiata significativa “Poi una mattina si è svegliata, e ha iniziato a parlare di quei due poveri ragazzi come se l’avessero appena lasciata. Evidentemente non è stata più in grado di reggere al dolore, lo ha fatto per troppo.”
“Ci sono speranze che…”
“Ci abbiamo provato per anni, ma senza risultato. Mi dispiace, signor Potter.”
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