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IV

June 6 2005 at 1:25 AM
  (Login solichan)
Avvoltoi


Response to Alpha

 

Joyce bussò alla porta della camera.

“Buffy, Giles è qui.”

Giles… Non ‘il signor Giles’.
Per Joyce la mancanza di un qualsiasi titolo, anche quello dovuto alla semplice cortesia, era sufficiente a mostrare la sua riprovazione.
Contenta lei…

La donna aprì uno spiraglio di porta per parlare con la persona all’interno.
Giles non riusciva a distinguere le parole, ma sentiva bene il tono sibilante della sua voce.

A Joyce lui non piaceva. Il che non lo sorprendeva certo, anzi…

L’antipatia era reciproca. Joyce era una donna di scarsa intelligenza e di anche più scarsa volontà.
Ed era un pessimo genitore, che passava arbitrariamente da un insensato permissivismo ad un’irragionevole severità con Buffy, limitandosi tuttavia ad azioni inconsistenti, senza mai cercare di proteggerla.
Pretendeva di comunicare e comprendere la figlia… Finché non le era stato detto, non si era mai neppure accorta dell’anormalità della vita di una ragazza che viveva sotto il suo stesso tetto, che avrebbe dovuto essere l’individuo più importante della sua esistenza.
Era certo che per Buffy sarebbe stata meglio se Joyce fosse morta anni prima. Paradossalmente, era proprio il comportamento noncurante della donna nei confronti della figlia ad averla salvata e, ormai, la presenza o meno di Joyce non costituiva più alcuna differenza.

Anche in questa occasione…
Per tre giorni lui aveva telefonato chiedendo di Buffy e Joyce gli aveva proibito di parlarle. Ma erano solo telefonate e non era difficile affrontare una voce.
Adesso, invece, che si era presentato di persona a casa, non lo aveva fermato. Si ergeva tra lui e sua figlia, ma cosa avrebbe fatto se lui l’avesse semplicemente spinta da parte e fosse entrato? Nulla, probabilmente.
Non aveva mai fatto nulla, se non urlare dietro alla ragazza. Avrebbe dovuto prendere un’ascia e spaccare la testa a lui, piuttosto. Se fosse stato al suo posto, lui lo avrebbe fatto.

Sicuramente. Lui sarebbe stato un buon padre. Solo che Buffy non era sua figlia

Joyce aprì la porta della stanza e si fece da parte, lasciandolo entrare.

“Grazie.” mormorò lui.

La stanza era tanto buia da lasciarlo frastornato, incapace di sapere dove dirigersi. Solo dopo qualche istante si rese conto che, in realtà, era solo in penombra ed era il contrasto con il resto della casa fortemente illuminata che la faceva sembrare buia.

Joyce non se ne era andata. Lo fissava dalla porta. Aveva le labbra strette, ma alla fine si allontanò, lasciandolo solo con la figlia.

Buffy era seduta ad una scrivania dove c’erano aperti diversi libri coperti di grafici, numeri e simboli, tra cui delle specie di S stilizzate.
Lei picchiettava delicatamente con la matita su un notes altrettanto coperto di simboli, quasi volesse attirare la sua attenzione su quello che stava facendo.

Sapeva che Buffy aveva una vera passione per la matematica, ma da qui a risolvere integrali solo per passare il tempo…

“Ciao, Buffy.”
“Buongiorno. E’ stato gentile passare a trovarmi.”

Aveva il viso grottescamente gonfio e faticava a parlare. Aveva l’inflessione un po’ nasale e sillabava le parole con cautela e lentezza.
Sarebbe stato comico se solo Giles non si fosse sentito così allarmato. Non aveva mai visto Buffy serbare i segni delle ferite per più di un paio di giorni.

Allungò una mano verso il suo viso, ma la ragazza si tirò indietro prima che potesse toccarla.

“Come ti senti?”
Lei si strinse nelle spalle.
“Bene.”

Già, ovvio. Buffy non avrebbe mai ammesso nulla di diverso altro. Neanche quando era evidente il contrario.

“Ti sei fatta visitare?”
“Sta passando tutto. Non è brutto come sembra.”
“Te la senti di parlare?”
Lei annuì e fece un gesto vago con una mano, come per invitarlo ad accomodarsi.

Giles si guardò intorno. La sola sedia della stanza era quella su cui era seduta la ragazza e non gli sembrava appropriato sedersi sul letto.
Buffy lo fissava incuriosita, ma senza alcun cenno di alzarsi e cedergli la sedia. Alla fine, Giles decise di restare in piedi, anche se questo lo metteva in condizione d’inferiorità di fronte a lei.

Si tolse gli occhiali e si sfregò la radice del naso.

“Credo che tra qualche giorno potrò tornare…”
“Buffy…” la interruppe Giles “Perché non mi hai detto quello che volevi fare?”
La ragazza si strinse nelle spalle.
“Non ci ho pensato.”
“Xander mi ha detto che quella donna che avete ucciso non era particolarmente importante o capace.”
“No. Non era niente di speciale.”
“Allora perché ?”
Buffy era perplessa.
“Perché ho ucciso un vampiro?”
“Voglio sapere perché sei andata addirittura a cercarla.”
“Credevo volesse mettere fine a questa serie di attacchi.”
“Certo. Ma non vedo la ragione di andare a cercare un individuo senza nessuna rilevanza. Cosa pensavi di ottenere con una simile azione?”
“Ad ogni modo, ce n’è una in meno. Male non può fare…”
“Se non a te.”
“Giles, non è grave! Sta guarendo.”
“E’ grave che tu ti sia fatta ferire. Stai bene?”
“Glielo ho appena detto.”
“Non intendo questo. Voglio dire… c’è qualcosa che non va? Come è successo?”
“E’ stata più veloce di me.”
“Buffy…”
“Non crederà che io possa essere sempre la migliore, no?”
“No, non lo credo ma, qualsiasi cosa io creda, tu devi fare del tuo meglio per smentirmi. Buffy, non devi mai agire senza informarmi. E’ pericoloso.”
“Se anche avesse saputo, che differenza avrebbe fatto? Mi avrebbe accompagnata per proteggermi? Oppure si sarebbe armato e avrebbe fatto lei? L’ultima volta che ha deciso di giocare all’eroe, ho dovuto correre a tirarla fuori.”
Giles la fissò stupefatto.
Il tono con cui aveva parlato era volutamente maligno. Ma era stata attenta a non alzare la voce.
“Mi scusi…” mormorò la ragazza.
Giles scosse la testa.
“I fatti mi danno ragione. E’ pericoloso. Ti sei fatta ferire. Per fortuna con te c’erano almeno Xander e Cordelia.”

Buffy chinò il capo, rigirandosi la matita fra le dita.

“Perché non hai teso piuttosto un agguato ai capi del gruppo?”
“Non servirebbe.”
“Il Consiglio cerca sempre di eliminare i membri di rilievo, per mantenere i gruppi instabili.”
“Sono contenta per loro se funziona. Qui non serve.”
“Invece così è servito?”
Buffy esitava e continuava a tormentare la matita.
“Non lo so. Non sono andata a cercarla. E’ stato un caso. Sapevo dove trovarla. Tutto qui.”

Giles sospirò. Adesso voleva davvero sedersi.

“Spike… hai detto che è la causa di tutto… Avresti dovuto ucciderlo molto tempo fa.”
“Lo so. E’ stato un errore. Però lei non mi ha mai mandato contro di lui.”

Stava usando i suoi argomenti contro di lui. Solo un istante prima le aveva detto di non agire senza la sua supervisione.
Aveva ragione. Lui non l’aveva mai spinta direttamente contro Spike.

“Spike è molto pericoloso…”

Buffy lo osservò attentamente. Faceva fatica a parlare e probabilmente sentiva male, però non era intontita o deconcentrata come si era aspettato. Anzi, sembrava fin troppo attenta.

“Non è la sola cosa pericolosa.” gli disse.
“Ma lui ti ha già sconfitta.”
“Lei pensa che lo evito perché ho paura di lui?”
“Sono solo due i nemici che ti ho vista davvero restia ad attaccare. Cosa dovrei pensare?”
“Anche Angel è molto pericoloso, e anche Angel mi ha sconfitta, eppure lei non ha mai mancato di incitarmi contro di lui.”
“Angel è pericoloso per te?”
“Se lo mettessi alle strette, farebbe del suo meglio per difendersi, di questo può esserne sicuro.”
“E in quel caso?”
“Uno di noi due morirebbe. La sola incognita, ed è davvero una grande incognita, sarebbe chi di noi.”
“Non credi che saresti in grado di sconfiggerlo?
Buffy scosse la testa.
“Non le consiglio di scommettere tutto quello che ha su di me.”
Non sembrava particolarmente contrariata e neanche particolarmente convinta mentre lo ammetteva.
Per questo si era tanto infuriata quanto una sua sconsiderata azione l’aveva costretta ad affrontarlo in qualcosa di diverso da quel loro brutale gioco, come facevano di solito.

“Hai paura a ritrovarti a combattere una battaglia che potresti perdere o una che potresti vincere?”

Giles si pentì di quella frase nel momento stesso in cui la pronunciava. Meglio interrompere quella conversazione. Aveva già perso abbastanza terreno con la ragazza. Aveva sperato di trovarla meno pronta. Ultimamente l’acume di Buffy stava diventando realmente ingestibile e bastava una parola per rivelarle troppo.

“Chiamerò aiuti dal Consiglio.”
Buffy lo guardò ad occhi sgranati. Questa volta era stata scossa.
“Anche il Consiglio è consapevole che, a volte, occorrono forze supplementari.” continuò Giles.
“No. Posso farcela da sola.”
“Fare cosa? Buffy, stai diventando irrazionale. Abbiamo perso il controllo della situazione…”

La ragazza alzò una mano per interromperlo.
Lui la ignorò.

“Però non vuoi aiuto. Questa storia è grottesca e io non riesco a capirti.”
“Non li ha mai chiamati, per quanto la situazione fosse difficile. Perché proprio adesso?
“Dovresti chiederti perché siamo arrivati sino ad ora! Le altre volte avevi intenzione di trovare una soluzione. Questa volta non ne sono sicuro. Non è questa la causa dell’attuale situazione?”
“Lei crede che si comportino così… Lei è convinto che io abbia allentato la sorveglianza e che tutto stia succedendo per questo.”
“Non vedo altra ragione.”
Buffy si alzò in piedi facendo quasi cadere la sedia.
“Non è una sorpresa, Buffy. Lo avevo anche detto.”
Buffy ridacchiò.
“Noi non c’entriamo. E’ una faccenda fra loro.”

No. A questo Giles non credeva. Buffy stava solo cercando di sviarlo.

“Cosa farebbero, questi suoi rinforzi?” chiese la ragazza.
“Darebbero la caccia ai responsabili.”
Buffy fece un gesto noncurante con una mano.
“Se sono così bravi e possono sostituirmi così bene, allora io a che servo?”
“Non ho detto che possono sostituirti. Però, in questo caso, a loro non mancherebbe la volontà. Buffy, voglio che ti renda conto subito di ciò che comporta. Non ho intenzione di essere biasimato da te, in seguito. Verrebbero qua con l’intento di annientare l’intero clan. Non ci sarebbero eccezioni. Non potrei neppure dire loro che, finora, ci sono state eccezioni.”
“Crede che riuscirebbero a prenderlo?”
Non aveva nominato il soggetto, ma non serviva. Qualche volta a Giles sembrava che Buffy faticasse a pronunciare il suo nome.
“Perché no? Angel si è già dimostrato molto vulnerabile nei confronti degli esseri umani. Persino io una volta sono riuscito a sorprenderlo.”
“Sarebbe la soluzione che lei preferirebbe, giusto?”
“Se solo potessi, sarei io stesso a consegnarglielo.”
“Che cosa vuole? Me lo dica, perché, onestamente, sono io a non capire lei. Mi minaccia…”
“Io non ti minaccio!”
“Minaccia di far arrivare il Consiglio. Questa ‘è’ una minaccia. Perché altrimenti si sarebbe premurato di venire a dirmelo?”

Era vero. Era una minaccia. Da’altra parte, Giles non era intenzionato a nasconderlo. Una minaccia non aveva valore se la parte cui era diretta non la capiva.

“Vuole che trovi una soluzione, però non vuole che agisca.” continuò la ragazza “Vuole che faccia riferimento a lei e lei cosa mi direbbe? Va fuori e ammazza qualche vampiro. Cosa che ho fatto. Cosa che non le va bene. Cosa vuole da me? Me lo dica! Ho tentato e, a quanto pare, lei non capisce o fa finta di non capire che l’ho fatto per arrivare ad una soluzione.”

Adesso si stava stancando. O irritando. E, probabilmente, ora sentiva davvero male. Giles poteva vederlo senza che lei glielo dicesse. Anche se lei avrebbe negato.

“Che non è servita. Non è servito a nulla. Il numero di attacchi non è diminuito e io non voglio che tu rischi ancora inutilmente.”

Buffy scosse la testa esasperata.

“E’ un po’ tardi per preoccuparsi per questo, non crede? Continua ad ossessionarmi con questa storia del pericolo. Questo è pericoloso, quell’altro è pericoloso… Tutto quello che faccio è pericoloso! Ma se corro il rischio di farmi male sotto suo ordine, allora va bene? La infastidisce che mi sia messa in pericolo o che abbia agito senza consultarla?”
“Buffy, tu sei diventata… incostante. Manchi di concentrazione, manchi di determinazione. I risultati si sono visti. Ti sei fatta sfuggire Spike in condizioni a te più che favorevoli. Ora questo. Il tuo modo di agire è inutilmente pericoloso e sembra che tu non te ne renda conto. Io cerco di evitarti qualsiasi rischio non necessario.”

Questa volta Buffy non replicò. Si era nuovamente seduta ed era tornata ad interessarsi solo a quella sua matita.

“Il Consiglio arriverà in ogni caso, se le cose continueranno così, e allora sarebbe molto peggio. Si chiederanno perché non abbiamo richiesto il loro intervento anche se era chiaramente necessario. Si chiederanno cosa mi ha impedito di chiamarli.”

La ragazza sembrava solo abbattuta.

“Spike… Ho lasciato stare Spike perché speravo che… la sua presenza evitasse che Angel prendesse troppo potere. Non vanno molto d’accordo. Credevo che lo tenesse occupato e destabilizzasse il gruppo. Ho fatto lo stesso ragionamento del suo Consiglio. L’instabilità al vertice si ripercuote su tutti i livelli inferiori. Evidentemente, ci sbagliavamo.”

(La soluzione sarebbe semplice, ma di questo non vuoi sentire parlare, vero, Buffy?)

Non glielo disse, però. Non sarebbe servito a nulla, se non ad innervosirla. Non sarebbe servito a nulla ‘ora’.
Bastava sapere che lei prendeva in considerazione quella soluzione. E la scartava. E faceva in modo che la scartassero anche gli altri.

“Forse le cose qui sono diverse.”
“Forse il Consiglio non ne sa quanto crede.”

Giles aveva visto giusto.
Fino a quando non aveva parlato con Xander, aveva creduto solo che Buffy si limitasse a non volere agire contro Angel, cosa cui si era rassegnato da tempo. Ma la situazione era ben diversa.
Il suo ruolo era attivo. In qualche modo, agiva per proteggerlo.
Non credeva che agisse solo per quello, però agiva ‘anche’ per quello e lui non aveva idea fino a che punto lo facesse.
La cosa lasciava intuire una possibilità inquietante.

Le Cacciatrici avevano una caratteristica.
Avevano la necessità di essere responsabili per la loro famiglia. Era il perno su cui ruotava la loro intera personalità.
Fare sì che considerassero l’umanità intera come ‘loro famiglia’, e gli Osservatori in particolare come punto di riferimento, diventava indispensabile, oltre ad essere il sistema per controllare e dirigere il loro agire.
Dovevano ricevere il giusto insegnamento durante determinati periodi cognitivi, periodi limitati ad alcuni anni della loro vita. I modelli che si fissano in questi periodi sensibili non cambiavano per tutta la loro esistenza. Quello che imparano, era quello che avrebbe influenzato tutto il loro comportamento futuro, il modo con cui avrebbero affrontato gli eventi cui sarebbero andate incontro.
Schemi di imprinting.
Nelle Cacciatrici, erano molto più compulsivi che tra i normali.
Per questo dovevano essere trovate il prima possibile.

Buffy era stata trovata quando era ormai uscita da gran parte delle finestre cognitive in cui ricevere il giusto imprinting durante le quali, invece, aveva avuto l’educazione di una normale ragazza occidentale, per di più figlia unica di genitori accomodanti e tolleranti, viziata e capricciosa. Aveva imparato a manipolare i suoi per ottenere quello che voleva e aveva imparato che quello che voleva, prima o poi lo otteneva. Aveva imparato a non ascoltare nessuno se non se stessa.
Peggio di tutto. Nel momento in cui era stata alla ricerca di un partner, aveva trovato Angel.
Non aveva idea fin a dove si estendesse il legame di Buffy con il suo vecchio amante, ma c’era, gli piacesse o no, e doveva farci i conti.
Adesso, cominciava a temere che lui fosse parte integrante di quello che lei considerava il suo gruppo, coloro da difendere a qualsiasi costo.
Forse anche più di chiunque altro.
Perché era pur vero che lei considerava la protezione dei suoi amici di prioritaria importanza ma essi, appunto, erano solo quello. Amici. Angel aveva un vantaggio su tutti loro. Era realmente parte della sua famiglia, non per un’alterazione prospettica. Era, a tutti gli effetti, il suo compagno, qualunque cosa potesse significare per una Cacciatrice. Ancora una volta, non c’erano troppi precedenti. Ma, naturalmente, gli schemi delle Cacciatrici non cambiavano mai.

Angel aveva messo il re sotto scacco. Non credeva che fosse stato intenzionale da parte di lui…

… questo avrebbe voluto dire che non solo conosceva le Cacciatrici quanto il Consiglio, ma che aveva agito consapevolmente. Che aveva agito consapevolmente fin dall’inizio…

… però era successo. Aveva trovato il modo più efficace per legarla a se.

Qualche volta si sorprendeva a desiderare che Angel facesse qualcosa di folle, di realmente distruttivo.
Era abbastanza sicuro che allora Buffy sarebbe intervenuta ma, evidentemente, tutti gli esseri umani che uccideva non erano un comportamento che Buffy considerava abbastanza distruttivo.
Anni prima, sulla tomba di Jenny, lei gli aveva promesso di ucciderlo e la promessa era durata il tempo di una notte. Ammesso che avesse mai avuto un valore diverso da quello della rabbia di un momento.
Forse avrebbe dovuto progettare di lanciare una bomba atomica sulla città.

Questo costituiva un ulteriore impedimento alla reale possibilità di chiamare il Consiglio. Ancora più della paura personale che Buffy provava per loro. Era sicuro che sarebbe successo un disastro.
Perché, se un essere umano avesse dovuto minacciare Angel…
Ma Buffy non doveva saperlo. Il Consiglio era il suo solo asso nella manica.

Buffy gli aveva chiesto cosa voleva.
Non lo sapeva proprio.
Non sapeva come rimediare alla situazione. Era un caos. Un caos da cui non vedeva modo di liberarsi. Non riusciva nemmeno a fare chiarezza. Andava avanti sperando di fare le cose giuste, e qualche volta lo erano ma qualche volta no e lui non aveva direttive. Non c’erano precedenti cui fare riferimento. Non poteva neppure fare riferimento ai suoi superiori.

Al Consiglio non piacevano le novità. Peggio. Il Consiglio considerava le novità una condizione ostile. Non si confrontava con esse. Non si adeguava.
Faceva sì che rientrassero nei binari del consueto.

Buffy era una novità. Una serie di novità e finora essi le avevano accettate. O tollerate. O, semplicemente, ignorate perché non ne erano a conoscenza.

Erano stati scettici su di lei fin dall’inizio.
Troppo vecchia. Troppo estranea al loro mondo.
Ma non era la prima a presentare quelle caratteristiche. Non era la Cacciatrice più vecchia e certo non la sola a non essere cresciuta dal Consiglio.
Un po’ meno frequente era il caso di una Cacciatrice che possedesse entrambe queste caratteristiche ma, ancora, non era un precedente.

Le vere novità cominciavano ora.

Le Cacciatrici vivevano pochi anni.
Quelle come lei, quelle trovate tardi al di fuori del Consiglio, in genere non erano molto abili e morivano anche prima.
Buffy era sopravvissuta e sopravviveva, negando una realtà storica un giorno dopo l’altro.

Le Cacciatrici vivevano in solitudine.
Lei aveva stretto rapporti con alcuni comuni mortali.
Questo al Consiglio non era piaciuto affatto.
Ma quei mortali la legavano al mondo umano e alla fine lo avevano capito. Lo aveva spiegato loro, aveva detto che l’amicizia con quei ragazzi era qualcosa che sopperiva al mancato condizionamento.
A malincuore, ma avevano accettato.
In fondo, nemmeno quella era proprio una novità. Da sempre le loro file erano state incrementate da gente venuta da fuori. Erano abbastanza realisti da sapere che non potevano sopravvivere solo tra loro. Erano troppo pochi.

Le Cacciatrici obbedivano.
Questa era quasi divertente.

Il Consiglio l’avrebbe accettata senza riserve solo se fosse stata la migliore delle Cacciatrici. Forse neanche allora.
La verità era che Buffy era tutt’altro che invincibile. Ogni volta che aveva avuto a che fare con un nemico superiore alla mediocrità, era stata sconfitta. Il Maestro l’aveva sconfitta psicologicamente, Spike l’aveva sconfitta fisicamente, Angel l’aveva distrutta emotivamente.
Era sopravvissuta per una serie di ragioni che nulla avevano a che fare con la sua pura forza ed era questo che gli Osservatori cercavano. Forza e concentrazione. Uno scopo unico e chiaro e la capacità di focalizzarsi solo su di esso.
Buffy non era particolarmente forte ed era una massa di contraddizioni e confusione.
Non era quello che essi volevano.
Se lo avessero saputo.
Ma non potevano saperlo. Non la conoscevano e non volevano conoscerla. Bastava loro sapere quello che faceva. Bastava quello che lui riferiva.

Se avessero anche saputo del suo ambiguo rapporto con la stirpe nemica… ecco, quello non l’avrebbero mai accettato. Mai, per nessun motivo.
Avrebbero chiesto ragioni a lui. Ragioni che non avrebbero mai ascoltato e non avrebbero capito.
Questo Giles lo sapeva. Lo sapeva fin dall’inizio.
Ecco perché loro non avevano mai sapevano nulla.

Le Cacciatrici non pensavano.
Talvolta (un talvolta che si faceva sempre più frequente) Giles non riusciva più nemmeno a starle dietro.

“Va bene.” mormorò “Per adesso lasciamo stare. Riposati ancora per qualche giorno. Appena ti sentirai meglio, decideremo. Finora… abbiamo sbagliato entrambi. Basta azioni avventate. Dobbiamo valutare bene cosa fare.”
Lei annuì, in apparenza del tutto disinteressata.

“Hai… avuto notizie di Willow?” le chiese come ultima cosa.
“Mi ha telefonato. Sono a New York. Mi ha detto che, al massimo, torneranno fra un paio di settimane.”

Non diede altri particolari. Non aveva più voglia di parlare, neanche del ritorno a casa di Willow.
Giles non avrebbe ottenuto altro da lei. Così, fece per andarsene.

“Quindi lei ha paura per me, vero?” disse Buffy.
Giles riaccostò la porta che aveva appena cominciato ad aprire.
“Certo.”
“E odia Angel.”
“Puoi biasimarmi per questo?”
Buffy gli sorrise.
“Mi dica la verità. Non mi spinge ad attaccare Spike perché teme per la mia vita… Le credo, sa? Lei non odia Spike, neanche ci pensa. Spike non è nulla per lei. Le importa così poco, che è disposto persino a lasciare che non rischi la vita contro di lui, e all’inferno il mio dovere di Cacciatrice e il suo di Osservatore… Chissà quanto sarebbe contento il Consiglio, visto che ne parliamo… E poi c’è Angel. Che è pericoloso come Spike, ma non è come Spike. Lui è tutt’altra faccenda, vero?”

No, non lo era. Angel lo aveva colpito nel personale. Continuava a colpirlo.
Tutti avevano sempre frainteso. Non a causa di Jenny. Anche per lei, questo si, ma non a causa sua. Jenny era stata solo… un qualcosa in più… e un alibi.
Grazie a lei, gli era consentito odiarlo pubblicamente… Ma non aveva iniziato a odiarlo con Jenny. Forse, se fosse stato solo a causa di Jenny, avrebbe smesso di odiarlo da molto tempo.

“Me lo dica, per favore.” stava dicendo Buffy “Lo odia più di quanto ha paura per me?”

Questo Giles non lo sapeva davvero.


 
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