Indice Fanfic  

V

September 16 2005 at 2:41 PM
  (Login Silea)


Response to L'ultimo giorno. Parte Prima: Sangue

 





Cornovaglia, Inghilterra. Il Concilio degli osservatori. Giovedì 13, pomeriggio.




Jason bussò leggermente sulla porta prima di entrare. La segretaria gli aveva detto che Marlin era disposta a riceverlo subito. Un segno di stima e gentilezza da parte sua. Difficile comunque ignorare un incaricato speciale di Miller, anche se lei avrebbe potuto farlo. I dirigenti erano gli unici a non essere direttamente sottoposti al potere del primo osservatore.
Potevano anche rifiutare di eseguire i suoi ordini, con dovute motivazioni. Il capo del concilio non poteva intervenire direttamente contro uno di loro, ad esempio uccidendoli o arrestandoli, senza l’approvazione della loro stessa assemblea. Poteva al massimo sollevarli temporaneamente (per un periodo di otto giorni) dalle loro mansioni.
L’ufficio di Marlin era come sempre di qualche grado più caldo del resto del concilio. Qualcuno sussurrava nei corridoi che la dirigente lo facesse per far sudare di più e più velocemente chiunque vi mettesse piede. Lei, come sempre impeccabilmente vestita con un abito scuro dal taglio classico, sedeva dietro allo scrittoio di ebano intenta a leggere qualcosa.
Gli fece cenno di sedere su una delle due poltroncine mentre chiudeva una cartellina gialla posandola momentaneamente vicino al bordo della scrivania, dimostrandogli chiaramente che aveva tutta la sua attenzione.
-Buongiorno Miss Marlin.
Jason si rilassò sulla sedia. Lo schienale in pelle era morbido ed accogliente.
-Buongiorno a lei, Jason.
Si raccontava anche che quelle fossero le più scomode poltroncine all’interno dell’intero concilio. Le “infernali sedie elettriche” le chiamavano alcuni. Dovevano diventarlo pochi minuti di colloquio probabilmente, rifletté Jason, visto che al momento le trovava decisamente confortevoli.
-Mi dispiace averla disturbata durante il suo lavoro.
Con un lieve movimento della mano Marlin gli fece cenno di saltare i convenevoli mentre lo fissava negli occhi, come soppesandolo. Il capo degli operativi aveva la netta sensazione che i patologi legali osservassero così i cadaveri dei casi particolarmente interessanti. La cosa non lo turbò particolarmente ma lo rese più attento di prima alle reazioni della donna. Jason fu comunque ben contento di acconsentire alla richiesta inespressa, lui non era mai stato un diplomatico e l’idea di perdere tempo in cortesie lo irritava. Non era il tipo d’uomo da rimanere affascinato di fronte alla prospettiva di saper dire buongiorno in cinquanta modi diversi.
Era anche vero che sotto quello sguardo la poltroncina su cui sedeva cominciava ad essere meno comoda, anche se sapeva perfettamente che Marlin non stava cercando di intimidirlo, non ancora almeno, semplicemente la sua sola figura irradiava qualcosa di indecifrabilmente pericoloso.
Ma era una sensazione abbastanza forte da far avere la certezza a Jason di non voler mai trovarsi ad essere il destinatario di un vero sguardo minaccioso della donna, o a diventarne un diretto nemico. Di certo lei non aveva amici.
-Sono qui per chiederle formale permesso di ingresso ai file bancari di tutti i dipendenti del concilio.
Non molti sapevano che i propri conti correnti o depositi fossero controllati. Era così da sempre. Motivi di sicurezza. Marlin ne aveva la chiave, era il dirigente delle finanze del concilio, milioni di dollari passavano nelle sue mani ogni giorno. Controllarne qualche milione in più non poteva fare molta differenza.
-Per quale motivo e per ordine di chi?
Aveva il diritto di chiederlo. La formalità della risposta era dovuta ai rigidi protocolli che vigevano in quel posto.
-Per ordine del Primo Dirigente del concilio Miller, Primo Osservatore, in veste di incaricato speciale dell’investigazione sull’omicidio avvenuto all’interno di questo edificio. Sospetto la collaborazione di almeno un interno nell’effrazione verificatasi la notte scorsa. Intendo controllare se esistono equivoci movimenti di denaro, in quanto è probabile che il traditore sia stato ricompensato in denaro per la sua collaborazione.
Tante parole per non dire praticamente nulla. Il capo degli operativi non apprezzava i termini burocratici, erano troppo lunghi per lui.
-Capisco. Ovviamente vorrà l’accesso anche ai file dei dirigenti.
Jason si limitò ad annuire. Sembrava che la donna non avesse alcun problema a fornirgli quello che gli serviva. A dire la verità il volto di Magdalene era un’assoluta maschera di neutralità, un’espressione talmente perfetta da essere totalmente vuota. Il capo degli operativi la vedeva praticamente ogni giorno da almeno dieci anni, sempre cesellata ad arte, come quella che indossava lui. In tanti anni di vita Jason non aveva mai incontrato nessun altro capace di nascondere le proprie emozioni come Marlin o se stesso.
Ma al contrario della sua maschera, davvero perfettamente neutrale o meglio ancora fredda, quella della dirigente faceva trapelare una leggera aria di pericolo imminente ma del tutto inafferrabile che lo innervosiva appena. Forse perché Jason non sapeva in cosa lei potesse veramente rivelarsi una minaccia, non certo fisicamente. Oppure tutte quelle che aveva fatto non erano che vuote congetture ed in realtà l’osservatrice si limitava a ritenerlo insignificante.
Marlin si girò per battere qualcosa sulla tastiera incassata in un ripiano a scomparsa della scrivania. Prese un foglietto di carta e vi scrisse sopra una parola prima di passarlo a Jason.
-E’ la password di accesso totale al sistema. Si tratta di accesso passivo alle informazioni. Ovviamente lei ne è responsabile in prima persona.
-La ringrazio della collaborazione.
Jason si alzò dalla sedia, sapeva che non ci sarebbe stato un congedo da parte della donna. Salutò con un cenno del capo prima di uscire.
Magdalene attese qualche secondo per dargli modo di allontanarsi dalla porta. Poi prese la cartellina gialla che aveva poggiato sul piano della scrivania e la riaprì. Conteneva gli estratti conto e i movimenti finanziari di Travers negli ultimi sei mesi.
Il fatto che non fosse riuscita a capire dove fosse stato durante la sua prolungata assenza dal concilio (era stato via per più di tre mesi. Letteralmente scomparso, all’interno del concilio nessuno sapeva niente…non esistevano neanche voci di corridoio a proposito della faccenda) l’aveva spinta a fare altri controlli.
E lei sapeva da tanto tempo che il denaro era sempre la chiave di tutto.
E quello che Travers non sapeva era che lei aveva molti amici tra banchieri ed operatori di mercato. Amici che coltivava da anni, che risalivano al tempo in cui tutto quello che aveva era il patrimonio familiare e l'impiego di analista di primo livello. Persone che aveva aiutato una volta o l’altra, e che le dovevano favori.
Le erano stati necessari alcuni giorni per aver un rapporto completo di tutti i conti, più o meno conosciuti o legali, di Travers. Li aveva nascosti bene, ma non abbastanza. Fortunatamente lui non era mai stato uno del settore.
Magdalene aveva scoperto così che da un conto fantasma, di cui il concilio non sapeva niente, Travers aveva prelevato più di centomila dollari il giorno stesso della sua scomparsa. La metà della somma in assegno circolare, l’altra metà trasferiti in un conto secondario.
Dell’assegno circolare aveva perso le tracce, ma risalire all’intestatario del conto secondario non era stato difficile. In meno di due settimane vi erano stati versati duecentomila dollari (sempre dal conto cifrato di Travers) e fatti diversi prelievi di minore entità per un totale di quarantamila dollari.
Il conto era intestato a Joe Gray. Che guarda caso era solamente un alias di un certo Henry Levigastone, un mercenario senza scrupoli, che aveva collaborato precedentemente con il concilio, per conto di Travers. Prima di finire ammazzato in mezzo alla foresta pluviale con due dei suoi.
La cosa più interessante era che parte del denaro era stata utilizzata per prendere in affitto un aereo. Il cui piano di volo recava come aeroporto di destinazione Sunnydale. Era rimasto lì per due giorni prima di ripartire per un insignificante aeroporto nel mezzo del nulla nel midwest degli Stati Uniti. Dove il velivolo era ancora in attesa in uno degli hangar.
Magdalene non sapeva perché quegli uomini fossero in quella città.
Loro non dovevano nemmeno esistere, figurasi andarsi ad immischiare negli affari di una cittadina del midwest, in cui non c’era assolutamente nulla. Non sapeva perché erano lì ma avrebbe potuto scoprirlo.
Dopo Marlin avrebbe fatto in modo che tutto tornasse ad essere come doveva.
Per il concilio quegli uomini erano morti anni prima.
Avrebbe rettificato l’errore.






New York, appartamento di Eliza Sinless. Giovedì 13.






Angel era seduto alla scrivania del piccolo studio che Liz gli aveva indicato il giorno precedente, quando aveva chiesto di poter avere carta e penna per scrivere una lettera. Non avrebbe mai immaginato di ricevere un tale dono. Sembrava così stupido anche a lui, ma non aveva potuto fare a meno di apprezzare immediatamente quel posto.
Sembrava uno studio ottocentesco miracolosamente sopravvissuto fino ad oggi. Era perfetto, mobili, tappeti, colori, anche gli odori dei legni, era tutto come lo ricordava.
Ma la cosa che Angel aveva adorato subito era la carta da lettera che aveva trovato sulla scrivania. Non quella carta sottile e bianchissima prodotta in fabbrica, ma una dalla sfumatura crema, spessa, appena ruvida al tatto, quasi granulosa. E le penne.
Non la penna, le penne.
Ce ne erano tante, dalla moderna stilografica, a quella con pennino sostituibile, alla vera penna perfettamente appuntita, con affianco gli inchiostri in piccole boccette di vetro.
Era tutto così familiare.
Gli era mancato. Era stato così felice in quel periodo. Aveva studiato e scoperto così tanto, passando in cinquanta anni dal sapere leggere stentatamente ad essere un cultore della letteratura.
Quando aveva finito di sorseggiare il proprio il tè, Angel aveva sostenuto qualche minuto di educata conversazione, parlando amabilmente anche con Faith, che aveva fatto altrettanto, ma la tensione nel salotto era palpabile. Così si era scusato e ritirato nello studio.
Si era calmato quasi subito ed aveva cominciato a scrivere dimenticandosi del tempo. Le tende erano tirate a far filtrare solo il minimo chiarore del sole, segno che dovevano essere passate diverse ore da quando era entrato nella stanza. Si sentiva intorpidito dalla mancanza di sonno.
Aveva appena finito di scrivere l’ultima lettera quando sentì bussare leggermente alla porta.
Invitò ad entrare.
Inaspettatamente era Faith. La cacciatrice si avvicinò tranquillamente alla scrivania e lui colse l’occasione di osservarla. Un felino, pericoloso, ma non qui per attaccare. Strano quanto fosse diversa da Buffy. Strano anche quanto fosse cambiata in così poco tempo. A volte dimenticava che gli esseri umani potessero cambiare così tanto in così poco.
Era cresciuta.
Era diventata sicura di sé. Non era più solo una facciata esteriore. Più pericolosa. Lo sentiva. Probabilmente l’amicizia con Eliza c’entrava qualcosa. Ne era sicuro. Angel sentì improvvisamente la voglia di sfidarla. Aveva voglia di combattere con lei. Di vedere quanto poteva essere forte e veloce. Sì, sicuramente era veloce. La struttura fisica, come si muoveva, tutto lo indicava.
E per lui che si sentiva così furente per quanto era accaduto, combattere sarebbe stata una liberazione. Un modo per scaricare la tensione. Necessaria soprattutto dopo i mesi di inattività forzata.
Soppesò l’idea, mentre piegava la lettera esattamente a metà e la infilava in una busta con metodica attenzione.
Faith stava in piedi dall’altra parte della scrivania, aspettando tranquillamente che lui finisse qualsiasi cosa stesse facendo. Angel non attese che fosse lei a iniziare il discorso. Preferiva dare le risposte prima di ricevere le domande.
-Sono lettere di addio. Eliza ti avrà raccontato.
Faith scosse la testa.
-Non abbiamo parlato di te.
Una sorpresa questa.
-Di Spike allora.
-Anche di Spike, sì, anche di lui.
Faith si mise a sedere sulla poltrona più lontana dalla scrivania. Angel scrisse il nome del destinatario sulla busta per poi sigillarla.
-Lo sai che ha già ucciso altre cacciatrici?
-Non è un segreto. Ho letto i diari. Le cronache.
Sembrava non fosse una sprovveduta.
-Quindi conosci il suo metodo.
-Si, combattimento uno contro uno, sfida diretta. –Angel annuì, sembrava che in fondo Faith sapesse qualcosa e che non stesse lanciando accuse a vanvera. –Eppure Dellah lo ha ucciso lui. Può non essere stata una sua idea, ma l’ha ucciso lui.
Era difficile credere che Spike ricorresse a metodi simile. Quelli erano la firma di Angelus.
-Perché avrebbe dovuto farlo?
La cacciatrice scosse le spalle.
-Quanta voglia aveva di togliersi il chip? Fatichi ad immaginare uno scambio, il suo chip per la mia vita? Sarebbe disposto a diventare un sicario per una cosa simile. Non credi?
Angel annuì una volta prima di parlare, l’ipotesi aveva senso.
-Ammettiamo che sia così. Cosa farai?
Faith aspettò un attimo prima di rispondere. Lo guardò direttamente negli occhi mentre lo faceva.
-Se mi cercherà, combatterò. Se ne avrò l’occasione, lo ucciderò.
Il vampiro rimase un attimo in silenzio studiando la risposta e la persona che gliela aveva data.
-Grazie.
Angel sapeva perfettamente che era una cortesia nei suoi confronti, nulla le impediva di dare la caccia a Spike per quello che aveva fatto. Neanche lui poteva dire che le rimproverava il fatto di volere vendetta. Al suo posto avrebbe fatto lo stesso.
Aveva cercato di fermarla soltanto a causa del soggetto della rappresaglia.
Comunque il vampiro apprezzava il gesto di buona volontà e dallo sguardo che aveva sembrava che la cacciatrice comprendesse il suo punto di vista.
Faith si alzò dalla poltrona.
-Ricorda però, se soltanto osa avvicinarsi ad una delle persone che sono importanti per me, gli darò la caccia. Senza quartiere.
Angel sorrise di sbieco, non si sarebbe aspettato nulla di meno da Faith. Ma gli rimaneva un dubbio.
-E Dellah?
-Era il divertimento di una notte.
Gli rispose lei mentre si avviava verso la porta. Si fermò sulla soglia e voltandosi gli fece un’altra domanda, semplicemente perché curiosa.
-A cosa dici addio?
Angel sorrise nostalgico. Quella che si era costruita a L.A. non era stata la migliore esistenza che gli fosse capitato di vivere, ma decisamente era stata bella. Non che poi trovasse molte delle sue esperienze disgustose.
-Ad una vita.
Mentre usciva dalla stanza, Faith parlò ancora, senza voltarsi.
-Sai Angel? Non tutti sono fortunati come te. Tu hai ancora lettere da scrivere. E sono lettere che si possono ancora consegnare.








 
 Respond to this message   
Create your own forum at Network54
 Copyright © 1999-2009 Network54. All rights reserved.   Terms of Use   Privacy Statement  

DISCLAIMER: tutte le fanfic presenti su questo sito non sono scritte a scopo di lucro. I personaggi (come anche qualsiasi altro materiale citato in esse) facenti parte di prodotti editoriali/televisivi/cinematografici esistenti appartengono ai rispettivi proprietari, e vengono utilizzati senza alcun fine commerciale. Gli amministratori di questo forum non saranno responsabili in nessun caso dei contenuti delle fanfic pubblicate. Per eventuali comunicazioni potete scrivere a: Wave_Of_Mutilation_@hotmail.com