--

 Indice Fanfic  

VI

September 19 2005 at 1:12 AM
  (Login solichan)
Avvoltoi


Response to Alpha

 

Da un’altra prospettiva, il palazzo sarebbe apparso solo come una ciclopica massa di pietra e cancelli di ferro battuto e filigranato.
Da dove si trovava lei, era una composizione di elementi solidi e luci e acqua che rifletteva le luci.

Chiunque o qualunque cosa fossero stati gli architetti, avevano spianato sul fianco occidentale della collina una specie di terrazza piatta, su cui avevano poi edificato l’edificio.
Il versante sud della terrazza, dove c’era l’ingresso principale, digradava dolcemente verso la valle dove si trovava la città, mentre ad ovest il pendio era molto più ripido, una vera parete verticale, e dava sul mare.
A est la terrazza era interrotta dalla parete della collina che si innalzava sino alla cima, una stretta cresta coperta di alberi da dove si aveva una panoramica perfetta della casa e di tutto ciò che la circondava.
Si poteva persino vedere l’interno delle sale.
Era facile osservarli.

C’era anche un’altra conseguenza ad una simile collocazione, una strana particolarità del muro.
In pratica circondava il palazzo solo su tre lati, perché sul lato orientale si fondeva con il fianco della collina e, dall’esterno, era a livello del terreno, nient’altro che una serie di pietre a corona del bordo della parete.
Una scalinata scolpita nella pietra scendeva dalla sommità del muro sin all’interno del giardino.
Era facile anche entrare.

Non c’erano guardie alla porta. Non c’erano sentinelle a sorvegliare i paraggi, nessuno che pattugliasse la zona. Forse non c’era neanche la porta chiusa.
In certe cose erano bizzarramente imprudenti. Probabilmente pensavano che qualcuno in grado di costituire un pericolo per un gruppo così numeroso, non si sarebbe certo fatto fermare da una porta.
Forse erano solo stupidi. O arroganti.
Non aveva senso credere che la stupidità e l’arroganza fossero prerogative umane.

Buffy era qui dal primo pomeriggio.

Con l’avanzare della sera, gli abitanti della casa avevano ripreso le loro attività. Dietro alle finestre, qualcuno di loro aveva scostato le tende, esponendosi alla luce del Sole basso ma ancora perfettamente visibile nel cielo.

La prima volta che li aveva visti fare così ne era rimasta sconvolta, finché Willow non aveva trovato la risposta, del tutto impensabile nella sua materiale semplicità, probabilmente ovvia ed immediata a chiunque eccetto che a loro stessi. Era bastata una breve ricerca per confermarla.
D’altra parte, lo aveva sempre saputo che i vampiri erano vulnerabili solo al pieno ed integro complesso dello spettro solare. Bastava filtrare alcune frequenze, come durante le giornate molto nuvolose o all’ombra, e non avevano problemi.
Le tende nere erano senza altro pittoresche e scenografiche ma, con ogni probabilità, le tenevano solo per attenuare l’eccesso di luce e rendere l’ambiente a loro più confortevole, forse anche per ulteriore sicurezza, certo non come principale sistema a salvaguardia della vita.
Perché affidarsi solo a teli di stoffa, quando c’erano a disposizione vetri filtranti capaci di abbattere la quasi totalità della radiazione ultravioletta?

Erano usciti, l’uno dopo l’altro. Quasi tutti da soli, qualcuno in coppia, nel loro modo pigro e disordinato. Non agivano quasi mai in gruppo. Mai, se erano impegnati nelle loro attività normali. A loro non piaceva dividere nulla.
Era la sua fortuna, quella.

Aveva aspettato, contando ed identificando quelli che lasciavano la casa, rigirando fra le dita il pugnale che si era premurata di portare, finché non aveva stabilito che era il momento giusto.
Ormai se ne erano andati oltre la metà. Quelli rimasti erano solo i più giovani del gruppo.
A parte Angel e la sua famiglia, al momento nel clan erano pochi a superare qualche decennio, ma quelli realmente giovani, tanto da non essere in grado di vivere indipendentemente, erano anche meno.

Una cosa strana, che Giles aveva fatto fatica ad accettare, era l’improbabilità che qualcuno fosse trasformato. Un evento talmente raro da rappresentare l’eccezionalità rispetto al numero delle vittime.
Gran parte degli attuali membri del clan provenivano dall’esterno. Di quelli rinati qui, molti erano stati trasformati poco dopo la distruzione del gruppo del Maestro. Dopo di che, erano stati aggiunti individui alla comunità solo saltuariamente. Di solito, alla fine dell’estate o all’inizio dell’autunno.
Anche se l’ultimo risaliva solo a qualche settimana prima.
Un universitario, un ragazzo che aveva conosciuto superficialmente.

Chissà perché proprio lui e non altri. Cosa avevano quelli che venivano scelti in più degli altri, quelli semplicemente dilaniati e lasciati ai divoratori di carogne?
Non c’era una vera e propria costante negli individui trasformati. Di solito, erano giovani adulti in senza difetti fisici, ma quella era una cosa comprensibile. Però avevano scelto studenti geniali e criminali, atleti fuoriclasse e ragazzine depresse, emarginati sociali e brillanti affaristi.
Sempre più spesso si era trovata a pensare che fosse questa, la costante. Si trattava di individui… anomali, in bene o in male. Gente troppo competitiva o troppo sensibile, troppo aggressiva o troppo timida. Gente che, in qualche modo, si distingueva. Gente che non riusciva mai ad amalgamarsi ai propri simili.

Qualche volta aveva temuto per Willow, Xander e Cordelia. Tutti loro rientravano appieno nella categoria.

Per i vampiri sarebbe stato ridicolmente facile trasformarli e usarli contro di lei. Le occasione le avevano avute ma non lo avevano fatto. Non c’erano mai state neppure minacce in questo senso.
Trovarsi a combattere e uccidere Willow… Rabbrividì.
Eppure era sicura che la conoscessero abbastanza da sapere bene quale trauma devastante sarebbe stato per lei.

E allora chissà perché proprio quei particolari individui.
E chissà proprio perché in quei particolari momenti.
Però il loro numero non cresceva mai indiscriminatamente. Anzi, non cresceva proprio, se non per minime fluttuazioni.

Forse lei aveva solo una casistica troppo limitata per essere significativa.

Comunque fosse, i più giovani ed inesperti del gruppo venivano spesso lasciati a casa mentre i loro familiari erano a caccia.

Discese il pendio, avvicinandosi al palazzo.
Nonostante la brezza di terra che soffiava verso il mare e verso l’edificio, lei era in posizione riparata dal vento e non avrebbero sentito il suo odore.

Si fermò proprio sulla cima del muro, dove cominciava la scalinata.

Una coppia stava parlando in giardino.
Non capiva e neppure voleva capire quello che si stavano dicendo ma, ad un certo punto, il maschio tornò all’interno. La donna, invece, rimase seduta sulla panchina di metallo battuto, con le braccia distese lungo lo schienale.
Era del tutto tranquilla, apparentemente persa nei suoi pensieri. Era evidente che non si aspettava niente di pericoloso. Non lì, a casa sua.
Non si aspettava la nemica che la ghermì alle spalle, e non poté reagire.

Buffy le aveva passato l’avambraccio intorno al collo e se gli si stringeva la gola con sufficiente forza si riusciva quasi a paralizzarli.
La obbligò ad alzarsi e, tenendola come scudo, entrò nel palazzo.
Non era molto agevole spingere la vampira molto più alta di lei ma, almeno, questa non cercava di opporsi in nessun modo. Anzi, era costretta a collaborare con la sua catturatrice, perché Buffy le puntava il paletto sotto le scapole, all’altezza del cuore e la ragazza terrorizzata doveva inarcare la schiena e sforzarsi nel disperato tentativo di non cadere sulla punta acuminata. A Buffy sarebbe bastato tirarla appena verso di sé per ucciderla.

Nella sala c’erano quattro individui che scattarono indietro appena lei apparve, sorpresi. Era riuscita a far sì che non si fossero resi conto del suo arrivo prima del suo ingresso.
I vampiri si allontanarono ringhiando e soffiando, senza però fare gesto di attaccarla.
Apparivano confusi, più che furiosi. Sicuramente, molto più confusi che decisi.
I quattro erano sparsi nel salone. Se fossero stati meno inesperti, averli intorno in quel modo avrebbe voluto dire essere in una situazione quasi sicuramente senza scampo, ma i vampiri non erano portati ad agire in gruppo. Dovevano imparare a farlo, ed allora erano anche molto abili, ma non era una cosa che venisse loro spontanea. La loro natura era quello del cacciatore singolo. In circostanze critiche ed improvvise, la prima cosa che facevano era tornare agli schemi istintivi e i giovani, come questi, erano sempre molto individualisti.
Anche se come forza congiunta costoro erano senz’altro superiori a lei, si limitavano a tirarsi indietro e a comportarsi come se ognuno fosse del tutto solo.
Poteva percepire il modo in cui si chiudevano in se stessi, senza neppure valutare la presenza dei propri compagni, senza pensare alla possibilità di agire in concerto per abbatterla.
In più, c’era un’altra cosa.
Se fossero stati loro a trovarla, non avrebbero avuto esitazioni, ma essere attaccati non rientrava nella loro forma mentis. Non concepivano realmente la possibilità di diventare prede.
Anche questo, soprattutto questo, era qualcosa che doveva essere appreso e, finora, questi erano sempre stati protetti dalle loro famiglie, tenuti pressoché isolati dal mondo esterno. Non avevano esperienza diretta.
L’idea che qualcuno li aggredisse, soprattutto che li aggredisse nella loro casa, doveva essere stata semplicemente impensabile ed ora non riuscivano a gestire la situazione.
Aveva contato su una reazione simile.
Considerando le sue condizioni fisiche non ottimali, doveva accumulare più vantaggio possibile ed il suo unico vero vantaggio era il contesto stesso.

Un altro vampiro apparve sulle scale che portavano ai piani superiori.
Buffy lo riconobbe come l’universitario scomparso qualche settimana prima.
Forse era più sveglio degli altri, nonostante l’età, perché, senza la minima esitazione, scese le scale e corse verso una delle porte che dava sull’esterno.

Con questo tutti quelli che vivevano nel palazzo e non aveva visto uscire erano presenti al conto.
Tutti eccetto Angel e Drusilla, naturalmente.
Non ne restavano altri che avrebbero potuto sorprenderla.

Spinse il paletto nel cuore del suo ostaggio ed una dei quattro attaccò subito. Buffy afferrò un portacenere di vetro dal tavolino accanto e lo scagliò a piena forza contro la vampira. Questa scansò il proiettile improvvisato, perdendola di vista un attimo. Buffy la prese e uccise anche lei.
A quel punto, si scatenò il panico e ognuno dei rimasti cercò di scappare.
Uno di loro raggiunse la porta. La cacciatrice non perse tempo a seguirlo, così come non pensò all’altro che era riuscito a sfuggirle.
Ce n’erano ancora due.

Strana cosa la casualità. Decideva anche solo per la posizione spaziale.
Al momento del suo ingresso si erano trovati lontano da ogni via d’uscita ed ora lei sbarrava loro la fuga.
Avrebbero dovuto tentare. Uno dei due ce l’avrebbe fatta, forse.
Invece, corsero verso un’arcata che dava all’interno, con lei al loro inseguimento.

La distanziarono subito, ma non poteva perderli.
Entrarono in una stanza dove lei fece irruzione un attimo dopo.

La prima cosa che registrò, fu la presenza di Drusilla.
Era lì, seduta a gambe incrociate accanto ad un muro. Non si muoveva, come se fosse catatonica.

L’attenzione di Buffy tornò ai due fuggiaschi.
Non potevano andare da nessuna parte. La camera aveva finestre e una porta sull’esterno, tutte sbarrate da inferriate di ferro.

Uno dei due l’assalì subito, mentre l’altro squassava inutilmente l’inferriata che bloccava la porta, nel tentativo di svellerla.
Per qualche istante il vampiro riuscì persino ad impegnarla, poi si scoprì e Buffy lo colpì con un calcio ad un’anca, frantumandogliela.
L’uomo cadde a terra e contemporaneamente lei lo trafisse.

L’altro ragazzo aveva fatto la cosa più stupida, non approfittando del momento che gli era stato regalato per tentare di fuggire.
Quando vide morire il suo compagno, sembrò perdere del tutto le capacità razionali e si scagliò insensatamente contro le finestre e le sbarre che lo imprigionavano.

Era talmente rapido che Buffy non riusciva a metterlo bene a fuoco. Però non era solo quello. Se ne era resa conto anche altre volte.
Accelerazione.
I vampiri raggiungevano la massima velocità in un tempo pressoché nullo, quasi che per loro il tempo non scorresse nel modo in cui faceva per il resto del mondo. Persino per come faceva per lei.

Ma questo non gli serviva, adesso. Non poteva attraversare i muri. Era in una vera trappola e non aveva modo di evitarla.
Gli si lanciò addosso.
Distava solo pochi metri. Una distanza che non le era sufficiente per acquisire un grande slancio ma, con la sua massa notevolmente superiore a quella che avrebbe dovuto essere data la piccola mole, bastò a travolgere il vampiro e a stordirlo. Rotolarono a terra avvinghiati. Prima che potesse riprendersi, Buffy lo afferrò per i capelli e gli tagliò la gola.

Drusilla aveva osservato tutto senza scomporsi.
O, almeno, sembrava che osservasse, visto che aveva gli occhi aperti, però era completamente inerte.

Adesso Buffy era riemersa dalla frenesia del combattimento e, quasi suo malgrado, si trovava a valutare consapevolmente quello che la circondava.

Adagiò con cautela il ferito sul pavimento e si rialzò.
Si avvicinò di qualche passo a Drusilla.
La mancanza di una qualsiasi reazione da parte della vampira la disturbava.
Non aveva mai visto nessuno osservare la sua prossima morte così passivamente.

Sapeva già che Drusilla non era più in grado di costituire un pericolo, eppure la vista della donna la innervosiva più di quanto le piacesse ammettere. Molto più di quanto avrebbe dovuto fare. Non c’era senso perché provasse inquietudine alla vista di una nemica incapace di muoversi.
Non se l’aspettava così. Non sembrava nemmeno lei. Per una volta, indossava una comune tuta da ginnastica, invece degli abiti che era abituata a vederle addosso, aveva i capelli corti ed era magra fino ad essere scheletrica.
Anche la stanza appariva innaturale.
Era quasi completamente spoglia. Solo un letto, una scrivania, una sedia. Per il resto era quasi asettica. E poi c’erano le inferriate.
Perplessa, Buffy guardò fuori. La porta dava su un piccolo giardino privato, circondato da mura.
Perlomeno, ora capiva perché i due si erano diretti da questa parte. Se solo la porta non fosse stata sbarrata, avrebbero potuto fuggire.

Si scosse.
Stava facendosi domande accademiche a cui poteva pensare in seguito. Forse stava solo prolungando i tempi.
Ma non poteva attardarsi, anche se non sembravano passati più di pochi minuti dal momento dell’irruzione. Doveva tenere bene a mente che, se fossero tornati, forse questa volta si sarebbe trovata di fronte avversari superiori alle sue possibilità

Uccise Drusilla, quindi tornò nuovamente ad occuparsi dell’uomo che aveva ferito.

Aveva già ripreso coscienza e, appena gli si avvicinò, fece il gesto di attaccarla.

La capacità di recupero di quegli esseri era stupefacente. Aveva visto vampiri feriti in modo tale da sembrare impossibile che sopravvivessero e che, invece, si erano ripresi perfettamente.
Di una cosa però era sicura. Certe ferite non potevano sanarle. Aveva visto uno di loro privo di una mano e sapeva che stavano attenti, molto attenti, a non farsi colpire agli occhi dagli artigli dei loro simili ed erano anche la prima cosa a cui puntavano, quando combattevano.
No, decisamente non potevano rimediare a tutto e, per una volta, la loro resistenza giocava a suo favore.

Lo osservò attentamente, mordicchiandosi le labbra.

La creatura si era raccolta su sé stessa. Tremava e aveva le pupille talmente dilatate che coprivano la quasi totalità degli occhi. La loro fosforescenza le faceva sembrare fari che generassero luce propria.
Era terrorizzato.

Questo bastò a cancellare ogni indecisione.

Questa volta Buffy non aveva intenzione di esporsi, neppure con quello che sembrava un nemico inerme.
Si tolse la giacca di pelle e la tenne davanti a sé come uno scudo e, quando lui fece per attaccarla di nuovo, gliela tirò sulla testa.
Nell’istante di confusione in cui il vampiro cercò di riflesso di districarsi, lo ghermì e gli legò le mani dietro la schiena con le maniche della stessa giacca.
Un sistema simile non avrebbe trattenuto un vampiro per più di un istante, ma per questo, indebolito e sotto shock, era più che sufficiente e a lei bastava che non potesse colpirla con gli artigli.
Lo girò sulla schiena e gli si mise a cavalcioni, schiacciandogli le braccia sotto il peso del suo stesso corpo.
La sua vittima ebbe uno scatto convulso di forza sorprendente che lei cercò di contrastare stringendolo alla gola. Le dita scivolarono sul sangue senza riuscire a fare presa.
Allora usò gli avambracci per schiacciarlo a terra, premendo con tutto il suo considerevole peso.

Il battito del cuore le rimbombava nelle orecchie ed anche un suono lontano e scandito che forse era il suono del suo stesso sangue ma che sembrava tanto il rumore della risacca (ma il mare era troppo lontano per sentirlo così chiaramente).
Aveva la sensazione di ritirarsi in un nucleo minuscolo di consapevolezza, perso in uno spazio che diventava sempre più ampio. Uno spazio pieno di quel suono monotono e confortante.
La tentazione di arrendersi ed esistere solo come funzione delle sue azioni era pressante, ma non doveva. Lo avrebbe ucciso, se si fosse lasciata andare.
Si costrinse a ritornare e si accorse che il vampiro la combatteva ora troppo debolmente perché le fosse d’ostacolo.

Appoggiò la punta del coltello sulla palpebra inferiore, all’infossamento tra il globo oculare e la cavità orbitale.
Non dovette esercitare quasi nessuna pressione. Era solo carne, senza la barriera delle ossa. Non c’era bisogno della forza che le occorreva a vincere la resistenza della cassa toracica e trafiggere il cuore.

Quando si rialzò, il ragazzo non era morto.
Eppure, era morto comunque. Non poteva esistere in quelle condizioni, non nel suo mondo. Ma avrebbero dovuto pensarci loro.

Si attardò solo un attimo per slegarlo e recuperare la sua giacca, prima di abbandonare la stanza e tornare nel salone.

Si sentiva fluttuare, come sotto l’effetto della codeina.

Per qualche istante, si permise di meravigliarsi per l’architettura del palazzo.
Dall’esterno non si poteva comprendere appieno quanto fosse complesso.
Non era descrivibile a parole. Un labirinto, forse. Un labirinto di pesanti blocchi di pietra scolpita e delicati ferro battuto filigranato, cristallo e fuoco.
La grande sala era tanto articolata che era come essere all’interno di una serie di solidi geometrici intersecati, da cui si partivano diramavano corridoi, logge, scalinate.
Le vetrate enormi non erano solo normali finestre. Erano interi angoli di cristallo, intere pareti. Erano vuoti sull’esterno, tramiti che facevano della casa un tutt’uno con l’esterno.
Sembrava una cosa viva ed era piena di luce.
Non la cruda e feroce luce che usavano gli esseri umani. Luci indirette, schermate da nicchie e paraventi. Candele. Il fuoco del camino nel salone e in altri camini più piccoli.
A Angel piaceva la luce e amava illuminare la sua casa con le luci più forti che poteva sopportare anche se, per gli standard degli umani, quella che considerava una forte illuminazione sarebbe sembrata, al massimo, una debole penombra. Per lei era chiaro come in pieno giorno.
Poteva capire il perché lui aveva voluto vivere qui, in mezzo a luce e spazio, ma perché gli altri lo avevano seguito, invece di nascondersi in qualche buco, non riusciva ad immaginarlo.
O forse si.
Forse ‘nascondersi’ era la parola chiave. Ora non si nascondevano più.

Afferrò un vaso di pietra e lo scagliò contro una delle finestrature più grandi, una che comprendeva uno degli angoli superiori e parte del soffitto, causando una pioggia di frammenti di vetro e arcobaleni.

Prese una lampada dal lungo stelo di ferro battuto. La soppesò fra le mani, bilanciandola, poi, usandola come una mazza, distrusse tutto ciò che le sembrava possibile, soprammobili, piante ornamentali, cristalli, interrompendosi solo per squarciare i divani con il coltello.

Fece quasi fatica a fermarsi, ma il tempo correva e loro potevano rientrare in ogni momento.

Chissà se Angel sarebbe tornato, adesso.

Ancora una volta, si chiese se non gli fosse successo qualcosa.
Sentiva ancora il frangersi delle onde e non capiva da dove provenisse quel suono.


 
 Respond to this message   
Create your own forum at Network54
 Copyright © 1999-2008 Network54. All rights reserved.   Terms of Use   Privacy Statement  

DISCLAIMER: tutte le fanfic presenti su questo sito non sono scritte a scopo di lucro. I personaggi (come anche qualsiasi altro materiale citato in esse) facenti parte di prodotti editoriali/televisivi/cinematografici esistenti appartengono ai rispettivi proprietari, e vengono utilizzati senza alcun fine commerciale. Gli amministratori di questo forum non saranno responsabili in nessun caso dei contenuti delle fanfic pubblicate. Per eventuali comunicazioni potete scrivere a: Wave_Of_Mutilation_@hotmail.com