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Parte Seconda: Caos

October 16 2005 at 6:18 PM
  (Login Silea)


Response to L'ultimo giorno. Parte Prima: Sangue

 
"I blamed myself for a long time... I don't anymore..."








Sunnydale. Giovedì 13.





Il cellulare nella tasca destra della giacca cominciò a squillare, insistente. La cacciatrice lo prese di controvoglia, si stava godendo il ricordo della faccia di Buffy congestionata dall’ira e dall’impotenza e non voleva essere disturbata. Guardò lo schermo per vedere chi la stava chiamando, ancora indecisa se rispondere o meno. Un numero di Sunnydale. Fece scattare lo sportellino.
-Tara.
Non era una domanda ma un’affermazione. La bionda era l’unica a conoscere quel numero. Almeno era l’unica a farlo nella ridente cittadina che sorgeva sulla bocca dell’inferno.
-Ciao Faith.
-Sei ancora al magic box?
Era una domanda di routine, fatta più per sapere dove si trovasse la bionda che per altro.
-No, chiamo da un telefono pubblico.
Tara era sempre prudente nel contattarla, evitando accuratamente di chiamarla da altri posti se non il telefono della propria stanza e gli apparecchi pubblici. Lo era stata fin dall’inizio, quasi per istinto, senza che Faith le avesse mai detto nulla in proposito. Questa attenzione ai particolari era una della qualità che la cacciatrice apprezzava di più nella bionda. Era stupido rischiare che qualcuno componesse per errore il numero riservato della cacciatrice o essere accidentalmente ascoltate.
-Vuoi dire che Buffy ha già finito con le sue spiegazioni?
L’incredulità di Faith era palese nel tono di voce. La bruna sapeva che la discussione, le accuse e le scuse sarebbero andate avanti per ore. Aveva assistito a scene del genere quando li aveva frequentati anni prima e non credeva che fossero cambiati per nulla da quel punto di vista. Tutti erano sempre impegnati a sembrare così innocenti e incolpevoli, a giustificare la minima azione dicendo che non era colpa loro. “Non è mai colpa loro” pensò Faith con un lampo di rabbia. E Buffy era maestra nel parlare tanto a lungo da convincere gli altri che aveva ragione. Se non altro per farla stare zitta o non farla scoppiare in lacrime, aveva sempre sospettato la bruna. Bastava un’espressione ferita sul volto e gli occhi che si riempivano di lacrime davanti agli altri per fare il miracolo. Era sempre stata un’ottima attrice ed una perfetta ipocrita.
-Voglio dire che me ne sono andata. – La voce di Tara suonò per un attimo stanca, anche i suoi pensieri stavano seguendo lo stesso filo di quelli della cacciatrice. -Che io ci sia o meno non fa alcuna differenza. Del resto, Giles mi ha visto un po’ scossa dall’incontro e mi ha consigliato di andare a prendere una boccata d’aria. Ufficialmente sono uscita a prendere caffé e ciambelle per tutti. Pare che sarà una cosa lunga e che poi si dovrà festeggiare. Naturalmente se incontrassi qualcuno mi potrei benissimo fermare a prendere un caffé nel locale, non c’è alcuna fretta. Dubito che anche Buffy riesca a tirarsi fuori da una situazione simile in tempi brevi.
Era un modo gentile per chiedere a Faith di parlare. Era ovvio che Tara fosse preoccupata per quanto era successo nel magic shop poco prima.
-Diciamo tra cinque minuti al solito caffé?
-Sicuro, è sempre la mia prima scelta, fa l’unico espresso decente della città, qualsiasi cosa dicano Buffy o Xander. –“Si,” pensò Faith, “pretendono di conoscere anche quale sia il migliore espresso di Sunnydale oltre a sapere sempre cosa sia ‘giusto’ o ‘sbagliato’ in qualsiasi situazione.” Era stato il primo difetto riguardo l’altra cacciatrice e il ragazzo di cui Tara e Faith avessero mai parlato. –A tra poco.
Il “solito caffé” era un negozietto d’angolo dall’aspetto non troppo maestoso situato in un quartiere tranquillo anche di notte, il che era difficile da dire per Sunnydale. Era miracolosamente lontano dai vari cimiteri e da tutto il resto che poteva creare problemi, come il porto o il vecchio liceo, ed aveva il pregio di essere oltre che bar anche pasticceria. Si trovava a pochi minuti a piedi sia dall’appartamento di Faith che dal campus universitario, nello stesso quartiere in cui si trovava anche il negozio di alimentari dove si rifornivano sia Tara che lei, e che né Buffy né gli altri frequentavano mai.
A Faith venne da sorridere al pensiero. Per quanto Sunnydale fosse piccola l’altra cacciatrice ed i suoi simpatici amici riuscivano comunque ad evitarne intere zone, come quella del porto o la parte povera della cittadina, dove le villette a schiera diventavano vecchie palazzine tutte uguali. Il confine tra quelle due zone era esattamente dove si trovava il locale ed il suo stesso appartamento. In quei paraggi la gente non era ricca ma neanche povera. Il posto era abitato da quella che si poteva definire la classe medio-bassa. A Faith piaceva come quartiere, i vicini erano persone a posto che però badavano prima di tutto agli affari propri al contrario di quanto accadeva nelle zone residenziali dalle infinite villette a schiera.
Quando Faith entrò Tara la stava già aspettando, seduta ad un tavolo in fondo al locale con due caffé davanti, le spalle rivolte alla porta. La cacciatrice scivolò nell’altro sedile salutando con la mano e sorridendo appena all’amica.
-Meno di cinque minuti. Un nuovo record.
Osservò Tara divertita, non era la prima volta che la bionda sottolineava quanto in fretta l’idea di avere caffé e pasticcini riuscissero a far arrivare Faith, a prescindere dal luogo dove si trovasse al momento. La cacciatrice si limitò a scrollare le spalle, aveva smesso di cercare di negare l’attrazione che provava nei confronti della caffeina con Tara. Sapeva che sarebbe stato inutile protestarsi innocente, anche se oggi la sua passione c’entrava poco con il tempo che ci aveva impiegato ad arrivare. Per una volta si trovava veramente nei paraggi quando aveva ricevuto la chiamata. Era anche vero che una volta aveva attraversato l’intera Sunnydale da capo a capo in meno di dieci minuti per arrivare al caffé per prima. Del resto Tara condivideva la sua attrazione, anche se lo manifestava in maniera meno evidente. Era per questo che avevano cominciato a venire assieme al locale.
La prima volta era capitato per caso, sorprendendole entrambe. Si erano nuovamente incontrate al negozio di alimentari di Floyd, a pochi minuti da lì, alcune settimane dopo il rientro a Sunnydale di Faith. Come la volta precedente si erano incrociate alla cassa e Tara l’aveva invitata a prendere un caffé con lei. Quando la cacciatrice aveva accetto l’inaspettata offerta, la bionda le aveva cominciato a parlare di questo locale, scoprendo con piacere che Faith lo conosceva già e che ne era entusiasta almeno quanto lei.
-Ero nei dintorni.
Rispose blandamente Faith, cercando di non dare importanza alla cosa. Aveva voglia di un buon caffé da quando era uscita dal magic box e l’invito di Tara era caduto a proposito. Probabilmente sarebbe comunque finita qui in capo ad un’ora. Prese la tazza che l’amica le allungò e lasciò che le sue dita si scaldassero per qualche secondo prima di fare il primo sorso.
-Ti ho preso il solito caffé appena macchiato con un po’ di zucchero.
La informò gentilmente Tara. Faith le sorrise di rimando.
Un po’ per caso, senza che nessuna delle due se ne accorgesse veramente, in breve tempo e senza essere stata coltivata con particolare attenzione o cura, l’amicizia fra loro era diventata molto profonda. Faith non poteva fare a meno di apprezzare la naturalezza del loro rapporto. Le ci era voluto poco a capire cosa rendesse Tara così familiare, quali fossero i punti in comune che avevano. Erano delle sopravvissute, ad ostacoli diversi, ma entrambe abbastanza forti da andare avanti da sole quando non c’era nessuno lì per loro, determinate abbastanza da ricostruirsi delle vite per quanto non idilliache dopo aver perso tutto.
-Grazie.
Sorseggiarono per qualche minuto i caffé, in piacevole silenzio. Ben presto Tara cominciò a rilassarsi nell’atmosfera confortevole, cominciando a seguire le venature del legno del tavolo come era suo solito, lo sguardo leggermente sfocato. Amava la sensazione tattile dei polpastrelli sulla superficie levigata intervallata di tanto in tanto da graffi di diversa profondità, era un intero universo da scoprire. Era anche per questo che amava quel posto, le dava la sensazione di calore familiare con il suo arredo di legno, le sedie ben tenute, i pavimenti talmente puliti da risplendere e non appiccicosi come quelli di tanti fast-food in cui era stata.
Inoltre il locale non era mai affollato, e anche quando c’era gente il rumore delle conversazioni era solo un sottofondo, non qualcosa oltre cui dovevi urlare per farti capire. Il che era uno dei pregi che preferiva del bar visto che le aveva sempre dato molto fastidio il chiasso. Tra le cose positive figuravano anche i proprietari del posto. Una coppia gentile del sud, che non raramente si sedeva a parlare con i clienti abituali, che per un qualche motivo anni prima si era trasferita lì, aprendo con discreto successo quel locale.
-Come stai?
Fu la prima cosa che chiese Tara rompendo l’amichevole silenzio. Aveva notato un vaga tensione nella postura della cacciatrice, nelle linee del suo volto, appena sotto la felicità per aver giocato un tiro sporco a Buffy. Era una indefinita aria di inquietudine. Faith fece passare qualche secondo prima di rispondere, pensando attentamente alla risposta da dare. Non trovandone nessuna che volesse veramente dare, usò la più classica risposta.
-Bene.
Tara scosse mentalmente la testa, a volte pensava che la cacciatrice non avrebbe imparato mai che era inutile mentire a persone che avevano abbastanza interesse da cercare la verità. Soprattutto se quel qualcuno era vagamente empatico.
-Raccontami quello che è successo veramente. E non voglio la versione telegrafica.
Aveva aggiunto la seconda parte con un tono scherzoso anche se era seria nella sua richiesta. A volte la cacciatrice, soprattutto quando parlava di cose emotivamente coinvolgenti, diventava laconica, quasi ermetica. Una volta, quando si erano ritrovate a parlare di osservatori, dopo che per prima Faith vi aveva fatto riferimento, Tara aveva chiesto di Catherine. Inutile dire che era particolarmente curiosa di sapere quanto fosse possibile sulla donna. Aveva la sensazione, quasi la certezza in realtà, che, anche se Faith non ne parlava mai, l’osservatrice aveva avuto, ed aveva ancora in parte, una profonda influenza sulla cacciatrice.
Tutto quello che Faith le aveva risposto quel giorno era stato: “sono stata con lei per meno di un anno, una persona a posto.” Tara aveva sentito persone descrivere il proprio giornalaio di fiducia con più parole e più emozione nella voce. Neanche il suo dono si era dimostrato utile, la cacciatrice aveva emanato qualcosa ma la bionda non era riuscita a capirne il significato. Quella era stata la prima ed unica volta che aveva sentito qualcosa di simile da parte di Faith. Era qualcosa di profondo e complesso, decisamente difficile da analizzare e comprendere dopo averlo percepito una volta sola. Non molti ci credevano quando la bionda si prendeva il disturbo di spiegare ma le emozioni, come le loro manifestazioni, cambiavano da persona a persona.
-Quando sono tornata dalla missione. –Visto che Faith le aveva spiegato tempo prima cosa facesse esattamente per il Concilio, Tara sapeva esattamente di cosa la cacciatrice stesse parlando e sapeva anche di non chiedere particolari a riguardo. La bruna le diceva sempre tutto quanto le era possibile sui lavori che accettava, prestando sempre la massima attenzione alla sicurezza sua e della sua amica. Non raramente la bionda l’accompagnava o la andava a prendere all’aeroporto quando partiva od arrivava da uno di questi viaggi. –Sono andata nel mio alloggio e ci ho trovato Dellah morto. Il cadavere era sul letto, mani inchiodate e tutto il resto.
Fece un gesto non curante con la mano come se la cosa non avesse poi molta importanza.
-Quanto brutta era la scena?
Si intromise Tara. Sapeva che sarebbe dovuta intervenire più volte nel racconto se voleva avere una qualche speranza di capire cosa avesse provato veramente Faith durante tutta la situazione. Era strano, per essere più esatti piuttosto angosciante, pensare che entrambe vivevano in una vita in cui si poteva chiedere anche di mettere in scala l’efferatezza degli omicidi a cui assistevano, per capire se l’ultimo fosse brutale abbastanza da sgomentare o terrorizzare anche dopo anni passati a contatto con la violenza più brutale.
-Ne ho viste di peggio. –Si limitò a rispondere la cacciatrice laconica. Ed era vero. Le venivano in mente almeno dieci occasioni in cui le parole mattatoio e macello riuscivano appena a rendere la scena alla quale si riferivano. A volte, nonostante la sua non indifferente esperienza, Faith non era riuscita a controllare le reazioni del suo stomaco. C’erano casi in cui sensi ipersviluppati non erano affatto un dono. Fortunatamente ancora nessuno aveva assistito a quelle scene. Sarebbe stato non poco imbarazzante per la cacciatrice.
-Quanto era importante per te Dellah? –Era ovvio che c’era un perché al motivo che un operativo in particolare fosse stato ritrovato ammazzato sul letto di Faith, in una posizione rituale. Non si uccide un semplice amico in quel modo e Tara sapeva perfettamente quale fosse il comportamento della cacciatrice in fatto di relazioni o semplicemente sesso. Ne avevano parlato spesso in passato. Ma al contrario di altri la bionda non aveva mai condannato Faith per tale comportamento. Non perché non la giudicasse, ma semplicemente perché non ci trovava niente di sbagliato. Sapeva anche che a volte la bruna non si portava in camera solo perfetti sconosciuti. Faith glielo aveva confidato un giorno mentre parlavano del più e del meno sedute sotto al sole.
-Niente di particolare. Era un tipo a simpatico. Ci sono andata a bere assieme un paio di volte. –Tara sapeva che aver passato un paio di serate semplicemente a parlare con una birra in mano o a giocare a biliardo significava molto di più per Faith che tutto il tempo che avevano passato a fare sesso. –Sapeva che la cosa tra noi non significava nulla, anzi, era perfettamente d’accordo sul fatto che non esisteva assolutamente alcun “noi”. Semplicemente quando ci incrociavamo, se ci andava, passavamo la notte assieme. Ha soltanto avuto la sfortuna di trovarsi di fronte qualcuno che credeva che quel “noi” esistesse davvero.
Alzò la tazza semi vuota di caffé in aria in un silenzioso brindisi alla sua memoria. A dire la verità la cacciatrice aveva il sospetto che Dellah fosse davvero un uomo decente. E Faith non poteva fare a meno di trovare terribilmente stupido morire così, per un grossolano errore di valutazione. Tara annuì, comprendendo facilmente il tipo di rapporto che le stava descrivendo la cacciatrice e la tristezza di Faith nell’aver perso qualcuno con cui riusciva a stare bene per alcune ore. Erano rare persone del genere per qualcuno come lei.
-Quindi come è veramente la situazione con Spike? Perché ti da la caccia?
-Sono convinta che qualcuno lo paghi per uccidermi. –Rispose la cacciatrice, improvvisamente pensierosa. Sapeva che era così, ma mancavano ancora troppi pezzi del quadro perché riuscisse a rilassarsi veramente. –E’ l’unica spiegazione sensata. Non ci siamo mai incontrati e non ha alcun motivo di vendetta personale nei miei confronti, di questo sono sicura. Quanto a Dellah, beh, lui poteva essere praticamente tutto… da un avvertimento ad un tentativo di spaventarmi, di farmi perdere l’equilibrio psichico … come se io ne avessi alcuno… -Lanciò un sorrisetto impertinente a Tara. Faith amava scherzare sul fatto che molti l’avessero definita pazza e psicotica quando qualche anno prima aveva cambiato alleanze e che lei lo fosse ancora oggi. “Sono sempre andati per la spiegazione più semplice. C’è qualcosa che non capiscono? Perfetto, allora è pazzia.” –Forse sperava di togliermi una persona cara ed aspettare che la rabbia mi accecasse per rendermi un bersaglio più facile.
-Tu cosa credi?
Volle sapere Tara.
-Che non esistono coincidenze. Che non è stato un caso che Dellah sia finito un ultima volta in quel letto e non un altro. –Tara colse per un attimo una vaga sensazione provenire dalla bruna, senza riuscire a distinguere se fosse paura o apprensione. Con Faith era difficile dirlo, le sue emozioni erano sempre molto controllate. –Mirano a ferirmi. Forse pensano che se ha funzionato con Buffy può funzionare anche con me. –Faith finì il suo caffé e ne ordinò un altro aspettando in silenzio fino a quando non ebbe di nuovo la tazza piena. Margaret, la proprietaria, non si fermò al loro tavolo per parlare come suo solito, limitandosi a salutare con un cenno entrambe mentre le serviva. Tara sapeva che la donna doveva aver capito che si trattava di una conversazione privata e piuttosto delicata ed aveva discretamente deciso di non interromperle. –Sono andata a parlare con Liz. –Proseguì di sua iniziativa Faith, dopo qualche altro secondo di silenzio. –Abbiamo discusso a lungo del problema, ed alla fine siamo arrivate più o meno alle stesse conclusioni.
-Cosa farai ora?
Si informò Tara, certa che la cacciatrice avesse preso già una decisione a riguardo. “Di certo Faith non può essere definita titubante o indecisa in alcuna situazione.”
–Non darò la caccia a Spike, aspetterò la sua prossima mossa, anche se non mi piace particolarmente. –La cosa era terribilmente evidente da come era ridotto il tovagliolo di carta che Faith aveva in mano. Tara non aveva mai visto coriandoli più piccoli in tutta la sua vita. –Ma dovrei avere un po’ di vantaggio su di lui, quanto meno di tempo, e cercherò di mantenerlo il più possibile. Forse tra qualche giorno mi sposterò di nuovo oppure me ne tornerò al Concilio. Non ho ancora deciso. Cercherò di non dargli un bersaglio troppo facile da colpire.
Continuò dopo qualche momento illustrando quanto aveva intenzione di fare. Eppure era chiaro che non era solo aspettare il prossimo attacco del vampiro senza fare niente ad impensierirla.
-Cosa ti preoccupa?
-Niente di certo. Solo vaghe sensazioni.
Sminuì la cacciatrice con una scrollata di spalle. Tara aspettò qualche secondo in silenzio prima di parlare nuovamente.
-Cosa ti preoccupa veramente Faith?
Ripeté la bionda. Glielo chiese con un tono dolce, e Faith la fissò in tralice per qualche secondo prima di rispondere. Aveva quasi sperato che Tara non lo domandasse, che lasciasse cadere la cosa. Eppure era anche felice che l’amica la conoscesse abbastanza da sapere quando ometteva certe verità e spingesse gentilmente per conoscerle.
-Spike è pericoloso. La prossima volta potrebbe colpire qualcuno di cui mi importa veramente.
Era stata questa la sua vera preoccupazione da quando aveva ritrovato il corpo. Era per questo che si trovava a Sunnydale di persona ad avvertire quella che considerava un’idiota egocentrica del pericolo che ora rappresentava Spike. Una cacciatrice rimaneva sempre la miglior difesa contro un vampiro.
-Capisco.
E la bionda capiva veramente. Le faceva piacere che la bruna fosse venuta qui di persona per avvertirla del pericolo invece di farle una semplice telefonata. Era una chiara dimostrazione di quanto Faith valutasse la loro amicizia. Nessuna di loro due era tipo da lanciarsi in lunghi e melodrammatici discorsi per dire quanto contassero l’una per l’altra. La cacciatrice proseguì qualche secondo dopo, con un tono estremamente serio.
-Fai attenzione Tara, sia a Will che a te. Non so cosa abbia in mente di preciso Spike. Non so neanche se è lui a pensare in questa faccenda.
-Non ti preoccupare, terrò gli occhi aperti e cercherò di evitare le uscite serali. Ho qualche idea in proposito su come fare.
Replicò Tara con un sorriso. Faith alzò una mano per fermarla prima che avesse la possibilità di proseguire.
-Ti prego di non dirmi come hai intenzione di tenere Willow in casa. Non senza tutti i particolari almeno. –Risero per qualche secondo, felici di aver spezzato la pesante tensione. –Qualsiasi cosa chiamami, sarò sempre raggiungibile e comunque per qualche giorno rimarrò in città. –lasciò che la voce le si abbassasse di un ottava prima di continuare, il tono roco scherzosamente seducente. -Sono troppo sfacciata se ti chiedo se hai impegni per lunedì sera? Sai potremmo fare una cosa romantica, una cenetta a lume di candele in una terrazza privata ad esempio…
Tara sorrise appena alla finta seduzione di Faith. Ormai ci si era abituata e non era raro che lei replicasse. Non come il primo giorno. Aveva seriamente pensato di morire di infarto o imbarazzo quella prima volta quando la cacciatrice se ne era uscita del tutto inaspettatamente con una battuta simile.
-No affatto.
Replicò la bionda, anche lei con un tono giocosamente seducente.
-Allora se ti va facciamo una cena a casa mia? Ho un po’ di cose da raccontarti. –Tara accettò e dopo una breve pausa Faith aggiunse con un tono più leggero. –…del resto da queste parti non è che io abbondi di amici, così immagino che tu mi debba sopportare più della media.
La bionda sorrise prima di ribattere.
-Cosa ci posso fare. – la voce era piena di sano vittimismo. -La vita è cattiva con tutti, sarà la punizione del mio karma. –La bionda lanciò un’occhiata all’orologio a parete. –Sarà meglio che torni al negozio prima che spediscano una squadra di soccorso a cercarmi... –si alzarono dal tavolo, Tara prendendo il pacco di ciambelle da riportare al negozio -… sempre che si siano accorti che me ne sia andata. –scrollò le spalle. -Quando facciamo?
-Lunedì alle nove?
-Perfetto. Ci vediamo Faith.









Sunnydale, zona del porto. Giovedì 13, notte.








Dopo la lunga ed estenuante discussione al Magic Box con i suoi amici Buffy non aveva voglia di andarsene al campus e trovarsi di nuovo di fronte a Willow. La ragazza era stata quella che l’aveva presa peggio. In effetti il grosso della discussione era stato portato avanti solo da loro due, con qualche intervento poco convinto di Xander o di Giles.
Tutta la storia aveva lasciato l’amaro in bocca alla cacciatrice. Non sarebbe dovuto accadere. “Maledetta Faith, se non fosse stato per lei non sarebbe accaduto niente.”
La cacciatrice stava camminando per il porto cercando di tranquillizzarsi, la mano stretta intorno al paletto, giusto in caso.
Vedere Faith nella luce blu del neon di un’insegna fece evaporare quel po’ di calma che le era rimasta. La vide entrare in un bar. Senza pensarci due volte la seguì.
Il posto non era certamente uno splendore, ma dall’esterno Buffy si era aspettata molto di peggio. Immerso nella penombra, una musica irriconoscibile diffusa nell’aria viziata come l’odore di fumo, ma pulito e non eccessivamente affollato anche se i clienti non avevano l’aria esattamente raccomandabile.
Le ci volle un attimo a trovare Faith. Era seduta al bancone, un bicchiere già davanti a sé, intenta a chiacchierare con il barista, un ragazzo sulla trentina. Sorrideva tranquilla, come se non avesse una preoccupazione al mondo.
“Che tu sia maledetta Faith.”
Si andò a sedere sullo sgabello a fianco.
Faith la ignorò, cominciando a bere il proprio drink in silenzio il suo buon umore improvvisamente scomparso, mentre il barista continuava a riordinare i bicchieri dopo aver finito di pulirli con uno straccio.
-Una birra.
Ordinò Buffy. Michael gliela servì in silenzio, per poi continuare il proprio lavoro senza degnare di un altro sguardo la bionda.
-Dobbiamo parlare.
Faith si limitò a scrollare le spalle, disinteressata.
-Non qui però.
Buffy lanciò un’occhiata verso Michael, sospettosa. Lui si limitò a fare una smorfia strana, che Faith sapeva essere di disprezzo. Sorrise appena a vedere la faccia sdegnata dell’amico. Loro due si conoscevano da tempo, anche se Buffy non lo sapeva, ed era meglio che rimanesse così.
Ancora in silenzio, Faith si alzò e condusse la bionda verso il tavolo d’angolo più riservato, portando con sé la sua vodka doppia. Magari il drink l’avrebbe aiutata a mantenere quel poco di buon umore che le era rimasto dopo aver visto l’altra cacciatrice entrare,anche se da allora non aveva fatto che diminuire in maniera esponenziale.
Si erano appena sedute quando Buffy l’assalì verbalmente.
-Cosa cazzo ti è saltato in mente venendo al Magic box?
-Calma B. Non è da te usare queste parole.
Replicò sarcastica Faith con un mezzo sorriso sulle labbra. “Questa conversazione sarà peggio di quanto avrei creduto.”
-Calmarmi? Piombi nel negozio di Giles come se nulla fosse, apparendo dal nulla e annunciando che Spike non ha più il chip nel cervello, che è tornato il vampiro di sempre! Cosa ti aspetti che faccia?
-Speravo in un “grazie”. Sai, sono una ragazza ottimista io.
Faith alzò il bicchiere di vodka salutando le proprie parole a mo’ di brindisi, prima di svuotarlo. Uno non sarebbe bastato a reggere l’intera conversazione. Dannazione, incontrarla di nuovo era sfortuna bella e buona. Quella che doveva essere una serata tranquilla minacciava di diventare decisamente spiacevole.
-E perché mai avrei dovuto? -Buffy le ringhiò contro.
-Perché io ti ho cortesemente avvertito di un pericolo. Ecco perché. Non mi sembra difficile da capire neanche per te.
Faith alzò il proprio bicchiere vuoto verso Michael che si limitò ad annuire prima di prendere la bottiglia di vodka e raggiungere il tavolo delle due. Versò tre dita di liquore nel bicchierino della bruna accolto dal silenzio glaciale che regnava al tavolo. Buffy aspettò che se ne andasse prima di ricominciare a parlare.
-Come hai osato piombare di nuovo nella mia vita? Tu non hai il diritto di fare una cosa simile!
-Io non sono affatto entrata nella tua vita. E sai la novità? Non ci voglio neanche entrare, tienitela pure stretta la tua cazzo di vita normale.
Anche Faith cominciava ad alzare la voce. Il resto degli clienti del locale le ignorava, continuando a badare ai fatti propri. Conoscevano abbastanza la bruna da sapere quando era il momento di lasciarla stare, e nel loro ambiente badare ai fatti propri era sempre una delle cose più salutari da fare.
-Ma ti rendi conto del casino che hai fatto entrando lì dentro? Ho passato le ultime due ore a dare spiegazioni ai miei amici sul perché tu fossi a Sunnydale.
Ringhiò nuovamente Buffy ormai furibonda.
-E ti rendi conto che non me frega nulla? I problemi che hai con i tuoi amichetti non mi riguardano.
Faith scolò il secondo bicchiere in un fiato solo. Meditò sull’opportunità di chiedere un terzo bicchiere. Forse una volta ubriaca avrebbe potuto sopportare meglio la bionda che aveva davanti. Ma sarebbero serviti ben più di tre bicchieri di vodka. Ogni tanto malediva il fatto di saper reggere così bene l’alcool.
-Questa situazione l’hai creata tu! Hai cercato di nuovo di mettermi contro i miei amici! Di nuovo!
La accusò Buffy puntandole l’indice contro mentre la voce diventava sempre più acuta e stridula.
-Io non ho fatto nulla. –Ribatté Faith. –Sei stata tu a non avergli raccontato fin dall’inizio come stavano veramente le cose. Quanto credevi che sarebbe durate, eh? Per quanto tempo ancora credevi che nessuno di loro mi avrebbe incontrato per la strada?
-Tu non dovresti neanche esserci qui! –le sibilò velenosa Buffy.
-Ma io ci sono. –Rispose sarcastica Faith. –Ed ora torna pure dai tuoi amici boy-scout, B. Immagino ti vogliano ancora bene anche se gli hai mentito. Di nuovo.
Aggiunse dopo un attimo.
-Non gli ho mentito.
Replicò l’altra.
-B, loro possono essere tanto stupidi da crederti. Ma io ho smesso da tempo di farlo. Quindi risparmia pure il tuo fiato per le loro orecchie.
-Sai F cara? Tu non conti niente. –Le sputò contro Buffy, piantando entrambi i palmi delle mani sul tavolo. –La tua parola non conta nulla. I miei amici si fidano di me.
-Allora perché sei qui a perdere tempo a raccontarmelo? –Le chiese Faith, ancora una volta sarcastica. –Vattene a godere della loro amicizia incondizionata.
Buffy la fissò senza parole, poi con rabbia le gettò contro la birra. Faith, con la maglietta e i jeans completamente zuppi, non si mosse di un millimetro.
-Non osare mai più forzarmi la mano con i miei amici Faith, altrimenti ti ammazzo. Chiaro?
La bionda si alzò dalla sedia, soddisfatta. Faith le rispose con un tono basso, torvo.
-Ricorda B, non minacciarmi mai se non puoi mantenere quello che prometti o non hai le palle per farlo. La mia pazienza non è infinita.
Buffy lasciò il locale immediatamente, sbattendo la porta mentre usciva.
Faith si alzò dal tavolo per raggiungere lo sgabello dove era seduta prima che quella patetica scenata iniziasse. Senza una parola Michael le porse il proprio straccio. Faith lo accettò di buon grado cominciando ad asciugarsi il viso.
-Bel caratterino. Chi era? Una tua amante delusa o fidanzata tradita a causa tua?
Sorrideva mentre versava un terzo bicchiere a Faith, sapendo che la cacciatrice aveva voglia di bere quella sera. Mentre rispondeva Faith abbozzò un sorriso tirato.
-Magari, almeno avrebbe avuto un buon motivo per sprecare quella birra così…

 
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