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22.

January 29 2006 at 10:35 AM
  (Login _Jade_)


Response to Lo specchio infranto

 


Prima di decidere altre cose, e appena si furono ripresi dallo shock di aver sentito Hermione proclamarsi capo di Serpeverde, Harry e gli altri decisero che era opportuno sparire. Sarebbero andato al Ministero la mattina dopo, ognuno per motivi diversi. Ron per lavoro. Harry per consegnare la sua lettera di trasferimento definitivo. Padma ed Ernie avrebbero finto di domandare informazioni sulla regolamentazione di certi incantesimi. Hermione non lo aveva detto ad alta voce, ma avrebbe cercato Draco. Oltre ad essere certa di trovarlo lì a fare gli interessi di suo padre e della sua famiglia, ne avrebbe approfittato per parlargli. Per chiedere perdono. Non era certa di ottenerlo, ma ci avrebbe provato. Ad un momento convenuto, si sarebbero radunati vicino all’ufficio di Scrimgeour, e sarebbero entrati. E da quel momento in poi sarebbero stati nelle mani del cielo.
Se la sua faccia faceva scalpore in giro per la strada, all’interno del Ministero faceva fermare i maghi e le streghe presenti. Alcuni portavano le mani alla bocca come a trattenere un grido, altri la fissavano e poi si voltavano appena arrivava loro troppo vicina. Hermione ringraziava il cielo che l’armatura che aveva iniziato a costruirsi addosso fosse diventata abbastanza spessa e dura da far rimbalzarle addosso quegli sguardi. Non aveva idea però di cosa fare fino al momento stabilito. Aveva detto che avrebbe cercato Draco, ma poteva anche non esserci, e non voleva dar l’idea di vagare senza meta…
Decise di impiegare il tempo in modo più proficuo, e percorse la strada che Harry le aveva spiegato fino al vecchio e polveroso corridoio dove si trovava il ritratto di suo padre. Gli occhi di Evan si fissarono nei suoi, e sorrise. Di soddisfazione, di orgoglio, Hermione non sapeva dire. Sapeva di assomigliargli, ma non pensava così tanto.
“Sai che me lo aspettavo di trovarti qui, prima o poi?” disse Victoria, avvicinatasi senza far rumore.
Hermione sussultò un poco per lo spavento, ma non si voltò a guardarla.
“Perché sei qui?”
Victoria si mise a fianco di Hermione, e insieme a lei fissò il quadro “Per il tuo stesso motivo, immagino. Per lui. Sai, è sempre stato uno spauracchio agitato di fronte a tutti quelli che hanno iniziato a lavorare al Ministero, ma è stato anche un modello per molti.”
“Per molti traditori, senz’altro.”
“Per molti Auror, anche. Era il migliore, coraggioso, devoto alla causa… io me lo sono chiesto parecchie volte perché abbia cambiato fronte. Quello che mi sorprende, è che non te lo sia domandato tu in tutto questo tempo.”
“Non mi interessa.”
“Però sei davanti a questo quadro. Quindi non dire balle.”
“Me ne guardo bene, Eccellenza.”
Victoria piegò la bocca in un mezzo sorriso.
“Vengo dal Tribunale. Ho visto in giro molte facce note oggi… un Auror che dovrebbe essere negli Stati Uniti, due ricercatori che dovrebbero essere in giro per il Regno Unito, un archivista che dovrebbe essere a casa visto che è il suo giorno libero e tu, che non hai nessun motivo per essere qui.”
Hermione la guardò stupita, e Victoria sorridendo rispose che lei vedeva, sentiva e sapeva tutto quel che succedeva lì dentro.
“Vantaggi di chiamarsi Wellington, suppongo.”
“Allora saprai anche perché siamo qui.”
Victoria aggrottò le sopracciglia e finse un’espressione di dolore. “Purtroppo no… anche le mie fonti hanno i loro limiti, suppongo.”
Hermione sorrise divertita. Da quando Victoria Wellington scherzava a quel modo?
“Ma che succede?”
“Succede che la mia piccola Hope mi deve aver influenzato più di quanto io potessi immaginare a priori.”
“Hai avuto una bambina? Non lo sapevo, congratulazioni. E chi…?”
“Non lo so. Liberty si è portata questo segreto nella tomba, e io non ho desiderio di sapere. Ho adottato Hope appena nata, un anno fa, e ora è mia figlia. Il resto non conta.”
“E non è un problema per nessuno?”
Victoria sospirò, e fece strada per ritornare nell’atrio. Hermione non aveva fatto nomi, ma sapeva benissimo che si stava riferendo a Charity. Non aveva sbagliato, Charity avrebbe realmente preferito che la bambina di Liberty finisse in qualche orfanotrofio. Era rimasta veramente molto sorpresa quando Victoria si era presentata a casa con Hope tra le braccia, e la documentazione che attestava l’adozione e il riconoscimento. Sorpresa che in breve aveva lasciato il posto all’ira. Victoria le aveva disubbidito, per la prima volta in vita sua. E sempre per la prima volta, Victoria iniziò a domandarsi se forse non era stata sorda e cieca nei confronti della zia, e soprattutto verso la sua defunta sorellina. Charity però, se avesse osato anche solo pensare di fare qualcosa a Hope, avrebbe dovuto sperare di trovare un posto sicuro dove nascondersi. Victoria si era ripromessa di proteggere Hope con le unghie e con i denti, e poco le importava se avrebbe dovuto difenderla da un membro della sua stessa famiglia.
“Non mi interessa. Ho deciso, e non torno indietro. Fammi felice, dammi qualche dettaglio.”
“Come vedi un cambio di gestione a Hogwarts?”
“Hogwarts è sempre stata indipendente. Deve continuare ad esserlo. Parlo contro gli interessi del Ministero, ma lasciare le cose come stanno vorrebbe dire creare una futura generazione di maghi manipolati. E profondamente cretini” aggiunse poi.
“Anche se i futuri gestori fossero… diciamo, giovani? Inesperti? Totalmente allo sbaraglio?”
“Granger, smetti di sparare idiozie, per l’amor del cielo. Se io riesco ad avere una figlia e un lavoro, tu puoi mandare avanti una scuola. Perché sei tu che manderai avanti la scuola, vero?”
“Insieme a Harry. E agli altri.”
“Potter. Eroe, Auror, Prescelto. Lo temevo, ma non si può avere tutto dalla vita, tipo un preside Serpeverde. Sono poco popolari ed estremamente poco longevi… Ad ogni modo, cerca di tenerlo a freno, d’accordo? Gradiremmo non avere a che fare con un altro Silente tanto presto, ed è l’unico favore che ti chiedo a nome di questo Ministero.”
“Come nuova Direttrice di Serpeverde, farò il possibile.”
Victoria si fermò e si voltò a guardare Hermione con aria scioccata, ma fortunatamente erano ormai arrivate nell’atrio, e Victoria dovette ricomporsi e soprattutto stare zitta.
Non poté trattenersi di tornare nel suo ufficio con un gran sorriso. Beh, poteva andare peggio.
“Che hai da sorridere tanto?” domandò Charity, che la stava aspettando.
Victoria, che non l’aveva ancora perdonata, disse che era così felice perché in quel giorno lei e sua figlia festeggiavano il primo anniversario dell’adozione, cosa che tra l’altro era vera. Vide assottigliarsi le labbra della donna, e i suoi occhi stringersi.
“Quella bambina è merce avariata, come sua madre.”
“Dimentichi che sua madre ora sono io.”
“Vedi e senti ancora solo quello che vuoi, a quanto pare. Sei proprio figlia di Lauren e sorella di Liberty… come ho fatto a non vederlo prima!”
“Intanto che trovi una soluzione a questo dilemma, io vado a casa da mia figlia. A domani, zia Charity.”
Victoria depose la toga e prese la borsa e il mantello, e poi uscì. Si rimaterializzò all’istante nel soggiorno di casa sua, dove Hope e la sua governante stavano giocando. La bimba alzò gli occhi blu e sorrise felice, tentando di alzarsi sulle gambe ancora malferme.
“Mama!”
Victoria si chinò verso di lei, tendendole le mani e la bambina, con l’aiuto della governante, riuscì a raggiungere la madre che la ricompensò con un grande abbraccio.
“Ma quanto siamo brave, Hope. Tra non molto ti dovrò rincorrere per tutta la casa, vero?”
“Tra non molto, miss Victoria. È una bambina molto sveglia.”
“Considerata la sua discendenza, mi stupirebbe il contrario. Va pure, Mary, a lei ora penso io.”
Lasciata sola con sua figlia, Victoria ripensò alla conversazione che aveva avuto con Hermione. Sorrise al pensiero (anzi, rise proprio) che se tutto andava come voleva lei, Hope avrebbe avuto la Granger come insegnante e Potter come Preside. Gliel’avessero detto…
Fece comparire con un gesto della bacchetta pergamena, penna e calamaio, e buttò giù in fretta un paio di righe.

Alla nuova Hogwarts può servire un bravo amministratore quantoprima. Facci un pensiero – Victoria

Chiamata Mary, disse di spedire subito quella lettera al signor Draco Malfoy.

***

Più o meno nel momento in cui Draco ricevette la lettera, e grattandosi la nuca si domandò se Victoria non avesse iniziato a fumare droga pesante, Hermione e gli altri si erano ‘casualmente’ radunati davanti all’ufficio del Ministro.
“Bene” disse Harry. “Ripensamenti? Indietro non si torna.”
Hermione scosse la testa, e così fecero anche gli altri.
“Ci siamo dentro tutti” mormorò Ernie. Padma si guardava intorno, come Ron. Hermione tamburellava nervosamente le dita su una gamba, e si voltò a guardare Harry. Osservarono un membro dello staff del Ministro Scrimgeour uscire dalla porta, seguito dalla sua assistente personale. Tutti colsero per un istante la figura dell’uomo che avrebbero incontrato, o meglio, che avrebbero costretto a incontrarli.
“Allora andiamo.”
Impedendo alla porta di chiudersi, Harry riuscì ad aprirla nonostante gli sforzi del ministro. Con un colpo più forte, Harry spalancò la porta ed entrò, seguito velocemente dagli altri. Ron, da ultimo, chiuse la porta e diede un giro di chiave.
“Ministro… quanto tempo. Ha un secondo? Io e i miei amici gradiremmo scambiare due chiacchiere con lei.”



 
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