“Ministro… quanto tempo. Ha un secondo? Io e i miei amici gradiremmo scambiare due chiacchiere con lei.”
Il Ministro guardò con malcelato timore il gruppetto che era riuscito a intrufolarsi nel suo ufficio. Il suo incubo realizzato… ma non potevano sapere, e come avrebbero potuto… si era premurato di nascondere quella lettera…
Poi vide tra loro i capelli rossi e le lentiggini di Ronald Weasley, e capì come avesse fatto quella lettera a finire nelle mani di Potter.
Potter aveva parlato con cortesia, ma gli era sembrato di cogliere un velato ordine nelle parole. Un ordine che implicava che non doveva muoversi, o chiamare rinforzi, e che avrebbe dovuto ascoltare tutto quello che avevano da dire.
“Ministro, è giunta nelle nostre mani una lettera del defunto Preside di Hogwarts, Albus Silente, con le sue volontà per quanto riguarda la scuola. Come sa di certo, era nel suo diritto nominare dei successori.”
“Non ne ero stato informato.”
La voce non tradì emozioni, eccetto un marcato nervosismo. Gli occhi però saettarono per un istante verso Ronald Weasley, carichi d’odio. Ron si limitò a sorridere.
“Ma certo” continuò Harry. “Si dà il caso, però, che i nomi menzionati in quella lettera siano quelli dei presenti in questa stanza” e con un cenno indicò i suoi compagni “E che siamo tutti interessati a quello che implica la lettera di Silente.”
“Interessati? Scusate la franchezza, ma siete… siete solo dei ragazzi! Non avete esperienza! Lasciare una scuola delle dimensioni, del prestigio di Hogwarts in mano a dei dilettanti buttati allo sbaraglio… sarebbe pura follia! E non succederà mai finché io sono Ministro!”
“Vuole provare, Scrimgeour?” disse Harry fissandolo direttamente negli occhi, con voce calma e fredda. Poi sorrise “Ma chi vuole arrivare a questo? Rimane il fatto che siamo stati designati, e vogliamo accettare l’incarico. Che le piaccia o meno, al termine di questo anno scolastico prenderemo noi in mano la scuola.”
“Altrimenti?”
“Altrimenti faremo quanto in nostro potere per renderle le cose difficili” mormorò piano Hermione, rimasta fino a quel momento in silenzio. E i suoi minacciosi occhi verdi fecero rabbrividire Scrimgeour. Era come rivedere Evan vivo… quante volte aveva visto quello sguardo, anche se mai rivolto verso di lui, quando era un auror fedele… e se sua figlia aveva preso da lui… una minaccia velata poteva tradursi in una promessa. Ed Evan, le sue promesse le aveva sempre mantenute.
Uscendo da quell’ufficio, Harry non riuscì ad evitare di avere un gran sorriso stampato in faccia. Più discretamente, ma anche Hermione e gli altri sorridevano. Aspettarono di essere ad una distanza dignitosa dal Ministero, e dopodiché non riuscirono più a trattenersi. Ce l’avevano fatta, e volevano festeggiare! E tutti volevano dire la notizia a tutti. Harry decise di andare personalmente alla Gazzetta del Profeta, e sarebbe anche andato da Luna se Hermione non si fosse offerta di andare lei. Voleva rivedere Ginny, era una vita che non si vedevano, e poi era curiosa da matti di vedere come Ginny e Luna Lovegood potessero realmente convivere…
Luna, che le aprì la porta, era più stravagante che mai. Aveva una veste a fiori fucsia e gialli, enormi orecchini arancione, e la bacchetta magica nei capelli insieme a una bacchetta cinese per fermare un traballante chignon. Aveva in braccio una bimba che dormiva, e prima di salutarla le fece cenno di stare zitta. Portò la bimba in soggiorno e la mise nella sua culla, poi si girò e salutò Hermione.
“Bello vederti. Ginny me ne ha raccontate di belle sul tuo conto!”
“Anch’io sono felice di vederti, Luna. Come vanno le cose?”
“Ora lavoro al giornale di papà. Ci sono tante storie che la gente deve sapere. Continuo a seguire la storia del Ricciocorno Schiattoso, e poi ci sono stati avvistamenti del…”
“Scusa se interrompo, ma Ginny dov’è? Ho delle novità enormi!”
“È al San Mungo, ma dovrebbe tornare a momenti. Non riesce a stare troppo lontano da Lily, le vuole un bene dell’anima!”
“Lily?” domandò Hermione, girandosi a guardare la bimba che dormiva. “Che amore! È tua figlia?”
“Mia? No! Di Ginny!”
“Cosa?!”
Luna le fece cenno di fare silenzio e la trascinò in cucina.
“Come fa ad avere una figlia?”
“Beh, immagino abbia conosciuto il padre e che poi loro…”
“Quello lo immaginavo! Intendevo il padre! Chi è? Ed Harry, lo sa?”
“No, non lo sa… e direi che il nocciolo del problema è proprio questo…”
“Sono a casa!” trillò Ginny, appena Materializzata nell’entrata di casa. “Luna, Lily ha fatto la brava? Giuro che domani trovo una babysitter e…”
Sulla soglia della cucina era comparsa Hermione, e dietro di lei Luna.
“… e ora credo che qualcuno mi voglia uccidere. Ciao, Hermione. Come sta Harry?”
“Non lo so. Dimmelo tu. Perché se non insistevo per venire, ci sarebbe stato lui a quella porta.”
“Per carità! Ci mancava solo quello!” disse Luna alzando gli occhi al cielo. Ginny era sempre più imbarazzata, ed Hermione aveva uno sguardo che inceneriva. Prima che amica di Ginny era amica di Harry, e se Ginny lo aveva tradito, lei…
La bambina iniziò a piangere, e Ginny corse in soggiorno da lei. Presala in braccio, e cercando di calmarla, ritornò da Luna e Hermione.
“Giuro che posso spiegare. Non è così, Elizabeth?” disse Ginny alla piccola, che si era calmata e guardava le due donne con due splendidi occhi verdi.
Hermione, senza parole, si avvicinò e fece una carezza alla piccola “Gli occhi di Lily sono una spiegazione sufficiente. Sono uguali a quelli di Harry.”
E ai miei, pensò.
“Il che mi riporta… Harry non mi ha mai detto di avere una bimba tanto adorabile. Perché non me l’ha mai detto, Ginny?”
“Perché non lo sa.”
“Luna, prendi la bambina. Credo che ammazzerò sua madre.”
“Posso spiegare, ho detto! Quando Harry è ripartito, io all’epoca neanche sapevo di essere incinta!”
“Potevi dirglielo dopo! Mi risulta che non abbiate rotto i ponti, anzi!”
“Dirglielo? Se lo avesse saputo sarebbe ritornato qui! Sai quanto ha dovuto penare per riuscire ad andare a New York?”
“Più che diventare Auror, a Harry importa di avere una famiglia! O ti sei dimenticata dov’è cresciuto?”
“Non l’ho dimenticato. Ma preferisco che lo scopra quando ritornerà qui, piuttosto che lo sappia ora, molli tutto, e che in seguito mi odi per averlo costretto ad una scelta obbligata.”
“Harry non se ne andrà più da qui. Ci sono delle novità enormi… ma ora credo proprio che sia meglio che te le dica Harry. Digli anche la tua, di novità… altrimenti, fossi in te, mi preparerei ad essere odiata in eterno per avergli taciuto la verità.”
“Alleluia” mormorò Luna “Eccone un’altra che la pensa come me.”
“Grazie, Luna.”
“Prego, Hermione.”
“E poi, Ginny” sospirò Hermione, continuando il discorso “Per l’amor di Dio, rifletti. Non siamo nel mondo babbano. Una strega che ha un figlio senza essere sposata viene emarginata peggio che un paria di Calcutta.”
“Ne so qualcosa. Mamma non mi vuole più vedere proprio per questo. E perché non ho detto chi era il padre del bambino, e ho messo in dubbio che poteva essere Harry. Al lavoro non mi fanno storie perché non lo sanno…”
“E perché, grazie ad un incantesimo e al capo di Ginny, credono che Lily sia mia” completò Luna. “Ma a me non frega niente, il Ministero è una banda di deficienti…”
“Non voglio che rinunci alla sua vita per stare con me e Lily. Giurami che non gli dirai di Lily.”
“E va bene, lo giuro…”
“Grazie.”
“…ma gli dirò che non ti ho detto niente perché penso sia meglio lo faccia lui, e aggiungerò c’è qualcosa di cui deve assolutamente occuparsi e che tu centri. Prendere o lasciare.”
“Sai, frequentare Draco e Madeline ti ha fatto davvero male.”
“Può darsi” mormorò Hermione sorridendo. Salutò Luna e Ginny, baciò Lily sulla guancia, e una volta fuori fu tentata di mangiarsi la parola data. Harry doveva sapere di avere una figlia!
Ma quando si trovò di fronte a Harry, le mancò il coraggio.
“Hermione, che devi dirmi? Sono venti minuti che giri intorno alla cosa!”
“E la cosa non va bene…”
“Piantala, Maddy!” esclamarono all’unisono Hermione e Harry. Poi sottovoce Harry aggiunse che con tutto il bene che voleva a Maddy sperava che trovasse un corso migliore e se ne tornasse alla svelta all’estero.
“Ho sentito!”
“Un appunto per l’avvenire, Harry. Madeline ha l’udito dei pipistrelli.”
“L’ho notato. E tu, non ti azzardare a toccare quella spada!”
“Altrimenti?” esclamò Maddy con tono di sfida, sempre troppo vicina a quella spada per i gusti di Harry.
“Potrei decidere che Azkaban non è poi così male e sperimentare qualche maledizione su di te!”
“Ci credo proprio, soldatino.”
Harry strinse i pugni e si trattenne a stento dal dire qualcosa di cui lui non si sarebbe pentito ma che Hermione gli avrebbe fatto scontare per mesi.
Hermione ridacchiò, ma alla fine ritornò seria. Basta, doveva dirlo.
“Sai, non ho trovato Ginny. Era al lavoro. Che ne dici di fare un salto tu a casa sua e di Luna? Mi ha anche detto di avere delle grosse novità da dirti.”
“Magari un’altra volta. Ho invitato Ginny a casa mia… vuole i dettagli del nostro colpo di Stato. Vieni anche tu, che ne dici?”
Non sapeva quale forza l’avesse posseduta in quel momento per farle dire di sì.
Una volta alla casa di campagna, Hermione iniziò ad andare nervosamente avanti e indietro, aspettando che Ginny arrivasse. Stavolta non avrebbe avuto scuse, doveva digli di Lily, o quant’era vero Iddio l’avrebbe fatto lei. Ma quando Ginny arrivò, fu lampante che non ne aveva la minima intenzione.
Harry la salutò, felicissimo di vederla, e chiacchierando del più e del meno andarono in sala da pranzo, dove gli elfi avevano preparato un pranzo per almeno dieci persone.
“E sì che gli ho spiegato che eravamo solo in tre…” mormorò Harry.
Ginny si voltò verso Hermione, in cerca di un sorriso complice, ma si scontrò con la sua espressione di pietra. Voleva che parlasse… ma come poteva?
Una volta a tavola però si rese conto che Hermione avrebbe fatto l’impossibile per smascherarla. Molto sottilmente aveva portato varie volte la conversazione sui bambini, su quando loro due avrebbero deciso di mettere su casa, quanti ne volevano. Le risposte di Harry confermavano ogni volta quello che aveva detto a Ginny: Harry voleva disperatamente una famiglia sua. E Ginny, osservava Hermione, aveva una faccia sempre più colpevole. Sorrise soddisfatta. Non le era piaciuto molto mettere Ginny con le spalle al muro in una maniera tanto subdola, ma a mali estremi…
“Scusate” disse Ginny all’improvviso, alzandosi da tavola e lasciando la stanza.
Harry si alzò anche lui e le andò dietro, desideroso di sapere che ci fosse che non andava. Hermione, rimasta da sola a tavola, si servì una tazza di the e una fetta di dolce, e si preparò a sentire l’uragano che di lì a poco sarebbe scoppiato.
“Ginny, che hai? Per tutto il pranzo hai avuto una faccia strana…”
“Hermione! Quella strega!”
“Hermione?” domandò Harry, perplesso. “Che c’entra Hermione?”
“Che c’entra, mi chiedi? Vorrei saperlo anch’io! E vorrei sapere da quando si è eletta tuo angelo vendicatore!”
“Continuo a non capire… Ha a che fare con i discorsi che abbiamo fatto a tavola? Perché se è per quello…”
“Già, i discorsi. Bambini. Famiglia. Brava, davvero brava…”
Ginny era furente, ed Harry che non poteva conoscere la reale motivazione, pensò erroneamente che Ginny non volesse più stare con lui, o creare una famiglia con lui.
“È per questo? Non li vuoi, e io sì?”
Ginny vide l’espressione ferita di Harry, e desiderò uccidersi. Maledì di nuovo Hermione, e si apprestò a dirgli quella verità che avrebbe voluto tacergli.
“Harry, io li voglio dei figli da te. Non hai nemmeno idea di quanto… e a dir la verità…”
“Continua… che vuoi dire?”
Ginny prese un respiro profondo.
“Ho una figlia di quattro mesi e mezzo, Harry. Si chiama Elizabeth… ed è tua.”
In tutta la casa non riecheggiava il benché minimo suono.
Hermione, che sorseggiava il suo the, sapeva però che era solo questione di pochissimo, prima che…
“COSA?!”
Ecco, appunto.
“Harry, devi lasciarmi spiegare…”
“Lasciarti spiegare? E cosa? Come non mi hai detto niente?”
“Eri a New York, facevi carriera, sapevo quant’era importante per te… Cristo Santo, ne parlavi in continuazione ogni volta che ci sentivamo!”
“E questo ti ha fatto pensare ‘Bene, non diciamogli niente, tanto ha di meglio da fare!’”
“Esatto!”
“Esatto un corno! Niente sarebbe stato più importante di veder nascere nostra figlia!”
“E dopo? Che avresti fatto?”
“Sarei rimasto, e lo sai benissimo!”
“Infatti! Avresti mollato un posto per cui mi avevi detto che in molti avrebbero ucciso e per cosa? Perché la tua fidanzata era stata tanto stupida da rimanere incinta!”
L’eco dello schiaffo arrivò fino alle orecchie di Hermione, che smise di fingere indifferenza e iniziò ad ascoltare la lite.
“Hai deciso per me, e non avresti dovuto farlo. Speravo fosse finito il tempo in cui qualcuno avrebbe deciso al mio posto e deciso anche quel che avrei dovuto o non dovuto sapere! Intendi farlo anche per Elizabeth?”
“Lily.”
“Cosa?”
Si chiama Elizabeth, ma come diminutivo io la chiamo Lily. Mi sembrava carino, ecco… chiamarla come tua madre.”
“Voglio vederla.”
“D’accordo, e quando…”
“Ora. Subito. Andiamo.”
Fu in quel momento che si ricordarono di aver lasciato Hermione in sala da pranzo da sola.
Quando vi ritornarono, Hermione però se n’era già andata. Il danno l’aveva fatto. Ora si trattava di lei. Doveva fare ammenda… e sperare che Draco capisse.
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