“Buffy, c'è qualcos'altro riguardo a quello che è successo l’altra sera, vero? Non mi hai detto tutto.”
La ragazza scosse la testa.
Era nuovamente rannicchiata sul divano, proprio come la sera prima. E, proprio come la sera prima, si mostrava esitante.
“Cosa non mi hai voluto dire?” insistette Giles.
La giovane tirò un profondo sospiro prima di parlare.
“Angel non vuole più che uccida i suoi.”
“In che senso?”
“In senso letterale. Non vuole più che dia loro la caccia.”
“Stava scherzando, spero.”
“No. Non l'ho mai visto tanto deciso.”
In altre circostanze, Giles non avrebbe neppure pensato di considerare seriamente una cosa simile. L’avrebbe ascoltata e classificata come un non senso. Forse se la sarebbe anche dimenticata.
Però c’era l’atteggiamento di Buffy a rovinare tutto.
“D’accordo. Lui può anche volerlo. E come crede di poter imporre una cosa simile?”
“Mi ha detto che… ha detto che mi ripagherà con la mia stessa moneta. Che se io non smetterò di dare la caccia ai suoi, lui comincerà a fare lo stesso con gli esseri umani.”
“E’ quello che fa già, mi pare.”
Buffy scosse la testa.
“Non in questo modo. Lui non uccide mica tutti gli esseri umani che trova.”
Giles sentì le prime avvisaglie di un’emicrania saettargli nelle tempie.
“Quello che hai fatto non lo ha impressionato molto.”
“Ti aspettavi che diventasse vegetariano?”
“No. Ma almeno che cominciasse ad avere paura di te.”
La ragazza si ritrasse ancora più in sé stessa.
“Buffy, non starai valutando seriamente di fare quello che ti ha detto?”
“E’ colpa mia. L'ultimatum di Angel... E’ tutta colpa mia.”
L’uomo non replicò. Ovviamente, la responsabilità della sfrontatezza di Angel era di lei. Il vampiro non temeva le ombre e le ipotesi. Se sapeva di non essere in pericolo, non aveva paura.
“Sai quanti vampiri ci sono al momento in città?” chiese Buffy.
“Non ne ho idea. Cinquanta, sessanta…”
“Non più di sei o sette, contando anche Angel.”
“Così pochi?”
“Non sono numerosi come credi. Forse sono stati cinquanta ai tempi del Maestro, quando erano davvero numerosi, ma credo che fosse una situazione anomala. Dopo di allora, non sono mai arrivati a quel numero. Prima che io li colpissi, non arrivavano a trenta e quello è più o meno il numero in cui sono sempre. Ognuno è importante, quando si fa parte di un gruppo così piccolo. La notte in cui ho ucciso Drusilla... non ho fatto solo quello. Non mi hai mai chiesto davvero quello che ho fatto. Perché no?”
“Mi sembravi sconvolta, quella sera.”
Buffy lo guardò in tralice.
“Sono andata a caccia dei loro figli. Ho ucciso tutti quelli che ho trovato. Ne ho uccisi davvero tanti, in una volta sola. Il Maestro usava i suoi come carne da macello e abbiamo sempre pensato che sarebbe stato lo stesso con tutti loro, invece non è così. Sono importanti, per loro. Non li lasciano neppure più seppellire. Se li portano via, a casa, credo. Sai come sono strutturati? Soli o in gruppi familiari piuttosto piccoli. Poi le famiglie vivono anche insieme, ma penso sia più che altro per una questione di sicurezza. Credo che la cosa che li tiene realmente insieme sono i rapporti fra gli individui delle famiglie. E ognuno di loro forma legami con altri e via così. In questo modo si forma una struttura. Loro non hanno necessità come le nostre. Noi siamo connessi l’uno all’altro da una rete di dipendenze. Ci serve il panettiere, il carpentiere, il poliziotto… Abbiamo una specie di struttura coloniale, dove ogni persona è specializzata. Loro no. Ogni vampiro è autonomo. Stanno insieme perché possono sopravvivere meglio, ma non fa parte della loro natura. Quindi devono volerlo con una forza maggiore di quella che li spingerebbe a restare soli. Sono uniti dal fatto che vogliono essere uniti e i legami sono gli individui, non il loro ruolo. Io ho reciso i legami. Quasi tutte le famiglie hanno perso un loro membro, quella notte e il gruppo si è disgregato.”
Giles era stupefatto. Da quando Buffy usava parole come ‘struttura coloniale’ e le usava in un contesto simile?
“Hai ucciso i loro capi...”
“Come vuoi. Sta di fatto che quasi tutti i superstiti se ne sono andati e Angel si è trovato quasi solo. E' ovvio che voglia proteggere i suoi. Gli servono. Se dovesse restare ferito, e restare feriti qui è facile, cosa farebbe? Andrebbe al pronto soccorso, o verrebbe da noi per essere aiutato?”
“Vuole serbare le sue forze residue, quindi.”
“Sì, ma… c’è un’altra cosa. Ho commesso un errore, un errore gravissimo. Adesso i vampiri più esperti se ne sono andati tutti. A parte Angel, quelli rimasti sono quasi tutti dei ragazzini.”
“Una buona cosa, direi.”
“Buona? No, non è buona. Non è buona per niente. Avere a che fare con un gruppo di vampiri composto solo da giovani è quanto di meno buono ci sia per noi. Willow ha ragione, il loro comportamento non è casuale. Difficile da capire, ma non privo di ragione. Ma lei non si rende conto di cosa significa. Willow non pensa alle conseguenze pratiche. I vampiri non aumentano le loro file se non c'è spazio per i nuovi. E' difficile che trasformino qualcuno, e non lo fanno mai se non c'è spazio. La maggior parte di quelli nati qui è stata trasformata dopo la fine del Maestro e dei suoi, quando non c'era più nessuno. Poi, solo ogni tanto, se qualcuno del gruppo se ne andava o veniva ucciso. Altrimenti no.”
“Vuoi dire che si limitano a rimpiazzare le perdite?”
“Sì. Forse non vogliono un rischio di sovrappopolazione. Non lo so. Qualche volta mantengono il loro numero accettando uno di quelli che arrivano da fuori, ma qualche volta no, e trasformano uno nuovo. Ora Angel è quasi del tutto solo. Troverà il modo di ricostruire il suo gruppo. Con ogni probabilità, arriverà qualcuno da fuori, ma se non saranno abbastanza trasformerà qualcuno, e, a loro volta, quelli che arrivano trasformeranno qualcuno, e noi ci ritroveremmo con parecchi novizi con cui fare i conti.”
“Continuo a non capire perché per noi sarebbe peggio se i vampiri di Sunnydale fossero dei giovani, invece che gli anziani, che sono molto più forti e pericolosi.”
“Perché in ogni caso i vampiri predano gli esseri umani, che siano giovani e inesperti o vecchi e capaci. Però i giovani uccidono di più. Uccidono anche solo per imparare a cacciare, o perché non si controllano, e i loro familiari uccidono anche solo per insegnargli. E poi i vampiri inesperti semplicemente si fanno sfuggire più facilmente le prede, ma questo non vuol dire che esse si salvino. Hai mai pensato di scoprire che fine fanno quelli che sfuggono ai loro assalti o che noi salviamo in extremis? Da un'occhiata alle statistiche ospedaliere, e guarda quanti sopravvivono ad attacchi di animali ignoti. Molti di essi sono così malridotti da non sopravvivere. Gli anziani soli, invece, uccidono quasi unicamente per nutrirsi o per difendersi. E’ vero, sono più abili, si fanno sfuggire meno le vittime. Ma sta di fatto che numericamente uccidono meno persone.”
“Quindi adesso ti aspetti una nuova serie di trasformazioni e omicidi?”
“Magari mi sbaglio. Magari non succederà nulla… Alcuni mesi fa c'è stato una specie di esodo e parecchi membri del gruppo se ne sono andati. A quel punto, ho creduto che avrebbero ripreso a trasformare la gente per riempire i vuoti. Ma non è stato così. Hanno trasformato pochissime persone. Ci deve essere qualcosa che non ho capito. Forse solo il fatto che in ogni caso erano rimasti in tanti. Adesso, però, sono davvero andati via quasi tutti. Sono molto vulnerabili, così. In genere non sono molto interessati a quello che capita ai loro simili, se non sono parenti o amici, però questo non vuol dire che non siano capaci di farlo, se vogliono. Ma ormai non posso più farci niente. In un modo o nell’altro, adesso le cose sono solo in mano loro. E’ per questo che dico di avere fatto un errore grave. Quello che dobbiamo è evitare il più possibile la presenza di giovani e io, invece, ho sempre cercato di uccidere i membri della comunità e questo lasciava spazio per i nuovi.”
“Se adesso sono così vulnerabili, potremmo eliminarli tutti.”
In un istante Buffy gli era di fronte, gli occhi ridotti a due fessure.
“Ma non mi ascolti, quando ti parlo? Mi dai mai retta una volta?”
Giles si ritrasse, spaventato da quell’improvvisa esplosione di collera. La giovane donna proseguì senza dargli il tempo di replicare.
“Anche se li uccidessi tutti, non farei che ripresentare il problema, perché a quel punto il territorio rimarrebbe vuoto e sicuramente qualcuno lo verrebbe a reclamare, deciderebbero di trasformare qualcuno per fondare un loro clan e chi ci rimetterebbe saremmo noi. Anche indebolire troppo il gruppo di Angel potrebbe avere lo stesso effetto. Prima o poi arriverebbe qualcuno che riuscirebbe a sconfiggerli, prenderebbe il loro posto e noi saremmo punto e a capo. Se potessimo sterminare tutti i vampiri del mondo, allora non avremmo più problemi, ma così… Potrebbe persino peggiorare la situazione. Potrebbe arrivare qualcuno peggiore di lui.”
“Il Consiglio...”
“Il Consiglio non sa un cazzo! Te l'ho già detto, ma forse tu non riesci a capire. Il Consiglio non lo ha neppure mai visto un vampiro, se non quelli che si diverte a chiudere in gabbia con le Cacciatrici di diciotto anni. Che vuoi che ne sappia?”
L’Osservatore sospirò e si sedette al tavolo.
Adesso l’emicrania non era più solo un’impressione. E non era che l’inizio.
“Con tutto questo, vuoi dire che davvero non darai più loro la caccia e stai cercando di convincermi che è la cosa giusta da fare?”
“Ti sto solo dicendo che non è una mossa saggia cercare di ucciderli indiscriminatamente e che l'idea del Consiglio, quella di eliminare o destabilizzare le comunità, non solo è stupida e pericolosa. E' controproducente. La cosa migliore sarebbe avere un gruppo il più stabile e forte possibile, con pochi nuovi arrivi, piuttosto che dare loro continuamente il motivo di avvicendamenti avendo sempre una forte presenza di giovani o un gruppo di teste calde che cercano di farsi la pelle l'uno con l'altro. Quindi, la cosa migliore è dare la caccia a quelli che arrivano qui e non vengono inglobati nella comunità e lasciare stare i residenti.”
“E tu vorresti il mio benestare per fare una cosa simile?”
“E’ la cosa più logica. Tu stesso mi hai detto che talvolta occorre ragionare da un punto di vista utilitaristico, come sarebbe stato se avessi lasciato uccidere quel bambino.”
Giles si maledisse da solo. Avrebbe dovuto chiederle subito cosa gli stava nascondendo, perché fin da subito aveva capito che gli nascondeva qualcosa. E invece aveva aspettato un giorno intero, tutto a causa di quella sua abitudine a ponderare, a pensare bene, a esitare.
Le aveva lasciato tempo per prepararsi.
Solo in modo vago si rese conto che, per la prima volta, pensava consapevolmente a Buffy come a qualcosa di antagonista a lui.
“So a che stai pensando, ora.” continuò la ragazza, in tono concitato “Vorresti che le cose non fossero mai cambiate, che io potessi ancora andarmene in giro per i cimiteri cacciando senza criterio. Però le cose sono cambiate, ti piaccia o meno, piaccia o meno al Consiglio. Piaccia o meno anche a me. E’ meglio che ci adattiamo. Angel non è più quello che salta fuori dai tuoi diari, ammesso che lo sia mai stato, perché vorrei proprio incontrare un umano che è stato capace di intervistarlo e uscirne vivo. E non è neppure più l'ossesso risvegliatosi dopo un secolo. Noi abbiamo fatto l'errore di credere che quello che sappiamo su di lui sia un'immagine della sua… personalità definitiva. Non è vero. Quello che riportano i tuoi diari sono il comportamento di un vampiro molto più giovane, in condizioni del tutto diverse. Ma è passato tanto tempo e ha dovuto sopravvivere a tante cose, probabilmente peggiori di quelle che tu, io e il Consiglio per intero potremmo anche solo immaginarci. Credo che abbia imparato tanto, che stia imparando ancora. Guarda solo come è cambiato in questi due anni. All'inizio ci stava intorno, ci provocava stupidamente. Adesso non lo fa più, la sua attenzione è su altro. Credo che anche lui stia cercando di capire cosa fare. Che stia procedendo un po' per prove ed errori. Ha incominciato in modo confuso, sbagliando un sacco di volte, ma sbaglia sempre di meno, te lo assicuro. Diventa sempre meno confuso, sempre meno insicuro. E un'altra cosa. Quelli che sono con lui. Anche loro contano. Questi non sono il Maestro e la sua congrega di matti. Sono ragazzi che vogliono solo trovare qualcosa da mangiare ed essere lasciati in pace. Se ne fregano del destino del mondo e delle profezie. Non andiamo a stuzzicarli troppo, perché altrimenti a qualcuno di loro verrà in mente che una fucilata o una macchina esplosa fanno più danni di qualsiasi apocalisse annunciata. E non basarti troppo sul fatto che Angel mi protegga. Accettano la sua guida perché fa loro comodo, perché sanno che lui è quello con maggiore esperienza. Se quello che dice dovesse andare contro i loro interessi, lo estrometterebbero o lo farebbero fuori e lui lo sa bene. Gli è quasi successo appena poco tempo fa, quindi non si metterebbe in una situazione troppo compromettente. E’ vero. Non vuole uccidermi. Ma ricorda che se dovesse arrivare a scegliere fra la sua vita e la mia, non ci penserebbe un istante. Quello che ho fatto è stato un colpo di fortuna. Non mi riuscirà più, perché ora non saranno più così disattenti e a Angel non sarà più permesso di lasciarmi fare. Il Consiglio non sa nulla e non sai nulla nemmeno tu e non so nulla io, ma io so qualcosa più di tutti voi messi insieme. Se vogliamo evitare di non svegliarci, vediamo di mantenere un equilibrio accettabile per tutti. Il che vuol dire morti da entrambi i lati. In numero gestibile.”
“Allora hai davvero paura di lui…”
“Adesso sì. Adesso ne sono terrorizzata.”
Incredibile. Angel era riuscito a ritagliarsi una nicchia di tutta sicurezza nel dominio di una Cacciatrice. Proprio per via della Cacciatrice.
Doveva essere un fatto storico.
Buffy si accovacciò sui talloni proprio davanti a lui e gli sfiorò un braccio. Non la mano, ma il braccio, dove la pelle era coperta dalla stoffa della camicia.
“Rupert, per favore... non costringermi a fare qualcosa che non voglio e forse riusciremo a cavarcela tutti quanti. Non spingiamo oltre questa corsa agli armamenti. Davvero, credimi, potremmo trovarci di fronte qualcosa che non possiamo controllare. Mi ha offerto la possibilità di uno stallo. Accettiamolo, perché non credo di poter vincere.”
Giles si sfregò stancamente il volto.
Era difficile ora ricordare il motivo per cui aveva permesso a Angel a restare con loro. Il motivo per cui gli aveva permesso di vivere, invece di ucciderlo l'attimo stesso in cui aveva saputo cos'era. Buffy ne avrebbe sofferto, ma a quest'ora la sofferenza sarebbe passata da anni e si sarebbe evitata tutta quella venuta in seguito.
In realtà, non avrebbe nemmeno dovuto sapere cosa ne era stato di lui. Angel stesso le aveva detto che la lasciava. Non lo aveva fatto, naturalmente, ma per un po' lei non lo aveva saputo. Quello era il momento giusto, quando si era presentato di fronte a lui in biblioteca, senza nessuno a testimoniare. Quella volta, o subito dopo, in quel periodo in cui si incontravano da soli in biblioteca o, che Dio lo proteggesse, in casa sua.
Non c'erano testimoni, nessuno sapeva niente, nessuno avrebbe mai saputo nulla.
Aveva pensato di farlo. Non ricordava bene quando, ma doveva averci pensato, oppure ora non avrebbe ricordato che non ne aveva avuto il coraggio.
Però Angel li aveva aiutati contro il Maestro e aiutava Buffy. L'aiutava a restare in vita e questo era molto. Questo bastava.
Adesso, alla fine, Giles si ritrovava a tirare le somme di quello che aveva fatto.
(Volenti o nolenti, quella maledetta creatura è diventata l’arbitro delle nostre azioni)
“Buffy, se davvero devo, chiamerò il Consiglio. Lo farò se non mi lascia altra scelta, per quanto questo possa costarmi con te. Io sono un Osservatore, anche se entrambi talvolta ce ne dimentichiamo.”
“Io non lo dimentico di sicuro, Rupert. Io non dimentico che quando si è trattato di scegliere fra me e il Consiglio, tu hai scelto il Consiglio.”
“E’ questo, allora? Una vendetta? Mi dispiace, Buffy. Te l’ho detto centinaia di volte. Mi dispiace, ma quello che è stato fatto non posso cambiarlo e non puoi cambiarlo neppure tu, qualsiasi cosa tu faccia. Ma dimmi una cosa. Se tu dovessi scegliere fra noi e Angel, cosa faresti?”
“Io scelgo ogni giorno, e non credere che sia sempre così facile scegliere voi.”
“Non è stato difficile, quando si è trattato di Jenny.”
Per una volta, quelle parole non ridussero Buffy al silenzio. E non la fecero reagire come aveva sempre reagito, con lacrime e colpa.
“Vendetta, Rupert? Adesso dove è finita la storia che la vendetta non rimedia a quello che è successo? Jenny era morta. Uccidere Angel non l'avrebbe riportata in vita.”
“E tutti quelli che ha ucciso da allora? Tutti quelli che ucciderà? Non lascerò che prenda il controllo della città. Questa volta non è una minaccia. C'è un limite oltre al quale non ho intenzione di spingermi, Buffy. E ci siamo davvero molto vicini.”
“Me lo dici sempre. Me lo dici un po' troppo. Perché non lo hai fatto, finora?”
“Il Consiglio non sa niente di Angel.”
La cosa sembrò disorientare Buffy. Spaventarla, anche.
“Niente... quanto?”
“Niente. Niente fin dall'inizio. Non ho mai detto loro nulla. Non sanno neppure della sua esistenza. Se avessero saputo qualcosa, quanto credi che ci avrebbero messo ad arrivare? Se avessero saputo della vostra relazione... La vita di una Cacciatrice non conta molto più di quella di un vampiro. Che sia viva o morta, non ha importanza. Quello che importa è il suo compito. Nel momento in cui lei non è in grado di sostenerlo, ne occorre un’altra. Non sono i mostri che tu credi, ma c’è un solo modo per avere una Cacciatrice.”
La ragazza si allontanò da lui. Restò in silenzio per qualche istante, pensierosa, poi sedette sul bracciolo del divano.
“Quindi, se dovessero venire a saperlo ora, anche tu saresti in pericolo.”
“Sì, anch'io. Se venissero qui, quanto credi che ci metterebbero a scoprire la storia? Basterebbe che parlassero con qualcuno dei ragazzi, e come potrei impedire loro di farlo? O impedire a Xander di raccontare tutto?”
“Allora questo dovrebbe mettermi al sicuro, no? Non chiameresti gente che potrebbe nuocerti.”
“Ne sei sicura? E’ davvero colpa tua. E’ colpa tua anche se esiste. E’ colpa tua se continua a esistere.”
Buffy lo studiava attenta. Si attorcigliava una ciocca dei lunghi capelli chiari intorno a un dito e ne mordicchiava la punta. Pareva che stesse cercando di leggergli nel pensiero. O, almeno, questa era l'impressione che dava. Anche se le Cacciatrici non erano telepatiche, Giles sapeva che erano molto sensibili. Forse addirittura empatiche, o forse solo capaci di percepire le variazioni umorali, non diversamente dagli animali.
Il risultato non cambiava, perché in questo momento Giles stesso non avrebbe saputo dire se il suo era l'ennesimo bluff o diceva sul serio.
Il telefono sembrava invitarlo e l’Inghilterra era distante solo poche ore.
La reazione arrogante di Buffy lo aveva fatto infuriare.
(Se lo facessi davvero...)
Che il cielo li salvasse dal giorno in cui si sarebbe infuriato al punto da fare davvero quello che minacciava, perché era sempre più difficile controllarsi.
Senza preavviso, Buffy si alzò e si diresse alla porta.
“Dove vai?” le chiese.
“E’ inutile continuare a discutere. Quello che dovevo dirti, te l’ho detto. Tanto, credo che per ora non arriveremmo a niente. Adesso vado fuori.”
“A questo punto, a fare cosa?”
Buffy si strinse appena nelle spalle, prima di scappare via.
“Non mancano mai le cose a cui dare la caccia.”
* * * * * * *
Il Sole era tramontato da poco, ma, in piena estate e a quella latitudine, il buio era già profondo.
La donna stava tornando a casa.
Si stringeva negli abiti fastidiosamente ingombranti. Non le piaceva portarli e la sua anatomia li rendeva delle vere trappole, ma il clima gelido ne faceva una necessità.
Qualcuno si stava avvicinando. Camminava sulla sua stessa strada, proveniente dalla direzione opposta. Era veloce e presto si sarebbero incrociati.
All’inizio, non capì di cosa si trattava.
I suoi sensi principali, udito e olfatto, si erano evoluti per condizioni diverse e non era in grado di percepire bene in quest’atmosfera così rarefatta, dove i suoni si propagavano diversamente e le molecole si disperdevano nell’aria turbolenta prima che riuscisse a identificarle. La sua vista, in così scarse condizioni di luce, era mediocre.
La forma sembrava quella di uno degli abitanti del pianeta, ma cosa, fra essi, ancora non era in grado di dirlo.
Le razze intellettualmente dominanti del sistema erano tre specie sorelle sorprendentemente simili l'una all'altra, benché di derivazione filogenetica differente, e non le era facile distinguerle se non a distanza ravvicinata.
Comunque, se davvero era uno dei terrestri, non faceva la minima differenza di quale si trattava.
Nessuno di essi aveva un motivo concreto per aggredirla. Non rappresentava un pericolo per nessuno, in nessun modo possibile, e non potevano nutrirsi di lei, ma questo non significava molto. Tutti loro erano spaventosamente aggressivi, persino per la media di questo mondo, e spesso uccidevano senza ragione. O con ragioni che per lei erano inesistenti.
Poteva girarsi e cercare un’altra strada, ma, a questo punto, allontanarsi al massimo era un modo per peggiorare le cose.
Avrebbe potuto spingere la creatura a darle la caccia per gioco o per riflesso di caccia e, in ogni caso, non sarebbe mai stata in grado di sfuggirle. Se avesse voluto prenderla, poteva farlo senza la minima difficoltà. Lei era impacciata dal peso e tutti loro, invece, erano dotati della sorprendente grazia, forza e agilità dei figli di questo pianeta a gravità così spiacevolmente elevata. Anche se per essi, naturalmente, non era affatto elevata.
Purtroppo, sfuggire alla sua attenzione non era possibile. L’aveva sicuramente già vista.
Era più sicuro proseguire con tutta la calma che riusciva a mostrare.
Finalmente, la creatura fu tanto vicina da permetterle di identificarla.
Rabbrividì.
Adesso avrebbe davvero voluto avere preso un’altra strada, una che le avesse permesso di arrivare a casa senza passarle accanto.
La conosceva bene e le faceva paura. La malevolenza che emanava era sufficiente a stordirla.
Ma quell’essere odiava chiunque non fosse umano e anche molti degli umani. Era una condizione naturale, per esso, e non per questo le aveva mai fatto del male.
Così, si strinse nelle braccia e andò avanti.
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