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Parte Terza: Omnia mutantur, nihil interit.

May 13 2006 at 5:50 PM
  (Login Silea)


Response to L'ultimo giorno. Parte Prima: Sangue

 





Isabel Archer: “I always want to know the things one shouldn't do”.
Her aunt Touchett: “As to do them?”
Isabel:“So as to choose”

“The portrait of a lady” H. James.







Cornovaglia, Inghilterra. Concilio degli osservatori. Domenica 23.





La notizia si sparse come un fulmine.
Voci di corridoio avevano cominciato a circolare dalla mattina presto. All’inizio erano solo sussurri indistinti. Qualcosa era andato storto in una delle missioni degli operativi, l’entità del danno e secondariamente delle perdite subite dal Concilio variava. Si diceva che ci fosse stato quasi un massacro.
In poco meno di due ore, quello che doveva essere un segreto, era sulla bocca di tutti. In un posto così piccolo ed in cui di vere novità ce ne erano poche, qualsiasi nuova informazione, per quanto improbabile nella sua esattezza o raccapricciante nel suo contenuto, diventava oggetto di infinite speculazioni.
Al momento Dwayne, con un leggero sorriso sul volto a dimostrazione di quanto un simile evento lo potesse divertire, si stava dirigendo verso l’ufficio del suo migliore amico. L’uomo aveva avuto una mattinata veramente interessante. Non accadeva tutti i giorni che un simile argomento di discussione fosse disponibile. Era stato impegnato a lungo nella diffusione e nell’accertamento di quanto accaduto.
Senza bussare, erano amici da troppi anni perché rispettassero simili formalità, entrò nell’ufficio di Sheridan, trovandolo impegnato a lavorare su un file o cos’altro aveva sulla scrivania al momento. “Figurarsi, tipico. Probabilmente è l’unico in questo edificio che attualmente sta lavorando, visto che Marlin non è qui…” pensò Dwayne chiudendosi la porta alle spalle ed avanzando verso la scrivania. Era meglio che quanto aveva da dire non fosse ascoltato per caso dalla persona sbagliata. Che oggi tutti parlassero di questo argomento era scontato, ma non era ugualmente il caso di farsi sentire mentre lo si faceva.
-Buongiorno amico mio. Sentito le ultime novità?
Esordì Dwayne con un sorriso sempre più largo. Sheridan era sempre interessato all’ultimo gossip del momento, ma non ne era ossessionato, e visto che le sue fonti dirette non erano buone quanto le sue, molto spesso Hillting si trovava nell’adorata posizione di informarlo più esaurientemente su quanto accaduto.
-Ho sentito che ci sono stati problemi con una delle missioni degli operativi. Si dice ci siano stati dei morti.
Replicò senza sbilanciarsi Sheridan. Dal sorriso di Dwayne sapeva che quanto accaduto doveva essere più importante di un qualche incidente di percorso simile a cento altri. Ma era anche istintivamente cauto di fronte a tanto interesse da parte del suo amico. Generalmente Hillting non si curava dell’effettivo significato di quanto riportava, piuttosto si concentrava sul sensazionalismo della notizia. Da sempre Sheridan era convinto che Dwayne sarebbe stato un ottimo reporter, se mai avesse deciso di intraprendere quella professione invece di diventare un osservatore.
La cosa che disturbava di più Sheridan, era che le diverse voci che giravano non erano affatto rassicuranti, a prescindere dalla quantità di verità che c’era in ciascuna. Alcune dicevano che tra gli operativi feriti, per altre erano tra i morti, si contassero almeno due capo squadra e il comandante della missione. Chi fosse quest’ultimo non era noto e diverse persone potevano aver ricoperto quell’incarico, ma Sheridan sapeva che se avevano colpito il comandante della missione niente e nessuno si era salvato in quel disastro. Probabilmente si doveva essere trattato di un massacro.
-Morti? Al plurale?
Insistette Dwayne con un sorriso sornione e la faccia di qualcuno che sa qualcosa più di te.
-Si morti. Ho sentito di un massacro, con tanto di morte del comandante esecutivo.
-Oh no, proprio no. Non ci siamo affatto, amico mio. –Disse Hillting scuotendo la testa alla risposta ricevuta. –Dovresti proprio cambiare fonti. Sei in alto mare…
-Un solo morto quindi.
Sheridan ipotizzò, riflettendo su quanto gli era stato appena detto.
-Esatto.
Confermò Dwayne senza aggiungere altre informazioni. Sheridan lasciò passare qualche secondo prima di fare la domanda che il suo amico aspettava per continuare. Hillting aveva sempre amato quando gli altri gli chiedevano di condividere con loro quanto sapesse, e per sua fortuna Sheridan non si faceva problemi nel chiedere.
-Chi?
-La cacciatrice.
Replicò con un sorriso enorme Dwayne.
Sheridan lo guardò senza riuscire a parlare per un attimo, sconvolto dalla notizia.
-Mars?
Chiese per conferma. Non che la Summers fosse coinvolta con degli operativi ma era sempre meglio non assumere nulla.
“Gli incidenti accadono…”
-Si, la rinnegata… od ex-rinnegata…
Disse Hillting facendo un vago cenno della mano per sottolineare la scarsa importanza della correttezza o meno della definizione.
-Sei sicuro?
Dwayn lo guardò, offeso.
-Certo che sono sicuro! Pensi che io sia uno di quegli idioti che vanno in giro a ripetere cose sentite per caso in corridoio? –L’uomo era veramente seccato dall’insinuazione. –L’ho saputo da una fonte certa. E considera che il resto del concilio si sta ancora chiedendo quanti operativi sono morti e soprattutto se fra di loro c’era o meno una delle cacciatrici. La mancanza di un qualsiasi commento ufficiale ha attirato parecchia attenzione sulla cosa. Se i dirigenti non avrebbero nulla da nascondere parlerebbero, è questo il ragionamento che va per la maggiore. –Si fermò un attimo, colpito da un’idea. –Sai? Penso proprio che approfitterò dell’informazione per una volta…
Aggiunse un po’ pensieroso.
-Vuoi dire che hanno già aperto le scommesse?
Non era una cosa rara. Ad ogni nuova notizia si facevano speculazioni per poi passare ad amichevoli scommesse sui risultati di tali considerazioni. L’ipotesi che una cacciatrice avesse perso la vita era un incentivo sicuro perché molta attenzione fosse dedicata alla cosa. E maggiore l’attenzione, maggiore il numero di scommesse relativo.
Senza contare che era la prima occasione da anni che gli osservatori avessero mai avuto per fare una scommessa simile. La morte di Kendra era stata comunicata in tempo quasi reale e non avevano potuto scommettere, mentre ora… Era troppo ghiotta come opportunità per non coglierla, dovevano solo fare attenzione che i vari supervisori non ne venissero a conoscenza.
-Si, da ore. Si scommette sull’identità dei morti e sul loro numero. Penso proprio che andrò a puntare su Mars, le quotazioni dovrebbero essere ancora buone. –Si interruppe ed il sorriso gli si gelò. –Dannazione, devo andare a trovare Joandra. Le piace scommettere e non l’ho ancora avvertita. Potremo divertirci a piazzare un paio di scommesse assieme, di sicuro lei sa chi le accetterebbe, e guadagnarci anche qualcosa.
Sheridan si limitò ad annuire distratto.
-Ci vediamo dopo amico mio.
Disse Hillting salutando ed uscendo dall’ufficio, lasciandosi un pensieroso Sheridan alle spalle.
“No, no... A volte Dwayne non capisce quanto siano importanti le notizie che ha. Dubito che gli equilibri di potere siano ancora intatti… Speriamo solo che questo non sia l’inizio della fine.”





Tutti avevano notato come gli operativi presenti nel Concilio erano improvvisamente diventati taciturni e decisamente arrabbiati. Gli osservatori, quelli più cauti o più intelligenti, ritennero opportuno evitare di fare domande di sorta e limitarsi a scambiare qualche parola con i vari tecnici. Era ovvio che qualcosa fosse andato tremendamente male.
Dwayne ebbe occasione di vedere in prima persona esattamente quanto gli operativi fossero tesi.
Aveva appena superato un corridoio per andare a cercare Joandra nel proprio ufficio quando notò la scena. Non intervenne subito, anche se come osservatore anziano era suo dovere farlo.
Uno degli operativi, una montagna d’uomo di quasi due metri, aveva intrappolato una osservatrice contro la parete e non sembrava particolarmente felice con la donna in questione.
Dall’estremità del corridoio in cui si trovava Dwayne non ebbe alcuna difficoltà a sentire le parola che l’uomo le stava rivolgendo, anche se non erano più di un basso ringhio.
-Non sono affari tuoi cosa sia accaduto. E prova ad insinuare nuovamente che un operativo si meritava di morire e per ritrovare i tuoi denti servirà il lavoro tutti i ricercatori del Concilio per almeno dieci anni… chiaro?
Hillting sorrise alla minaccia. Era divertente, posto che non fossi stato tu quello appena minacciato da un ergumeno di quella grandezza.
La donna ebbe il buon senso di annuire, senza spiccicare parola. Il commando continuò a tenerla ferma contro la parete senza dare alcun accenno a muoversi.
Sospirando Dwayne fece un passo avanti per intervenire, sebbene la cosa non lo ispirasse particolarmente. A prescindere da chi avesse torto o ragione non gli piaceva l’idea di mettersi in mezzo.
Non aveva fatto tre passi quando notò l’altra figura all’altra estremità del corridoio, la più vicina ai due. Non poté fare a meno di sorridere, era appena stato salvato dall’intervenire.
“Molto coraggioso da parte mia essere sollevato di vedere una donna che non arriva nemmeno alla spalla dell’ergumeno.”
Pensò ironicamente Dwayne.
Ma era la verità, era sollevato di vedere Joandra e sapeva che la donna aveva tutte le carte in regola per gestire la situazione.
La vide arrivare alle spalle dell’operativo senza fare il minimo rumore. Come riuscisse nell’impresa portando tacchi a spillo con un pavimento in marmo, era un mistero che ancora sfuggiva alla comprensione di Hillting.
-Suppongo che non ci sia nessun problema.
Esordì Joandra a meno di mezzo metro dall’uomo.
Fu divertente vederlo saltare dalla sorpresa ed allontanarsi contemporaneamente dalla parete.
L’operativo lanciò una rapida occhiata verso la donna ancora incollata al muro e poi tornò a fissare gli occhi su quella che ora era di fronte a se.
-Nessun problema.
Joandra annuì, senza rivolgere alcuno sguardo all’osservatrice, la sua completa attenzione sull’operativo.
-Perfetto. –Replicò con tono piano. –Allora puoi tornare al tuo lavoro mentre la signorina Coldwell torna al proprio in archivio.
Entrambi annuirono e si allontanarono, l’osservatrice un po’ instabile sulle proprie gambe sulle prime. Se l’era vista brutta fino all’arrivo dell’altra donna.
Quando rimasero solo i due amici Joandra rivolse un mezzo sorriso a Dwayne.
-Suppongo che la scenetta di abbia divertito.
-Si, in effetti si.
Replicò lui senza tentare nemmeno di nascondere il suo sorriso.
-Comunque è una fortuna incontrarti. –Proseguì avvicinandosi all’amica. –Ti stavo cercando…
-Qualcosa mi dice che non ha nulla a che fare con il lavoro.
Osservò lapidaria lei ma non senza un po’ di divertimento.
-E’ il tuo buon senso. –Replicò Dwayne con un sorriso più grande mentre si incamminavano assieme verso l’ufficio della donna, il più vicino. –Sono venuto a proporti un affare.
-Un affare?
Ripeté Joandra, fintamente scettica.
-Già, mi interessava piazzare un paio di scommesse, piuttosto sostanziose e piuttosto rapidamente… -Spiegò Dwayne. –Ovviamente le mie informazioni diventerebbero anche le tue… se ne potrebbe ricavare qualche sterlina…
Il sorriso divertito di Joandra assicurava la sua collaborazione all’idea…





Joandra era in mensa quando finalmente a poco dopo mezzogiorno il Primo Osservatore diramò un comunicato ufficiale su quanto accaduto. In quella mattinata gli osservatori e tecnici in servizio avevano lavorato ben poco, impiegando la maggior parte del tempo in speculazioni. Quello doveva essere il tentativo di Miller di riportare un po’ di ordine nel Concilio, decisero i vari supervisori di dipartimento, i più alti in grado oggi che nessuno dei dirigenti era presente.
Il comunicato era giusto poche righe.
“Faith Mars, Cacciatrice di vampiri, Prescelta del Concilio degli Osservatori, Esperto in tattica e coordinatore di addestramento delle forze speciali operative, è deceduta a seguito di un tentativo di neutralizzazione di un vampiro dopo un’eroica battaglia.
Onore alla sua morte, avvenuta durante il compimento del proprio dovere.”
Non si faceva riferimento all’osservatore incaricato della cacciatrice. Non c’era, lo sapevano tutti. Creava un problema di etichetta non indifferente oltre a rompere tradizioni secolari.
Non c’era nessuna persona a cui spedire le condoglianze e le congratulazioni per essere diventato Osservatore Anziano in caso di sopravvivenza, e nessuna famiglia a cui spedire le condoglianze per la perdita di un rampollo così dotato nel caso peggiore.
Tra l’agitazione generale pochi ci fecero caso.
Il problema sarebbe stato probabilmente esaminato nella sede adatta e diventato prima o poi argomento di conversazione e dibattito tra gli osservatori. Ma non oggi.
Appena gli altoparlanti diffusero la notizia e si fu quietata la prima ondata di commenti e di urla, Joandra cercò con lo sguardo Fernando Mateer. Era seduto al suo solito tavolo con un paio di altri osservatori anziani.
Anche lui si era girato a cercarla. Di fronte alla sua espressione leggermente angosciata, Joandra sorrise. L’uomo scosse la testa, provò un accenno di sorriso, piuttosto tirato, e poi si limitò ad annuire nella sua direzione.
Avevano fatto una scommessa e l’avrebbe onorata, per quanto gli costasse farlo.
E gli sarebbe costato parecchio.
Settantacinquemila sterline.
Fernando scosse la testa di fronte alla cifra. Era stato uno stupido ad accettare la scommessa di cinquemila sterline di Joandra quando dava quindici ad uno la sola morte della cacciatrice rinnegata.
La donna nel frattempo stava parlando con i suoi due amici.
-Abbiamo appena guadagnato trentacinquemila sterline a testa, escluso il capitale iniziale che abbiamo scommesso, Dwayne. Ottima dritta.
-Già.
Replicò Hillting, soddisfatto dalla cosa. Era stata una buona idea puntare duemilacinquecento sterline a testa, le quotazioni avevano fatto il resto.
Sheridan scosse appena la testa sorridendo alle espressioni degli altri due. Probabilmente avrebbe dovuto puntare anche lui un migliaio di sterline, giusto per avere un po’ di denaro da spendere.
Scrollò appena le spalle e si concentrò nel cercare di capire di cosa stesse parlando il resto della sala.
“Del resto non sono in molti ad aver vinto le proprie scommesse…”
Non dovette sforzarsi affatto nel cercare di capire di cosa stessero parlando gli altri. In meno di cinque minuti la mensa si ritrovò ad ospitare una conferenza illegittima sulla discendenza delle prescelte, l’argomento del momento.
Non era una riunione particolarmente ordinata o con idee troppo originali ma in breve la maggior parte degli osservatori presenti si appassionarono alla discussione.
Diverse voci si sovrapposero portando alla luce, senza rendersi conto, quello che più li spaventava, cioè il caos che negli ultimi anni aveva investito la linea delle cacciatrici. Furono in molti, e piuttosto chiassosi, a chiedersi ed a chiedere se una nuova prescelta sarebbe stata chiamata o meno.
-Mi sembra chiaro che non verrà chiamata nessuna nuova cacciatrice. Quella… quella rinnegata che è stata ammazzata non è la Detentrice della Linea!
Urlò accalorata ad un certo punto una delle osservatrici anziane da uno dei tavoli al centro della sala.
- Lakeesha ha ragione! Era solo una patetica scusa di cacciatrice buona neanche ad uccidere un vampiro!
Fece eco una seconda voce dall’estremità opposta della sala. Sheridan osservò con sufficienza l’uomo che aveva parlato. Forse era meglio dire ragazzo, considerato il volto senza barba.
Si aggiunsero altri a sostenere, sebbene a volte con modi più educati e ragionamenti più sensati, che essendoci ancora una cacciatrice in vita, nominalmente la Summers, non sarebbe stata chiamata una seconda. Affermando più o meno implicitamente che Kendra e Faith non erano altro che aberrazioni della linea originale.
Errori.
Il gioco al massacro riguardo l’utilità, la bravura ed il diritto ad esistere delle ultime due prescelte terminò quando si udì il baritono di Neil Podesta portare avanti una diversa ipotesi.
-Mars era la Detentrice. Quindi ci sarà una nuova cacciatrice.
L’uomo non ebbe neanche bisogno di urlare per ottenere l’attenzione generale della sala.
Una decina di altre voci si aggiunsero alla sua a sostenere che Faith Mars fosse la detentrice della legittima “linea di sangue” e che la sua morte avrebbe quindi attivato una sostituta. In questo caso era Buffy a diventare l’anomalia nella discendenza.
La discussione, anche se potevano essere definite urla, andò avanti lungo queste due linee guida.
-Sembrano bambini.
Commentò Dwayne dopo che era passato qualche minuto senza che alcuna idea espressa cambiasse se non nel tono a cui era formulata.
-Già.
Gli fece eco Sheridan, un’espressione vagamente disgustata sul volto.
-Non capiscono neanche che la cosa più importante al momento non è sapere se ci sarà una nuova ragazzina a girare con un paletto in mano. –Proseguì dopo un attimo. –La cosa più importante è sapere cosa accadrà ora a noi, al Concilio.
-Probabilmente Miller starà facendo i salti di gioia. Come tutti i conservatori non ha mai apprezzato l’idea di una cacciatrice senza osservatore. E di certo non era entusiasta dell’idea di averla all’Assemblea Plenaria…
Rifletté ad alta voce Dwayne.
-Senza contare che è stato il suo appoggio a Marlin a darle così tanto potere nella decisione dei candidati. Non mi stupirei di scoprire che quel vampiro non era lì casualmente.
Aggiunse Sheridan abbassando la voce ma certo che nessuno potesse sentire la loro conversazione, considerando la posizione defilata del loro tavolo ed il tono degli altri.
-Marlin non sarà per nulla contenta quando scoprirà che fine ha fatto la sua alleata…
Replicò Dwayne aggiungendo alle considerazioni dell’amico.
Durante tutta questa conversazione Joandra era rimasta silenziosa. Sheridan le aveva lanciato uno sguardo un paio di volte per vedere se aveva intenzione di intervenire o meno, ancora sconcertato dall’inusuale comportamento che la donna aveva avuto durante la riunione plenaria del giovedì appena passato.
L’osservatrice invece sembrava essere tornata perfettamente in carattere ed era rimasta seduta in silenzio ascoltando le loro idee senza intervenire in alcun modo né mostrare alcuna reazione, come se gli altri due stessero parlando di futili cose.
Sheridan si trovò stranamente confortato da questo ritorno ai vecchi comportamenti.
-Tu cosa pensi accadrà, Joandra?
Chiese alla fine, per sentire la sua opinione.
-Non lo so. Proprio non lo so.
E questa risposta tornò in un attimo a far sentire preoccupato Sheridan.





In poche ore il problema della successione e della linea di sangue divenne un problema molto sentito, soprattutto fra gli osservatori giovanissimi.
Dietro insistenza del Custode degli Archivi e del Sommo Sapiente era stata così creata una commissione per esaminare la questione e giungere ad una spiegazione univoca. Gli esperti avevano anche il compito di rintracciare la nuova cacciatrice, se si fosse deciso che una nuova prescelta era stata risvegliata.
Agli osservatori sparsi per il mondo era stato mandato il comunicato della morte di Faith, assieme alla richiesta di prestare attenzione alle potenziali cacciatrici della zona, ed a qualsiasi altra anomalia.
Non era raro che ci fossero fenomeni atipici in queste occasioni.
E mentre gli studiosi teorici assistevano affascinati ed entusiasti alla particolarissima situazione, scambiandosi teorie sul come e perché ci sarebbe stata o meno una nuova cacciatrice, gli osservatori anziani assieme ad alcuni responsabili giovani erano terrorizzati dal nuovo sviluppo.
Di certo loro erano anche più confusi dei loro colleghi, impegnati nella convulsa significato mistico di questa morte. Loro almeno avevano fatti certi, la morte di una cacciatrice, e secoli di osservazioni alle spalle a cui rimandarsi ed in cui cercare conferma.
Le conseguenze puramente politiche erano altrettanto ramificate e ben più misteriose.
Nessuno sapeva come i giocatori principali avrebbero reagito alla notizia, né quali reali responsabilità ognuno di loro avesse nella situazione.
In effetti gli osservatori anziani non sapevano quello che la scomparsa di Mars significasse.
Si, molti di loro erano sollevati che quella pazza assassina abbastanza arrogante da presentarsi ad un’Assemblea Plenaria fosse morta.
Aveva commesso reati capitali come l’aver ucciso esseri umani. Eppure aveva ricevuto un’amnistia quando era tornata a militare nelle file del Concilio.
Era stato lo stesso Primo Osservatore a firmarla. Per questo era irrevocabile da qualsiasi altro individuo, compreso il successore di Miller.
Quindi in realtà non c’era nulla che potessero rimproverarle. Era stata perdonata.
E come agente del Concilio degli osservatori era stata a dir poco preziosa nel limitato tempo in cui li aveva serviti, sia come free-lance che come operativo. Non si contavano i demoni che era riuscita a bloccare.
Demoni molto pericolosi.
Ma era anche odiata.
Profondamente odiata perché aveva rotto le tradizioni. Aveva rifiutato un osservatore. Si era presentata ad un’assemblea plenaria.
E lo aveva fatto da sola.
Ma gli osservatori anziani sapevano che la sua scomparsa aveva alterato definitivamente gli equilibri. Era un segnale. Solo per questo avrebbero desiderato che quel cane sciolto fosse ancora vivo e vegeto.
Cosa sarebbe scattato a quel segnale non riuscivano a capirlo.
Un grande punto interrogativo sarebbe stata la reazione di Marlin, in fondo quella cacciatrice era stata affidata a lei, no? Molto del suo carattere diceva che non avrebbe fatto passare liscia a nessuno l’ingerenza nei suoi affari. E Faith era decisamente affar suo. Non propriamente vendetta. Più difesa del territorio. Probabilmente non le importava granché della cacciatrice in se stessa, era l’offesa personale che l’avrebbe spinta ad agire.





Miller era seduto nel proprio ufficio intento a seguire dallo schermo sul suo computer quello che accadeva nei corridoi e nelle sale del Concilio attraverso le telecamere del circuito chiuso. Di certo non si poteva aspettare che la gente agisse naturalmente davanti a lui, o sapendo che lui li osservava, ed aveva scoperto anni prima che la visione riportata da un informatore era spesso sbagliata. Perlomeno inesatta.
Era quasi divertente vedere come tutti si muovessero furtivamente, in maniera nervosa, soprattutto gli osservatori anziani e i sostenitori di Marlin. Il primo osservatore non si sarebbe stupito di sapere che parlavano a voce bassa, in sussurri. Avevano paura, e si vedeva anche attraverso semplici registrazioni video.
Miller si sistemò meglio contro lo schienale della sua poltrona per godersi lo spettacolo un altro po’. Doveva ammettere che quella era stata una meravigliosa giornata fino ad ora, tanto che non riusciva a smettere di sorridere.
Glielo avessero detto una settimana prima non avrebbe mai creduto che la morte di una cacciatrice gli avrebbe procurato tanto piacere. Ma dopo quanto era accaduto giovedì…
Quant’era dolce il sapore della vendetta. “No, non è neanche una vendetta. Non l’ho fatta uccidere io. Semplicemente sto assaporando il piacere della sua sconfitta. Ed è una splendida sensazione”.
Si sentiva soddisfatto.
Questa morte non avrebbe cambiato nulla di quanto successo giovedì, ma la cosa non gli importava.
La notizia che Jason gli aveva comunicato verso le nove era stata comunque bellissima.
Aveva quasi riso quando il Custode degli Archivi e un prostrato Sommo Sapiente erano venuti da lui per chiedergli il permesso di istituire un gruppo di ricerca per determinare cosa significasse la morte di Mars. Ad essere sincero sospettava che anche al Custode degli Archivi non interessasse niente della cosa. Che facesse tanto rumore solo per dare fastidio al suo collega, che odiava, per nulla cordialmente, da più di trenta anni. La cosa che Miller trovava più divertente della situazione era che ben pochi si erano mai resi conto della cosa ed ancor meno si rendevano conto di quanto intelligente e sprezzante potesse essere il custode, all’età di ormai ottanta anni.
A Miller dispiaceva solo che Magdalene non fosse venuta al Concilio oggi. Era scontato che ormai qualcuno l’avesse avvertita di quanto era successo. Sicuramente la dirigente non sarebbe venuta. “Peccato l’avrei invitata con piacere per un tè”. Solo per vederla in faccia a poche ore dall’aver saputo della perdita di una sua alleata.
Di certo ora Miller si sentiva bene. In grado di affrontare Marlin e sconfiggerla senza alcun problema. Era lui il Primo Osservatore e ci sarebbe rimasto. Ad opporsi contro di lui Magdalene aveva firmato la sua condanna. Solo che non se ne rendeva ancora conto.
Continuò a sorridere per il resto della giornata, godendosi lo sconcerto che correva tra le file degli osservatori.
Li avrebbe tenuti troppo impegnati dal tramare contro di lui.





Spagna, Barcellona. Domenica 23.





Il magazzino in cui si trovavano era tutto quello che ci si poteva aspettare da un magazzino abbandonato vicino ad uno scalo.
Vuoto se non per dei detriti e dei rifiuti sparsi, vernici scrostate dai muri, pavimenti in cemento armato lasciato grezzo, porte cigolanti che si chiudevano male, intere colonie di topi ed altri animaletti non proprio da grembo, con tanto di recinzione con più buchi che maglie intere.
-E’ una reggia.
Disse sarcastico Spike, rivolgendosi alla sua compagna di viaggio ed al loro “bagaglio”.
-E non sai neanche quanto l’ho pagata. –Rispose per le rime Faith. –Vicinato inesistente o quasi, polizia che si tiene bene alla larga, nessun coinquilino umano di cui qualcuno possa sentire la mancanza. E’ difficile trovare abitazioni simili oggigiorno.
-E se mi servisse dello zucchero? Dove la trovo la simpatica vicina che me lo presti?
-Se avesse un po’ di sale in zucca la vicina non aprirebbe proprio la porta ad uno come te. –Faith si interruppe un attimo per spintonare in avanti il suo bagaglio, che a quanto pareva si era improvvisamente ricordato che non voleva stare in loro compagnia. –E se proprio vuoi lo zucchero scegliti una vittima con la glicemia alta…
Spike rise.
-Sei sicura di non voler diventare un vampiro?
La cacciatrice di certo aveva l’umorismo adatto.
-Si, sono certa che prima o poi inciamperò in un modo per diventare immortali e continuare a potersi prendere l’abbronzatura. –Fece sedere l’uomo che stava trascinando sui gradini mezzo sfondati che portavano ad un altro piano del magazzino. Il mercenario al soldo di Travers non sembrava convinto della cosa, cercò di resistere divincolandosi. Non che avesse poi importanza cosa voleva lui. Faith lo “convinse” facilmente a sedersi. –Se vuoi, quando lo trovo, ti faccio una telefonata.
-Grazie.
Replicò lui, sarcastico.
Lei gli sorrise caustica di rimando.
-Vogliamo fare quella telefonata? Il sole è quasi tramontato. –Il vampiro indicò con la testa una delle vetrate rotte da cui entrava una luce rossastra.
Faith annuì.
Con eleganza Spike estrasse dalla tasca del suo spolverino nero il cellulare che aveva preso all’uomo poco dopo la sua cattura, assieme ai sigari che fumava sempre ed all’accendino intarsiato in argento e madreperla. Era un ottimo lavoro di intarsio, un pezzo di antiquariato di discreto valore. Il vampiro aveva deciso che lo avrebbe tenuto come ricordo.
-Il numero.
Richiese al prigioniero.
L’uomo non rispose.
Fu Faith a parlare rivolgendosi al mercenario.
-Senti, sai perfettamente che te lo potremmo tirare fuori comunque. Siamo in un magazzino isolato. Potremmo torturarti per ore senza il minimo disturbo. E fallito quello potremmo sempre vampirizzarti. –Fece una pausa per rafforzare il significato delle parole. Nessuno apprezzava dover lasciare il proprio corpo ad un demone perché ne facesse quello che voleva. –Tu scegli semplicemente quanto soffrire prima di dirci quello che ci serve.
“Impressionante discorsetto. Non mi stupirebbe sapere che Faith ha esperienza nel campo”. Pensò il vampiro. Qualche secondo di tesissimo silenzio e l’uomo parlò. Doveva morire. Questo lo sapeva. Se possibile avrebbe preferito non soffrire.
Spike compose il numero.
Solo uno squillo.
-Perché ci hai messo tanto?
-Era piuttosto legato.
Rispose ridacchiando Spike. Ci fu silenzio dall’altra parte.
-Spike.
-L’unico. –Replicò il vampiro. Aspettò un attimo prima di proseguire. –Suppongo che tu sappia ormai che la mia missione è compiuta e che i tuoi uomini sono più o meno morti.
Altro silenzio.
-Cosa vuoi?
-Abbiamo un accordo. Voglio solo il denaro che mi spetta. Versalo nel conto che ti ho dato. E fa in modo che io lo trovi. Altrimenti potrei scoprire di avere voglia di farti una visitina.
-Domattina sarà lì.
Rispose la voce.
-Hai dodici ore Travers, non di più.
Ci fu un silenzio seccato e turbato dall’altra parte. Quentin aveva fatto molta attenzione ad evitare che Spike avesse un nome da collegare con la sua faccia. Inutilmente a quanto sembrava. Ora che era al corrente che lui era il mandante il vampiro poteva effettivamente esigere la sua vendetta. E l’osservatore lo sapeva. Non era una bella sensazione.
-Ti verserò i duecentocinquantamila dollari entro dodici ore.
Confermò Travers. La cosa non gli piaceva, ma era meglio regolare i propri conti, non aveva bisogno di altre complicazioni. Aveva sperato che i due mercenari riuscissero ad eliminare Spike proprio per evitare di versare quel denaro. Da quando il Concilio, “…forse dovrei dire Marlin…” pensò sarcastico, gli aveva congelato i conti ufficiali doveva stare attento alle spese. Di certo i conti che aveva predisposto per occasioni simili non erano ricchi quanto gli altri.
“Prima o poi il denaro diventerà un serio problema…”
Quanto aveva in mente di fare gli sarebbe costato molto anche se tutto fosse andato secondo i piani. Le parole di Spike lo fecero tornare al presente.
-Perfetto. Il nostro affare può dirsi concluso. E con quello tutti i nostri contatti.
Il vampiro chiuse la comunicazione e spaccò il cellulare a terra.
-Piuttosto teatrale…
Osservò la cacciatrice, sarcastica. Il vampiro si limitò a sorriderle.
-Tutto a posto. Domani avrò i soldi.
Spike studiò Faith per qualche secondo. Era seduta su gradini, un po’ più su del prigioniero, la sacca nera vicina a sé e una tranquilla espressione sul volto.
-Come neanche una domanda?
La stuzzicò un po’ il vampiro, Faith parve pensarci su, prima di scegliere quale fare.
-Quanto ti hanno pagato per me?
-Non credo che un gentiluomo possa rivelare ad una signora quanto è stata valutata la sua vita…
Sorrise sornione Spike. Non aveva creduto che la domanda di Faith sarebbe stata quella. Si aspettava qualcosa più sul tipo “che farai ora?”, oppure una proposta per fare affari assieme. In fondo lavoravano bene assieme. Ci aveva quasi sperato in quella. Probabilmente avrebbe anche preso in considerazione dire di si.
-Non c’è problema. –Rispose la cacciatrice, con tono annoiato. –Tanto tu non sei un gentiluomo, né io una signora.
Spike rise ancora.
-Centomila.
Rispose secco, guardandola negli occhi mentre lo faceva. Voleva godersi la sua reazione. Non molti avevano veramente lo stomaco per sapere quanto la loro vita era stata valutata.
Non ebbe la reazione aspettata.
Faith non sembrava particolarmente stupita o sconcertata dalla cosa.
La cacciatrice parve solo pensarci un po’ su.
-Speravo in qualcosa di più in effetti, ma Travers è sempre stato un taccagno. Anche per questo lavoro con Marlin. Lavoravo. –Sorrise e fece una piccola pausa dopo essersi corretta. –La prossima volta chiedi almeno duecentomila. All’incirca è quello il prezzo di mercato.
-Prezzo di mercato?
Ora era Spike ad essere curioso, mentre aspettava la risposta pescò dalla tasca sigari ed accendino.
-Cosa credi che faccia per vivere un “cacciatrice di demoni free-lance”? Come si divertono a chiamarmi gli osservatori. Dopo qualche lavoro non è difficile conoscere il prezzo di qualsiasi cosa.
-Devo assolutamente rientrare nel giro. –Decise Spike un mezzo sorriso ed un sigaro acceso fra le labbra. Prese una lunga boccata di fumo, assaporandolo. Era una buona qualità di sigaro. Non il migliore che avesse mai fumato, ma non era male. –Non sapevo che la tua valutazione fosse così alta.
Faith scrollò le spalle.
-Ho lavorato un po’ in quest’ultimo anno, anno e mezzo. Buoni affari. –Il vampiro annuì. –Beh, anche questo ora è concluso. E’ arrivato il tempo di togliere il disturbo. –Faith si alzò in piedi e prese la sua sacca. –Le chiavi della macchina le hai tu, tieniti pure il resto.
-E lui?
Chiese Spike accennando all’uomo sulle scale. Era curioso.
-Lui cosa?
-Non vuoi portarlo con te? Liberarlo?
Le chiese lui quasi stupito. Non era ancora convinto che fosse così “diversa” dalle altre che aveva incontrato. Le abitudini di più di un secolo erano difficili da rompere.
Lei sorrise senza che ci fosse una traccia di divertimento su tutto il suo volto.
-E’ tuo Spike. Facci quello che preferisci. Non mi riguarda.
Proseguì a salire le scale.
-Faith.
La chiamò ancora una volta Spike.
-Si?
Rispose la cacciatrice fermandosi senza girarsi.
-L’uscita è dall’altra parte. –Le disse accennando con la testa alla porta da cui erano entrati, anche se lei non poteva vederlo.
-C’è ne è una altra.
Questa volta mentre proseguiva a camminare Faith sorrise.





Inghilterra, Bristol. Domenica 23. Notte.





Anche di notte il porto non era deserto. L’unica differenza era che se di giorno ci si trovavano soggetti non troppo raccomandabili misti a semplici lavoratori, di notte era il regno di persone che non erano mai state raccomandabili e di altri che non erano neanche umani.
Non che Magdalene avesse paura. Per essere un capitano di industria e un analista aveva passato enormi quantità di tempo in circoli decisamente molto illegali. Li aveva sempre frequentati per affari, mai per divertimento come troppi altri dell’alta società, ed aveva imparato in fretta a trattare con i vari capo mafia di turno. Proprio lì aveva trovato molte delle informazioni che le avevano permesso il successo che aveva avuto.
Era arrivata al luogo dell’appuntamento in perfetto orario, senza essere accompagnata da altri come le era stato detto. In fondo si fidava che le indicazioni che le avevano date fossero sicure. Del resto la persona che stava per incontrare viveva sulla compravendita delle informazioni, se un cliente usciva morto da uno di questi incontri non sarebbe stata una buona pubblicità.
Ovviamente era armata. E bene armata.
Si guardò attorno per vedere se il suo contatto fosse arrivato o meno.
Tra le ombre che la circondavano non vide nessuno, né sentì rumori in lontananza a parte la risacca delle onde.
Quando aveva letto il posto dell’appuntamento sul biglietto che le aveva dato Adàn aveva quasi sospirato.
Sembrava di essere in un brutto film di serie B.
A mezzanotte in un deposito container vicino ad un molo. Ed ora lei si trovava in mezzo a muri colorati in lamiere con fantasmi di gru e muletti in lontananza.
Se quello non era un clichè.
Sentì il rumore di passi che echeggiavano attorno a lei per qualche istante prima di vedere l’altra persona spuntare da un passaggio tra due container, che prima non aveva notato.
Era vestita con colori scuri, Marlin non avrebbe saputo dire se neri o meno, si muoveva con grazia quasi furtiva, scivolando fra le ombre con facilità. “Probabilmente è stata un ladro…” rifletté soppesando chi aveva di fronte “…di certo l’agilità per togliersi da situazioni spinose può tornare utile nella sua linea di lavoro.”
Si fermò di fronte a lei a uno o due metri di distanza, ben al di fuori dello spazio personale di Magdalene, avvolta per la maggior parte nell’ombra.
-E’ un piacere incontrarla alla fine, Miss Marlin. –Dalla voce si capiva facilmente che era una donna piuttosto che un uomo esile. Singolare ma non impossibile. Magdalene aveva sentito qualcuno ipotizzare che il Messaggero, come era conosciuto nei circoli bene informati, fosse una donna. –Si fa molto parlare di lei, soprattutto ultimamente. –La nuova arrivata sorrise. Marlin non batté ciglio. In fondo lei era un pesce grosso della finanza, non era insolito che molti la tenessero sotto controllo. –Alejandro mi ha raccontato di lei. Ha garantito completamente in suo favore. Strano, è la prima volta che lo fa con qualcuno non di famiglia.
Magdalene annuì una volta, per nulla impressionata dall’altra. Si diceva fosse una della migliori, se non la migliore, fonte di notizie in tutta Inghilterra, la più informata sui movimenti illeciti di uomini e merci. Era tanto famosa nell’underground quanto era costosa ed anche se lavorava solo su personali raccomandazioni di precedenti clienti non rimaneva mai a corto di lavoro.
Ma di certo non aveva una figura autorevole. Marlin poteva notare nella penombra le spalle appena incurvate e l’accurata attenzione con cui la donna evitata il suo sguardo. Qualcuno aveva paura qui e quella non era lei.
-Ho bisogno di trovare una persona.
Dopo quanto era successo oggi Marlin aveva ancora più necessità di trovare quella persona e di trovarla in fretta. Miller aveva voluto creare di proposito confusione e caos all’interno del Concilio. I tre quarti degli osservatori pensanti erano praticamente terrorizzati ora che non sapevano cosa sarebbe successo dopo. Ora che non sapevano da quale parte schierarsi.
L’altra donna annuì continuando a far rimanere il proprio volto nell’ombra, teneva le mani rigidamente lungo i fianchi come se non sapesse cosa farne.
-Immagino sappia già il prezzo.
Magdalene notò che la voce dell’altra aveva improvvisamente acquisito vita. “Bene, è facile fare affari con persone avide. Sono semplici da controllare.”
-Duecentomila dollari. Centomila ora, gli altri alla consegna dell’informazione.
Marlin posò la valigia con il denaro a terra. Gli occhi della suo interlocutrice si fissarono per qualche istante sulla borsa.
-Chi è?
Chiese qualche attimo dopo.
-Quentin Travers. Mi serve un incontro con lui.
Il Messaggero annuì una volta e rimase in silenzio per qualche secondo a riflettere.
Marlin notò qualche minuscolo cambiamento nella sua figura, come se improvvisamente si fosse ricordata chi fosse, o lo avesse dimenticato. Erano troppo piccoli per distinguerli, ma le bastò incrociare un secondo lo sguardo dell’altra per vederne un lampo che le fece capire che il Messaggero era in effetti molto abile e decisamente brillante nel suo mestiere.
-Martedì notte, di nuovo qui alla stessa ora. Avrò l’informazione.
Magdalene annuì e se ne andò facendo comunque attenzione a non voltare le spalle alla donna che aveva appena incontrato. Non era il tipo di compagnia con cui si poteva abbassare la guardia, per quanto innocua potesse sembrare. Non la conosceva e solo questo già la rendeva pericolosa. Prestando particolarmente attenzione ai rumori della notte ed alle ombre che la circondavano Marlin arrivò indenne alla macchina.
Entrò nella berlina e solo allora tolse la mano dal calcio della pistola, dove l’aveva discretamente tenuta per quasi tutti l’incontro. Mise in moto il motore e si era ormai avviata a fari spenti verso l’uscita del deposito quando un pensiero si consolidò nella sua mente. Aveva passato parte della giornata a capire a cosa mirasse il primo osservatore con quel comportamento destabilizzante e finalmente era arrivata ad una qualche sorta di conclusione su cosa fare. Decise di forzargli la mano, giusto per tenerlo sbilanciato. “Miller non è l’unico a saper giocare con il panico della gente.” Pensò soddisfatta. “Se vuole il caos nel Concilio lo avrà. Vedremo chi ne uscirà vittorioso.”
Prima di muoversi verso la borsa del denaro il Messaggero aspettò che il rumore del motore della macchina si confondesse con quello della risacca delle onde. Non voleva che la donna che aveva appena incontrato vedesse il gesto come una sfida od un atto di sfiducia nei suoi confronti.
La donna era già sicura che dall’inizio del loro incontro Marlin l’avesse già rivalutata da “insignificante” a “potenzialmente pericolosa”. Incrociare il suo sguardo, anche per un solo istante, era stato un errore. Sapeva che quello non lo poteva modificare abbastanza da sembrare un’inerme e nervosa commerciante di informazioni a chiunque avesse incontrato una persona pericolosa in vita sua.
“Così quella è Magdalene. Alejandro aveva ragione, un osso duro, tutta di un pezzo. Di certo non vorrei averla come nemica. Quasi mi dispiace per questo Travers, come lo vedo male. Per fortuna non devo giocare nel suo campo.”








 
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