Cornovaglia, Inghilterra. Concilio degli Osservatori. Lunedì 24.
Il prete finì l’omelia e benedì la bara in noce chiaro.
Dalla prima fila Miller fece segno agli osservatori scelti per rendere l’ultimo servizio alla cacciatrice, di calare il feretro nella terra. In realtà la cassa era vuota. L’incendio aveva fatto crollare il palazzo ed era stato impossibile recuperare qualsiasi resto umano.
“Almeno questa è fatta” pensò soddisfatto, “un problema in meno da sistemare”. L’uomo sarebbe estremamente stupito a sapere quanto simili ai suoi fossero i pensieri di Marlin.
Tutto quello che Miller poteva percepire dalla donna vicino a sé era freddezza e pragmatico distacco dalla situazione. Nulla che potesse far trasparire la moderata soddisfazione che provava alla morte di Faith, né la supposta preoccupazione mista ad irritazione che il Primo Osservatore immaginava provasse.
Come reazione quel freddo distacco della donna lasciava Miller estremamente insoddisfatto.
Il Primo osservatore sospettava che Magdalene stesse controllando con estrema attenzione le proprie emozioni proprio perché sapeva che lui amava vedere i suoi avversari soffrire ed avere paura. Ed anche se sapeva che questa era una reazione molto più degna di Marlin che non un torrente di lacrime o rapidi sguardi nervosi tra la folla a cercare appoggio, la cosa lo infastidiva.
Aveva sperato che un simile colpo di fortuna, per lui almeno, la scuotesse almeno un po’.
Senza contare che se il fatto di averla probabilmente sottovalutata non gli piaceva, era un errore pericoloso da fare con Magdalene. Molti erano caduti perché l’avevano sottovalutata. E lui non ci teneva ad essere annoverato nel numero.
Miller doveva anche ammettere che se la dirigente che ora se ne stava dritta ed eretta al suo fianco si fosse comportata in maniera diversa, disperandosi e mostrandosi debole di fronte a tutti, avrebbe seriamente sospettato che lei stesse architettando un qualche piano. Che stesse simulando debolezza per spingere i suoi avversari ad affrontarla.
“Preferivo di gran lunga quando era dalla mia parte ed avevo Travers per controllarla…”
Momentaneamente lasciando fuori Magdalene dai suoi pensieri, Miller rivolse cautamente il suo sguardo sulla numerosa folla che era intervenuta al funerale.
In effetti la partecipazione era stata più numerosa di quella che aveva pensato, c’erano quasi cento osservatori dei circa duecento al momento presenti alla sede del Concilio, oltre a tutti i dirigenti ed agli osservatori anziani che potevano lasciare il loro dovere quella mattina, anche se la loro presenza alla cerimonia era stata aspettata. Guardò i loro volti e le loro posture con attenzione, seppure rapidamente. Nessuno sembrava dispiaciuto od addolorato particolarmente dalla morte di Faith. Più che altro sembravano sollevati di seppellire quella cacciatrice anomala sotto tre metri buoni di terra.
Aveva osato sfidare troppe tradizioni perché la sua mancanza fosse sentita da chicchessia.
Miller non poteva essere che felice che la visione dei conservatori fosse stata adottata dalla stragrande maggioranza degli osservatori. Non per niente aveva richiesto, a tutti quelli che potevano solo essere definiti come osservatori anziani reazionari, di presentarsi immediatamente al Concilio non appena avuta la conferma della morte di Faith. Giusto in tempo per la pausa pranzo.
In maniera non sorprendente entro sera le loro idee sulla cacciatrice si erano sparse e fissate nel cervello di ognuno, e grazie alla sua più o meno tacita convalida erano diventate l’idea dominante all’interno del Concilio.
“Proprio come avevo desiderato. Se riesco a scuotere i giovani osservatori abbastanza da impaurirli, a fargli temere che il Concilio possa essere in pericolo perché le tradizioni sono state spezzare, voteranno per i conservatori…”
Nettamente separati dagli osservatori, dalla parte opposta del feretro, si trovavano tutti gli operativi non in servizio presenti in Inghilterra.
Loro erano stati una sorpresa.
In prima fila Miller sapeva che si trovavano le squadra impegnate nella missione di Malaga. Molti avevano facce contrite, qualcuno sembrava addirittura dispiaciuto della morte della cacciatrice.
Strano, il Primo Osservatore non avrebbe mai pensato che quei soldati, i suoi soldati, avrebbero fraternizzato con il nemico, per quanto tempo potessero averci passato assieme. In fondo lei non era neanche umana.
L’idea non gli piaceva affatto…
“Non ho bisogno di truppe ammutinate… mi servono incertezza ed un po’ di paura, che faranno naturalmente protendere gli osservatori verso la sicurezza delle tradizioni… una lotta intestina è l’ultima delle cose che mi possono tornare utili… situazioni estreme tendono ad avere risultati inaspettati…”
Miller cercò lo sguardo di Jason per essere rassicurato che almeno il suo comandante fosse ancora al cento per cento con lui. Incontrò solo un paio di inespressive lenti scure e una figura rigidamente sull’attenti.
“Che la stimasse? Dannazione se fosse cose e se lui volesse potrebbe facilmente ottenere il controllo della maggioranza degli operativi…”
Un lieve colpo alla spalla lo distolse dal suo studio.
Si girò e si trovò davanti la faccia un po’ ansiosa di un giovane osservatore, probabilmente appena uscito dall’accademia.
-Signore,una cattiva notizia.
Miller gli fece un cenno impaziente di continuare. Non voleva che una cattiva notizia rovinasse la celebrazione della sua vittoria su Marlin.
-La Summers non è rintracciabile.
-Cosa?
Sussurrò ringhiando il Primo Osservatore. Il novellino deglutì a disagio, sperando con tutto il cuore di essere mille migli più lontano od almeno non il relatore di notizie simili.
-La cacciatrice signore, non riusciamo a rintracciarla. E’ scomparsa, sappiamo per certo che non si trova a Sunnydale.
“Cosa diavolo sta accadendo…”
Girandosi nuovamente verso la fossa ormai quasi completamente coperta di terra Miller poté giurare di aver visto, con la coda dell’occhio, Marlin sorridere soddisfatta, come se la donna sapesse esattamente quale notizia gli era appena stata riferita. Anche se non poteva essere, visto che il ragazzo gli stava praticamente sussurrando nell’orecchio.
“No, non è possibile… stai diventano paranoico…calmati…” Il primo osservatore lanciò un’occhiata veloce anche a Jason e lo vide impassibile, gli occhi ancora sul cumulo di terra, come se tutto fosse a posto. “Forse anche lui…mi potrebbe tradire…in fondo non mi ha mai dimostrato la sua fedeltà…”
La notizia possibilmente si era sparsa ancora più velocemente di quella della morte dell’altra cacciatrice.
Entrando nel grande atrio Miller si sentì tutti gli occhi dei presenti addosso.
Diede una veloce occhiata in giro, ma nessuno accettò di guardarlo negli occhi. Non una cosa completamente insolita, ma oggi evitavano palesemente il suo sguardo e Miller non riusciva a capire se era per paura o per insolenza. E di certo lui non si poteva mettere ad urlare in mezzo a questa folla, che di minuto in minuto si faceva più numerosa, per avere l’attenzione indiscussa di tutti e cercare di controllare la situazione in qualche modo.
Al momento tutti i presenti sembravano più preoccupati di vedere chi stava arrivando dietro di lui piuttosto che conoscere la sua reazione all’evento. Questo non andava bene, “Dovrebbero star cercando la mia guida invece di quella di… di…” Miller si girò e vide arrivare dietro di sé un gruppo di persone, tra loro si trovava Dougan “…del traditore”.
Il primo osservatore non si era dimenticato affatto di come l’uomo avesse cambiato posizione durante la Riunione Plenaria. Era a causa sua che non era riuscito a portare a termine il suo piano e Marlin rappresentava ancora un pericolo. Non si trattava di una cosa che si poteva perdonare.
Dietro i dirigenti stavano arrivando alla spicciolata tutti gli altri osservatori, andando ad ingrossare la già numerosa folla all’ingresso della villa. Ben presto si creò una specie di ostruzione, difficile da far smaltire in pochi secondi e capace soltanto di bloccare i nuovi venuti nell’atrio.
Il volume delle voci si alzò percettibilmente mentre gli osservatori appena arrivati venivano velocemente messi al corrente da altri su quanto accaduto.
Ignorando tutti il primo osservatore si diresse direttamente nel suo ufficio per cercare di rintracciare Giles. Era preoccupato. Questa nuova scossa non gli ci voleva affatto, soprattutto quando era lui a condurre il gioco.
La scomparsa di una cacciatrice, non avrebbe che aumentato l’incertezza generale, spingendo molti, invece che a dubitare della forza e della capacità di Marlin, visto che Mars era collegata solo a lei, a dubitare della sua direzione del Concilio. Perché se la perdita di una cacciatrice era un problema di un osservatore, in questo caso di un dirigente, la scomparsa di due in così rapida successione non poteva che significare un’incapacità ad un livello più alto.
Senza contare il fatto che non si era ancora riusciti a trovare la sostituta di Faith, né a dimostrare che non ne sarebbe stata chiamata una.
La segretaria, notato il suo umore, non tentò neanche di parlargli. Fu il primo osservatore a lanciarle un ordine, praticamente ringhiato, mentre si affrettava ad entrare nell’ufficio, sbattendo rumorosamente la porta dietro di sé, come sua abitudine ogni volta che si sentiva profondamente irritato.
-Mi chiami direttamente quell’idiota di Giles.
La donna annuì cominciando subito a cercare il numero dell’osservatore nella corposa rubrica che aveva di fronte a sé. Quando il primo osservatore era di quell’umore, bisognava eseguire i suoi ordini ancora più velocemente e silenziosamente del solito.
Con il rumore della porta ancora nell’aria Miller entrò a grandi passi nel suo ufficio e si diresse subito verso il telefono della sua scrivania. Non si mise seduto, afferrò la cornetta e cominciò a camminare nervosamente avanti ed indietro. Lo aveva sempre fatto quando stressato, gli serviva per concentrarsi.
Uno squillo, “non riesco a capire come sia potuto succedere… non ora… non così presto… dannazione… perché ora?”, due squilli.
-Parla Rupert Giles.
La voce che rispose era stanca, quella di Miller infuriata. Aveva bisogno di una capro espiatorio per come si sentiva. E quell’osservatore gliene forniva uno perfetto.
-Cosa significa che ti sei perso la cacciatrice, buono a nulla!
Ci fu un attimo di pausa dall’altra parte della cornetta, un silenzio stupito.
-Con chi parlo?
Chiese Giles per guadagnare tempo e decidere cosa rispondere. Non riusciva a capire chi potesse sapere della scomparsa di Buffy.
-Con Miller ecco con chi stai parlando, idiota!
Rupert ebbe paura. Cosa dire? Che non vedeva la cacciatrice da quasi una settimana? Che lei non era neanche a Sunnydale ma per quanto ne sapeva si trovava da qualche parte in Inghilterra? E poi, di nuovo, come faceva il primo osservatore a sapere che Buffy non si faceva sentire da due giorni ed era completamente irrintracciabile? Giles si era ben guardato dal dirlo anche a Marlin. Quello sarebbe dovuto essere un segreto. A parte lui e Willow nessun altro sapeva qualcosa. Come se non bastasse Rupert non sapeva quanto Magdalene aveva riferito al primo osservatore sugli spostamenti di Buffy.
Troppe domande e nessuna dannata risposta. Giles si tolse gli occhiali con una mano improvvisamente tremante.
-Signore, la cacciatrice non mi ha fatto rapporto negli ultimi due giorni.
“Non mentire, non mentire, ma non dire nulla che potrebbe non sapere… calma… calma…”. Gli occhiali gli caddero dalle mani, atterrando fortunatamente sui cuscini del divano senza rompersi. Si passò una mano sugli occhi, agitato.
-Dove è quella mocciosa?
Ringhiò il primo osservatore nella cornetta mentre il suo passo diventava sempre più veloce.
-Non so signore. –“attenersi ai fatti… sono tutti confermabili…” -La sto cercando al massimo delle mie possibilità. –“nessuno lo può negare tranne me…” -Ho cominciato non appena ha saltato il primo rapporto. –“nessuno può contraddirmi…”.
Ci fu silenzio per qualche secondo sulla linea. Giles si risistemò il colletto della camicia mentre aspettava che Miller pronunciasse la sua sentenza.
“Non può farti nulla, nulla se non convocarti di fronte alla disciplinare… ma non può provare nulla… la mia carriera è praticamente distrutta se ho perso nuovamente la cacciatrice…” si ripeteva Giles. Furono alcuni dei secondi più lunghi della sua vita.
Miller si costrinse a fare un respiro profondo ed pensare a sangue freddo. “Devo controllare i danni, fare in modo che questa situazione non mi sfugga… evitare che Marlin ne possa trarre qualsiasi vantaggio…”
-Va bene. Continui la sua ricerca. Ma non si muova da Sunnydale, dirò ad altri di tenere gli occhi aperti per quanto riguarda le altre zone. E non parli della cosa con nessuno chiaro?
Giles si sentì quasi svenire dal sollievo, un’altra possibilità, aveva un’altra possibilità…
-Si signore. Non parlerò con nessuno signore.
A metà frase Rupert sentì il rumore della linea interrotta.
L’osservatore posò la cornetta con la mani ancora tremanti. Le dovette utilizzare entrambe per riuscire a posarla al posto giusto, riuscendoci solo al terzo tentativo.
Si lasciò cadere anche lui sul divano e si prese la testa fra le mani.
“Un informatore, un informatore deve avergli comunicato che non trovo più la mia cacciatrice. Se è scappata di nuovo questa volta mi solleveranno dall’incarico… non posso dirgli che è scappata di nuovo durante una vacanza a Manchester…”.
Rimase qualche minuto così, scuotendo lentamente la testa e facendo respiri profondi.
“Devo chiamare Marlin…anche se non posso avvertire nessuno devo chiamarla… è l’unica che mi può aiutare a ritrovare Buffy… l’unica di cui mi possa fidare al momento…”
Jason entrò nell’atrio.
Si guardò attorno cercando il Primo Osservatore. Esaminò velocemente la sala senza trovarlo, notando mentalmente la presenza di tutti gli altri.
Una manciata di minuti prima uno degli operativi gli aveva comunicato la riportata scomparsa della Cacciatrice.
Strano usare di nuovo il singolare dopo tanto tempo. Ma con Faith morta e nessuna chiamata a rimpiazzarla, od almeno trovata, rimaneva solo una prescelta. Per la prima volta in qualcosa come cinque anni. Poco tempo e tanto tempo assieme.
Ormai sembrava inutile negare che gli eventi stessero precipitando in maniera del tutto incontrollata. Dubitava che esistesse un’unica persona dietro tutto questo, capace di orchestrare il tutto. Erano una serie di schegge impazzite che colpivano bersagli casuali sulla loro rotta.
Jason non poteva fare a meno di pensare di non aver avvertito Faith abbastanza presto. O di non essere riuscito a farle capire veramente che il pericolo che correva era tremendamente reale.
In un certo qual modo non lo aveva creduto neanche lui mercoledì. Sapeva che era possibile, senza dubbio, solo che credeva fosse improbabile.
Beh, si era sbagliato.
Una cacciatrice era morta per questo.
E a lui dispiaceva.
Non che si sentisse responsabile. Assolutamente. O colpevole. Di cosa poi, avrebbe voluto sapere.
Anzi, la morte di Faith era una cosa quasi gradita per lui. Sicuramente era comoda, gli semplificava i problemi enormemente. Era solo “quasi gradita”, perché l’avrebbe preferita come alleata piuttosto che morta. Ed in un mondo perfetto lo sarebbe stata, perché Jason sospettava che in fondo loro due si somigliassero. Anche se non aveva prove a dimostrarlo quanto una sensazione.
Ma questo non era un mondo perfetto, tutt’altro, e Jason sapeva che la cacciatrice non era assolutamente una persona di cui si sarebbe potuto mai fidare. Troppo indipendente e troppo indurita da quello che aveva superato per sopravvivere.
Del resto la scomparsa di Faith lo lasciava con un rebus non risolto.
Ora che era morta Jason non avrebbe più potuto sapere cosa si nascondesse dietro quella maschera, cosa l’avrebbe fatta incrinare e cosa cadere. Il capo degli operativi avrebbe potuto passare mesi, anni interi d osservarla e poi a sondarla cautamente per saperlo. Perché lui era una persona curiosa, molto curiosa, lo doveva ammettere, e Faith era uno dei rompicapi più interessanti che gli fosse mai capitato nella vita.
Averlo perso lo scocciava enormemente.
Jason odiava quando un rebus gli veniva strappato di mano prima che riuscisse a risolverlo.
Certo, la voleva fuori dal Concilio, fuori dalle sue squadre di operativi, perché alla lunga lei sarebbe diventata un problema, che lo volesse e lo intendesse o meno. Ma sarebbero passati anni prima che lo fosse davvero. Perché sotto sotto Faith era una leader naturale anche se odiava lavorare con altre persone. Posta in un ambiente tendeva automaticamente a porsi come comandante. E prima o poi se ne sarebbe accorta. O forse lo sapeva già e prima o poi lo avrebbe sfruttato, avrebbe imparato a farlo.
Jason sapeva che non era stupida.
Inetta, si, quello si. Almeno ad un certo grado. Lui l’aveva avvertita ma comunque ora Faith era poco più di un mucchietto di cenere.
Che fosse stato perché aveva deciso di ignorare i suoi avvertimenti o semplicemente perché lei aveva incontrato qualcuno più forte e più deciso, il risultato era il medesimo.
Jason stava pensando proprio a questo durante il funerale.
Prima che gli comunicassero che l’altra cacciatrice era scomparsa.
Non morta, ma scomparsa.
La cosa lo aveva riportato alla presente situazione del Concilio. C’era così tanto in gioco, non da ultimo la sua stessa vita.
L’unica cosa per cui Jason avrebbe sacrificato la propria esistenza, l’istituzione del Concilio degli Osservatori, non le persone che ne facevano parte, non era in pericolo. Conosceva la storia e sapeva che c’erano stati altri vuoti di potere, altre guerre civili ed alcune ben più tragiche di questa, e nonostante tutto il Concilio era ancora lì. E questo significava che tutto quello a cui lui mirava in questo momento era semplicemente essere lì per vedere l’alba del prossimo periodo.
La situazione al momento era grave. Non irrimediabile ma grave.
Doveva trovare una soluzione. La cosa difficile era che non conosceva esattamente il problema. Prima di tutto quindi avrebbe dovuto cercare informazioni.
Miller sarebbe stata la logica scelta per farlo, ma non era presente al momento. Avrebbe dovuto trovare un sostituto.
Jason si guardò attorno.
A qualche metro da lui, vicino ad un ascensore c’era Vivien. La donna era praticamente distrutta dal dolore e dal senso di colpa per non essere riuscita a salvare Faith. E così molti altri degli operativi che avevano partecipato a quell’addestramento.
Ora come ora Jason non poteva contare sulla maggior parte di quelli che aveva partecipato all’esercitazione di Malaga. Sembrava che in questi mesi Faith fosse veramente diventata una loro camerata.
Poco aiuto su quel fronte quindi, senza considerare la squadra di Dellah, ancora sconvolta per la scomparsa del loro compagno. Avrebbero dovuto lavorare a ranghi ridotti per un po’, sarebbe stato difficile coprire un’eventuale crisi.
Il capo degli operativi mise da parte quella considerazione tecnica e proseguì a scrutare i capannelli di osservatori sparsi nell’atrio e nei corridoi. Era palesemente ovvio che questa la notizia della scomparsa della cacciatrice si era diffusa. Ormai probabilmente era incontrollabile.
Gli osservatori erano tutti nervosi e sempre più impauriti dagli ultimi eventi accaduti, e, a giudicare dal numero di presenti, probabilmente la maggioranza delle postazioni era rimasta scoperta al momento. Il capo degli operativi poteva riconoscere tra la folla un buon numero di supervisori, tutti intenti nel cercare di attrarre l’attenzione del proprio dirigente di riferimento. Cercavano una guida, implicitamente ammettendo di non sapere assolutamente come comportarsi e cosa fare.
La situazione era praticamente sull’orlo della catastrofe.
Jason scandagliò ancora con gli occhi l’atrio cercando qualche personalità non sconvolta da quanto accaduto, per capire quanto grave fosse la situazione. Una persona in preda al panico od alla paranoia era del tutto inutile.
Non era il fatto in sé che fosse scomparsa una cacciatrice ad essere destabilizzante, questo Jason e tutti gli altri lo sapevano. Era che era accaduto a due giorni dalla morta dell’altra, all’assenza di una erede alla carica, in un momento in cui nel Concilio c’erano si e no sei dirigenti e l’aria di una guerra per la successione.
“Momento fottutamente fantastico perchè accada una cosa simile.”
Il suo sguardo si posò su una Marlin serena e composta come sempre.
“La seconda migliore da cui avere informazioni in questa situazione, dopo il primo osservatore”.
Le si avvicinò alle spalle, facendo attenzione a non essere notato. Il suo interesse era scoprire cosa stava dicendo ai suoi sostenitori, che al momento le si stavano affollando attorno. Almeno avrebbe saputo se c’era lei dietro questa storia o se perlomeno stava cercando di diffondere il panico per utilizzarlo.
-Signora ha saputo?
Chiese uno dei supervisori, Magdalene gli rispose con un cortese cenno del capo in assenso. Jason rallentò ancora di più il proprio passo per poter ascoltare per qualche secondo in più.
-Si, ho sentito. Anche se non mi è ancora stato confermato. Aspetto una nota dal Primo Osservatore per chiarire la faccenda.
“Come da regolamento, da come si comporta sembrerebbe che non abbia mai infranto una regola in vita sua. Anzi, che non abbia mai pensato di farlo.” Vicino a lei anche Kroskj annuì, in supporto alla sua risposta.
Jason non poté fare a meno di notare che erano gli unici dirigenti a reagire con così tanta calma alla notizia. Poteva chiaramente vedere la folla che circondava Dougan agitarsi alle parole dell’uomo dall’altra parte della sala.
Il silenzio si prolungò per qualche altro istante nel gruppetto.
Il comandante degli operativi aspettò per quanto possibile nei limiti dell’educazione prima di parlare ed annunciare la propria presenza, per darle la possibilità di aggiungere qualcosa, una vaga indicazione, un commento distratto.
Silenzio.
Oramai era chiaro che Marlin non avrebbe offerto alcuna notizia né supposizione su quanto accaduto. Se sapeva qualcosa l’avrebbe tenuta per sé.
Jason si avvicinò di una altro passo prima di rivolgerle la parola, mettendosi leggermente al suo fianco, per non arrivarle direttamente alle spalle.
-Sa per caso dove posso trovare il Primo Osservatore, signora?
Jason sapeva che non c’era molto altro che avrebbe potuto sapere in quest’atrio, già qualcuno cominciava a tornare al suo posto, sebbene lo facesse senza smettere di speculare con i propri colleghi. Era meglio andare direttamente dal proprio comandante per capire quanto fosse stato scosso dalla notizia. In fondo molto di questa situazione dipendeva dalle sue risposte agli eventi.
“Se soltanto anche lui se ne rendesse conto…”
Era stata quasi una sorpresa rendersi conto esattamente quanto forte ed importante fosse stata l’influenza di Marlin nel comportamento del Primo Osservatore. Da quando la donna aveva ritirato il suo appoggio Miller era diventato più lento nelle sue risposte e certamente meno capace di prevedere le reazioni delle persone attorno a lui, ma soprattutto si era dimostrato quasi incapace a comprendere come una sua mancata azione potesse avere allarmare l’intero Concilio.
Non era nulla di troppo evidente.
Una somma di dettagli più che altro.
La mancanza di un comunicato, l’assenza di questo o quel personaggio durante una cena od un pranzo nella mensa. Alcuni ordini su cosa fare dati troppo direttamente invece di consigliare linee di azione.
Oh, le crisi e le situazioni erano affrontate con la solita, brutale, efficacia.
I problemi venivano affrontati e risolti. In caso eliminati.
Come sempre.
L’unica differenza era che con il consiglio di Marlin, molte di queste crisi erano risolte ancora prima che nascessero.
Era una finezza nel trattare con le persone che Jason sapeva essere del tutto istintiva. Non la imparavi.
E Miller non l’aveva.
Marlin annuì, mentre girava leggermente la testa per guardarlo negli occhi. Se era sorpresa dalla sua improvvisa presenza al suo fianco o meno, non lo dava a vedere.
-Probabilmente il Primo Osservatore è nel suo ufficio. E’ entrato prima di me.
Jason annuì ancora una volta prima di allontanarsi dalla donna. Doveva trovare informazioni.
Il telefono squillò.
-Con chi parlo?
Chiese Marlin comodamente seduta nel proprio ufficio. Era soddisfatta di come il resto del Concilio aveva preso la notizia della scomparsa della Summers. Doveva ammettere che fomentare disordine era facile. Soprattutto in una massa tale di superstiziosi. In molti stavano già parlando di maledizioni e congiunture astrali negative.
“Ancora un po’ e chiameranno la cartomante di ficucia…”
-Sono Giles… Ho un problema.
Magdalene avrebbe scommesso che, dall’altra parte della cornetta, l’osservatore stava tremendo. Di certo la voce non era controllata come al solito. Probabilmente aveva già ricevuto una telefonata di Miller.
-Il Primo Osservatore mi ha chiamato. –Ecco la conferma. “La nota ufficiale non dovrebbe tardare troppo…”. –Sa che Buffy è scomparsa. –Marlin sentì una specie di singhiozzo dall’altro lato. –Mi ha detto di non parlare con nessuno. –Questo lasciò perplessa Magdalene. “Perché nascondere il fatto? Non gli conviene…” –Devo ritrovarla Miss Marlin. Non gli ho detto che si trovava in Inghilterra quando è scomparsa e non posso dire di aver perso nuovamente una cacciatrice.
Alla donna venne quasi voglia di ridere. “Abbiamo paura eh?”. Si accontentò di un sorriso soddisfatto, quello non lo poteva vedere.
-Cosa le serve Giles?
Sempre meglio che fosse l’altro a chiedere che tu ad offrire.
-Non può essere scappata. Non lo rifarebbe di nuovo, non ha motivo. Ho bisogno del suo aiuto per ritrovarla. Può esserle accaduto qualcosa…
Rupert rimase in attesa della risposta, trepidante. Questa era la sua ultima chance.
-Sia. La cercherò. –Magdalene fece una pausa. Il sospiro di sollievo dell’uomo fu evidente. –Mi dovrà un favore decisamente grande per questo però. Rischio a mentire a Miller.
Poteva sentirlo annuire tramite la linea telefonica.
-Naturalmente naturalmente, qualsiasi cosa. Basta che la ritrovi.
Probabilmente era troppo felice per rendersi conto di quello che diceva. Un giorno probabilmente avrebbe ripensato a queste parole con orrore. Di certo Marlin avrebbe fatto in modo che non le dimenticasse.
-Arrivederci Giles.
-Arrivederci e grazie Miss Marlin.
Era quasi patetico sentire quanta gratitudine aveva nella voce.
Chiusa la conversazione, Marlin incrociò le mani e vi poggiò sopra il mento.
“Cosa stai progettando Miller?”
This message has been edited by Silea on Jun 17, 2006 11:54 AM
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