Relena era stata considerata, fin dal risveglio nella casa di guarigione, un personaggio strano. Era una gallifreiana, che però quasi non esisteva. Aveva conoscenza di cose al di fuori del pianeta, e non era mai stata in viaggio nello spazio. La sua amnesia era così totalmente refrattaria agli stimoli che ogni tentativo procurava alla ragazza delle emicranie lancinanti, e neanche la tecnologia medica di Gallifrey aveva potuto fare niente. Desiderosa di recuperare il tempo perduto e di dimostrare la sua gratitudine ai guaritori che l’avevano curata, aveva iniziato gli studi di medicina. Fulminata dal geniale e ribelle scienziato che tutti chiamavano ‘Dottore’, si erano sposati andando contro tutto e tutti…
Sì, la consideravano strana soprattutto per quest’ultima cosa. Nessuno normale o con il cervello a posto, si diceva, poteva legarsi a quel personaggio. Relena invece ne era stata attratta come da una calamita. C’era qualcosa di così familiare in lui che l’aveva fatta sentire da subito protetta e sicura.
Ora guardava quello straniero, e stranamente avvertì la medesima sensazione. Le rimproveravano che era sempre portata a fidarsi anche quando non avrebbe dovuto, ma anche se dagli insegnamenti ricevuti la sola presenza di stranieri sul suolo di Gallifrey doveva essere considerata un crimine, decise di aiutarli comunque.
Si fidava del suo istinto, e ad ogni modo avrebbe sottoposto la faccenda a suo marito. Non si sarebbe lasciato sfuggire l’idea di incontrare degli alieni. E poi si sarebbe fatto una risata, complimentandosi con sé stesso su come era riuscito a portare anche la sua integerrima mogliettina verso il ‘lato oscuro’, come umoristicamente chiamava le sue posizioni.
Certo, sempre che quei tre smettessero di fissarla come se le fosse spuntata una seconda testa.
“Che cosa c’è?” ripeté Relena.
“Niente” si affrettò a dire il Dottore. “Assolutamente niente.”
Relena fece l’espressione che il Dottore identificò come quella che significava ‘Ti darò il beneficio del dubbio… per ora’. La conosceva piuttosto bene, suo malgrado.
“Non possiamo restare qui, dobbiamo andare. Vi porterò a casa mia, lì penseremo a qualcosa. Non attirate l’attenzione su di voi… quegli abiti strani lo faranno abbastanza da soli.”
Relena indicò la strada, rimettendosi il cappuccio sulla testa, e Jackie in quel momento tentò di nuovo di rivolgersi a lei. Di nuovo il Dottore intercettò l’azione e la fulminò con gli occhi. La donna, furibonda, voleva ucciderlo. Quella era sua figlia, come si permetteva di impedirle di parlarle? Guardò Mickey in cerca di appoggio, ma il ragazzo aveva un’aria pensierosa e per niente felice.
“Mickey, ma che ti prende? È viva!” bisbigliò, indicando la figura nera che camminava di fronte a loro, distante pochi passi. “Rose tornerà a casa con noi!”
“Non ci ha riconosciuto, Jackie. Rose non sa chi siamo.”
“Lo ricorderà.”
“Potrebbe non ricordarlo mai” aggiunse il Dottore con aria assente, con lo sguardo fisso su Relena.
“Non osare nemmeno pensarlo! Tutto quello che la mia Rose ha passato e sta passando, è solo colpa tua!” sibilò Jackie, con uno sforzo immane per non mettersi a urlare.
Jackie però non sapeva chi era Relena per lui. Il Dottore sapeva per certo che fino all’ultimo Relena non aveva mai ricordato esattamente chi fosse, eccetto per quelle scarne informazioni in Matrix. Avevano passato notti su notti a fare congetture e ipotesi. Talvolta c’era stato qualche flash, troppo veloce per essere fermato. Mai niente di concreto su cui basarsi. Avrebbe dovuto aspettare la morte di Relena per scoprire chi fosse davvero sua moglie, e per scoprirlo avrebbe dovuto incontrarla nel suo passato, che per lui invece era il futuro. Veramente ironico.
Non ottenendo risposta dal Dottore, Jackie iniziò a bofonchiare tra lei e lei. Tentava di coinvolgere Mickey, ma il ragazzo rimaneva chiuso nel suo silenzio.
All’improvviso sentirono una voce strillare il nome di Relena, e ben presto videro un ragazzo bruno correre a perdifiato verso di loro, con il mantello nero stretto in un pugno. Altro pugno allo stomaco per il Dottore. Il ragazzo era Rath, suo fratello minore.
“Relena, alla buon’ora!” disse Rath fermandosi a riprendere fiato. “il Professore si è fatto venire una crisi quando ha fatto una domanda e tu non c’eri. Di rabbia. Stavolta hai passato il segno…”
“E che fa, mi impedisce di laurearmi?” disse Relena ridendo. “Ho finito i miei studi a tempo di record, e il mio progetto di ricerca lo interessa troppo per ostacolarmi in questo modo. Poi, non è che sia andata tanto lontano… mi hai trovato subito, mi pare.”
“Le due metà della stessa mela. Tu e mio fratello siete proprio uguali. E infatti, ho quasi paura a chiedere chi siano loro” disse indicando con la testa le tre persone vicino alla giovane.
“Ecco” disse Relena torcendosi le mani “qui mi servirebbe il tuo aiuto. Anzi, a pensarci bene, il tuo mantello” e con improvvisa ispirazione si levò di dosso il suo, dandolo a Jackie.
“Forza, mettilo, passerai inosservata… spero.”
Lanciò un’occhiataccia a Rath, che non si era levato il suo mantello, e il ragazzo se lo levò in cinque secondi, dandolo poi a Mickey. Il Dottore soffocò una risata. L’occhiata intimidatrice di Relena… anche quello sguardo lui lo conosceva piuttosto bene.
“Che hai da ridere tu?” domandò piccato Rath al Dottore.
“Rath, cuccia. A proposito, quando torna a casa Theta?”
“Non lo so, sei tu sua moglie… a rigor di logica dovresti dirlo tu a me.”
“E quando mai mi ha detto quando torna? Lo sai com’è fatto.”
“D’accordo che volevi imparentarti a tutti i costi con me, ma mio fratello… insomma, Relena, potevi trovarti uno più tranquillo.”
“E chi ha mai detto che voglio una vita tranquilla? Forza, andiamo… e tu” disse puntando un dito al Dottore “evita di farti notare.”
“Sarò invisibile” disse il Dottore, sorridendo. Relena gli gettò un’occhiata molto dubbiosa al riguardo, e fu allora che notò la bruciatura sulla sua mano.
“E quella?” disse avvicinandosi ed iniziando ad esaminare l’ustione con fare esperto. Da una tasca tirò fuori quello che Mickey riconobbe come il cacciavite sonico, ma lo rimise via altrettanto velocemente. Relena guardava l’ustione come se ne avesse già viste un migliaio uguali.
“Ustione provocata da corrente elettrica, probabilmente durante una sessione di manutenzione dopo l’atterraggio. Passiamo all’ospedale per prima cosa, ti curerò la mano.”
Jackie la guardò sorpresa “Sei un dottore? Ma sei troppo giovane per esserlo!”
Relena si fece una bella risata “Qui su Gallifrey? Non credo proprio!”
“E poi Relena ha grandi piani” disse Rath, beccandosi una gomitata dalla donna.
“Zitto, Rath! E poi non è vero, è una tua idea.”
“Certo, Lady Presidente, la prego di accettare le mie umili scuse.”
Relena alzò gli occhi al cielo “La finirai mai?” disse mentre riprendeva a camminare verso la città.
“Nega che non ti piacerebbe.”
“Non mi interessa, è diverso. E poi è una carica che hanno offerto al Dottore, mica a me…” disse Relena, e fu un bene che camminasse con Rath qualche passo avanti i tre stranieri. Avrebbe trovato le occhiate curiose di due di loro verso il loro terzo compagno veramente molto strane.
“Lui non accetterà mai. Sai come la pensa sul mettere radici in pianta stabile.”
“Il Dottore?” interruppe Mickey, incapace di trattenersi oltre.
“Già” rispose Relena. “Sarebbe la soluzione ai nostri problemi, e pertanto non accadrà mai. Dovrebbe succedere l’apocalisse perché decida di lasciare la sua nave e ritorni in seno all’aristocrazia di Gallifrey.”
“Ah sì?” mormorò Mickey, lanciando di nuovo un’occhiata molto curiosa al Dottore, che non tradiva nessuna emozione, come se non stessero nemmeno parlando di lui.
“Digli che Korshei è interessato, e vedrai come ritorna di corsa!”
Relena si limitò a sorridere.
Il Dottore invece strinse i pugni e il suo sguardo diventò gelido. Mickey, che ancora lo stava guardando, distolse subito lo sguardo. Chiunque fosse Korshei, non era un amico.
“Quei due sono rivali fin da prima dell’Accademia Prydoniana, sempre a cercare di superarsi a vicenda. Dubito la finiranno mai… e tu ne sai qualcosa, eh, Relenaswatisaram?” ridacchiò Rath.
Relena stava per rispondergli a tono, ma girò la testa nel momento meno opportuno. Non vide un sasso che sporgeva dal terreno, e finì con l’inciamparci… La donna si vedeva già a terra coperta di polvere, quando sentì una mano afferrarla con forza all’avambraccio, impedendole di cadere. Relena si voltò per vedere chi l’avesse aiutata, e si trovò a fissare gli occhi azzurri del terzo sconosciuto. Di nuovo la sensazione di famigliarità la travolse. La sua testa stava cercando di dirle qualcosa… ma cosa?
“Grazie” mormorò Relena, fingendo poi di levare della polvere dal vestito. Tutto, pur di non guardare di nuovo quell’uomo negli occhi. Il Dottore però non aveva ancora lasciato andare il suo braccio, e - incredibile a dirsi – suo fratello dovette lanciargli un’occhiata rovente affinché lo facesse. Già, era vero, Rath era molto protettivo di Relena. Avevano fatto gli studi assieme, erano entrambi guaritori, erano legati da una grande amicizia, e tutti credevano avrebbero fatto una splendida coppia… e invece…
Ma se ricordava giusto, non era l’unico a cui Relena aveva fatto girare la testa, e il solo pensiero lo rese cupo di nuovo. Non aveva pensato che il Maestro sarebbe stato presente anche lui. E Rani, con ogni probabilità, non era ancora stata esiliata per le sue ricerche. Korshei aveva colto ogni occasione per portargli via Relena, e Rani stava spingendo Relena a intraprendere la strada della ricerca. Non che ci fosse niente di male in quest’ultima cosa, anche lui sperava che Relena si desse alla ricerca, ma non voleva che fossero Rani e le sue teorie a convincerla.
Relena, la benedicesse il cielo, li vedeva come amici, ma niente levava dalla testa al Dottore che fosse soltanto uno stratagemma per arrivare a lui.
Il gruppetto rimase in silenzio fino all’ingresso a Gallifrey. Lì, finalmente, Relena si rilassò. Era tornata nel suo elemento.
“Se qualcuno non apprezza di tornare in questa meraviglia di città dopo un soggiorno forzato in quella landa deserta e polverosa, mi offro volontaria io per aprigli la testa e vedere che ha dentro!”
“E io ti passerò il bisturi, Relena… oh-oh.”
“Cosa c’è?” domandò Relena, guardando nella direzione di Rath. S’illuminò quanto Rath – e il Dottore – diventarono scuri. Ad avvicinarsi, a passo leggermente di corsa, era una splendida donna dai capelli rossi, raccolti sulla testa in quella che una volta era una pettinatura ordinata e ora era semi disciolta, ma che nulla toglieva al suo fascino.
“Relena, che piacere vederti, stavo venendo a cercarti!”
“Rani!” esclamò Relena facendo un cenno di saluto. Rath si mise in disparte con Mickey, il Dottore e Jackie, ma continuava a lanciare occhiate non molto amichevoli alla donna, che invece parlava e rideva con Relena.
“E quella chi è?” domandò Jackie.
“Il suo nome, mi pare sia Ushas… ma per tutti, da tempo è solo Rani.”
“Rani significa ‘Regina’” disse il Dottore. “C’è qualche motivo per cui ha deciso di chiamarsi così?”
A Rath non sfuggì la nota sarcastica, e gli rivolse un sorriso “A parte un ego più grande di quello di mio fratello? Beh, Theta pensa che Rani non stia facendo niente di buono nel suo laboratorio, e neanch’io, mentre Relena… beh, è Relena. Non sarebbe lei, se non desse a tutti almeno un’altra chance… e un’altra… e un’altra…”
“È giovane. Muterà opinioni.”
Rath annuì “Sai, anche mio fratello dice le stesse cose. Con le stesse parole.”
Il Dottore si diede dello stupido. C’era mancato poco, troppo poco! Era questo il motivo per cui non era mai voluto ritornare su Gallifrey nemmeno una volta, anche solo per dire addio. Sapeva che non sarebbe riuscito a non tradirsi, e ora ne aveva la riprova. Doveva fare attenzione. Anche se faceva un male d’inferno.
“Davvero? Allora dovrò conoscerlo.”
“Aspetta e spera. Quando se n’è andato parlava di una tempesta di plasma nel quadrante nord-nord- est della Galassia di Andromeda… da quel genere di avventure si sa quando parte ma mai quando torna, e mi domando sinceramente come faccia Relena. Non è bello essere lasciati indietro.”
In quel momento Relena salutò Rani, che proseguì per la sua strada. Salutò anche Rath, che ricambiò senza molto entusiasmo, e lo sguardo della donna si soffermò brevemente sulle due figure incappucciate, e sull’uomo che stava loro accanto. Lui in particolare.
A parte essere da molto tempo a questa parte l’unico essere vivente di genere maschile a trovare di suo gusto, aveva qualcosa che non riusciva a inquadrare.
Il Dottore cercò di resistere all’esame di Rani senza esplodere, e le fece un cenno di saluto con uno dei suoi soliti sorrisi. Rani immediatamente si dileguò, perché nessuno si accorgesse di cosa stesse facendo, ma si voltò un paio di volte per osservare meglio quell’uomo.
Sì, decisamente qualcosa le sfuggiva.
Poco male, pensò. Le cose che mi sfuggono, raramente lo fanno a lungo.
E distese le labbra in un sorriso che niente aveva di rassicurante.
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