Quando arrivarono all’ospedale, a Jackie ci vollero un paio di minuti per convincersi che quello era realmente un ospedale. Era grande, luminoso, immerso in un’area verde e apparentemente separato dal resto della città, perché non si avvertiva nessun suono proveniente dall’esterno. Sorridendo soddisfatta dell’ammirazione che i visitatori dimostravano al suo regno, Relena fece sedere il Dottore di fronte a lei, e iniziò a curare la sua mano.
“Sono un’esperta mio malgrado con questo tipo di lesione. Mio marito se le fa di continuo.”
Mickey e Jackie si voltarono di scatto e urlarono all’unisono “MARITO?!”
Relena, esasperata, li guardò come se fossero impazziti “Vi sembro troppo giovane anche per questo?”
“Ecco, no… ma…” balbettò Mickey, guardando Jackie in cerca di aiuto.
“Ma non hai la fede al dito!” buttò lì la donna, e Mickey annuì vigorosamente.
Allora Relena mostrò la sottile catenina che portava al collo sotto i vestiti, e i due anelli appesi. Jackie li guardò con tanto d’occhi: il primo, che doveva essere quello di fidanzamento, era di quello che a lei sembrava oro, con tre – almeno così pensava, non sapeva quale fosse la gemma per i fidanzamenti per gli alieni – diamanti. L’altro non aveva pietre, era un anello molto elaborato con inciso uno stemma.
“Così so sempre dove sono” disse Relena rimettendoli a posto, e tornando ad occuparsi della mano del suo paziente.
“Scelta saggia” commentò debolmente Jackie, sedendosi. Mickey era ancora sconvolto.
La sua ragazza, che lui aveva creduto morta – e visto morire, tra le altre cose – era viva, e sposata ad un alieno.
Faceva fatica a pensare a come potesse andare peggio.
“Il motivo sull’anello” chiese Jackie “che significa?”
“Lo avete già visto. Si trova sulla tomba di Rassilon, dove ci siamo incontrati… è il suo sigillo. Il Dottore ha pensato che fosse appropriato, visto che mi hanno trovato lì.”
“Non capisco. Che c’entra il Dottore con tuo marito?” domandò Jackie, confusa, e il Dottore s’irrigidì, desiderando ardentemente di fuggire…
“Oh, parecchio, visto che il Dottore è mio marito.”
Mickey, che si era domandato come la cosa potesse andare peggio, aveva appena ottenuto la sua risposta.
Relena, che non aveva idea di cosa avesse appena detto, finì di medicare la mano al Dottore, e poi si alzò dicendo che doveva vedere un paio di cose e che poi potevano andare. Disse che sarebbe tornata subito, e li lasciò da soli.
Proprio quello che Jackie aspettava.
“Il Dottore è suo marito. C’è qualche possibilità che quel Dottore non sia tu?” domandò, avvicinandosi minacciosamente.
“No, direi nessuna… mi spiace” rispose il Dottore, sorridendole a mo’ di scusa, ma questo servì solo a far arrabbiare di più la donna.
“E da quanto lo sapevi?”
“Da quando l’ho rivista… ma Jackie” disse, improvvisamente serio “ti giuro di credermi, non sapevo fosse Rose. Quando l’ho incontrata ho pensato ad un caso, una somiglianza fortuita, mai sarei andato a pensare una cosa del genere.”
Mai avrei pensato che la donna che amavo e la ragazza di cui mi sono innamorato fossero la stessa…
“Rose è tua moglie…” balbettò Mickey. “Balle, tu lo sapevi fin dal principio, l’hai vista e te la sei presa, e chi se ne frega del resto! Di chi si lasciava dietro! O della possibilità che questa volta lei potesse amare qualcuno che non fosse…”
Mickey stava per dire ‘che non fosse te’, ma non ebbe il coraggio di continuare. Il Dottore, furioso, si era alzato in piedi e aveva sollevato Mickey per il collo della maglietta.
“Ho detto che non lo sapevo. E se ben ricordo, non ho obbligato nessuno a seguirmi o ad entrare nel Tardis” commentò senza levargli gli occhi di dosso.
Mickey deglutì nervosamente. Gli occhi del Dottore si erano ridotti a due fessure gelide, e ci sarebbe voluto un uomo ben più coraggioso di lui per anche solo pensare di dirgli qualcosa come ‘Ti prego, scusa, mettimi giù’.
Fortunatamente il Dottore decise che non sarebbe venuto niente di buono dal prendersela con Mickey l’Idiota, e gli rifece toccare terra. Quando Relena ritornò, qualche minuto più tardi, non c’era più nessuna traccia dello scontro appena avvenuto.
Mickey però era ancora risentito. Guardava il Dottore fissare Rose – quella era Rose, non Relena, non gli importava quel che dicevano gli altri – come un ragazzino al primo amore, e aveva solo voglia di colpirlo… anche se il Dottore aveva dimostrato ampiamente che da uno scontro fisico non sarebbe di certo stato lui quello a uscire ammaccato.
Ma Relena non rimase sola con loro a lungo. Dalla stessa porta arrivò un uomo dai capelli e gli occhi scuri, con un pizzetto curato. Anche lui aveva la stessa ferita sulla mano, constatò il Dottore con rabbia. E sapeva che non era un caso.
“Grazie, Relena. Non ho idea di come abbia potuto essere tanto distratto…”
“Ah no? Perché è la terza volta in un mese, Korshei.”
“Beh, un’idea ce l’ho sul perché abbia sempre la testa altrove…” disse Korshei sorridendo maliziosamente. Relena gli sorrise brevemente, cercando di non dare a vedere che era a disagio. Il Dottore semplicemente desiderò che la sua versione più giovane entrasse e rompesse la faccia al Maestro, che ci stava provando con sua moglie. Ma, se ricordava giusto, lui doveva essere da qualche parte nell’anno 6500… uscito dalla tempesta di plasma, gli era sembrato un peccato non andare a vedere la rivolta degli Arquiliani…
“Sono sempre sposata” disse Relena, finendo di medicare la ferita. Korshei le afferrò la mano.
“Sì, ma non con me. Io non ti lascerei mai da sola… come invece fa lui.”
“Sfortuna vuole che sia innamorata persa, allora. La prossima volta, metti una protezione.”
Vedendo che la conversazione non andava dove voleva, Korshei salutò Relena e se ne andò. Neanche aveva notato gli estranei assieme a loro nella stanza, e fu un bene. Se avesse rivolto la parola al Dottore, sarebbe stata una tragedia.
“Capita spesso che parta all’attacco?” domandò a Relena, cercando di mascherare il risentimento.
“Abbastanza. Non accetta che non abbia scelto lui quando ho avuto l’occasione. È ricco, aristocratico, ben inserito, benvoluto dal Consiglio…”
“Sarebbe stato meglio” commentò Jackie fissando il Dottore, giustificandosi poi con Relena dicendo che, vista la sua situazione, le avrebbe garantito maggior appoggio.
“Può darsi. Ma non lo amo, non l’ho mai amato, e se il Dottore morisse domani non correrei di certo da lui. Credo invece che imparerei a portare il Tardis e me ne andrei. Forse così arriverei a capire perché non è mai voluto restare su questo pianeta in pianta stabile.”
“Ci soffri parecchio.”
“Sembra che non possa avere il Dottore senza avere anche il mal di cuore, Jackie, ma per avere l’uno posso anche sopportare l’altro. E ora, possiamo cambiare argomento?”
***
Sembra che non possa avere il Dottore senza avere anche il mal di cuore, ma per avere l’uno posso anche sopportare l’altro…
Il Dottore continuava a pensare a quello che aveva detto Relena, mentre li accompagnava per vie secondarie alla sua casa.
L’aveva fatta soffrire così tanto?
Relena non aveva mai detto niente. Neanche una parola… ma certi malumori di Rath parlavano anche per lei, a pensarci bene, visto quanto erano vicini i due. E lei non gli avrebbe mai chiesto di lasciare quello che per lui era vitale, anche se era quello che avrebbe voluto.
Erano stati degli incoscienti a sposarsi, anche se erano innamorati, ma che altro c’era da fare? Relena aveva rischiato di finire imprigionata, perché più di qualcuno non credeva alla sua amnesia e la credevano una spia, o peggio esiliata da qualche parte. E poi c’era Korshei, che aveva deciso di prendersi Relena solo perché il Dottore la voleva. Il matrimonio era stato visto da entrambi come l’unica soluzione per avere un po’ di pace, ma non sapeva di stare votando la sua dolce sposa ad una vita di perenne e dolorosa attesa e sé stesso ad un altrettanto eterno senso di colpa nei suoi riguardi per non poter cambiare la sua natura, nemmeno per lei.
Ma questo era già successo, molto tempo fa. Ora poteva solo guardare, e cercare di comprendere.
“Siamo silenziosi” commentò Relena, continuando a camminare.
Né Mickey, né Jackie e né il Dottore sapevano che risponderle. Avevano tutti qualcosa si cui meditare.
“D’accordo… per quanto strano che sia. La casa non è lontana.”
La casa, come Relena la chiamava, aveva le dimensioni di una piccola villa. Era bella, ma sembrava aver bisogno di un restauro. Il giardino invece era ordinato e curato, con due file di alberi dalla chioma argentea, ed erba verde mela.
“Sono io o sento profumo di mela?” domandò Jackie guardandosi intorno.
“È l’erba. Si chiama erbamela. Il Dottore me l’ha portata da un posto chiamato New Earth, ha attecchito subito… gli alberi invece sono di qua. E quelle” disse indicando del fogliame che sporgeva da un muro “sono il mio orgoglio. Un altro regalo del Dottore.”
“Cosa sono?”
“Rose” rispose il Dottore, prima di Relena.
“Esatto” fece lei, guardandolo strano. “E come lo sai?”
“Le foglie. Ho riconosciuto le foglie."
"Sono rose di Kegron Pluva, piuttosto rare in verità. Ed è ancora più raro che attecchiscano da qualche altra parte, pertanto ucciderò chiunque si avvicini senza le dovute cautele.”
“Rose…” commentò Jackie tra sé e sé.
“E c’è un motivo particolare per questo regalo?” chiese il Dottore, che conosceva già la risposta.
“Beh, sì. ‘Rose’ è stata la prima cosa che ho detto quando mi sono svegliata, o così mi ha detto Theta, visto che è stato lui a trovarmi. E visto che un nome ce l’ho già, alle volte lui mi chiama Rose, come soprannome. Ma non stiamo qui, entriamo…”
Se la casa all’esterno poteva aver bisogno di qualche lavoro, non era così per l’interno, tutto nei toni del bianco. I muri erano ricoperti di scaffali ricolmi di libri, ed erano la costante di molte stanze attraverso cui Relena guidò i suoi ospiti.
“Leggete parecchio” commentò Mickey, guardandosi intorno. Incredulo. Ricordava ancora benissimo che Rose aveva lasciato la scuola senza nemmeno prendere il diploma per colpa di quel musicista che l’aveva lasciata in mezzo ai problemi. Pensare a lei come ad un medico, e in generale ad una donna di cultura… beh, era strano. E guardando Jackie, vide che più o meno stava pensando le stesse cose…
“Molti sono del Dottore… È praticamente un esperto in ogni cosa nota nell’universo. Certo, smettesse di stare sempre in giro e prendesse il suo posto nell’aristocrazia, come in molti vorrebbero, riuscirebbe a fare molto di più per il pianeta. Lui crede però che le risposte alle sue domande siano tutte lassù, e che questo non è realmente il suo posto.”
“Ma tu non lo credi” commentò il Dottore.
“Io credo che le risposte che uno cerca possano anche essere nascoste nei luoghi più remoti, ma che quelle per le domande più importanti alla fine scopri di averle sempre avute sotto gli occhi. Il punto è… come fai a trovarle, se sei alla ricerca di altro?”
“Dovresti dirglielo.”
“Non credo lo farò, invece. Deve arrivarci da solo.”
E ci arriverò, avrebbe voluto risponderle il Dottore. Ma per arrivarci dovrò perdere te, Rath, Lyria, tutta la nostra gente e Gallifrey.
Stava per dirle che forse sarebbe stato meglio dare voce a questi suoi pensieri – e al diavolo tutti i rischi di modificazione della storia – quando Relena si bloccò immobile all’entrata di una stanza. Mickey e Jackie superarono il Dottore per vedere che cosa Relena avesse visto, e videro che la stanza dove si trovavano adesso aveva solo pareti di vetro, alcune schermate da tende, ed era totalmente circondata dal giardino. All’interno, ogni vaso disponibile era stato riempito di rose rosse.
Relena distese le labbra in un grandissimo sorriso appena vide che da dietro una tenda era comparso qualcuno che non si aspettava di rivedere ancora per molto tempo.
“Oh mio dio, sei tu!” esclamò Relena correndo tra le braccia di suo marito, che l’abbracciò stretta sollevandola da terra.
“Mi dispiace di essere stato via così tanto, stavolta.”
“Voglio sapere tutto. Ma prima, devo presentarti delle persone…”
Il Dottore la rimise giù, e con aria confusa gli domandò di chi stesse parlando. Relena sospirò, e indicò i tre sulla porta.
“Ah. Vero. Scusate, non vi avevo visti” disse avvicinandosi.
Il Dottore guardò il sé stesso più giovane venire verso di loro. Vero, nove reincarnazioni fa aveva i capelli sul castano, leggermente rossiccio… mai più avuti da allora, un peccato. Con questa reincarnazione però aveva avuto il piacere di riavere i suoi vecchi occhi azzurri, gli stessi che li stavano fissando con curiosità.
“Molto piacere di conoscervi. E spero non vogliate tenere per voi come dei terrestri siano capitati qui… e vale anche per te, Rose.”
“Eccolo che inizia…”
“Sì, voglio sapere tutto di come tu, che hai sempre seguito tutte le regole del Consiglio, le hai infrante senza battere ciglio per portarli qui.”
“Mi appellerò alla loro clemenza, e scaricherò le mie colpe sulla tua pessima influenza.”
“Sì, fallo. Cercano da sempre un motivo per allontanarmi, forse sommandolo agli altri…”
Osservare e comprendere, si ripeté il Dottore osservandoli.
Anche se faceva un male d’inferno.
This message has been edited by _Jade_ on Jun 20, 2006 4:16 PM
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