C'era qualcosa di strano nella sala.
Le linee si erano lievemente incurvate, gli angoli ammorbiditi. La luce attenuata. Le pareti lisce erano adesso lievemente granulose, come se mostrassero la pietra grezza.
In qualche modo, appariva cavernosa.
Un antro organico. O un ventre oltre una bocca famelica.
Buffy non si era mai resa conto di quanto fosse opprimente quel luogo. Teneva lontana l'aria e la luce era solo artificiale, perché la luce vera non poteva conquistarla.
Eppure, al di là dei suoi confini, era una notte brillante di Luna quasi piena e stelle. Le stelle, anzi, apparivano fin troppo luminose e nitide. Una cosa rara, che capitava di raro e di solito in inverno, quando le tempeste di pioggia ripulivano per qualche ora il cielo dall’onnipresente strato d’afa e polvere
Ma la biblioteca era claustrofobica in modo quasi repulsivo e lei aveva voglia di correre fuori.
Willow era seduta al tavolo centrale con un libro davanti. Una posa così tipica di lei che Buffy faceva fatica a immaginarsi la ragazza seduta altrove o in altro modo, in quella sala. Però questa volta il libro di fronte a Willow era al contrario.
C'era Giles, in piedi accanto alla giovane donna.
Teneva fra le mani una piccola ciotola d'argento.
Entrambi fissavano la Cacciatrice, in silenzio.
Il vecchio prese qualcosa dalla ciotola e lo mangiò. Buffy non capì di cosa si trattava. Poi, Giles porse la ciotola a Willow.
La ragazza sorrise, e anch'essa attinse al contenuto. Questa volta, Buffy vide che era qualcosa di piccolo e rosso, ma ancora non riuscì a distinguere.
Willow mise in bocca la cosa e la masticò lentamente e a lungo prima di ingoiarla. Poi sorrise di nuovo e ne prese ancora.
Buffy si avvicinò al tavolo. Giles allungò la ciotolina verso di lei e, finalmente, Buffy ne scoprì il contenuto.
Chicchi di melograno.
Ne prese alcuni. Giles le sorrise, annuendo, e anche Willow.
Sorrisi congelati e volti come maschere.
Buffy fece per mettersi in bocca la frutta. I chicchi erano umidi e viscidi e il loro odore leggermente putrido, come odore di fiori appassiti e acqua stagnante.
Non aveva davvero desiderio di mangiarli. Anzi, adesso aveva un lieve senso di nausea.
L'Osservatore continuava a fissarla, incoraggiante.
Vuoi farlo?
Scosse la testa e si portò di nuovo i chicchi alle labbra.
Vuoi farlo?
Prima di poterli mettere in bocca, si accorse di un’altra presenza.
Angel era seduto sul davanzale di una delle finestre, una di quelle in altro. Ignorava Willow e Giles, ma guardava lei con i suoi brillanti occhi gialli. Non diceva nulla.
Anche i due umani sembravano indifferenti alla presenza del loro mortale nemico.
Tutti fissavano lei. Tutti sembravano aspettare qualcosa.
Angel tese una mano.
Grondava sangue.
Rivoli di sangue che scorrevano lungo il dorso e il palmo della mano, si raccoglievano sulla punta delle dita e, alla fine, gocciolavano a terra.
Buffy si avvicinò alla finestra, tenendo la testa sollevata a guardarlo.
Le gocce di sangue si infrangevano sul pavimento proprio davanti a lei, schizzando e macchiandole le gambe e l'orlo del vestito.
Un liquido di un rosso tanto scuro da sembrare nero. Da essere nero nella semioscurità della biblioteca.
Il sangue era di Angel.
Un’incisione slabbrata e profonda gli tagliava trasversalmente il polso, e c’era un ritmo nel fluire del sangue, una specie di pulsazione con cui sgorgava dalle vene recise e si spandeva sul polso prima di cadere a terra, dove ora formava una pozza davanti ai suoi piedi.
Sentì qualcosa colare dalla sua stessa mano. Si guardò il pugno stretto, dove un denso fluido rosso filtrava tra le dita serrate.
Aprì il pugno.
Era il succo del melograno. Teneva ancora i chicchi e li aveva schiacciati fino a ridurli in una poltiglia appiccicosa, ma il liquido che ne fuoriusciva non era acquoso e scolorito come doveva essere il succo di un frutto.
Era denso e scuro, proprio come il sangue di Angel.
* * * * * * *
Buffy non credeva che esistesse qualcosa in grado di impressionarla. E infatti, anche in quest'occasione, non si scompose. Tuttavia, la vista di questi due corpi ci andava vicino. Molto vicino.
Una delle braccia del primo cadavere era staccata dal corpo. Strappata, era meglio dire, con filamenti biancastri che si stiravano sfilacciati dalle ferite. Parte della pelle del torso pendeva dal braccio e si adagiava flaccida sul tavolo. Sul bicipite c’era la chiara impronta di un morso lasciato da denti grossi come ditali e una serie di altre incisioni disposte in bizzarre conformazioni coprivano il torace e le braccia.
Quanto al secondo corpo, presentava gli stessi segni e poteva essere rimesso insieme da un maniaco di puzzle.
Xander emise un suono che pareva un conato represso, ma continuò a fissare i cadaveri smembrati.
Probabilmente, se fosse stato davanti ai corpi reali, con l’aggiunta dell’odore di carne e sangue, si sarebbe sentito davvero male, ma queste erano solo immagini fotografiche, che in qualche modo Giles aveva ottenuto, o ricevuto.
Chissà chi delle autorità comunali si era fatto comprare o ricattare dal Consiglio. Però, da qualche tempo a questa parte, ogni volta che accadeva qualcosa di realmente insolito, insolito persino per Sunnydale, Giles ne veniva prontamente informato e loro avevano guadagnato una quasi completa libertà di azione
In questo modo, erano terminate le gite di nascosto all’obitorio. Niente più escursioni di notte, cercando di sfuggire alla distratta sorveglianza dei guardiani. Bastava una telefonata da parte di Giles, e le porte dell’ospedale si aprivano per loro.
Nulla di ufficiale, naturalmente. Solo un far finta che loro non esistevano, come non esistevano molte altre cose. Facile per la gente di Sunnydale. Erano abituati a negare.
Oggi la relazione fra loro e gli abitanti della città aveva subito un’ulteriore evoluzione. Avevano ricevuto direttamente le immagini e i rapporti sulle vittime. Non lo avevano mai fatto prima, ma almeno questa volta diventava superfluo vedere con i propri occhi.
Bastavano le immagini.
Buffy non poteva certo dire di dispiacersene. Non sapeva perché tutti sembravano credere che lei si compiacesse di osservare e fiutare cadaveri, sangue e viscere, solo perché non ne provava disgusto come loro.
“Peccato. Proprio adesso che il numero di vittime di demoni era diminuito.” disse Willow, spezzando il silenzio che era calato nell’appartamento dal momento in cui Giles aveva mostrato loro le foto.
“Non sono diminuite.” esclamò Xander “Contale. Solo che adesso sono per la maggior parte vittime di vampiri.”
“Questo non lo hanno fatto i vampiri.”
“Non sarebbe la prima volta che fanno a pezzi le loro vittime.”
“Tutte le volte che lo hanno fatto, però, le hanno anche divorate, almeno in parte. Queste no. E poi niente collo spezzato, niente morsi alla trachea o alla nuca, niente artigliate.”
Xander indicò le incisioni sull’avambraccio del primo cadavere.
“Quello cos’è?”
“Ma dai. La cosa che ha dato quel morso deve avere una bocca grande come quella di una tigre siberiana. E non ha denti appuntiti.”
“Stai presumendo che uccidano le persone solo per mangiarsele, ma non è detto.”
“E come lo avrebbero fatto, secondo te? Nemmeno se tutti i vampiri di Sunnydale si fossero messi a giocare al tiro alla fune con quei due disgraziati, avrebbero potuto ottenere un risultato simile. E se hanno usato un mezzo, allora quel mezzo avrebbe potuto essere usato da chiunque, compreso un essere umano. Atteniamoci ai fatti che abbiamo e cerchiamo di capire chi ha la struttura giusta per aver fatto questo, prima di pensare ad altro.”
“E’ inutile che insisti, Xander. Tanto anche a ripeterti non hai ragione.” esclamò inaspettatamente Cordelia.
Xander scossa la testa, chiaramente infastidito, ma non replicò. Anche lui doveva sapere benissimo quanto fosse assurda l’ipotesi che aveva formulato. Era solo uno dei suoi soliti ritornelli diretti a Buffy.
Lei aveva deciso di non stare al suo gioco. Non sarebbe servito a nulla se non dare al ragazzo quello che voleva. Quando aveva raccontato loro della tregua con Angel, Xander non aveva fatto scenate, ma Buffy sapeva bene che non era una situazione destinata a durare. Tutt’altro.
Se persino Willow aveva avuto di che ridire, poteva solo immaginare cosa le avrebbe fatto passare Xander. Il giovane stava solo aspettando l’occasione giusta e lei non poteva fare nulla, se non aspettare l’arrivo della tempesta che di sicuro, prima o poi, le si sarebbe rovesciata addosso.
“Magari i corpi sono stati usati come nidi o incubatrici.” chiese Cordelia.
“Un parassitoide?”
Cordelia si strinse nelle spalle.
“Dimmelo tu.”
“No. Stesso discorso di prima. I corpi sarebbero stati divorati. Oppure, se fossero serviti solo da incubatrice, sarebbero dilaniati dall’interno. Questi sono solo stati fatti a pezzi. Strappati, come fogli di carta. I morsi non sono quelli che li hanno uccisi. Non hanno nemmeno fatto veri danni.”
“E quei segni?” chiese Giles, indicando i segni che coprivano il torace del primo cadavere e anche gran parte del secondo.
Erano davvero strani. Una serie di strette incisioni lunghe un paio di centimetri, ognuna di esse angolata in modo diverso, ma che nell’insieme formavano complicate configurazioni simili a rosette disposte in file parallele.
Willow sospirò e allargò le mani in un gesto di totale impotenza.
“Non lo so.”
“Sembrano formare dei disegni.” disse Giles “Forse sono stati fatti con uno strumento. Forse un rituale o qualcosa del genere.”
“Un essere senziente, quindi? Riduce il numero dei possibili responsabili.”
Buffy ascoltava distrattamente.
Sentire le voci di Willow e Giles insieme le aveva le aveva subito riportato alla mente il ricordo del sogno fatto quella notte non le permetteva di concentrarsi sul presente, i due cadaveri squartati, le parole dei suoi compagni.
Non esattamente un incubo, ma certo non qualcosa che le aveva lasciato una sensazione piacevole.
(Sogno profetico?!)
Di cosa, poi?
Nonostante la sicurezza di Giles di fidarsi dei suoi sogni, lei era sempre stata molto più dubbiosa.
Eppure quei sogni c’erano, e avevano collegamenti con quello che accadeva nella realtà, non negava questa evidenza. Solo non credeva che fossero immagini del futuro.
Forse era un fenomeno simile a quello con cui percepiva i vampiri. Lei avvertiva segnali che non era in grado di decifrare consapevolmente, ma quei segnali c’erano e restavano nel suo subconscio, comunicandole conclusioni a cui non arrivava consciamente.
Però, se poco per volta stava arrivando a riconoscere i vampiri per la loro realtà, forse poteva fare lo stesso con i sogni.
Non era certo il momento migliore, eppure non riusciva a smettere di pensarci. E di pensare a un altro sogno, vecchio di anni, che non era mai riuscita a dimenticare. L’unico altro sogno dove aveva visto Giles e Willow insieme.
Buffy si scosse e rilesse le schede che contenevano le identità dei due cadaveri. Un maschio e una femmina, entrambi diciassettenni.
A quell’età i maschi umani erano molto aggressivi, soprattutto se dovevano ostentarsi davanti alle ragazze o a coetanei. Ed erano anche del tutto privi di prudenza.
“Magari hanno solo stuzzicato il tipo sbagliato.” mormorò “Qualcosa che di solito non attacca, ma che è capace di reagire.”
“Vuoi dire che è colpa loro?” replicò subito Xander.
“Non so neppure cosa è successo, come vuoi che sappia di chi è la colpa? Piantala di mettermi le parole in bocca. Voglio solo dire che è una possibilità.”
“Pensi che due ragazzi si sarebbero messi a stuzzicare un demone?”
“Gli esseri umani sono stupidi, Xander, fanno un sacco di cose stupide. Non sarebbero certo i primi a infastidire qualcosa che può fare loro del male. Ci sono quelli capaci di pagare un sacco di soldi e andare dall’altra parte del mondo per il gusto di uccidere un animale potenzialmente pericoloso. Credi che a nessuno dei nostri concittadini sia mai venuto in mente che in questo posto possono provare il brivido della caccia senza muoversi da casa e senza spendere un dollaro? La differenza è che qui si gioca ad armi pari.”
Una possibilità come un’altra. In realtà, lei non conosceva niente in grado di fare una cosa simile. C’erano molte creature che potevano e volevano uccidere gli esseri umani, ma non in questo modo.
La maggior parte degli esseri di Sunnydale erano piuttosto modesti per forza e capacità. Anche quelli più forti o rapidi degli umani, rimanevano quasi sempre nell’ordine di forza e rapidità di creature terrestri della stessa mole e struttura.
Se non si trattava di un’eccezione, e se il segno del morso forniva un’indicazione corretta delle sue dimensioni, allora l’uccisore era un essere gigantesco.
Ma se era così, come mai non lo avevano mai visto? A Buffy non veniva in mente nulla di abbastanza grande e robusto. Giles poteva avere visto giusto, le ferite sulla pelle delle vittime essere state inferte con uno strumento, e la creatura essere quindi più o meno senziente. Ma non bastava. Doveva essere anche abbastanza astuta da sfuggire all’attenzione umana. Le due cose non andavano necessariamente di pari passo.
“Buffy può avere ragione.” disse Willow “Non è detto che sia stato un predatore o un assassino premeditato. Anche sulla Terra, alcune delle creature più aggressive sono vegetariani.”
La voce di Cordelia li sorprese tutti.
“E’ inutile star qui a guardare questo schifo e fare ipotesi. Potrebbe essere qualcosa che non abbiamo mai incontrato e che non conosciamo perché è il primo del suo genere ed è appena arrivato.”
Buffy intercettò lo sguardo che Cordelia riservò a Xander, freddi occhi d’ambra che la luce tangenziale trasformava in laghi dorati, oscurati dalle lunghe ciglia nere.
Lo sguardo che poi rivolse a tutti loro, sfidandoli a contraddirla se ci riuscivano.
Cordelia era un enigma, più di chiunque altro.
Non poteva essere letta perché non aveva paure che lei potesse percepire.
Non poteva essere capita perché non aveva desideri di morte e dolore e sangue.
Non poteva essere temuta (odiata?) perché non aveva nulla che volesse da lei. Nulla di più di quello che affermava.
Diversa da tutti.
Forse per questo, fra loro, era l’anormale.
“In qualche momento, dovranno pure arrivare qui per la prima volta, no?” continuò la ragazza, con un tono che affermava l’ovvio “E fino a quel momento… non possiamo averli visti.”
* * * * * * *
Le creature erano chiuse in una delle strutture regolari che tanto lo avevano stupito la prima volta che le aveva viste.
Le strutture erano artificiali. Ora lo aveva capito. Erano così regolari perché erano costruite.
Se mai avesse dubitato che quegli esseri erano mostri, questa scoperta avrebbe spazzato via ogni incertezza residua.
La sua gente costruiva, ma costruiva mezzi. Navi. Ponti. Tutto quello che occorreva per espandere lo spazio. Limitarlo era un concetto che non aveva mai neppure immaginato prima d’ora.
Invece di avere una sfera personale inviolabile, costoro cingevano lo spazio fisico con barriere artificiali, e non esitavano a profanare e invadere l’area vitale di altri individui.
Toccò la costruzione. La raspò.
Emise suoni che rimbalzarono sulla sua superficie, rimandandogli eco che davano informazioni sulla sostanza che la componeva, la sua densità, il suo spessore.
Erano troppo resistenti per lui.
Ma i suoi nemici erano all’interno. Le pareti non erano uno schermo alle sue capacità di percezione. Erano trasparenti alla giusta frequenza di suoni che usava per localizzare.
Ancora una volta, gli esseri erano due. Uno delle dimensioni paragonabili a quelle delle creature che aveva già ucciso, l’altro di una massa che era solo una piccola frazione di quella del primo.
Alle sue spalle, la stella del sistema sprofondava rapidamente verso l’orizzonte.
Il suo calore calcinante lo colpiva alla schiena.
Intollerabile. Come ogni altra cosa, qui.
Costeggiò la struttura, tastando, leccando, assaporando.
Dall’interno, provennero rumori sincopati, causati dal movimento delle due creature.
Un’irregolarità.
Una zona dove la sostanza cambiava in qualcosa di diverso, qualcosa di trasparente, fragile e sottile, che fluiva impercettibilmente, come un liquido denso fino quasi all’immobilità. Ma non immobile.
Picchiettò con delicatezza, provocando una vibrazione sorda.
La sostanza trasparente come acqua solida gli permise di vedere il nemico. L’essere più grosso che afferrava l’altro e lo stringeva e si muoveva rapido verso una delle pareti interne.
La vista del nemico così vicino rafforzò la sua decisione.
Picchiò ancora, stavolta senza contenere più la sua forza, e la superficie liscia si infranse in una pioggia di frammenti acuminati.
Mentre irrompeva nella costruzione, l’urlo ormai familiare delle cose all’interno lo travolse con tutta la sua piena potenza, ma ora non aveva importanza. Se si fosse mosso abbastanza in fretta, i mostri non avrebbero fatto tempo a ferirlo.
* * * * * * *
“Xander...”
Il giovane sbatté le palpebre e la fissò con aria imbambolata.
“Ehy! Ti sei addormentato?” chiese Cordelia, a voce più alta.
Finalmente, Xander la mise a fuoco e si scosse.
“Scusa.” borbottò.
La ragazza allungò le gambe sul prato e si appoggiò all’indietro, ritrovandosi a fissare il cielo. Era sereno, con solo una minuscola nuvola simile a un fiocco di cotone, violacea nella luce della sera e troppo piccola in tutta quella distesa.
Tra un po’ sarebbe stato buio, ma erano nel giardino di casa sua. Abbastanza al sicuro da potersi permettere di restare fuori.
Accanto a lei, Xander non parlava e non si muoveva. Cordelia si chiese se si fosse addormentato di nuovo. Negli ultimi giorni, appariva spesso stanco e svogliato e non era la prima volta che Cordelia lo sorprendeva a sonnecchiare durante il giorno.
“Lei sta bene. Grazie, Xander.”
Il ragazzo non dormiva, ma era stato preso di sorpresa dalle sue parole, perché sussultò, come se si fosse spaventato.
“Cosa?!”
“Buffy.”
Xander si sfregò gli occhi e si tirò su a sedere.
“Cordy, dovresti imparare a introdurre i tuoi discorsi, invece di cominciarli a metà. Non siamo tutti tenuti a sapere quello che pensi.”
La ragazza lo degnò di uno sguardo di annoiato compatimento.
“Invece tu dovresti imparare a capire le cose ovvie. C’è qualcosa che non va in Buffy, soprattutto fra lei e Giles. Non è proprio il caso di inasprire la cosa come fai tu.”
“Io le faccio proprio niente.”
“Non è vero. La tormenti in continuazione. Non vedi come è nervosa quando ci sei tu?”
“Buffy è sempre stata nervosa. Io non c’entro.”
“Tu cerchi di colpevolizzarla. E’ sempre stata la tua tecnica favorita un po’ con tutti quanti, solo che con lei funziona fin troppo bene. Te ne sei accorto e non fai altro che ripetere sempre lo stesso copione.
“Cordy, Buffy sta combinando solo un sacco di casini. E’ diventata una stronza arrogante, piena di sé e chiusa come un riccio. E’ convinta che il mondo intero ruoti intorno a lei, fa solo quello che le pare e se ne frega di chi ci va di mezzo. Qualcuno deve pur farle capire come stanno le cose.”
“Così forse si mette a fare quello che pare a te.”
“Cosa?”
“Se dovesse fare quello che pare a te, di sicuro non farebbe casini e non sarebbe né stronza né arrogante, giusto? Xander, ti prego, qualche volta ascoltati, perché sei davvero divertente. Fra noi sei proprio tu quello che ha il problema di egocentrismo più grave. Credimi, io me ne intendo. E poi di solito sei tu quello che comincia, anche quando non ne hai motivo. Come oggi. Mi vuoi dire perché hai fatto di tutto per litigare con lei?”
“E tu come mai ti preoccupi tanto per Buffy? Non l’hai mai sopportata.” chiese il giovane, invece di rispondere.
Aveva cambiato argomento e si era messo in difesa.
Cordelia non insistette per avere risposta alla sua domanda lasciata in sospeso. Non avrebbe avuto problemi a discutere con Xander, o con chiunque altro, se fosse servito, ma conosceva il ragazzo abbastanza bene da sapere che così avrebbe finito solo con l’inasprire la cosa senza ottenere nulla. Né risposte, né risultati.
In una cosa Xander aveva ragione. Buffy non aveva mai avuto una grande capacità di controllare il suo umore, o di nasconderlo. Aveva sempre avuto scatti di collera improvvisi diretti verso chiunque e, a volte, realmente terrorizzanti. Ma, nonostante tutto, erano solo brevi istanti di furore che bastavano a bruciare a consumare la sua collera.
Molta gente aveva paura della sua collera. Cordelia no. La conosceva da troppi anni e troppe volte aveva assistito ai suoi scatti di rabbia, e l’aveva sempre vista esaurirli senza mai fare del male a nessuno di loro. Era fiduciosa che fosse più che capace in grado di controllare i suoi scatti emotivi.
Non credeva che Buffy l’avrebbe mai attaccata in preda alla rabbia. Peraltro, non era per niente sicura di quello che la Cacciatrice avrebbe potuto fare lucidamente.
Era quello il problema, perché Buffy era cambiata. Non era diventata meno collerica. Tutt’altro. Ma sembrava che la collera fosse diventata molto più interiorizzata. Qualcosa che si focalizzava, diventando sempre più precisa, piuttosto che esplodere.
“Io non mi preoccupo per Buffy. Tanto prima o poi finirà sgozzata in qualche vicolo. Lo sappiamo bene tutti quanti, quindi è inutile preoccuparsi per lei. Mi preoccupo per noi. Xander, se tu parlassi a me come parli a lei, ti avrei già mandato al diavolo. A dire la verità, io avrei già mandato al diavolo tutti noi. Forse perché sono più stronza e arrogante di Buffy, ma probabilmente è solo perché sono più sveglia. Però cerca di non tirare troppo la corda nemmeno con lei. Non ci appartiene. Il giorno che se ne ricorda, siamo tutti fregati.”
Xander fissò sconvolto la ragazza e questa volta lei si irritò. La irritava sempre quel loro modo di fare.
“Xander, voi potete fare quello che volete, ma a me non frega niente di recitare la parte della buona amica, visto che non lo sono. Lo so io e lo sa anche Buffy. Per questo al momento sono la sola persona con cui non si arrabbia mai. Perché da me non si aspetta nulla di buono.”
“Da noi sì, invece?”
“A voi ci tiene. Lo sai benissimo e per questo te ne approfitti. Io però sarei un po’ più cauta. Buffy è un'arrogante stronza piena di sé. Sì, è vero. E’ anche capace di romperti le ossa senza neppure farsi venire il fiatone. Darle continuamente buoni motivi per farlo, scusami tanto, a me sembra proprio un modo cretino di passare la giornata.”
Xander non ribatté, ma la cosa non sorprese Cordelia. Quando erano soli, Xander era molto meno ostinato di quanto non si mostrasse di fronte agli altri. Non che fosse arrendevole o remissivo, ma almeno non aveva abitudine di discutere anche quando non aveva proprio più nessun argomento a disposizione. O forse aveva capito che lei non era accomodante come gli altri, che con lei le sue scenate non funzionavano.
La ragazza si alzò dal prato e si stiracchiò, allungandosi in tutta la sua notevole altezza. Metodicamente, cominciò a togliersi i fili d’erba che le erano rimasti incollati alle gambe.
Era meglio che rientrassero.
Anche se erano passati solo pochi minuti dal tramonto, il buio era già fitto. Come se l’oscurarsi avesse subito un’accelerazione improvvisa, che aveva fatto sì che dal giorno pieno si passasse quasi direttamente alla notte, senza traversare il tempo intermedio del crepuscolo.
Xander si rialzò a sua volta e sospirò.
“Io dovrei andare via. Ho certe cose da fare. Non mi ero neanche accorto che era così tardi.”
Cordelia smise di spolverarsi, stupita.
“Non resti qui, stanotte? Non c’è nessuno, la casa è a nostra disposizione. E poi dove vuoi andare, da solo? Abbiamo appena finito di parlare di qualcosa che dilania le persone e che gira là fuori.”
Lui scosse la testa.
“E che differenza fa con le altre sere?”
“Come ha detto Willow? Tizi fatti a pezzi come fogli di carta.”
“Fatti a pezzi o no, non cambia niente.” insistette lui.
Il giovane si guardò intorno, poi cominciò a fissare un punto indefinito al di là del giardino.
Aveva una strana espressione, come se ci fosse qualcosa che lo affascinasse. Anche se non c’era niente. Perlomeno, niente di diverso dal solito. Solo la strada, altre case, alberi. E al di là di tutto questo, oltre la zona residenziale di ville e giardini, cominciava la città. Ma quella non si poteva vedere.
Per un attimo, Cordelia avrebbe scommesso che Xander stesse fissando proprio la città, anche senza vederla. E fu altrettanto certa che il ragazzo avrebbe rifiutato di fermarsi.
In realtà, era lei a non avere nessuna voglia di restare sola. Avrebbe voluto trovare un modo per convincerlo, ma sapeva già che non gli avrebbe detto nulla. Gli aveva già chiesto di rimanere. Non si sarebbe ripetuta.
Lei poteva invitare. Poteva ordinare. Poteva dare ragioni per fare una certa cosa. Poteva anche fare appello a tutte le lusinghe di cui era capace. Ma non avrebbe mai pregato nessuno.
E stavolta, qualsiasi cosa gli avesse detto, sarebbe stata troppo simile a una preghiera.
Ma alla fine Xander le sorrise, sconfitto.
“Va bene. Resto. Così va bene?”
Andava più che bene, per Cordelia.
Era sempre una bella sensazione quando le cose andavano come voleva lei. E chissà che magari questa volta non aveva anche evitato una tragedia.
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