Indice Fanfic  

II

November 19 2006 at 11:52 PM
  (Login Silea)


Response to L'ultimo giorno. Parte Prima: Sangue

 



Cornovaglia, Inghilterra. Concilio degli Osservatori. Un mese dopo.





-Ora può passare, è pronta a riceverla.
Lo informò la segretaria facendo un cenno con la mano nella sua direzione.
-Grazie.
L’uomo, piuttosto paffuto, sui cinquanta, si alzò dal divano ed andando verso l’ingresso dell’ufficio di Marlin, rivolse un sorriso cortese alla segretaria. Prima di girare la maniglia della porta per entrare, bussò discretamente per annunciare il suo arrivo.
-Miss Marlin. E’ un piacere rivederla, signora.
Disse affabile poi mentre si avvicinava alla scrivania di ebano. Alla meravigliosa scrivania. Come ogni volta che metteva piede in questo ufficio un’ondata di invidia lo colse. Quel pezzo era magnifico, se ne era innamorato la prima volta che lo aveva visto. Non poteva fare a meno di odiare il fatto che non gli appartenesse ed il fatto di non avesse denaro sufficiente neanche per comprarsi un esemplare simile.
-Si accomodi pure. –Disse cortese Marlin con un mezzo sorriso sulle labbra. –Confido che è qui per darmi buone notizie signor Guillory.
-Esattamente Miss Marlin. Ci tenevo a presentarle il rapporto sugli ultimi sviluppi di persona. Oltre naturalmente a farle le mie più vive congratulazioni per la nuova nomina a Primo Osservatore facente funzioni.
Disse Daniel con un sorriso.
Quanto accaduto il ventotto del mese scorso era già entrato nelle leggende del concilio.
Meno di cinque minuti dopo l’uscita di Miller dalla sede centrale, Marlin e Travers, assieme ad almeno due squadre di mercenari in assetto da combattimento erano entrati nel Concilio, avendo facilmente la meglio della debole opposizione armata. Acquisito il controllo, i due ex-dirigenti si erano diretti verso l’ufficio del Primo Osservatore, lo avevano occupato e da lì avevano mandato a chiamare tutti gli osservatori anziani presenti nell’edificio. I convocati si erano presentati alla spicciolata, sconvolti ed impauriti alla scoperta che il Concilio era stato occupato con la forza dai due dirigenti esautorati dal Primo Osservatore meno di tre ore prima.
Quando erano arrivati tutti, un totale di una ventina di persone tutte decisamente nervose, alcune delle quali, i partigiani di Miller, intente ad imprecare contro la sfortuna di essersi trovati lì proprio in quel momento, Marlin e Travers avevano annunciato di aver preso il controllo del Concilio fino a nuovo ordine. Questo primo annuncio non colpì molto l’auditorium, quel tanto era stato ovvio a tutti. Difficile non vedere una decina di mercenari armati mentre ti scortano verso un ufficio.
La motivazione del gesto aveva creato più perplessità.
Travers aveva affermato che lui e Marlin avevano occupato il Concilio con la forza, cosa del tutto inaudita ed impensabile prima di quella sera, perché il Primo Osservatore Miller aveva infranto le regole, decretando lo stato di emergenza quando in realtà c’erano ancora cinque dirigenti attivi.
Alle parole dei due, diversi volti avevano mostrato la loro sorpresa. Che Miller avesse infranto le regole era ovvio. Il problema di sempre era stato provarlo.
Tra l’altro, delle molte cose questionabili che il Primo Osservatore aveva fatto negli ultimi mesi, come ad esempio il modo in cui si era arrivati ad avere meno di cinque dirigenti, il motivo addotto da Travers era stato uno dei meno criticabili, un semplice errore di procedura.
Il Custode degli Archivi, come Osservatore più Anziano presente, aveva chiesto che i due provassero quanto detto. Senza farsi pregare, Travers aveva spiegato come il decreto che designava il dirigente Delmundo come supervisore dell’Oceania, fosse illegale perché mancante della sua firma, e che per questo motivo Delmundo era a tutti gli effetti ancora un dirigente nel momento in cui Miller aveva dichiarato lo stato di emergenza.
La notizia fu accolta dal silenzio.
Una voce chiese prove materiali a sostegno dell’affermazione.
In quel momento Marlin ebbe la conferma di aver fatto la cosa giusta nel convincere Quentin a cambiare la motivazione per il loro gesto. Con questa nuova linea almeno potevano produrre una qualche prova materiale a sostegno di quanto dicevano, piuttosto che fare riferimento a questo od a quel cavillo.
Travers si era quasi concesso un sorriso prima di rispondere all’osservatore che aveva parlato. Marlin si era limitata ad annotarsi mentalmente il suo nome.
Quentin, con voce sicura, aveva spiegato che era una cosa molto semplice da provare. Il documento in questione si trovava proprio negli Archivi gestiti dal Custode. Tutti gli occhi della stanza si puntarono sull’anziano personaggio. Il quale con una scrollata di spalle e quello che Marlin era convinta fosse un mezzo sorriso li aveva condotti agli archivi.
Magdalene non si era potuta togliere la convinzione che l’uomo si stesse divertendo un mondo a vedere qualcosa di così straordinario accadere con lui come testimone e partecipante.
La donna aveva sempre sospettato che l’uomo avesse uno spiccate, anche se particolare, senso dell’umorismo.
Di certo, l’idea di assistere alla prima occupazione militare del Concilio lo doveva divertire non poco. Di sicuro era una cosa nuova. Su questo punto Marlin non si faceva illusioni, se la loro era la prima occupazione militare del Concilio, di certo non sarebbe stata l’ultima. Dopo che lei e Travers avevano spianato questa strada altri l’avrebbero intrapresa, se non si fosse trovato un modo di impedirlo.
Una volta agli archivi, quanto affermato da Travers era stato provato oltre ogni dubbio.
Come gli unici due dirigenti presenti, era per questo che né Kroskj, né Delmundo o Duville erano al Concilio momento, Travers e Marlin si erano assunti il ruolo di Primo Osservatore facenti funzione. Erano gli unici canditati possibili. Nessuno si era opposto. Nessuno aveva le basi, né l’autorità per farlo.
E comunque nessuno dei presenti aveva intenzione di opporsi a chi controllava i dieci uomini armati di mitra che erano nella stanza con loro.
Del resto quanto avevano fatto Travers e Marlin non era illegale.
No, non esattamente almeno.
Ma non si trattava nemmeno di qualcosa di legale. I due si muovevano lungo il sottile confine tra le due cose. In quel momento era stato il solo il fatto di avere occupato il concilio con delle squadre di operativi che gli permetteva di avere ragione.
Avevano cementato la loro posizione con una votazione tenuta la sera stessa. Casualmente, ma non troppo, il fatto che tutti gli osservatori anziani favorevoli a Marlin e Travers erano rimasti fino a tardi, assieme ad i soliti ritardatari, aveva permesso di raggiungere giusto il quorum necessario per una votazione simile.
-La ringrazio signor Guillory. –Rispose Magdalene. –Quanto a quello che sta accadendo a Manchester…
Marlin lasciò la frase in sospeso. Non aveva il tempo né la voglia di sopportare eccessivi convenevoli o vuote congratulazioni. Era arrivata dove era arrivata e lo aveva fatto grazie a se stessa. Non le interessava minimamente cosa pensasse la gente di lei a meno che non lo potesse sfruttare o fosse un pericolo.
Guillory non faceva parte di nessuna delle due categorie.
-Oh, si, Manchester. –Replicò l’uomo cominciando a sorridere apertamente. Era fiero di come aveva condotto le cose. Tutto era filato liscio come l’olio. E doveva ammettere che era da tempo che non si sentiva così vivo nello svolgere il proprio lavoro. Quasi venti anni. Il lavoro di Ombra di tanto in tanto tendeva ad essere estremamente noioso, soprattutto in un posto come Manchester. Qualche volta rimpiangeva gli incarichi più rischiosi che aveva condotto da giovane. Odiava stare dietro una scrivania. Ma di certo il suo stazionamento era una garanzia per arrivare al pensionamento ed il fatto di aver messo su famiglia lo aveva obbligato alla scelta. –Tutto è andato come previsto. Quando la cacciatrice è arrivata sono riuscito ad intercettarla immediatamente. Vincerne la fiducia non è stato difficile, al contrario. –Decisamente banale come cosa infatti. Una pasto, un sorriso ed una manciata di parole. Conquistare sua moglie era stato ben più difficile. –Dopodichè ho organizzato il recupero da parte della cacciatrice delle informazioni che mi ha dato, signora. Le è servito un po’ di incoraggiamento per farla entrare nel centro ricerca, ma non ha avuto alcun sospetto riguardo un aiuto esterno per infiltrarsi.
Daniel piegò minimamente la testa verso Magdalene a riconoscerle il ruolo che aveva avuto nella faccenda. La donna non lo interruppe, lasciandolo proseguire. La scelta di che genere di informazioni far trovare a Summers non era stata casuale. Affatto.
All’insaputa dei suoi colleghi Marlin aveva usato diverse volte la consulenza di uno psicologo per prevedere reazioni delle persone in determinate circostanze, specialmente in condizioni di stress.
Aveva prestato particolare attenzione, nonché pagato una cifra decisamente elevata, per far stilare un profilo attendibile delle due cacciatrici. Dall’inizio loro due erano state tra le variabili principali di questa situazione. Capire come avrebbero reagito nelle diverse circostanze era stato fondamentale per scegliere che tipo di comportamenti tenere con loro.
Nel caso della Summers era stato facile. Era bastato fornire allo psicologo l’intera storia delle ragazza, dai file scolastici a quelli familiari, passando per i Diari, rigorosamente compilati dal suo osservatore. I suoi agenti avevano raccolto informazioni aggiuntive, sia osservando direttamente la cacciatrice in azione, sia raccogliendo informazioni tra i demoni. Infine aveva fatto registrare quanti più colloqui ed interazioni possibili, avvenuti tra lei e i suoi amici e la sua “famiglia”.
Per quanto riguardava Faith “Mars” la cosa era stata praticamente impossibile. L’unica cosa vagamente affidabile a suo riguardo erano solo i Diari della sua prima osservatrice. Parker aveva fatto un eccellente lavoro, preciso senza essere pedante. Peccato che uno dei suoi Diari fosse scomparso. Giles non nominava Mars che di sfuggita nei suoi, Windam-Price non aveva mia capito cosa segnare in un Diario. I suoi scritti erano ricchi di particolari inutili e del tutto privi di fatti importanti. Oltre a quello c’erano i registri dell’orfanotrofio in cui l’avevano trovata. Almeno quelli dopo i dieci anni. Gli altri erano andati persi. Quanto all’osservazione diretta, era una cosa piuttosto complessa da fare quando il soggetto dello studio sa di essere braccato e Marlin sapeva che da quando lavorava per il Concilio Mars aveva fatto bene attenzione a come comportarsi. Perlomeno non mancavano i dati riguardanti i suoi scontri. Erano del tutto assenti invece le interazioni con amici e famiglia. Stilare quel profilo era stato difficile ed il risultato piuttosto approssimativo.
–Dalla sua reazione non posso che credere che abbia creduto completamente a quanto ritrovato. –Sorrise alla cosa. Non sapeva come l’idea di scrivere quanto aveva scritto fosse venuta a Marlin ma di certo la sconvolgente rivelazione aveva avuto un effetto rilevante sulla Summers. Aveva ancora impresso in mente il volto della ragazza quando aveva scoperto di essere solo un esperimento genetico. “Decisamente impagabile come espressione”. –Dopodichè l’ho sorvegliata fino alla sua partenza, monitorando tutto il traffico telefonico da e per la camera d’albergo. Come aspettato non ha lasciato la stanza se non per andare all’aeroporto.
-Un buon lavoro signor Guillory. –L’uomo sorrise ancora una volta, rilassandosi ancora di più nella sedia. Ricevere un complimento da Marlin era una cosa molto rara, e significava che era rimasta decisamente soddisfatta dal suo lavoro. “Ottimo.” Aveva investito non poco tempo e fatica per seguire e sorvegliare costantemente Buffy. –Quanto all’altro suo incarico?
-Naturalmente. La vita di Amethist continua pressoché immutata. Sembra che la storia tra lei e il suo ragazzo si stia facendo seria. La famiglia ha avuto piccoli problemi finanziari ma ce ne siamo occupati, nulla di particolarmente rilevante. Continuiamo a sorvegliarla discretamente, cercando di proteggerla ed evitare che incorra in spiacevoli incidenti. Confidiamo che in un altro decennio al massimo la linea avrà un altro erede.
-Bene. Questo può bastare per il momento, signor Guillory.
Anche se le parole erano singolarmente calde per Marlin, la donna non era affatto felice. Non per la situazione di per sé. No, no per quello. Quanto accaduto a Manchester rasentava la perfezione dato i parametri e lo scarso tempo che aveva avuto per ideare una storia credibile, o per meglio dire sufficientemente sconvolgente da evitare qualsiasi altra ricerca, per spiegare la nascita e l’adozione di Buffy.
Le conclusioni finali dei due profili psicologici che aveva fatto stilare erano stati molto differenti. Quello riguardante Mars aveva rivelato che la bruna sarebbe stata un soggetto difficile da manipolare, “…i troppi traumi subiti la rendono del tutto imprevedibile…” aveva scritto lo psicologo “…un altro colpo la potrebbe rendere catatonica, estremamente violenta oppure lasciarla del tutto indifferente… non ho abbastanza informazioni su cui basare una qualsiasi previsione attendibile...” così non era stato per Summers. Lo psicologo aveva concluso che le sue reazioni a circostanze particolarmente shockanti erano prevedibili con un alto grado di attendibilità.
Da qui l’idea di fornirle quel genere di informazioni. Farle subire un certo quantitativo di stress.
Era stato un azzardo, ma la scommessa l’aveva ripagata. Summers era tornata a Sunnydale rimettendosi agli ordini di Giles. Da allora non aveva dato alcun problema.
No, ad infastidire Marlin non era quanto accaduto a Manchester riguardo la cacciatrice.
Era l’altro lavoro che Guillory svolgeva. Più che il lavoro stesso, era il motivo per cui doveva essere svolto a seccarla. Perché, ancora oggi, al Concilio non si sapeva esattamente quale meccanismo ci fosse dietro le cacciatrici, od addirittura se ce ne era uno.
Non si aveva idea di come si “attivassero” né da dove provenissero. Si aveva una qualche idea di cosa potessero fare, e del fatto che alcune erano più portate di altre in determinate capacità. Si sapeva che ad ogni generazione ne sarebbe sorta una cacciatrice “…ma non in tutte le generazioni e non sempre solo una…” pensò sarcasticamente Magdalene, e che probabilmente questo sarebbe accaduto subito dopo la morte di un’altra cacciatrice.
Neanche questo era sempre vero.
A volte una cacciatrice era mancata per anni. Che fosse dovuto al fatto che il Concilio non avesse trovato la detentrice del potere o perché non ci fosse una detentrice in quel periodo, non erano in grado di dirlo.
Nel passato le comunicazioni non erano agevoli. Era stato Leif Keetch a rendersi conto per primo che due cacciatrici erano vissute contemporaneamente. Per caso aveva confrontato le date di alcuni Diari ed aveva scoperto quello che si pensava essere un portento. Lui l’aveva chiamata singolarità. Il resto del Concilio urlò all’abominio.
L’errore fu rettificato.
Furono fatti altri controlli. Discretamente. Scoprendo che la situazione non era un’anomalia ma solo estremamente rara. La conoscenza fu secretata.
Attraverso le osservazioni si era capito che le ragazze attivate facevano generalmente parte di una decina di famiglie, tenute ormai da secoli sotto controllo da parte del Concilio. Quella oggi conosciuta come Tisred era tra queste. Non se ne conosceva il motivo. Le stesse famiglie non sembravano mai aver avuto contatti particolari con il mondo demoniaco o magico ma del resto non tutte le cacciatrici facevano parte delle famiglie antiche. Che le ragazze “anomale” fossero discendenti di rami persi delle stesse famiglie oppure che non facessero parte della linea era aperto ad ipotesi.
Quindi, sebbene molte delle ipotesi sembrava far tendere all’idea che le cacciatrici non fossero che tratti genetici recessivi di alcuni umani, le particolari modalità di attivazione sembravano escludere questa semplice ipotesi, facendo supporre che c’entrasse in qualche modo la magia, anche se non c’era traccia di questo. Almeno non tracce evidenti.
Praticamente non si sapeva nulla.
Si avevano solo un mucchio di osservazioni raccolte in decine di secoli, miste a credenze e superstizioni, e non una singola legge che riuscisse a comprendere e a spiegare tutti i casi osservati.
Era frustrante.
E Magdalene odiava non sapere come le cose funzionassero. Odiava il misticismo imperante che dopo secoli ancora imperversava nel Concilio. Qualche volta aveva il dubbio che la rivoluzione scientifica non avesse mai oltrepassato le porte di ingresso.
“Quanto può essere difficile capire i meccanismi di selezione, riproduzione e diffusione delle cacciatrici?”
Una domanda retorica. Non si erano ma fatte ricerche in proposito ed oggi Marlin dubitava si sarebbe mai riusciti a condurne una, non apertamente almeno. I risultati sarebbero potuti essere scomodi. E tali risultati generalmente cessavano di esistere.
Quella di un’effettiva comprensione delle cacciatrici era una delle cose che avevano sempre incuriosito Magdalene. Se la sua vita fosse andata diversamente probabilmente quello sarebbe diventato il suo campo di ricerca. Avrebbe raggiunto gli annali del Concilio degli Osservatori tramite lo studio e la comprensione delle Cacciatrici, attraverso la detenzione della conoscenza, piuttosto che del potere.
Era stato quanto aveva voluto fare prima di essere tradita da Travers ed aver ucciso Lene.
Ma non era andata così.
E sapeva che oggi, al contrario di venti anni prima, condurre una ricerca del genere non l’avrebbe più soddisfatta.
Era cambiata tanto da essere irriconoscibile.
“Non per questo mi è andata peggio.”
Sogghignò tra sé.
-Naturalmente,-Replicò l’uomo alzandosi dalla sedia e congedandosi, afferrando che la loro conversazione era finita. –La ringrazio per il suo tempo, signora. Immagino sia molto impegnata ultimamente.
Marlin tornò indisturbata al suo lavoro non appena sentì il rumore della porta, dopo aver degnato Guillory solo di un vago gesto con la mano come saluto. In quelle ultime settimane il suo carico di lavoro, mai leggero, si era praticamente triplicato. Oltre a dover assolvere i compiti di dirigente, doveva fare le funzioni di Primo Osservatore.
Non era stati giorni facili quelli che erano seguiti alla loro presa del potere. La scoperta, il giorno successivo, del cadavere di Miller, ucciso e torturato da un vampiro, ed i corpi massacrati delle sue guardie, aveva gettato un’ombra su tutta la loro operazione. Le voci della macabra scoperta, fatta dalla squadra inviata a prendere in consegna il Primo Osservatore per metterlo sotto custodia, avevano fatto il giro del Concilio in meno di un attimo. Nessuno aveva avuto dubbi sui mandanti dell’esecuzione. E se Magdalene sapeva di non essere coinvolta in alcun modo con quanto successo, non poteva dire altrettanto di Quentin. La cosa non era piaciuta a nessuno, compresi i sostenitori di Travers e Marlin.
I sostenitori di Miller avevano cominciato a guardarli con odio e paura. Una combinazione pericolosa. Soprattutto se credevano che le loro uniche scelte sarebbero state combattere od essere massacrati.
Così, il tempo che Marlin aveva pensato di dover impiegare per battere definitivamente Miller ed essere riconosciuta assieme a Travers come legittimi facenti funzione, era stato invece necessario per contenere le reazioni di sdegno e protesta degli altri osservatori anziani e per cercare di mettere a tacere, in un modo o nell’altro Duville.
Marlin aveva passato l’intero giorno successivo a parlare con tutti i personaggi di una certa influenza. Prima di tutto aveva parlato con i due dirigenti sopravvissuti, prendendo accordi per l’immediato rimpatrio del terzo. Era stato più facile del previsto convincere Duville a presentare un fronte comune agli osservatori. L’uomo aveva accettato di sostenere Marlin dietro ingente compenso e rassicurazioni sulla solidità della propria posizione. Il supporto di Kroskj, appena rientrato dal suo “viaggio di affari”, era stato essenziale per calmare gli animi, da sempre benvoluto da tutti la sua sola presenza aveva evitato che molte situazioni diventassero esplosive.
Dopo l’intera giornata di trattative e rassicurazioni gli animi erano, se non tranquilli e rilassati, almeno calmi e prudenti. Ma non erano state solo le reazioni degli altri osservatori a preoccupare Marlin.
Così la questione Miller era stata chiusa, anche se non da lei, ed in una maniera che non le era affatto piaciuta. Non erano state di per sé le modalità dell’omicidio a turbarla, per quanto la riguardava, Travers o chi per lui avrebbe anche potuto squartarlo e la cosa non le avrebbe fatto né caldo né freddo. Marlin non poteva fare a meno di sospettare che fosse lui il mandante ed era stata la palese infrazione di Travers agli accordi presi non più di qualche ora prima riguardo la sorte del Primo Osservatore, che l’aveva seccata di più. Se la cosa gli creava così tanti problemi avrebbe potuto semplicemente dirglielo.
Avrebbero trovato un’intesa.
Invece, durante quell’incontro, Travers si era detto perfettamente d’accordo riguardo la sorte del Primo Osservatore, sulla necessità di sconfiggerlo “legalmente” piuttosto che eliminarlo brutalmente. Era una mossa necessaria per dare alle loro azioni un minimo di credibilità. Così Magdalene aveva creduto che anche Quentin avesse chiaro il fatto che la scomparsa violenta di Miller avrebbe aperto un’infinità di problemi.
A quanto pareva non era stato così.
Invece qualcuno, qualche vampiro, aveva convenientemente eliminato Miller proprio la sera della loro presa di potere.
“Stupido bastardo.”
Quella botta di genio aveva creato una vera marea di problemi. E quello che era accaduto fino ad allora non era stato che l’inizio: il lunedì era stato molto peggio del sabato.
Era mattina presto quando a Marlin venne notificata la morte, causata da un singolo colpo sparato alla nuca, di Althea Strelow, osservatrice anziana di orientamento conservatrice, con incarichi di ricerca.
Da quel momento le cose erano peggiorate in fretta, diventando ben presto incontrollabili a causa di un effetto domino apparentemente inarrestabile.
Seguirono altri morti, da entrambe le parti.
Esecuzioni con singoli colpi alla testa o morti crivellati di colpi, salve di proiettili contro auto e case, aggressioni personali e vandalismi contro proprietà e documenti.
Gruppi di estremisti l’uno contro l’altro, singoli osservatori che avevano conti in sospeso con altri, tutti si avvantaggiarono della cosa.
Alla fine della seconda settimana erano morti altri cinque osservatori anziani e quarantotto osservatori, la maggior parte dei quali in Inghilterra, sebbene alcuni omicidi furono notificati nelle sedi distaccate.
Era scoppiata una vera e propria faida.
Nel fuoco incrociato avevano perso la vita anche alcuni osservatori dichiaratamente neutrali.
I cinque dirigenti fecero quanto poterono per fermare le rappresaglie. Cominciarono immediate trattative con i più moderati tra gli osservatori anziani, di entrambi gli schieramenti, per poi passare mano a mano verso i più estremisti. Marlin ricordò a molti di loro che le dovevano del denaro e che lei avrebbe potuto chiederne la restituzione in qualsiasi momento, aggiungendo che poteva anche elargire loro altri prestiti, se certa della loro “solvibilità”.
Oltre al denaro, servì la fissazione di una data limite entro cui convocare l’assemblea plenaria, l’accordo sui nomi di alcuni dei candidati, che poi sarebbero diventati dirigenti, l’assegnazione del diritto di nomina di tre caposquadra degli operativi, perché si raggiungesse un accordo alla fine della seconda settimana.
Il tempestivo rientro di Jason, aveva aiutato il consolidamento dell’accordo. L’uomo, assieme alle sue squadre di operativi, si mise a disposizione assieme dei due facenti funzione, consolidandone ulteriormente il potere.
Da allora Marlin e Travers erano stati impegnati a raccogliere i pezzi ed a creare di nuovo una qualche unità tra gli osservatori.
Fu deciso di non perseguire gli autori materiali degli omicidi. Nessuno dei colpevoli fu trovato né cercato di identificare in alcun modo. Inchieste e tribunali non avrebbero aiutato nessuno ma avrebbero soltanto aumentato il cattivo sangue che già scorreva a fiumi nei corridoi del Concilio.
“Ora non rimane che rimettere assieme i cocci.”
Pensò tra sé Magdalene. Ma il presente non era tutto quello per cui stava lavorando, c’era anche il futuro. Marlin sapeva che doveva assolutamente trovare un modo per riuscire a battere Travers ed essere confermata nella carica di Prima Osservatrice. Dopo avrebbe pensato agli effetti a lunga scadenza che l’assassinio di Miller e la loro presa di potere avrebbero provocato.
Perché ci sarebbero stati. Sembrava che Travers non se ne rendesse conto, ma Marlin era certa che se non si fossero cambiate le regole la loro occupazione armata del Concilio non sarebbe stata che la prima di una lunga lista.
Una volta spianata una strada, altri l’avrebbero intrapresa.
Magdalene aveva già in mente i punti principali della sua riforma. I modi di implementarla e farla funzionare a lungo, erano ancora in fase di progettazione.
Per prima cosa si sarebbe dovuta perdere la tradizione della nomina da parte degli osservatori anziani dei caposquadra degli operativi. Avrebbe diminuito il potere militare a disposizione dei vari dirigenti ed osservatori che non controllavano direttamente le squadre.
Le posizioni di direttore dei progetti speciali e direttore delle finanze, i vecchi posti di Travers e Magdalene, sarebbero dovute essere divise tra almeno due persone, e con questi reparti anche il controllo di qualsiasi altro dipartimento essenziale sarebbe dovuto essere diviso tra più dirigenti.
Sarebbe stato più sicuro anche aumentare il numero dei dirigenti, sempre per diminuire il potere dei singoli.
Marlin sapeva che così com’era il Concilio non sarebbe durato ancora a lungo. La crisi era cominciata da tempo, i suoi primi segnali c’erano stati già negli anni cinquanta. Da allora la situazione non aveva fatto che peggiorare. Più che tradizioni a guida dell’organizzazione il corpo di regole era diventato una soffocante costrizione. Del resto erano il risultato di scelte fatte per rispondere di bisogni rinascimentali.
Nei prossimi anni si sarebbe dovuto mettere mano ai codici che regolavano il Concilio, altrimenti sarebbe stato veramente troppo tardi per salvare l’istituzione. Sinceramente Marlin dubitava che Travers avesse la lungimiranza necessaria ad un compito simile. Erano in pochi gli osservatori anziani veramente convinti che servisse una riforma.
La maggior parte di loro non vedeva neanche il problema. Figurarsi la soluzione.
Tornando a concentrasi sul primo, necessario passo per potere attuare tali riforme, l’acquisizione del posto di Primo Osservatore, Magdalene prese una lista da uno dei cassetti e cominciò a fare delle telefonate.
Seguirono un paio d’ore di intenso lavoro. E non tutte le notizie che ottenne le fecero piacere.
Aveva appena chiuso una telefonata con alcuni contatti che aveva nell’africa occidentale, quando fu interrotta da un leggero bussare alla porta. Avendo ricordato con certezza di non avere appuntamenti per quell’ora, assieme al mancato annuncio sull’identità del visitatore da parte della sua segretaria, non ci volle molto a Marlin dedurre che dall’altra parte potevano trovarsi solo due persone.
Quentin Travers o Aleksander Kroskj.
“E non c’è da discutere su quale compagnia preferisco.”
-Avanti.
L’uomo entrò e chiuse la porta dietro di sé.
“Ed ovviamente è l’altro.”
Pensò sarcastica mentre fissava Quentin in silenzio.
-Buongiorno cara collega.
La salutò Travers, entrando a grandi passi nel suo ufficio e fermandosi sul tappeto di fronte alla sua scrivania senza sedere sulle poltroncine. Quentin
-Buongiorno anche a te, Travers.
Replicò Magdalene altrettanto cortesemente ma non offrendogli di mettersi seduto neanche con un gesto. Lui non si sarebbe mai seduto in quelle sedie, permettendole di avere una posizione di potere. Lei non voleva in alcun modo invitarlo a fermarsi nel suo ufficio. Quentin sorrise, od almeno mostrò quella smorfia che faceva passare come tale negli ultimi due decenni. Non somigliava neanche lontanamente quello che Marlin aveva conosciuto in Norvegia.
-Immagino che anche tu sia molto impegnata. –Marlin annuì, aspettando pazientemente che fosse l’uomo ad aprire il discorso. In fondo era lui nel suo ufficio. Che almeno avesse un buon motivo per esserci. –E comunque ci è andata bene, se Miller fosse ancora tra noi… -Mentre parlava fece una piccola pausa e la fissò negli occhi, intensamente, come se stesse aspettando qualcosa. Magdalene gli restituì lo sguardo, nascondendo accuratamente le sue reazioni. Non aveva alcuna intenzione di discutere con lui riguardo quanto successo a Miller, né di fargli capire quanto la cosa l’avesse irritata. –…probabilmente la nostra stessa carica sarebbe in discussione.
Quentin fece un’altra pausa, un po’ più lunga, continuando a fissarla. Notando la completa assenza della minima reazione da parte della donna, continuò il proprio discorso.
-Così domani scade il termine entro il quale dobbiamo fornire una data per la prossima riunione plenaria. Volevo sapere se avevi già in mente un giorno o preferivi rimandare la discussione alla riunione del gabinetto di domattina.
“Così è qui per questo...”
Pensò Marlin.
“…sondare le acque.”
Scegliere un giorno od un altro non era particolarmente importante a meno che non si trattasse di una votazione sul filo del rasoio.
E quella lo era.
Lo sapevano entrambi.
Ed avere anche un solo piccolo vantaggio sull’altro, come avere un giorno in più di tempo per trovare un modo per far cambiare idea ad uno dei votanti o un giorno in meno per evitare che la cambiassero, poteva rivelarsi decisivo.
Marlin sorrise, un ampio e splendido sorriso, e non disse nulla per un paio di secondi. Adorava lasciarlo in attesa.
-Penso che te lo comunicherò domattina.
Travers annuì una volta. Non si era aspettato altra risposta, ma aveva voluto comunque tentare.
-Perfetto. Ti lascio al tuo lavoro allora. Ci vedremo domattina.
-A domattina.
Rispose Magdalene salutandolo con un cenno del capo.
Quentin rispose al saluto e si diresse verso la porta.
Una volta che l’ebbe raggiunta si fermò, la mano già sulla maniglia. Si girò per metà, tornado a guardarla negli occhi.
-Magdalene.
Marlin alzò lo sguardo dall’agenda che stava sfogliando, per fissare Travers, sorpresa dal fatto che si fosse fermato una volta avviato verso la porta. Un ripensamento era completamente fuori carattere, anche se di una così piccola portata. Era accaduto solo una manciata di volte in tutti gli anni che lo aveva conosciuto.
Lo aveva fatto anche venti anni prima, ricordò con chiarezza.
-Si?
Disse Magdalene dopo una breve pausa.
-So perfettamente quello che stai pensando ora. Che se soltanto avessi aspettato un altro giorno a venire a cercare il mio appoggio, ad agire, in questo momento tu saresti la legittima Prima Osservatrice invece di essere solamente una di due facenti funzione. –Marlin non lo interruppe. Era vero. Negli ultimi mesi era stata per ben due volte a meno di un passo dall’ottenere quello che desiderava da più di venti anni, ed entrambe le volte non lo aveva ottenuto. –So che la tregua tra noi non durerà ancora a lungo.
“Oh, qui sbagli Travers. La tregua è già terminata.”
Lui continuò a parlare, fissandola negli occhi per tutto il tempo, sembrava volesse comunicarle qualcosa, intimidirla forse. Lei ne sostenne con tranquillità lo sguardo. Non aveva mai avuto paura di lui. Quello mai.
“Ed oggi non è una buona giornata per cominciare ad esserne intimidita.”
-Il fatto è che io non voglio che ricominci una faida. Abbiamo perso due decenni così Magdalene. Sono stanco. –Marlin lo fissava attentamente, stupita dall’inaspettata piega che aveva preso la conversazione. Nei suoi occhi non riusciva a leggere nulla. Niente inganno né sincerità. Era una cosa strana, generalmente riusciva a capire se Travers stesse mentendo o fosse sincero. Non questa volta. –Non voglio più essere tuo nemico.
Le era impossibile capire se stesse dicendo la verità o se stesse facendo un tentativo di spiazzarla, di gettarle fumo negli occhi mentre lui si preparava alla presa del potere. Sembrava, od era, troppo bello per essere vero. La tentazione per eccellenza. Avere nuovamente quello che aveva perso venti anni prima.
“Quasi tutto almeno.”
Con un tempismo perfetto Quentin si rendeva conto di non voler più lottare, di volere trovare un accordo.
“Se parte la musica di sottofondo, saprò con certezza di essere in un film.”
Pensò sarcastica Magdalene.
Gli occhi di lui erano completamente indecifrabili, forse vuoti forse no, il tono di voce perfettamente impostato, senza traccia di emozioni, con appena un po’ di calore.
“Del resto se gli occhi sono lo specchio dell’anima ha solo senso che in quelli di Travers non si legga niente. Doveva accadere prima o poi. Ed è stato molto prima…”
Pensò sarcastica.
-Venti anni fa… -Quentin riprese a parlare dopo una pausa. –Venti anni fa... Forse non è stata la scelta migliore che potessi fare.
Un sopracciglio di Magdalene si alzò alle parole dell’uomo. La cosa più simile a delle scuse su quanto accaduto in Norvegia.
L’unica cosa che gli somigliasse vagamente in venti anni.
-Ma sono la stessa persona di cui ti sei innamorata. Non sono cambiato.
Concluse Travers uscendo dall’ufficio dopo averle gettato un ultimo, enigmatico, sguardo.
Marlin guardò la porta chiusa, un sorriso divertito sulle labbra.
“Ma io si, Quentin. Io non sono più la stessa…”






    
This message has been edited by Silea on Nov 19, 2006 11:54 PM


 
 Respond to this message   
Create your own forum at Network54
 Copyright © 1999-2009 Network54. All rights reserved.   Terms of Use   Privacy Statement  

DISCLAIMER: tutte le fanfic presenti su questo sito non sono scritte a scopo di lucro. I personaggi (come anche qualsiasi altro materiale citato in esse) facenti parte di prodotti editoriali/televisivi/cinematografici esistenti appartengono ai rispettivi proprietari, e vengono utilizzati senza alcun fine commerciale. Gli amministratori di questo forum non saranno responsabili in nessun caso dei contenuti delle fanfic pubblicate. Per eventuali comunicazioni potete scrivere a: Wave_Of_Mutilation_@hotmail.com