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1- Democrazia

January 25 2007 at 2:02 AM
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Response to Il Golem [Harry Potter]

 
IL GOLEM

1 - Democrazia



The virginal brides file past his tomb
Strewn with time’s dead flowers
Bereft in deathly bloom
Alone in a darkened room
The Count



Bauhaus, Bela Lugosi is dead



Non poteva essere che Bellatrix a trovarlo. Lei, la prima ad entrare in agitazione quando il Signore Oscuro stava tardando alla riunione nella sala principale del piccolo castello in cui si nascondono.

Di fronte allo spettacolo del cadavere di Voldemort, Bellatrix aveva avuto una crisi di panico che ancora deve finire. Narcissa, che le porge i sali con l’efficienza e il distacco di un’infermiera professionista, considera tra sé e sé che anche quando erano piccole e Bellatrix si emozionava troppo, le venivano delle crisi d’asma. Pareva l’avesse superato del tutto col sopraggiungere della pubertà, ma a quanto pare lo shock è stato davvero troppo.

Il fuoco crepita nel caminetto, e per un po’ è l’unico suono, insieme ai rantoli via via più sommessi di Bellatrix, che si oda nella sala. Tutti i presenti sono ammutoliti, assorti. Il loro capo, il loro leader carismatico, è al piano di sotto, morto. Non possono semplicemente chiudere bottega e tornarsene a casa. Sarebbero finiti a loro volta, nessuno escluso.

Narcissa guarda verso il camino. Lì, su una poltrona, siede spaesato suo figlio. E’ appena entrato in questo gioco e già il castello di carte sta crollando, le sue nuove certezze spazzate via. Dietro di lui, a malapena visibile nell’ombra, sta Severus Piton. Nel buio, Narcissa non riesce a capire se lui la stia guardando, ma gli rivolge ugualmente un tenue sorriso. Le dà sicurezza che lui sia qui, e che sia vicino a Draco. Anche se forse, lì dentro, lei è la meno sconvolta di tutti. Certo, ora ogni cosa è dieci volte più complicata, ma non si sente poi malissimo. Non ha mai provato per Voldemort quella sorta di rapimento mistico che aveva Bellatrix, né tantomeno un eccessivo timore reverenziale. E i fatti le hanno appena dato ragione. Nemmeno lui era onnipotente ed eterno.

"Forse sarebbe il caso di ricomporre il corpo" dice con voce sommessa ma chiara "Codaliscia, vuoi pensarci tu?"

Peter Minus si agita poco lontano da lei.

"Credo che avrò bisogno d’aiuto. Il giovane Draco…"

"Non verrà" completa la frase Narcissa. Peter non protesta. La conosce da poco, ma il suo innato istinto di sopravvivenza gli suggerisce di non contrariare l’ultima delle sorelle Black. I suoi occhi di roditore guizzano da un lato all’altro della stanza. Greyback è sprofondato in un sofà consunto, e non è il caso di muoverlo da lì; lo sguardo di Piton, invece, ha qualcosa di terrificante quando lo incrocia. Peter non può fare a meno di chiedersi che ne sarebbe stato di James e gli altri – lui incluso – se invece dell’adolescente gracile e complessato degli anni della scuola si fossero trovati davanti il Piton di adesso. Quello che ha ucciso Silente.

Alla fine, è Amycus ad alzarsi e andare con lui. E nonostante si appresti ad andare a spostare un cadavere, Peter si scopre stranamente sollevato dal dover lasciare la stanza.

****

Secondo la tradizione, la veglia funebre dura tre giorni e tre notti. Com’era lecito aspettarsi, Bellatrix è quella che passa più tempo nella camera ardente. Meno ovvia è la presenza assidua di Codaliscia, giacché nei confronti di Voldemort manifestava una paura che sconfinava nella repulsione. E invece eccolo là, come preso da una sindrome di Stoccolma postuma, di fronte al piano di nuda pietra su cui giace la carcassa di qualcosa che una volta si chiamava Tom Riddle. Era leggerissimo, quando lui e Amycus l’avevano sollevato, e la scomparsa dell’ultimo barlume di vita l’aveva reso stranamente legnoso al tatto. Per il resto, ancora non dà segni di deperimento – forse è il freddo, forse è, ancora una volta, la sua costituzione mutata.

Qualche stanza più in là, invece, si svolge un’altra veglia: nessuno potrebbe dormire nemmeno volendo. Sanno che non riceveranno aiuto dall’esterno. Sono loro, i latitanti; sono loro quelli che hanno guidato l’assalto ad Hogwarts mesi prima. Nessuno vorrà esporsi per loro. Le uniche persone che avrebbero potuto essere di qualche aiuto sono ancora in qualche segreta ad Azkaban: Lucius Malfoy, Walden Macnair, Rodolphus Lestrange e gli altri. L’unica ad essere apparsa lì di sua spontanea volontà è Pansy Parkinson, scappata di casa sulle ali della sua incoscienza di adolescente e dell’adorazione che nutre per Draco Malfoy. Lui sembra vederla a malapena, ora. E’ spaventato a morte, e i discorsi disfattisti attorno a lui non aiutano. Non riesce nemmeno a trarre conforto dalla calma olimpica di sua madre, né tantomeno dalla presenza di Severus Piton, che pure gli ha salvato la vita. Ma è stato proprio quello a fargli cambiare prospettiva sul suo ex professore. Prima lo considerava una sorta di parente povero, talvolta un cane da guardia messo lì dai suoi genitori per proteggerlo e insieme sorvegliarlo: alla fine addirittura come un rivale, in una battaglia meschina per un pezzetto di gloria. E invece si era rivelato un uomo d’azione migliore di molti di loro; e aveva dimostrato di saper andare fino in fondo.

Draco si arrabatta con questi pensieri, quando sua zia entra nella stanza. Sembra ancora più pallida e sottile del solito.

"Le tre notti sono finite" si limita ad annunciare "entro stasera al tramonto dovremo fare qualcosa del corpo, e pronunciare un’orazione funebre."

Bellatrix gira i tacchi e fa per uscire di nuovo, mentre dall’angolo opposto della stanza arriva una ben nota voce profonda.

"Io propongo di imbalsamarlo."

Tutti si voltano verso Piton. Amycus obietta:

"La tradizione vorrebbe che lo cremassimo." Piton piega la testa da un lato, guarda Amycus e poi tutti gli altri, e dice:

"Cremarlo? A che pro?"

"Beh, per una questione igienica, e per evitare che qualcuno uso il corpo per scopi magici."

"Appunto" dice Piton in un soffio "Io dico: il Signore Oscuro può continuare a vivere, se lo vogliamo."

A Bellatrix si strozza in gola una risata incredula.

"Ma cosa vai vaneggiando, Piton? La magia non è ancora in grado di riportare qualcuno dalla morte. L’unico che ci è andato vicino è il Signore Oscuro."

"Ed è evidente che non è bastato" dice Greyback dal divano ormai impregnato del suo odore.

"Un ottimo ragionamento" dice Piton alzandosi in piedi "solo noi sappiamo cos’è successo. Per il resto del mondo, lui è ancora vivo e vegeto, e pericoloso. Sfruttiamo questo a nostro vantaggio. Usiamo la paura che il Signore Oscuro ha disseminato nel mondo magico. Mostriamo nuovamente il suo volto."

"Continuo a non capire" dice Bellatrix a denti stretti. Piton sorride impercettibilmente quando dice:

"Ne voglio fare un golem."

L’attenzione nella stanza è alle stelle. Dopo essere stata sconvolta per più di quarantotto ore, Bellatrix sembra aver riacquisito lucidità.

"Prego?" dice, tagliente. "Un golem? Un burattino? Ti rendi conto del sacrilegio…"

"Se vuoi andare al macello, fa’ pure" sbuffa Piton "siamo soli, Bellatrix. Se uno di noi mettesse il naso fuori di qui sarebbe deportato ad Azkaban all’istante. Scrimgeour usa il pugno d’acciaio senza nemmeno la buona grazia di indossare il guanto di velluto."

"E’ comunque folle" dice Amycus "è pressoché impossibile fare un golem dal cadavere di un mago. Il massimo cui puoi aspirare è un Inferius, ma è tutto un altro paio di maniche."

Piton curva un po' di più le labbra verso l’alto.

"Perdona la presunzione, ma credo di farcela."

"E se invece" dice Bellatrix andando verso di lui e levando un dito accusatore "e se invece tu avessi pianificato tutto? Se avessi manomesso la pozione del Signore Oscuro? I tuoi veri colori sono sempre stati un mistero per me, Piton…"

Insospettabilmente, è Greyback a dire, con uno sbuffo esasperato:

"Che cazzo, donna. Il tipo ha ucciso Albus Silente, l’ho visto io con i miei occhi. Secondo te da che parte sta?"

"Se davvero avessi voluto uccidere il Signore Oscuro" dice Piton seccamente "mi sarei limitato ad entrare nelle sue stanze, guardarlo morire avvelenato, eseguire l’incantesimo del golem e muoverlo come un burattino senza che voi sapeste niente. Non avrei certo fatto una proposta pubblica come adesso."

Bellatrix stringe le labbra mentre fulmina Piton con lo sguardo. Non si sono mai piaciuti.

"Io sono d’accordo con Severus" dice quietamente Narcissa "così come stanno le cose, è solo questione di tempo prima di finire ad Azkaban. Francamente, non è questo il modo in cui pensavo di ricongiungermi a mio marito. E tu, Bellatrix" dice rivolgendosi alla sorella "non ci tieni a riavere Rodolphus? Col piano di Severus, c’è qualche possibilità di farli evadere come era nostra intenzione. Senza… nessuna."

"Va bene " dice Bellatrix alzando le mani in segno di resa "va bene. Ma io dico… mettiamolo a i voti. Chi è d’accordo con me nel non profanare la salma del Signore Oscuro, alzi la mano."

Qualche timido voto dalle retrovie. Anche Draco, incerto, alza la mano.

"Chi invece vuole appoggiare il piano tanto cinico quanto fantascientifico di Piton, alzi la mano adesso" continua Bellatrix, incrociando le braccia. Ovviamente è sua sorella ad alzare la mano, seguita a ruota da Greyback, poi da Codaliscia, poi, insospettabilmente, da Alecto: un piccolo colpo basso per Bellatrix, poiché Alecto era sempre stata invasata quasi quanto lei. E’ come una reazione a catena. La sala si riempie di mani alzate con più o meno convinzione: maggioranza assoluta.

"Bene" dice Piton senza degnare Bellatrix di uno sguardo "ora che abbiamo votato, direi che non c’è tempo da perdere. Lasceremo che trascorra l’ultima giornata di veglia, poi al tramonto imbalsamerò il corpo e creerò il golem."

"Severus" dice Narcissa "Draco può aiutarti con l’imbalsamazione?"

"E’ naturale" dice Piton, e Draco guarda la madre, scandalizzato.

"Mamma… io non intendo…"

"Tu aiuterai Severus" dice Narcissa in un tono solo apparentemente poco minaccioso, ma che ugualmente chiude la bocca a Draco.

Senza aspettare altro, Piton lascia la stanza. Bellatrix invece trova una sedia libera su cui accasciarsi, e non parla.

****

Nella camera ardente, Draco osserva con malcelata repulsione Piton che svuota Voldemort degli organi interni come se fosse un animale macellato. Ad uno ad uno, li sostituisce con piccoli simulacri di pietra che teneva in uno scrigno grezzo e antico. Draco è costretto a reggere il secchio della spazzatura; o meglio, un catino in cui Piton getta le interiora, che sono irriconoscibili, necrotiche, fortunatamente quasi inodori. Tra di esse ci sono anche due testicoli vestigiali, ancorati alla base del bacino: Voldemort era rinato asessuato, come un manichino, il che forse ha turbato Draco più che vedere Piton liquefargli il cervello con un incantesimo e poi farglielo colare fuori dal naso.

E poi deve aiutarlo a riempire il torso del Signore Oscuro con l'ovatta strappata da un cuscino, e pietrificare gli occhi perché non collassino nelle orbite. Poi Piton chiude tutto con un colpo di bacchetta e lo congeda.

"Ma allora l'incantesimo del golem è finito?", chiede Draco.

"No, è finito l'aiuto che mi puoi dare. Ora è tardi, vai a dormire."

Draco fa un passo verso la porta, poi ci ripensa e si volta di scatto.

"Non mi dare ordini! Anche se L'Oscuro Signore è morto, non vuol dire che tu sia il capo!"

"E chi sarebbe il capo? Tu?" lo redarguisce il suo ex professore. "Smettila di frignare e vai a letto, magari con Parkinson, così ti distrai."

"Non capisco come mai mia madre si fidi tanto di te" dice Draco a denti stretti. Piton lo scruta per qualche attimo da sopra il tavolo operatorio.

"Chiedilo a lei", dice.

"Oh, lo farò, contaci" dice Draco, e se ne va.

****

Nel salone Draco non trova nessuno; immagina che siano tutti già a letto, data l'ora. Solo quando sta per uscire nota, con la coda dell'occhio, Bellatrix in un angolo oscuro.

"Zia?" chiede, esitante. Non è mai riuscito ad entrare davvero in confidenza con lei, e non solo per i rari racconti, per lo più venati di astio, che gli faceva sua madre. Forse è per gli occhi, dalle palpebre un po' gonfie e carnose come quelle di Narcissa, ma ben più penetranti, grigi come la pietra e spesso altrettanto duri. Come in questo momento, in cui Bellatrix alza lo sguardo sul nipote.

"Avete finito?" chiede bruscamente.

"Solo io", risponde Draco. Non vorrebbe sentirsi in soggezione, ma è così.

"Lo sai che ciò che hai fatto è una cosa sbagliata e sporca, vero? Non avresti dovuto aiutare il mezzosangue Piton nel suo sacrilegio."

"Abbiamo votato, zia. E' meglio così per tutti" dice Draco. Lo crede veramente, ora. Per quanto lo infastidisca l'autorità acquisita da Piton, sa che ha ragione: se c'è uno spiraglio per salvarsi, è quello. E poi Bellatrix non aveva obiettato quando Greyback era entrato nel gruppo, a proposito di cose sbagliate e sporche. Il vecchio lupo mannaro gli incute un timore nemmeno tanto irrazionale - non gli piace come guarda lui e Pansy.

Bellatrix fa una risata aspra.

"Non mi dire che proprio tu credi nella democrazia, tesoro."

****

L'alba filtra appena nella cripta che era stata di Voldemort e che ora ospita il suo cadavere. Tutti gli abitanti del maniero, nelle loro cappe nere, sono attorno all'altare di pietra, su cui la pelle di Voldemort risalta più bianca che mai. Dal lato della testa c'è Piton a presiedere il rito finale. Pronuncia parole arcane, in una lingua sconosciuta, mentre asperge il cadavere con un olio odoroso. Poi, col pollice della mano sinistra bagnato con lo stesso olio dell'aspersione, traccia dei segni sulla fronte di Voldemort, pronunciando la formula definitiva.

Voldemort apre gli occhi.

Sono in molti quelli a fare un passo indietro, Draco incluso, che pure si aspettava qualcosa del genere. Piton non riesce a celare la soddisfazione per l'esperimento riuscito.

"Non temete", dice "è solo un automa, ormai. E io ti ordino, golem, di alzarti."

Lo sconcerto non si placa quando il redivivo Voldemort, che veste una tunica nera uguale a quella degli astanti, solleva il busto e si mette a sedere come tirato da fili immaginari.

"Ora ti ordino di parlare con la mia voce" continua Piton, e aggiunge qualcosa che suona come "elech ussath."

"Come vedete, l'illusione è perfetta" dice Voldemort in coro con Piton "e lo sarà tanto più io sarò lontano da lui."

"Quindi solo tu potrai manovrarlo" si leva la voce scettica di Bellatrix.

"Sì" replica Piton-Voldemort "e voi tutti lo sapete benissimo. Non sto truffando nessuno. Non qua dentro."

"Questa voce sdoppiata" dice Bellatrix "è orrenda."

"E' vero. Ussath-el. Silenzio" dice Piton, e Voldemort torna muto. "Sdraiati." Fa un altro segno sulla fronte del golem e quello chiude di nuovo gli occhi.

"Come vedete, funziona" dice Piton guardando la sua ristretta ed attentissima platea "ora bisogna decidere come usarlo."

"Ma un golem... ha poteri magici?" chiede Pansy Parkinson. Tutti si voltano a guardarla, e lei continua, esitante: "Cioè, c'erano cose che solo l'Oscuro Signore era in grado di fare..."

Ora tutti guardano Piton, ma lui non tradisce insicurezza.

"Naturalmente. Un golem è un'entità semplice, ma questo ci interessa fino ad un certo punto. Sappiamo tutti come la mera presenza dell'Oscuro Signore fosse già abbastanza..."

"Taglia corto, Piton, è chiaro che tu hai già in mente un piano preciso" ringhia Greyback, e sullo sfondo, sommessa ma chiara, si sente Bellatrix che mormora "come tutti i cospiratori." Ma ancora, Piton regge il palco, come un attore consumato davanti ad un pubblico scettico.

"La mia idea era di convocare le nostre cellule dormienti in maniera ufficiosa, una di quelle riunioni tra noi accoliti. Questo perché ovviamente non siamo in grado di comunicare tramite il Marchio come faceva l'Oscuro Signore. A questa riunione, però faremo apparire di sorpresa il golem, e tramite lui daremo l'ordine definitivo per la missione ad Azkaban. Da alcuni mesi Narcissa sta arricchendo un paio di funzionari del carcere: è venuto il momento di andare a battere cassa. Dovrebbero garantirci un cambio della guardia opportunamente lungo. Andremo a liberare i prigionieri e ci porteremo dietro il golem, che insieme servirà da deterrente e parafulmine, se le cose dovessero mettersi male."

"Ma il Marchio, appunto" dice il Mangiamorte biondo chiamato Ben Yaxley "il Marchio sta cominciando a svanire. Se ne accorgeranno anche loro, no?"

"Avrei pensato anche a questo, se vi va di sostenere un ulteriore azzardo" spiega Piton in tono pratico "se qualcuno lo farà notare, diremo, fingendo che si tratta di un'informazione confidenziale, che il Signore Oscuro è malato, e che proprio per questo dobbiamo sbrigarci ad andare a liberare gli altri, per fare barriera attorno a lui e sistemare le cose appena possibile. Ma sinceramente, credo che qualunque dubbio sarà fugato dal vederlo in carne ed ossa: la gente, al giorno d'oggi, crede soprattutto a quello che vede. Anche perché, che io sappia, nessuno è mai riuscito prima in questo esperimento."

"Puoi anche compiacertene meno", borbotta Bellatrix. Piton sembra aver adottato la politica dell'indifferenza nei suoi confronti.

"E poi?"

Stavolta la domanda è di Draco. Ha parlato d'impulso. Un tempo un simile piano l'avrebbe esaltato e riempito di fantasie guerresche. Ora vuole garanzie.

Piton lo guarda fisso mentre risponde:

"Poi ce ne andremo."

Nella sala serpeggia un mormorio sconcertato. Lui aspetta che torni il silenzio. Solo Narcissa ha sempre taciuto, guardandolo fisso negli occhi.

"Non per essere immodesto" dice il maestro di pozioni "ma è un golem ineccepibile. Però è chiaro che non può sostituire in tutto e per tutto l'Oscuro Signore. E' una carta fortunata che possiamo giocarci una volta sola. Perciò io dico: salviamo il salvabile, portando a segno l'operazione ad Azkaban. Chi di noi ha parenti e amici là dentro, potrà ricongiungersi a loro. E sarà un'eccellente dimostrazione di forza. Facciamo in modo che il Signore Oscuro proclami di voler lanciare presto un altro attacco al cuore delle istituzioni. Mentre tutti si affanneranno per correre ai ripari, preparandosi a ricevere un attacco magari al Ministero, noi saremo espatriati."

"Ah! L'hai pensata tutta con la tua testaccia unta?" dice aspra Bellatrix "Una vita da latitanti, ecco cosa ci stai offrendo."

"Stiamo già facendo una vita da latitanti, se non te ne sei accorta!" sbotta Yaxley "Io preferisco vivere libero in un paese straniero e rifarmi una vita, piuttosto che rimanere qui dentro fino alla fine dei miei giorni, col terrore che gli Auror mi vengano a prendere! Allora, tanto vale andare ad Azkaban! Severus" dice rivolgendosi a Piton "se non ti dispiace, posso occuparmi io della riunione con i dormienti."

"Eccellente" dice Piton, senza guardare Bellatrix "siamo tutti d'accordo?"

Brusio d'approvazione, ostinato mutismo di Bellatrix.

Quando la gente comincia ad uscire dalla stanza, Narcissa le si avvicina e le dice:

"Smettila. Stai solo creando problemi."


 
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