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2- Possibilità

January 25 2007 at 2:03 AM
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Response to Il Golem [Harry Potter]

 
IL GOLEM

2 - Possibilità



Bela Lugosi's dead

Undead

Undead

Undead



Bauhaus, Bela Lugosi's dead



"E' impressionante. Sembra proprio vero" dice Draco, guardando giù verso il cortile interno dove si sono riuniti i Mangiamorte dormienti ed è appena apparso il finto Voldemort. Forse Piton è ad una finestra esattamente come lui, a muovere dall'alto i fili del suo fantoccio.

Narcissa si avvicina al figlio, gli accarezza i capelli, biondi e setosi come i suoi, più che come quelli di Lucius. Draco la lascia fare. Se fossero in pubblico non le permetterebbe simili sdolcinatezze, ma in realtà, scopre, talvolta ha ancora bisogno delle coccole della mamma. Lucius non ha mai espresso il suo affetto per lui in maniera fisica, non l'ha mai abbracciato o giocato a fare la lotta con lui. Ricorda invece con chiarezza quando era molto piccolo e Narcissa gli faceva il bagno, entrando con lui nella vasca e poi infilandogli un piccolo accappatoio morbido quando usciva. Il profumo del bagnetto restava attaccato a tutti e due e questo a Draco piaceva molto. Oppure la mattina, quando Lucius era uscito per andare al lavoro o al club, Draco percorreva a piedi nudi il tratto di corridoio che divideva la sua camera da quella dei genitori e si infilava nel lettone. Lì poteva passare anche un'ora a raccontare a Narcissa i sogni della notte e le fantasticherie del giorno. E c'era stato un periodo, più o meno quando lui aveva sei anni, in cui suo padre non c'era quasi mai e sua madre pareva triste. Una volta le stava raccontando di un sogno in cui lei era una principessa in pericolo chiusa in una torre da un re cattivo, e lui era il cavaliere che andava a salvarla in groppa ad un drago. E mentre glielo raccontava, Narcissa aveva cominciato a piangere, in maniera silenziosa ma irrefrenabile. Draco credeva che solo i bambini piangessero, non aveva mai visto un adulto farlo. Poi però suo padre aveva cominciato a stare più spesso a casa, e Narcissa non era più sembrata triste, e Draco non l'aveva più vista piangere davanti a lui. Almeno fino alla notizia dell'incarcerazione di Lucius.

Ora, insieme, seguono la scena nel cortile. C'è uno dei funzionari di Azkaban tra i convocati, nota Narcissa con soddisfazione.

"Ho dato a quel tizio abbastanza soldi da poterne costruire un'altra, di prigione" dice la donna "speriamo che adesso non me lo spaventino troppo, non voglio che tanta generosità si riveli vana."

"Papà avrebbe fatto lo stesso", dice Draco. Narcissa annuisce.

"Quasi tutte le porte si possono aprire con una chiave d'oro. E quei pochi che sono insensibili all'oro, spesso sono sensibili al sesso. O al ricatto. Certo è ben triste, generazioni fa il semplice fatto di essere una Black avrebbe reso ogni mia parola un ordine. Ormai siamo una specie estinta.

"Ci sono sempre io."

"Tu sei un Malfoy, caro, ed è già una bella responsabilità. Dovremo partire da zero una volta fuori dall'Inghilterra: tu sei il futuro di questa famiglia."

"Ma perché non emigriamo in Francia? Sia tu che papà avete parenti laggiù. C'è la nonna..."

"Sarebbe una mossa troppo ovvia" scuote la testa Narcissa "e la Francia è troppo vicina. Le forze di polizia possono collaborare tra loro... no, è meglio mettere più chilometri possibile tra noi e Scrimgeour."

"Ma perché proprio il Giappone?" chiede Draco, poco convinto "La lingua è incomprensibile... perché non, a parità di distanza, la Nuova Zelanda?"

"In Giappone vive la famiglia Tokugawa" spiega Narcissa andandosi a sedere su una delle vecchie, scomode sedie con lo schienale altissimo "sono amici dei Black da più di un secolo e soprattutto sono in debito con mio padre e con mio zio. Ci proteggeranno, per loro sarebbe molto disonorevole non aiutarci." Sorride. "Vedrai. Ci sono stata quando avevo dieci anni. La cittadella magica in cui vivono i Tokugawa sorge su una montagna, in mezzo al verde. D'estate le cicale non smettono di cantare, è bellissimo."

"Porteremo anche Pansy?"

La domanda arriva inattesa per Narcissa. Cambia posizione sulla sedia.

"Se volesse, Pansy potrebbe anche non emigrare" dice lentamente la donna "è vero che ha preso il Marchio, ma non ha mai realmente partecipato... Anche l'inquisitore più accanito capirebbe che l'ha fatto per amor tuo, non certo per il Signore Oscuro."

"Lei non ha intenzione di tornare a casa", dice Draco, sferzante, voltandosi verso di lei "non è che sei tu a pensare di combinarmi un qualche matrimonio in Giappone, eh? Mentre scommetto che Piton verrà con noi..."

Narcissa guarda Draco a bocca aperta, presa in contropiede da questa ribellione così violenta.

"Cosa c'entra Severus adesso?" dice, le sopracciglia aggrottate. Draco allarga le braccia, esasperato.

"Io voglio papà" sbotta "ne ho le palle di piene di avere Piton alle calcagna, di dovermi sentir dire da lui cosa devo o non devo fare... Da quel mezzosangue!"

Narcissa stringe le labbra.

"Sei un ingrato. Io e Lucius lo conosciamo dai tempi della scuola, ed è sempre stato un amico fedele per la nostra famiglia, una virtù rara di questi tempi."

"Fedele come un cane. Dovrei rispettarlo per questo?"

Con una rapidità inaspettata, Narcissa è di nuovo in piedi, di fronte a Draco, e gli molla un ceffone sulla guancia pallida. E' più orgoglio ferito che dolore a far spalancare gli occhi a Draco: sua madre non l'ha mai, mai picchiato.

"Quell'uomo ti ha salvato la vita, vuoi capirlo o no?" dice Narcissa, furibonda. "Se non sei in grado di riconoscere i veri amici, tutto ciò che avrai ottenuto sarà poca cosa, perché non sarai in grado di mantenerla. E ora, perdonami" dice rassettandosi la veste nera "ma vado a parlare con qualche adulto."

****

"Sono un adulto, non un pacco postale" ringhia Draco buttando altri legnetti nel camino "mia madre pensa di usarmi come merce di scambio per pagare la pensione dai Tokugawa, magari appioppandomi una giapponese con le gambe storte."

"Gambe storte? Su, Draco, non puoi saperlo" dice Pansy dal divano, ridendo.

"Certo che è così. Le giapponesi hanno le ginocchia montate al contrario." Draco torna a sedersi accanto a lei. "Naturalmente, se tu venissi le cose sarebbero diverse."

"E' ovvio che verrò" sorride Pansy. Draco si liscia i pantaloni, fissandosi le ginocchia.

"Lo so. Ma questo significa che dovrai partire da qui il giorno prima dell'evasione. Le ultime decisioni sono che ci disperderemo subito dopo aver fatto evacuare i prigionieri, senza più tornare qui. Abbiamo un cottage sulla costa sud, che non è registrato al catasto. Lo usava il prozio Faustus per portarci i suoi amanti, dopo ti scrivo l'indirizzo. Dovrebbe essere un luogo sicuro. Se non lo è, torna qui immediatamente, chiaro?"

Pansy annuisce, un po' sconcertata dal tono grave di Draco. Si chiede se non dipenda da lei. Forse non si rende semplicemente conto dell'enormità della situazione.

"Da lì ripartiremo tutti insieme" continua lui "via mare, con altre identità. Piton sta preparando Polisucco e antidoto per Veritaserum per tutti, almeno per passare i posti di blocco... e poi, con un po' di pazienza, arriveremo in Giappone."

"E se non vi vedessi arrivare?"

Draco sbatte le palpebre.

"Al cottage, intendo", aggiunge Pansy.

"Non so che dirti."


****

Piton sfoglia una Gazzetta del Profeta vecchia di tre giorni. Il giornale arriva per vie lunghe e tortuose, onde evitare che i gufi siano intercettati. D'altro canto, è vitale che al castello si tengano informati su quanto succede fuori.

Nota con piacere che la polizia brancola nel buio. Nessuno ha idea di dove siano i latitanti né di cosa sia realmente successo. Hogwarts, senza Silente, è rimasta chiusa. E comunque vadano le cose, pensa Piton, è molto improbabile che veda ancora quel luogo. Di sicuro non ci tiene.

"Ci sono novità?" chiede pigramente Narcissa Malfoy dal letto alle sue spalle. Piton fa una smorfia.

"Il solito."

"Nessuna nuova, buone nuove. Torna al calduccio, odio come ti alzi dal letto subito dopo aver finito" dice la donna incrociando le braccia dietro la testa. Le coperte scivolano sul suo busto, rivelando seni lattei e perfetti.

Piton si alza, va verso il tavolo da toilette su cui ha appoggiato il tabacco. Allo specchio, ha un'inquadratura brutale della propria nudità, riflessa dal mento al pube. Arrotola una sigaretta continuando a dare le spalle a Narcissa. Allora lei aggiunge:

"Pensi che verrai in Giappone con noi?"

Piton scrolla le spalle.

"Forse sarà meglio disperdersi. Almeno per i primi tempi."

Narcissa inclina la testa di lato.

"Pensi che saresti in imbarazzo di fronte a Lucius? Per essere stato a letto con me?"

"Non ci sarei venuto, se avessi pensato che questo potesse cambiare qualcosa tra me e Lucius. Non so dire tra te e Lucius."

Ha acceso la sigaretta e si è voltato a guardarla. Narcissa non mostra emozioni particolari.

"Diciamo che sono in credito con Lucius" dice "e che ciò che non sa non può danneggiarlo."

"E' quello che penso anch'io", dice Piton. Narcissa sapeva, nel momento in cui era tornata a Spinner's End senza Bellatrix, che sarebbe andata così. Severus era un suo vecchio, caro amico; e così come la loro amicizia era nata sotto forma di una strana, riluttante alleanza, la loro recente relazione nasceva più da una sorta di mutuo soccorso che dalla passione. Qualunque fosse la natura del sentimento che li legava, era qualcosa di quieto e sicuro. Altri uomini, pensa Narcissa, nella stessa situazione avrebbero dunque montato una pantomima ipocrita di dubbi e complimenti: sei come una sorella per me, sei la moglie del mio migliore amico, rovineremmo tutto.

Severus Piton non aveva obiettato, invece. Forse, ipotizza Narcissa, anche lui si sentiva in credito con Lucius, per tutte le cose belle che aveva avuto dalla vita. Severus Piton si sente in credito con il mondo intero.

Si erano visti solo un paio di volte durante l'estate, in realtà, e poi era cominciata la scuola. Quando però Narcissa aveva raggiunto Draco dopo i fatti dell'assalto a Hogwarts, la convivenza aveva reso tutto più facile e ovvio. Le loro camere erano casualmente vicine.

Narcissa guarda verso il soffitto. Sospira.

"Mi piacerebbe che tu venissi in Giappone. Sono ancora convinta che starti vicino faccia bene a Draco..."

"Draco mi disprezza" dice Piton con noncuranza, dando colpetti alla sigaretta per liberarla dalla cenere.

"Una reazione al fatto che sente la mancanza di Lucius. Ti vede come una sorta di usurpatore." Piton fa un ghigno storto.

"Comprensibile, dato che dormo con sua madre."

"Attento, Severus. Se arrivasse a sospettarlo, potrebbe davvero uccidere... le sue priorità sono ancora un tantino sballate. Seriamente: tu sei un mago di alto livello, e colto, e partendo da poco o nulla sei arrivato a manovrare il Signore Oscuro..."

"Il suo cadavere, vorrai dire."

"Alla fine della fiera, è lo stesso. Ci sono troppe cose che Draco dà per scontate, non ne conosce il valore, mentre l'orgoglio di essere un Malfoy dovrebbe venire proprio da quello... dalla consapevolezza."

"Allora è per questo che vieni con me" sogghigna Piton "la leonessa che cerca i maschi migliori per allevare i cuccioli. E io che credevo ti piacesse scopare con me. A chi ti rivolgi per quello? Yaxley?"

Narcissa ride, cristallina.

"Le leonesse allevano i cuccioli da sole, non lo sai? E comunque è mia sorella Andromeda ad avere un debole per gli energumeni, non io. Se invece di seguire l'impulso a dispiacere la sua famiglia avesse seguito quello a compiacere se stessa e il suo basso ventre, avrebbe sposato Walden Macnair e tutti sarebbero stati felici e contenti, inclusa lei."

"A sentire Ninfadora Tonks, la loro famiglia funziona abbastanza bene."

"Oh, ma Andromeda ha sempre avuto tanta autodisciplina. Imparò a scrivere un anno in anticipo, se è per questo, solo per far rabbia a Bellatrix che stava cominciando allora. Non escludo che si sia allenata anche ad innamorarsi di quel nato babbano, per quanto magrolino e poco aggressivo."

Piton ridacchia a sua volta. Gli è sempre piaciuto sentire Narcissa parlare della sua famiglia: essere fedele al casato non le impedisce di sfoderare un certo umorismo caustico al riguardo. I Black sono sempre stati creature a sangue caldo, persino lei, con i suoi colori quasi albini. E ora Narcissa sguscia fuori dalle coperte e gattona attraverso il letto, trovandosi a pochi centimetri da Piton che sta finendo la sigaretta.

"Comunque, per mettere le cose in chiaro: tu sei sempre stato la mia prima ed unica scelta, Severus. Io non ce la farei ad andare con un uomo che non stimo, che non ammiro." Dischiude le labbra carnose in un sorriso che è insieme gentile e seduttivo. "Non mi butto mica via."

Narcissa, in ginocchio sul materasso, attira Piton a sé non appena lui schiaccia il mozzicone nel posacenere. Si baciano. Lui le accarezza le spalle e le braccia mentre lo fa - gli piace la pelle di Narcissa, così morbida e liscia. E' sensibile a questo tipo di cose, lei lo sa. Gli si preme addosso, guardandolo da sotto in su mentre sfiora con le labbra la sua spalla sinistra, la sporgenza ossuta della clavicola. Lo aveva persuaso con le lacrime quando gli aveva chiesto il Voto per Draco, ora usa i baci e la voce, in questo caso simile ad un miagolio sommesso, languido.

"Allora, ci accompagnerai in Giappone? Sarebbe troppo crudele separarsi così bruscamente..."

Lui le tiene le mani sulla vita, ora. Con un dito traccia pigramente il contorno delle fossette che ha sopra le natiche. Si avvicina ancora di più, le ginocchia premute contro la sponda di legno istoriato del letto.

"Attenta" dice quietamente "stai tentando di creare un legame che non volevamo ci fosse. Torna Lucius, e smettiamo di vederci, ricordi?"

Con dolcezza, si distacca di lei, e va verso il bacile di porcellana all'angolo della stanza, a sciacquarsi via le tracce dell'amplesso precedente.

"Sai bene che, se volessimo, potremmo continuare a farlo. Basterà essere discreti, e tu sei il re della discrezione" dice Narcissa in tono un po' meno miagolante e un po' più stizzito. Lui si asciuga con una salvietta di cotone e dice:

"Oppure io e Lucius potremmo condividerti apertamente. Ho sentore che lui potrebbe anche essere d'accordo."

"Io lo sarei" dice Narcissa senza battere ciglio. E' seria. Pensa che in un mondo perfetto andrebbe esattamente così, e nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra ciò che ama.

"Anch'io, in linea ideale" dice Piton "non credo che sarei geloso. Ma in linea ideale vorrei anche non dover rendere conto di niente a nessuno di cosa faccio, dove vado, come la penso. Ho fatto l'insegnante per tanti anni. Avevo la responsabilità di tutti quei ragazzini e finivo per odiarli proprio per questo. Adesso ho bisogno di essere responsabile solo di Severus Piton."

Non vuole legami, pensa Narcissa, perché per la prima volta nella sua vita è totalmente libero.

Lo osserva infilarsi le mutande e raddrizzare i calzini, e di punto in bianco dice:

"Severus. Sei stato tu a manomettere la pozione del Signore Oscuro."

"Anche se fosse così, te lo verrei forse a dire?" ribatte subito lui, tranquillamente, svolgendo il calzino grigio sulla sua mano.

"La mia non era una domanda, ma una constatazione."

"La sostanza non cambia."

"Sei stato costretto ad uccidere Silente" continua imperterrita Narcissa "ma scommetto che ci avevi già pensato, a come sarebbe stata la vita senza di lui. A giudicarti, a guidarti... A incatenarti a Hogwarts, che odiavi. Ti liberi quasi casualmente di questo giogo, e vedi che l'altra faccia della medaglia è esattamente identica. Avevi deciso di chiudere con quella vita e lo fai, drasticamente... togliendo di mezzo l'altro tuo carceriere."

"Storiella interessante" dice Piton infilandosi la tunica sopra la testa. Narcissa socchiude gli occhi, ma non c'è ostilità in lei.

"Ho ragione, e tu lo sai. Ho sempre pensato che fossi stato tu ad ucciderlo, ma adesso ne sono sicura. Non ti biasimo, anzi, ti ringrazio. Stiamo tutti decidendo per noi stessi, ora, ed è una cosa meravigliosa."

"C'è chi non la pensa così" dice Piton, senza espressione, ormai totalmente vestito. "Bellatrix, per esempio."

"Cambierà idea una volta riassaggiata la vera libertà. E' stata quindici anni in prigione ed è come un uccellino che deve reimparare a volare."

Piton si avvia verso la porta.

"E allora" dice, con la mano sulla maniglia "allora, va bene così."


****

La barca di Severus Piton è sballottata dalle onde come se fosse un giocattolino di carta, ma lui si sforza di mantenersi saldo e concentrato.

Dal basso, vede il golem obbedire al suo ordine di scalare gli scogli su cui è costruita Azkaban. E' un po' goffo, ma non prova fatica, né sente il freddo e il vento e la pioggia che flagellano l'isola incessantemente.

E non è un mago; non è nemmeno vivo. Passerà oltre gli incantesimi protettivi senza problemi. Gli altri invece si stanno per materializzare nell'atrio visitatori, e approfitteranno del numero opportunamente basso delle guardie. Il funzionario corrotto ha ben pensato di dare la giornata di ferie a qualche dipendente in più, in barba alle direttive ministeriali.

Dopotutto, è Natale.


****

La sala in cui il gruppo di Mangiamorte si Materializza è spettralmente vuota e buia, fatta eccezione per la flebile luce di un albero di Natale addobbato alla bell'e meglio in un angolo. In realtà, c'era anche un portinaio, ma Yaxley ha pensato bene di spezzargli l'osso del collo con una sola, brusca torsione prima che potesse dare l'allarme.

"Eccolo che arriva" sussurra Narcissa. La porta alle loro spalle si apre ed entra Voldemort. Suo malgrado, la donna rabbrividisce nel vederlo. E' contenta che questa sia l'ultima volta.

"Siamo pronti" dice Piton attraverso la voce metallica di Voldemort, ponendosi in testa al gruppetto. Narcissa non ha ben chiaro quale tipo di incantesimo Piton possa aver usato per riuscire a manovrare Voldemort senza nemmeno vederlo, e non è neanche sicura di volerlo sapere. Si limita a seguire il golem nei corridoi spogli della prigione. E' la notte di Natale, probabilmente tutti stanno dormendo. In questo periodo i giornali escono in forma ridotta per scarsità di notizie, che vuoi che succeda, è ovvio trovare persino Azkaban con la guardia abbassata.

O no?

Narcissa osserva Draco con la coda dell'occhio. Procede sicuro, ottimista. Probabilmente pensa a Pansy che lo aspetta nel cottage - Narcissa non ha commentato, se ne riparlerà a cose sistemate.

"Seconda porta a destra" sussurra Bellatrix "è il braccio di massima sicurezza."

E' il golem ad aprire la porta di legno pesante, e invece di trovare un lungo corridoio buio trovano la strada sbarrata da una torma di Auror.

"Stupeficium!" urlano tutti insieme, ed è un lampeggiare di luci rosse, Narcissa che si sente proiettare all'indietro come se avesse ricevuto un calcio in pieno stomaco, la bacchetta che le vola via di mano.

Geme scornata mentre segue con lo sguardo la parabola irrealmente lenta del piccolo bastone di legno magico, un pezzetto di betulla che è l'ago della bilancia tra la salvezza e la rovina. Annaspa per prenderlo, ma gli Auror sciamano come calabroni, sente qualcuno urlare "niente paura, è solo un golem", e vede Voldemort crollare come un fantoccio mentre corde invisibili le impastoiano le gambe. Ricade a terra, stavolta rompendosi un labbro coi denti. Solleva la testa quel tanto che basta a capire che è finita, gli Auror sono tutti insieme, al massimo un po' contusi, mentre gli altri sono bloccati quanto lei, incluso Yaxley il colosso, incluso Draco. Grida, isterica:

"Lasciatelo stare, lui! E' solo un ragazzo!"

"Questo lo deciderà il tribunale, zia" dice quietamente una voce alle sue spalle. E' Tonks che ha parlato, e la sta aiutando a rialzarsi. E mentre lo fa, Narcissa si rende conto che solo un'altra persona, pure magicamente legata, è ancora in piedi.

Bellatrix.

"Tu!" sputa Narcissa, colma d'ira "Tu ci hai venduti!"

"Lo meritavamo!" strilla l'altra di rimando. "Dobbiamo pagare per aver dissacrato il Signore Oscuro!"

Se potesse, Narcissa caverebbe gli occhi alla sorella, le graffierebbe via la pelle, le spezzerebbe le ossa con le sue stesse mani. Ma non può. Allora abbassa lo sguardo su ciò che rimane di Voldemort, accartocciato come un burattino senza fili.

Sa che non rivedrà Severus Piton mai più.

 
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