Xemnas si è sempre meravigliato di come si possa credere Zexion un tipo laconico. Se non viene fermato, è capace di parlare per ore. Di stordire, con le parole.
Non potrebbe essere altrimenti. In lui, tutto ciò che è pensiero ed elaborati del pensiero sono armi mortali, fatte per piegare, convincere e sedurre gli altri alla sua volontà.
La parola è una di queste armi. Sarebbe strano se non la usasse.
Può uccidere anche solo con la voce.
Deve tenerlo sempre a mente, questo.
Il giovane siede a una scrivania e divide la sua attenzione fra i colleghi e un monitor che mostra un complicato insieme di segmenti di diversi colori e luminosità, connessi fra loro a vari angoli.
La cosa non gli impedisce di continuare a discutere senza interruzione.
“Parlare di Corpo e Anima come entità distinte, se non da un punto di vista puramente discorsivo, è commettere un errore semantico perché, a nostra attuale conoscenza, sono funzione reciproca l’uno dell’altra. Cosa che non è applicabile al Cuore, e il Cuore può essere separato dal Corpo senza provocarne la distruzione o l’incapacità. Senza Cuore, si può continua a esistere e anche il Cuore può avere di una sua esistenza. Ma gli Heartless mostrano caratteristiche che dovrebbero essere esclusive del Corpo. Hanno percezioni. Hanno reazioni agli stimoli e si adattano alle variazioni ambientali. Hanno istinto. Sono capaci di comunicazione. Alcuni Heartless hanno mantenuto memoria, intelligenza e razionalità.”
“Stai facendo parecchi passi indietro. Gli Heartless hanno un corpo costituito da Oscurità, lo abbiamo stabilito da anni. Una volta accettato che gli Heartless possono organizzarsi un involucro materiale, non vedo poi così assurdo che si ricostruiscano anche un sistema sensoriale e reattivo.” brontola Xigbar.
“D’accordo, ma l’istinto? L’Oscurità non ha istinto, non più di quanto ne abbia la gravità. Perché gli Heartless lo possiedono, allora? Posso anche accettare che gli Heartless plasmino un corpo di Oscurità che mima fin alle più sottili funzioni il corpo origine, al punto da elaborare un pensiero cosciente, ma che ricostruiscano anche un complesso istintivo peculiare… questo mi riesce incomprensibile.”
“Ha ragione.” esclama Lexaeus “L’istinto è un comportamento, anche complesso, uguale per tutti gli individui di una specie e trasmesso per via genetica. Fa capo solo alla sfera fisica. Si sviluppa con la storia evolutiva della specie cui appartiene. Per quello che consideriamo che sono, gli Heartless non possono avere istinto.”
“Lo riversano o lo duplicano dalla loro vita come esseri completi?”
Lexaeus scuote la testa.
“In questo caso, erediterebbero l’istinto della specie da cui sono originati. Invece, possiedono un istinto proprio solo degli Heartless.”
“Però, lo possiedono. Quindi è possibile.” obietta Xigbar.
“Sì, e se fosse per la causa più semplice?”
“Cioè?”
Lexaeus sorride freddamente.
“Se una cosa assomiglia a un cavallo, nitrisce e puzza di cavallo… probabilmente è un cavallo.”
“Esatto, Lex.” riprende Zexion “Eppure, noi non abbiamo fatto altro che credere di trovarci di fronte un cane travestito. Ci siamo attenuti alla soluzione complessa senza neppure considerare l’alternativa semplice.”
“Scusate, bambini, ma ad andare avanti a indovinelli facciamo domani.” esclama Xigbar.
“Gli Heartless hanno tutte le caratteristiche degli esseri viventi. Abbiamo sempre detto che dipende dal fatto che hanno un Corpo plasmato con l’Oscurità che mima le funzioni dei viventi. Questa è la soluzione complessa. La soluzione semplice è che hanno le funzioni dei viventi perché sono viventi e possiedono un Corpo proprio.”
“Vuoi dire che sono due diverse… entità? E’ questo a cui vuoi arrivare, nel tuo modo involuto?”
“Sì. Elementi esogeni, piuttosto che intrinseci all’individuo.”
“Quindi sono soggetti a sé stanti, giusto? E’ come se parlassi di un parassita.”
“No. Parlo di una condizione che mi è sempre stato sotto gli occhi e che, per mia negligenza, non ho mai considerato.”
“Ma è solo una tua supposizione, non supportata dai fatti.”
“Scaturita dall’osservazione. Fino a prova contraria, adesso noi basiamo tutte le nostre azioni sulla supposizione inversa che è solo un postulato, negato nel momento stesso che il primo di noi ha cominciato a esistere.”
“Puoi tagliare una mano a una persona, metterla in una soluzione nutriente e questa continuerà a vivere. Non per questo fai della mano un individuo diverso.” obietta Xaldin.
“Quali sono le caratteristiche che definiscono i viventi, in tutti gli universi e in tutti i mondi? I viventi possiedono un programma autoregolante organizzato in Corpo, che sia materiale o meno. Comunicano e ricevono comunicazioni con l’ambiente. Hanno una reazione immediata agli stimoli e si adattano alle variazioni ambientali. Soprattutto, la vita contrasta l’entropia mantenendo coerente nel tempo la propria organizzazione, pur rinnovandosi nelle componenti costituenti. E riproduce sé stessa. La mano isolata non fa tutto questo. Gli Heartless sì. Dammi una buona ragione del perché facciamo affidamento su una costruzione macchinosa e paradossale, invece di attenerci alla definizione stabilita da noi stessi, cosa che avremmo fatto se fossimo stati di fronte un qualsiasi altro ente che presenta tali caratteristiche.”
Con sorpresa di Xemnas, la voce di Zexion ha un lieve cedimento. Per un istante, ha tradito un filo di stanchezza.
Anche Lexaeus se ne è accorto e interviene di nuovo.
“Se i nostri studi fossero stati diretti su soggetti che presentavano le stesse caratteristiche, nelle stesse condizioni, senza che però sapessimo si trattava dei Cuori, avremmo sicuramente attribuito loro la condizione di viventi. Il problema è che noi sapevamo su cosa stavamo lavorando e i cieli solo sanno quanto questo ci ha influenzati. Abbiamo vissuto fin dall’inizio nell’immondizia raccontataci da Ansem e dalla storia e non abbiamo mai messo in dubbio la natura dei Cuori. Li abbiamo studiati, ma abbiamo mai saputo realmente cosa stavamo studiando?”
“E la carenza emozionale causata dalla loro mancanza?” chiede Xigbar.
Zexion picchietta per qualche istante sulla tastiera. Alcune linee si formano sullo schermo e vanno a posizionarsi nella griglia di segmenti colorati che è il suo sistema di catalogazione personale.
Nessun altro è in grado di interpretare gli schemi sottintesi da quell’insieme apparentemente caotico di linee, colori, luci pulsanti e movimenti, ma per lui sono più semplici da leggere di un testo scritto o una formula matematica.
“A parte che la natura vivente dei Cuori e gli effetti della loro presenza sul nostro organismo non si escludono a vicenda. Il sistema emotivo è un meccanismo omeostatico, quindi è finalizzato alla conservazione degli individui. L’organismo tende all’equilibrio e a mantenere lo stato ottimale al variare delle condizioni attraverso meccanismi di autoregolazione. Adesso, diciamo che non abbiamo vere sensazioni, ma solo simulacri di sensazioni, nate dalla memoria e dall’analogia.”
“Metti in dubbio anche questo?”
“Metto in dubbio tutto quello che non ritengo così inoppugnabilmente provato da essere considerato a prova di dubbio. Le emozioni sono una risposta e situazioni ambientali rilevate, analizzate e interpretate tramite il sistema nervoso che, vorrei ricordare, nel nostro caso funziona perfettamente.”
“Ti ringrazio per aver chiarito quello che già sappiamo.”
Zexion gli sorride.
“Lo sapete solo per avere modo di ignorarlo deliberatamente? Le risposte date a una determinato situazione sono le più adatte alle circostanze, proprio per mantenere l’equilibrio. Che questa risposta sia interpretata tramite analogia con esperienze passate di cui abbiamo memoria, o che sia solo una risposta riflessa, il risultato è uguale. Può essere un meccanismo sostitutivo. Un sistema per sopperire alla perdita di un meccanismo necessario. Sappiamo bene che in caso di determinate lesioni cerebrali, le funzioni svolte dalle aree danneggiate possono essere eseguite da aree del cervello che normalmente non svolgono quei compiti, che si adattano e imparano a svolgerle. Ma questo significa anche che, nel corso della storia razziale, è già avvenuta la perdita del Cuore per un periodo sufficientemente lungo e a un numero sufficiente di individui da essersi evoluto il sistema o non si sarebbe sviluppato il sistema sostitutiva fin dall’inizio. E’ però altrettanto possibile che quello che crediamo solo un sistema sostitutivo, sia in realtà quello originale.”
“Però il Cuore esiste fin dall’inizio della vita dell’originale. Questo non dovrebbe indicarti che la nostra è una condizione innaturale?”
“Ci sono razze che nel corso della loro storia evolutiva hanno inglobato nel loro DNA virus letali e hanno imparato a conviverci. Era una condizione innaturale, la loro, prima di quell’evento? Sarebbe innaturale, se il virus ne fosse sottratto? Vi ricordo che non conosciamo esseri senzienti originariamente privi del Cuore, ma abbiamo svariati esempi di forme di vita senza Cuore. Conosciamo addirittura Mondi interi dove non se ne rileva la minima presenza. Persino nel nostro mondo di origine, gran parte degli esseri viventi ne è sprovvista, anche se tendiamo a non considerarlo.”
“Cioè?”
“I vegetali, ad esempio. Moltissime specie animali.”
“Ma, per quanto ci riguarda, siamo stati noi la causa diretta della nostra condizione.”
“Noi costruiamo case e astronavi. Fa anche questo parte della nostra natura. Nulla di quello che capita nella realtà è innaturale. Se un evento avviene e una razza è in grado di adattarsi a esso, è insensato pretendere di fare distinzione che il fatto sia avvenuto per intervento diretto della stessa specie oppure per un fattore esterno.”
Xemnas si alza e si avvicina alla finestra, stiracchiandosi.
Non ha guardato da quanto sono impegnati in questa discussione e ha sempre avuto difficoltà nel valutare a mente lo scorrere del tempo.
E’ iniziata come una conversazione amichevole, ma adesso ha la sgradevole sensazione di viaggiare su un mezzo guidato da un pilota sconosciuto che non gli ha chiesto né dove vuole andare, né se ci vuole arrivare.
Si sente un po’ intorpidito, un po’ infreddolito, anche se lo studio è caldo e confortevole.
Non ha controllato le rilevazioni geologiche, ma è sicuro che si stiano avvicinando alla stagione invernale.
Si potrebbe credere che su questo pianeta non esistono stagioni, né cicli giornalieri, ma non è così.
Le sorgenti geotermiche che permettono di temperare il clima hanno fasi che possono essere paragonate alle stagioni. Sono cicli aritmici, ma dopo tanti anni ha cominciato a riconoscere i segni premonitori. Tra un po’ i giorni di pioggia interminabile saranno interrotti da periodi sereni. E poi cominceranno le nevicate e il ghiaccio reclamerà la terra e il mare.
Sta per tornare al divano, quando intercetta un cenno da parte di Xigbar che gli indica la caffettiera sul tavolo.
E’ ancora mezza piena, e bollente. Questo gli dà il senso del tempo trascorso dall’inizio della loro riunione. Non è molto. Molto meno di quanto non gli sembri.
Riempie di caffè due tazze di caffè, aggiunge anche una dose generosa di brandy e torna dagli altri.
“Sora ha mantenuto la propria personalità anche come Heartless.” mormora, mentre passa una delle tazze a Xigbar e si accomoda nuovamente sul divano.
“Ha mantenuto ricordi coscienti della sua vita precedente, almeno in misura imprecisata, visto che non abbiamo dati attendibili su Sora e possiamo analizzare solo quelli che provengono da osservazioni casuali, spesso riportate da osservatori non affidabili, rilevate in condizioni non verificabili. Anche altri Heartless hanno mantenuto ricordi del passato in forma di engrammi profondi. Però Sora, e anche Xehanort, sono rimasti senzienti, quindi possono dare espressione ai loro ricordi. Finora io non ho parlato di personalità e, su questo, vorrei tornare in seguito. Tutto quello che noi possiamo dire è che l’attuale Sora, tecnicamente un Heartless, si comporta basilarmente come si comportava in precedenza.”
Xemnas inarca leggermente le sopraciglia, quasi aspettandosi il peggio, ma Zexion non è così avventato da fare commenti sul comportamento di Xehanort di fronte a lui.
“Questo è un altro fattore che mi spinge a considerare gli Heartless dotati di una corporalità propria.” prosegue il giovane “La memoria ha una componente puramente fisica, che nelle nostre specie sono rappresentate da collegamenti denditici e da configurazioni molecolari depositate nei neuroni, ma possono assumere altre forme, come gli schemi energetici nelle razze non materiali, e una componente mentale che è la capacità di associazione degli eventi. I dati e il programma in grado di leggerli ed elaborarli. Entrambe le componenti sono necessarie per ricordare. Se, in qualche modo, la componente fisica della memoria fosse stata archiviata solo nell’entità Cuore fin dall’inizio, questo potrebbe portarla con sé nel momento della frammentazione. In questo caso, sarebbe persa per il Nobody. Per fare un esempio banale, è come se tu avessi un computer dotato di due dischi rigidi, memorizzassi dei dati solo su uno di essi e poi lo scollegassi al computer. Quei dati non sarebbero più consultabili.”
“Le nostre amnesie frammentarie.”
“Sì. Questo implica però che il Cuore aveva un Corpo proprio dove immagazzinare i dati. Naturalmente, per adesso, questa è davvero solo una mia supposizione.”
Xemnas stringe le mani intorno alla tazza e abbassa il volto, fissando le volute di vapore che si sollevano dal liquido caldo.
Si sfiora il collo in un gesto meccanico, prima di ricordare che non indossa il mantello. Sente la mancanza del cappuccio che gli permetterebbe di ritirarsi nel rifugio inviolabile del suo spazio personale. D’istinto, lascia ricadere i folti capelli bianchi sul volto.
Conosce l’espressione che ha Zexion in questo momento. E’ quella un predatore affamato, ma Xemnas sa benissimo che nessun predatore, in nessun mondo, in nessuna condizione, è altrettanto famelico e vorace.
Perlomeno, tutti gli altri predatori prima o poi si saziano.
Il freddo è anche più intenso, ora.
“Ora comprendo il perché sei così affascinato da Roxas. E’ la cosa più simile a un Nobody senza memoria di una vita precedente.”
“Purtroppo, non è niente del genere. Roxas non ha memoria cosciente del passato, ma non è completamente amnesiaco. Il solo fatto che sa parlare, significa che ha mantenuto un livello di cognizione appresa e non istintiva. Ma i suoi ricordi sono organizzati solo in schemi di memoria ripetuta estremamente forti e ben organizzati.”
“La differenza?”
“Ha mantenute conoscenze acquisite nel corso della storia personale, ma non ha ricordi degli avvenimenti che lo hanno portato ad apprendere. Dal punto di vista puramente pratico, è come se sapesse leggere, scrivere e usare i keyblade per solo istinto, anche se ovviamente non è così. Adesso, abbiamo sempre affermato che sono i ricordi che abbiamo della nostra vita umana a sostenere la nostra personalità e il nostro impianto emotivo. Che siamo memorie viventi. Che le nostre emozioni esistono solo quando abbiamo memoria di un momento in cui le abbiamo provate. Tuttavia, Roxas sta sviluppando e sostenendo un sistema emotivo e i soli ricordi consapevoli che ha sono di un tempo successivo alla sua mutazione in Nobody, quindi questo contraddice l’affermazione precedente.”
“A me sembra abbastanza inerte come individuo.” commenta Xaldin.
“Prenditi il disturbo di conoscerlo, allora. La sua mancanza di personalità è, più che altro, è una mancanza di espressione. Man mano che accumula ricordi, che impara a esprimersi, la sua personalità si rivela. Ora resta da vedere se questa sarà paragonabile alla nostra, visto che tutti noi basiamo almeno parte del nostro complesso emotivo su esperienze avute prima di essere Nobody. Roxas no. Vorrei sapere quale genere di personalità potrebbe sviluppare un essere privo di Cuore fin dalla nascita. E, nel caso delle specie senzienti, se e come lo sviluppo di questa ne verrebbe influenzato.”
Gli occhi di Zexion sono annebbiati e fissi. La sua voce è slittata a un’inflessione più monotona. Indizi sufficienti a capire che, mentre parla loro, sta anche operando sul piano mentale.
“Chiedevi della personalità, Xigbar. C’è un’altra cosa, in Roxas. Non ha nulla di Sora. Non i ricordi, non gli schemi mentali. Non esiste il minimo indizio che sia mai stato Sora. In compenso, tutto porta alla conclusione opposta.”
“E da dove salta fuori, allora, il nostro piccolo custode di keyblade? Non dirmi germinazione spontanea, perché non ti credo.”
Zexion passa alla comunicazione telepatica e chiede formalmente il permesso di mostrare loro il seguito. Quello di cui ha parlato finora è solo un’introduzione, ne sono ben consapevoli. La reale sostanza delle sue ricerche deve ancora essere esposta e non può essere discussa adeguatamente a voce.
Esitano tutti, incerti.
Non è un’esperienza piacevole per nessuno di loro quella di entrare nel mondo mentale, vasto e selvaggio, che è la vera dimensione del telepate, dove devono essere guidati e non possono raggiungere né navigare con le loro sole forze. Un universo dove sono disarmati e vulnerabili e di cui solo la loro guida conosce le strade.
Ma la curiosità è stata stuzzicata e vogliono avere tutte le informazioni.
Così, tutti loro acconsentono e, uno dopo l’altro, vengono attratti nell’edificio mentale che il giovane ha eretto mentre discuteva e, con la loro presenza, ne completano l’architettura.
E’ un sistema di sei stelle luminose, ognuna caratterizzata da un suo colore.
Orbitano intorno a un nucleo di dati puri trasmessi e mostrati, non contaminati dall’esposizione verbale, non fraintesi dall’inadeguatezza della parola.
Uno a uno, i sei planano verso il perno del sistema con ardite manovra di declinazione orbitale.
Consultano, analizzano, assimilano, metabolizzano le informazioni esposte.
Uno per uno, aggiungono commenti, osservazioni, correzioni.
Tentano modifiche sperimentali al modello. Provano ad aggiungere o togliere addendi. Testano il risultato.
Uno per uno, uniscono le loro voci in un coro.
Epistasi
La personalità originale del corpo inespressaimpedita dal Cuore…
Una volta sottratto il Cuore, la personalità originale repressa viene alla luce…
Se caso si mantengano le memorie della vita precedente, questa personalità avrebbe convinzione di essere sempre lo stesso soggetto, senza soluzione di continuità…
Ricominciare tutto?
Solo una delle stelle, quella bianca, resta in disparte.
Non interviene.
Osserva.
Le informazioni sono esposte in modo impeccabile. Una ricostruzione convincente.
Ne sono convinti anche gli altri.
Sora potrebbe continuare a comportarsi come Sora perché crede di esserlo…
Noi ricordiamo quello che siamo stati e, di conseguenza, ne siamo influenzati…
Abbandonare?
I suoi compagni invitano la stella bianca fra loro, ma essa rifiuta l’Unità.
Pensa.
La stella bianca si allontana.
Vaga per un po’, assorta e sola, negli spazi della dimensione mentale.
Valuta.
Le voci degli altri lo accompagnano, impegnate nella loro conversazione.
Il modello sottinteso dal Cuore come fonte del complesso emotivo presenta troppe falle, troppe contraddizioni.
InadeguatoParadossaleRidondante. Obsoleto!
La stella bianca si dissocia dalla rete mentale.
Rende facile comunicare, ma, rifiutando di usare il pensiero incanalato da un altro, Xemnas afferma la sua indipendenza. Con la telepatia, Zexion li obbliga a scoprirsi, a lasciare un varco dove può introdursi. Xemnas non è sicuro che lo stratega non lasci filtrare solo quei concetti che gli fanno comodo. In realtà, si stupirebbe del contrario.
Nel mondo fisico dove è riemerso, dove adesso è solo.
Intorno a lui, i suoi compagni sono inerti, gli occhi fissi e annebbiati. I soli movimenti sono i loro lenti respiri e occasionali sbattere di palpebre.
Conclusione…
Chiude le barriere mentali. Adesso più che mai è imperativo che non si lasci sfuggire nulla.
Uno dopo l’altro, i cinque si risvegliano dalla loro trance.
Non parlano, anche se la conclusione inespressa a cui arrivano tutti è chiara.
Se fosse vero cambierebbe tutto. Cambierebbe ogni cosa.
“Roxas potrebbe essere solo un’eccezione… E’ diverso da tutti noi.” mormora incerto Xigbar, rompendo il silenzio.
La sua sicurezza si è consumata. Adesso si limita a fare questioni senza vera convinzione di avere ragione. Sa che l’unicità è la più impossibile delle condizioni naturale.
Zexion lascia disfare la sua architettura mentale e risponde con la sua voce sorprendente.
“Roxas è diverso da tutti noi. E anche Xemnas è diverso. E Naminé.”
Eccezioni
Fenomeni
Mutanti
Aberrazioni di sviluppo
O, semplicemente, qualcosa che non rientra nell’Effetto del Fondatore che sino a quel momento ha selezionato la loro razza.
Se fossero in numero sufficiente…
“E’ difficile definire ‘eccezioni’ tre su quattordici. O anche uno su quattordici. Non posso considerare Roxas un caso eccezionale, per il semplice fatto che non abbiamo un campione consistente. Siamo troppo pochi per definire cosa è ’normale’ per il nostro stato. Non ci sono eccezioni fra noi, perché non c’è una norma, così siamo tutti eccezioni. Ognuno di noi. Le sole creature viventi naturalmente prive di Cuore che conosciamo appartengono tutte a specie non senzienti, quindi è impossibile anche fare uno studio comparato. L’ideale sarebbe avere un Nobody tale fin dalla nascita.”
“Purtroppo, finora nessuno dei nostri tentativi in merito ha avuto il successo sperato.” interviene Vexen “Ho ottenuto embrioni privi di Cuore fin dallo stadio di gastrulazione, che è il momento in cui negli embrioni animali i Cuori sono riconoscibili. Il problema non è ottenere Nobody. E’ farli capaci di mantenere l’intelligenza e la forma originale. D’altra parte, la percentuale di Nobody che mantengono la propria individualità è molto bassa e io non ho potuto dedicarmi pienamente a questo progetto.”
Le parole di Vexen arrivano a sorpresa.
E’ tutta la sera che si aspettano una sua intromissione, ma lui li ha disattesi, limitandosi ad ascoltare con attenzione quello che è stato detto. Anche adesso il tono è stato solo quello di una pacata puntualizzazione.
Insolito, da parte sua, che non è certo un tipo taciturno. Raramente si lascia sfuggire l’occasione di contraddire aspramente un altro membro dell’Organizzazione, in particolare quando si tratta di uno più giovane e di rango inferiore e i suoi rapporti con Zexion sono, almeno da parte sua, conflittuali.
Ma Vexen non si lascia ostacolare da problemi personali, se considera valida una linea di ricerca. Non è mai stato un uomo particolarmente intuitivo e raramente ha un’idea originale, ma nessuno ha la sua abilità tecnica e nessuno come lui è in grado di verificare, confutare o sviluppare appieno una teoria.
La sua concentrazione e il suo silenzio significano solo che sta valutando il potenziale implicito nell’esposizione di Zexion.
Inoltre, Vexen si è sempre opposto alla loro politica aggressiva nei confronti dei Mondi.
I primi tempi, il suo dissenso è stato talmente energico che gli è costato ufficiosamente il rango e, anche se da anni è virtualmente escluso da ogni decisione in merito al governo dell’Organizzazione, Xemnas è sicuro che non perderà occasione di sostenere nuovamente un movimento che possa fornire da supporto alla sua causa originaria.
“E Naminé?” chiede Xemnas “Perché non usare lei? E’ nelle condizioni di Roxas.”
“Per quanto mi è possibile, preferisco evitare un rapporto così stretto con Naminé.” risponde placidamente Zexion.
In quel momento, afferra e stringe in una morsa la mente di Xemnas, oscura le sue percezioni e lo sigilla nel buio assoluto del nulla sensoriale.
Xemnas brancola nell’indeterminatezza del tempo trascorso rinchiuso in quella mancanza di punti di riferimento. Poi tutto torna normale.
Nessuno degli altri si è accorto di nulla.
E’ stato un attimo e Zexion si è premurato di paralizzargli qualsiasi reazione fisica involontaria che potesse tradire quella loro brevissima schermaglia privata.
E’ solo un avvertimento a non proseguire con l’argomento.
Doveva aspettarsi una reazione del genere.
Zexion sembra provare nei confronti di Naminé un disagio che sfiora l’avversione personale. Lo stesso atteggiamento dimostrato anche da Saix e Larxene, anche se nel caso di Larxene l’avversione diventa ostilità esplicita.
Ma se il comportamento di Larxene non è così sorprendente, lo è invece quello dei due uomini, che non lasciano mai trasparire sentimenti personali verso gli altri membri dell’Organizzazione. Mai niente di così evidente, almeno.
Saix ha addirittura chiesto ufficialmente di sopprimerla e Xemnas è convinto che Zexion lo avrebbe appoggiato, se non fosse stato per l’interesse accademico verso un caso simile. Ma si rifiuta di avere contatti mentali con Naminé ed è stato il più acceso sostenitore della necessità di non permetterle di unirsi a loro e di tenerla il più possibile isolata.
Le spiegazioni date dai due, nonostante le differenze con cui sono stata espresse, suonano coerenti.
Secondo Zexion, la ragazzina soffre di una condizione mentale di tipo schizofrenico, con una serie di sintomi che comprendono allucinazioni, deliri da controllo, alterazioni di percezione, progressiva demolizione dei confini del sé, scollegamento con la realtà esterna.
Questo non disturberebbe Zexion, ma Naminé è anche una potentissima telepate e proietta il suo stato con tutta la forza che si ritrova. E’ normale che il giovane sia il più sensibile. Le capacità mentali sono la sua forza, ma lo rendono anche particolarmente vulnerabile agli influssi psichici.
Xemnas sospetta anche che le alterazioni di percezione facciano sì che Naminé abbia una risposta distorta ai poteri di Zexion. Forse la rendono addirittura immune o capace di vedere oltre i suoi inganni. Anche se di questo non avrà mai conferma diretta.
Quanto a Saix, è stato categorico ed eloquente con la sua risposta. Naminé ha la puzza della morte e di un’infezione.
Sul tavolo di fronte a lui, c’è un cavo.
Distrattamente, Xemnas lo raccoglie. E’ flessibile, ma con una certa resistenza. Un cavo di connessione, privo di attacchi a entrambe le estremità, probabile resto di qualche lavoro fatto sui computer dello studio.
Quasi senza accorgersene, comincia a rigirarlo fra le dita.
“A ogni modo, di una cosa abbiamo certezza. Senza Cuore, la nostra esistenza è precaria e viviamo in uno stato d’indeterminatezza. Siamo sempre a rischio di degenerare in una forma inferiore di Nobody o, addirittura, di cessare di esistere.” esclama Xaldin.
“A prescindere da cosa sono e quale parte giocano nella personalità, i Cuori si riflettono sulla consapevolezza dell’individuo. Noi esistiamo grazie a un continuo atto di volontà. Gli effetti del Cuore sostengono la volontà. Alcuni di noi pensano di non esistere, di essere morti. Morti che, per qualche inesplicabile ragione, continuano a camminare. L’equazione è semplice. Niente del mondo riesce a suscitare reazioni riconoscibili, quindi non si risponde al mondo. E chi non risponde al mondo sono i morti. Per altri, si è verificato il processo opposto. Hanno cominciato a credere di essere i soli ad avere un’esistenza reale. Il mondo non provoca sensazioni perché è il mondo a non esistere. Credono di essere i soli e che tutto il resto sia solo il riflesso della loro fantasia o della loro memoria. Molti di noi stanno cominciando a vivere in una condizione psicotica. Saix, Axel e Naminé sono gli esempi più immediati, ma sono certo che altri non ne siano immuni. Compresi alcuni di noi sei. I Cuori non sono la fonte delle emozioni, ma sono un sistema di riferimento. Servono per relazionare le emozioni all’ambiente. Servono soprattutto per riconoscerle consciamente. Danno loro un significato individuale. Sono una bussola, una carta di navigazione. Le emozioni servono perché fanno da supporto alla volontà. Se non per tutti, per molti di noi. Ci permettono di restare legati a questo mondo, di trovare una ragione per esistere. Noi usiamo schemi di memoria per sostituire il sistema di relazione fra il complesso emotivo e l’esterno. L’operazione di analogia che effettuiamo per elaborare risposte emotive è automatico e non richiede alcuno sforzo volontario, tuttavia ha una resistenza. Esiste un tempo di attrito che rallenta la velocità di risposta emotiva. Per quanto non sia percepibile a livello conscio, il ritardo viene però ugualmente rilevato e interpretato come un senso di falsità e di inadeguatezza della risposta stessa. Se riuscissimo a fissare il sistema di copia incolla che effettuiamo con i ricordi, limitando i tempi di attrito, potremmo risolvere il problema della stabilità.”
“Come si concilia questa incapacità di mantenere la stabilità con quello che dici sulla natura dei Cuori? E’ evidente che sono una parte indispensabile dell’essere, o non avremmo bisogno di meccanismi di controllo.”
“Anche un essere completo può decidere di lanciarsi in uno strapiombo di testa. C’è una grossa differenza fra gli esseri viventi e il resto del mondo. I viventi esistono anche sulle leggi della convinzione individuale, non solo della fisica. Se la percezione di noi stessi è quella di esseri con un vuoto interiore, ci comporteremo come tali. Se siamo convinti, convinti fin nell’inconscio, che i Cuori sono necessari, che, anzi, rappresentano il vero significato dell’esistenza, potremmo comportarci come se questo fosse vero e per noi, quindi, diventerebbe vero. Potremmo addirittura arrivare a non rilevare o riconoscere tutto quello che esula o contraddice questa condizione. A maggior ragione, dobbiamo definire su cosa fondiamo le nostre convinzioni. Non possiamo continuare a esistere in una tale mancanza di conoscenza. Quando inventiamo anche una sola cosa per sopperire a quel che non sappiamo, allora poniamo il primo mattone di un edificio inesistente. Sul nulla non si può costruire.”
A un tratto, Xemnas si accorge di avere le mani strette insieme.
In qualche modo, giocherellando con il cavo, ha finito per aggrovigliarsi. Subito annega in un ricordo.
Volti, voci.
Persone.
Si chinano su di lui e mormorano parole rassicuranti mentre gli legano i polsi e lo immobilizzano e scuotono i lacci per assicurarsi che non riesca a liberarsi.
Chiedono se è comodo mentre conficcano elettrodi roventi nel suo cervello e nel suo cuore.
Si chiudono le porte della capsula e adesso è solo in quel microuniverso. Quel che sta al di fuori, è come se fosse su un pianeta diverso.
D’istinto, cerca di alzarsi per raggiungere quell’altro mondo oltre il vetro. Ma non può muoversi ed è tardi e si trova proprio dove vuole essere, nella situazione in cui ha chiesto di essere, e il solo a poterlo aiutare è lui stesso se decide di interrompere l’esperimento, ma lui sa che non interromperà mai, anche se vorrebbe tanto trovarsi in un momento precedente per ripensarci.
E poi solo collera e terrore e adesso le sue mani tremano impercettibilmente mentre svolge il cavo e lo getta da parte.
Xaldin è seduto al suo fianco.
Vexen e Lexaeus sul divano opposto.
Xigbar è drappeggiato scompostamente su una poltrona equidistante ai due gruppi, e tira lente boccate da una sigaretta.
Dalla sua scrivania, Zexion lo fissa, i denti che tormentano la punta dell’indice. I suoi occhi hanno una tinta indefinibile. Può sembrare blu, o viola, o grigio. Qualche volta persino nero. E’ come le ombre. Non un vero colore. Solo la sottrazione di luce dagli altri colori.
Xemnas reprime il suo ricordo, prima che lo tradisca, se non è già successo. Ma, probabilmente, è già successo.
In realtà, l’intera conversazione è viziata per sua stessa natura.
Questa sera, per una volta, Zexion sembra del tutto sincero ed esplicito, ma con lui non si può essere sicuri di quello che si sta vivendo.
Per quanto ne sa Xemnas, potrebbero essersi immaginati ogni singola parola pronunciata, ogni singolo gesto compiuto.
Potrebbero non essere neppure qui.
(Paranoia?!)
Senza spingersi troppo in là con la fantasia, anche quegli indizi di nervosismo che Zexion lascia trasparire, quella leggera stanchezza che trasmette, possono essere intenzionali. Si adatta alle aspettative dei suoi interlocutori, compreso l’apparire vulnerabile, accontentandoli per far abbassare loro la guardia e dirigere i loro pensieri.
Controllo. E’ questa la sua forza. Controllo su sé stesso, in primo luogo e, essendo quello che è, questo significa controllo sull’ambiente nel quale gli altri credono di essere, cioè controllo su di loro.
La mente ordina e influenza la realtà, quindi qual è il vero potere di chi ha potere sulla mente?
Solo adesso fa caso all’abbigliamento del giovane, che indossa solo un paio di calzoni di una tuta e una maglia a maniche corte.
Niente di strano. Nessuno dei presenti, lui compreso, è in uniforme.
Per chiunque altro è solo una questione di comodità, ma c’è una ragione del perché, di tutti loro, Zexion sia il più pronto a liberarsi della pesante tenuta che li isola dal mondo. Il suo potere dipende da quello che percepisce, sia con le capacità telepatiche che con i recettori sensoriali. Così, ha eliminato ogni ostacolo possibile alla rilevazione dei dati ambientali per ridurre al minimo l’eventualità di errori di valutazione.
Zexion non si è presentato a un incontro informale con vecchi colleghi. Si è preparato a uno scontro ed è arrivato in pieno assetto di guerra.
Il solo modo per avere un confronto alla pari sarebbe di chiuderlo in una stanza di deprivazione sensoriale. Così lo si taglierebbe fuori dalla sua fonte.
(Sto diventando paranoico?)
Lieve, ma implacabile e inconfondibile, Xemnas avverte il primo accenno di un attacco di claustrofobia.
Sa cosa lo aspetta. Quello che al momento è solo un leggero senso di apprensione (Ridicolo. Lui provare apprensione. Lui provare!) si trasformerà, in qualche ora, in agitazione e poi irrequietezza e poi insofferenza e poi intolleranza.
Se non le darà sfogo, diventerà in un’emicrania straziante che non ha senso di esistere, ma che da anni sfida ogni possibilità di analisi, tutta la scienza medica di Vexen, tutti i trucchi psicologici di Zexion, tutte le conoscenze farmacologiche di Marluxia.
Inutile combattere. Dopo tanto tempo, ha imparato che non c’è modo per uscirne vittorioso. Farà il suo corso. Come sempre. E si esaurirà. Come sempre. Fino alla volta seguente.
“Zexion, l’universo non può permettersi ancora la tua curiosità.”
Il giovane non risponde, né Xemnas si è aspettato altro.
Solo loro sei conoscono il vero ruolo giocato da Zexion nella storia che ha portato a tutto questo. Mai una volta, in tutti questi anni, Xemnas lo ha sentito rimpiangere quell’idea.
Il bambino prodigio di Ansem.
Un ragazzino innocente.
Padre della morte dei Mondi.
Teorico della morte di suo padre.
E loro lo hanno ascoltato. Lui lo ha ascoltato.
Xemnas non ha la pretesa di capire quello che passa nella testa del suo compagno, ma, se volesse scommettere, scommetterebbe che Zexion è lieto degli spaventosi poteri che ha ottenuto, della sua capacità di ordinare il pensiero in schemi di inimmaginabile complessità senza essere distratto dalle debolezze mortali.
Xemnas non riesce a credere che chi è in grado di volare voglia essere di nuovo inchiodato a terra. Per nessuna ragione.
Meglio finire la riunione. Prima finisce, prima potrà essere fuori dal castello.
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