Ringrazio Solitaire che mi ha invitato a postare in questo forum. Spero che la fic vi piaccia... E' già conclusa e, se vi va di vederle, ha anche delle illustrazioni (pubblicità-regresso) sul mio sito di fanart. Detto questo...
..intro..
Lo dico fin dall'inizio: questa fanfiction mi ha preso la mano. Doveva essere molto più breve e limitarsi a quello che qui è il sesto capitolo... Ma Piton è dilagato nel mio cuore, così come i personaggi che ho fatto interagire con lui ^_^ Per cui è diventata questa specie di telenovela ricca di paturnie tardoadolescenziali e che pullula di Mangiamorte. Uomo avvisato...
Nota sulla cronologia: ho preso per buona l'informazione, basata sul complemorte di Nick Quasi-Senza-Testa (ecco a cosa serve quel personaggio! -_^) secondo cui Harry comincia a frequentare Hogwarts nel 1991. La Rowling ha affermato che Piton (suppongo all'inizio della serie, o sarebbe davvero troppo giovane, suvvia) dovrebbe avere circa 35 anni, quindi l'ho arbitrariamente fatto nascere nel 1957. Non che questo sia molto importante, ma l'ho trovato utile per dare maggiore realismo alle sequenze nel mondo babbano. Poi ci sono personaggi come Lucius e Narcissa su cui non esiste proprio nessun indizio, quindi nel loro caso ho inventato di sana pianta e amen. E' anche questo il bello delle fanfiction... Spoiler:Tutti e quattro i libri. Sorry. Rating:VM 18, per gli sviluppi futuri. In rete si trova roba ben più forte, ma non voglio grane, per cui mettiamo bene in chiaro che, spalmati su questa telenovela, ci sono omicidio, corruzione politica, ebbrezza alcolica, linguaggio pesante e promiscuità sessuale. E' Serpeverde, dopotutto! Li amo proprio per questo. Crediti: Appartiene tutto a J.K. Rowling, accidenti a lei! A parte il professor Kosma Kandinskij e le famiglie dei protagonisti, che sono un parto della mia mente malata. Ho un debito anche nei confronti dell'ottima ff Norma corrotta di Mariacarla, che mi ha suscitato delle vere e proprie impressioni "visive" sul mondo dei Mangiamorte. Che mi hanno fatto pensare al quadro di Friedrich L'abbazia nel querceto. Che ha ispirato il titolo "Giorno di nebbia". Che ha ispirato tutta la storia...
..sommario..
Prologo
1: Controcorrente
2: Fiori
3: Interludio, estate
4: Segreti e bugie
5: Gli occhi, la bocca
6: Declivio
Epilogo
***
..GIORNO DI NEBBIA..
Prologo
Gli interni rococò della villa sono illuminati quasi a giorno. Dal salone principale, arrivano a Severus Piton rumori soffusi - voci, risate, musica da camera, tintinnio di bicchieri. Ora come la prima volta in cui è andato ad una festa del genere, si chiede cosa c'entri lui, in fondo, con un ambiente simile. Pensieroso, scuote leggermente il bicchiere. La superficie rosso scuro del vino si increspa appena. Alza gli occhi, ad osservare le grandi foto in bianco e nero appese sulla parete di fronte a lui. Su una si fissa in particolare; porta la targhetta "1973-1974". Sullo sfondo, il castello di Hogwarts; in primo piano, tutti gli appartenenti alla casa di Serpeverde in quell'anno scolastico. Molti di loro sono dabbasso, a festeggiare, magari già un po' brilli. Altri - pochi - sono da qualche parte in giro per il mondo. Altri ancora sono morti, o, peggio, ridotti allo stato vegetale ad Azkaban.
La foto, pur essendo magica, quasi non si muove. In effetti, Piton ricorda bene che quando fu scattata era periodo d'esami ed erano plausibilmente tutti molto tesi. Ma lui era teso? Ritrova se stesso in alto a destra, di fianco alla ragazza bionda, ma le figure sono troppo piccole per riconoscere bene le espressioni.
"Tu eri il ragazzo magro e cupo, sempre immerso nei suoi studi. Già allora sembravi più grande della tua età, ma adesso ti sei davvero lasciato andare" dice una voce tranquilla, quasi gentile alle sue spalle. Piton si gira lentamente.
"Lucius."
"Nemmeno allora ti si poteva definire l'anima della festa" continua Malfoy "ma eri un po' più di compagnia."
"Le cose cambiano."
"Sì? Anch'io lo credevo. Credevo che ci avessi abbandonati, per esempio. E invece sei tornato. Non è cambiato nulla; nulla delle cose che contano." Piton sorride freddamente, attento a non fare trapelare nessuna emozione - pratica in cui si è esercitato per una vita, e in cui continua a riuscire benissimo, per quanto gli costi fatica. D'altra parte, si può dire lo stesso di Lucius Malfoy.
"Dovrei dire, allora, che anche tu non sei cambiato per niente. Non apri bocca senza prima aver calcolato il vantaggio che puoi trarne, e i danni che puoi fare."
"Touchée, amico mio. Io non avrei saputo dire di meglio" ride Malfoy bevendo un sorso dal suo bicchiere. Nel cristallo, è impressa la figura di un serpente che circonda in una spirale tutto il calice fino all'orlo.
"Resta pure qui sul viale dei ricordi quanto vuoi, Severus, ma fatti vedere giù, dopo" dice Malfoy tornando serio "anche se ho garantito per te, c'è ancora chi dubita della tua fedeltà all'Oscuro Signore."
"Quando potremo parlarci con più calma, ti pregherei di dirmi chi sono questi... dubbiosi. Uno. Per. Uno." Malfoy sogghigna.
"Allora rideremo."
L'uomo esce dalla stanza, diretto verso l'ampia gradinata a semicurva che riporta alla sala da ballo. Piton rimane lì, gli occhi di nuovo sulla foto, e su quelle vicine: '72-'73... '68-'69... Si ricorda tutto.
"Stronzate!" ringhia Severus Piton, ancora pallido, con gli occhi spalancati e il cuore che batte all'impazzata.
"No! No, ascoltami, Severus..."
"Black voleva AMMAZZARMI, Potter! Ci arrivi, o quel tuo cervello è talmente pieno di boria che non c'è spazio per un pensiero coerente?" James Potter, esasperato, si passa una mano tra i capelli già arruffati. Gli pare di essere una specie di David pacificatore tra due Golia - Piton e Black, entrambi più alti di lui di una spanna.
"Sirius..."
"Cosa? Era chiaramente uno scherzo, e lui è solo un impiccione, se si fosse fatto i cazzi suoi invece di pedinare Remus..."
"Siruus, chiedigli scusa. Dovevi pensarci."
"Non mi scuso con qualcuno che mi accusa di qualcosa che non ho fatto!"
"SCUSATI, SIRIUS! Fallo per Remus, almeno, santo cielo!" urla James Potter rivolto all'amico. Gli occhi castani di Black dardeggiano in quelli altrettanto scuri e pieni di rancore di Piton.
"Aah, 'fanculo. Scusa, Severus. Non avevo pensato che potesse essere così pericoloso. Sul serio." Lancia un'occhiata a James:
"Va bene così?" James sospira.
"Hai visto? Si è scusato. Ora, ti prego... non dire niente a nessuno di Remus. E' un segreto tra lui e Silente, e, beh, noi. Sai che è una brava persona..."
"Chi mi dice che non era d'accordo?" dice Piton tra i denti.
"Adesso tocca a te essere ragionevole" dice duro James "Remus non si diverte certo ad essere un lupo mannaro. E' una maledizione. Preferisce ferire se stesso piuttosto che fare del male agli altri."
"Potter... Potter, ascolta bene ciò che sto per dirti. Quello che ho visto era una belva con niente di umano. Mi avrebbe sbranato. Avrebbe sbranato anche sua madre, se solo si fosse trovata lì." James abbassa gli occhi. Non può negarlo. Alla fine dice, a bassa voce:
"Questo significa che ti ho salvato la vita, quindi. Ti chiedo solo il silenzio su Remus, non voglio nient'altro in cambio - me lo concedi, questo? Mi fa schifo contrattare queste cose, ma non è affar mio se tu hai o non hai un senso dell'onore."
"Ce l'ho un senso dell'onore" sibila Piton "e non dirò niente a nessuno di Lupin, prometto. Ma non aspettatevi che sia disposto a dimenticare questa storia. Non ce la farei nemmeno se volessi." Piton sente che, nonostante tutto, è riuscito a riacquistare la calma. Forse è solo una vittoria di Pirro, ma intanto ha visto Potter e Black ridursi praticamente a supplicarlo di tacere per proteggere Lupin - com'è così smaccatamente Grifondoro un comportamento del genere.
Black continua a fissare torvo la sagoma scura di Piton che si allontana verso i sotterranei di Serpeverde.
"Pezzo di merda. Tutti così, i Serpeverde. E fortuna che non c'è più quel suo amico mafioso. Quando li vedevo passeggiare insieme ero così disgustato che mi veniva la pelle d'oca sulle chiappe."
"Dici Lucius Malfoy?"
"Certo. E' stato lui a preparare il posto di prefetto a Piton, lo sai questo, no?"
"Adesso non esagerare. Probabilmente Piton lo merita, quell'incarico. E' un ottimo studente." Sirius guarda James scuotendo la testa, con un sorriso condiscendente.
"Sei così saggio che mi fai quasi paura, James. Sei sicuro di avere sedici anni?"
Sedici anni, e a Severus Piton pare di sentirsene addosso il doppio, stanotte. Che spavento. Ringrazia mentalmente chiunque abbia istituito la regola per cui i Prefetti hanno diritto a una camera singola. Così può rilassarsi a leggere senza disturbare gli altri se tiene accesa la luce e, soprattutto, senza essere disturbato. Prima di mettersi a letto, prende il libro di Pozioni per ripassare un po' la lezione di domani - non che ne abbia bisogno, ma sa che immergersi nel territorio sicuro e familiare della sua materia preferita lo farà stare meglio e gli schiarirà le idee. Può anche dire con certezza di essere lo studente prediletto del professor Kandinskij, l'insegnante di Pozioni. Lo è stato fin dall'inizio, a ben vedere. Le pozioni gli sono sempre riuscite senza fatica, e, secondariamente, prova una sorta di soddisfazione trasversale nel distillare da materiali grezzi qualcosa di puro ed esatto. Perché è così che, secondo lui, dovrebbe essere la vita: non quell'insieme aggrovigliato di persone emozioni ostacoli che gli appare adesso, ma una linea retta o un liquido trasparente, qualcosa senza segreti né tradimenti né dolore. Forse era questo che l'aveva colpito di Lucius Malfoy: gli pareva che fosse in grado di capire le cose con una chiarezza superiore a quella degli altri, così come le sue azioni sembravano sempre dettate da una logica ferrea, a suo modo pulita e inattaccabile. Per questo Piton è così a disagio con se stesso; perché sa quanto le sue emozioni lo stiano ostacolando, facendogli dare al suo astio per Potter, Black e gli altri un'importanza eccessiva rispetto a pensieri più utili ed essenziali.
***
Il Cappello ha parlato. "Severus Piton: Serpeverde" ripete la McGrannitt e il ragazzino dall'aria un po' emaciata si dirige lento ma non troppo verso il tavolo dei suoi nuovi compagni. Sceglie un posto alla fine della panca, non isolato ma a distanza di sicurezza per non sentirsi obbligato a fare conversazione con qualcuno, e se c'è qualcosa che lui odia con tutto il cuore sono le chiacchiere di circostanza. Tutti continuano a guardare verso la sedia dello Smistamento; in particolare, nota Piton, il ragazzo biondo dagli occhi chiari e aguzzi come lame seduto dall'altro lato del tavolo sembra soppesare e analizzare tutti i nuovi arrivi.
"Lily Evans: Gifondoro. Peter Minus: Grifondoro. Narcissa Beardsley: Serpeverde." Piton aggrotta le sopracciglia. Si chiede se sia parente del suo compagno anziano, dato che anche lei è biondissima ed è pallida e magra. Il ragazzo, però, la osserva come ha osservato tutti gli altri e lei finisce seduta vicino a Piton che nota come sembri ancora più bambina di quanto non sia in realtà; nota anche occhi enormi e un po' fissi, di un azzurro lattiginoso, che fanno assomigliare la piccola Narcissa Beardsley alla versione malnutrita di una bambola di porcellana.
Invece di rimanere girata verso lo Smistamento come hanno fatto in molti, Severus incluso, Narcissa mette subito i piedi sotto al tavolo, incrocia le braccia davanti a sé e vi appoggia la testa, come per dormire. Piton, istintivamente, pensa che nemmeno a lei deve piacere fare conversazione. Questo, perché anche lui ha usato la tecnica del finto pisolino decine di volte. Solo che ha smesso, due o tre anni fa, considerandolo un sistema da bambini piccoli. Ora preferisce ignorare apertamente gli scocciatori. Se sta studiando, gli riesce particolarmente bene.
"Tu sei Severus Piton, non è vero?"
Piton alza gli occhi dal libro, interrogativo. Lucius Malfoy, terzo anno, è in piedi di fianco a lui.
"Sì?"
"Quando è cominciata la scuola?" Piton esita prima di rispondere. E' venuto a sapere praticamente subito dopo lo Smistamento che quel ragazzo biondo era Lucius Malfoy, e che è una specie di capo all'interno della Casa. Lo mette un po' in ansia non sapere cosa vuole da lui.
"La scuola? Il primo settembre, due mesi fa" pausa, coraggio "perché me lo chiedi?" Lucius si siede sulla panca vicino a lui, di traverso in modo da guardare in faccia il compagno.
"Perché in questi due mesi, mi dicono, i tuoi risultati scolastici hanno portato Serpeverde in testa alla classifica dei punteggi, o perlomeno hanno avuto un loro peso. Abbiamo più di duecento punti di distacco da Grifondoro. Non succedeva dal '63, credo. Come hai fatto?" Piton si stringe nelle spalle.
"Ho studiato."
"Piton, se devo dirti la verità piuttosto che ascoltare una lezione di Kandinskij mi farei asportare il fegato. E sono qui da tre anni. Tu, dopo due mesi, hai già in pugno la situazione. Non è normale."
"E' l'unica cosa che so fare" dice Piton, istintivamente, e poi si corregge: "è quella che so fare meglio."
"Di certo, non lo è farti degli amici" dice dolcemente Malfoy rialzandosi "però sei interessante, Severus Piton. Ti terrò d'occhio." Stranamente, non suona come una minaccia. Severus Piton sente che, per qualche oscuro motivo, Lucius Malfoy l'ha accettato - e questa non è una cosa che gli capiti spesso.
Dall'altro capo del tavolo semivuoto, Narcissa Beardsley finge di nuovo di dormire. Piton prova una specie di segreta soddisfazione nel vedere che c'è qualcuno ancora più asociale di lui. Studiare è davvero la cosa che gli riesce meglio, ma gli piace anche analizzare le persone quasi quanto piace a Lucius Malfoy. Sa dunque che Narcissa Beardsley viene da una ricca famiglia di maghi purosangue del Northamptonshire; che è figlia unica; e che tenta di attirare l'attenzione dei professori a lezione il meno possibile, dato che le poche volte in cui l'hanno interrogata ha fatto scena muta o poco più. Sembra estranea a tutto e a tutti, e Piton non riesce a capire perché. Ha tutti i requisiti per essere una perfetta Serpeverde, ma sembra mancare totalmente di quello fondamentale: l'ambizione. Il contrario di lui, praticamente. E' vero, anche Piton è purosangue, ma se pensa alla vita squallida che fa a casa, peraltro circondato da Babbani - e dai loro arroganti, ignoranti ragazzini Babbani - sente di avere ben poco da spartire con gli altri della sua Casa, tutti figli, nipoti o giù di lì di qualche pezzo grosso dell'oligarchia, tutti più o meno ricchi, e tutti convinti che il loro nome conti qualcosa. Lui, invece, sa bene che "Piton" non conta nulla; l'ha capito in un qualche momento della sua infanzia di cui ora ha già perso il ricordo, e ha capito che, di conseguenza, non deve aspettarsi niente da nessuno. Forse è stato proprio questo ad incuriosire Malfoy; lo angoscia un po' solo il fatto che, probabilmente, ora Malfoy si aspetterà qualcosa da lui.
"Chi sa dirmi quale ingrediente è necessario per annullare l'effetto della Pozione Restringente?" Gli occhi azzurri del professor Kandinskij passano in rassegna tutta la classe, e finiscono per posarsi su Piton.
"Severus?"
"Spine di Shrake in polvere, professore."
"Eccellente, signor Piton... eccellente. Venti punti a Serpeverde e una nota di merito per te."
"Grazie, Professore."
"'Grazie, professore'. Lecchino" mugugna piano Sirius Black. James Potter risponde quieto, senza distogliersi dalla caricatura di Kandinskij che sta disegnando (dove la testa calva del professore è un boccino da Quidditch):
"Sapeva la risposta, e l'ha data."
"Sì, ma supponi di averla data tu, uguale identica: ti saresti beccato un 'corretto, Potter' e nemmeno un punto per Grifondoro. E' un'ingiustizia bella e buona."
"Tanto si sa che Pozioni ha sempre avuto professori di Serpeverde. Ti conviene rassegnarti, Sirius" dice Peter Minus, seduto una fila più avanti. Black scuote la testa. Dopo quasi un anno scolastico, è già molto affezionato a Peter, ma non riesce a mandar giù quel suo atteggiamento rinunciatario. Lily Evans si volta verso di loro con uno sguardo implorante:
"Ragazzi, smettetela" bisbiglia "o ci toglieranno punti."
"Voi, lassù" dice il professor Kandinskij "vediamo... Minus, Potter, Black... Signorina Evans? Pensi di fare supplenza a Lupin? Dieci punti in meno a Grifondoro. A testa." Piton si volta a guardare, con un bagliore soddisfatto negli occhi. Non sopporta quella manica di casinisti, soprattutto Potter e Black, di cui incrocia lo sguardo irritato.
"Oh, ma guardalo" dice a denti strettissimi Sirius "Lily, te le tiri proprio dietro le sfighe, eh?"
"Altri dieci punti, signor Black" arriva, tranquilla e puntuale, la voce di Kandinskij che è tornato alla lavagna e sta scrivendo una nuova formula. Black si copre la faccia con le mani, emettendo un mugolio di frustrazione.
Piton torna a seguire la lezione, in pace con se stesso. Sono piccole soddisfazioni che rendono più gradevole la giornata - e Serpeverde, se l'ultima partita di Quidditch andrà bene, vincerà la Coppa delle Case. Pensa di aver capito il discorso che gli ha fatto Malfoy mesi fa. Per forse la prima volta nella sua vita, ciò che fa influenza gli altri; e, cosa ancora più inedita, gli ha fatto guadagnare il rispetto dei suoi pari. Non che abbia degli amici nel vero senso della parola - continua con la sua politica, per così dire, autarchica - ma i suoi ottimi risultati nella maggior parte delle materie si sono dimostrati più che utili alla causa comune, mentre il suo carattere schivo lo fa sembrare innocuo ai più, quando tutti sgomitano per mettersi in mostra coi professori, magari ambendo già a diventare Prefetti o che altro.
"E ora consegniamo i compiti che ho corretto. Piton: dieci" dice Kandinskij passando attraverso i banchi. Ha quest'abitudine abbastanza odiosa di dire i voti ad alta voce, su cui persino Piton ha qualcosa da ridire - specialmente quando sente che Potter e Black hanno preso rispettivamente otto e otto e mezzo. Gli imbecilli studiano.
Kandinskij verso la fine del giro è di nuovo nei paraggi, ma volta le spalle a Piton quando dice:
"Narcissa Beardsley: due" e non aggiunge altro. Se lei fosse stata una Grifondoro sarebbe rimasto lì a tormentarla, invece le lascia cadere davanti il compito e torna in cattedra: "la lezione è finita." Piton osserva Narcissa raccogliere i libri senza degnare di uno sguardo la verifica e non ce la fa a tacere:
"Ehi. Non te ne importa niente, Beardsley? Levi punti a tutti, così. Anche il compito per la McGrannitt l'hai dato in bianco. " Narcissa alza gli occhi, che a Piton sembrano ancora più grandi - dilatati dall'odio, si direbbero.
"E allora? Non possiamo mica essere tutti dei geni come te." Piton stringe le labbra e poi sbotta:
"Guarda che io faccio fatica per star dietro a tutto, e non mi va che una bambina ricca e annoiata mandi a monte il mio lavoro solo perché ha deciso di fregarsene di tutto e di tutti."
"E perché dovrei stare attenta a non rovinare il tuo lavoro?"
"Perché il mio lavoro serve anche a te. Tutti servono a tutti, no? E' questo il senso delle Case."
Narcissa fa una risatina. Piton non ricorda di averla mai vista ridere - non che lui lo faccia spesso - e questo è un riso sarcastico, forzato.
"Sai una cosa, Piton? Non me ne importa niente di Serpeverde. Odio questo posto e la gente che ci abita. Perché dovrei fare qualcosa che non mi interessa per il bene di gente che mi interessa ancora meno?" Non è da lui, ma Piton, rosso in volto, ribatte ad alta voce:
"Certo, perché tu hai già tutto, vero? Se anche mandi tutto a farsi benedire, puoi sempre tornare a casa, a... a... spendere i tuoi soldi e... a farti comprare un futuro da mamma e papà. Scusa tanto se io non ho nessuno che mi copre le spalle."
"Se ci tieni tanto, allora aiutami coi compiti. Non ce la faccio, mi fanno schifo, mi viene da vomitare."
"Non l'ho mai fatto con nessuno, e tu hai solo poca voglia di lavorare."
"Allora arrangiati."
"Chiedi a qualcun altro che ti aiuti."
"Qualcuno chi?"
"Che ne so. Una ragazza. Le ragazze in genere sono più studiose."
"Le altre ragazze mi odiano."
"Oh!" dice Piton con un ghigno cattivo "Ma chissà perché. Sprizzi simpatia da tutti i pori."
"Beh, anche tu" dice Narcissa, finalmente un po' infervorata "se non fosse per questa cosa dei punti nessuno ti si filerebbe. Saresti solo uno... spilungone secchione e noioso!" Più che sogghignare, ora Piton ha praticamente scoperto i denti.
"Se volevi qualcosa da me" scandisce "ora puoi pure SCORDARTELA."
"No, sei stato tu a chiedermi per primo di fare qualcosa per non rovinare i tuoi voti" si impunta Narcissa. Piton sente l'impulso di schiaffeggiarla, e se si trattiene è solo perché, dove è cresciuto, attaccare qualcuno per lui ha sempre significato ricevere un contrattacco ben più doloroso.
Maledetti Babbani.
"C'è una differenza tra di noi, Beardsley" sibila "io so come cavarmela da solo. E' una gran rottura, ma se tu porti giù la media della Casa, io posso lavorare più sodo e riportarla su. Tu continua se vuoi a farti odiare dagli altri, principessina. Tanto non hai niente da perdere, vero?" Gli occhi di Narcissa sono due laghi di stupore e dubbio e umiliazione. Chiaro come il sole che nessuno le ha mai parlato così.
"Scusa" sussurra, e deglutisce, e dice: "dammi una mano almeno in Pozioni."
"E io cosa ne ricavo?" chiede Piton freddamente.
"Vuoi che ti paghi?" dice speranzosa Narcissa, e poi si morde il labbro, colta da un ripensamento:
"Non subito, però. Devo prima trovare una scusa per chiedere i soldi ai miei, perché... loro non sanno che sto andando male a scuola."
"Aha. Allora hai qualcosina da perdere. Ma, scusa se te lo ripeto, intanto io che ci guadagno?" Narcissa sospira e abbassa lo sguardo.
"Potremmo provare a diventare amici, se vuoi."
***
"Bene-bene-bene. Passato buone vacanze?"
"Se si possono chiamare vacanze."
"Ho in mente grandi cose per te, Piton" dice Lucius Malfoy tra il serio e il faceto, battendo una mano sulla spalla del compagno più giovane che lo guarda perplesso e fa una risatina.
"Grandi cose?"
"Possiamo anche avere una squadra di Quidditch coi controcoglioni, possiamo avere il professor Kandinskij dalla nostra parte, ma è grazie a gente come te - gente che sa fare il suo lavoro - se Serpeverde ha vinto la Coppa delle Case per due anni consecutivi." Un politico nato, pensa Piton, figlio, nipote di politici. Malfoy, ora che è Prefetto e che è all'inizio del suo quinto anno a Hogwarts, sembra più in forma del solito. E' uno dei personaggi più in vista non solo a Serpeverde ma in tutta la scuola - questo nonostante il fatto che, per esempio, non giochi a Quidditch. Se non fosse poco incline a queste spiegazioni semplicistiche e irrazionali, Piton direbbe che il segreto del successo di Malfoy stia tutto in quella sorta di carisma innato; non è solo l'erede di una stirpe aristocratica e abituata al comando. Lui è aristocratico e sa comandare. Anche se Serpeverde può dirsi una specie di vivaio della classe dominante, una simile coincidenza tra aspettative e capacità reali è più unica che rara. Piton lo riconosce: per questo rispetta Malfoy. Sa anche di essergli in qualche modo simpatico, e quindi, anche se non sono esattamente in confidenza, può parlargli apertamente.
"E quale sarebbe questo 'mio lavoro'?" chiede, mentre passeggiano lungo la riva del lago di Hogwarts.
"Fare quello che hai fatto finora. Prendere ottimi voti; soprattutto, dimostrare che il sangue di mago vale ancora qualcosa. La filobabbaneria di Silente - e della McGrannitt, e quindi soprattutto del Grifondoro - insomma, è qualcosa di indecente. Tra un po' avremo Babbani in gita scolastica a Hogwarts. Oh, certo, questo farebbe la gioia del nostro caro Weasley... Non ti faceva rabbia uno come lui? Essere un mago purosangue, con tutto un patrimonio culturale alle spalle, e baratterebbe tutto per la prima cazzata babbana che gli capita per le mani. 'Interesse scientifico'... Fortuna che ormai si è diplomato."
"Non c'è niente di interessante nei Babbani" dice Piton, invelenito. Ovviamente Malfoy ha toccato il tasto giusto, lo sa, e rincara la dose:
"Vedi? C'è un'ingiustizia di fondo. Quella gente sente solo quello che vuole sentire. Tu, invece, sfortunatamente hai un'esperienza diretta..."
"Ce l'ho ogni estate, l'esperienza diretta."
"E' un vero peccato che la tua famiglia si trovi in ristrettezze, Severus."
"Ah!" ride secco Piton "'Ristrettezze' è un bell'eufemismo. Piacerebbe a mio padre. Lui è ancora convinto di contare qualcosa - la mattina pensa di svegliarsi in un castello, ma è solo una babbanissima casa a schiera."
"Mi dispiace. So che a suo tempo fece degli investimenti sbagliati..."
"Diciamo pure che la torta era già andata mangiata prima che io avessi coscienza di me" commenta Piton sarcastico. Malfoy lo guarda negli occhi e dice, con quel suo tono suadente:
"Considera questo: con tutte le pecche che ha il sistema di questa scuola, lo Smistamento è una delle poche istituzioni che abbia mantenuto un senso. Se sei finito a Serpeverde c'è di sicuro un motivo. Secondo me vuol dire che tu hai le capacità di fare onore alla stirpe che rappresenti. Puoi farcela. Tutti prima o poi cadono ,ma solo chi è in grado di rialzarsi merita di sopravvivere."
Piton è sinceramente colpito dalla dichiarazione di fiducia di Malfoy. Parla come un uomo fatto, e ha solo quindici anni. Porta anche i capelli lisciati all'indietro, quando in quegli anni quasi tutti - Piton incluso - sfoggiano zazzere più o meno lunghe e arruffate. Ma più che di moda, si parla di stile e lo stile a Lucius Malfoy non è mai mancato.
Vedono arrivare, in direzione opposta, Narcissa con un'altra ragazza, Maggie Rutheford.
"Non è la tua amica, quella?" dice Malfoy distrattamente.
"Chi?"
"Narcissa Beardsley. O hai" soggiunge Lucius con un sorrisetto "amiche che non conosco, vecchio sporcaccione?"
"Non stiamo insieme, se è questo che intendi" dice Piton come se il pensiero non l'avesse mai sfiorato. Ed è la verità. Aveva acconsentito ad aiutare Narcissa con gli esami del primo anno; e con quelli del secondo. Come sospettava, più che di aiuto vero e proprio la ragazza aveva bisogno di regole, e di qualcuno che la spronasse. Lei, in cambio, gli aveva offerto una strana quanto solida alleanza. Avevano scoperto di condividere svariate idiosincrasie: per il Quidditch, innanzitutto; per la McGrannitt; per Gazza; per i dormitori e i bagni in comune. Ma, in generale, entrambi si sentivano un po' come dei corpi estranei nell'universo di Hogwarts. Eppure, sorreggendosi a vicenda, lottavano per tenersi a galla in quel mondo. Perché, per motivi diversi di cui nessuno dei due amava parlare, quello era anche il migliore dei mondi che avessero a disposizione.
Narcissa è lì.
"Ciao, Severus" dice, e poi, rivolta a Malfoy: "ciao, Lucius."
"Ciao, Narcissa" risponde tranquillo Malfoy "a casa tutto bene, immagino?" La ragazza fa un sorriso freddo, ma sembra voler perforare Malfoy con lo sguardo.
"Certo che va tutto bene" dice, in un soffio "Ci vediamo a cena, Severus?"
"Okay."
"Ti tengo il posto, allora." Narcissa e la sua compagna si allontanano, e Malfoy dice, con contrizione chiaramente recitata:
"Oh, si sarà offesa?"
Piton lo guarda aggrottando le sopracciglia. Effettivamente, si è trattato di un commento fuori luogo e deliberatamente crudele. Il perché, l'aveva scoperto proprio da Malfoy all'inizio del secondo anno. Gli aveva raccontato di aver passato buona parte delle vacanze in una villa che la sua famiglia possiede in Cornovaglia, e che avevano dato un ricevimento cui avevano partecipato anche i Beardsley, Narcissa inclusa.
"Non dico che la seconda moglie di Beardsley sia una brutta donna, anzi... ma da dove salta fuori? Era e resterà l'amante. Sarebbe stato meglio se non si fosse sposato affatto - senza nemmeno rispettare il periodo di lutto, poi! Se non si trattasse di una famiglia così ricca e antica, un simile scandalo sarebbe stato devastante," Di fronte all'espressione interrogativa di Piton, però Malfoy si era interrotto.
"Non mi dire che non lo sai - credevo foste amici..."
"Beh, no, evidentemente 'non lo so' " aveva detto Piton irritato "non parliamo mai di quello che ci succede a casa, e devo dire che questo mi solleva."
"Aha. Capisco. Beh, in parole povere la mamma della tua Narcissa è morta e suo padre l'ha subito rimpiazzata sposando l'amante qualcosa come tre mesi dopo il funerale. La regola vuole che si osservi almeno un anno di lutto."
"E quando è successo questo?" aveva chiesto Piton, pallido.
"Credo l'anno che siete arrivati a Hogwarts. Già. La mia famiglia fu invitata alle seconde nozze e io non sono potuto andare perché era maggio e dovevo preparare gli esami del secondo anno." Piton aveva deglutito e inspirato forte. Come aveva fatto Narcissa a tenergli nascosta una cosa del genere? Era vero che il loro rapporto era partito da tutt'altra base, ma si era sentito ugualmente tradito, anche se lui per primo era estremamente avaro di confidenze.
"No, non lo sapevo proprio" era riuscito a dire, infine "anche se... avevo intuito che avesse dei problemi a casa. Insomma, anch'io odio stare a casa mia, e quindi odio ancora di più parlarne."
Quando poi aveva trovato Narcissa, non era riuscito a mascherare il suo risentimento.
"Perché non mi hai detto di tua madre?"
"Chi te l'ha detto? Malfoy, immagino."
"Non importa chi me l'ha raccontato, è che non sei stata tu. Avevi detto che volevi essermi amica."
"E questo che c'entra? Cosa cambia per te sapere che vogliono che chiami 'mamma' la donna con cui mio padre tradiva mia madre?" Piton aveva scosso la testa, allibito, e aveva concluso:
"Mettiamola così: facciamoci una nuova regola..."
"Me ne hai già date abbastanza per studiare" si era subito lagnata Narcissa.
"E hanno funzionato, no? Allora facciamo che se io ti racconto qualcosa di mio personale tu non lo dirai in giro, e viceversa. Così se c'è qualcosa che ti distrae puoi dirmelo, no? Sai come sarebbe tutto più facile?"
"Può darsi. Ma allora ricordati che vale anche per te, Severus - devi dirmi tutto."
"Okay" aveva detto Piton di malavoglia. Ma, nonostante fosse del tutto disabituato a fare confidenze, questa nuovo patto aveva inevitabilmente reso più profondo il legame tra lui e Narcissa. Per questo fa un po' fatica a mandar giù le parole di Malfoy, che sdrammatizza:
"Oh, andiamo. So che siete amici, è che mi piace stuzzicarla perché è permalosa. Sei forse permaloso anche tu?"
"Può darsi. Penso che alla fine siamo persone molto simili."
"Da questo punto di vista, forse. Ma per il resto, boh... tu non assomigli a un pesce." Il commento è ancora una volta gratuito, ma allo stato attuale delle cose Piton non può contestarlo: Narcissa assomiglia veramente a un pesce. Questo perché, sotto agli occhi grandissimi e al naso all'insù ha preso forma una bocca piccola e pallida, ma molto carnosa. Il corpo è ancora magrissimo: Narcissa è tutta occhi e labbra, ancora disarmonica.
"E' chiaro, comunque, che quello che ti manca sono i contatti in società" continua Malfoy, indifferente, riprendendo il discorso interrotto "Hogwarts è grande, ma è un mondo chiuso, limitato. Non è giusto passare la maggior parte dell'anno tra queste mura: un sacco di cose puoi trovarle solo fuori."
"E quindi?"
"So che è presto per decidere, ma mi farebbe piacere se tu passassi qualche giorno a casa mia per le vacanze di Natale. La mia famiglia organizza sempre un veglione di capodanno, lì potresti conoscere gente interessante."
"Ma puoi lasciare la scuola? Anche se è vacanza, sei pur sempre Prefetto."
"Oh, non credo faranno troppi problemi per un paio di giorni" dice tranquillo Malfoy "e poi, nel caso, non dovrebbe essere difficile convincere Kandinskij, no?"
"Credo di aver capito" annuisce Piton. Oliarsi un po' Kandinskij in cambio dell'ospitalità di Malfoy ha, razionalmente, tutta l'aria di uno scambio vantaggioso. Nei suoi primi due anni a Hogwarts, Severus Piton non è mai tornato a casa se non per le vacanze estive. Se deve essere onesto, non gli dispiace la scuola semivuota - il dormitorio silenzioso, sopratutto; l'unico neo sono i quattro deficienti di Grifondoro che sembrano essere talmente inseparabili da preferire di restarsene a scuola piuttosto che tornare ognuno a casa propria. E Piton sarebbe pronto a Giurare che loro a casa non hanno una caricatura di famiglia come quella che è toccata a lui. Poco male, comunque. Già avere i sotterranei di Serpeverde quasi a sua disposizione gli è sempre sembrato un bel lusso. Ma quale lusso maggiore dello storico veglione dei Malfoy che, anche se ovviamente non può ancora saperlo, sarà il primo di una lunga serie? Val bene fare un po' di violenza alla sua naturale propensione per la solitudine.
"Ti ho portato il regalo di Natale. Spero che ti piaccia."
Un po' esitante, Piton prende il pacchetto che gli passa Narcissa nella sala comune ancora semideserta. Anche lei è tornata presto, il due gennaio.
"Ah, grazie. Io non ho niente per te, però."Narcissa si stringe nelle spalle.
"Mi sa proprio che non sei il tipo da regali, tu. Su, aprilo. O devi ancora riprenderti dal veglione? Ti sei divertito, almeno?"
"Sì, abbastanza" dice Piton armeggiando col regalo. In effetti, è ancora un po' frastornato. Lui e Lucius erano arrivati al maniero dei Malfoy grazie a una passaporta, ritrovandosi nell'atrio di un palazzo che certo non poteva essere grande quanto Hogwarts, ma che sul fronte del lusso aveva pochi rivali. Arredi in stile vittoriano, quadri, arazzi, tappeti riempivano ambienti che altrimenti sarebbero sembrati ancora più grandi. Ed elfi domestici che avevano subito portato via il poco bagaglio dei ragazzi, mentre Malfoy aveva portato subito Piton a conoscere i suoi genitori.
"Dunque tu saresti lo studente più brillante di Serpeverde" aveva detto il padre di Malfoy senza sorridere "Lucius mi ha parlato molto bene di te." A colpo d'occhio, Piton aveva capito quanto quella casa assomigliasse al suo padrone. Augustus Malfoy era un uomo incanutito, ma dal portamento eretto - il che rendeva il suo bastone da passeggio, decorato con una testa di serpente d'argento, un puro accessorio. Gli occhi avevano la stessa tonalità grigioazzurra di quelli di Lucius, ma lo sguardo era fisso e severo dove il figlio era mobile e inquisitivo. La madre, lady Erzbeth, invece, si era limitata ad accennare un sorriso. Lei, per contro, non doveva avere più di quarant'anni ed era ancora molto bella, nonostante la crocchia stretta in cui erano raccolti i lunghi capelli color miele rendesse un po' troppo affilati i suoi lineamenti aristocratici. Piton aveva pensato con un po' di inquietudine a quanto Lucius avesse già parlato di lui, dato che i suoi non avevano sentito il bisogno di fargli domande.
"Camera mia è di fianco" aveva detto Lucius quando Piton era entrato nella sua stanza "se ti serve qualcosa, c'è un campanello per l'elfo."
"Per i tuoi è un problema? Il fatto che io sia qui, dico." Malfoy aveva riso.
"Scherzi? Sei un mago purosangue, e sei un Serpeverde. Ben poca della gente che vedrai stasera quando era a Hogwarts era in altre Case. Mio padre tiene in estrema considerazione questo tipo di cose. Alla fine, anche queste feste sono sempre una specie di rimpatriata con gli altri vecchi polverosi come lui. Ma ci può sempre essere qualcosa di interessante da sapere, basta coglierla. Male che vada, ci sono alcolici per tutti." Dopo, Malfoy aveva mostrato a Piton il resto della casa, lasciando per ultimo il pezzo forte: la biblioteca.
"Questo posto è un mezzo mistero anche per me" aveva detto Malfoy mentre Piton si guardava attorno estasiato "sono sicuro che il vecchio non abbia esposto che una minima parte di quello che abbiamo. Insomma, sia la famiglia che il castello sono antichissimi. Non può essere tutto qui."
"Tutto qui?" aveva ripetuto Piton inarcando le sopracciglia e prendendo un libro dallo scaffale davanti a lui "Ti sembra poco? Guarda, questo non c'è nemmeno a Hogwarts."
"Lo credo bene. E' un codice medievale, un pezzo unico. Mio padre dice che sia la copia di un manoscritto di Salazar Serpeverde in persona."
"Aha" si era limitato a commentare Piton, concentrato sul libro. Era scritto con inchiostro verde, con una calligrafia minuta e regolare ma talmente fitta da risultare illeggibile.
"No, non sforzarti" gli aveva detto infatti Malfoy "c'è un incantesimo di Illeggibilità su quel libro. Per romperlo, è necessario leggere prima un altro libro, che non abbiamo...Quello forse è a Hogwarts, o a Durmstrang, non so." In quel momento, un elfo domestico era apparso alle loro spalle, facendo sobbalzare Piton:
"Lady Erzbeth mi manda a ricordarle che tra poco arriveranno gli invitati per la cena, signore" aveva detto l'esserino rivolto a Malfoy, che aveva sbuffato:
"c'è sempre un elfo domestico che arriva a rompere le palle in questa casa. Sempre." Al che l'esserino aveva cominciato a prendersi a pugni la faccia, frignando:
"Sossy non vuole disturbare! Sossy fa solo il suo lavoro! Cattivo, cattivo Sossy!"
"BASTA!" aveva urlato Malfoy afferrando Sossy e scaraventandolo di peso fuori della porta, e poi aveva borbottato: "sono utili, ma cazzo se sono molesti."
Alla festa vera e propria, le parole di Malfoy si erano rivelate vere solo a metà. Se da una parte si poteva considerare davvero una rimpatriata nostalgica tra ex compagni di scuola, dall'altra Piton era rimasto semplicemente allibito nel riconoscere tanti volti noti: mezzo Ministero era lì, e altri personaggi, che invece raramente finivano fotografati sulla Gazzetta, si erano rivelati essere azionisti della Gringott's, facoltosi imprenditori e via dicendo. Come spesso accade in questo tipo di eventi, però, mancava la compagnia giovanile, fatta eccezione per un gruppetto di bambini davvero troppo piccoli e per alcuni Serpeverde che Piton conosceva già. Gli ottusi Tiger e Goyle (che Malfoy definiva senza mezzi termini "il mio braccio armato"); Felix Lestrange, del settimo anno, che era amico d'infanzia di Malfoy; Sabine Lestrange, sorella gemella di Felix, di una bellezza smunta e inquietante; Henry Bulstrode, dell'età di Lucius; e il battitore della squadra di Quidditch di Serpeverde, Alistair Macnair, del sesto anno. I ragazzi si erano coalizzati quasi più per autoconservazione che perché avessero qualcosa da dirsi, dato che si erano visti fino al giorno prima. Piton dunque ne aveva approfittato per guardarsi intorno. Sopratutto, si era concentrato sul signor Malfoy, e su come tutti gli invitati sembrassero trattarlo con una certa deferenza. E' vero che si trattava pur sempre del padrone di casa; ma sembrava mettere in soggezione persino il Segretario del Ministero della Magia, che era la più alta carica presente. Questo nonostante Augustus Malfoy non avesse alcun incarico ufficiale a livello politico. Ora Piton, ripensandoci mentre finisce di scartare il pacchetto di Narcissa, si rende conto di quanto in questo Lucius sia simile a suo padre. Il suo incarico come Prefetto è arrivato semplicemente ad ufficializzare un'influenza che lui già aveva all'interno di Serpeverde; e infatti adesso sembra già occupato a proiettarsi al di fuori della Casa se non addirittura della scuola. Che ci sia una strategia meditata, si chiede Piton, dietro questi poteri "minori" che sono minori solo per la facciata? Ma deve smetterla di distrarsi. Specialmente davanti all'edizione annotata di Distillati e sublimati - la guida completa alla preparazione e all'uso.
"Ma... come hai fatto a trovarlo? Quest'edizione è fuori stampa..." dice, sinceramente ammirato. Narcissa alza le spalle.
"Oh beh. Ho solo sfruttato un po' i sensi di colpa di papà. Ma" aggiunge in tono più ansioso "ti piace? E' quella che volevi?"
"Certo... certo che è quella che volevo. Ormai non speravo più di trovarla" dice Piton sfogliando le pagine sottilissime del volume "grazie, grazie davvero." E' sincero; ma, stranamente, sembra esserci ancora più gratitudine nel sorriso sollevato che gli rivolge Narcissa.
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
Okay... Questo capitolo è stato un po' una tassa da pagare. I flashback finiscono qui e dal prossimo capitolo si torna nel vivo dell'azione ^_^
Sedici anni. Sedici anni e già gli sembra di aver vissuto innumerevoli vite da quando è a Hogwarts - anche se mai ha rischiato di morire fino a stasera. Leggere il manuale di Pozioni effettivamente ha calmato i nervi di Severus Piton, ma non gli ha tolto il senso di spossatezza derivata da un carico eccessivo di emozioni. Poco male: forse così riuscirà a dormire almeno qualche ora, invece di assecondare la propria tendenza all'insonnia come fa di solito, attardandosi a scrivere appunti e a fare esperimenti. D'altra parte il suo cervello di notte sembra lavorare a doppio regime. Peccato che le lezioni la mattina comincino presto e lui non sia certo il tipo da permettersi di dormire in classe, quindi, probabilmente, non si libererà mai del tutto delle occhiaie che rendono il suo sguardo se possibile ancora più torvo e penetrante.
Il giorno dopo, le prime due ore del mattino sono proprio con Kandinskij. Piton lancia un'occhiata nervosa alla zona in cui stanno prendendo posto Potter, Black, Minus e Lily Evans; a quanto pare, Lupin deve ancora riprendersi, ma stavolta non è una sorpresa. Piton aveva letto diverse cose sui lupi mannari, eppure non le aveva mai collegate alle misteriose assenze di Lupin; scuote la testa, rimproverandosi mentalmente per essere stato così miope.
"Qualcosa non va?" gli chiede Narcissa, seduta di fianco a lui.
"Niente di importante" risponde Piton, laconico. Non ha voglia di raccontare adesso tutta la storia all'amica; e poi ha promesso a Potter... di nuovo, sbuffa impercettibilmente. Tutta la situazione gli appare estremamente fastidiosa.
"Devi smetterla di restare alzato la notte. Ti rovini la pelle e il morale" bisbiglia Narcissa prima che Kandinskij si sistemi dietro la cattedra. Nel giro dell'ultimo anno, la ragazza è letteralmente fiorita. Non si può dire che sia cambiata radicalmente; solo, le irregolarità dei suoi lineamenti sembrano avere trovato un loro ordine, e lei ora sfoggia una bellezza diafana quanto conturbante. Porta i capelli, lunghi e lisci, con una semplice scriminatura al centro, mentre tiene le sopracciglia come due archi sottilissimi e affilati. Può contare anche su una pelle levigata, e su gambe abbastanza lunghe e affusolate da poter sopravvivere ai micidiali calzettoni imposti, in quei tempi, dal regolamento scolastico. Comincia chiaramente a rappresentare un obiettivo allettante per molti suoi compagni e, ancora di più, ad essere una minaccia agli occhi delle altre ragazze.
Ma a Piton tutto questo non sembra interessare. Conosce Narcissa da troppo tempo; il loro rapporto a volte lo fa pensare a certi animali che vivono in simbiosi, semplicemente perché la natura li ha creati per essere di supporto l'uno all'altro. Perfino l' "esperimento" in cui l'aveva coinvolto Narcissa sul finire del terzo anno - un Vero Bacio Con La Lingua - era rimasto un caso isolato a cui nessuno dei due aveva dato in seguito troppo peso. Piton cerca di uscire da questo circolo vizioso di pensieri; oggi, tra l'altro, Kandinskij spiega una pozione obiettivamente molto difficile, fatta di dosi minute e in cui il controllo dei tempi è fondamentale. Se tutto va a buon fine, dovrebbe essere in grado di guarire qualsiasi ferita da taglio. In caso di cattiva riuscita, avverte Kandinskij, potrebbe rilasciare gas nocivi e diventare lei stessa corrosiva. Mentre gli alunni cominciano ad armeggiare col materiale sui banchi, un brusio sommesso ma concitato proviene dalla zona-malandrini. Kandinskij, con la consueta calma, inarca le sopracciglia quasi inesistenti e dice:
"Lassù, voi. Quindici punti in meno per Grifondoro, naturalmente a testa, e tu, signorina Evans, non prendere impegni per la serata. Dalle otto in poi, sconterai una punizione nel mio ufficio."
"Cosa c'entra Lily? Perché dovrebbe avere lei una punizione se..." sbotta James Potter, indignato, mentre Lily Evans rimane a bocca aperta.
Piton nota un sorrisetto soddisfatto affiorare sulle labbra di Narcissa. Kandinskij mantiene il suo contegno, parla quasi con gentilezza:
"Altri venti punti in meno a Grifondoro, Potter. Il tuo comportamento già risponde alla tua domanda: tu o Black o Minus o il nostro inafferrabile Lupin [sic! NdA] siete dei recidivi e personalmente penso che siate irrecuperabili. La signorina Evans forse ha ancora qualche speranza di imparare a comportarsi in modo corretto. Certo, forse la mia è solo una pia illusione, viste le compagnie che frequenta" e lo sguardo del professore si posa, glaciale, su Lily "chi va con lo zoppo impara a zoppicare, non si dice così?"
La lezione si conclude nel più completo silenzio.
Come al solito, Severus Piton finisce in fretta la sua cena, rivolge un saluto veloce a Narcissa e scende nello studio di Kandinskij. Lo aiuta a preparare gli ingredienti, oppure direttamente nelle pozioni che poi andranno, per esempio, negli armadi di Madama Chips. Talvolta, semplicemente, il professore gli permette di assisterlo nelle sue ricerche. Ha brevettato, nel corso degli anni, pozioni ormai di uso comune; medicinali, fondamentalmente, ma, si dice, anche veleni. Piton non se ne preoccupa troppo. E' normale che circolino delle leggende sui professori - per esempio, c'è chi giura e spergiura di aver visto la McGrannitt fare un pompino a Silente ("come se uno potesse sopravvivere a uno spettacolo così orrendo per raccontarlo", era stato il commento di Piton) - e anche se fosse? La ricerca è ricerca, ripete sempre Kandinskij, e anche il più innocuo degli strumenti può diventare letale in mano alla persona sbagliata.
"Conservazione. Hai notato come la mandragola deperisca in fretta una volta colta e azzittita?" La voce di Kandinskij raggiunge Piton quando questi è ancora nell'anticamera. Probabile che ormai lo riconosca dal passo.
"Magari in una soluzione con un trenta per cento di siero di Doxy?" suggerisce Piton indossando, sopra ai vestiti, un grembiule da lavoro. Quando entra nello studio vero e proprio, trova Kandinskij che lo aspetta, con un sorriso soddisfatto.
"E' proprio quello che sto usando. Ma credo che, alla lunga, risulti un po' troppo volatile." Davanti a lui, sul tavolo, troneggia un grande vaso di vetro con una mandragola immersa in una specie di salamoia.
"Mh" riflette Piton tamburellandosi le dita sul mento "forse mettere delle squame di sirena sul fondo del vaso dovrebbe rallentare l'evaporazione del siero."
"Corretto, Severus. Molto, molto corretto" approva Kandinskij continuando a fissare il vaso. In quel momento, bussano.
"Chi è?" chiede svogliato l'insegnante. Una voce un po' esile risponde da di là della porta:
"Sono Lily Evans, professore. Mi aveva chiamata."
"Ah, sì, sì, entra" borbotta Kandinskij. Se n'era dimenticato, e anche Piton non aveva più pensato alla punizione di Lily. Non gli sorride molto l'idea di passare la serata con l'amichetta del cuore di Potter e gli altri.
Lily entra, titubante. Sembra un po' sorpresa di vedere lì anche Piton, che non dice nulla e la squadra senza accennare a un sorriso. Kandinskij la guarda da sopra il vaso con la mandragola.
"Molto bene, Evans. Di là in magazzino c'è un cesto pieno di Billywig essiccati. Voglio che tu li divida dai loro pungiglioni, mettendoli in due recipienti diversi. Pensi di potercela fare?" E' un compito banale, e Lily annuisce fingendo di non sentire il sarcasmo nella voce di Kandinskij. Nel ripostiglio che fa da magazzino, si trova davanti a una montagnola di minuscoli insetti gialli e pelosi da pulire. Di sicuro oggi non potrà farsi la solita chiacchierata serale coi ragazzi, né tantomeno fare compagnia al povero Remus, che non è mai uscito dal letto, debilitato dalla trasformazione della sera precedente. Sospira, e comincia a lavorare sempre più spedita, mentre distrattamente coglie brandelli della conversazione tra Piton e Kandinskij. Parlano praticamente da pari a pari, e deve ammettere con se stessa che Piton è davvero straordinariamente preparato.
Quando ha sistemato più della metà dei Billywig, Lily sente Kandinskij uscire, e ne approfitta per riprendere fiato. Per un po', tutto lo studio è immerso nel silenzio più assoluto. Infine, Lily prende coraggio e si decide a parlare:
"Severus?"
"Mh?"
"Come mai sei qui anche tu? Non sei in punizione, vero?"
"Certo che no" risponde la voce annoiata di Piton "vengo volentieri a dare una mano al professore. E' il migliore, nel suo campo."
"Severus", ripete Lily, e lui si vede obbligato ad alzare gli occhi, per trovarsela là, dall'altra parte del tavolo, leggermente imbarazzata. Lui la guarda, interrogativo e un po' seccato.
"Volevo solo dirti che... è molto bello ciò che hai fatto per Remus. Insomma, hai promesso di coprirlo..."
"Ah, quello" dice Piton tornando al libro che stava sfogliando "non saranno passate nemmeno ventiquattro ore e già me ne sono pentito centinaia di volte."
"Scherzi?" sobbalza Lily, stupita "Dovresti essere orgoglioso di aver fatto una cosa così nobile. Voglio dire, ti stimo molto di più adesso che lo so... cioè, non che prima ti disprezzassi, ma..." Piton chiude il libro con un gesto secco che fa sussultare di nuovo la ragazza.
"Non mi dire che hai già finito coi Billywig", sibila. Lily corruga la fronte.
"Sono a buon punto, e tu sei un cafone."
"Vorresti ripetere?"
"Cafone. Io non sarò certo la principessa del castello, ma santo cielo! Ho solo provato ad essere gentile con te, e tu..."
"Ascolta" dice piano Piton, i muscoli del viso contratti a reprimere l'ira "potevo morire, in quella situazione. E questo per colpa dei tuoi amichetti, che da quando hanno messo piede in questa scuola non fanno altro che fare i loro comodi... senza rispetto delle regole, senza pensare alle conseguenze delle proprie azioni. Anche tu, scommetto che se non fossi stata in banco con loro stasera non saresti in punizione..."
"Beh, può darsi di no" è costretta ad ammettere Lily "ma questo che c'entra? Loro sono amici miei, e li accetto come sono, così come loro accettano me. O forse 'amicizia' è un concetto troppo campato in aria per un Serpeverde... già, per voi un tornaconto deve esserci sempre, vero?" conclude, in tono vagamente maligno. Ma non può che ricambiare Piton con la sua stessa moneta.
"Ma cosa ne sai tu di me" le dice lui a denti strettissimi "speravo che tu fossi un po' meno arrogante dei tuoi compari, ma mi sbagliavo."
"Allora mi sbagliavo anch'io. Per tutto il pomeriggio ti ho considerato addirittura una brava persona, pensa un po' che scema" sbotta Lily, girando i tacchi per tornare ai Billywig. Piton vorrebbe troncare lì la conversazione, ma ha anche un desiderio irrefrenabile di essere lui ad avere l'ultima parola, per cui le urla dietro:
"Bè, almeno io mantengo le mie promesse." Piccola pausa, e poi, dal magazzino, un sarcastico:
"Buono a sapersi." Piton fa un sospiro nervoso.
"Non dirò nulla su Lupin. Cosa devo fare di più?"
"Imparare l'educazione!" stavolta è Lily a trovarsi Piton di fianco all'improvviso, che la guarda con degli occhi modello inceneritore.
"Non prendo lezioni di educazione da una figlia di Babbani" scandisce. Tanto puntuale quanto inaspettato, arriva lo schiaffo di Lily, che lo lascia basito per lunghi istanti. Adesso è lei che lo guarda come se volesse disintegrarlo.
"Caro mio" dice con la voce spezzata dalla rabbia "sei tu che non sai niente di me. Come ti permetti di..."
Piton la afferra per una spalla e la strattona:
"So benissimo di cosa parlo, Evans. La maggior parte della gente, qui, non ha nemmeno mai visto un Babbano in faccia. Io, per conto mio, ne ho già visti anche troppi." Lily contrae il viso in una smorfia di dolore. Le dita di Piton sono piantate come uncini nella sua spalla.
"Lasciami" dice fra i denti "Mi stai facendo male."
"Cosa state facendo, qui?"
Entrambi, istintivamente, indietreggiano all'arrivo del professor Kandinskij. Piton borbotta, tentando di recuperare il contegno:
"Abbiamo solo avuto una piccola discussione..."
"Vedo", lo interrompe, gelido, Kandinskij, squadrando sia lui che Lily, la quale arrossisce violentemente. Vista dal di fuori, effettivamente, poteva sembrare una situazione più equivoca di quanto non fosse in realtà. Farfuglia: "Noi..." ma Kandinskij taglia corto:
"Ricordati che non te ne vai finché il lavoro non è finito. E tu, Severus, ricorda che piuttosto di avere un assistente distratto è meglio non averlo."
"Sì, professore. Mi scusi " dice piano Piton, e suo malgrado Lily non riesce a godere del tutto di questa umiliazione. Si rende conto di come il loro sia finito per essere un dialogo fra sordi - e come entrambi alla fine avessero veramente ragione solo quando affermavano di non conoscersi. Lui non sa niente di lei, lei non sa niente di lui, e allora perché tanto rancore? Questo pensiero le occupa la mente ma le sue mani lavorano spedite, e presto i Billywig sono pronti. Saluta il professore ed esce, senza il coraggio di alzare gli occhi su Piton.
Quando arriva all'entrata della torre di Grifondoro, Lily non deve nemmeno svegliare la signora nel ritratto, che già sonnecchia. Il passaggio si apre dall'interno e ne esce una Tassorosso del sua età, Fiona Ryder, che le rivolge un saluto a mezza voce. Lily sorride tra sé e sé. Può indovinare con un buon margine di sicurezza chi troverà nella sala comune, e non si sbaglia: c'è Sirius Black sul divano, perso in chissà quale pensiero. Il suo flirt con Fiona va avanti da un paio di settimane.
"Ehilà" dice a Lily "finalmente libera. Pensavamo che Kandinskij ti avesse trasformata in una statua di sale o che altro."
"Mi ha messo a pulire qualche chilo di Billywig" dice Lily facendo spallucce e sedendosi a fianco di Sirius, che ironizza:
"Punitivo, non credi?"
"Poteva andarmi peggio. So che spesso fa inscatolare i Vermicoli."
"Allora no che non saresti sopravvissuta."
"Scemo. Come sta Remus?"
"Abbastanza bene. Ha dormito praticamente dall'alba al tramonto per recuperare la notte scorsa... Adesso era sveglio come un grillo. James gli ha dovuto fare un incantesimo per addormentarlo, altrimenti gli tornerà il sonno di giorno."
"Peccato. Volevo andare a salutarlo."
"Va beh, non si offenderà. Lo vedrai domani mattina."
"Gli avete raccontato la storia di Piton?"
"Mh, sì."
"E lui come l'ha presa?"
"Non lo so, non ha detto niente di esplicito. Ma aveva quella faccia un po' dispiaciuta... Sai, il suo solito problema. Si sente in colpa per quello che è. Però io gli ho detto chiaramente che è tutta colpa mia per questo casino. E ovviamente di Piton, in seconda istanza. Maledetto spione."
"Forse questa cosa si è solo spinta un po' troppo oltre."
" 'Questa cosa' cosa?"
"La vostra rivalità con Piton" dice cautamente Lily "insomma, va bene essersi antipatici, ma a un certo punto... basta. In realtà non sappiamo niente di lui."
Sirius si volta verso Lily e le sorride, anche se un po' stancamente, con quel suo sorriso caldo e aperto. E' una di quelle situazioni in cui è molto chiaro perché sempre più ragazze sdilinquiscano per lui.
"Parli come James", le dice "ha detto praticamente le stesse cose, stasera. L'ho sempre saputo che siete anime gemelle."
"Ma taci un po', Black" lo prende in giro Lily, e gli appoggia la testa sulla spalla, come ha fatto decine e decine di altre volte. Solido, affidabile Sirius. Le circonda le spalle col braccio, stringendola un po' più a sé.
"La tua ragazza non approverebbe" dice Lily sbadigliando.
"Non è la mia ragazza. E tu, Evans, pensi un po' troppo male. Su, a nanna."
"Non so se ho voglia di alzarmi."
"Vuoi che ti spedisca a letto a calci?"
"Ooooh, non vedo l'ora."
"Ma che discorsi sono questi?" bisbiglia Sirius, ironico "Adesso capisco perché Kandinskij ti ha messo in punizione. Sei una scolara davvero molto cattiva."
"Qui è lei che pensa male, signor Black." Per qualche attimo Sirius fissa l'amica senza dire nulla, poi si alza forzandola a fare altrettanto.
"Dai. Domattina vieni a svegliare Remus, gli farà piacere" le dice, dandole un buffetto sulla spalla, e finalmente Lily si avvia verso il suo dormitorio.
E' una primavera già straordinariamente calda. Narcissa Beardsley ne approfitta per andare a studiare in giardino; Piton, che pur essendo sabato è al lavoro con Kandinskij, le ha intimato di portarsi avanti per gli esami. Ha appena aperto il libro di Erbologia sulle ginocchia, che sente un rumore di passi che si avvicinano sul ghiaino del vialetto. Alza istintivamente gli occhi: è Lily Evans, che la vede e devia il suo percorso per dirigersi verso di lei.
"Ehm, ciao."
"Ciao" si limita a dire Narcissa, puntando in faccia a Lily uno sguardo diffidente.
"Scusa, non ci conosciamo. Io sono... Lily Evans."
"Lo so. Ti sei beccata la punizione ieri nell'ora di Kandinskij, no?"
"Beh, sì, ero io" dice Lily nervosamente "volevo solo chiederti... pensavo tu sapessi dove posso trovare Severus Piton." Narcissa schiocca la lingua.
"Ho paura che sia ancora in laboratorio con Kandinskij. Ma di cosa hai bisogno da Severus? Se vuoi puoi dirlo a me, e io gli riferirò."
"Vorrei parlargli di persona, grazie" dice Lily senza riuscire ad evitare una nota acida nella sua voce. Non c'è meno acido nel sorriso di Narcissa.
"Allora credo di non poterti aiutare di più, sai? Nessuno riesce a schiodarlo dal laboratorio di Pozioni. Buona fortuna."
"Troppo gentile" risponde gelida Lily, accomiatandosi. Deve richiamare a sé tutta la sua forza di volontà per non abbandonare il suo proposito di scusarsi con Piton per la sera precedente. Gira i tacchi e si dirige a grandi passi verso i sotterranei del castello, anche se non ha un piano preciso. Di sicuro, se interrompesse Piton mentre lavora, lui si seccherebbe ancora di più.
Almeno in questo, è fortunata. Lo trova subito, in corridoio: probabilmente ha appena finito. Lui la guarda torvo senza dire niente. Temendo, a ragione, che la sorpassi ignorandola volutamente, Lily prende l'iniziativa.
"Ciao, Severus. Hai un minuto?"
"Non credo."
"Bugiardo. E' sabato." Lily si morde la lingua. E' stata subito così sgarbata. Certo, nulla in confronto a lui. Però almeno ottiene di farlo fermare.
"Ma... mi spieghi cosa vuoi da me?" le chiede Piton esasperato.
"Volevo scusarmi per ieri sera. Sono stata scortese e ... ho pensato che è vero che non ti conosco. Beh, nemmeno tu conosci me. Quindi non ha molto senso insultarsi, no?" Piton la guarda stringendo gli occhi. In fondo, sa che dovrebbe scusarsi anche lui per gli stessi motivi, ma non si può dire che sia abituato a farlo.
"E i tuoi amici che ne dicono?" la apostrofa. Lily sbuffa.
"Non tirare in ballo loro, adesso. Rischi di diventare paranoico. E' solo una cosa tra me e te; c'eravamo solo noi due a prenderci a pesci in faccia in quello studio ieri sera, no?"
"Sì, è vero" è costretto ad ammettere Piton. Lily sembra sollevata.
"Molto bene. Quindi... senza rancore, eh? Non sopporto l'idea di farmi venire un travaso di bile per una litigata che si poteva evitare."
"Mi sembra ragionevole" soggiunge Piton, ora quasi incuriosito dal comportamento di Lily, che dice:
"Pace, allora. Beh, ci si vede in giro, okay?" e fa per allontanarsi. Piton annuisce in segno di saluto, ma quando lei è avanti di qualche passo la richiama:
"Evans?"
"sì?"
"Non si può essere amici di tutti. E' semplicemente contro la natura umana." Lily sorride.
"Ma non ci si può nemmeno scannare solo perché uno non è amico tuo. E' semplicemente civiltà."
"Cosa voleva da te Lily Evans?" chiede a bruciapelo Narcissa sedendosi di fianco a Piton per cena.
"Niente di particolare. Ma tu come fai a saperlo?"
"Ha chiesto a me dove poteva trovarti. C'è qualcosa che non so, Severus?" chiede lei, con una dolcezza che suona singolarmente minacciosa. Piton la guarda, inarcando le sopracciglia.
"Sei gelosa, Narcissa?"
"Avevamo fatto il patto di dirci tutto, se non sbaglio. Gradirei essere informata quando decidi di dare appuntamento a delle mezzosangue in giro per la scuola."
"Non avevamo un appuntamento.Tu hai avuto degli appuntamenti, e io ti ho detto nulla? No. Per cui non vedo il problema." Narcissa sospira.
"Scusa. Solo... rispetto a una volta, passiamo così poco tempo insieme."
"Ci sono gli esami."
"Gli esami ci sono sempre stati! Ma ormai passi tutto il tuo tempo in laboratorio con Kandinskij. Sei diventato Prefetto, ma ti si vede in mezzo alla gente ancora meno di prima." Piton giocherella col cibo nel piatto. Si è reso conto di non avere molta fame.
"E' che, vedi" dice un po' esitante "c'è la possibilità che dopo il diploma Kandinskij mi prenda ufficialmente come suo assistente. Così potrei fare la specializzazione e dopo potrei insegnare. Perché" prende un sorso d'acqua "per me è fondamentale trovarmi un buon lavoro finita la scuola."
"Ma Severus, è ovvio che lo troverai" gli dice Narcissa mettendogli una mano sul braccio "con le capacità che hai, con tutte le cose che sai... non vale la pena che tu faccia il sepolto vivo o roba del genere. Mi fai quasi rabbia. Io... non ho nessuna abilità particolare, non c'è qualcosa che sappia fare veramente bene. Tu hai questo talento... dovresti avere più fiducia."
"Lunedì" obietta Piton "siamo riusciti solo in tre a fare quell'incantesimo da Vitious. Lui stesso ti ha fatto i complimenti, ricordi? Non devi sminuirti."
"Se ci riesco è solo perché tu mi tieni in riga. Non capisci? Non è la stessa cosa. Io non ho una passione."
"Cambiamo discorso, vuoi?" taglia corto Piton, sforzandosi di sorridere gentilmente. Narcissa gli leva la mano dal braccio e torna a concentrarsi sulla cena. Ma è passata la fame anche a lei.
Un'altra grigia estate inglese.
A Severus Piton sembra che sia passata un'eternità da quando ha salutato Narcissa a King's Cross, e ha l'impressione che dovrà aspettare ancora più a lungo per rivederla. E' vero che si scrivono spesso, ma non è la stessa cosa. Ci vuole davvero tanto perché un solitario come lui senta la mancanza di un contatto umano, ma le vacanze estive hanno questo potere. Come se non bastasse, Lucius Malfoy è impegnatissimo in quanto praticante al Ministero. Finché era a scuola anche lui, a partire da quel famoso capodanno si erano frequentati sempre più assiduamente, e Malfoy aveva ospitato Piton per qualche breve periodo durante le vacanze. Gli aveva prestato dei libri, e sopratutto spianato la strada all'interno della gerarchia scolastica. Dopo il diploma di Malfoy, i due si erano tenuti in contatto e lo sono tuttora ma, ancora una volta, non è la stessa cosa. Più cupo che mai, Piton rimugina su questo mentre si avvicina a casa sua reggendo un sacchetto della spesa. Spesa fatta in un negozio rigorosamente babbano, ma ormai è un compromesso a cui si è rassegnato: il cambio da galeoni a sterline è favorevole (molto meno il contrario) e, da che mondo è mondo, il latte è latte e il pane è pane. Eppure, guarda con un brivido le due file di case uguali alla sua, a destra e a sinistra della strada: stessi mattoni a vista, stesso giardinetto striminzito, stesse pozzanghere nel marciapiede dissestato. Naturalmente, casa sua dentro è diversa, ma non è un gran vantaggio quando si è circondati da un mondo che gira seguendo tutt'altre regole. Sta aprendo il cancello, quando sente un rumore di passi; qualcuno sta arrivando di corsa.
"Severus!"
Lily Evans quasi gli rovina addosso, ansimante. Lui è ammutolito dallo stupore.
"uff... scusa, ma... ti ho visto da lontano... non ero sicura che fossi tu... non ci credevo, finalmente qualcuno di scuola... Cosa ci fai qui?"
"Ci abito" si limita a rispondere Piton continuando a fissare Lily che riprende fiato e si scosta dal viso i capelli rosso scuro. Sembra diversa rispetto a come la ricorda a scuola; è leggermente abbronzata e indossa una piccola t-shirt a righe bianche e rosa, e jeans chiari. Tiene, sotto il braccio, un pacco sottile.
"Ci abiti?" ripete lei facendo tanto d'occhi "Ma qui è tutto babbano, no?"
"Non ti conviene usare certe parole" dice Piton, a bassa voce "comunque, sì. A parte casa mia."
"Forte" Lily fa una risatina "io, non sono padrona di essere quello che sono nemmeno a casa mia... per questo vado a Diagon Alley appena posso. Tu ci vieni mai?"
"Quando serve" dice Piton facendo spallucce. In quel momento, da un cancello dall'altra parte della strada esce un ragazzo più o meno della loro età, ben piantato, capelli alla George Best (proprio da lui Piton aveva imparato a proprie spese, qualche anno prima, chi diavolo fosse George Best). Guarda dalla loro parte.
"Oi, Sev." Piton alza la mano libera in segno di saluto e intima a Lily, a bassa voce:
"Presto, vieni dentro." Lily non se lo fa ripetere e si chiude il cancelletto alle spalle, per poi sgusciare dentro casa al seguito di Piton.
"Scusa. Ma è meglio non avere a che fare con quel tipo. Qui siamo al sicuro, è pieno di incantesimi respingi-Babbani."
"Più o meno come a scuola."
"Più o meno." Piton va in cucina ad appoggiare la borsa della spesa.
"E' permesso? Posso venire avanti?"
"Dipende da te. Se preferisci contemplare l'atrio, non sarò certo io a dirti di no." Lily entra in cucina ridendo.
"Oh dio mio. Chi l'avrebbe mai detto. Perfino le tue famose buone maniere ormai mi sembrano familiari e rassicuranti."
"Dovrei ringraziarti per questo?"
"E dai Severus. Era solo una battuta. Però è la verità. Ormai, quando non sono a scuola mi pare di vivere in apnea. Purosangue o no" e qui Lily lancia a Piton un'occhiata accusatrice "io sono una strega. Ma non posso esserlo nemmeno a casa mia. Certe volte penso che impazzirò."
"Vuoi che ti presti la bacchetta? Così puoi sfogarti e fare qualche incantesimo."
"Ah, ah. Spiritosone. Avresti un bicchiere d'acqua, piuttosto? La corsa di prima mi ha sfiancata."
"Sì, certo. Ehm, siediti, se vuoi." Piton e Lily non avevano più avuto granché a che fare l'uno con l'altra dopo il loro "patto di non belligeranza" nei sotterranei. Ma è come se il loro litigio e il conseguente chiarimento avessero creato le premesse per una confidenza che Piton, perlomeno, non avrebbe altrimenti mai concesso. E poi, sarcasmi a parte, lo colpisce come Lily abbia espresso con poche parole sentimenti simili a quelli che prova lui.
Le passa il bicchiere, e lei beve avidamente.
"Carina casa tua" dice alla fine, guardandosi intorno.
"Non è niente di speciale, in realtà" precisa Piton, ripensando per un attimo al maniero dei Malfoy " e poi hai visto solo la cucina."
"Già, ma è una cucina dove il bicchiere è sempre mezzo pieno" sorride Lily alzando il bicchiere che in effetti, magicamente, è rimasto pieno per metà "passi qui tutta l'estate?"
"Credo che, purtroppo, quest'anno vada così" dice Piton e poi, ricordandosi della tintarella della ragazza, aggiunge: "Tu sei andata da qualche parte?" Lily mette il broncio.
"Ma sì. Una settimana scarsa a Brighton... con mia sorella Petunia e quel suo orrendo fidanzato. I miei mi hanno praticamente forzato ad andarci. Sperano che il mio rapporto con Petunia migliori, pura fantascienza se mi devo sorbire anche uno come Vernon Dursley... oh, lasciamo perdere." Inaspettatamente, sulle labbra di Piton affiora un sorriso comprensivo.
"Le famiglie sono una bella croce. Peccato che uno non possa scegliersele." Quasi obbedendo a un richiamo, passi strascicati si avvicinano alla cucina. Piton rotea gli occhi e bisbiglia:
"Merda. Mi sa che abbiamo svegliato mio padre."
Eccolo, Alexander Piton. Se Severus può e deve, in questo momento, essere scambiato per un Babbano, non c'è pericolo che questo accada a suo padre. Ha una polverosa veste da mago, completa di cappello nonostante sia in casa e - Lily è pronta a scommetterci - esca probabilmente ancora meno del figlio. Non si assomigliano granché, se non per il fatto che, forse, anche il signor Piton è più giovane di quanto appaia a prima vista.
"Ciao papà" dice laconico Severus, mentre suo padre fissa Lily inorridito.
"Come osi portare una Babbana in casa?", abbaia, e Severus risponde con lo stesso tono piatto:
"Non è una Babbana. Non riuscirei ad introdurre un Babbano qui dentro nemmeno se volessi, ricordi?" A questo punto, Lily decide di intervenire.
"Non si preoccupi, signor Piton. Io e Severus siamo compagni di scuola a Hogwarts."
"E allora perché è vestita in quel modo indecente, signorina?" Lily rimane interdetta, arrossendo. Tagliente, arriva la risposta di Severus.
"Perché ci siamo trovati per strada, papà, e che ti piaccia o no là fuori il mondo è totalmente babbano." Alexander Piton lancia uno sguardo torvo ai due ragazzi (ecco da chi ha preso Severus, pensa Lily) e si fa strada per mettere il bollitore sul fuoco. Piton fa un cenno a Lily e dice, ad alta voce:
"Faccio vedere la casa a Lily, papà." L'uomo, che gli volta le spalle, non risponde, ma Piton non sembra stupito. Lily lo segue su per le scale.
"Devi scusarlo. Ormai è totalmente rincoglionito."
"Aha" annuisce Lily, e poi: "ehi! Non mi hai mai chiamato Lily, finora."
"Sul serio? Non ci ho mai fatto caso. Per te fa qualche differenza?"
"Boh... no, non credo. Anzi sì, mi mette più a mio agio."
"Okay" fa Piton alzando le spalle "proverò a ricordarmene. Cosa siamo venuti a fare, di sopra?"
"Volevi mostrarmi la casa, credo" dice Lily con un sorriso ironico. Le piace di più questo Piton casalingo e un po' svagato.
"Ah sì. In realtà era solo una scusa per seminare mio padre, comunque... Giù oltre alla cucina c'erano solo il salotto e lo studio, che però sono praticamente il suo regno e quindi non vale la pena di andarci. Qui ci sono le camere e il bagno. E basta. Normale."
"Normale."
Restano per un po' lì sul pianerottolo senza sapere bene come continuare il discorso. Piton cerca disperatamente qualcosa da dire. Non ha mai amato gli imprevisti, ma l'apparizione inattesa di Lily ha dato una svolta alla giornata. Anche lui è sollevato di poter parlare con qualcuno che, per quanto trasversalmente, appartiene al suo mondo. Ma rischia di farsela scappare, perciò dice, repentinamente:
"Vuoi venire a sederti? In camera mia, dico." Lily ridacchia.
"Certo che vai subito al sodo, tu" e le pare che le guance pallide di Piton si imporporino leggermente mentre lui risponde, risentito:
"Ho le migliori intenzioni, Evans."
"Avevamo detto 'Lily'."
"Lily. Allora vuoi entrare o no?"
Il disordine che ingombra la camera di Piton sembra più dovuto alla mancanza di spazio che alla vera e propria incuria. Non che la camera sia minuscola - anzi, probabilmente è anche ampliata grazie a qualche incantesimo - sono gli oggetti ad essere tanti: libri, soprattutto, ma anche ampolle, bottiglie, paioli. Il letto è in un angolo, mentre davanti alla finestra c'è una scrivania coperta di fogli con, sopra, una boccia di vetro contenente un liquido azzurrino che gira come se ci fosse un risucchio all'interno. Lily la indica incuriosita, e chiede cos'è. Piton si schernisce:
"Una stupidaggine che ho provato a fare per passare il tempo. Gli ingredienti hanno fatto reazione e si è creato questo moto perpetuo, ma mi sa che l'unica utilità che può avere è quella di soprammobile." Lily appoggia la busta che si portava dietro su un angolo del letto, e si avvicina alla scrivania.
"Beh, non è che sia per forza un male" dice "è carina. Al mare, il fidanzato di mia sorella si è spinto troppo al largo nuotando e ha beccato, non so, una corrente, un vortice... Si è messo a strillare 'La tromba marina! La tromba marina!' Penso che sia stato il momento migliore di quella vacanza spaventosa. Tu hai fratelli o sorelle?" Piton scuote la testa. "Tu?", chiede. Lily sbuffa.
"Solo Petunia. Ha tre anni più di me, ed è... diciamo che non ci assomigliamo molto. Non siamo mai andate d'accordo, ma è da quando mi hanno chiamata a Hogwarts che è una guerra perpetua. Per lei... è molto umiliante che io sia anormale. Anormale, capisci? Penso che ce l'abbia perché i miei, invece, sono contenti che io sia una strega. E' ironico, ma forse ne sono più contenti di me... Insomma, un bambino vive normalmente undici anni e poi lo scaraventano in un mondo dove le scope volano. Voglio dire, nel mondo babbano quella è l'età in cui non dovresti più credere che le scope possano volare. Dopo, scopri tutte queste cose stupende, ma quando torni a casa non te ne fai niente e non puoi dirlo in giro. E nel frattempo gli amichetti con cui giocavi a pallone in cortile ti sembrano parlare una lingua che non conosci più. Mi sento una maledetta ingrata solo a pensarlo, ma ormai casa mia mi sembra un posto estraneo." Fa un altro sospiro e guarda nervosamente Piton.
"Scusa. Sto parlando solo di me. Raccontami qualcosa."
Piton resta a guardarla un attimo, interdetto. E' affascinato da quella vibrazione di rabbia repressa, di frustrazione, che emana a sprazzi da Lily. Solo Narcissa, anni prima, gli aveva fatto una simile impressione. E allora aveva pensato: ecco una persona come me.
Ora è la stessa cosa, e non lo è insieme. Piton si gratta il mento, sovrappensiero.
"Che cosa vuoi sapere?"
"Non so. Qualcosa di banale. Tua madre...?"
"Ehm. Allora... E' una banale impiegata alla Gringott's. Era insegnate di violino prima che mio padre andasse in fallimento, ma non è che sia il tipo di lavoro con cui si mantiene una famiglia. Adesso dà qualche lezione per arrotondare, ma ha sempre meno tempo per suonare."
"Ma tuo padre non fa proprio niente?"
"No. Aveva una specie di società, ti parlo di quando io ero appena nato, importavano materiali per la magia dall'oriente. Poi è andato in bancarotta e non è più riuscito a tirarsene fuori, in tutti i sensi. E' un po' come se fosse finito in una specie di Azkaban personale. Peccato" dice Piton con un sorriso sarcastico "che a poco a poco ci tiri dentro anche chi gli sta vicino."
"Oh. Capisco" dice Lily, in imbarazzo "lo sapevo che dovevo lamentarmi di meno." Piton le parla con inaspettata gentilezza:
"Non è una gara a chi sta peggio. Anche tu stai meglio a scuola che a casa, no?"
"Beh, sì, questo è vero..."
"E quando non sei a scuola, sei circondata da Babbani che ragionano in un modo per te incomprensibile..."
"Effettivamente... cioè, è questa schizofrenia che non sopporto. I Babbani creano arte, e musica, e storie magari piene di magia... Ma sono incapaci di accettare che la magia esista. Com'è possibile, mi chiedo, che persone come Vernon Dursley e Marc Bolan vengano anche solo dallo stesso pianeta?"
"Marc Bolan?" ripete Piton, perplesso, e Lily arrossisce un po'.
"Marc Bolan... quello dei T-Rex. Ho appena preso il disco" dice, e si fionda sul letto a prendere la busta di carta che aveva con sé. Mentre si china per estrarne un 33 giri, la maglietta le scivola in alto e i jeans in basso, scoprendo un piccolo lembo di pelle nuda e dorata della sua schiena. Piton si trova a fissarla senza volerlo. E' pazzesco come dopo tutti questi giorni sempre uguali, stranianti, Lily gli sembri la prima cosa davvero reale e concreta.
"Ecco" gli dice Lily porgendogli il disco "è musica babbana, ma mi fa star bene... mi fa pensare che davvero esista un punto di contatto tra questi due mondi. Vuoi ascoltarlo, magari?" Piton, che si rigira l' LP tra le mani guardando perplesso la copertina, scuote la testa.
"Non ho un giradischi. Ho solo la radio."
"Ah, già. Quella magica, immagino. Pazienza" dice Lily, un po' delusa, riprendendosi il suo disco. Torna a sedersi sul letto per imbustarlo con la massima cura. E' con tono di voce più sereno che considera:
"Strano, ma di solito non parlo mai molto di queste cose, anche se potresti pensare il contrario."
"Di dischi?"
"No. Di casa mia, dei Babbani... Di quello che succede quando non sono a scuola. I ragazzi con me sono sempre molto cari, ma ho l'impressione che non possano capire fino in fondo com'è il mondo là fuori." Piton non ha bisogno di fare domande per capire chi siano " i ragazzi", e non riesce ad eliminare del tutto l'acredine dalla sua voce quando chiede:
"Dunque, immagini che io capisca. Cosa te lo fa pensare?"
"Non sono ancora fuggita a gambe levate, no?"
"Faccio questo effetto, di solito?"
"Diciamo che ti impegni in questo senso. O almeno ne dai l'impressione", dice Lily, ma sorride amichevole "però, nonostante questo, sto passando un bel pomeriggio. Allora, cosa devo pensare di te?" Ancora, Severus Piton è singolarmente affascinato dalla ragazza che, perfettamente a suo agio, siede sul bordo del suo letto. Come sostiene Lily, lui la capisce? Non ne è sicuro - c'è in lei un misto tra qualcosa di familiare e una novità assoluta. Ma - e forse è questo a stupirlo più di tutto - lei sembra desiderare davvero di capire chi è lui. Perché è vero che, in qualche modo, i loro mondi collidono.
"Non so cosa devi pensare di me. Ma penserai già qualcosa di me, no?"
"Non sono cose che si dicono così, in faccia, a cuor leggero! E poi, ci conosciamo così poco... magari, che ne so, ti offendi." Piton, appoggiato alla scrivania, incrocia le braccia, serio.
"Cosa fai, tiri il sasso e nascondi la mano? A me pare che non abbiamo mantenuto granché le distanze, in questa conversazione, quindi ormai non cambia niente. E prometto che non mi offenderò." Lily si guarda intorno, dondolando infantilmente la gamba giù dal letto. Nonostante le ossa forti, è piccola e piuttosto asciutta.
"Penso che tu sia una persona sola, Severus. Forse è anche per il tuo carattere, ma non credo che te lo meriti... visto che se vuoi puoi essere davvero una compagnia piacevole. Ecco. Adesso tocca a te dire cosa pensi di me." Piton esita. Non ha pensato alla sua parte in questo scambio di confidenze. Si schiarisce la voce.
"Ehm. L'unica cosa che mi viene in mente adesso è: come fai ad essere amica di gente come Potter e gli altri tre?" Lily scoppia a ridere.
"Tu me lo chiedi, che sei sempre appiccicato a Narcissa Beardsley?"
"Cos'ha Narcissa che non va?" chiede Piton, sulla difensiva. Lily continua a ridacchiare, anche se qualcosa le dice che farebbe meglio a frenarsi.
"Beh... capisco che sia una bella ragazza, ma... se tutta la scuola la chiama 'regina delle nevi' un motivo ci sarà, no?"
"Forse nemmeno lei è una persona così orrenda, non credi? Poi mi vengono a dire che sono i Serpeverde quelli che giudicano dalle apparenze. La gente giudica dalle apparenze, ma la maggior parte è solo troppo ipocrita per ammetterlo."
"Nient'altro?"
"Nient'altro."
"Bene, allora. Si è fatto tardi, è meglio se vado a casa" dice sbrigativamente Lily, alzandosi in piedi "grazie di tutto." Piton la segue a precipizio giù dalle scale.
"Così non va" le dice, con una certa urgenza, quando lei è già davanti al portoncino pronta ad uscire "siamo di nuovo al punto di partenza, e non erano queste le intenzioni, vero?" Lily si passa una mano sul viso, scuote la testa.
"Scusa. Non avrei dovuto dire quelle cose sulla tua ragazza." Piton si forza a sorridere.
"Narcissa dice sempre che, se ogni uomo è un lupo per gli altri uomini, una donna per un'altra donna vale come un branco intero. E poi" aggiunge in tono annoiato "non è la mia ragazza, anche se la gente tende a pensarlo. Siamo solo ottimi amici."
"Ah sì?" si stupisce Lily.
"Perché allora tu con chi staresti tra Potter, Black, Lupin e Minus?"
"Nessuno" dice risoluta Lily, anche se sa di non essere sincera nemmeno con se stessa "li conosco troppo bene e da troppo tempo."
"Vedi, allora? Il problema non esiste" conclude Piton, e dopo qualche attimo di silenzio lei dice, imbarazzata:
"Si è... si è davvero fatto tardi, Severus. Devo andare, se no a casa mi fanno una testa così... Cacchio, il disco! L'ho lasciato di sopra!"
"Aspetta qui, faccio una corsa a prenderlo" dice Piton, sollecito, e in un attimo è di ritorno col vinile.
"Grazie" gli sorride Lily "magari uno di questi giorni puoi venire a casa mia e te lo faccio ascoltare. Non ti assicuro niente riguardo a mia sorella, ma vestito così saresti molto convincente, come Babbano."
"E' un complimento?"
"E' una realtà con cui dobbiamo fare i conti, no?"
A questo punto, Severus Piton si lancia nella mossa più temeraria della sua vita (a parte quella genialata di seguire Lupin nel Platano, forse). Si china su Lily, e la bacia.
Comincia dolce, quasi timido, frenato dalla paura del rifiuto. Ma Lily non gli sfugge e resta con la schiena appoggiata alla porta, una mano sul petto di lui, l'altra, a mezz'aria, a reggere il disco. La sente anzi puntare i piedi per mantenersi alla sua portata, e Severus la stringe a sé, approfondendo il bacio. Non la lascerebbe più. Le posa la mano su un fianco, di nuovo trova quella poca pelle scoperta, la accarezza, lieve, sollevandole un po' la maglietta. Lily sospira senza staccare le labbra dalle sue, alla cieca molla il disco su un tavolino lì di fianco e gli cinge le spalle. Attraverso il cotone sottile della t-shirt lui sente l'incavo della vita, le costole, la curva alta del seno. Lily mugola di nuovo, ma si stacca appena da lui e sussurra:
"No... no, basta... devo andar via..." Dal tono, è evidente che queste parole le costano tantissimo, ma la mano che preme sul torace di Piton lo allontana dolcemente, e lui non può che obbedire.
"Perchè...?" non può evitare di chiedere lui, con voce arrochita. Lei si rassetta i vestiti e riafferra il disco, lo sguardo basso.
"Non è il caso" dice, sconsolata "di rendere le cose ancora più complicate... Scusa, scusa tanto, Severus. E' colpa mia, ho un gran casino in testa e non so cosa voglio."
"Strano" dice lui aprendole mestamente la porta "io pensavo di averlo appena capito." Lei gli accarezza il viso, scostandogli i capelli dagli occhi, e rimane per un po' a fissarlo senza dire nulla. Infine, sussurra:
"Non ti rendi nemmeno conto di quanto puoi essere bello. Ci vediamo a scuola."
E corre via, nel crepuscolo, senza lasciargli il tempo di dire o fare alcunché.
Caro Severus,
Spero che tu non ti sia offeso per come mi sono comportata mercoledì. E se ti sei offeso... posso capirti. Mi riesce difficile trovare giustificazioni per il mio comportamento. La verità è che nemmeno io capisco bene cosa mi sia preso, anche se forse "panico" è la parola più vicina a descriverlo. Non mi fraintendere, non è colpa tua. Ho passato con te <strike>un bel pomer</strike> un pomeriggio meraviglioso, e l'ho guastato, e non sai quanto mi dispiaccia. Da un po' di tempo a questa parte mi sembra che mi sfugga tutto di mano, e che qualsiasi cosa io faccia non cambi nulla, e mi prende un senso di impotenza e paura che è come avere qualcosa sotto la pelle che si spezza perché preme per uscire.
Dio mio! Penserai che non sono molto normale... Forse Petunia ha ragione. E so che sembrano le solite scuse, ma ti prego di credermi: ho bisogno prima di riconciliarmi con me stessa per essere in grado di aprirmi verso qualcun altro. Vedi già con poco come sono riuscita a comportarmi male con te? E tu di certo non lo meriti, Severus, perché se adesso c'è qualcosa che desidero è <strike>stare con te</strike> passare mille altri pomeriggi come quello di merc
Nei giorni seguenti, Severus Piton sperimenta una qualità di ansia mai provata prima. Da una parte, la fuga di Lily l'ha gettato nello sconforto. Dall'altra, ha buoni motivi di credere di non dispiacerle... almeno finché, appunto, non è scappata. Passa intere giornate intrappolato in questa spirale di pensieri. E' stato a fare delle commissioni a Diagon Alley, e non ha mai scrutato con tanta attenzione ogni singolo volto come quel giorno. Ma di Lily, nessuna traccia. Potrebbe semplicemente mandarle un gufo: ma al di là del fatto che è molto cauto sull'utilizzo di mezzi non babbani, c'è qualcosa che lo frena. Paura. Si scopre estremamente codardo in questo - preferisce tormentarsi e non sapere piuttosto che finire a sbattere contro un rifiuto netto. Se ne rende conto, e disprezza questa propria inedita fragilità. Quando, però, sono trascorse due settimane dal fattaccio e vede un gufo planare sulla sua scrivania, il cuore gli salta un battito. Possibile che...?
Caro Severus,
ti prego di scusarmi se mi sono fatto sentire poco o nulla negli ultimi mesi. So che ti sembrerà una giustificazione scontata, ma c'è un sacco di lavoro da fare al Ministero - ed è chiaro che, come tirocinante, non mi posso assolutamente sottrarre ai miei doveri. Tanto più che, sorpresa sorpresa, mi sono ritrovato qui quel coglione di Arthur Weasley che non mi perde d'occhio un istante (comunque è finito nel posto che gli spetta: all'ufficio per l'uso improprio dei manufatti babbani. Gli auguro con tutto il cuore di restarci).
(A questo punto, Piton ridacchia. E' quasi rassicurante che anche Malfoy abbia delle antipatie viscerali e in gran parte immotivate, lo rende molto più normale.)
La parte positiva di tutto ciò è che alla fine del mese questo tour de force si concluderà e potrò tornare per un po' a studiare per preparare la relazione conclusiva. Ironico: quando ero a scuola mai avrei pensato ai libri in maniera tanto entusiastica. Ma evidentemente si apprezzano le cose solo da una certa prospettiva. Avrò molto più tempo libero e, soprattutto, verrò spesso a Hogwarts: mi hanno dato l'autorizzazione a usare la biblioteca e l'archivio per motivi di studio, visto che devo raccogliere dati sulla storia della scuola dal punto di vista amministrativo. In definitiva, potremo di nuovo vederci spesso, sarà un po' come tornare ai vecchi tempi, credo. Ho un sacco di cose di cui parlarti, ma ormai vale la pena di aspettare di vederci faccia a faccia. Se però hai voglia di spedirmi un gufo nel frattempo, fai pure: mi fanno piacere le tue lettere, solo, ora come ora, non so se posso garantire una risposta. E' già un miracolo che sia riuscito a scrivere questo.
Ci vediamo presto,
<right>Lucius Malfoy</right>
Piton ripiega la lettera, redatta con la consueta calligrafia elegante e appuntita, e un lieve sorriso gli si dipinge sulle labbra. Già, non sarà male rivedere il vecchio Lucius una volta a scuola; almeno lui non dovrebbe riservargli delle sorprese.
perchè se adesso c'è qualcosa che desidero è <strike>stare con te</strike> passare mille altri pomeriggi come quello di merc
Lily fissa il foglio da un'eternità. Dovrebbe concludere la lettera. Era stata interrotta sul più bello una settimana fa e da allora non l'ha più presa in mano. Dovrebbe finirla, o meglio ancora ricopiarla per eliminare le cancellature, e far partire il suo gufo che staziona placido sulla magnolia in giardino.
Ma più la rilegge, più lo stomaco le si stringe in una morsa d'ansia. Cosa diavolo ha scritto? La strappa velocemente, per non correre il rischio di ripensarci, e i pezzi finiscono accartocciati sul fondo del cestino, sotto la scrivania.
"In fondo, è stato solo un bacio" dice a se stessa, a mezza voce. Ma che creda alle sue parole, è tutt'altra faccenda.
Narcissa Beardsley attraversa il binario 9 e 3/4 con passo fluido e deciso, portandosi dietro solo un bagaglio leggero: come al solito, il resto della sua roba viene spedito direttamente a Hogwarts. Sfoggia una gonna di tartan verde alta sopra il ginocchio, e una camicetta bianca. Ha tutto il tempo di paludarsi nella tunica d'ordinanza.
Fermi vicino alla locomotiva, Sirius Black, James Potter, Peter Minus e Remus Lupin stanno aspettando Lily Evans. Narcissa li sorpassa guardandoli distrattamente, mentre Black aggrotta le sopracciglia e commenta:
"La regina delle nevi quest'anno è in gran forma, vero?" Lupin lo guarda sarcastico.
"Hai esaurito le scorte, per caso? E' vero che le gambe sono notevoli, ma vive in simbiosi con Piton... Vorrai mica fargli un altro dispettuccio? Io me ne lavo le mani."
"Anche il culo non è male" continua imperterrito Sirius, con la serietà di chi sta parlando di trigonometria più che di forme femminili.
"Beh, non è mai stata una brutta ragazza" azzarda James, cautamente.
"E' quell'atteggiamento che la frega... pare che ce l'abbia solo lei."
"Solo lei cosa?"
"...Peter...ragiona..."
"Pure davanti è a posto, specialmente se tieni conto che è piuttosto magra."
"In genere il problema con quel tipo di ragazza è che, dipendesse da lei, dovresti stare a ringraziare il tuo Dio ogni minuto per il semplice fatto che lei ti concede di stare in sua presenza."
"Certo, e tu lo dici dall'alto della tua esperienza, no?"
"E' un dato di fatto."
"Di viso non so se mi piace."
"Sì, ma la bocca è notevole. Cioè, prova a immaginare di farti..."
"Cosa immaginate di bello?"
E' arrivata Lily, sorridente, solare, come al solito ormai da sette anni. Con Remus, è sempre la più entusiasta di tornare a Hogwarts.
"Immaginavamo come potesse essere averti qui. Ti pare l'ora di arrivare?" le dice James arruffandole i capelli.
"Babbanissimo traffico" ride lei "e fingerò di non conoscere a memoria i vostri discorsi da maniaci sessuali."
"Come vuole, principessa" dice Remus mimando un elaborato inchino e indicando il treno "modereremo il linguaggio e stenderemo per lei un tappeto rosso fino all'ultimo scompartimento del treno."
Piton e Narcissa hanno scovato, come ogni anno, uno scompartimento tutto per loro. La ragazza sembra un po' alterata.
"Capisci, Severus? Tutto questo patetico teatrino... Hanno aspettato che fossimo nel mezzo della vacanza, a migliaia di chilometri da casa, per darmi la lieta notizia. 'Avrai un fratellino, Narcissa!' Povera creatura, essere figli della vacca... già mi fa pena."
"Vacca" è il termine che Narcissa usa sempre per riferirsi alla sua matrigna; che Piton ricordi, non l'ha mai chiamata per nome.
"Severus, che hai?" dice Narcissa dando un piccolo calcio alla gamba di Piton "Sei distratto. A te è successo qualcosa?"
"Niente di particolare" dice lui, svagato. Sa che, come al solito, Lily e gli altri avranno occupato l'ultimo scompartimento in fondo al treno.
Credeva di essersene fatto una ragione, ma evidentemente non è così.
"Lucius Malfoy sarà a Hogwarts" dice dopo una lunga pausa, e riassume a Narcissa il contenuto della lettera. Lei lo ascolta con moderato interesse.
"E' una vita che non vedo Malfoy "commenta, guardando fuori dal finestrino "d'altra parte, da quando ha sposato la vacca mio padre ha la mania di fare questi viaggioni di famiglia all'estero. Per recuperare il tempo che ho passato in collegio, suppongo. Peccato che sia solo un grande sbattimento che peggiora la mia vita sociale, invece di migliorarla. E' pazzesco come quell'uomo riesca ad avere una volontà così debole e ad essere insieme tanto insensibile." Piton lascia che Narcissa si sfoghi; sopratutto oggi, non se la sente proprio di palarle di sé.
Il professor Kosma Kandinskij ha mani grandi e un po' tozze, si direbbe da contadino più che da scienziato. Per cui la pacca sulle spalle che Severus Piton riceve dal suo docente non è del tutto indolore.
"Forza, Severus. Quest'anno è il tuo anno. Puoi puntare ad avere il miglior M.A.G.O. della scuola."
"Prima aspettiamo di arrivare alla fine."
"Corretto, corretto" ride Kandinskij fregandosi le mani "è un bene essere prudenti. Ma nella ricerca..."
"... essere temerari è un dovere" dice una voce dietro di loro.
"Signor Malfoy" sogghigna Kandinskij "aveva nostalgia dei banchi di scuola?"
"Sì e no, professore. Sto andando da Silente, ma non ho resistito alla tentazione di passare prima di qua. Speravo di trovare qualche vecchio amico" sorride a Piton "e ho avuto fortuna."
"Ciao, Lucius." Piton sorride rilassato. Non si aspettava che Malfoy arrivasse già alla prima settimana di scuola.
"Posso rubarglielo un attimo, professore? Prometto che riavrà il suo erede designato prima di pranzo." Piton lancia uno sguardo interrogativo a Kandinskij, che fa spallucce.
"Basta che non diventi un'abitudine. Vai, vai Severus, in fondo è sabato."
Malfoy e Piton si incamminano fuori dai corridoi di Serpeverde, e Malfoy commenta:
"Onestamente, pensavo di ritrovarti Caposcuola. Non era così improbabile..."
"Mah, alla fine è meglio così" dice Piton alzando le spalle "preferisco non avere troppi impegni al di fuori dello studio, quest'anno."
"Sì, ho visto che Kandinskij ti ha già opzionato a tempo pieno" sogghigna Malfoy "tra un po' si riferirà a te chiamandoti 'il figlio che non ho mai avuto'."
"Già" ride Piton "o forse, è semplicemente contento di avere un successore così potrà andare in pensione. Ma tu? Mi avevi scritto di avere cose importanti da dirmi."
"Sì." Malfoy si guarda intorno e poi dice a bassa voce, ma con aria disinvolta: "Ti ricordi di Alistair Macnair, no? Sai che non è mai stato molto a posto... è un sadico, fondamentalmente. I suoi sono nostri amici di famiglia, e non sarebbe la prima volta che mio padre ha messo una buona parola in Ministero per coprire le marachelle del piccolo Alistair. Adesso, non so se il fatto che ormai Alistair sia 'personaggio sgradito' nella maggior parte dei bordelli di Notturn Alley centri qualcosa, ma l'ultima volta l'ha combinata grossa... pare che una donna babbana ci sia rimasta secca. Una prostituta che probabilmente nemmeno i Babbani piangeranno, ma sai che razza di casino a livello diplomatico sono cose del genere. Mio padre si è dovuto fare in quattro per mettere a tacere tutto, e mi ha chiesto di provare a parlare con Macnair... vedere se riuscivo a tirargli fuori una confessione coerente senza che avesse l'impressione di essere interrogato. In realtà, lui per primo è stato molto diretto. Mi ha detto..."
"Signor Malfoy, che piacere rivederla tra queste vecchie mura." Senza rendersene conto, sono finiti nei pressi dell'ufficio di Silente ed è proprio il preside ad essere apparso davanti a loro, la barba biancoargentea scintillante al sole di una delle ultime belle giornate della stagione.
"Preside, stavo giusto venendo da lei a firmare i documenti" dice Malfoy, cortese, senza scomporsi. L'espressione serafica di Silente dimostra come non creda affatto alle buone maniere di Malfoy, ma parla con gentilezza:
"Certo, Lucius. E' rincuorante vedere che c'è ancora qualcuno che ha il coraggio di tornare qui dopo il diploma, vuol dire che non è un posto tanto orribile, no? Per non parlare" aggiunge rivolgendosi a Piton "di chi pensa di rimanere." Piton fa una risatina nervosa.
"Tutti sembrano avere grandi aspettative per me. Devo cominciare a preoccuparmi."
"Vuol dire che ti meriti tanta fiducia, Severus. Lucius, vogliamo sbrigare quella pratica? Voglio sperare che ti fermerai a pranzo."
"Perché no. Ho un bel ricordo della cucina di Hogwarts - o sono state apportate delle innovazioni di cui non sono a conoscenza?"
"Le uniche innovazioni le abbiamo fatte in meglio, spero" sorride il preside, facendo strada a Malfoy verso il suo ufficio.
"Ho sentito dire che dall'anno prossimo cambieranno le regole sull'abbigliamento. Anzi, dicono che se fosse per Silente le avrebbe già tolte da un pezzo; ovviamente è quella mummia frigida della McGrannitt che remava contro. E sì che non è nemmeno troppo vecchia... dio che prurito!" si lamenta Narcissa con le dita infilate a grattare sotto l'orlo del calzettone. Incrocia lo sguardo ironico di Malfoy:
"A parte queste interessanti considerazioni, che mi racconti di bello? E' vero che ci sarà un lieto evento in famiglia?"
"E' vero, ma si può discutere sulle parole 'lieto', 'evento' e 'famiglia'" risponde Narcissa prendendo un boccone di roast beef "comunque, grazie per avermelo chiesto. Tu tra quanto tempo diventi ministro della magia?" Malfoy sogghigna e si rivolge a Piton, ma in modo che lo senta anche la ragazza:
"Severus, non mi avevi detto che la cortesia di Narcissa si sta sviluppando in maniera inversamente proporzionale al suo fisico. Fortuna che l'età della crescita è quasi finita."
"Ti piacerebbe, eh, Malfoy? Aspetta e spera" sorride acida Narcissa "Severus, è amico tuo, digli qualcosa."
"Eh?" cade dalle nuvole Piton. Stava fissando un punto oltre le spalle di Narcissa, in zona Grifondoro.
"Se cominciamo l'anno così..." sbuffa lei, scuotendo la testa e prendendo a forchettate l'insalata come se volesse trucidarla. Piton si sente punto sul vivo.
"Che dovrei dire? Io che c'entro? Scusa se pensavo per un attimo agli affari miei."
"E' vero, ci sono discorsi in sospeso che dobbiamo discutere tra uomini" interviene Malfoy mettendo giù le posate, al che Narcissa si alza e sbotta:
"Oh, non scomodatevi, voi due. Potete dirvi tutto quello che volete, tanto mi è passata la fame." Scavalca agilmente la panca e fila verso l'uscita, a testa alta e con un diavolo per capello. Passando davanti al tavolo dei Grifondoro, incrocia lo sguardo di Sirius Black che la squadra, valutativo, e a quanto pare la promuove a pieni voti. Normalmente, lo fulminerebbe con un'occhiata, e invece stavolta gli risponde con un sorriso carico di sottointesi tutt'altro che ostili. Così imparano, gli altri due.
"...e allora Macnair mi ha detto, testuali parole: 'Questo non è che l'inizio, Lucius. Perché nascondersi? Perché non essere liberi di essere quello che si è solo per il bene di una specie inferiore e debole? L'Oscuro Signore me lo ha detto, non me lo invento io.' E io: Oscuro Signore? Alistair, tu deliri. Ti rendi conto che quello che hai fatto ci mette in pericolo tutti? 'Non ci sarà più pericolo' mi ha detto lui 'perché grazie all'Oscuro Signore la stirpe marcia dei Babbani e dei loro amici sparirà dalla faccia della terra, e i maghi potranno finalmente usare il loro potere.' Ero molto scettico - sapevo che gli mancava qualche rotella, ma non l'avevo mai sentito preso da un simile delirio mistico. Ed è stato come se mi avesse letto nel pensiero, perché mi ha sorriso, ha preso la bacchetta e ha detto: 'Non mi credi, vero? Ma il Signore Oscuro è un maestro paziente. Potrà insegnare anche a te - sono sicuro che amerà insegnare anche a te.' C'era, sul muro della stanza, una farfalla... Macnair ha puntato la bacchetta e le ha fatto una Maledizione Imperius. 'Vola verso di me, farfallina', e la farfalla arriva. 'Fai su e giù', e fa su e giù. E alla fine l'ha ammazzata. Con... con un Avada Kedavra." Piton spalanca gli occhi. Malfoy è molto serio.
"Era solo un insetto, ma conosci Macnair abbastanza da sapere che non è una cima; non si è mai concentrato sullo sviluppo del suo potere magico, considerando che certe cose preferisce farle a mani nude... Ma né io né te saremmo comunque in grado di uccidere alcunché semplicemente puntando una bacchetta e dicendo 'Avada kedavra', lo sappiamo bene."
"Di certo non te lo insegnano a scuola."
"Sono maledizioni senza perdono. Arti Oscure. L'ho studiato: c'è una legislazione rigidissima, in merito. Ma allora chi ha istruito Macnair?"
"Non sei riuscito a farti dire altro?"
"No. Gli ho chiesto chi fosse questo maestro di cui mi parlava, ma lui si è limitato a dirmi: lo troverai quando lui vorrà essere trovato. E basta." Piton guarda incredulo Malfoy.
"Su... andiamo, Lucius. Le Arti Oscure saranno anche proibite per legge, ma sai meglio di me che le leggi, volendo, si aggirano. Non è poi così improbabile che Macnair abbia trovato qualcuno disposto a insegnargliele."
"Non è questo il punto! Macnair non ha solo imparato degli incantesimi, a far quello sono buoni tutti! E' diventato più potente, è come se fosse cresciuto fisicamente... insomma, certe cose o le hai o non le hai. L'ho sentito. In qualche modo, ha travalicato i suoi limiti; come, non lo so, e devo ammettere che questo pensiero non mi dà pace. E ti spaventa, vorrebbe aggiungere Piton, che ha visto ombre inquiete agitarsi sul fondo dello sguardo grigio e limpido di Malfoy. Ma non dice nulla. Gli risulta difficile credere che proprio Lucius si sia lasciato suggestionare; ma questo lo induce a pensare che ci sia in ballo qualcosa di veramente grosso, se è in grado di sconvolgere così il suo amico.
"Perché mi hai raccontato tutto questo?" chiede, alla fine. Il sole sta già prendendo la curva discendente del pomeriggio e c'è una striscia d'ombra sempre più grande nel cortile interno della scuola.
Malfoy lo guarda negli occhi, come a cercare una conferma che conosce solo lui, e dice:
"Devi aiutarmi, Severus. Devi aiutarmi a capire cos'è."
"E come? Cosa potrei fare di così utile?"
"Sono sicuro che sei in grado di distillare il Veritaserum."
Piton guarda Malfoy un po' sconcertato. La storia che ha appena sentito ha stimolato la sua curiosità, ma la prospettiva del rischio lo frena.
"Hai intenzione di darlo a Macnair?"
"L'idea era quella." Piton si passa una mano tra i capelli, a disagio.
"E' un rischio, Lucius. Ci vuole un'autorizzazione per usarlo, e anche per produrlo, se è per quello... prepararlo poi di per sé non è difficile, ma gli ingredienti sono molto rari."
"Posso trovarteli."
"...Kandinskij li avrà sicuramente..." soggiunge Piton sovrappensiero. Malfoy gli mette una mano sul braccio.
"Te lo chiedo per favore, non ti sto obbligando. Se non te la senti, pazienza. Ma in caso contrario, sappi che ti darò tutto l'aiuto di cui hai bisogno. Mi arrangerei, se non fosse che tu sei il miglior esperto di pozioni che io conosca."
"Ma sì, ma sì, è scontato che ti aiuto" conclude Piton un po' seccamente "dammi solo il tempo di calcolare quanto ci vorrà e quali ingredienti posso procurarmi."
Dopotutto, forse questo non sarà un anno scolastico dedicato solo allo studio.
Lo studio di Kandinskij è chiuso, e la camera del professore è giusto di sopra; Piton abbandona immediatamente il proposito di entrare di nascosto nel magazzino e di rubare gli ingredienti mancanti. Malfoy è riuscito a procurargli tutto, a parte due cose: bile di drago vecchia di almeno dieci anni e polline di loto nero dell'India - un fiore rarissimo in grado di garantire l'effetto vagamente allucinogeno della pozione. Kandinskij però li ha quasi sicuramente, e Piton avrà molte occasioni per metterci le mani. Tuttavia, è con un certo sollievo che riprende la sua ispezione notturna - in quanto Prefetto, ha pur sempre dei doveri - dato che l'idea di ingannare Kandinskij lo mette a disagio. Sa che dovrà farlo, se Malfoy non riuscirà a procurarsi gli ingredienti, ma intanto è felice di aver rimandato quel momento.
Finita la ricognizione, torna nella sala comune e si dirige verso camera sua, quando il passaggio segreto si apre e, con sua grande sorpresa, vede rientrare Narcissa.
"Cosa fai in giro a quest'ora?" le bisbiglia allarmato. Lei sobbalza.
"Beh, e tu?"
"Forse devo farlo, non ricordi? Sono Prefetto."
"Ma non sei molto bravo se non ti sei accorto della mia assenza fino a adesso, no?"commenta Narcissa in tono sarcastico. Non si stupisce della risposta irritata di Piton:
"Che tu lo voglia o no, sei tu quella in torto, non io. Dove sei stata?" Narcissa si avvicina con un'espressione di sfida.
"Se non avessi passato gli ultimi giorni a confabulare con il tuo amico Malfoy, sapresti che stasera avevo un appuntamento con Sirius Black." La ragazza osserva gongolante Piton che prima sbianca per la sorpresa, e poi diventa rosso per la rabbia.
"Sirius Black?" sbotta, ma sempre a bassa voce "Oh... Dio mio, Narcissa, non ho parole. Dillo che volevi farmi un dispetto e facciamola finita."
"Forse che sì, forse che no" lo canzona Narcissa facendo spallucce "può darsi che il mio mondo non giri intorno a te, Severus. Non posso tenere conto dei tuoi gusti e delle tue aspettative."
"E allora" dice Piton sforzandosi strenuamente di mantenere la calma "allora perchè?"
"Vuoi la spiegazione lunga o quella corta?"
"Spero che basti quella corta per chiudere il discorso."
"Ok. E' semplice: qualsiasi donna sana di mente vorrebbe farsi Sirius Black."
"Ho cambiato idea. Dammi la spiegazione lunga, io non ci trovo niente di sano nello sbavare su Sirius Black."
"Perché non sei una donna, fino a prova contraria. Per esempio, io potrei chiederti cosa ci trovi di tanto interessante in Lily Evans." Piton, per un attimo, si sente come se precipitasse.
"Cosa?"
"E' dall'inizio dell'anno scolastico che sembri non poter fare a meno di guardarla. Credi che non me ne accorga? Mica tutti sono ottusi come te."
"Come... vuoi ripetere?" chiede Piton, indeciso tra la furia e l'incredulità "Cos'hai oggi che ti comporti così? Rischi di tornare insopportabile come quando avevi undici anni."
"Lo so che praticamente tutti mi giudicano insopportabile" dice tagliente Narcissa "ma ho sempre pensato che tu sapessi andare oltre la superficie. Evidentemente ti sopravvalutavo." Un sogghigno trionfale curva le labbra di Piton.
"Mi pare di leggere tra le righe che l'appuntamento con Black non sia stato esattamente un trionfo, o sbaglio?" Narcissa serra le labbra, e poi dice:
"E' andata bene, invece. Ma non credo che ci rivedremo."
"Oh, che peccato. Come mai?"
"Diciamo che basti e avanzi tu ad avere sempre in mente la Evans" sibila Narcissa, puro acido. Ora è Piton a crogiolarsi nella rivalsa, ma effettivamente si sente in colpa per aver trascurato Narcissa. Quando lei sta per passare oltre, diretta al dormitorio, Piton ha come un'illuminazione.
"Forse dovresti dargli una possibilità." Narcissa inarca le sopracciglia, scettica.
"A chi? A Sirius?"
"Ma certo che no. Parlo di Malfoy. Sareste un'ottima coppia."
"Considera questo dettaglio: ogni volta che ci vediamo, tempo cinque minuti e ci siamo già sbranati di insulti, anche se devo ammettere che lui sa farlo con un certo stile. Cosa ti fa pensare che funzionerebbe?"
"Perché, che ti piaccia o no, anche tu hai quel tipo di stile" dice Piton, il più suadente possibile "appartiene al suo stesso mondo. E comunque mi ha parlato bene di te - non fare quella faccia, sai, i maschi talvolta chiacchierano tra di loro."
"Non ci credo."
"Perché dovrei mentirti?"
"Perché ti brucia talmente tanto che abbia passato la serata con Black che faresti di tutto purché l'evento non si ripeta. Sbaglio?"
"Beh, sì, in parte può essere vero. Ma non puoi dire che non mi preoccupo per te se quando provo a dimostrartelo reagisci così. Penso che meriti di più di uno buono solo a... a rendere invidiose quelle come Rebecca Parkinson o Isabelle Miller. Punta in alto, Narcissa. Ti conosco. Puoi farlo."
Narcissa si guarda la punta dei piedi, e la luce tremula del caminetto la fa sembrare come ondeggiante."
"E allora perché tu, Severus - perché non punti in alto anche tu?" chiede, piano.
"Lo faccio già. A modo mio."
"E' strano, indubbiamente. Molto strano. Insomma, prima arriva Macnair a dirmi quelle cose tanto deliranti quanto sospette. Poi, per una pallosissima relazione sull'amministrazione di Hogwarts metto le mani su queste cose ancora più sospette..."
"Cos'è?"
"Roba di trent'anni fa. Il risarcimento per la famiglia di una ragazza morta a scuola, probabilmente assassinata. Hogwarts rischiò di chiudere."
"E come era morta?"
"Era morta-e-basta. Cosa ti fa pensare?"
"Pensi che abbiano usato una maledizione come quella di Macnair?"
"E' altamente probabile. Arti Oscure, comunque. Coincide con l'espulsione di Rubeus Hagrid dal corso di studi, ho controllato gli atti."
"Conosco Hagrid. E' un innocuo bonaccione. Non potrebbe imparare le Arti Oscure nemmeno con molto impegno."
"Appunto. Non ti puzza di capro espiatorio? Ma, guarda un po', lo stesso anno il Prefetto di Serpeverde ha avuto un'onorificenza speciale per il suo contributo al caso. Studente brillante. Poi l'hanno fatto anche Caposcuola. Il massimo dei voti in tutte le discipline... eppure è come se con la fine della scuola fosse sparito. E' strano che uno studente così talentuoso e ambizioso dopo non si sia fatto un nome, no?"
"Strano, ma non impossibile. Come si chiamava?"
"Tom Riddle."
"Riddle è un nome babbano."
"Per la precisione, risulta figlio di un babbano e di una strega. Perché allora, pur essendo un mezzosangue, è finito a Serpeverde, dove peraltro si è fatto strada? Perché uno del genere, poi, non ha continuato? Lo so che è storia vecchia e concretamente non c'entra niente con la nostra ricerca, ma non posso fare a meno di pensare che l'essermi imbattuto proprio adesso in questo mistero abbia una sua logica, un collegamento con la storia di Macnair."
"Non pensavo facessi così tanto affidamento su presentimenti e sensazioni."
"Infatti di solito non è così. Potremo finalmente tornare nel mondo delle prove concrete quando finirai quella pozione. Mi dispiace esporti al rischio."
"Tranquillo. Stasera credo che avrò abbastanza tempo da passare in magazzino."
"Eccellente. Grazie, Severus. Se c'è qualcosa che posso fare..."
"Beh, non è esattamente per me, ma sì, ho un favore da chiederti. Invita fuori Narcissa per, che ne so, il ponte di Halloween."
"Narcissa Beardsley, dici? Cosa ti fa pensare che..."
"Quella ragazza ha un disperato bisogno di qualcuno su cui fare affidamento. Ha un carattere difficile, è vero, ma in realtà è molto sensibile."
"Dimentichi che ho già una fidanzata."
"Ah sì... quella in Francia. Mi hai talmente stordito a forza di parlarmene che, oh, non ricordo il suo nome."
"Juliette. Juliette Legrand."
"Ed è certo perché sentivi la mancanza di Juliette che per due mesi ti sei portato a letto Demetra Rosier. Questo limitandoci ai fatti salienti."
"Okay. Parliamoci chiaro: fisicamente, Narcissa è diventata uno schianto, ti ho già detto che su questo non ci piove. Ma dato che la conosci così bene, perché non ti ci metti tu? Credo che a lei non dispiacerebbe."
"No. No, è proprio per il fatto che ormai siamo troppo vicini che non funzionerebbe mai. Siamo come fratello e sorella, per usare una definizione trita e ritrita."
"Felix e Sabine Lestrange sono fratello e sorella eppure vivono pressoché come marito e moglie."
"Dio, Lucius, non puoi dire che non sia deviato."
"Va bene, era un esempio un po' estremo. Ma è solo che non credo più di tanto all'amicizia tra maschi e femmine. Prima o poi uno dei due vorrà sempre annusare l'altro più da vicino. Comunque, visto che me lo chiedi, farò un tentativo con Narcissa. Non si sa mai, giusto?"
"Non si sa mai."
Severus Piton allunga le braccia sopra la testa e si stiracchia. Lui e Lucius Malfoy sono soli, nella sala di lettura della biblioteca invasa dalla luce calda di un tramonto autunnale. Si direbbe una situazione idilliaca, eppure il ragazzo dai capelli neri è inquieto; meglio, si sente colpevole, come un ladro.
Perché è esattamente ciò che sta per diventare.
"Ora, io non so chi sia stato. Per essere sincero, non ne ho la più pallida idea. C'è un solo dato di fatto: qualcuno si è introdotto nel mio studio, di recente, e ne ha sottratto degli ingredienti molto pregiati, anche se in piccole quantità. Devo ammettere che non è la prima volta che succede - sembra essere un tipo di bravata molto popolare in certi ambienti" dice Kandinskij davanti a una classe ammutolita, e lancia uno sguardo omicida verso i Malandrini "tuttavia, dovrò prendere provvedimenti. Se togliessi punti a tutte le Case la situazione finale non cambierebbe... meglio andare sull'individuale. Un'insufficienza politica per tutti mi sembra una soluzione equa, no? Ognuno dovrà vedersela con la sua media dei voti." Un brusio costernato attraversa l'aula di Pozioni. Tra gli alunni dell'ultimo anno la questione della media finale è molto sentita.
Kandinskij fa una pausa, con un brillio negli occhi, e aggiunge:
"Per la verità avevo chiesto al preside che si sospendessero i festeggiamenti di Halloween, ma evidentemente lui vi considera ancora meritevoli di ingozzarvi di zucca e di farvi scherzi assurdi a vicenda" altra occhiata ai Malandrini "naturalmente, è scontato che, se salterà fuori il colpevole, qualsiasi provvedimento disciplinare verrà sospeso. Peccato non poter usare un po' di Veritaserum" soggiunge, come tra sé e sé "accorcerebbe i tempi e risparmierebbe a tutti molta fatica."
Piton suda freddo, e sente un tuffo al cuore. Tenta di mantenere un'espressione neutra, ma non riesce a guardare in faccia Kandinskij. Gli ingredienti sono nascosti dietro una mattonella mobile nel bagno dei Prefetti - un nascondiglio indicatogli da Malfoy - e aspettano solo di essere bolliti insieme. Per la verità, non è tanto l'idea di aver appioppato un'insufficienza a tutti a farlo star male, quanto la consapevolezza di aver tradito la fiducia di Kandinskij. La situazione non migliora affatto quando, alla fine della lezione, il professore lo prende in disparte e gli dice:
"Naturalmente, Severus, quello che ho detto prima sull'insufficienza... per te non vale. Sarebbe un peccato rovinare la tua media proprio adesso."
"Veramente" dice Piton, raggelato "preferirei essere trattato al pari degli altri."
"Ma non ha senso! Potresti avere questa cattedra non appena andrò in pensione, se esci con il massimo dei voti."
Piton abbozza un sorriso.
"Forse pecco di presunzione, ma non credo che, vista la mia media, un decimale in meno faccia poi molta differenza. Sarebbe molto peggio, per me e per lei, se si sapesse che ho goduto di un simile favoritismo. C'è sempre qualcuno pronto a farti le scarpe al minimo passo falso."
I festeggiamenti di Halloween, quest'anno, sono tanto sontuosi quanto atipici. Il calendario offre il 31 ottobre di giovedì, il che significa che il primo novembre, tradizionalmente dedicato al riposo, andrà a traino del weekend. Per questo, in via eccezionale, Silente ha concesso la possibilità di tornare a casa per i festeggiamenti, anche se in molti non se la sono sentita di affrontare il viaggio e sono rimasti a scuola. Piton è fra questi; tra l'altro, il suo incarico di Prefetto gli dà un motivo in più per restare. Narcissa, invece, è uscita per il suo primo appuntamento con Lucius Malfoy, sfruttando il proprio diritto di lasciare la scuola per le vacanze, previa richiesta.
I festeggiamenti nella sala grande finiscono intorno a mezzanotte, ma si protraggono ben oltre nelle varie sale comuni. Piton osserva i bagordi con un certo distacco; è già proiettato sul dopo, quando tutti saranno a letto sfiniti e lui potrà dedicarsi alla sua pozione.
Sono circa le tre di notte quando un'ombra scura sgattaiola, felpata, fino alla statua di Boris il Basito e bisbiglia "mille bolle blu" per poi entrare nel bagno dei Prefetti - uno dei luoghi più lussuosi cui gli studenti abbiano accesso, a Hogwarts.
Piton si guarda attorno, circospetto. La sirena nel quadro dorme e lui, con delicatezza come ha già fatto altre volte, gira la tela verso il muro. Anche se le sirene non parlano, sa quanto i ritratti tendano ad essere petulanti.
Al centro della stanza ricoperta di marmo bianco c'è una gigantesca vasca col fondo a mosaico, mentre lungo una parte c'è una fila di rubinetti dorati sovrastati da specchi. Una porta bianca, mimetizzata nel muro, conduce ai gabinetti. Proprio dietro a quella porta c'è una lastra di marmo su cui Piton deve solo posare tre volte la bacchetta perché si stacchi rivelando una nicchia poco profonda. Lì, per non compromettersi in caso di un'ispezione improvvisa, ha conservato tutto il necessario per il Veritaserum. Ma ha deciso che stanotte è il momento buono per prepararlo e dare un taglio a questa storia. Mette tutto in un sacchetto e sta per uscire quando, con sua grande sorpresa, qualcuno entra nel bagno.
"NARCISSA!" sbotta Piton, soffocato "Vuoi smetterla di apparire all'improvviso di notte? Come hai fatto a entrare?"
"Me l'hai data tu la parola d'ordine, ricordi?" sorride lei che, Piton lo nota soltanto ora, è fasciata in un completino nero piuttosto corto. Sospira, riprende la calma.
"Uh. Sì. Immagino che tu sia appena tornata. Com'è andata con Lucius?"
"E' andata che sei un genio, Severus. Non so cosa gli hai detto per convincerlo, ma... hai presente una persona totalmente diversa? E' stato così galante. Pensavo non esistessero più uomini così." Piton abbozza un sorriso, compiaciuto. Sapeva che questo era nelle corde di Malfoy.
"Devo dedurre che la serata è andata bene."
"Certo, certo che sì. Adesso pensavo di farmi un bagnetto, ma dato che ci sei tu... è che non volevo svegliare le altre in dormitorio."
"No, fai pure. Stavo uscendo." Narcissa guarda appena il sacchetto di tela che Piton regge con noncuranza e poi osserva la sua persona, critica.
"Non mi dire che stai uscendo da questo bagno imperiale senza nemmeno esserti lavato i capelli. Adesso ti do una sistemata, così intanto ti racconto."
Afferra perentoria Piton per un braccio e lo trascina verso i rubinetti. Lei è un po' brilla e lui non protesta; se da una parte vorrebbe subito levarsi il pensiero di preparare il Veritaserum, dall'altra è, nuovamente, felice di poter rimandare quel momento. Tuttavia, sbuffa un po' quando Narcissa lo fa sedere su uno sgabello e gli caccia la testa sotto l'acqua tiepida. Queste uscite sono tipiche da parte sua. Piton ricorda ancora con un certo allarme quella volta che, dopo il giro al Ghirigoro per i libri di testo, Narcissa l'aveva letteralmente trascinato per tutti i negozi di abbigliamento di Diagon Alley, sostenendo che aveva assoluto bisogno di rifarsi il guardaroba. Non che avesse tutti i torti, in effetti.
"Dovresti curarti un po' di più. Non ti troverai mai la ragazza se continui a girare con quei capelli unticci."
"Sbaglio o dovevamo parlare della tua serata? Che avete fatto di bello?"
"Oh" ridacchia lei "roba da romanzo. Mi ha mostrato il castello, e abbiamo cenato a lume di candela. Abbiamo parlato."
"E di cosa?" chiede Piton un po' in apprensione. Spera che Malfoy non abbia parlato a Narcissa dei loro sotterfugi. Ma lei sembra sincera quando dice:
"Banalmente, del più e del meno - chiudi gli occhi, se no ci va la schiuma. Abbiamo parlato della scuola, Lucius mi ha spiegato un po' del suo lavoro... Abbiamo parlato anche di te, Severus. Lui ti stima molto."
"Mi fa piacere."
"E poi mi ha detto che gli dispiace di essersi... uh... dimostrato insensibile, in passato, per il fatto che mio padre si è risposato con la vacca e tutto. E' stato sempre molto gentile. Anche dopo, quando siamo andati in camera sua... Mi ha chiesto di rivederci. Secondo te, dovrei andarci a letto?" L'acqua più fredda con cui Narcissa gli sciacqua i capelli manda un leggero brivido lungo la spina dorsale di Piton, che chiede, gli occhi ancora chiusi:
"Ma allora ti ho portato in camera e non avete fatto niente?" Sente Narcissa fare un'altra risatina sommessa.
"Tecnicamente la mia virtù è ancora salva, se questo ti preoccupa. Ma abbiamo fatto lo stesso cose molto, molto sporche" gli sussurra all'orecchio - sa appena di champagne e acqua di colonia "dovresti provare." Il getto dell'acqua è interrotto e Narcissa bacia l'amico sull'incavo del collo. Piton guarda il suo viso, ora vicino, con gli occhi socchiusi.
"Sei ubriaca" dice quietamente.
"Un po'. Ma mi ricordo tutte le cose che ho imparato" ribatte lei in un bisbiglio. Passa la punta della lingua sulle labbra di Piton, che lui dischiude per attirare Narcissa a sé in un bacio profondo e, in questo, poco amichevole. Prima o poi uno dei due vorrà sempre annusare l'altro più da vicino. C'è qualcosa di ironico nel modo in cui la profezia di Malfoy si sta avverando, ma nemmeno per uno come Piton questo è momento di speculazioni cerebrali. Narcissa interrompe il bacio, ma solo per andare a sedersi sulle sue gambe. Riprendendo a baciarla, Piton le solleva la maglia il più possibile e si dedica ai suoi seni senza risparmiarsi. E' vero che normalmente è una persona poco espansiva, ma è anche vero che ha diciassette anni e non ne può più. Specialmente col culo di Narcissa che occasionalmente si struscia contro il suo basso ventre. Lei esala acuti mugolii di approvazione, e gli guida una mano all'interno delle sue cosce - un invito irrinunciabile, e Severus Piton trova delle mutandine indecentemente sottili e zuppe di umori. Le scosta di lato e, per la prima volta nella sua vita, tocca il sesso nudo e caldo di una donna. Narcissa sussulta, i suoi movimenti lo incitano ad affondare le dita in quelle profondità vischiose. Chiaramente, è una strada che è già stata spianata poco tempo fa, ma Piton si scopre a non preoccuparsi troppo di quest'aspetto. Lei è Narcissa, che per lui ha scelto di non avere segreti; se è così che vuole, non sarà certo lui a impedirglielo, non con quel tanto di opportunismo che fa parte del suo carattere. Piton sfila le dita e fa girare Narcissa affinché si metta a cavalcioni su di lui - lo spigolo del ripiano di marmo dietro alla sua schiena fa male, ma è un inconveniente del tutto secondario. Senza perdere tempo a slacciarle il reggiseno, si limita a farlo scivolare verso l'alto e lei sembra in totale delirio quando lui comincia a baciarle i capezzoli - lo stringe a sé, affonda le dita nei suoi capelli bagnati, si china a baciarlo nuovamente mentre con una mano, alla cieca, va a sbottonargli i pantaloni e comincia ad accarezzarlo, piano. Piton fa una specie di rantolo, gli pare di stare sperimentando la pura agonia, le sue mani e la sua bocca ora si muovono sul corpo di Narcissa con inusitata avidità. Ma non resiste, e allora le afferra la mano, le forza il ritmo, che si sbrighi. Narcissa sorride contro la sua bocca, si libera dalla presa e scivola giù, tra le sue ginocchia. A sua volta spinge in alto il maglione di Piton e traccia coi baci un percorso lento e inesorabile sul torace magro, dalle costole sporgenti, sul ventre, sulla linea di peluria nera che scende dritta dall'ombelico - Piton già pregusta il momento in cui le labbra meravigliose di Narcissa si chiuderanno attorno al suo sesso e
-gnik-
magari poi lui ricambierà il favore
-gnik-
-eheheh-
Narcissa salta su come se avesse preso la scossa, rossa in volto, e fissa un punto dietro alla schiena di Piton.
"Hai sentito?"
"Cosa?"
"Il rubinetto!" Narcissa si fionda sul lavabo, un po' impacciata per via della posizione anarchica delle sue mutande, e sbotta:
"Vieni fuori se hai il coraggio, troia guardona!"
Un gorgoglio rimbomba nelle tubature e dallo scarico del lavandino esce, furibondo, il fantasma di una ragazzina occhialuta che guarda Narcissa con sommo disprezzo:
"Narcissa Beardsley è una sgualdrinella... meriteresti di essere presa in giro molto, molto più di me!"
"Almeno io non devo accontentarmi di spiare gli altri, razza di sfigata! Tornatene nel tuo cesso!" ribatte Narcissa, inviperita, e il fantasma le piomba davanti:
"Ooh, ti dispiace che una come me abbia rovinato la festa a una come te, vero? Chi è la sfigata?"
"Una come me ti strozzerebbe con le sue mani, peccato che sei già morta" dice Narcissa con un sorriso sprezzante "certe soddisfazioni non te le prenderai mai, poverina." La ragazza fantasma emette una specie di squittio stizzito, e ripiomba nel lavandino, non prima di essere passata attraverso a Narcissa come un Bolide, facendola barcollare. Quest'ultima però si riprende subito e, rassettandosi istintivamente vestiti e capelli, commenta:
"Basta ricordarle che è morta ed è come ammazzarla di nuovo." Piton è del tutto attonito:
"Ma cos'era?"
"Mirtilla Malcontenta, un fantasma lagnosissimo che ha intasato il bagno delle femmine al primo piano. Quella maledetta... chissà da quanto tempo ci spiava... sicuramente ti ha visto nudo più di me, Severus." Piton è turbato non tanto da questa immagine pur poco confortante, quanto dall'idea che un qualsiasi fantasma ficcanaso potrebbe averlo visto nascondere il materiale per la pozione.
Questo fastidioso sospetto, unito allo spavento di prima, ha fatto sì che quella che è forse stata l'erezione più monumentale della sua vita ormai sia acqua passata, nonostante Narcissa si offra generosamente di riprendere il discorso da dove era stato interrotto.
"Non mi sembra il caso" dice sbrigativo Piton, che ha già ricoperto la sua parziale nudità "dopotutto, ti ho spinto io verso Lucius, e lui ti piace, no? Non penso sia molto corretto da parte nostra metterci a fare porcherie proprio adesso."
"Ma Severus, è diverso. Io e te siamo amici, no?"
"Certe cose non si fanno tra amici."
"Beh, volendo sì. Se non fosse apparsa Mirtilla non mi avresti certo impedito di farti un pompino, o no?" Narcissa si avvicina a Piton, che ora è in piedi, gli prende dolcemente le mani e se le appoggia sui fianchi. Parla con più gentilezza:
"Lucius mi piace, è vero - cioè, mi è piaciuto il Lucius di stasera. Ma se fosse andata male? Sapevo che comunque avrei trovato te al ritorno. E allora perché adesso non dovresti esserci? Se sono felice, perché non dovrei condividere con te la felicità e il piacere che ho provato?" Sono questi i momenti in cui Piton ricorda meglio come mai ha accettato l'amicizia di Narcissa - questo mostrarsi, a volte, così arresa e sinceramente supplichevole, e comportarsi così solo con lui quando affronta il resto del mondo con le armi spianate. E lui sa benissimo di non essere capace di fare altrettanto. Si sente incapace di chiedere quanto di dare.
"Narcissa" sospira, combattendo contro la volontà residua di lasciar perdere tutto e scoparla e basta "lascia stare. Pensa a Lucius. Pensa a te stessa. Non preoccuparti di me."
"Ma..."
"Per me va bene così, sul serio. Almeno per adesso, è un momento un po' particolare..."
"Lo vedo" dice Narcissa distogliendo lo sguardo, scornata "perché ho l'impressione che mi nascondi qualcosa? Per esempio, cos'è quel sacchetto?"
"Saprai tutto a tempo debito. Giuro."
"Sirius a quanto pare non si è più visto con Narcissa Beardsley, vero?"
"Fortunatamente no. Se devo essere sincera, l'idea mi infastidiva un pochino."
"Aha. Sei decisamente gelosa."
"Scemo. Sirius ha un rondò di ragazze che gli girano attorno. E' solo che la Beardsley in particolare mi sta un po' qua."
Nonostante il freddo, è una mattinata limpida e luminosa e il cielo sopra il campo di Quidditch sembra ancora più grande. La squadra del Grifondoro si sta allenando, e Remus Lupin e Lily Evans assistono dagli spalti. Lupin sbuffa, e il fiato forma una nuvoletta di condensa che si dissolve subito.
"Bah. Devo ammettere che lei è molto bella, ma credo che Sirius le avesse dato quell'appuntamento più per fare uno sgarbo a Piton che per altro. Lo sai che sono sempre insieme."
"Sì, ma non stanno insieme, sono solo amici."
"E come fai a saperlo?"
"Me l'ha detto lui."
"Piton? Che affari hai avuto con Piton?" chiede Lupin incredulo. Lily arrossisce violentemente - ha parlato senza nemmeno rendersene conto, e ora farfuglia:
"Ma sì, quella volta che Kandinskij mi ha dato la punizione... C'era anche Piton in studio e abbiamo scambiato qualche parola, tutto qui."
"Ah, certo." Ovviamente Lupin non ci è cascato, ma come obbedendo a un tacito accordo nessuno dei due approfondisce l'argomento. Dall'inizio della scuola, Lily ha evitato Piton come la peste, e nemmeno lui sembra avere mai trovato il coraggio di avvicinarla. Quante volte, poi, in quell'ultimo scampolo di estate si era trovata a sperare di vedere arrivare un gufo da parte sua - e invece, il silenzio. D'altra parte, nemmeno lei aveva più trovato la forza di rimettere mano alla penna. Ovviamente non ne ha mai parlato agli altri e ormai Piton, anche se ogni tanto lo sorprende a guardarla in refettorio, sembra di nuovo vivere in un mondo a parte rispetto al suo, tanto più che il suo vecchio compare Malfoy ora appare spesso a scuola.
A volte, Lily si illude di poter veramente venire a patti con quanto è successo a casa di Piton e archiviarlo come un episodio isolato. Ma in fondo sa che non è così, perché la sua vita pare non volerne sapere di correre su binari lineari. Ci sono momenti in cui, disperatamente, vorrebbe tornare bambina, quando nelle sere d'estate rincasava regolarmente con le ginocchia sbucciate e i vestiti sporchi di pallonate. Era un maschiaccio che preferiva quelle magnifiche, interminabili partite di calcio in strada alla pantomima di vita femminile delle sue amiche. Quando, spaesata e curiosa insieme, era salita per la prima volta sull'Espresso di Hogwarts, essere finita in scompartimento con quella compagnia chiassosa di suoi coetanei le era sembrato di buon auspicio. E tuttora non può negarlo, perché il loro legame non si è sciolto. Ma non è nemmeno più come quando avevano undici anni e si divertivano insieme senza farsi problemi. Che dire di Sirius, così attento nei suoi confronti, ma che a malapena riesce a reprimere la sua possessività? Di James, che ha sempre le parole giuste, che sa sempre come strapparle una risata? Il piccolo Peter, forse solo troppo timido per farsi avanti? E Remus, lì di fianco, forse il più simile a lei nel suo sentirsi un estraneo - è per questo che, la scorsa primavera, un sabato pomeriggio Lily è rimasta a fargli compagnia mentre gli altri erano a Hogsmeade ed è successo quello che è successo? Remus, maturo abbastanza da continuare a trattarla come prima ed esserle amico senza chiederle nient'altro. Lei gliene è così grata. Ma ancora non si sente davvero a suo agio accanto a lui. Specialmente se pensa a Severus. Sa che dovrà venire a capo di questa situazione, prima o poi, ma il futuro può sembrare un fardello pesante, così come il dover convivere con se stessi, con quello che si è. Non sempre una compagnia piacevole.
Il veritaserum che, all'alba del primo novembre, era pronto e aveva riempito due minuscole fiale, è scivolato nelle tasche di Malfoy ormai diversi giorni fa. Da allora, il ragazzo è sparito e Piton non ha più avuto sue notizie. Ha anche provato a mandargli un gufo, ma non ha ricevuto risposta. Nemmeno Narcissa, in contatto con Lucius per ben altri motivi, sa niente di lui, anche se ha cominciato a spargersi la voce, a scuola, che loro due stiano insieme. Ormai Piton è pronto a spedire, preoccupato, un secondo gufo, quando arriva un biglietto di Malfoy, portato stranamente da una specie di gazza ladra. Non c'è il solito sigillo e il testo è vergato in fretta:
La cosa è anche più importante di quello che pensavo. E' tutto vero. Non rispondere, verrò lì di persona.
Lucius
Piton scopre casualmente che anche Narcissa ha ricevuto un biglietto da Lucius lo stesso giorno, ma non le chiede nulla. Non vorrebbe mostrarsi troppo possessivo, dopo quello che le ha detto.
"Sono stato veramente orrendo a trascurarti così, non è vero? So che questo non basterà per rimediare, ma..."
"Oh...sciocco. Una cosa del genere, così impegnativa... per essere usciti insieme una sera..."
"Forse voglio che sia impegnativa, no? Aspetta, ti aiuto a chiuderlo." Lucius Malfoy con mani abili allaccia il braccialetto d'argento al polso di Narcissa, che lo guarda estasiata. Ha decisamente buongusto. Lei ride, un po' nervosa.
"Ma se lo porto qui a scuola, sono sicura che la McGrannitt me lo farà togliere."
"Se hai voglia di uscire ancora con me, potrai farlo sabato. Non c'è l'uscita a Hogsmeade?"
"Sì, ma Hogsmeade non mi sembra il posto più adatto per sfoggiare gioielli..."
"Chi ti ha detto che ci dobbiamo restare, a Hogsmeade? Ho come l'impressione che da lì ci materializzeremo nella migliore sala da tè di Diagon Alley. Tavolo riservato."
"Lucius!" bisbiglia Narcissa con un brillio negli occhi "io non posso materializzarmi! E' illegale..."
"Credo di conoscere un paio di trucchetti per aggirare il problema" dice Lucius accarezzandole i capelli col dorso della mano"ho imparato cose interessanti, negli ultimi tempi."
Solo, davanti al camino della sala comune di Serpeverde, Piton rimugina su ciò che gli ha raccontato Malfoy. Sembrava stranamente entusiasta, lui sempre abituato a trattare il resto del mondo con ironico distacco. E le sue parole avevano dell'incredibile. Ha detto a Piton di un mago, un mago talmente potente da essere in grado di agire direttamente sull'anima delle persone. Talmente potente da conoscere tutta la magia esistita fin dalla notte dei tempi, e da saperla praticare e insegnare. Senza limiti, buona o malvagia che sia. Magia pura, ha detto Malfoy, spurgata da tutte quelle regole e restrizione che le sono state appiccicate nei secoli, e per cosa poi? Per proteggere i Babbani? "La magia è per i maghi" ha concluso Malfoy, tagliente, salvo poi riprendere a parlare di una cerchia di iniziati cui questo mago insegna le sue arti.
"Ma tu l'hai conosciuto di persona?", ha chiesto Piton.
"Non ancora. Ma ho saputo che presto saprò farlo. Non è facile arrivare a lui. Ciò che so lo so dai sui adepti... Ci sono facce conosciute, lì in mezzo, e non ne ho vista che una minima parte. Gli iniziati devono essere molti di più."
"Ma lui... questo mago, come..."
"Il suo nome lo rivela solo quando si arriva a conoscerlo di persona. I seguaci si riferiscono a lui chiamandolo 'Oscuro signore' o 'L'Erede'."
"Erede?"
"Di Salazar Serpeverde."
Non è solo la fiducia che ripone in Lucius a far sì che Piton creda a questa storia ai limiti del delirio. No, è che c'è qualcosa, nelle sue parole, che a Piton suona familiare, qualcosa che lui sente di aver sempre cercato. Di che cosa gli ha parlato, Lucius? Di conoscenza e potere. La conoscenza è potere, il potere è conoscenza... Le fiamme del camino si riflettono, ipnotiche, negli occhi del ragazzo, che senza volerlo si trova a fantasticare sulle possibilità che gli si aprirebbero se davvero potesse accedere ad una conoscenza totale della magia - cosa gli ha sempre detto Kandinskij? Quando si parla di conoscenza, bisogna avere coraggio e non fermarsi davanti a niente. Altrimenti, si finirà immobilizzati. E Piton - l'ha sempre saputo, ma ora lo capisce con più chiarezza - non vuole permettere a se stesso di rimanere immobile, non ora. O continuerà a dover far ritorno a una vita monotona e opprimente e volgare. E sarà un fallito come suo padre. E rimarrà sempre con la sensazione che gli venga sottratto ciò che gli spetta di diritto.
No: qualsiasi occasione per uscire dallo stato in cui è deve essere colta, è un imperativo categorico che impone a se stesso, in questa notte d'inizio inverno. Le fiamme gli disegnano sul volto ombre scure e mobili.
"E' strano come vadano avanti le cose, certe volte. Avrei scommesso che frequentando Lucius Malfoy lui ti avrebbe presentato qualche ragazza, e invece pare che sia successo il contrario."
"... Preside?"
Appoggiato a una colonna del cortile interno di Hogwarts, Piton sobbalza all'arrivo di Silente. Si era perso nei suoi pensieri, osservando i fiocchi di neve che cadono volteggiando lentamente e a poco a poco stanno ricoprendo tutto lo spiazzo.
"Scusa" dice Silente "ti ho disturbato."
"No, no. Si figuri. Non stavo facendo niente."
"Pensare non è mai 'niente', Severus. Credevo che tu lo sapessi meglio di altri."
"C'è qualcosa in cui posso esserle utile?"
"Mi ero solo preoccupato dato che adesso sei spesso in giro da solo. Come tutti, mi sono abituato a vederti con Narcissa Beardsley o con Malfoy."
"Per la verità, dovevo parlarle proprio di questo. Malfoy ha invitato me e Narcissa a casa sua per le vacanze di Natale. Sarei presto venuto a chiederle il permesso, ma visto che siamo qui..."
"Non ho particolari obiezioni" dice Silente un po' freddamente "anche se non posso fare a meno di notare che torni a casa tua solo per le vacanze estive. Non ti piace l'idea di un Natale in famiglia?"
"No, per niente" risponde secco Piton.
"Capisco" dice Silente, più disteso. Tuttavia il suo sguardo chiaro è difficile da sostenere. Piton torna a guardare verso il cortile, e Silente continua:
"Il professor Kandinskij ha detto che ti trova un po' inquieto. Francamente, non posso dargli torto. Se c'è qualcosa che ti turba, forse dovresti dirglielo."
"O forse dovrebbe chiedermelo lui di persona, se ci tiene" dice Piton, allungando una mano affinché vi si posi un fiocco di neve, che si scioglie subito "e poi, non vedo dove sia il problema. I miei voti sono sempre altissimi, è un dato di fatto. E quando il professore mi chiama, sono da lui. Cosa dovrei fare?"
"Credo che non dovresti sempre pensare che le persone agiscano solo se c'è un tornaconto. Kosma è semplicemente preoccupato del tuo stato d'animo. Ci tiene a vederti sereno perché ti stima." Di nuovo, diventa difficile guardare in faccia Silente. Il senso di colpa per la faccenda del furto non se n'è andato, per non parlare del fatto che le conseguenze di quell'azione hanno aperto a Piton prospettive allettanti quanto poco limpide. Non il tipo di cose che piacerebbero a Silente, comunque.
"sarà che sono stanco" finisce col dire Piton "forse dopo le vacanze tornerò un po' più rilassato."
"Allora possiamo stare tranquilli" conclude Silente, senza preoccuparsi più di tanto di celare la nota scettica nella sua voce. Piton lo guarda allontanarsi lungo il chiostro vuoto, e per la prima volta dopo molto tempo si trova a desiderare di andar via da scuola il più presto possibile.
"E nel rispetto delle tradizioni di famiglia, si aprono i regali la mattina di Natale, non durante il veglione. Poi, per il resto, fate come se foste a casa vostra" dice sarcastico Malfoy mentre gli elfi domestici prendono il bagaglio leggero di Narcissa e Piton. E' la mattina della vigilia e il castello dei Malfoy è pervaso dal silenzio, rotto solo dal crepitare della legna nei numerosi caminetti. Fuori, tutto è ricoperto da uno spesso strato di neve.
"Stasera verranno più che altro parenti" continua Malfoy facendo strada per i corridoi ormai familiari a entrambi i suoi ospiti "quindi come festa non sarà proprio il massimo del brio. Per quello bisognerà aspettare Capodanno."
"Immagino che allora avrai invitato quei tuoi orrendi amici" commenta Narcissa, ma il tono è scherzoso. Non c'è traccia di ostilità: Malfoy sembra essere riuscito a conquistarla definitivamente.
"Mh, già" dice Malfoy prendendole la mano per baciarla "stasera invece ci saremo solo io, te e Severus. Dovremo darci manforte per non soccombere alla noia, dico bene?" Piton annuisce sogghignando. Rispetto a casa sua, è già un idillio. E poi, Lucius gli ha promesso di raccontargli un po' di cose.
"Un po' di aprenti" formano una tavolata di più di venti persone. Piton si diverte a tentare di ricostruire la rete di relazioni matrimoni acquisizioni che li lega, anche perché alla fine i aprenti stretti di Lucius sono pochi: c'è il nonno materno, gli zii paterni che rappresentano il ramo francese della famiglia con la figlia trentenne che si è portata dietro marito e figlio piccolo. Per il resto, una selva di secondi e terzi cugini, cognati, suoceri, figliocci; gente che perfino Lucius ammette di conoscere a malapena. Da qualche parte nella grande sala da pranzo si diffonde musica morbida, discreta, mentre gli elfi domestici si affaccendano con gli aperitivi.
La cugina di Lucius, Claudine, si avvicina ai tre ragazzi reggendo un cocktail come se fosse il Santo Graal.
"Lucius, caaro" dice, strascicando le vocali "hai portato dei nuovi invitati? chi ho il piacere..."
"Lei è la mia ragazza, Narcissa Beardsley, e lui un mio carissimo amico, Severus Piton."
"Aaah" strascica Claudine "Narcissa Beardsley di William Beardsley, immagino? Quello che si è risposato con Felicity Worthington, se non sbaglio..." Narcissa annuisce nervosamente. Trovare a colpo sicuro i punti deboli di una persona sembra essere un talento naturale dei Malfoy.
Non paga, Claudine si rivolge a Piton:
"Temo invece di non ricordare alcun Piton."
"Lo ricorderai presto" interviene Malfoy "Severus diventerà di sicuro un luminare della scienza."
"A meno che non si ricordi del crollo della Borsa del '60" dice Piton gelido e duro come l'acciaio "ma certo lei è troppo giovane per averne memoria. O sbaglio?"
"Oh... Rufus! Non toccare quei soprammobili!" esclama Claudine, improvvisamente allarmata per le evoluzioni di suo figlio che sta tentando di arrampicarsi su una credenza. Malfoy alza le sopracciglia e annuisce all'indirizzo di Piton:
"Però. Sei riuscito a zittire mia cugina, è un'impresa di proporzioni storiche."
"Ragazzi" bisbiglia Narcissa afferrando le braccia di entrambi "guai a voi se stasera mi mollate da solo, specialmente con quella lì - con tutto il rispetto, Lucius, ma..."
"Scommetto che adesso i miei amici non ti sembrano così orrendi, vero?" sogghigna Malfoy avviandosi verso il tavolo, e dice a Piton:
"A proposito dei miei amici, Sabine Lestrange si è premurata di chiedermi più di una volta se ci saresti stato anche quest'anno."
"Devo cominciare a preoccuparmi?"
"Non credo, dato che mi pare siate sempre andati piuttosto d'accordo."
"Lei e Felix sono alquanto... singolari" commenta Piton scrollando le spalle, e Narcissa interviene:
"Singolari? Di' pure che fanno un mondo a sé."
"Un po' come tutti, no?" sorride serafico Lucius prendendo posto. Cominciano a servire la cena.
Dopo un cenone luculliano, gli invitati vanno ad aspettare la mezzanotte nel soggiorno del maniero. In fondo alla stanza troneggia un abete decorato in argento e, al lato opposto, crepita il fuoco in un grande camino sormontato da ritratti di antenati, tutti molto seri e composti. Gli ospiti sono seduti su poltrone, divani, tavolini per il bridge. Elfi domestici fanno lo slalom per evitare i bambini che corrono in giro ("Ma questi marmocchi non si stancano mai?" commenta Narcissa più di una volta) e non rovesciare i vassoi coperti di drink e dolcetti che portano alti sulla testa. E ad ogni passaggio dell'elfo di turno Narcissa, Piton e Malfoy si avventano sui bicchieri, arresi di fronte all'evidenza che è meglio stordirsi un po' se vogliono arrivare agli auguri di mezzanotte.
"Mi dispiace, ragazzi" scuote la testa Malfoy "ma quest'anno è peggio del solito. Pare che la gente non abbia niente di meglio da fare che mettersi a fare bambini, e portarli qui, per giunta."
"Non me ne parlare" dice Narcissa trangugiando champagne "fortuna che non devo stare a casa a sorbirmi la gravidanza della vacca."
"Quanto manca?"
"Boh. Poco. Non ho voglia di pensarci."
"Basta. Mi sono stufato di aspettare gli elfi - andiamo all'armadio dei liquori, che ne dite?"
Su un lato della stanza, seminascosta da alte piante d'appartamento, c'è una porta che si apre su un salottino. Dentro, ci sono un divanetto e una grande credenza di legno massiccio. Malfoy apre gli sportelli mostrando un assortimento di bottiglie di tutto rispetto. Come se la loro sbronza non fosse già ad uno stadio abbastanza avanzato.
"Allora? Cosa ci apriamo? Gin? Brandy? Vov? Crema al whisky?"
"Ce l'hai un vermouth?" chiede Narcissa sedendosi sul divano di fianco a Piton, che le fa eco:
"ecco, sì, un vermouth."
"E vermouth fu" dice Malfoy sedendosi a sua volta a fianco di Narcissa, che prende la bottiglia dalle sue mani "vuoi berlo così, liscio?"
"Liscio e dalla bottiglia, se non ti dispiace" sogghigna lei svitando il tappo "sono stanca di non sapere dove appoggiare il bicchiere, o di dover aspettare un elfo per farlo. In questa casa ci si formalizza un po' troppo."
"Di certo Hogwarts abitua a una vita spartana. Sai che però a questo punto devi anche finirla, dato che hai bevuto con la bocca" scherza Malfoy, e Narcissa ribatte, passando la bottiglia a Piton:
"Contavo sul vostro aiuto, se non vi fa troppo schifo condividere un po' della mia saliva."
"Severus?" chiede Malfoy, facendo un cenno all'amico che dice, prima di cominciare a bere:
"Nessun problema da parte mia."
"Vedi?" dice Malfoy nuovamente rivolto a Narcissa "Siamo ragazzi di larghe vedute", e la bacia. Lei sente la sua mano sinistra intrecciarsi a quella di Piton, che passa il vermouth a Malfoy e la bacia a sua volta. Con una mano appoggiata alla sua coscia, Malfoy posa la bottiglia e attira a sé Piton. Si baciano davanti agli occhi annebbiati di Narcissa, a pochi centimetri dal suo viso - un lungo momento in cui lei li osserva conturbata e poi riconquista l'attenzione di Malfoy, che bacia voracemente mentre sente le labbra di Piton sfiorarle il collo, le spalle nude, e le mani, non sa di chi, che delicatamente la toccano attraverso l'abito da sera regalatole da Lucius. E poi di nuovo la bocca di Severus sulla sua, e Lucius che lentamente, inesorabilmente, le scopre le gambe bianche e lisce. Continua così, per un tempo indefinito, a dividersi tra i due, arresa e illanguidita. Almeno finché non appare, silenzioso e indifferente, un elfo domestico di fronte allo scaffale dei liquori.
"Lucius!" dice lei con uno strillo soffocato. Malfoy lascia perdere la sua tetta destra e si volta pigramente verso il mobile.
"E' solo un elfo. Non è niente, dovresti saperlo."
"Sì, ma... non ce lo voglio, qui!"
"Tranquilla, se ne sta già andando, vedi?" L'elfo in effetti, con in braccio una bottiglia di gin, sta uscendo dallo stanzino attraversando la porta come se fosse un fantasma.
"Mi dà fastidio che quei mostriciattoli vadano e vengano - ohccazzo, è quasi mezzanotte!" Lucius e Piton si scambiano uno sguardo da sopra la sua testa, e Malfoy dice:
"Nessuno si accorgerà della nostra assenza, di là ormai sono molto più ubriachi di noi. Piuttosto, direi che è il caso di andarci a finire questa bottiglia in camera mia."
Il soffitto del baldacchino - velluto grigio. Narcissa impiega un po' per capire dov'è. Nessuno, ovviamente, si è preoccupato di tirare le tende, né del letto né della finestra. Ora, tutta la stanza è invasa dalla luce fredda e tenue del primo mattino.
Senza far rumore, Narcissa si alza, e scivola giù ai piedi del letto. Ha lasciato una piccola conca nello spazio tra Lucius e Severus, che dormono ancora, indifesi, spossati. A vederli così, rispetto a poche ore fa sembra un altro mondo - puro, quasi estraneo, come il paesaggio innevato di là del vetro. Si rannicchia su una poltrona ricoperta in broccato, vicino alla finestra. La superficie lievemente irregolare del tessuto solletica un po' la sua pelle nuda. Non lo chiederà mai a nessuno dei due, ma le rimarrà sempre il dubbio se Lucius e Severus avessero in qualche modo premeditato gli eventi della nottata o se si sia trattato di una concatenazione di casualità. Ma non le importa molto saperlo. Non c'è singolo centimetro del suo corpo che non porti addosso l'odore dei due ragazzi avvoltolati davanti a lei nelle coperte, e lei si è adoperata perché entrambi ricevessero lo stesso trattamento. Un po' si sente turbata. C'è stato più di un momento in cui davvero non le importava da chi come dove si stesse facendo scopare. Scopre che però le importa adesso - perché si tratta pur sempre del suo ragazzo e del suo migliore amico. Al risveglio, non l'abbandoneranno. Ed è stato magnifico sentirsi adorata, talvolta addirittura contesa tra i due. Questa consapevolezza è come un languido, rassicurante abbraccio.
Piton si sveglia, ancora molle e ottenebrato. Solleva un po' la testa e vede Narcissa raggrumata su una poltrona, che lo guarda. Non può fare a meno di notare come, in quella posizione, il suo sesso appaia come una fessura rosea, divaricata. Non sa se sia una sua impressione, ma ne sente ancora il sapore, in bocca. Probabilmente la cosa è reciproca.
"Sei sveglio?" bisbiglia lei, sorridendo.
"Che ore sono?"
"Quasi le sette."
"Oh." Rallentato, Piton si alza puntellandosi sui gomiti. Si avvicina a Narcissa, guarda fuori della finestra.
"Ha nevicato anche stanotte. C'è qualcosa da bere?"
"Il vermouth avanzato."
"Per carità, no."
"Prendi quella porta, è il bagno." La voce di Lucius arriva arrochita dal letto, e anche lui, con una certa lentezza, si mette in piedi. Va da Narcissa, si china a baciarla.
"Ti abbiamo svegliato?"
"Può darsi. Mi sono perso qualcosa?"
"Non credo proprio. Ci siamo appena alzati anche noi."
"Come va? Stai bene?"
"Sì" sorride Narcissa "tu?"
"Sto bene anch'io, sì. Avevi qualche dubbio?"
"Non mi dite che siete pronti a ricominciare, perché io me ne chiamo fuori" dice sarcastico Piton, uscendo dal bagno.
"Sono sicuro che hai delle risorse che nemmeno tu sai di avere" ribatte Malfoy, perfettamente a tono, e Narcissa fa una risatina.
"Perché, pensate di avere ancora delle risorse?"
"A questa ragazza piace molto provocare, non trovi, Severus?"
"E' talmente cattiva che può scordarsi il suo regalo di Natale."
"Oh, è vero. Buon Natale."
"Buon Natale."
"Auguri. Mi sa che dovremo punirti un'altra volta, Narcissa. Ora che ci penso, la tradizionale colazione con apertura dei regali è alle otto e mezza. E' meglio se proviamo a renderci presentabili."
"Ow. Le mie mutande?" Piton e Malfoy cominciano a rimettere insieme i vestiti che indossavano la sera prima, mentre Narcissa continua a guardarli dalla poltrona con un sorriso malizioso. Abbottonandosi la camicia, Piton le dice:
"Che fai ancora nuda? E' meglio se ti metti qualcosa addosso."
"Certo, subito" sogghigna lei "mi ero solo fermata a pensare a come sono fortunata."
Solo il nonno e gli zii di Malfoy si sono fermati per la colazione, che viene servita ad un tavolo rotondo apparso davanti all'albero di Natale. Lucius, Severus e Narcissa, nonostante si siano fatti un bagno e abbiano indossato vestiti comodi, hanno tutti un'aria provata. Claudine, invece, sembra particolarmente energica.
"Ragaazzii, ma non ci siamo fatti gli auguri, ieri sera?" chiede, con la consueta inflessione strascicata, mentre il piccolo Rufus, dall'alto dei suoi tre anni, sta martirizzando una fetta di Sacher tra il piatto e la tovaglia.
"Può darsi che non te lo ricordi, cuginetta. Si era tutti un po' brilli, ieri sera" dice Lucius, laconico, senza nemmeno alzare gli occhi dal piatto.
"Ma Claudine, è normale che i giovani vogliano stare un po' tra di loro" commenta pacatamente la zia di Lucius, una signora francese raffinata e ancora piacente.
"Oh, bè, su questo non c'è dubbio" sbadiglia Lucius" qualcuno può passarmi la teiera?"
"Lucius sta per presentare la relazione finale del tirocinio in Ministero" interviene la madre di Malfoy "una pura formalità, ovviamente. Lo aspetta un posto nel Consiglio Amministrativo di Hogwarts."
"Come minimo" bofonchia Augustus Malfoy aggredendo il Christmas Pudding che ha nel piatto "considerato che, in un futuro, sarà lui a prendere in mano le redini della famiglia. Intanto, sarebbe bene che si sistemasse. Magari, un erede..."
"Di questo passo, anche due o tre" dice Narcissa a mezza voce "e ce n'è anche per te, Severus, se vuoi."
"No, grazie. C'è un'intera branca delle pozioni che si occupa di risolvere il problema" risponde Piton quasi senza muovere le labbra.
"Narcissa, caaara, stanno tentando di incastrarti, hai sentito?" trilla Claudine "Ma non preoccuparti: è un lavoro difficile, ma la maternità dà grandi soddisfazioni." Narcissa guarda scettica il pestifero Rufus e replica:
"Credo che sulla soddisfazione del fare bambini non ci piova, sa?"
"Però, tesoro, stai partendo col piede sbagliato" imperversa Claudine "dovresti metterti nell'ottica di non fare stravizi... onestamente, stamane ti vedo così sciupata..." Serissimi, Malfoy e Piton si scambiano uno sguardo eloquente, e Lucius dice:
"Fidati di me che la conosco, Narcissa sa sfruttare al meglio le sue risorse." Piton gli fa eco:
"Sul serio, quando c'è bisogno di lei è sempre la prima a darsi da fare, per sé e per gli altri. Una ragazza da sposare."
"Sei troppo buono, Severus" dice Narcissa reprimendo a malapena un ghigno.
"Ma certo è vero che sei instancabile" dice Malfoy sorseggiando noncurante il suo tè.
"Potrei dire lo stesso di voi" ribatte lei, serafica, tornando al pudding. Il nonno di Malfoy ride di gusto, caricando di tabacco la pipa.
"Ah, la gioventù! Alla loro età non fanno in tempo a fermarsi che sono di nuovo in sella pronti a cavalcare di nuovo!"
"Quant'è vero" conferma Piton, compunto, e Narcissa e Malfoy annuiscono con gravità.
"Narcissa non c'è?"
"Ha detto che farà un pisolino."
"Non ha tutti i torti."
Malfoy va a sedersi dall'altro lato del tavolo dove Piton sta leggendo un grosso libro. Sbadiglia.
"In effetti, ho un sacco di sonno anch'io. Ma, non so perché, dormire mi sembra sempre una perdita di tempo."
"Capisco cosa vuoi dire."
"Cosa leggi?"
"Storia di Hogwarts. L'edizione del 1902."
"Hai visto? E' pazzesco come l'avessi avuta sempre sotto il naso... ma chi aveva voglia di leggerla?"
"E' abbastanza soporifera, come al solito. Ma parla della Camera dei Segreti già a pagina trenta." Malfoy sorride.
"Chissà perché, quei passi sono stati censurati dopo l'episodio della ragazza morta di cui ti ho parlato."
Racconta a Piton di come fu un Basilisco uscito dalla Camera a uccidere la ragazza, non un mago; ma che solo l'Erede poteva aver aperto la Camera e tenuto a bada il mostro. Né Malfoy né Piton hanno elementi certi per collegare il nome di Tom Riddle all'Erede, ma il fatto che quest'ultimo abbia lasciato un segno della sua esistenza a Hogwarts regala ulteriore concretezza a tutta la faccenda. Passano qualche minuto in silenzio, finché Piton si decide a fare la domanda che era nell'aria fin dall'inizio.
"Come sei arrivato là?"
"Con una Passaporta. Me la sono fatta dare da Macnair quando era ancora sotto l'effetto del Veritaserum. Fortunatamente mi aveva anche detto come usarla; poi l'ho costretto a venire con me - non che si sia opposto, dopo, diceva che era il volere dell'Erede... Perché non ti porta nel posto esatto; ci vuole qualcuno che ti accompagni e poi ti presenti agli accoliti... Il posto in sé è strano, una specie di monastero in rovina. Non ho visto...l'Erede, lì, ma... è come se ogni singola pietra, ogni angolo buio mi guardassero con i suoi occhi." Piton scruta l'amico, che è più che mai serio e lucido. Lentamente, chiude il libro che tiene ancora in mano.
"Ne hai parlato con Narcissa?"
"Onestamente, no."
"Forse dovresti."
"Non so se sia veramente il caso di essere così precipitosi. Sono argomenti delicati, non credi?"
"Ma se hai intenzione di fare sul serio con lei" continua Piton senza smettere di scorrere le dita sul libro "una cosa così importante dovresti dirgliela. Narcissa sa tenere i segreti, se è questo che ti preoccupa, ma d'altra parte non sopporta di sentirsi esclusa."
"Devo dirti la verità, Severus" dice Malfoy protendendosi leggermente verso Piton "il tuo consiglio è stato utile. Mi piace molto Narcissa. Ma continuo a pensare che piaccia moltissimo anche a te. Non parlo di stanotte, dico in generale."
"Conosco Narcissa probabilmente meglio di chiunque altro" ammette Piton "e so che ha bisogno di una persona che la faccia sentire speciale, e che le dia soprattutto stabilità. Ha un bisogno continuo di essere rassicurata... E io non sono in grado di fare tutto questo. Conosco i miei limiti, e li conosce anche lei." Lucius lo guarda con un sorrisetto, e torna ad appoggiarsi allo schienale della sedia.
"Dunque è proprio vero: quella Grifondoro mezzobabbana è in cima ai tuoi pensieri, se preferisci spingere verso di me Narcissa invece di tenertela stretta come farebbe una persona sensata." Piton a malapena si trattiene dallo scattare in piedi. Tuttavia la sua voce è ferma quando dice:
"Te l'ha detto Narcissa?"
"No, certo che no, amico mio. Quella ragazza è assolutamente leale nei tuoi confronti. Era semplicemente una mia intuizione. Sei bravo a nascondere i tuoi sentimenti, ma basta uno sguardo in più o in meno per tradirsi. C'è stato qualcosa fra di voi?"
"Nulla che valga la pena di essere discusso."
"Sì?" è la risposta, scettica, di Malfoy "Ti offendi se ti dico che non ti credo?"
"Fai come vuoi, Lucius. Io so qual è la verità."
"La verità è "dice piano Malfoy, guardando dritto in faccia Piton con i suoi occhi color del ghiaccio "che non ti dai pace. Che smani per avere ciò che non ti è concesso - ciò che non dovresti nemmeno desiderare."
"E con ciò?" ribatte Piton, sarcastico "Immagino che questo mi faccia scendere di diversi gradini nella tua scala di valori." Malfoy continua senza scomporsi:
"C'è una cosa che ho sempre pensato, e che la mia 'visita' all'Erede ha confermato: non c'è limite a ciò che si può desiderare. Ma quando tu desideri qualcosa, è lei a possedere te. Ora, è abbastanza avvilente che tu ti trovi in una simile posizione di dipendenza nei confronti di una mezzosangue." Piton fa una risata aspra, senza forza.
"Certo, il tuo ragionamento non fa una grinza. Peccato che sia difficile mettere a tacere i desideri. Non sono una specie di monaco in grado di passare sopra alle passioni terrene."
"Non ti sto dicendo questo. Sono... fermamente convinto... che ci sia un unico modo per smettere di desiderare qualcosa."
"E quale, di grazia?"
"Prendersela."
Perfino gli alberi, spogli, sono totalmente bianchi, anche sul tronco. "Regina delle nevi" non era pensato esattamente come un soprannome lusinghiero, ma in questo momento può esserlo. Lucius Malfoy è sinceramente affascinato dall'immagine di Narcissa che cammina, poco distante da lui, nel parco innevato. I suoni si annullano e il paesaggio - cielo, terra, alberi, il castello alle loro spalle - è appiattito e candido, più uno scenario fantastico che un ambiente reale, privo com'è di contrasti. Entro sera nevicherà di nuovo.
"Non dovremmo rientrare a organizzare per stasera?" chiede improvvisamente Narcissa. Malfoy le si avvicina.
"Gli elfi si stanno occupando di tutto. Ho dato disposizioni molto precise."
"Oh sì, è vero. Che sciocca, che... figura da rimbambita che ho fatto."
"Narcissa, per piacere, guardami" le dice Lucius prendendole le mani "che cos'hai? E' praticamente da dopo Natale che ti vedo sempre più abbattuta, e... e non dovresti. Non ti piace qui? O non ti è andato a genio quello che abbiamo fatto la notte della vigilia?"
Narcissa lo guarda, nervosamente.
"No... cioè, sì, in un certo senso. Non è che non mi sia piaciuta la cosa in sé..."
"...permettimi di dirti che lasciavi pochi dubbi in proposito..." non si trattiene dal dire Malfoy, e Narcissa distoglie lo sguardo. Lui trova questo suo improvviso pudore semplicemente delizioso.
"... però poi, ripensandoci... capisci, è un problema mio, qui non ho niente da fare e allora tendo a fissarmi sui miei pensieri e non ne vengo più fuori, è il mio carattere..."
"...e?"
"E... e credo che non avrei sopportato l'idea di fare quella stessa cosa con, magari, un'amica tua al posto di Severus. Volevo esserci solo io. Voglio esserci solo io. Per cui... capisco che siamo insieme da nemmeno due mesi, e non sappiamo come andrà in futuro, ma ti prego di essere sincero fin da adesso... Finora abbiamo giocato, e mi è andato bene, inutile negarlo. Ma se pensi che qui, in questo momento, potrebbe esserci chiunque altra ti piaccia anche solo un po'... che potresti scaricarmi senza problemi come hai fatto con quella tua fidanzata francese... se pensi che io sia sostituibile... per favore, dimmelo subito e finiamola qui."
Le lacrime scendono copiose sulle guance vellutate e pallide di Narcissa. Malfoy è onestamente spiazzato, e anche se questo collima con ciò che gli ha spiegato Severus pochi giorni prima, non si aspettava una simile dichiarazione di debolezza da parte di Narcissa.
Di solito, non sopporta la debolezza.
"Narcissa..."
"... ma se è proprio me che vuoi, allora, Lucius, sappi che farò di tutto per non deluderti mai."
Eccola, l'eccezione alla regola. Malfoy stringe più forte le mani della ragazza, e mormora:
"Certo che sei proprio tu che voglio. Non riesco ad immaginare nessun'altra al tuo posto, lo giuro."
"Non giurare. Prometti e basta, mi fido di te, mi fiderò sempre."
"Ho detto: lo giuro."
Lucius Malfoy aveva portato Narcissa Beardsley a fare questa passeggiata con l'intenzione di parlarle dell'Erede, e dei suoi piani per il futuro. Ma ormai gliene parlerà dopo la festa. Ora, le cose importanti sono altre.
Uno dopo l'altro, gli invitati sono arrivati tutti e ora la sala è gremita di gente di tutte le età anche se la festa, fondamentalmente, quest'anno è stata organizzata da Lucius, prossimo all'entrata ufficiale in Ministero. Si aggira per il ricevimento come un vero padrone di casa, con Narcissa sempre accanto. Lei ci ha impiegato un bel po' a prepararsi, e Piton non può evitare di notare il leggero gonfiore delle palpebre già di per sé un po' pesanti. Ma nel complesso è davvero splendida, coi capelli raccolti e un vestito di raso nero dai riflessi smeraldo, molto accollato ma con le spalle, la schiena e il décolleté in tulle nero con minuscoli ricami di serpenti in filo d'argento. Il gusto di Lucius emerge anche in questi dettagli.
Piton perlustra la festa con una certa rilassatezza, bicchiere in mano e occhi bene aperti. Ci sono i gemelli Lestrange, Tiger e Goyle, Bulstrode... uh-oh, Demetra Rosier col nuovo fidanzato e il fratello maggiore (Piton spera per lei che non incappi in Narcissa)... e c'è anche Macnair, di ritorno dall'"esilio" nell'isola di Wight cui l'aveva costretto la sua famiglia in attesa che si calmassero le acque, e dove Lucius era andato ad interrogarlo. Ora è lì, al buffet a conversare amabilmente con una ragazza che Piton ricordava un anno avanti a lui a scuola e che adesso compatisce e basta. Macnair non è male: sfiora il metro e novanta d'altezza, è ben piantato e ha lineamenti regolari abbastanza da non dispiacere alle donne. Peccato che a lui non dispiaccia vederle supplicare, intento in cui riesce abbastanza bene data la sua notevole forza fisica. Con lui in squadra come battitore, Serperverde aveva vinto il torneo di Quidditch per quattro anni consecutivi.
Di tutt'altra pasta appaiono i Lestrange. Entrambi coi capelli corvini e gli occhi di un verde chiarissimo, sembrano se possibile ancora più eleganti e aristocratici dei Malfoy. Felix porta i capelli impomatati all'indietro, con la riga laterale, ha un bel viso, ma in generale è caratterizzato da una certa mollezza che gli conferisce un'aria vagamente effeminata. Per contro Sabine, pur assomigliandogli moltissimo, sembra essere stata disegnata con una matita ben più appuntita. Mentre lei gli si avvicina, Piton osserva tra sé e sé che i suoi riccioli sembrano trucioli di metallo, tanto sono fitti ma lucidi e ben divisi, ad incorniciare come un'aureola nera il volto pallido e affilato.
"Severus Piton" sorride Sabine "non ci si vede dallo scorso capodanno. Stai passando bene le festività, quest'anno?"
"Sono le vacanze di Natale promiscue e decadenti che ho sempre sognato. Un ponce?"
"Prima di bere, preferirei ballare."
"Non sono un gran ballerino."
"Potrei offendermi se non accetti l'invito, considerando soprattutto che dovrebbe essere il cavaliere ad invitare la dama" gli dice all'orecchio Sabine, scherzosa. Piton si ritrova in mezzo alla pista da ballo senza quasi rendersene conto, con passo reso più leggero dallo champagne.
"Severus" ripete Sabine come se fosse incerta sulla corretta pronuncia del suo nome "quanti anni hai? Diciotto?"
"Non ancora."
"E allora, quando? Voglio sapere se devo spedirti per tempo gli auguri di compleanno." Piton fa un mezzo sorriso, perplesso.
"Cinque maggio."
"Toro di prima decade, dunque. Già, tutto quadra, anche se credevo fossi uno scorpione. Magari l'ascendente."
"Magari."
"Ma scommetto che tu non credi a queste cose, vero?"
"Esattamente. E... mi avevi invitato a ballare, non a compilarmi l'oroscopo, o sbaglio?"
"Devi ammettere che è un buon punto di partenza per conoscere una persona, già chiederle se crede all'oroscopo o no, non credi?" Il pianista cambia musica, qualcosa che Piton, dall'alto della sua accidentale conoscenza del mondo babbano, associa a Sinatra. Sogghigna:
"Allora ci credi? Qual è il tuo segno zodiacale? Quand'è il tuo compleanno?"
"Sì, sagittario di seconda decade ascendente gemelli, nove dicembre."
"E questo dovrebbe tornarmi utile?"
"Oh, sta a te decidere cosa fare di queste informazioni" dice Sabine cingendo il collo di Piton con le sue braccia guantate di nero. Lui le sente, occasionalmente, le ossa sporgenti delle anche.
"L'unica applicazione pratica che mi viene in mente è che per il nove dicembre dovrò mandare due biglietti di auguri. Tuo fratello non balla? Non si diverte? Dicono che dove ci sei tu c'è anche lui, e viceversa."
"In ciò che dice la gente c'è sempre un misto di verità, invenzione e semplice ignoranza" sorride Sabine - la sua pancia è piattissima "che altro si dice?"
"Non saprei. Per esempio, dicono anche che sei stata tu a scegliere per lui quella ragazza spagnola, Ifigenia Ruiz, al solo scopo di farli sposare e ottenere formalmente la possibilità di mandare avanti la famiglia."
"Sei molto informato per essere uno che parla così poco" dice Sabine con un sorrisetto "e comunque, per rispondere alla tua domanda di prima, Felix dovrebbe essere andato a parlare con Lucius. Il Signore Oscuro vuole vederlo."
Piton sbatte le palpebre, ma per il resto non muove un muscolo del suo volto. E poi, non ci riuscirebbe nemmeno volendo.
"Tu e Felix... fate parte della cerchia interna?"
"Mangiamorte. E' il nome che lui ci ha dato" sussurra Sabine, con naturalezza. Lo swing ora è molto lento, o almeno sembra. Musica lontana, da un'altra dimensione.
"Chi ti dice che puoi fidarti a parlare così apertamente con me? E' stato Lucius a..."
"Non sottovalutare l'Erede. Presto vorrà vedere anche te. Sa che lo stai cercando, non ha bisogno che qualcuno lo informi di questo. Dì la verità, Severus, puoi quasi sentirlo che ti chiama a sé." Dicendo questo, Sabine scioglie l'abbraccio, ma rimane vicinissima a Piton, continuando a ballare. Gli prende una mano, e la guida sul proprio avambraccio, sotto la seta del guanto. E Piton, con un misto di orrore e fascino, percepisce una piccola zona gelida e pulsante, come se lì sotto ci fosse un secondo cuore, il cuore di un animale a sangue freddo.
"Cos'è?" chiede, percorrendone il perimetro con le dita.
"E' il nostro legame con lui. Si manifesta quando l'Oscuro Signore ci chiama a sé... ma non sparisce mai del tutto. E' come se un frammento della sua anima vivesse sotto la nostra pelle... come percepire costantemente l'eco del suo respiro. La sua vita diventa la tua. Il suo potere scorre nelle tue vene."
"E cosa vuole in cambio?" chiede Piton, con una certa urgenza, la mano stretta all'avambraccio di Sabine. Lei non si scompone, anzi gli torna a cingere le spalle col braccio libero.
"Onestamente, Severus, nessun prezzo è troppo alto per un simile dono. Sono sicura che senti di desiderarlo da molto tempo." Piton lascia la presa e Sabine di nuovo lo abbraccia, i seni piccoli e puntuti che gli sfiorano il torace - no, gli si premono addosso. Severus Piton deve arrendersi all'evidenza: quel dono lo cerca da una vita, e ripensandoci gli apre che tutta una serie di eventi, non solo l'episodio del Veritaserum, l'abbiano spinto in quella direzione. E gli appare con altrettanta chiarezza che ora Sabine non sia che un altro passo - o tassa da pagare, direbbero i più cinici - sulla strada che lo porterà di fronte al Signore Oscuro. Non una strada tortuosa dalle forti scosse, ma un pendio lieve, che svela gradualmente le sue insidie e di cui si stenta a localizzare la fine. Oggi, Piton sente di essere prossimo a raggiungere il crinale della collina.
"Sì, è vero" dice "credo di averlo sempre cercato." Le labbra di Sabine, color del vino nero, si aprono in un sorriso che scopre denti innaturalmente bianchi.
"Sapevo che ci saremmo capiti. Oh, ecco Felix e Lucius, laggiù."
"Felix non sarà geloso a vederci così?" ironizza Piton, e Sabine ridacchia, facendo scivolare via le braccia dalle sue spalle.
"Non preoccuparti, ciò che piace a me piace anche a Felix. Ci raggiungi?"
"Penso che girerò ancora un po' per la festa."
"Va bene, ma mantieniti reperibile. Mi dispiacerebbe tornare a casa senza prima averti salutato adeguatamente."
"Il dispiacere sarebbe anche il mio."
E poi, tra adeguati saluti, è l'alba del primo gennaio 1974.
"Ehi, Piton. Non ti senti un po' solo, ora che Mafia sta facendo la sua scalata al governo?"
Black non è riuscito a trattenersi, e Potter, anche se sa che dovrebbe rimproverarlo per questo, si ritrova a ridacchiare come gli altri. Oltretutto, è stato lui a soprannominare per primo Malfoy "mafia". Piton alza gli occhi dal libro che sta leggendo e sogghigna.
"Se c'è una cosa che non mi è mancata ultimamente è la buona compagnia. Spero che tu possa dire lo stesso, Black" dice, scoccando un'occhiata a Lily, l'unica che, con suo grande sollievo, non ha riso. Ha sempre guardato altrove, per la verità. Black stringe gli occhi.
"Che cosa stai insinuando?"
"Io non insinuo un bel niente, i fatti parlano da soli" ironizza Piton "ti brucia che Narcissa ti abbia scaricato per mettersi con Malfoy, vero?"
"Con i soldi di Malfoy, vorrai dire" dice Black tra i denti. Il sorriso di Piton si allarga e lui torna al suo libro, dicendo:
"Oh, certo. E' una spiegazione plausibile, di sicuro più comoda che accettare una sconfitta."
"Smettetela, per favore" dice Lily, ostentando fermezza e sempre schivando lo sguardo di Piton "andiamo avanti."
"Ben detto, Evans. Dopotutto, questa è una biblioteca" dice Piton noncurante, e sentendosi rivolgere la parola finalmente Lily lo guarda in faccia. Ma non sa decifrare la sua espressione. Se ne va inquieta e dubbiosa, e forse non è un caso se, verso sera, lei e Piton si incrociano per la prima volta da soli dall'inizio dell'anno scolastico. Lo saluta, visibilmente a disagio, e fa per tirare dritto, ma Piton rimane immobile e la fissa.
"Lily" dice, soffice "non mi dirai che te la cavi così." Lily si gira lentamente a guardarlo, prova a fare la dura, lo squadra.
"E cosa dovrei fare? Cadere tra le tue braccia ogni volta che ti vedo? Simpatica idea, per uno che non si è mai degnato di mandare almeno un gufo."
"Potrei dire lo stesso. Non è che poi mi senta molto stimolato dato che, nonostante quello che c'è stato tra noi, mi eviti come un appestato."
" 'Quello che c'è stato' in fin dei conti è solo un bacio. Hai mai dato un bacio per noia? Per curiosità? Per il semplice gusto di farlo?" Un lieve sorriso accompagna la risposta di Piton.
"Per questo e per tutta una serie di motivi che tu, credo, non immagini nemmeno. Ma sai perfettamente che il nostro caso è diverso. Noia o curiosità non ti metterebbero tanto a disagio, dico bene?" Lei si copre la faccia con le mani, sospira, scuote la testa. Il tono di Piton è mutato, lo sente più vicino.
"Lily, ti rendi conto che nel giro di un pomeriggio, quella volta, ci siamo capiti più a fondo di... di quanto ci abbiano capito persone che conosciamo da una vita? E' noia questa?" Le scosta delicatamente le mani dal viso e lei lo guarda con un'espressione sofferta ma asciutta, e un groppo in gola.
"E non ti fa una paura tremenda, questo?" gli chiede.
"Sì" annuisce Piton "ma è la realtà che è così. Non abbiamo la facoltà di controllarla... Non riusciamo nemmeno a controllare noi stessi, vero? Devo dirti la verità, mi fa soffrire il ricordo di quel pomeriggio. Ma anche se non voglio, non passa giorno che io non ci pensi."
"Vedi?" gli dice Lily, mettendogli le mani sulle spalle quasi a volerlo scuotere "Vedi che razza di complicazione è stata solo una cosa... semplice e banale come un bacio?"
"Complicazione per chi? Perché hai paura di quello che potrebbero dire i tuoi amici? Andiamo, Lily, dei veri amici lascerebbero da parte le antipatie personali e si preoccuperebbero della tua felicità."
"Come hai fatto tu spingendo Narcissa Beardsley verso Lucius Malfoy?" ribatte Lily, mettendoci tutta la cattiveria possibile, ma Piton para il colpo.
"Proprio così. Narcissa è più che felice di Lucius, l'hanno notato tutti. Io stesso non l'avevo mai vista così serena. Lily, io... io per primo, anche adesso, non riesco mai a dire tutto quello che voglio dire, e a comportarmi come la persona che vorrei... che sento di essere. Sai di cosa parlo, vero? Conosci questa sensazione?"
Ed è più che mai sincero, perché vorrebbe anche dirle - ma non ci riesce - quante volte l'abbia immaginata non tanto in uno spazio ideale, ma nei suoi gesti più minuti, quotidiani. Più che il suo viso a rimanere nella testa di Piton è l'impressione di realtà che Lily gli regala ogni volta che la vede - e allora è naturale che anche lei, come la realtà, sia tanto solida e aspra quanto sfuggente e incontrollabile. Gli risponde che sì, conosce quella sensazione, la conosce ogni minuto di più, e allora cosa, cosa fare per liberarsi di questa scontentezza di sé? Piton sospira e dice, più a se stesso che a lei: non avere paura dei propri desideri, tanto per cominciare. Lily annuisce, è costretta a dargli ragione e per questo non protesta quando lui l'abbraccia, anche se è quasi ora di cena e la gente comincerà a scendere a momenti, o peggio potrebbe passare Pix. Nonostante tutto, però è quasi rassicurante sentire i battiti troppo veloci di Piton attraverso il maglione; per Lily, è la conferma che lui è sincero, che davvero vive un'inquietudine gemella alla sua, quell'ansia che stringe il petto e fa venir voglia di scappare. Quello che non può sapere è che Piton ha un motivo in più per essere turbato: questo sabato, Malfoy lo verrà a prendere.
Sciolgono l'abbraccio senza spingersi oltre; è Lily a parlare per prima.
"Forse è ora di andare a prepararsi per la cena. E, Severus..."
"Sì?"
"...grazie."
La pozione schiuma fino all'orlo del paiolo ed emana un forte odore di ammoniaca. Con mano esperta, Piton la corregge subito con un liquido arancione che teneva pronto all'occorrenza. Dall'altro lato del tavolo il professor Kandinskij non alza nemmeno gli occhi dal trattato che sta leggendo, dice solo:
"E' la seconda volta di fila che ti capita. Vuoi sbolognare a Madama Chips un Aggiustaossa adulterato?"
"Mi scusi. Adesso lo rifaccio da capo."
"Oh, lascia perdere. Non è poi così importante, lo rifarò io domattina."
"Sono in grado di prepararlo nel giro di dieci minuti..."
"Lo so" dice Kandinskij alzando lo sguardo "proprio per questo devi lasciar perdere. Sono tre quarti d'ora che ci stai dietro, è evidente che non è serata." Piton apre la bocca per parlare, la richiude, infine si decide a dire:
"Allora cos'altro posso fare?" Kandinskij osserva la pendola alle sue spalle, e borbotta:
"Sono le undici passate. Per me puoi anche andare a riposare, magari ti farà bene."
"Non credo che riuscirei a dormire" mormora Piton cominciando a riordinare. Kandinskij lo guarda appena da sopra gli occhiali che usa quando deve leggere e ha gli occhi stanchi.
"Dovresti assumere uno stile di vita più regolare. Hai sempre detto che dormi poco, ma da quando sei tornato dalle vacanze di Natale mi pare che fatichi a rimetterti in carreggiata. Non sei tipo da stravizi, tu." Piton guarda il professore di sottecchi e non dice niente. Come può raccontargli che sta contando le ore che mancano all'appuntamento di domani con Malfoy?
"Presto sarai tu l'insegnate di Pozioni" profetizza Kandinskij "e vedrai quante energie ti ruba questo lavoro. E ne riceverai tanta, tanta ingratitudine. Raramente gli studenti amano materie così serie, tanto meno chi tenta di fargliele entrare in zucca."
"Allora perché insegna?"
Kandinskij si blocca e fissa Piton, stupito da una domanda così diretta. Accenna un sorriso, ma esce più che altro una smorfia.
"Perché la scienza pura è come l'arte: eleva il tuo spirito, ma non paga." E a Piton pare di vedere con chiarezza il suo mentore per la prima volta: null'altro che un uomo ormai vecchio, deluso, sceso a compromessi in cambio di una vita poco più che mediocre. Come colto da improvviso affanno Piton finisce subito di riordinare, saluta il professore e obbedisce all'impulso impellente di fuggire, sperando che anche la giornata di domani finisca presto.
"Sei agitato?" Anche se non c'è più neve per terra, l'aria rimane gelida e ogni parola di Narcissa si materializza in una nuvoletta di condensa.
"Abbastanza" ammette Piton mentre oltrepassa il cartello Benvenuti a Hogsmeade. Stavolta, tra i due, è Narcissa il punto fermo. Il senso di stabilità che le trasmette Lucius l'ha già notevolmente ammorbidita. La notte di Capodanno lui l'ha messa a parte dei suoi segreti e delle sue scoperte; li ha accettati; e ora lei aspetta, con inedita pazienza, che venga il suo turno di apparire al cospetto dell'Oscuro Signore e condividere anche questo con Lucius. Piton invidia la linearità almeno apparente delle sue motivazioni. A lui pare di stare per fare un salto nel buio.
Entrano ai Tre manici di scopa, il locale è gremito, come sempre nei giorni di libera uscita. D'impatto, fa fin troppo caldo là dentro. Individuano Lucius a un tavolino, che sfoglia senza troppo interesse la Gazzetta del Profeta - non quella messa a disposizione dal pub, ma la copia che ha comprato per sé, magari a Londra fuori del Ministero, prima di smaterializzarsi qui. Piton l'aveva visto di sfuggita un paio di settimane prima, quando era ritornato a Hogwarts a restituire gli ultimi libri, e a fare la dovuta, sterile visita a Silente. E, naturalmente, aveva detto a Piton dell'appuntamento. Piton aveva improvvisamente ricordato le parole di Malfoy riguardo a Macnair, di come sembrasse insolitamente più forte e magnetico; se n'era ricordato perché questo era l'effetto che ora gli faceva Lucius, e chissà che effetto doveva aver fatto a Silente. A tutt'oggi, è una prospettiva che lo inquieta non poco. Ma si impone di non cedere alla tentazione di ripensarci.
Raggiungono il tavolo. Lucius alza gli occhi, dice, con naturalezza:
"Ciao, ragazzi. Bevete qualcosa di caldo? Abbiamo ancora un po' di tempo." Narcissa guarda Piton, interrogativa, e lui alza le spalle.
"Per me. Okay, una burrobirra ci può stare." Mentre attira l'attenzione del vecchio oste, scorge con la coda dell'occhio Narcissa che, prima di sedersi, bacia Malfoy sulle labbra. Perché si sente così a disagio di fronte a un gesto tanto insignificante? Non è certo pudore - è stato testimone partecipe di ben altro. Semplicemente, tra Lucius e Narcissa si è creata un'intimità che lo esclude - una cosa giusta e che Piton stesso ha auspicato, ma che in questo momento lo fa sentire ancora più solo di fronte a quella che sa essere una svolta decisiva nella sua vita. Beve la burrobirra in fretta, il calore gli artiglia lo stomaco rattrappito dall'ansia. Lucius guarda l'orologio.
"E' ancora un po' presto, ma è meglio se andiamo." Narcissa li accompagna fuori, dove è accalcata ancora gente con in mano bottiglie e boccali fumanti.
"Severus!"
Piton si volta di scatto. Tra la folla, si sta facendo strada la figura minuta di Lily Evans. Perché proprio adesso?
"Lily" dice, in apprensione "cosa?..."
"Ti ho visto da lontano" dice lei sfregandosi le mani infreddolite "ho mollato gli altri da Zonko con una scusa... Entri a bere qualcosa?"
Diodiodiodio ci può essere un momento più sbagliato? Piton sente alle sue spalle la muta disapprovazione dei suoi amici e dice, a voce bassa:
"Mi dispiace, ci sono appena stato. Sto andando via."
"Torni già a scuola? Se vuoi..."
"No, ho un impegno."
C'è delusione negli occhi di Lily e Piton, sbrigativamente, la prende da parte:
"Davvero, non posso, ora. Ma stasera... stasera naturalmente sarò a scuola. Tu ci sarai?"
"Io... certo che..."
"Allora ci vediamo alle dieci davanti alla statua dell'eremita al primo piano, d'accordo? Potrai esserci?" dice Piton, concitato. Lily sbatte le palpebre.
"Sì, ci sarò."
"Benissimo, allora" dice Piton, senza riuscire a sentirsi sollevato quanto vorrebbe. Lily si sente prendere delicatamente per un braccio. E' Narcissa che le dice, quasi amichevole:
"Non prendertela, potrete vedervi a scuola ogni volta che vorrete. Se vuoi posso farti compagnia finché i nostri uomini non tornano."
Malfoy inarca le sopracciglia, sarcastico, e dice: bene, allora noi andiamo avanti, e Piton rivolge a Narcissa uno sguardo colmo di gratitudine. L'espressione interrogativa, ansiosa di Lily gli stringe il cuore - in qualsiasi altro momento sarebbe stato ben felice di stare con lei, anche a fare cose banali come bere una cioccolata calda insieme, ma oggi, oggi no. Malfoy non lesina l'ironia mentre si incamminano per uscire da Hogsmeade:
"Dio mio, Severus. E' così inequivocabilmente babbana."
"E' una strega, e anche di una certa bravura" ribatte Piton. Il passo è svelto.
"E' la tua vita, Severus" sogghigna Malfoy "lungi da me dirti chi ti deve piacere o no. Spero solo che tu ne ricavi qualche soddisfazione."
"Ti dispiace cambiare discorso? Non mi pare che stiamo andando in gita di piacere." La cortesia sta andando precipitosamente a puttane, ma Malfoy non si risente, anzi, dà ragione a Piton.
"Sì, è vero. Non è una cosa da poco. Devo confessare che anch'io sono un po' agitato. Credo che non ci farò mai l'abitudine."
"A cosa?"
"A lui." Sono in aperta campagna, ora. Si nascondono dietro alle rovine di quello che in un'altra vita era stato un granaio.
"Parli dell'Erede? Cosa mi aspetta?"
"Non posso dirti niente. Anche se volessi, non sono sicuro che saprei come spiegartelo. Insomma... l'hai percepito, no?Quest'energia nuova che mi sento addosso... Ecco, quello è un suo mero riflesso." Lucius parla serio, fissando un punto tra gli sterpi davanti a sé. C'è un autentico timore reverenziale nella sua voce, un tono che fino a pochi minuti fa Piton non avrebbe mai immaginato per l'amico. Nel silenzio della campagna invernale gli pare di poter udire il battito dei loro cuori e quello, sotterraneo ma costante, del marchio che l'Oscuro Signore ha imposto al suo seguace. Ma probabilmente è solo una sua impressione.
Malfoy si fruga nelle tasche, e ne estrae un monile dall'aria antica - un serpente d'argento e giada, avvolto su se stesso, che si morde la coda. Lo guarda e lo soppesa in silenzio prima di dire ciò che Piton aveva già immaginato:
"Questa è la passaporta. E' fatta per funzionare a un orario preciso, per questo ho pensato che fosse meglio allontanarci per tempo."
"Quanto manca?"
"Un paio di minuti. Vuoi prenderla già in mano, per sicurezza?" Piton annuisce e tocca la superficie gelida, di pietra e metallo. Evita di guardare l'oggetto e si guarda attorno, guarda il nitore crudelissimo che hanno i brevi pomeriggi d'inverno.
Poi, fa appena in tempo a sentire Lucius mormorare "è ora" che la terra gli manca sotto ai piedi.
Per un attimo, l'impressione è quella di non essersi mossi affatto. Ma poi Piton si rende conto che è sì la brughiera, ma un'altra brughiera; e se fino a un attimo fa stava spingendo il suo sguardo più lontano possibile, qui non può farlo. Una nebbia fredda e bianca annulla le distanze, ed è come muoversi in uno spazio limitato, circoscritto, di cui non si capisce l'estensione. Le sagome di alberi spogli si intravedono, come fantasmi. L'erba è alta, ma è erba invernale, giallastra, bagnata solo esternamente dall'umidità densissima dell'aria. Lucius ha rimesso in tasca la passaporta e si affianca a Piton.
"Adesso ti accompagno. Vedi quella specie di salita? Dietro c'è la nostra destinazione." Piton si rende conto di camminare sul lato di un rilievo più largo che alto - un'onda del terreno più che una collina. Malfoy cammina un passo avanti a lui, e Piton lo segue, per un tempo indefinito, nel più completo silenzio. Non è una camminata faticosa, ma piano piano la nebbia sembra penetrare nei polmoni di Piton, aderire fredda alle pareti, riempirgli il petto di piombo. Non è normale tanta nebbia di questa stagione, ma in fondo, chissà dove sono. Probabilmente non lo sa nemmeno Lucius.
Però Lucius sa la strada.
"Siamo arrivati", dice.
Piton si rende conto di aver smesso di salire, e guarda verso il basso.
Più di tutto, le notti estive sono generose nell'accogliere i suoni. Un cane che abbaia in lontananza. Una civetta. I grilli. Una fontana o un ruscelletto.
Passi familiari, amici, sul pavimento di marmo. Narcissa Malfoy si volta, una mano ancora appoggiata alla balaustra del terrazzo, un sorriso sulle labbra appena lucide. Non ha mai insistito col rossetto, sostenendo che il risultato sarebbe stato troppo volgare. Piton lo sa bene. Strano come dopo tanto tempo rimangano in mente simili minuzie.
"Ti stai divertendo alla festa?" chiede lei.
"Nei limiti del possibile."
"Limiti molto stretti, vero? Qualcuno ha detto che, siccome erano stati i Lestrange a comprare questa casa per i Mangiamorte, questo ricevimento è anche in loro onore. Non lo trovi un po' lugubre? Probabilmente sono ridotti a dei vegetali, ad Azkaban."
"I Lestrange erano lugubri" fa notare Piton.
"Oh, se lo erano" sorride Narcissa voltandosi di nuovo verso il paesaggio buio.
Piton le si affianca, e rimangono un po' in silenzio. Lei non è quasi per niente cambiata, se non per elementi secondari, come i capelli che ora porta quasi sempre raccolti e leggermente ondulati, la linea degli zigomi, che si è fatta più affilata, e le scapole che risaltano sulla schiena lasciata nuda dall'abito di gala. Non che sia mai stata grassa. Anche quando era incinta di Draco, nonostante le giunture gonfie e il seno pesante di latte, sembrava che avesse una pancia posticcia, tanto era abnorme e fuori luogo rispetto al resto del corpo. Piton era andato a trovarla dopo una lunga assenza - al tempo, già interpretava il ruolo rischioso del doppiogiochista. Si era trovato davanti una donna letteralmente terrorizzata. Mi faccio schifo, gli aveva detto. Non credo che sarò mai in grado di crescere un bambino, questo è già troppo, come diavolo ha fatto Molly Weasley a farne cinque? Credo che ormai assomigli ad una balena, aveva aggiunto. E poi: anche Lily Evans ne ha avuto uno, vero? Non so, aveva risposto Piton, ma Narcissa l'aveva guardato con la stessa espressione ironica e scettica con cui lo guarda ora.
"Perché sei tornato?" chiede, a bruciapelo.
"Non me ne sono mai andato", risponde lui, quieto. Entra sempre meglio nella parte, con una naturalezza che quasi lo sorprende.
"Vuoi farmi credere che davvero ci tenevi così tanto a rivedere tutta questa bella gente? Non ti facevo così nostalgico." Gli occhi di Piton si posano sulle braccia nude di Narcissa. All'interno dell'avambraccio sinistro individua subito l'ombra grigiastra del marchio di Voldemort, come un livido vecchio di qualche giorno.
"Abbiamo fatto un patto che ci è impossibile sciogliere" dice piano Piton, tornando a guardare dritto davanti a sé. Quante stelle, stasera.
"Eravamo tutti così giovani" sospira Narcissa "e lo siamo ancora, sotto certi punti di vista. Ma credo che nessuno di noi sia più la stessa persona che era quando ha scelto l'Oscuro Signore. Talvolta mi chiedo: perché l'ho fatto? Perché l'abbiamo fatto?"
"Tutti avevamo un motivo. Ognuno conosceva il suo."
"Un motivo" ripete Narcissa, fissandosi le mani come se fossero qualcosa di estraneo "quando Lucius mi convinse ad avere Draco, sapevo che prima che a suo padre e a sua madre sarebbe appartenuto all'Oscuro Signore. Altri bambini erano nati, come dire, con la sua benedizione. Ricordi? Venivano portati al suo cospetto non appena compivano un anno. E tu..." ora le mani di Narcissa si torcono, la fronte è corrugata "... tu non hai idea del sollievo che ho provato quando ho saputo che, di colpo, il potere dell'Oscuro Signore era cessato. Avrei dovuto portargli Draco poco tempo dopo... Avrei dovuto negare a mio figlio la scelta che io invece avevo potuto fare. Mi è piaciuto illudermi che fosse tutto finito."
"Narcissa, non mi sembra prudente che tu dica cose del genere proprio qui e proprio ora." La donna scrolla le spalle.
"Come se là dentro non avessero tutti degli scheletri nell'armadio. Non ho intenzione di tradire, se è questo che temi. Mi hai insegnato tu che le cose bisogna sudarsele, ricordi? E proprio perché mi è costato molto arrivare dove sono, nel bene e nel male... non posso abbandonare, o ciò che ho sacrificato perderebbe il suo senso. No, l'hai detto tu: abbiamo fatto un patto che non si può sciogliere", dice, e istintivamente porta la mano destra sulla traccia del Marchio Nero. Piton riesce quasi a percepire il brivido che la scuote.
"Entriamo a bere qualcosa", dice porgendole il braccio, e lei lo accompagna, recuperando l'atteggiamento altero che è un caposaldo del suo personaggio di principessa consorte, di eletta tra gli eletti. Sa che rientrando nella sala da ballo apparirà come la donna più affascinante tra quelle presenti. Anche per questo Lucius ha bisogno di lei.
Macnair si fa incontro a Piton con un bicchiere di brandy in mano. Con quei muscoli, i capelli molto corti appena un po' brizzolati, lo si direbbe un quarantenne sano e ancora attraente. Ma Piton ha imparato a riconoscere il bagliore ferino del suo sguardo, e suo malgrado rabbrividisce; il ghigno di Macnair sembra di cattivo auspicio.
"Non ti diverti, Severus? Non ti getti nelle danze?"
"L'ho mai fatto, Alistair?"
"Chi può dirlo. Magari tanti anni di convivenza con Silente e la sua cricca ti hanno snaturato del tutto. In fondo, ti sei fatto piacere anche il Quidditch, mi dicono."
"Tu invece facendo il boia ti sei tenuto bene in allenamento ad essere quello che sei, no?" dice Piton a denti stretti. Ecco Macnair, uno dei più pericolosi e sicuramente tra i meno innocenti dei Mangiamorte, che se l'è cavata tanto a buon mercato da essere stipendiato dal Ministero per sfogare il suo sadismo. Piton lo odia genuinamente. Odia il sorriso strafottente con cui risponde:
"Più che un allenamento, un riscaldamento. Dobbiamo ancora entrare realmente in gioco, lo sai, no? In quel momento, ci sarai o tornerai con la coda tra le gambe da Silente a raccontargli tutto? Oppure, vediamo un po'... sarai tanto convincente da riuscire a portare tra noi qualche altra mezzobabbana che ti sbatti?" La bacchetta è a portata di mano. Piton sente la superficie appena un po' irregolare del legno.
"Che peccato" continua Macnair - la sua voce è un sussurro malvagio "che lei sia tornata sui suoi passi, vero? Che peccato che sia morta per niente, eh?"
Potrebbe farlo. Sa di essere un mago molto più potente di Macnair, e lui non avrebbe scampo, nemmeno qui in questa sala da ballo gremita. Due parole, e il mondo sarebbe sollevato dal peso di ospitare questo psicolabile.
Riappare Lucius, proprio mentre le dita di Piton si stanno chiudendo attorno alla bacchetta che nasconde in tasca.
"Ci sono problemi?"
"Chiaro che ce ne sono" risponde Piton, senza preoccuparsi di celare l'odio che permea ogni sua singola parola - quanti alunni insolenti ha rimesso al loro posto solo con quella particolare inflessione di voce "abbiamo qui uno di quei simpatici San Tommaso."
"Non è lecito avere dei dubbi?" fa Macnair, come cadendo dalle nuvole "Dopotutto, non è stato insieme alla madre di Harry Potter? Non è rimasto accanto a Silente tutto questo tempo? Lucius, capisco che siete stati molto amici, ma è il caso di fidarsi?"
E' forse disagio quello che per un attimo serpeggia negli occhi di Malfoy? Piton non sa dirlo. Erano stati amici, ma adesso?
Malfoy lo guarda.
"E' un problema di cui ti devi liberare, Severus. Prova ai nostri compagni che sei rimasto fedele all'Oscuro Signore."
"Di grazia, cosa dovrei fare? Uscire e sterminare un pullman scolastico di Babbani?"
"Certo sarebbe un inizio" dice Macnair prendendo un altro sorso di brandy, e Piton scatta:
"Deficiente, cosa ha raccomandato l'Oscuro Signore? Prudenza o sbaglio?"
"Tranquillo, Severus" interviene Malfoy "abbiamo pensato di darti l'occasione di provare la tua fedeltà al nostro signore senza nemmeno uscire da questa casa."
"Sono sicuro che apprezzerai" dice Macnair vuotando il bicchiere. Piton non ha scelta se non seguire Lucius in una stanza laterale, dove lo aspetta una piccola platea di Mangiamorte incappucciati e mascherati. Tenta di fare un inventario mentale di chi mancava dalla sala da ballo, ma è inutile e sterile. C'è un uomo a volto scoperto seduto al centro della stanza, e Piton capisce tutto, e gli si strozzano le parole in gola:
"Kosma."
Il vecchio professore a colpo d'occhio non è molto cambiato, ha appena qualche ruga in più ed è leggermente ingobbito. Osserva Piton con uno sguardo vacuo. L'ha riconosciuto? E' forse vittima di un incantesimo Imperio?
"Ammazzalo" dice Macnair alle sue spalle.
"Perché dovrei?" dice Piton, sforzandosi di mantenere ferma la voce. Non riesce a staccare gli occhi di dosso a Kandinskij, c'è qualcosa, in lui, che gli ricorda orribilmente l'espressione opaca di suo padre l'ultima volta che l'ha visto, quando la depressione l'aveva ormai vinto.
"Devi perché te lo chiediamo" dice Lucius, piatto "perché è il modo più immediato per provare che l'unico a contare per te è l'Oscuro signore, come è giusto che sia." Piton si volta a guardare Malfoy, che è in attesa, neutro. Potrebbe mettersi a cavillare. Potrebbe dire che proprio perché è rimasto fedele a Voldemort accetterà solo gli ordini che vengono dalla sua viva voce. Ma sa anche che deve scendere a questo compromesso, guadagnarsi la fiducia di quella gente per poter arrivare di fronte all'Oscuro Signore. Sa che deve mantenere la promessa fatta a Silente - Silente che ha raccomandato di fare "tutto il possibile". "Tutto il possibile" significa che perfino per l'anziano preside, in una situazione simile, il fine giustifica i mezzi. Piton però ha un debito di gratitudine nei suoi confronti ("ma quanti sono in debito con Silente?", pensa) e quindi deve essere il più credibile degli infiltrati e smetterla col fastidioso pensiero che non ci sia salvezza dall'ambiguità morale. Lo distrae e basta.
La bacchetta (in questo punto, ecco, è consumata dall'uso), due parole.
"Severus?"
Piton si blocca, guarda in faccia Kandinskij, che sembra aver riacquistato la lucidità (una volta non aveva un accento russo così pesante, o si sbaglia?), sente dietro di lui Macnair che lo incita a sbrigarsi e Malfoy che zittisce Macnair, sente gli sguardi puntati su di lui dietro le orbite vuote delle maschere, sente l'incredulità e la paura di Kandinskij che chiaramente ha capito tutto - sarebbe stato troppo facile ammazzarlo quando era rincoglionito, no? E ora il suo sguardo è così vivo per il terrore...
"Severus... chi è questa gente?"
La bacchetta è puntata, vibra d'energia. Il marchio pulsa sull'altro braccio.
"Perché non riesco a muovermi? Cosa volete farmi?"
"Avada Kedavra."
Due parole, è bastato un respiro. L'aria che è rifluita nel petto di Piton è insostenibilmente pesante - Kandinskij si è accasciato sulla sedia come un pupazzo - il pubblico si muove, come se lasciasse le platea di un teatro - una mano si posa, solidale, sulla spalla di Piton.
"Complimenti, Severus" gli dice Lucius, evidentemente più disteso "ora la festa può continuare." Piton lo guarda senza capire veramente il senso delle sue parole. Gli pare di avere i polmoni pieni di piombo gelido, di annegare nell'aria, come in quel pomeriggio d'inverno in cui era andato per la prima volta da Voldemort. Singolare sentirsi così in una sera d'estate tanto ben ventilata. Ma Piton non vede né Lucius né la sala da ballo con le finestre spalancate. Davanti ai suoi occhi c'è di nuovo l'immagine di un pendio ricoperto d'erba alta e foschia, oltre il quale non si può più tornare indietro.
E capisce che per quanto tenti di espiare le sue colpe, respirare sarà sempre difficile, e che quel giorno di nebbia non lo abbandonerà mai.
***FINE***
°°°***°°°***°°°
Allora? cosa sono tutti quei pomodori marci? Ehm... mi rendo conto che può sembrare un finale un po' brusco e che non risponde a tutti gli interrogativi, però ho deciso deliberatamente di non raccontare tutti i fatti; questa in fondo è la storia di un percorso interiore... Di un ciclo che si apre e si chiude nello stesso punto.
Naturalmente, ho in mente a grandi linee ciò che è successo nello spazio tra l'ultimo capitolo e l'epilogo, e anche ciò che succederà dopo (ma col quinto libro in avvicinamento, diventerebbe inevitabilmente un AU: e anche se può non sembrare, amo muovermi a partire dalle "coordinate" della storia originale, non foss'altro che per arrivare a stravolgerle), ma questo darebbe origine a un'altra storia, con un suo inizio e una sua fine. Non sarebbe mai rientrata in questa.
E, oh guarda... quest'insalata non è poi male, coi pomodori meno ammaccati uscirebbe un bel contorno ^_^
E con questo, ho finito. Ci credete se dico che mi dispiace?
E. DeLarge aka Poggy
DISCLAIMER: tutte le fanfic presenti su questo sito non sono scritte a scopo di lucro. I personaggi (come anche qualsiasi altro materiale citato in esse) facenti parte di prodotti editoriali/televisivi/cinematografici esistenti appartengono ai rispettivi proprietari, e vengono utilizzati senza alcun fine commerciale.
Gli amministratori di questo forum non saranno responsabili in nessun caso dei contenuti delle fanfic pubblicate.
Per eventuali comunicazioni potete scrivere a: Wave_Of_Mutilation_@hotmail.com