Anche questo è solo un giochetto. Una mia amica che l'ha letta mi ha chiesto: "Se tratti così il tuo personaggio preferito, che fai a quelli che odi?".
La risposta è alla fine della fanfic.
Ciao
Bad
Il fatto che Voldemort fosse stato sconfitto non aveva reso la vita di Hogwarts più facile o piacevole.
Specialmente per Severus Piton.
Insegnava ancora Pozioni.
Perché era Lupin che insegnava Difesa contro le Arti Oscure.
E come se non bastasse questo a fargli venire un’ulcera, Silente aveva pensato bene di assegnare la cattedra di Creature magiche a Sirius Black.
L’unica consolazione che il povero mago aveva nella sua grama esistenza era che Potter figlio aveva finalmente raggiunto il padre.
Per lo meno era stretto da tre lati (Silente, Lupin, Black), e non da quattro.
Silente gli aveva chiesto di controllare il Platano Picchiatore, quella sera.
Aveva ragione di pensare che ci fosse qualcosa di sospetto, gli disse.
Naturalmente Piton accettò l’incarico, maledicendo internamente l’arteriosclerosi del vecchio Preside.
Il problema era che quell’uomo aveva un talento tutto naturale nello scatenare i più imbarazzanti sensi di colpa in chiunque gli stesse davanti.
Era una situazione fastidiosissima ma Piton pensava che comunque sarebbe potuta andargli peggio.
Silente avrebbe potuto darsi alla politica.
Non amava gironzolare dalle parti del Platano.
Brutti ricordi.
Aveva rischiato di morire d’infarto a neanche sedici anni.
Era una notte come quella.
Tranquilla, silenziosa.
E c’era la luna piena.
Aprì la piccola porta del Platano.
Rimase sconcertato dallo spettacolo che gli si persentò davanti agli occhi.
Lupin era rannicchiato in un angolo, ed aveva un aspetto spaventoso.
Piton sapeva che non aveva nulla da temere, lui stesso gli aveva dato la pozione, e l’aveva visto berla.
Ma era comunque colpito.
Per la prima volta provava compassione per Lupin.
Remus era madido di sudore, i capelli bagnati appiccicati alla testa, tremava in preda alla febbre.
Era preda di spasmi, e batteva i denti.
Accanto a sé aveva un secchio, e vi vomitava dentro.
Nel frattempo la porta si chiuse alle spalle di Severus, che non riusciva più ad aprirla.
La compassione fece spazio al disgusto, che poi portò alla paura.
Era da solo con il licantropo.
E senza via di uscita.
Remus stava talmente male da non accorgersi subito della presenza del collega.
Solo quando sentì sbattere la porta si rese conto della sua presenza, e gli puntò gli occhi addosso.
Vedere Piton che lo osservava mentre era in quelle condizioni fece sorgere in Lupin una certa rabbia.
Perché Remus era un uomo orgoglioso, e voleva che nessuno lo vedesse in quello stato.
Non voleva compiangersi, e non voleva che qualcuno lo compatisse.
Severus Piton meno di tutti.
“Severus…che ci fai qui?”
Lupin era, se possibile, anche più pallido di Piton.
E sembrava in preda al delirium tremens.
Tuttavia la sua voce risuonò calma e controllata, anche se roca.
“Silente mi ha detto di dare un’occhiata al platano. Pensava che ci fosse qualcosa di strano”
“Ci sono solo io, invece”
Stremato, Lupin cercò di allungarsi verso una coperta, ma era troppo stanco.
Fu Piton a passargliela, con grande disappunto di Lupin.
Evitando di toccarlo.
“Stai tranquillo. Non diventerai come me, non sono infettivo” sbottò sarcastico.
Il licantropo si pentì subito di quell’uscita.
Dopotutto, Piton si era dimostrato cortese.
“Scusami, Severus. Non so cosa mi abbia preso. Deve essere la febbre. Scusami”
Vedendolo in quello stato, Piton decise di soprassedere.
Ci fu un breve silenzio.
“Non torni al castello a dormire?”
“Sono rimasto chiuso dentro”
Lupin appoggiò la testa al muro.
Se la sarebbe risparmiata volentieri, la scena patetica.
Si sarebbe risparmiato volentieri di sembrare patetico.
E di sentirsi tale.
Seguì un nuovo conato di vomito, talmente violento che per poco Piton non si univa al licantropo.
“Ma per te è così tutti i mesi?”
Lupin fece spallucce, sempre tremante.
Non ce la faceva quasi a parlare.
E trovava la situazione sempre più umiliante.
Piton distolse lo sguardo dal collega.
Neanche per lui la situazione era piacevole.
Ogni tanto andava alla porta e cercava di aprirla.
Ma niente.
“Non riesci ad aprirla?”
“Evidentemente no”
Lupin si avvolse ancora di più nella coperta.
“Mi spiace non poterti dare una mano”
In quel momento la porta si aprì.
E fece il suo ingresso Sirius Black.
Piton non fece in tempo a bloccarla che si richiuse di scatto.
Se Piton era a disagio quando si trattava di stare da solo con Lupin, adesso sfiorava il panico.
Tuttavia, cercava di non darlo a vedere.
E ci riusciva abbastanza bene.
“Black…che ci fai qui?”
“Potrei farti la stessa domanda, Piton. Considerando il fatto che io e Remus siamo amici, mentre non si può dire lo stesso di te…”
“Mi ci ha mandato Silente” tagliò corto Severus, avviandosi alla porta.
Niente da fare.
Bloccata.
“Che aspetti? Non te ne vai?”
Piton rivolse a Black uno sguardo truce.
“Non preoccuparti. Non mi tenta la compagnia di due potenziali assassini”
Lupin roteò gli occhi.
Avevano trentasei anni.
E sembravano dei coglioncelli di quindici.
Riattaccò a vomitare.
Gli altri due non lo degnavano della minima attenzione.
“Non riesco ad aprire la porta”
Sirius lo guardò con aria di superiorità.
“Pappamolle”
Mentre gli altri due tentavano di aprire la porta dandosi reciprocamente degli idioti, Remus aveva cominciato a vomitare i suoi succhi gastrici.
Tossiva, e continuava a tremare, e si sentiva peggio che mai.
Si stava aggiungendo anche un gran mal di testa.
Se fosse stato da solo nella stanza si sarebbe permesso anche il lusso di svenire, ma non se lo sarebbe mai consentito in presenza di Sirius e Piton.
(Per favore. C’è gente che soffre, qui, e vorrebbe farlo con discrezione. Aprite quella cazzo di porta facendo meno casino possibile e andate fuori dai coglioni.Vi prego)
Stava perdendo la calma ed il controllo di sé stesso.
Non gli piaceva quando era da solo, ancor meno davanti agli altri.
Più che tremare, adesso vibrava, e trovava difficoltà a respirare.
Catturò l’attenzione di Sirius, che si mosse per soccorrerlo.
Lupin accolse l’aiuto dell’amico con un fastidio che nascose bene ma che tuttavia non sfuggì a Piton, che rimase ad osservare la scena da lontano.
Lupin si mise faticosamente in piedi.
Le gambe lo reggevano a malapena.
Tuttavia riuscì a raggiungere una piccola branda e ci si buttò sopra a peso morto.
Allungandosi un po’ riuscì a raggiungere il secchio, e se lo portò vicino al letto, anche se sembrava che le crisi di vomito fossero finite.
Però stava ancora molto male.
E poi con lo stomaco non si poteva mai dire.
Sirius era perplesso.
“Non sarebbe meglio lasciare che ti trasformi in lupo?”
“Non è prudente”
Sirius scoccò una fredda occhiata a Piton.
Remus, sempre più a pezzi, intervenne.
“Ha ragione, Sirius. Non è prudente”
“Sì, però…”
“Potrebbe sempre sbranare qualcuno”
Lupin sospirò.
“Severus, non so in che altro modo dirtelo. Perdonami, mi dispiace. Non ne sapevo nulla, dello scherzo. Io non voglio fare del male a nessuno, e non ho mai voluto fare del male a nessuno. Non è bello essere quello che sono, neanche per me, ma lo sono. Non ci posso fare niente. Tollerami”
Piton rivolse una breve occhiata a Black, che infilò le mani nelle tasche.
Il licantropo si sdraiò sul letto, dando le spalle ai due.
Al diavolo l’orgoglio.
E’ giusto che soccomba al buon senso.
E poi aveva un fortissimo dolore alle ossa.
Non sapeva quanto tempo fosse passato da quando aveva dato le spalle ai due.
Si era svegliato da un sonno agitato e faticoso, e Remus ne era felice.
Questo voleva dire che doveva ancora sopportare qualche spasmo e qualche conato di vomito.
E poi della nottata sarebbe rimasta solo una certa spossatezza.
Gli venne spontaneo rigirarsi nel letto.
Piton e Sirius erano ancora lì.
Ed era quasi l’alba.
Dormivano, sdraiati per terra.
Uno da una parte, l’altro dalla parte opposta.
Conato.
Fu abbastanza svelto da afferrare il secchio prima che accadesse l’irreparabile.
Non fu però abbastanza silenzioso, sebbene ci avesse messo tutto il suo impegno.
Piton fu il primo a svegliarsi.
“Buongiorno, Lupin”
“Grrrlll”
Piton distolse lo sguardo.
Anche il suo stomaco stava cominciando a ballare.
Passò qualche minuto, e finalmente lo stomaco di Lupin cominciò a rilassarsi.
Il tremito si era fatto meno visibile, e l’emicrania stava allentando la sua stretta.
Da sotto il letto il licantropo tirò fuori una borraccia d’acqua ed un fazzoletto.
Lo bagnò, e se lo passò sulla fronte e sulle gote.
“Però, vedo che ti sei organizzato, Lupin. Ti manca solo la radio e qualche buon libro”
Lupin sorrise, e si mise seduto sul letto.
Aveva voglia (e bisogno) di una doccia.
“Ancora non ce l’avete fatta ad aprire la porta?”
“Che te ne pare?”
Anche Sirius aprì gli occhi, si stiracchiò, e si alzò in piedi.
Si rivolse a Remus.
“Stai meglio, mi sembra”
Remus annuì.
Anche quella notte era stata superata.
“Non è stato un bello spettacolo”
“Vomitare in pubblico non è bello neanche per chi vomita, Severus. E’ per questo che mi rinchiudo qui ogni plenilunio”
“Ancora non sei riuscito ad aprire questa cavolo di porta?”
“Perché, tu ci sei riuscito?”
Remus si alzò faticosamente in piedi e raggiunse gli altri due sulla porta.
Che si aprì.
Silente sembrava decisamente soddisfatto allo sguardo allibito ed allucinato dei tre maghi.
“Com’è andata la vostra notte di convivenza?”
Piton si avvicinò minacciosamente al vecchio.
“E’ stato lei a bloccare la porta?”
“Certo”
Albus posò su ognuno di loro il suo sguardo affettuoso e serafico.
“E si può sapere perché? Un esperimento scientifico?”
“Per risolvere le vostre divergenze, e farvi collaborare”
“Un’ altra delle sue teorie educative del cazzo, quindi”
Sirius intervenne.
“Incredibile a dirsi, sono d’accordo. E se ci fossimo scannati?”
Il sorriso di Silente vacillò.
“Ed era proprio necessario farlo in una notte di plenilunio?” fece Lupin.
Silente venne sfiorato dal pensiero che forse le cose non erano ancate come sperava.
Forse Black e Piton non si sarebbero mai scambiati pacche sulle spalle.
E se Lupin era assolutamente distrutto, e Sirius era furioso, Piton era assolutamente terrificante.
L’ultima cosa che il vecchio vide fu la sua bacchetta.
This message has been edited by PierrotFumiste on Sep 23, 2003 4:40 PM
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