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Il Golem [Harry Potter]

January 25 2007 at 2:00 AM
Poggy  (Login poggina)

 
...per la serie, chi la dura la vince! Questa fanfic l'ho scritta - non scherzo - un anno fa, è rimasta a decantare nel suo quadernino per tipo undici mesi, poi durante le vacanze di Natale ho preso il coraggio a due mani e mi sono ritagliata il tempo per digitarla al computer e metterla un po' a posto. Enjoy!

Il Golem



0 - La fine



White on white
translucent black capes
Back on the rack
Bela Lugosi is dead


Bauhaus, Bela Lugosi is dead



Voldemort si specchia nel catino d’acqua nera.

Nel buio, il suo volto bianco e ossuto assomiglia al teschio di un animale. Non ha nulla di umano. Persino lui stenta a ricordare la bellezza che l’ha contraddistinto in gioventù. Aveva, un tempo, lineamenti armoniosi e soprattutto una grazia serpentina che ipnotizzava sia donne che uomini. Aveva scoperto, quasi per caso, che c’era chi era disposto alle peggiori nefandezze pur di guadagnarsi il privilegio di baciare quelle sue labbra perfettamente disegnate – ovviamente, quando le sue labbra esistevano ancora. Ora la sua bocca non è che una spaccatura orizzontale nel volto quasi informe. E’ come se indossasse una maschera di gesso modellata da qualcuno che non ha mai visto un essere umano e ne ha solo sentito parlare.

Le dita ossute toccano appena la superficie dell’acqua, increspandola, cancellando la sua immagine. Ha rinunciato alla sua bellezza e a gran parte della sua umanità senza rimpianti, conscio di farlo per un fine superiore. Non gli interessa l’effimero, se può conquistare qualcosa di eterno.

Eterno, appunto: deve imporsi di non avere fretta. Silente, l’unico che potesse davvero costituire un problema, è morto. E Potter… beh, Potter è sempre un ragazzino. Fu il sacrificio di Lily a salvarlo, quella volta. Ma ora non avrà nessuna mammina a fargli da scudo. Certo, Voldemort riconosce che il potere magico di Potter è tanto, inutile negarlo. Ma è grezzo, inesperto, acciaio che deve ancora essere forgiato.

Voldemort invece tempra il suo potere da sessant’anni. Scoverà il moccioso con calma e lo farà fuori senza preamboli.

Poi procederà al rito di necrofagia che lo renderà immortale.

Ma prima, deve preparare il suo siero. Il corpo con cui è rinato non è un automa, ha dei bisogni. Pare non sia in grado di assimilare cibi e bevande normali, e per un attimo Voldemort aveva avuto il timore irrazionale che tutto fosse stato vano: tornare alla vita per poi morire di fame? No, si trattava solo, in maniera alquanto prosaica, di cambiare dieta. Così ogni tre giorni assume una pozione che prepara da sé e che per chiunque sarebbe mortale, ma che per lui è un autentico elisir. Ci sono nove diversi veleni, e altri ingredienti, alcuni ignoti ai più, altri semplicemente disgustosi. A Voldemort non importa, il suo senso del gusto se n’era andato col secondo o terzo horcrux. Ora, fa semplicemente bollire insieme tutto, per poi bere la pozione da una coppa appartenuta nientemeno che a Grindelwald in persona – questo più un vezzo che una necessità del rituale.

Oggi lo fa, come tutte le altre volte. Beve il liquido torbido e fumante tutto d’un fiato, quasi infastidito dall’idea di perdere tempo per qualcosa di tanto triviale quanto nutrirsi. Poi, quando ha finito, comincia ad avanzare il buio agli angoli dei suoi occhi; si accascia a terra, e nel giro di secondi è morto.

 
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(Login poggina)

1- Democrazia

January 25 2007, 2:02 AM 

IL GOLEM

1 - Democrazia



The virginal brides file past his tomb
Strewn with time’s dead flowers
Bereft in deathly bloom
Alone in a darkened room
The Count



Bauhaus, Bela Lugosi is dead



Non poteva essere che Bellatrix a trovarlo. Lei, la prima ad entrare in agitazione quando il Signore Oscuro stava tardando alla riunione nella sala principale del piccolo castello in cui si nascondono.

Di fronte allo spettacolo del cadavere di Voldemort, Bellatrix aveva avuto una crisi di panico che ancora deve finire. Narcissa, che le porge i sali con l’efficienza e il distacco di un’infermiera professionista, considera tra sé e sé che anche quando erano piccole e Bellatrix si emozionava troppo, le venivano delle crisi d’asma. Pareva l’avesse superato del tutto col sopraggiungere della pubertà, ma a quanto pare lo shock è stato davvero troppo.

Il fuoco crepita nel caminetto, e per un po’ è l’unico suono, insieme ai rantoli via via più sommessi di Bellatrix, che si oda nella sala. Tutti i presenti sono ammutoliti, assorti. Il loro capo, il loro leader carismatico, è al piano di sotto, morto. Non possono semplicemente chiudere bottega e tornarsene a casa. Sarebbero finiti a loro volta, nessuno escluso.

Narcissa guarda verso il camino. Lì, su una poltrona, siede spaesato suo figlio. E’ appena entrato in questo gioco e già il castello di carte sta crollando, le sue nuove certezze spazzate via. Dietro di lui, a malapena visibile nell’ombra, sta Severus Piton. Nel buio, Narcissa non riesce a capire se lui la stia guardando, ma gli rivolge ugualmente un tenue sorriso. Le dà sicurezza che lui sia qui, e che sia vicino a Draco. Anche se forse, lì dentro, lei è la meno sconvolta di tutti. Certo, ora ogni cosa è dieci volte più complicata, ma non si sente poi malissimo. Non ha mai provato per Voldemort quella sorta di rapimento mistico che aveva Bellatrix, né tantomeno un eccessivo timore reverenziale. E i fatti le hanno appena dato ragione. Nemmeno lui era onnipotente ed eterno.

"Forse sarebbe il caso di ricomporre il corpo" dice con voce sommessa ma chiara "Codaliscia, vuoi pensarci tu?"

Peter Minus si agita poco lontano da lei.

"Credo che avrò bisogno d’aiuto. Il giovane Draco…"

"Non verrà" completa la frase Narcissa. Peter non protesta. La conosce da poco, ma il suo innato istinto di sopravvivenza gli suggerisce di non contrariare l’ultima delle sorelle Black. I suoi occhi di roditore guizzano da un lato all’altro della stanza. Greyback è sprofondato in un sofà consunto, e non è il caso di muoverlo da lì; lo sguardo di Piton, invece, ha qualcosa di terrificante quando lo incrocia. Peter non può fare a meno di chiedersi che ne sarebbe stato di James e gli altri – lui incluso – se invece dell’adolescente gracile e complessato degli anni della scuola si fossero trovati davanti il Piton di adesso. Quello che ha ucciso Silente.

Alla fine, è Amycus ad alzarsi e andare con lui. E nonostante si appresti ad andare a spostare un cadavere, Peter si scopre stranamente sollevato dal dover lasciare la stanza.

****

Secondo la tradizione, la veglia funebre dura tre giorni e tre notti. Com’era lecito aspettarsi, Bellatrix è quella che passa più tempo nella camera ardente. Meno ovvia è la presenza assidua di Codaliscia, giacché nei confronti di Voldemort manifestava una paura che sconfinava nella repulsione. E invece eccolo là, come preso da una sindrome di Stoccolma postuma, di fronte al piano di nuda pietra su cui giace la carcassa di qualcosa che una volta si chiamava Tom Riddle. Era leggerissimo, quando lui e Amycus l’avevano sollevato, e la scomparsa dell’ultimo barlume di vita l’aveva reso stranamente legnoso al tatto. Per il resto, ancora non dà segni di deperimento – forse è il freddo, forse è, ancora una volta, la sua costituzione mutata.

Qualche stanza più in là, invece, si svolge un’altra veglia: nessuno potrebbe dormire nemmeno volendo. Sanno che non riceveranno aiuto dall’esterno. Sono loro, i latitanti; sono loro quelli che hanno guidato l’assalto ad Hogwarts mesi prima. Nessuno vorrà esporsi per loro. Le uniche persone che avrebbero potuto essere di qualche aiuto sono ancora in qualche segreta ad Azkaban: Lucius Malfoy, Walden Macnair, Rodolphus Lestrange e gli altri. L’unica ad essere apparsa lì di sua spontanea volontà è Pansy Parkinson, scappata di casa sulle ali della sua incoscienza di adolescente e dell’adorazione che nutre per Draco Malfoy. Lui sembra vederla a malapena, ora. E’ spaventato a morte, e i discorsi disfattisti attorno a lui non aiutano. Non riesce nemmeno a trarre conforto dalla calma olimpica di sua madre, né tantomeno dalla presenza di Severus Piton, che pure gli ha salvato la vita. Ma è stato proprio quello a fargli cambiare prospettiva sul suo ex professore. Prima lo considerava una sorta di parente povero, talvolta un cane da guardia messo lì dai suoi genitori per proteggerlo e insieme sorvegliarlo: alla fine addirittura come un rivale, in una battaglia meschina per un pezzetto di gloria. E invece si era rivelato un uomo d’azione migliore di molti di loro; e aveva dimostrato di saper andare fino in fondo.

Draco si arrabatta con questi pensieri, quando sua zia entra nella stanza. Sembra ancora più pallida e sottile del solito.

"Le tre notti sono finite" si limita ad annunciare "entro stasera al tramonto dovremo fare qualcosa del corpo, e pronunciare un’orazione funebre."

Bellatrix gira i tacchi e fa per uscire di nuovo, mentre dall’angolo opposto della stanza arriva una ben nota voce profonda.

"Io propongo di imbalsamarlo."

Tutti si voltano verso Piton. Amycus obietta:

"La tradizione vorrebbe che lo cremassimo." Piton piega la testa da un lato, guarda Amycus e poi tutti gli altri, e dice:

"Cremarlo? A che pro?"

"Beh, per una questione igienica, e per evitare che qualcuno uso il corpo per scopi magici."

"Appunto" dice Piton in un soffio "Io dico: il Signore Oscuro può continuare a vivere, se lo vogliamo."

A Bellatrix si strozza in gola una risata incredula.

"Ma cosa vai vaneggiando, Piton? La magia non è ancora in grado di riportare qualcuno dalla morte. L’unico che ci è andato vicino è il Signore Oscuro."

"Ed è evidente che non è bastato" dice Greyback dal divano ormai impregnato del suo odore.

"Un ottimo ragionamento" dice Piton alzandosi in piedi "solo noi sappiamo cos’è successo. Per il resto del mondo, lui è ancora vivo e vegeto, e pericoloso. Sfruttiamo questo a nostro vantaggio. Usiamo la paura che il Signore Oscuro ha disseminato nel mondo magico. Mostriamo nuovamente il suo volto."

"Continuo a non capire" dice Bellatrix a denti stretti. Piton sorride impercettibilmente quando dice:

"Ne voglio fare un golem."

L’attenzione nella stanza è alle stelle. Dopo essere stata sconvolta per più di quarantotto ore, Bellatrix sembra aver riacquisito lucidità.

"Prego?" dice, tagliente. "Un golem? Un burattino? Ti rendi conto del sacrilegio…"

"Se vuoi andare al macello, fa’ pure" sbuffa Piton "siamo soli, Bellatrix. Se uno di noi mettesse il naso fuori di qui sarebbe deportato ad Azkaban all’istante. Scrimgeour usa il pugno d’acciaio senza nemmeno la buona grazia di indossare il guanto di velluto."

"E’ comunque folle" dice Amycus "è pressoché impossibile fare un golem dal cadavere di un mago. Il massimo cui puoi aspirare è un Inferius, ma è tutto un altro paio di maniche."

Piton curva un po' di più le labbra verso l’alto.

"Perdona la presunzione, ma credo di farcela."

"E se invece" dice Bellatrix andando verso di lui e levando un dito accusatore "e se invece tu avessi pianificato tutto? Se avessi manomesso la pozione del Signore Oscuro? I tuoi veri colori sono sempre stati un mistero per me, Piton…"

Insospettabilmente, è Greyback a dire, con uno sbuffo esasperato:

"Che cazzo, donna. Il tipo ha ucciso Albus Silente, l’ho visto io con i miei occhi. Secondo te da che parte sta?"

"Se davvero avessi voluto uccidere il Signore Oscuro" dice Piton seccamente "mi sarei limitato ad entrare nelle sue stanze, guardarlo morire avvelenato, eseguire l’incantesimo del golem e muoverlo come un burattino senza che voi sapeste niente. Non avrei certo fatto una proposta pubblica come adesso."

Bellatrix stringe le labbra mentre fulmina Piton con lo sguardo. Non si sono mai piaciuti.

"Io sono d’accordo con Severus" dice quietamente Narcissa "così come stanno le cose, è solo questione di tempo prima di finire ad Azkaban. Francamente, non è questo il modo in cui pensavo di ricongiungermi a mio marito. E tu, Bellatrix" dice rivolgendosi alla sorella "non ci tieni a riavere Rodolphus? Col piano di Severus, c’è qualche possibilità di farli evadere come era nostra intenzione. Senza… nessuna."

"Va bene " dice Bellatrix alzando le mani in segno di resa "va bene. Ma io dico… mettiamolo a i voti. Chi è d’accordo con me nel non profanare la salma del Signore Oscuro, alzi la mano."

Qualche timido voto dalle retrovie. Anche Draco, incerto, alza la mano.

"Chi invece vuole appoggiare il piano tanto cinico quanto fantascientifico di Piton, alzi la mano adesso" continua Bellatrix, incrociando le braccia. Ovviamente è sua sorella ad alzare la mano, seguita a ruota da Greyback, poi da Codaliscia, poi, insospettabilmente, da Alecto: un piccolo colpo basso per Bellatrix, poiché Alecto era sempre stata invasata quasi quanto lei. E’ come una reazione a catena. La sala si riempie di mani alzate con più o meno convinzione: maggioranza assoluta.

"Bene" dice Piton senza degnare Bellatrix di uno sguardo "ora che abbiamo votato, direi che non c’è tempo da perdere. Lasceremo che trascorra l’ultima giornata di veglia, poi al tramonto imbalsamerò il corpo e creerò il golem."

"Severus" dice Narcissa "Draco può aiutarti con l’imbalsamazione?"

"E’ naturale" dice Piton, e Draco guarda la madre, scandalizzato.

"Mamma… io non intendo…"

"Tu aiuterai Severus" dice Narcissa in un tono solo apparentemente poco minaccioso, ma che ugualmente chiude la bocca a Draco.

Senza aspettare altro, Piton lascia la stanza. Bellatrix invece trova una sedia libera su cui accasciarsi, e non parla.

****

Nella camera ardente, Draco osserva con malcelata repulsione Piton che svuota Voldemort degli organi interni come se fosse un animale macellato. Ad uno ad uno, li sostituisce con piccoli simulacri di pietra che teneva in uno scrigno grezzo e antico. Draco è costretto a reggere il secchio della spazzatura; o meglio, un catino in cui Piton getta le interiora, che sono irriconoscibili, necrotiche, fortunatamente quasi inodori. Tra di esse ci sono anche due testicoli vestigiali, ancorati alla base del bacino: Voldemort era rinato asessuato, come un manichino, il che forse ha turbato Draco più che vedere Piton liquefargli il cervello con un incantesimo e poi farglielo colare fuori dal naso.

E poi deve aiutarlo a riempire il torso del Signore Oscuro con l'ovatta strappata da un cuscino, e pietrificare gli occhi perché non collassino nelle orbite. Poi Piton chiude tutto con un colpo di bacchetta e lo congeda.

"Ma allora l'incantesimo del golem è finito?", chiede Draco.

"No, è finito l'aiuto che mi puoi dare. Ora è tardi, vai a dormire."

Draco fa un passo verso la porta, poi ci ripensa e si volta di scatto.

"Non mi dare ordini! Anche se L'Oscuro Signore è morto, non vuol dire che tu sia il capo!"

"E chi sarebbe il capo? Tu?" lo redarguisce il suo ex professore. "Smettila di frignare e vai a letto, magari con Parkinson, così ti distrai."

"Non capisco come mai mia madre si fidi tanto di te" dice Draco a denti stretti. Piton lo scruta per qualche attimo da sopra il tavolo operatorio.

"Chiedilo a lei", dice.

"Oh, lo farò, contaci" dice Draco, e se ne va.

****

Nel salone Draco non trova nessuno; immagina che siano tutti già a letto, data l'ora. Solo quando sta per uscire nota, con la coda dell'occhio, Bellatrix in un angolo oscuro.

"Zia?" chiede, esitante. Non è mai riuscito ad entrare davvero in confidenza con lei, e non solo per i rari racconti, per lo più venati di astio, che gli faceva sua madre. Forse è per gli occhi, dalle palpebre un po' gonfie e carnose come quelle di Narcissa, ma ben più penetranti, grigi come la pietra e spesso altrettanto duri. Come in questo momento, in cui Bellatrix alza lo sguardo sul nipote.

"Avete finito?" chiede bruscamente.

"Solo io", risponde Draco. Non vorrebbe sentirsi in soggezione, ma è così.

"Lo sai che ciò che hai fatto è una cosa sbagliata e sporca, vero? Non avresti dovuto aiutare il mezzosangue Piton nel suo sacrilegio."

"Abbiamo votato, zia. E' meglio così per tutti" dice Draco. Lo crede veramente, ora. Per quanto lo infastidisca l'autorità acquisita da Piton, sa che ha ragione: se c'è uno spiraglio per salvarsi, è quello. E poi Bellatrix non aveva obiettato quando Greyback era entrato nel gruppo, a proposito di cose sbagliate e sporche. Il vecchio lupo mannaro gli incute un timore nemmeno tanto irrazionale - non gli piace come guarda lui e Pansy.

Bellatrix fa una risata aspra.

"Non mi dire che proprio tu credi nella democrazia, tesoro."

****

L'alba filtra appena nella cripta che era stata di Voldemort e che ora ospita il suo cadavere. Tutti gli abitanti del maniero, nelle loro cappe nere, sono attorno all'altare di pietra, su cui la pelle di Voldemort risalta più bianca che mai. Dal lato della testa c'è Piton a presiedere il rito finale. Pronuncia parole arcane, in una lingua sconosciuta, mentre asperge il cadavere con un olio odoroso. Poi, col pollice della mano sinistra bagnato con lo stesso olio dell'aspersione, traccia dei segni sulla fronte di Voldemort, pronunciando la formula definitiva.

Voldemort apre gli occhi.

Sono in molti quelli a fare un passo indietro, Draco incluso, che pure si aspettava qualcosa del genere. Piton non riesce a celare la soddisfazione per l'esperimento riuscito.

"Non temete", dice "è solo un automa, ormai. E io ti ordino, golem, di alzarti."

Lo sconcerto non si placa quando il redivivo Voldemort, che veste una tunica nera uguale a quella degli astanti, solleva il busto e si mette a sedere come tirato da fili immaginari.

"Ora ti ordino di parlare con la mia voce" continua Piton, e aggiunge qualcosa che suona come "elech ussath."

"Come vedete, l'illusione è perfetta" dice Voldemort in coro con Piton "e lo sarà tanto più io sarò lontano da lui."

"Quindi solo tu potrai manovrarlo" si leva la voce scettica di Bellatrix.

"Sì" replica Piton-Voldemort "e voi tutti lo sapete benissimo. Non sto truffando nessuno. Non qua dentro."

"Questa voce sdoppiata" dice Bellatrix "è orrenda."

"E' vero. Ussath-el. Silenzio" dice Piton, e Voldemort torna muto. "Sdraiati." Fa un altro segno sulla fronte del golem e quello chiude di nuovo gli occhi.

"Come vedete, funziona" dice Piton guardando la sua ristretta ed attentissima platea "ora bisogna decidere come usarlo."

"Ma un golem... ha poteri magici?" chiede Pansy Parkinson. Tutti si voltano a guardarla, e lei continua, esitante: "Cioè, c'erano cose che solo l'Oscuro Signore era in grado di fare..."

Ora tutti guardano Piton, ma lui non tradisce insicurezza.

"Naturalmente. Un golem è un'entità semplice, ma questo ci interessa fino ad un certo punto. Sappiamo tutti come la mera presenza dell'Oscuro Signore fosse già abbastanza..."

"Taglia corto, Piton, è chiaro che tu hai già in mente un piano preciso" ringhia Greyback, e sullo sfondo, sommessa ma chiara, si sente Bellatrix che mormora "come tutti i cospiratori." Ma ancora, Piton regge il palco, come un attore consumato davanti ad un pubblico scettico.

"La mia idea era di convocare le nostre cellule dormienti in maniera ufficiosa, una di quelle riunioni tra noi accoliti. Questo perché ovviamente non siamo in grado di comunicare tramite il Marchio come faceva l'Oscuro Signore. A questa riunione, però faremo apparire di sorpresa il golem, e tramite lui daremo l'ordine definitivo per la missione ad Azkaban. Da alcuni mesi Narcissa sta arricchendo un paio di funzionari del carcere: è venuto il momento di andare a battere cassa. Dovrebbero garantirci un cambio della guardia opportunamente lungo. Andremo a liberare i prigionieri e ci porteremo dietro il golem, che insieme servirà da deterrente e parafulmine, se le cose dovessero mettersi male."

"Ma il Marchio, appunto" dice il Mangiamorte biondo chiamato Ben Yaxley "il Marchio sta cominciando a svanire. Se ne accorgeranno anche loro, no?"

"Avrei pensato anche a questo, se vi va di sostenere un ulteriore azzardo" spiega Piton in tono pratico "se qualcuno lo farà notare, diremo, fingendo che si tratta di un'informazione confidenziale, che il Signore Oscuro è malato, e che proprio per questo dobbiamo sbrigarci ad andare a liberare gli altri, per fare barriera attorno a lui e sistemare le cose appena possibile. Ma sinceramente, credo che qualunque dubbio sarà fugato dal vederlo in carne ed ossa: la gente, al giorno d'oggi, crede soprattutto a quello che vede. Anche perché, che io sappia, nessuno è mai riuscito prima in questo esperimento."

"Puoi anche compiacertene meno", borbotta Bellatrix. Piton sembra aver adottato la politica dell'indifferenza nei suoi confronti.

"E poi?"

Stavolta la domanda è di Draco. Ha parlato d'impulso. Un tempo un simile piano l'avrebbe esaltato e riempito di fantasie guerresche. Ora vuole garanzie.

Piton lo guarda fisso mentre risponde:

"Poi ce ne andremo."

Nella sala serpeggia un mormorio sconcertato. Lui aspetta che torni il silenzio. Solo Narcissa ha sempre taciuto, guardandolo fisso negli occhi.

"Non per essere immodesto" dice il maestro di pozioni "ma è un golem ineccepibile. Però è chiaro che non può sostituire in tutto e per tutto l'Oscuro Signore. E' una carta fortunata che possiamo giocarci una volta sola. Perciò io dico: salviamo il salvabile, portando a segno l'operazione ad Azkaban. Chi di noi ha parenti e amici là dentro, potrà ricongiungersi a loro. E sarà un'eccellente dimostrazione di forza. Facciamo in modo che il Signore Oscuro proclami di voler lanciare presto un altro attacco al cuore delle istituzioni. Mentre tutti si affanneranno per correre ai ripari, preparandosi a ricevere un attacco magari al Ministero, noi saremo espatriati."

"Ah! L'hai pensata tutta con la tua testaccia unta?" dice aspra Bellatrix "Una vita da latitanti, ecco cosa ci stai offrendo."

"Stiamo già facendo una vita da latitanti, se non te ne sei accorta!" sbotta Yaxley "Io preferisco vivere libero in un paese straniero e rifarmi una vita, piuttosto che rimanere qui dentro fino alla fine dei miei giorni, col terrore che gli Auror mi vengano a prendere! Allora, tanto vale andare ad Azkaban! Severus" dice rivolgendosi a Piton "se non ti dispiace, posso occuparmi io della riunione con i dormienti."

"Eccellente" dice Piton, senza guardare Bellatrix "siamo tutti d'accordo?"

Brusio d'approvazione, ostinato mutismo di Bellatrix.

Quando la gente comincia ad uscire dalla stanza, Narcissa le si avvicina e le dice:

"Smettila. Stai solo creando problemi."


 
 

(Login poggina)

2- Possibilità

January 25 2007, 2:03 AM 

IL GOLEM

2 - Possibilità



Bela Lugosi's dead

Undead

Undead

Undead



Bauhaus, Bela Lugosi's dead



"E' impressionante. Sembra proprio vero" dice Draco, guardando giù verso il cortile interno dove si sono riuniti i Mangiamorte dormienti ed è appena apparso il finto Voldemort. Forse Piton è ad una finestra esattamente come lui, a muovere dall'alto i fili del suo fantoccio.

Narcissa si avvicina al figlio, gli accarezza i capelli, biondi e setosi come i suoi, più che come quelli di Lucius. Draco la lascia fare. Se fossero in pubblico non le permetterebbe simili sdolcinatezze, ma in realtà, scopre, talvolta ha ancora bisogno delle coccole della mamma. Lucius non ha mai espresso il suo affetto per lui in maniera fisica, non l'ha mai abbracciato o giocato a fare la lotta con lui. Ricorda invece con chiarezza quando era molto piccolo e Narcissa gli faceva il bagno, entrando con lui nella vasca e poi infilandogli un piccolo accappatoio morbido quando usciva. Il profumo del bagnetto restava attaccato a tutti e due e questo a Draco piaceva molto. Oppure la mattina, quando Lucius era uscito per andare al lavoro o al club, Draco percorreva a piedi nudi il tratto di corridoio che divideva la sua camera da quella dei genitori e si infilava nel lettone. Lì poteva passare anche un'ora a raccontare a Narcissa i sogni della notte e le fantasticherie del giorno. E c'era stato un periodo, più o meno quando lui aveva sei anni, in cui suo padre non c'era quasi mai e sua madre pareva triste. Una volta le stava raccontando di un sogno in cui lei era una principessa in pericolo chiusa in una torre da un re cattivo, e lui era il cavaliere che andava a salvarla in groppa ad un drago. E mentre glielo raccontava, Narcissa aveva cominciato a piangere, in maniera silenziosa ma irrefrenabile. Draco credeva che solo i bambini piangessero, non aveva mai visto un adulto farlo. Poi però suo padre aveva cominciato a stare più spesso a casa, e Narcissa non era più sembrata triste, e Draco non l'aveva più vista piangere davanti a lui. Almeno fino alla notizia dell'incarcerazione di Lucius.

Ora, insieme, seguono la scena nel cortile. C'è uno dei funzionari di Azkaban tra i convocati, nota Narcissa con soddisfazione.

"Ho dato a quel tizio abbastanza soldi da poterne costruire un'altra, di prigione" dice la donna "speriamo che adesso non me lo spaventino troppo, non voglio che tanta generosità si riveli vana."

"Papà avrebbe fatto lo stesso", dice Draco. Narcissa annuisce.

"Quasi tutte le porte si possono aprire con una chiave d'oro. E quei pochi che sono insensibili all'oro, spesso sono sensibili al sesso. O al ricatto. Certo è ben triste, generazioni fa il semplice fatto di essere una Black avrebbe reso ogni mia parola un ordine. Ormai siamo una specie estinta.

"Ci sono sempre io."

"Tu sei un Malfoy, caro, ed è già una bella responsabilità. Dovremo partire da zero una volta fuori dall'Inghilterra: tu sei il futuro di questa famiglia."

"Ma perché non emigriamo in Francia? Sia tu che papà avete parenti laggiù. C'è la nonna..."

"Sarebbe una mossa troppo ovvia" scuote la testa Narcissa "e la Francia è troppo vicina. Le forze di polizia possono collaborare tra loro... no, è meglio mettere più chilometri possibile tra noi e Scrimgeour."

"Ma perché proprio il Giappone?" chiede Draco, poco convinto "La lingua è incomprensibile... perché non, a parità di distanza, la Nuova Zelanda?"

"In Giappone vive la famiglia Tokugawa" spiega Narcissa andandosi a sedere su una delle vecchie, scomode sedie con lo schienale altissimo "sono amici dei Black da più di un secolo e soprattutto sono in debito con mio padre e con mio zio. Ci proteggeranno, per loro sarebbe molto disonorevole non aiutarci." Sorride. "Vedrai. Ci sono stata quando avevo dieci anni. La cittadella magica in cui vivono i Tokugawa sorge su una montagna, in mezzo al verde. D'estate le cicale non smettono di cantare, è bellissimo."

"Porteremo anche Pansy?"

La domanda arriva inattesa per Narcissa. Cambia posizione sulla sedia.

"Se volesse, Pansy potrebbe anche non emigrare" dice lentamente la donna "è vero che ha preso il Marchio, ma non ha mai realmente partecipato... Anche l'inquisitore più accanito capirebbe che l'ha fatto per amor tuo, non certo per il Signore Oscuro."

"Lei non ha intenzione di tornare a casa", dice Draco, sferzante, voltandosi verso di lei "non è che sei tu a pensare di combinarmi un qualche matrimonio in Giappone, eh? Mentre scommetto che Piton verrà con noi..."

Narcissa guarda Draco a bocca aperta, presa in contropiede da questa ribellione così violenta.

"Cosa c'entra Severus adesso?" dice, le sopracciglia aggrottate. Draco allarga le braccia, esasperato.

"Io voglio papà" sbotta "ne ho le palle di piene di avere Piton alle calcagna, di dovermi sentir dire da lui cosa devo o non devo fare... Da quel mezzosangue!"

Narcissa stringe le labbra.

"Sei un ingrato. Io e Lucius lo conosciamo dai tempi della scuola, ed è sempre stato un amico fedele per la nostra famiglia, una virtù rara di questi tempi."

"Fedele come un cane. Dovrei rispettarlo per questo?"

Con una rapidità inaspettata, Narcissa è di nuovo in piedi, di fronte a Draco, e gli molla un ceffone sulla guancia pallida. E' più orgoglio ferito che dolore a far spalancare gli occhi a Draco: sua madre non l'ha mai, mai picchiato.

"Quell'uomo ti ha salvato la vita, vuoi capirlo o no?" dice Narcissa, furibonda. "Se non sei in grado di riconoscere i veri amici, tutto ciò che avrai ottenuto sarà poca cosa, perché non sarai in grado di mantenerla. E ora, perdonami" dice rassettandosi la veste nera "ma vado a parlare con qualche adulto."

****

"Sono un adulto, non un pacco postale" ringhia Draco buttando altri legnetti nel camino "mia madre pensa di usarmi come merce di scambio per pagare la pensione dai Tokugawa, magari appioppandomi una giapponese con le gambe storte."

"Gambe storte? Su, Draco, non puoi saperlo" dice Pansy dal divano, ridendo.

"Certo che è così. Le giapponesi hanno le ginocchia montate al contrario." Draco torna a sedersi accanto a lei. "Naturalmente, se tu venissi le cose sarebbero diverse."

"E' ovvio che verrò" sorride Pansy. Draco si liscia i pantaloni, fissandosi le ginocchia.

"Lo so. Ma questo significa che dovrai partire da qui il giorno prima dell'evasione. Le ultime decisioni sono che ci disperderemo subito dopo aver fatto evacuare i prigionieri, senza più tornare qui. Abbiamo un cottage sulla costa sud, che non è registrato al catasto. Lo usava il prozio Faustus per portarci i suoi amanti, dopo ti scrivo l'indirizzo. Dovrebbe essere un luogo sicuro. Se non lo è, torna qui immediatamente, chiaro?"

Pansy annuisce, un po' sconcertata dal tono grave di Draco. Si chiede se non dipenda da lei. Forse non si rende semplicemente conto dell'enormità della situazione.

"Da lì ripartiremo tutti insieme" continua lui "via mare, con altre identità. Piton sta preparando Polisucco e antidoto per Veritaserum per tutti, almeno per passare i posti di blocco... e poi, con un po' di pazienza, arriveremo in Giappone."

"E se non vi vedessi arrivare?"

Draco sbatte le palpebre.

"Al cottage, intendo", aggiunge Pansy.

"Non so che dirti."


****

Piton sfoglia una Gazzetta del Profeta vecchia di tre giorni. Il giornale arriva per vie lunghe e tortuose, onde evitare che i gufi siano intercettati. D'altro canto, è vitale che al castello si tengano informati su quanto succede fuori.

Nota con piacere che la polizia brancola nel buio. Nessuno ha idea di dove siano i latitanti né di cosa sia realmente successo. Hogwarts, senza Silente, è rimasta chiusa. E comunque vadano le cose, pensa Piton, è molto improbabile che veda ancora quel luogo. Di sicuro non ci tiene.

"Ci sono novità?" chiede pigramente Narcissa Malfoy dal letto alle sue spalle. Piton fa una smorfia.

"Il solito."

"Nessuna nuova, buone nuove. Torna al calduccio, odio come ti alzi dal letto subito dopo aver finito" dice la donna incrociando le braccia dietro la testa. Le coperte scivolano sul suo busto, rivelando seni lattei e perfetti.

Piton si alza, va verso il tavolo da toilette su cui ha appoggiato il tabacco. Allo specchio, ha un'inquadratura brutale della propria nudità, riflessa dal mento al pube. Arrotola una sigaretta continuando a dare le spalle a Narcissa. Allora lei aggiunge:

"Pensi che verrai in Giappone con noi?"

Piton scrolla le spalle.

"Forse sarà meglio disperdersi. Almeno per i primi tempi."

Narcissa inclina la testa di lato.

"Pensi che saresti in imbarazzo di fronte a Lucius? Per essere stato a letto con me?"

"Non ci sarei venuto, se avessi pensato che questo potesse cambiare qualcosa tra me e Lucius. Non so dire tra te e Lucius."

Ha acceso la sigaretta e si è voltato a guardarla. Narcissa non mostra emozioni particolari.

"Diciamo che sono in credito con Lucius" dice "e che ciò che non sa non può danneggiarlo."

"E' quello che penso anch'io", dice Piton. Narcissa sapeva, nel momento in cui era tornata a Spinner's End senza Bellatrix, che sarebbe andata così. Severus era un suo vecchio, caro amico; e così come la loro amicizia era nata sotto forma di una strana, riluttante alleanza, la loro recente relazione nasceva più da una sorta di mutuo soccorso che dalla passione. Qualunque fosse la natura del sentimento che li legava, era qualcosa di quieto e sicuro. Altri uomini, pensa Narcissa, nella stessa situazione avrebbero dunque montato una pantomima ipocrita di dubbi e complimenti: sei come una sorella per me, sei la moglie del mio migliore amico, rovineremmo tutto.

Severus Piton non aveva obiettato, invece. Forse, ipotizza Narcissa, anche lui si sentiva in credito con Lucius, per tutte le cose belle che aveva avuto dalla vita. Severus Piton si sente in credito con il mondo intero.

Si erano visti solo un paio di volte durante l'estate, in realtà, e poi era cominciata la scuola. Quando però Narcissa aveva raggiunto Draco dopo i fatti dell'assalto a Hogwarts, la convivenza aveva reso tutto più facile e ovvio. Le loro camere erano casualmente vicine.

Narcissa guarda verso il soffitto. Sospira.

"Mi piacerebbe che tu venissi in Giappone. Sono ancora convinta che starti vicino faccia bene a Draco..."

"Draco mi disprezza" dice Piton con noncuranza, dando colpetti alla sigaretta per liberarla dalla cenere.

"Una reazione al fatto che sente la mancanza di Lucius. Ti vede come una sorta di usurpatore." Piton fa un ghigno storto.

"Comprensibile, dato che dormo con sua madre."

"Attento, Severus. Se arrivasse a sospettarlo, potrebbe davvero uccidere... le sue priorità sono ancora un tantino sballate. Seriamente: tu sei un mago di alto livello, e colto, e partendo da poco o nulla sei arrivato a manovrare il Signore Oscuro..."

"Il suo cadavere, vorrai dire."

"Alla fine della fiera, è lo stesso. Ci sono troppe cose che Draco dà per scontate, non ne conosce il valore, mentre l'orgoglio di essere un Malfoy dovrebbe venire proprio da quello... dalla consapevolezza."

"Allora è per questo che vieni con me" sogghigna Piton "la leonessa che cerca i maschi migliori per allevare i cuccioli. E io che credevo ti piacesse scopare con me. A chi ti rivolgi per quello? Yaxley?"

Narcissa ride, cristallina.

"Le leonesse allevano i cuccioli da sole, non lo sai? E comunque è mia sorella Andromeda ad avere un debole per gli energumeni, non io. Se invece di seguire l'impulso a dispiacere la sua famiglia avesse seguito quello a compiacere se stessa e il suo basso ventre, avrebbe sposato Walden Macnair e tutti sarebbero stati felici e contenti, inclusa lei."

"A sentire Ninfadora Tonks, la loro famiglia funziona abbastanza bene."

"Oh, ma Andromeda ha sempre avuto tanta autodisciplina. Imparò a scrivere un anno in anticipo, se è per questo, solo per far rabbia a Bellatrix che stava cominciando allora. Non escludo che si sia allenata anche ad innamorarsi di quel nato babbano, per quanto magrolino e poco aggressivo."

Piton ridacchia a sua volta. Gli è sempre piaciuto sentire Narcissa parlare della sua famiglia: essere fedele al casato non le impedisce di sfoderare un certo umorismo caustico al riguardo. I Black sono sempre stati creature a sangue caldo, persino lei, con i suoi colori quasi albini. E ora Narcissa sguscia fuori dalle coperte e gattona attraverso il letto, trovandosi a pochi centimetri da Piton che sta finendo la sigaretta.

"Comunque, per mettere le cose in chiaro: tu sei sempre stato la mia prima ed unica scelta, Severus. Io non ce la farei ad andare con un uomo che non stimo, che non ammiro." Dischiude le labbra carnose in un sorriso che è insieme gentile e seduttivo. "Non mi butto mica via."

Narcissa, in ginocchio sul materasso, attira Piton a sé non appena lui schiaccia il mozzicone nel posacenere. Si baciano. Lui le accarezza le spalle e le braccia mentre lo fa - gli piace la pelle di Narcissa, così morbida e liscia. E' sensibile a questo tipo di cose, lei lo sa. Gli si preme addosso, guardandolo da sotto in su mentre sfiora con le labbra la sua spalla sinistra, la sporgenza ossuta della clavicola. Lo aveva persuaso con le lacrime quando gli aveva chiesto il Voto per Draco, ora usa i baci e la voce, in questo caso simile ad un miagolio sommesso, languido.

"Allora, ci accompagnerai in Giappone? Sarebbe troppo crudele separarsi così bruscamente..."

Lui le tiene le mani sulla vita, ora. Con un dito traccia pigramente il contorno delle fossette che ha sopra le natiche. Si avvicina ancora di più, le ginocchia premute contro la sponda di legno istoriato del letto.

"Attenta" dice quietamente "stai tentando di creare un legame che non volevamo ci fosse. Torna Lucius, e smettiamo di vederci, ricordi?"

Con dolcezza, si distacca di lei, e va verso il bacile di porcellana all'angolo della stanza, a sciacquarsi via le tracce dell'amplesso precedente.

"Sai bene che, se volessimo, potremmo continuare a farlo. Basterà essere discreti, e tu sei il re della discrezione" dice Narcissa in tono un po' meno miagolante e un po' più stizzito. Lui si asciuga con una salvietta di cotone e dice:

"Oppure io e Lucius potremmo condividerti apertamente. Ho sentore che lui potrebbe anche essere d'accordo."

"Io lo sarei" dice Narcissa senza battere ciglio. E' seria. Pensa che in un mondo perfetto andrebbe esattamente così, e nessuno dovrebbe essere costretto a scegliere tra ciò che ama.

"Anch'io, in linea ideale" dice Piton "non credo che sarei geloso. Ma in linea ideale vorrei anche non dover rendere conto di niente a nessuno di cosa faccio, dove vado, come la penso. Ho fatto l'insegnante per tanti anni. Avevo la responsabilità di tutti quei ragazzini e finivo per odiarli proprio per questo. Adesso ho bisogno di essere responsabile solo di Severus Piton."

Non vuole legami, pensa Narcissa, perché per la prima volta nella sua vita è totalmente libero.

Lo osserva infilarsi le mutande e raddrizzare i calzini, e di punto in bianco dice:

"Severus. Sei stato tu a manomettere la pozione del Signore Oscuro."

"Anche se fosse così, te lo verrei forse a dire?" ribatte subito lui, tranquillamente, svolgendo il calzino grigio sulla sua mano.

"La mia non era una domanda, ma una constatazione."

"La sostanza non cambia."

"Sei stato costretto ad uccidere Silente" continua imperterrita Narcissa "ma scommetto che ci avevi già pensato, a come sarebbe stata la vita senza di lui. A giudicarti, a guidarti... A incatenarti a Hogwarts, che odiavi. Ti liberi quasi casualmente di questo giogo, e vedi che l'altra faccia della medaglia è esattamente identica. Avevi deciso di chiudere con quella vita e lo fai, drasticamente... togliendo di mezzo l'altro tuo carceriere."

"Storiella interessante" dice Piton infilandosi la tunica sopra la testa. Narcissa socchiude gli occhi, ma non c'è ostilità in lei.

"Ho ragione, e tu lo sai. Ho sempre pensato che fossi stato tu ad ucciderlo, ma adesso ne sono sicura. Non ti biasimo, anzi, ti ringrazio. Stiamo tutti decidendo per noi stessi, ora, ed è una cosa meravigliosa."

"C'è chi non la pensa così" dice Piton, senza espressione, ormai totalmente vestito. "Bellatrix, per esempio."

"Cambierà idea una volta riassaggiata la vera libertà. E' stata quindici anni in prigione ed è come un uccellino che deve reimparare a volare."

Piton si avvia verso la porta.

"E allora" dice, con la mano sulla maniglia "allora, va bene così."


****

La barca di Severus Piton è sballottata dalle onde come se fosse un giocattolino di carta, ma lui si sforza di mantenersi saldo e concentrato.

Dal basso, vede il golem obbedire al suo ordine di scalare gli scogli su cui è costruita Azkaban. E' un po' goffo, ma non prova fatica, né sente il freddo e il vento e la pioggia che flagellano l'isola incessantemente.

E non è un mago; non è nemmeno vivo. Passerà oltre gli incantesimi protettivi senza problemi. Gli altri invece si stanno per materializzare nell'atrio visitatori, e approfitteranno del numero opportunamente basso delle guardie. Il funzionario corrotto ha ben pensato di dare la giornata di ferie a qualche dipendente in più, in barba alle direttive ministeriali.

Dopotutto, è Natale.


****

La sala in cui il gruppo di Mangiamorte si Materializza è spettralmente vuota e buia, fatta eccezione per la flebile luce di un albero di Natale addobbato alla bell'e meglio in un angolo. In realtà, c'era anche un portinaio, ma Yaxley ha pensato bene di spezzargli l'osso del collo con una sola, brusca torsione prima che potesse dare l'allarme.

"Eccolo che arriva" sussurra Narcissa. La porta alle loro spalle si apre ed entra Voldemort. Suo malgrado, la donna rabbrividisce nel vederlo. E' contenta che questa sia l'ultima volta.

"Siamo pronti" dice Piton attraverso la voce metallica di Voldemort, ponendosi in testa al gruppetto. Narcissa non ha ben chiaro quale tipo di incantesimo Piton possa aver usato per riuscire a manovrare Voldemort senza nemmeno vederlo, e non è neanche sicura di volerlo sapere. Si limita a seguire il golem nei corridoi spogli della prigione. E' la notte di Natale, probabilmente tutti stanno dormendo. In questo periodo i giornali escono in forma ridotta per scarsità di notizie, che vuoi che succeda, è ovvio trovare persino Azkaban con la guardia abbassata.

O no?

Narcissa osserva Draco con la coda dell'occhio. Procede sicuro, ottimista. Probabilmente pensa a Pansy che lo aspetta nel cottage - Narcissa non ha commentato, se ne riparlerà a cose sistemate.

"Seconda porta a destra" sussurra Bellatrix "è il braccio di massima sicurezza."

E' il golem ad aprire la porta di legno pesante, e invece di trovare un lungo corridoio buio trovano la strada sbarrata da una torma di Auror.

"Stupeficium!" urlano tutti insieme, ed è un lampeggiare di luci rosse, Narcissa che si sente proiettare all'indietro come se avesse ricevuto un calcio in pieno stomaco, la bacchetta che le vola via di mano.

Geme scornata mentre segue con lo sguardo la parabola irrealmente lenta del piccolo bastone di legno magico, un pezzetto di betulla che è l'ago della bilancia tra la salvezza e la rovina. Annaspa per prenderlo, ma gli Auror sciamano come calabroni, sente qualcuno urlare "niente paura, è solo un golem", e vede Voldemort crollare come un fantoccio mentre corde invisibili le impastoiano le gambe. Ricade a terra, stavolta rompendosi un labbro coi denti. Solleva la testa quel tanto che basta a capire che è finita, gli Auror sono tutti insieme, al massimo un po' contusi, mentre gli altri sono bloccati quanto lei, incluso Yaxley il colosso, incluso Draco. Grida, isterica:

"Lasciatelo stare, lui! E' solo un ragazzo!"

"Questo lo deciderà il tribunale, zia" dice quietamente una voce alle sue spalle. E' Tonks che ha parlato, e la sta aiutando a rialzarsi. E mentre lo fa, Narcissa si rende conto che solo un'altra persona, pure magicamente legata, è ancora in piedi.

Bellatrix.

"Tu!" sputa Narcissa, colma d'ira "Tu ci hai venduti!"

"Lo meritavamo!" strilla l'altra di rimando. "Dobbiamo pagare per aver dissacrato il Signore Oscuro!"

Se potesse, Narcissa caverebbe gli occhi alla sorella, le graffierebbe via la pelle, le spezzerebbe le ossa con le sue stesse mani. Ma non può. Allora abbassa lo sguardo su ciò che rimane di Voldemort, accartocciato come un burattino senza fili.

Sa che non rivedrà Severus Piton mai più.

 
 

(Login poggina)

3- L'inizio

January 25 2007, 2:05 AM 

IL GOLEM

3 - L'inizio



I spoke into his eyes,

"I thought you died alone,

a long long time ago"

"Ah no, not me

I've never lost control

You're face to face

with the man who sold the world"



David Bowie, The man who sold the world



"Sapevo che ti avrei trovato qui. Nel posto meno probabile di tutti, così chiassoso e colorato e puzzolente."

Severus Piton sulle prime non l'aveva riconosciuta. I capelli lunghi fino a metà schiena, un po' più magra, vestita con jeans e maglietta. Lui aspira a lungo dalla sigaretta prima di risponderle.

"Calcutta non è così brutta come la si dipinge. Come mi hai trovato, piuttosto?"

"Un caso fortuito. Il mese scorso ho accompagnato il mio fidanzato nel suo pellegrinaggio al tempio magico ai piedi del Lhotse, e mi hanno detto che un altro inglese era passato di lì, non molto tempo prima. Ho fatto qualche domanda in più e, a quanto pare, ho avuto l'intuizione giusta" dice, accennando alla carnagione di Piton, che ancora porta le tracce di un'abbronzatura d'alta quota. Piton la guarda senza dire nulla, e Pansy soggiunge:

"Comunque suppongo che tu ti sia tenuto informato sulla situazione inglese, negli ultimi due anni. Che Potter diventi il più giovane Ministro della Magia da cinque secoli a questa parte ormai è una certezza."

"Lo so. Buon per lui."

"Ha dichiarato pubblicamente di aver smesso di darti la caccia."

"So anche questo. Buon per me, dovrei dire. Bah. Chi se ne frega, piuttosto."

"E che il processo a Narcissa e Draco Malfoy è stato riaperto, lo sai, questo? Ci sono buone probabilità che ottengano gli arresti domiciliari entro l'anno."

Piton spegne il mozzicone, e guardando il traffico in strada dice:

"Tu in realtà non hai commesso nessun reato. Potresti rimpatriare." Pansy fa spallucce.

"Non ne avrei motivo" dice, "io ci sono andata in Giappone. Il mio fidanzato è Shin'ichi Tokugawa."

"Però. E allora come mai sei venuta fino a qui? Devi sceglierti il corredo del matrimonio?"

Pansy lo guarda strizzando gli occhi castani, una sua espressione tipica che la fa assomigliare ad un furetto - qualcosa di piccolo ma niente affatto innocuo.

"Effettivamente pensiamo di sposarci, sì" dice "e i Tokugawa sono per il Giappone quello che un tempo erano i Black per l'Inghilterra. Quasi una famiglia reale dei maghi. Shin'ichi è il primo in linea di successione."

"Lo avevo immaginato."

"Allora, prima di fare qualcosa di definitivo, volevo capire se è davvero possibile rifarsi una vita, dopo aver abbandonato a se stesse le persone che si amavano."

Piton fa un sorriso sghembo, giocherella con la scatola dei cerini tra le dita.

"Non saprei, Pansy. Suppongo che ci si faccia il callo. Certe cose che sembrano così disgustose quando riguardano gli altri diventano molto più accettabili quando coinvolgono te in prima persona, no?"

Pansy posa la sua menta ghiacciata, e guarda di nuovo Piton fisso negli occhi.

"Grazie. Sospettavo fosse così."

"Felice di esserti stato d'aiuto. Allora mi perdonerai se me ne vado."

"Non mi chiedi nemmeno come sia arrivata dal Lhotse a qui?"

"E tu non ti chiedi se non mi sia fatto trovare?" dice Piton, già in piedi. Pansy inarca le sopracciglia.

"E perché mai avresti dovuto?", chiede.

"Per vedere come andava a finire, è ovvio."

La saluta con un cenno, e sparisce tra la folla.

Pansy finisce la sua bibita. Tornerà in Giappone e non penserà più a Draco. Sarà un ricordo visibile ma non più doloroso, come una vecchia cicatrice.



***FINE***

 
 
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