Ciao a tutti sto praticando la tnas da 3 settimane con risultati buoni.
volevo sapere come si configura il 4° stato di coscienza, se capita spesso durante la meditazione, quanto può durare, cosa succede a livello cerebrale ed eventualmente atomico oquantistico.
Inoltre centra qualcosa con i viaggi astrali?
Grazie
Ah a me è capitato mentre ascoltavo le brain wawe ad occhi chiusi, di vedere come una sorta di lavagna nera, tutto ciò non solo nelsilenzio mentale, ma senza pensieri.Potrebbe essere il 4° stato?Dico solo che è statostrano ma piacevole.Sarà durato 2 minuti, non di più.Bello però..
La descrizione concorda bene con quelle tipiche del quarto stato di coscienza, anche se per la verità è difficile dare una descrizione, proprio per la particolarità di questo stato e la sua natura "misteriosa", eppure così "naturale" e... "familiare". Le antiche scritture indiane tagliano corto e dicono che è indescrivibile a parole (Upanishad), anche se in quello stato la mente "riposa nella sua natura essenziale" (inizio degli Yoga Sutra).
L'unica cosa insolita della tua esperienza è... che la durata di 2 minuti è veramente lunga! Roba da yogi espertissimi. Di solito capita per pochi secondi. Quando capita per mezzo secondo, uno è già contento. Quando dura mezzo minuto, è un mezzo miracolo, è come una "rivelazione" quasi divina, almeno a livello intuitivo e di di sensazioni (cioè non un insieme di pensieri razionali)...
A livello quantistico la descrizione sarebbe incompatibile con quella tradizionale degli atomi e delle particelle ecc, poiché qui si ha una tipica "coerenza" delle onde cerebrali, come avviene per esempio nella superconduttività e nella superfluidità, dove i singoli atomi in un certo senso perdono la loro individualità per fondersi in un'unica super-funzione d'onda. Questo in una certa misura è quello che (si crede) succeda al ns cervello. Ma prova a raccontarlo in giro... (a partire dal tuo medico: ti risponderebbe che i manicomi vanno riaperti per mandarci te...)
Massimiliano
I viaggi astrali?
Non credo che c'entrino.
E se c'entrassero, sarebbe una caduta, poiché qualcosa di troppo "particolare" rispetto alla "universalità" del quarto stato, in cui si trascende ogni attività convenzionale (cioè si trascenderebbero perfino le attività... parapsicologiche, ammesso che esistano)
Le Upanishad dicono che "non si può esprimere a parole".
Tuttavia non bisogna credere che sia uno stato strano o anomalo, anzi, secondo la tradizione yoga è il più naturale che esista...
È opportuno ricordare che lo Yoga non richiede alcuna convinzione preconcetta e quindi può essere praticato da chiunque, sia egli ateo e materialista oppure religioso e bigotto. Infatti gli Yoga Sutra iniziano con un’affermazione molto semplice: lo Yoga è la sospensione dell’attività della mente. Tutto qui.
Gli Yoga Sutra sottintendono che sospendendo l’attività della mente si produce uno stato benefico di rilassamento e riposo dell’intero sistema nervoso. Si potrebbe anche pensare che ciò porti ad uno stato di incoscienza o porti il soggetto ad addormentarsi, ma così non è. Al contrario, quando i pensieri si acquietano, il soggetto percepisce la sua vera natura, che è chiamata purusha, ed è un campo di pura coscienza.
Che cosa significa? Molto semplice: in questo particolare stato mentale il soggetto resta cosciente ma non vi è più alcun oggetto nella sua mente, per cui la consapevolezza percepisce se stessa e nient’altro. Vedremo che in realtà questo stato è qualcosa di più profondo del semplice “non pensare a niente”, perché è caratterizzato da certe caratteristiche delle onde cerebrali.
Questo stato può essere identificato con l’appercezione pura di Kant, e forse con l’intuizione immediata di Plotino o con l’intuizione intellettuale di Fichte e Schelling. In ogni caso occorre sottolineare che non si tratta di un pensiero razionale del tipo: “io penso a me stesso che penso”, bensì si tratta di una percezione diretta della propria consapevolezza, come quando si percepisce un qualsiasi oggetto: se io guardo una mela, percepisco la mela e basta, non è necessario che io pensi razionalmente: “sto guardando una mela”.
Questo stato di consapevolezza negli Yoga Sutra viene chiamato samadhi. Questo stesso stato, nelle Upanishad (che sono alla base di un altro dei sei sistemi filosofici ortodossi dell’India, il Vedanta) viene chiamato turiya o quarto stato di coscienza. Perché quarto? Perché gli altri tre stati di coscienza sono il normale stato di veglia, lo stato di sogno, e lo stato di sonno profondo (quest’ultimo per la verità è uno stato di incoscienza, ma in senso lato può essere incluso tra gli stati di coscienza).
Il quarto stato di coscienza, postulato dagli Yoga Sutra e le Upanishad, è diverso dai tre stati che tutti conosciamo (veglia, sogno e sonno), poiché in questo stato il soggetto è perfettamente sveglio e cosciente ma non percepisce la realtà esterna bensì la sua stessa consapevolezza. Per questo motivo viene anche detto stato paradossale o coscienza trascendentale.
L’esperienza del quarto stato, ovvero il samadhi, costituisce il più elevato degli otto stadi dello Yoga, e può essere raggiunto attraverso i due stadi precedenti, concentrazione o meditazione, ma viene aiutato anche dagli stadi inferiori, compresi asanas (le posizioni del corpo) e pranayama (la respirazione), che contribuiscono a purificare e raffinare il sistema nervoso.
L’esperienza del samadhi, oltre ad essere il fine principale dello Yoga, risulta anche benefica per il sistema nervoso poiché a sua volta lo purifica e gli permette di raffinare le sue percezioni: si crea così un circolo virtuoso in cui tutto contribuisce al miglioramento della salute e dell’intuizione della persona.
Il concetto di samadhi si ritrova anche nel buddhismo con il nome di nirvana, anche se in Occidente questo termine viene tradotto in modi diversi: secondo alcuni il nirvana è un piacere paradisiaco, mentre secondo altri è uno stato di incoscienza o di “vuoto mentale” che rappresenta una fuga dal mondo, che si rende necessaria perché il mondo è considerato sede di sole sofferenze.
Torniamo alle prime righe degli Yoga sutra. Dopo aver dichiarato che lo Yoga è la sospensione dell’attività della mente, Patanjali prosegue con le seguenti parole: in quello stato il soggetto sperimenta la sua natura essenziale; negli altri stati invece vi è assimilazione alle forme della mente.
Il significato è questo: mentre nel normale stato di veglia la mente assume delle forme, corrispondenti agli oggetti percepiti o alle emozioni provate o ai pensieri razionali presenti nella mente stessa, durante il quarto stato, turiya o samadhi, la mente percepisce solo la sua natura essenziale, che è il purusha, uno stato di pura consapevolezza priva di contenuti.
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VIII - Esperienze soggettive del quarto stato.
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Abbiamo già detto che Patanjali si riferisce ad un quarto stato di coscienza in cui la mente è sveglia e cosciente ma priva di contenuti: in questo stato, detto turiya, samadhi, o stato di pura coscienza, non si hanno pensieri o percezioni esterne ma si percepisce solo la propria consapevolezza. Per giunta questa viene definita la “natura essenziale” della mente, cioè il suo stato naturale, in cui si rivela la sua intima essenza!
Maharishi paragona la pura coscienza ad un oceano sconfinato, che può essere modulato dalle onde dei pensieri. Ma che cosa significa esattamente tutto questo? Ovviamente è impossibile dar conto di un’esperienza se non la si prova personalmente, comunque possiamo aiutarci con alcune testimonianze.
Riferiamoci ancora a chi pratica la MT, che è una tecnica Yoga diffusa e standardizzata. Generalmente il “meditante” non prova subito questa esperienza, ma sente che i pensieri diventano più “sottili” e “profondi”, “meno intensi” e più simili ai sentimenti: in qualche modo, il meditante si sta avvicinando allo stato in cui la mente è perfettamente silenziosa. Dopo alcuni mesi o anni di pratica, molti meditanti giungono a sperimentare il quarto stato di coscienza, che risulta uno stato mentale tranquillo e piacevole in cui non vi sono più pensieri.
Maharishi paragona tale stato della mente allo schermo di un cinema su cui non si proietta più il film, ma sul quale si vede ancora la luce del proiettore. Tale esperienza generalmente dura solo per pochi attimi: infatti subito dopo il sistema nervoso reagisce a questo stato di profondo riposo liberando una qualche tensione e provocando così la comparsa di nuove sensazioni e nuovi pensieri sullo “schermo della mente”, o sulla “lavagna mentale”.
Il medico Campbell, che pratica la MT ed ha scritto il libro Sette stati di coscienza, riporta le affermazioni di alcune persone che in passato (pur non conoscendo la MT) sembrano aver provato tale esperienza in maniera netta e profonda. Il poeta Tennyson parlava di una specie di trance sveglia, che non sapeva definire con termini più esatti, in cui “l’individualità sembrava dissolversi in un essere sconfinato, e questo non era uno stato confuso, ma il più chiaro, il più sicuro, totalmente al di là delle parole, laddove la morte era di un’impossibilità che faceva quasi sorridere”.
Un altro poeta, Symonds, affermò: “Nulla rimaneva se non un puro, assoluto, astratto Sé. L’universo diventava senza forma e privo di contenuto. Ma il Sé rimaneva, nella sua vivida acutezza”. Symonds aggiunse che non avrebbe saputo dire se la vera realtà fosse quella che percepiva durante questa esperienza o quella familiare dei fenomeni oggettivi. Evidentemente questi due poeti, oltre ad essere dotati una particolare sensibilità, avevano la fortuna di avere un sistema nervoso molto “sano” e “puro”, che permetteva loro di sperimentare facilmente tale stato.
Ed ecco la mia testimonianza in proposito: io pratico la MT dal 1983 e fin dai primi giorni ho sentito dei netti benefici sulla mente e sul sistema nervoso. Inoltre col passare del tempo ho acquistato una comprensione sempre più profonda degli avvenimenti della mia vita, tutti i problemi esistenziali si sono dissolti e da allora tutto sembra avere più senso di prima. A partire dal 1987 ho iniziato ad accedere occasionalmente ad uno stato di coscienza privo di contenuti o di “silenzio interiore”, anche solo per pochi attimi.
In due occasioni per me questo stato è risultato chiaro ed illuminante come nelle due testimonianze di Tennyson e Symonds. Descrivo brevemente le mie due esperienze (pur sapendo che ciò che sto per scrivere potrà sembrare bizzarro o inverosimile).
In una delle due occasioni ebbi l’impressione che la mia mente fosse entrata di uno sconfinato spazio silenzioso, universale ed infinitamente affascinante, in cui si trovava perfettamente a suo agio. Questo stato durò parecchi secondi, poi involontariamente pensai la parola “mistero”, come a voler descrivere quello stato. Col senno di poi, direi che la parola “prodigio” sarebbe stata più adatta a descrivere quell’esperienza.
Nell’altra occasione provai un’estasi improvvisa, acuta e “cristallina”, accompagnata dalla limpida intuizione che l’intero universo fosse una immensa proiezione di una mente universale di cui io facevo parte a pieno titolo. Questa esperienza durò pochi secondi e mi fece prorompere in una grande risata. Subito dopo il mio pensiero si rivolse alle dottrine dei filosofi materialisti, quasi come a volerle deridere, poiché finalmente avevo la certezza interiore che esse fossero irrimediabilmente sbagliate: la realtà non era materiale, bensì “spirituale” o comunque fondata su un principio mentale.
Mi rendo perfettamente conto che non è possibile trasmettere ad altri una “certezza interiore”, e che essi saranno comunque portati a ritenerla illusoria. L’unica cosa che posso fare è incoraggiare il lettore a sperimentare personalmente tale stato, con le tecniche adatte, come la MT.
Forse questo stato di coscienza è simile all’estasi mistica sperimentata e descritta nei secoli passati da diversi santi cristiani. Alcuni scrittori, come Baudelaire, riportano esperienze vagamente simili a queste, provate facendo uso di forti dosi di droghe. Però lo stesso Baudelaire descrive anche le disastrose conseguenze negative che egli ebbe sulla mente e sulla salute in seguito all’uso di tali sostanze. Al contrario delle droghe, la MT dà degli “effetti collaterali” molto benefici (chiarezza mentale, rimozione di nervosismo e di stress). Inoltre i meditanti che in precedenza facevano uso di droghe riducono fortemente il consumo o lo eliminano totalmente.
Tornando agli aspetti oggettivi di questo presunto quarto stato di coscienza, occorre riconoscere che le ricerche condotte hanno evidenziato alcuni aspetti particolari che sembrano contraddistinguerlo, sia in senso fisiologico (metabolismo ridotto ed altri sintomi come quelli riportati in precedenza), sia in senso neurologico (elettroencefalogramma con intense onde alfa lente e una aumentata sincronia tra i due emisferi cerebrali e le diverse parti del cervello).
Interessantissimo, maharishi senza che io lo sapessi parla di lavagna mentale e io all'inizio ho parlato di lavagna nera.Pratico la tnas da quasi 4 settimane e tutto ciò successe con le brain wawe prima ancora di fare la tnas direi 6 settimane fa.
E durò un casino.Bello.
Adesso noto che la mia lavagna mentale si sta pulendo sempre di più, non è completamente nera, ma giorno dopo giorno si pulisce.
Per spiegare il quarto stato direi:
Riguardo all'indirizzo del prof. Coppola:
forse è meglio se lascia qui un messaggio, è difficile perfino per noi contattarlo... Ma in questo forum capita relativamente spesso.
Cari saluti,
Nora Lombardi
Scientia
E del mantra usato che mi dite?
Nel blog si dice che quello consigliato sul manuale era stato usato dalla MT sino al 1969.
A parte tutto il discorso che fa Maharishi sulla personalizzazione del mantra, ma qualcuno mi dice che vengono dati diversi mantra con "poteri" specifici fino nel tempo a creare una catena di mantra (ognuno con un utilizzo diverso....). E la tnas invece propono quello antico.....perché piu efficace?
Forse ti riferisci alle tecniche avanzate della MT, in cui il mantra viene allungato, oppure ai sutra delle MT-Siddhi, che sono diversi e si presuppone che ognuno sviluppi un certo "potere". Questo non va confuso con i diversi mantra della MT semplice: dal 1968 o 1969 Maharishi ha stabilito che ogni persona doveva avere un mantra diverso dalle altre, ma questo resta inalterato per tutta la vita (a meno che non si facciano le tecniche avanzate, dove appunto il mantra viene allungato).
Al di là di tutto questo, resta il fatto che la tecnica più utile resta quella fondamentale, la MT, che funzionava benissimo anche prima del 1969, quando c'era un solo mantra uguale per tutti. Anzi, dalle nostre ricerche sembra che quel mantra sia leggermente migliore degli altri, oltre ad essere adatto a tutti.
La TNAS intende ottenere i migliori risultati con il minimo sforzo e senza utilizzare niente di superfluo. Da qui la scelta di utilizzare quella sillaba per tutti e di lasciar perdere tutte le chiacchiere improduttive che tutt'ora (e sempre più) gli insegnanti di MT associano alla tecnica stessa.
Massimiliano
Chi me ne ha parlato in effetti non è stato chiaro. Tempo fa partecipato (e pagato) diciamo sino al terzo o quarto " livello" avendo ricevuto credo sino a quel punto una catena di 3 o quattro sillabe. Mi ha parlato anche se vagamente di queste MT Siddhi, poi più o meno confusamente (così mi sembra) ha continuato a parlarmi di un progetto "volo2 o qualcosa del genere......
Dunque, anche se nel suo libro del 1970 Maharishi giustifica l'attribuzione di mantra personali in funzione di tipicità individuali (che potrebbe essere anche giustificato) (anche se poi ho sentito parlare di una serie di tipologie di mantra, dunque lo stesso mantra per molti anche se non per tutti), questa decisione del 1968-1969 sarebbe dovuta ad una sorta di marketing della meditazione........
Scusate se mi intrometto, ma l'argomento sta molto a cuore anche a me. Deepak Chopra, un tempo affiliato al giro della M.T., consiglia in alcuni suoi seminari sutra specifici per ottenere certi benefici ed effetti: Purtroppo i sutra "rivelati" da Chopra, non raggiungono la decina. Ancora, e qui entriamo in un ambito un po' delicato, un mio conoscente appartenente ad un alto grado di un ordine esoterico occidentale, che però utilizza tra l'altro tecniche yogiche esoteriche e mantra, consiglia caso per caso l'uso di mantra appropriati. Vanno recitati per 15' min. ad alta voce. O meglio ogni mantra implica un numero di ripetizioni che poi avvicina il tempo impiegato per la recitaz. ai 15'min. Anni fa me ne consigliò uno per una grave patologia che mi affligge e devo dire che ha funzionato, ne consigliò uno anche a una amica per unaltro problema e anche in quel caso tutto si risolse al meglio.Lui non rivela mai le fonti, nè altri mantra oltre quello specifico per il tuo caso. Sarebbe interessante sapere se in giro, anche non in italiano esiste un testo che raccoglie e descrive tali mantra e il loro uso.