CIAO A TUTTE SCISTERINE! QUESTA è LA TRAMA DEL FILM CHE PURTROPPO MI HA TENUTO COSì LONTANE DA VOI. DITEMI COSA NE PENSATE E SIATE ASSOLUTAMENTE SINCERE, SONO PRONTA AD ACCETTARE CRITICHE MA ANCHE SUGGERIMENTI. VI LASCIO ALLA LETTURA
VI VOGLIO TANTISSIMO BENE
SOGGETTO
La stanza era al buio, il cuore batteva velocemente e, nella casa misteriosa, regnava uno spettrale silenzio. Mentre la pendola scandiva la mezzanotte l’uomo si voltò e…
TRAMA
Questa è la storia di un incubo diventato realtà.
Ero nel mio letto e sognai un albero, appeso al quale vi era un cappio e una casa sul cui portone c’era scritto: SHELBERG. Mi svegliai all’improvviso e ripensai al sogno; quel nome non mi era nuovo, l’avevo gia sentito da qualche parte. Mi venne un lampo di genio; cominciai a cercare dei vecchi giornali. Sfogliai quello del 1970, del 1972, ed, infine, lo trovai: 1983. Trovai la notizia che cercavo (notizia): “RAGAZZO DICIANNOVENNE, UCCIDE UNA FAMIGLIA FACENDO ESPLODERE UN AUTO CON CINQUE TANICHE DI BENZINA ALL’INTERNO, NEL LORO GARAGE.”
Abbandonata la notizia mi feci un caffè caldo e ripensai di nuovo al sogno, non poteva essere solo una coincidenza: dovevo indagare.
Tornai in camera mia e mi vestii in fretta, poi, verso le 22:17, uscii di casa e mi diressi verso i resti di “VILLA SHELBERG”.
Arrivato trovai un albero con i rami spezzati: era lo stesso del mio incubo. Scavalcai il cancello e vidi che della casa era rimasta solo la porta d’ingresso. Iniziai ad avvicinarmi, più la distanza si faceva breve, più la porta emanava uno strano bagliore. La varcai.
Mi sembrava di aver superato la soglia tra la vita e la morte. La cosa strana era che la casa c’era, era lì ancora in piedi. Sentivo una voce che mi chiamava a sé. A quel punto seguii un corridoio, ma non sapevo dove stessi andando. Le mie gambe camminavano da sole; mi portarono in una stanza oscura, tenebrosa e piena di ragnatele: sembrava fosse rimasta abbandonata da anni. L’unico oggetto illuminato da una flebile luce era un antico specchio. Provai un irrefrenabile desiderio di toccarlo; la testa mi diceva di non farlo, la mia anima era colma di terrore ma allo stesso tempo di un’incolmabile curiosità. Ero come stregato; mi avvicinai sempre di più e mi bastò sfiorarlo per sentire delle strane vibrazioni oscure dentro di esso, mi venivano i brividi. Senti l’immediato bisogno di saziare la mia fame di sapere: lo toccai. Immediatamente scaturì una luce abbagliante e in esso s’intravide un’altra stanza, entrai.
Era diversa da quella che mi ero lasciato alle spalle: le pareti erano marroni, non c’erano ragnatele e sulla parete c’era un grosso ritratto di famiglia.
Al centro di questa stanza c’era un piccolo tavolo con un grosso libro su di esso. Era ricoperto di pelle marrone e intarsi d’oro. Lo aprii e notai che le sue pagine erano bianche, vuote. Lo toccai ed improvvisamente apparse un albero genealogico molto grosso, lo guardai attentamente e notai che era quello della mia famiglia. Era molto strano però. A metà, il fusto si divideva in due grandi rami, il mio e quello degli Shelberg. Guardandolo capii una cosa: il ragazzo che uccise gli Shelberg era il fratello di mio padre.
Era tardi, l’avevo capito. Improvvisamente la pendola suonò dodici volte, era mezzanotte. In lontananza sentii dei passi. Il mio cuore batteva forte e velocemente; quando mi voltai gli Shelberg erano li, di fronte a me. Cercai di scappare, ma quelle ombre erano più astute, mi bloccarono al muro: ormai era la fine.