È millenaria la storia della Mela Annurca, già raffigurata nei dipinti della Casa dei Cervi negli scavi di Ercolano, domus sopravvissuta all´eruzione del Vesuvio nel 79 d. C..
Ed il legame antico di questo frutto con la terra campana è anche testimoniato da Plinio il Vecchio nel “Naturalis Historia”, che ne attribuisce la nascita all´agro puteolano. Poichè proprio nel lago Averno, vicino a Pozzuoli, veniva collocata dai latini la sede degli inferi, il frutto risentì del condizionamento letterario e venne chiamato, in modo assai evocativo, “Mala Orcula”, ripreso nel 1500 da Giovan Battista della Porta, studioso di filosofia e magia naturale e successivamente trasformato dalle inflessioni dialettali in anorcola e annorcola, fino al definitivo mela annurca (o melannurca) come attestato a fine ’800 dal manuale di arboricoltura di G. A. Pasquale.
L’Annurca è coltivata in tutte le provincie campane anche se le aree più produttive e tradizionalmente legate alla sua produzione sono: nel napoletano quella Giuglianese-Flegrea; nel casertano: il maddalonese, l’aversana e la teanese. Mentre le valli Caudina e Telesina nel beneventano si caratterizzano per la presenza dell’Annurca tradizionale. Con 90.000 tonnellate medie annue, l’Annurca rappresenta oltre il 50% della produzione regionale di mele e il 5% circa di quella nazionale. Le qualità di questa mela, fino ad oggi apprezzate particolarmente dai consumatori campani e laziali, stanno progressivamente conquistando sempre maggiori spazi anche nei mercati dell’Italia centro - settentrionale, grazie anche all’ingresso nei canali della grande distribuzione organizzata.
L’annurca non va solo raccolta, ma a differenza delle altre qualità di mele va trattata, protetta e selezionata. I tempi della lavorazione delle mele annurche sono tre, in una prima fase le mele sono disposte in doppio strato con la parte bianca sopra. In questa fase avviene l’arrossamento, favorito dal tempo umido coperto. La seconda fase inizia dopo circa 30 giorni dalla prima. I melai acquistano spessore ( cm. 45-50 al centro) e contengono 2-3 quintali di frutti per metro lineare. I melai sono posti particolari dove le mele annurca, raccolte prevalentemente nel mese di ottobre ( 4-5 ottobre), sono depositate per diventare annurca al 100%. Le mele sono messe, con molta cautela, in panieri foderati, poi in ceste, alternate con strati di paglia, e trasportate al “meglio” o luogo di deposito.
Il trattamento dura fino a marzo senza ulteriori operazioni, salvo la copertura con paglia per ridurre al minimo la perdita di peso. I melai sono luoghi riparati dal sole e dalle intemperie e sono scelti dagli agricoltori con particolare cura. Una produzione altamente qualificata in Campania è realizzata nel Casertano (Maddaloni) e nel Sannio (Sant’Agata dei Goti). Si calcola che ogni mela debba essere manipolata, in gergo “passata”, in media ogni 8-15 giorni; pertanto nel periodo che le mele restano all’aperto in strati sottili (metà ottobre fine dicembre) vengono ad essere lavorate da quattro a sei volte, a seconda dell’andamento stagionale; infatti, con tempo sciroccoso vanno ripassate più spesso. La mela annurca, negli ultimi anni, è diventata un vero e proprio fiore all’occhiello per la Campania e il Sannio in particolare, ma come si riconosce una mela annurca? La Forma della mela annurca deve essere piuttosto globosa, un poco depressa e schiacciata, costante e simmetrica, il peduncolo lungo un centimetro, il colore dal verde al giallo e poi rosso vivo, con striature intensamente colorate; macchie e larga aureola rugginosa intorno al peduncolo, la polpa bianca, soda, croccante, piuttosto resistente, ma succosa, il sapore zuccherino, leggermente acidulo e con leggero profumo particolare, la pezzatura media, piuttosto uniforme e la resistenza con buccia liscia, molto resistente ed elastica. Sopporta ottimamente la manipolazione ed i trasporti. Un grande lavoro dietro ad un piccolo frutto che abbina la genuinità dei terreni e dell’aria delle nostre terre all’arte agricola dei nostri contadini. Dalla mela annurca, negli ultimi tempi, si sta realizzando oltre al sidro squisitissimo anche un’ottima grappa.
Mele annurca in torta
125g di burro, 100g di zucchero, 3 cucchiai di latte, la buccia grattugiata di un limone, 3 uova, 200g di farina00, ¾ di cucchiaino di lievito istantaneo per dolci, ¼ di cucchiaino di sale, una manciata di uva passa.
Sei mele annurche non sbucciate e tagliate a fette sottili, messe a marinare nel succo del limone e un bicchierino di cognac.
100g di zucchero di canna e una noce di burro.
Montare il burro con lo zucchero, aggiungere il latte e la buccia di limone. Aggiungere un uovo per volta lavorando bene di polso, o meglio ancora schiaffando tutto nel robot.
Farina, sale e lievito mescolati in una terrina; aggiungere al resto. Aggiungere l’uva passa dopo averla infarinata in modo che non coli a picco nell’impasto. Far riposare per 10’.
Imburrare e infarinare una teglia da 23 cm, a bordi alti.
Versare la pasta nello stampo. Sbizzarrirsi con le fette: disporle fittamente a gruppi, a spirale, a vortici, tenendole “in piedi”, con il loro bel dorso rosso in vista.
Sciogliere la noce di burro, pennellare le mele. Cospargere la superficie della torta con lo zucchero di canna.
In forno a 200° a metà altezza, per 50’/60’.
Mangiarla calda o tiepida.
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