quesito
nell'anno 2002 è stato redatto il progetto per l'ampliamento del capannone della ditta A, di proprietà del sig. X.
la proprietà dell'ampliamento sarà un'altra ditta(ditta B), comunque appartenente al sig. X.
l'adduzione dell'impianto idrico antincendio per il nuovo fabbricato della ditta B avviene attraverso un nuovo anello(attraversamenti ecc.)allacciato in due vertici all'anello esistente della ditta A andando a costituire un unico anello per l'intero edificio.l'alimentazione avviene attraverso pozzo artesiano con sistema di pompaggio adeguato alla portata ed alla prevalenza necessari per area li livello 2.
a suo tempo,con le premesse di cui sopra, la richiesta di parere preventivo dei VV F ha avuto esito FAVOREVOLE,ma durante il sopralluogo è stata prescritta la separazione degli anelli antincendio e delle relative adduzioni di acqua in quanto il fabbricato esistente e l'ampliamento appartengono a due ditte differenti,nonostante il proprietario sia sempre il sig. X.
che si fa in questi casi?eseguire la prescrizione è abbastanza improponibile...
chiedere deroga?
esistono normative cui riferirsi in questi casi?
e ancora,con quesi criteri, in caso un immobiliare o un privato decidano di costruire un grosso capannone,suddiviso in più settori compartimentati da vendere separatamente, che tipo anello antincendio andrebbe progettato?mah...
tanti saluti, paolo vezzoni
Mi capita abbastanza spesso di preparare progetti antincendio dove l'alimentazione idrica degli idranti non è indipendente. Non è necessario che lo sia, come giustamente segnalato da Pat, e basti pensare a quanti complessi industriali esistono contenenti molte aziende diverse. E' sempre possibile verificare che le prestazioni dell'impianto garantiscano quanto richiesto in sede di approvazione del progetto. Inoltre ritorna una annosa questione; può un funzionario avanzare richieste diverse da quelle fatte e approvate in fase progettuale? Secondo me no (a meno che non vi siano marcate differenze o "buchi neri" rispetto al progetto), ma non vi sono evidenze in merito.
Condivido le esperienze già citate e oramai prassi, centri comm.li e attività industriali con impianto antincendio comune.
A me è capitato un caso di quattro capannoni, circa 4000 mq. ciascuno, con un'unica riserva idrica.
Non c'è norma cogente che imponga quanto richiesto dal funzionario per nessuna attività.
L'importante è che per quell'unica volta che serve l'acqua per spegnere un incendio, la portata e la pressione siano sufficienti.
Secondo me si deve pensare con un approccio prestazionale al problema.
Tanti auguri