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DL condannati dalla Cassazione.

February 8 2004 at 10:25 PM
linoemilio 

Ritengo di fare cosa gradita agli amici forumiani nel mettere in rete due sentenze di Cassazione in merito al Direttore dei Lavori e alla Sicurezza nei cantieri in caso di reato d'evento.

E' vero che ogni sentenza è un caso a se ma, certamente, deve essere tenuta nella massima considerazione per evitare simili accadimenti.

Eccole e buona lettura:

LA RESPONSABILITA' DEL DIRETTORE DEI LAVORI
Cassazione Penale, Sez. IV - Sentenza n. 4846 del 3 febbraio 2003 (u.p. 18 dicembre 2002) - Pres. Olivieri – Est. Bognanni – P.M. (Diff.) Galati – Ric. Saracco

Nell’altalenante posizione assunta dalla Corte di Cassazione in merito alle responsabilità del direttore dei lavori in materia di sicurezza sul lavoro si registra questa sentenza a sfavore di questa figura professionale.
Nel caso in esame un dipendente comunale in qualità di direttore dei lavori era stato condannato dal Tribunale e dalla Corte di Appello per omicidio colposo per un infortunio sul lavoro occorso in un cantiere edile relativo alla esecuzione di lavori appaltati dal Comune. Lo stesso aveva fatto ricorso alla Corte di Cassazione sostenendo che in qualità di direttore dei lavori non era destinatario degli obblighi derivanti dalla normativa di tutela delle condizioni di lavoro facendo presente anzi che nella circostanza, benché non tenuto a farlo, aveva prima dell’evento infortunistico portato a conoscenza il Comune delle precarie condizioni di sicurezza in cui i lavori venivano eseguiti e non aveva voluto sospendere i lavori ritenendo che questo provvedimento fosse di competenza dell’ingegnere capo dello stesso Comune portato a conoscenza della situazione.
La Corte di Cassazione è stata di diverso avviso ed ha ribattuto che “l’imputato, nella sua qualità di direttore dei lavori, si era accorto per tempo che il titolare dell’impresa faceva svolgere il lavori ai propri dipendenti in una situazione definita altamente a rischio, e ciò addirittura dodici giorni prima del mortale infortunio, tanto che egli giustamente aveva minacciato la sospensione dei lavori in una lettera, allora altro non doveva fare che agire di conseguenza di fronte all’indolenza altrui”. Così prosegue la Suprema Corte: “né l’eventuale concorso di colpa dell’ingegnere capo del comune, e così pure le omissioni del titolare dell’impresa, possono consentire, dal punto di vista tecnico giuridico, che egli fosse comunque ritenuto immune da colpa, per quanto si riferisce al ruolo da lui svolto nel cantiere, e cioè quello di direttore dei lavori, nei confronti del quale la normativa antinfortunistica pure opera”.


CORTE DI CASSAZIONE Sez. pen.
Sentenza 19 maggio 2000, n. 5806 - Pres. Frangini - Est. Olivieri
Il 26 marzo 1993 in un cantiere edile in Genova, nel quale erano stati effettuati lavori di sbancamento per la preparazione dell'area su cui costruire un edificio, si staccava dal ciglio di una parete di scavo, non completamente armata, una massa terrosa che investiva l'operaio L. L., che stava eseguendo lavoro di rimozione di detriti, procurandogli lesioni personali mortali.
Poichè il mancato armamento e consolidamento della parete dello scavo, dalla quale nei giorni precedenti l'infortunio si erano già staccate masse di terra, evidenziava la omessa osservanza del disposto di cui all'art. 12 del D.P.R. n. 164/1956 si iniziava procedimento penale con imputazione di omicidio colposo a carico di O. G. titolare della ditta appaltatrice dei lavori di costruzione dell'edificio, di S. M. Direttore dei lavori stessi e di C. F. progettista delle strutture in cemento armato.
Il Pretore di Genova, con sentenza del 3 aprile 1995, riconosceva la penale responsabilità dei predetti in ordine al delitto loro ascritto e condannava il titolare della ditta alla pena, condizionalmente sospesa, di mesi nove di reclusione; il direttore dei lavori S. m. ed il progettista delle opere in cemento armato C. F. alla pena, sempre condizionalmente sospesa, di anni uno di reclusione ciascuno.
La Corte di appello di Genova confermava tutte le dette condanne.
Contro tale sentenza della Corte di appello hanno prodotto ricorso per cassazione tutti gli imputati sostenendo che nella qualità da ciascuno rivestita nell'ambito dei lavori del cantiere - di titolare della ditta appaltatrice, di Direttore dei lavori per conto del committente e di progettista delle strutture in cemento armato - non competesse loro l'obbligo della adozione delle cautele antinfortunistiche nel cantiere a capo del quale vi era altro soggetto; nel ricorso, il direttore dei lavori ed il progettista predetti, lamentano anche il mancato accoglimento della istanza di riapertura del dibattimento per la escussione di testimonianze in ordine al loro rivestito ruolo. Il titolare della ditta denuncia altresì la violazione dell'articolo 522 cod. proc. pen. per essergli stata attribuita, nel capo di imputazione una qualifica diversa da quella effettivamente rivestita (titolare della ditta O. P. anzichè titolare della O. S.r.l.). Inoltre sia S. M. che C. F. denunciano anche la nullità della sentenza impugnata per illeggibilità della sua manuale grafia.
Il Direttore dei lavori denuncia ancora la mancanza di motivazione in ordine alla non accordata prevalenza delle concesse attenuanti generiche ed alla misura della pena, mentre il progettista delle opere in cemento armato deduce ancora la violazione degli articoli 40, 41, 43 in relazione all'art. 589 cod. pen. sostenendo assenza di colpa nella sua condotta, e mancanza di nesso eziologico tra questa e l'evento, atteso che il perito di ufficio aveva accertato una "sostanziale correttezza" dell'esecuzione dei lavori, e che, quindi, l'infortunio doveva essere attribuito a caso fortuito.
Tutte le censure di tutti i ricorrenti sono state ritenute infondate ed i ricorsi rigettati dalla Suprema Corte per i seguenti motivi:.
Non è, certo, lodevole la grafia manuale dell'estensore della sentenza, ma con poco sforzo può essere letta.
In ogni caso la illeggibilità della grafia non comporta la nullità della sentenza ma soltanto l'obbligo di renderla leggibile.
La penale responsabilità dei ricorrenti è stata giustamente fatta derivare, non già dalla formale qualifica da ciascuno di essi rivestita nell'ambito della esecuzione dei lavori, sebbene dalla loro concreta ingerenza nella direzione dei lavori medesimi, giusta il principio più volte stabilito da questa Suprema Corte secondo il quale la responsabilità per la omessa adozione delle cautele antinfortunistiche incombe su chi dirige in concreto i lavori indipendentemente da ogni posizione o qualifica puramente formale.
Accertata la concreta ingerenza dei prevenuti nella direzione dei lavori era del tutto superfluo escutere testimoni od effettuare indagini al fine di acclarare i contenuti di una posizione del tutto formale ed ormai superata dai fattuali comportamenti.
Lo stesso è a dirsi per la erronea qualifica - peraltro prontamente corretta dalla sentenza di primo grado e senza pregiudizio alcuno per la attività defensionale - attribuita ad O. G. nel capo di imputazione primigenio.
I giudici di merito hanno compiutamente spiegato come i lavori nel cantiere della S.r.l. O. procedessero senza il rispetto delle norme di sicurezza antinfortunistica, perchè la parete di scavo, che già aveva dato segni di cedimento, non era protetta da idonee opere di contenimento come prescritto dall'art. 12 del D.P.R. n. 164/1956.
Tale inosservanza ha reso possibile lo smottamento di terra che ha investito l'operaio L. uccidendolo.
Quindi non regolare esecuzione dei lavori, come sostenuto dal ricorrente C., ma omissione di prescritte cautele generatrice dell'evento.
Restano così prive di fondamento tesi di caso fortuito o di colpa della vittima.
Congruamente motivate, con il riferimento alla gravità del fatto ed all'elevato grado di colpa, la misura della pena e la non accordata prevalenza delle concesse attenuanti generiche, sì da rendere infondato anche la specifica censura in punto dell'imputato S. M.

(... può darsi che ce ne siano di quelle che sostengono l'esatto contrario...)

 
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AuthorReply
weareblind

Re: DL condannati dalla Cassazione.

February 9 2004, 9:14 AM 

Davvero interessante; sentenze che guardano dritte la sostanza e non il formale. Ma come dice giustamente linoemilio magari ce ne sono di tenore esattamente opposto...

 
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