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Lavoratori a progetto

March 22 2004 at 6:46 PM
ursamaior 

Vorrei portare alla vostra attenzione un fatto accadutomi tre giorni fa.
Vengo intercettato da un'azienda che utilizza dei lavoratori a progetto per fornire servizi a terzi (nella fattispecie trattasi di reception in una clinica).
Pieno di somma onestà, spiego che la "legge Biagi" all'art.66 specifica che la tutela del DLgs626/94 per i lavoratori a progetto è prevista solo nel caso in cui detti lavoratori svolgano la loro prestazione lavorativa nei luoghi di lavoro del committente (ove per committente si intende il tizio con il quale stavo parlando) e che pertanto questi, prestando opera presso luoghi di lavoro terzi, non erano tutelati.
In ogni caso va presso l'ASL ad informarsi meglio e (ancora una volta C.V.D.) questi senza neanche conoscere il testo della normativa (cosa da loro stessi confermatami) gli hanno risposto che a loro non importa nulla, che loro un verbale (es. per mancate visite di idoneità) lo avrebbero elevato lo stesso "tanto sfido qualunque giudice a darci torto quando si tratta di tutelare la salute dei lavoratori".
Fermo restando che sulla tutela dei lavoratori non ci piove, ancora una volta (vedi post comunicazione ASL), mi chiedo dove sia il garantismo se un qualunque UPG può fare un verbale su situazioni assolutamente e precisamente definite dalla legge.
Sia ben inteso che il problema non è solo quello di applicare la 626 ad un caso acclaratamente escluso dalla normativa, ma anche di applicarla bene perchè ad un lavoratore a progetto (che gode di elevata autonomia decisionale e operative) non si possono imporre le visite mediche o l'obbligo di indossare i DPI.

 
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Re: Lavoratori a progetto

March 22 2004, 7:32 PM 

dice ursamaior:
"Fermo restando che sulla tutela dei lavoratori non ci piove, ancora una volta (vedi post comunicazione ASL), mi chiedo dove sia il garantismo se un qualunque UPG può fare un verbale su situazioni assolutamente e precisamente definite dalla legge."

... e lo dicevo io, stamattina, che si è avviata una settimana da incubo!

C'è sempre, nella vita, qualcuno che si fa più realista del re; direi che i problemi seri cominciano quando c'è parecchia gente che si autoproclama re.

Al prossimo turno, io faccio l'imperatrice, ok???
Nofer

 
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Renato

Re: Lavoratori a progetto

March 22 2004, 7:57 PM 

Ma i lavoratori a progetto non mi sembra che c'erano tre anni fa. Erano i "coccodè" (co.co.co: collaboratori coordinati e continuativi), o sbaglio?

ciao
Renato

 
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Marzio

Re: Lavoratori a progetto

March 23 2004, 8:20 AM 

Tratto dalla circolare MIN. Welfare n. 1/2004 del 08/01/2004: "...Riguardo in particolare alla protezione contro i rischi lavorativi, occorrerà naturalmente considerare che, stante la ratio del d.lgs. n. 626 - principalmente orientata alla tutela della salute e sicurezza dei lavoratori subordinati, ed alla corrispondente responsabilizzazione dei datori di lavoro - non poche prescrizioni di tale provvedimento (per lo più sanzionate penalmente) risultano di problematica applicazione nei confronti di figure, come quelle dei collaboratori, fortemente connotate da una componente di autonomia nello svolgimento della prestazione (in funzione del risultato, ancorchè nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente). Non a caso, per i lavoratori autonomi (figure, sotto questo profilo, assai prossime ai collaboratori) lo stesso d.lgs. 626 ha previsto uno specifico regime di tutela (art. 7)...".

Cioè il Ministero stesso dice che per adempimenti 626 previsti dalla legge biagi si intende l'art. 7, cioè il contratto d'appalto. E non potrebbe essere altrimenti non avendo tali lavoratori alcun vincolo di subordinazione.

In realtà la legge biagi oltre ad aver creato lavoratori di varie categorie:
Serie A - Lavoratori dipendenti settore pubblico e grandi aziende private
Serie B - Lavoratori dipendenti maschi di piccole aziende
Serie C - Lavoratori dipendenti femmine di piccole aziende
Serie D - Lavoratori a progetto maschi
Serie E - Lavoratori a progetto femmine
Serie F - Lavoratori a chiamata
eccetera, eccetera, eccetera...
ha creato, nel nostro settore, una gran confusione. Ad esempio, come fai a parlare di sicurezza sul lavoro ad un lavoratore intermittente? Che diavolo è l'appalto di servizi se non la vecchia intermediazione di manodopera (il cui disposto che ne trasponeva il divieto (L. 1369/60) è stato esplicitamente abrogato).

Mi pare una riforma che non tiene minimante in conto delle esigenze della persona-lavoratore. Una donna lavoratrice a progetto potrà mai avere un figlio senza essere in maniera più o meno esplicita espulsa dal mercato del lavoro.

C'è poco da fare, tutta questa flessibilità è stata concessa solo in una direzione, tendendo in poco conto le esigenze di vita, di sicurezza, di crescita professionale del lavoratore.

E' una normativa estremamente complessa e confusa e come tale si presta, come purtroppo dimostra ursamaior, all'interpretazione soggettiva di questo o quell'ispettore.

Ciao

Marzio



 
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Re: Lavoratori a progetto

March 23 2004, 12:03 PM 

in realtà ursamaior non è che poi si possa agirare il problema con molta facilità..in ogni caso , mettendo il caso chi il lavoratore operi esternamente all'azienda il decreto legislativo 626 impone l'osservanza dell'articolo 7 e quindi di sucuro la formazione.
Sulla questione visite mediche ce ne sarebbe da discutere..ma pensandoci bene un DdL, per una spicciolata di euro, ha tutta la convenienza a far effettuare le visite mediche in quanto è possibile(è successo e succederà sempre)che un lavoratore ritorni da lui e dica.."mio caro ex DdL lavorando con lei ho subito dei danni fisici X in quanto non ho avuto appropriata formazione sui rischi a cui andavo incontro ne visite mediche che attestassero le mie condizioni di salute...."
Comunque occhio anche al regime transitorio...
XI. Regime transitorio.
L'art. 86, comma 1,prevede che le collaborazioni coordinate e continuative stipulate ai sensi della disciplina vigente al momento di entrata in vigore del decreto e che non possono essere ricondotte ad un progetto o a una fase di esso, mantengono efficacia fino alla scadenza e, in ogni caso, non oltre un anno dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo medesimo, ossia non oltre il 24 ottobre 2004.
Sempre per le collaborazioni in atto che non possono essere ricondotte ad un progetto o a una fase di esso e' prevista la facolta' di stabilire termini piu' lunghi di efficacia transitoria, purche' cio' sia stabilito nell'ambito di un accordo aziendale con il quale il datore di lavoro contratta con i sindacati interni la transizione di questi collaboratori o verso il lavoro a progetto, cosi' come disciplinato dal decreto legislativo n. 276/2003, o verso una forma di rapporto di lavoro subordinato che puo' essere individuata fra quelle disciplinate dal «nuovo regime» dei rapporti di lavoro previsti dal medesimo decreto legislativo (job on call, job sharing, distacco, somministrazione, appalto), ma anche gia' disciplinate (contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, a termine, a tempo parziale, ecc.).
Roma, 8 gennaio 2004
Il Ministro: Maroni

Ciao
Salvatore

 
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ursamaior

Re: Lavoratori a progetto

March 23 2004, 9:13 PM 

Giusto per fare qualche precisazione
A Marzio:
La circolare come tu la intendi, non è completa. I lavoratori a progetto che operano nei luoghi di lavoro del committente sono soggetti (e per loro è un obbligo) interamente alla 626, sia per ciò che concerne le visite mediche sia per ciò che concerne la formazione e l'informazione, ma questo solo perché il decreto Biagi lo ha espressamente previsto per cui decadono(solo per questa fattispecie) le caratteristiche di autonomia decisionale e operativa dei lavoratori a progetto.
Quando invece il lavoratore a progetto opera in luoghi di lavoro diversi da quelli del committente, allora in quel caso(come dalla circolare precisato) il lavoratore a progetto è protetto dal regime di tutela generale e gode del diritto di informazione sui rischi e le misure di prevenzione e di emergenza previste dall'articolo 7 della 626, nonché anche a diritto all'assicurazione obbligatoria contro gli infortuni.
La circolare ha inteso dare spiegazioni proprio in merito a quest'ultima situazione, mentre nel primo caso il decreto biagi è sufficientemente chiaro. Continuo pertanto a non comprendere l'arroganza applicativa dell'ispettore che intende imporre le "sue" misure di tutela ai lavoratori a progetto.

Per Salvatore:
in realtà la questione visite mediche non può essere affrontata semplicemente dal punto di vista del datore di lavoro perché lo stesso lavoratore a progetto potrebbe avere tutto l'interesse a non essere visitato, nonostante il datore di lavoro (che, attenzione, in realtà è "committente" e non datore di lavoro) possa ritenere il contrario. In questo caso, se il lavoratore a progetto opera in luoghi di lavoro diversi da quelli del committente, non possono essere in alcun modo "pretese" le visite mediche

 
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Re: Re: Lavoratori a progetto

March 24 2004, 12:50 PM 

Francamente non capisco cosa vuoi dire quando dici..".. lo stesso lavoratore a progetto potrebbe avere tutto l'interesse a non essere visitato..."
Io da DdL (Committente ok;) ) sarei molto preoccupato di questo e direi..ciao Appaltatore ( o che sia lavoratore autonomo o subordinato)... anche perchè "potrei" interpretare questo passaggio nella sua completezza:

L'art. 7 del D.Lgs 626/94 al punto a) richiede che il datore di lavoro committente verifichi l'idoneità tecnico-professionale dei soggetti che intervengono nella realizzazione dell'opera o della prestazione affidata. La modificata concezione di sicurezza e salute sul luogo di lavoro, introdotta proprio dal D.Lgs 626/94 (intesa non più come sola applicazione di norme bensì come acquisizione di capacità organizzative e gestionali per la programmazione della prevenzione in azienda) fa sì che anche l'interpretazione del concetto di requisito tecnico-professionale sia attualizzato e reso più consono alle esigenze introdotte dal decreto stesso.
In pratica l'identificazione del requisito non si esaurisce nell'accertamento del possesso delle capacità tecniche ad eseguire determinati lavori (o nella semplice verifica di possesso di iscrizione alla Camera di Commercio), ma implica anche il possesso e la messa a disposizione di risorse, mezzi e personale adeguatamente organizzati al fine di garantire la tutela della salute e della sicurezza sia dei lavoratori impiegati a svolgere l'opera richiesta che di quelli del committente. In altre parole si concretizza nella capacità dell'appaltatore di realizzare sicurezza...

Se rifiutare una vista medica è realizzare sicurezza allora possiamo chiudere..
Devo dire che con questi pressopposti si delinea un rapporto lavorativo esemplare, di grande distensione..
Non so se tu sei il consulente, ma io al tuo posto cercherei di stemperare il tutto in nome della sicurezza e della tranquillità aziendale..non si può sempre combattere con le autorità di controllo per poche cose spicciole che tra l'altro potrebbero essere mediate tra Committente e Appaltatore.

ciao
Salvatore

 
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Re: Re: Re: Lavoratori a progetto

March 24 2004, 1:09 PM 

La posizione di ursamaior mi trova maggiormente d'accordo rispetto a quella di Salvatore (che pregherei di usare tono un pochino più pacati, qua siamo tutti sulla stessa barca). A mio avviso o una cosa è prevista per legge o non lo è. Se la visita medica non è prevista, non è prevista. Punto. Poco importa poi che Salvatore la giudichi un puntello in più (e ovviamente ha ragione), io come DdL non tirerei fuori dei quattrini (il che non vuol dire che sono tirchio, ma che metto a badget una cifra che è FINITA, cioè non illimitata, e poi mi ci muovo dentro, e poso avere altre priorità).

 
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Re: Re: Re: Lavoratori a progetto

March 24 2004, 1:12 PM 

La posizione di ursamaior mi trova maggiormente d'accordo rispetto a quella di Salvatore (che pregherei di usare tono un pochino più pacati, qua siamo tutti sulla stessa barca). A mio avviso o una cosa è prevista per legge o non lo è. Se la visita medica non è prevista, non è prevista. Punto. Poco importa poi che Salvatore la giudichi un puntello in più (e ovviamente ha ragione), io come DdL non tirerei fuori dei quattrini (il che non vuol dire che sono tirchio, ma che metto a badget una cifra che è FINITA, cioè non illimitata, e poi mi ci muovo dentro, e poso avere altre priorità).

 
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Re: Re: Re: Re: Lavoratori a progetto

March 24 2004, 1:49 PM 

Mi spiace che il mio post sia sembrato agrressivo, ma non erano quelli gli intenti...anzi.
Io penso ad una cosa e cioè che spesso si ci ritrova a dialogare con organi di controllo non sempre attenti o alquanto impegnati nel loro impiego per cui ritengo chè è necessario saper mediare le parti nei casi come questi..in altri casi si trovano persone che tengono conto delle leggi.
Sarebbe fantastico se tutte le norme e leggi fossero rispettate come "leggi" e "norme"..sai che noia
(p.s. ursamaior niente falle in barca )
Ciao
Salvatore

 
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Re: Lavoratori a progetto

March 24 2004, 3:05 PM 

Cerchiamo di fare un pò di chiarezza. Le caratteristiche peculiari di un co.co.co. ora lavoratore a progetto sono:

1) assenza di vincolo di subordinazione
2) coordinamento con le attività del committente
3) indipendenza nel tempo impiegato per l'attività lavorativa.

Da queste tre caratteristiche risulta chiaro che il cococo non è in alcuna maniera assimilabile ad un lavoratore dipendente (comunemente si usa il termine parasubordinazione). Il cococo non deve avere assoggettamento gerarchico al potere direttivo del ddl (requisito questo che caratterizza l'inserimento nell'organizzazione dell'impresa in modo continuativo e sistematico).

E' chiaro? Non deve esserci il vincolo di subordinazione. Non deve inoltre esistere vincolo di orario. Il cococo può entrare in azienda all'ora che vuole ed andarsene quando meglio crede (questo in linea teorica; se così non fosse si tratterebbe di un lavoratore dipendente "mascherato").

Come può un ddl di lavoro imporre qualcosa a questa tipologia di lavoratore esterno alla line aziendale? Quali sono gli strumenti che sono a disposizione del ddl per obbligare il cococo ad indossare i dpi, a sottoporsi a sorveglianza sanitaria, ecc.? Risposta: Nessuno oltre alla persuasione morale.

Tanto è vero che nel D.Lgs. 276/03 non di ddl di lavoro si discute ma di committente. E non esiste il lavoratore ma il collaboratore.

Il comma 4 dell'art. 66 (Diritti del collaboratore a progetto - non obblighi N.d.R) da te citato recita: "...ai rapporti che rientrano nel campo di applicazione del presente capo si applicano le norme di sicurezza e igiene del lavoro di cui al D.Lgs. 626/94, quando la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente..."

Committente non datore di lavoro; art. 7 D.Lgs. 626/94, come del resto comferma la circolare n. 1/2004 del ministero (che riassume tutte le tutele del collaboratore a progetto e non astratte situazione riconducibili all'art. 7 come da te asserito), la quale alla fine conclude: "...per il riassetto normativo in materia di salute e sicurezza sui luoghi di lavoro costituisce l'occasione per un adattamento dei principi generali di tutela prevenzionistica alle oggettive peculiarità del lavoro a progetto".

Concludendo al collaboratore a progetto si applica il 626 se svolge le proprie mansioni nei luoghi di lavoro del committente (=art. 7 D.Lgs. 626/94). In qualsiasi altra situazione al lavoratore a progetto non si applica la normativa di igiene e sicurezza sul lavoro.

Ricordo che credo sia nostro dovere di consulenti far presente al ddl l'eventuale "utilizzo" di lavoratori a progetto con mansioni prettamente da dipendente.

Ciao a tutti

Marzio

 
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ursamaior

Re: Lavoratori a progetto

March 24 2004, 4:57 PM 

Marzio, non so se ho capito bene il tuo penultimo periodo ("Concludendo al collaboratore a progetto si applica il 626 se svolge le proprie mansioni nei luoghi di lavoro del committente (=art. 7 D.Lgs. 626/94). In qualsiasi altra situazione al lavoratore a progetto non si applica la normativa di igiene e sicurezza sul lavoro."), ovvero se stai intendendo che nel caso in cui il lav. a prog. operi nei luoghi di lavoro del committente esso gode solo della tutela dell'art.7 del DLgs626/94. Perchè se così fosse non sono d'accordo.
Ribadisco: il lav. a prog. che lavora nei luoghi di lavoro del committente è INTERAMENTE tutelato dalla 626 (DPI, Visite mediche, ecc.) e non solo dall'art. 7 (che non prevede ad esempio le visite mediche). Questa stranezza è dovuta al fatto che è lo stesso DLgs276/03 a prevederlo e non per interpretazioni.

A parte questo (che potrei anche aver frainteso) credo che Marzio abbia spiegato molto bene come stiano le cose.
E credo che giusta e doverosa sia la sua ultima frase ovvero il solito escamotage all'italiana.

Per Salvatore:
Niente falle in barca?


 
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Marzio

x ursamaior

March 24 2004, 5:52 PM 

Se davvero è come dici tu (e non credo lo sia), non era molto più semplice modificare l'art. 2 comma 1 lett. a) del D.Lgs. 626/94... Si assimilava il lavoratore a progetto al lavoratore dipendente... punto e basta.

A mio avviso la normativa non è chiara e univoca come tu dici, in particolare nell'art. 66; i contrasti tra il testo del D.Lgs. 276/2003 e la circolare di gennaio ne sono un esempio (non lo dico io... ci mancherebbe... lo dicono ormai da tempo Pietro Ichino e Pierguido Soprani...)

Ciao

Marzio


 
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ursamaior

Re: x ursamaior

March 24 2004, 8:17 PM 

Non dubitavo tu dubitassi.
Le misure di tutela sono quelle definite dall'art.66 del DLgs 276/03, ovvero il DLgs 626/94 (per intero, non è specificato il solo art.7). Questo è confermato anche dal fatto che la stessa circ. min. lav. da te citata ribadisce che "si applicano inoltre al collaboratore: il DLgs 626/94 e smi"

 
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ursamaior

Re: Lavoratori a progetto

March 26 2004, 3:33 PM 

Scusate se rilancio l'argomento, ma volevo semplicemente copia-incollare quanto riportato nell'infocrono di oggi:
"Collaborazioni coordinate e continuative
.......Di fondamentale rilievo è in particolare la previsione contenuta nell’art.66, 4°comma, che estende tra l’altro ai rapporti di lavoro a progetto "le norme sulla sicurezza e igiene del lavoro di cui al decreto legislativo n. 626 del 1994 e successive modifiche e integrazioni, quando la prestazione lavorativa si svolga nei luoghi di lavoro del committente..". Si pone così termine ad una situazione per certi versi paradossale secondo la quale la normativa prevenzionale ad oggi ha trovato applicazione finanche agli studenti o agli stagisti esposti a rischi particolari, in quanto espressamente equiparati ai lavoratori dipendenti (art.2, 1°comma, lett.a), 2°periodo, d.lgs.n.626/1994), ma non anche ai collaboratori coordinati e continuativi, in quanto collocati nel lavoro autonomo, ancorchè, d’altro lato, considerati sul piano assicurativo (art.5, d.lgs.n.38/2000)....."

Continuo ad essere certo del fatto che i nuovi collaboratori a progetto "interni" devono fare le visite mediche, devono sottoporsi ai corsi di formazione ed utilizzare i DPI come Dio (o il committente) comanda

 
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Stilo

dubbio

March 26 2004, 4:13 PM 

Sto seguendo l'interessante e vibrante dibattito. Non capisco però una cosa: si parla di applicare l'art. 7 quando il lavoratore a progetto non opera nei locali del committente. Mi pare che su questo siate tutti d'accordo. Ma l'art 7 non si applica 'in caso di affidamento di lavori all'INTERNO dell'azienda'?
Qualcuno mi può spiegare meglio?
Grazie
Stilo

 
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Re: dubbio

March 26 2004, 4:38 PM 

esatto all'interno dell'azienda del Committente e, quindi, all'esterno dell'azienda del lavoroatore a progetto o più semplicemente della sua azienda che ha appaltato il lavoro....

 
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Marzio

Re: Lavoratori a progetto

March 26 2004, 4:47 PM 

Stilo ha perfettamente ragione, l'art. 7 si applica nei locali del committente e, io sostengo, è l'unica cosa che si può applicare nel caso che il collaboratore svolga la sua attività nei locali stessi.
Se il collaboratore svolge la sua opera all'esterno non si applica nulla; il collaboratore non è tutelato punto e basta.

L'art. 66 comma 4 non può avere la pretesa di applicare l'intera 626 al collaboratore perchè non c'è il presupposto normativo fondamentale e cioè che il collaboratore sia soggetto all'art. 5 del 626.

C'è addirittura di ipotizza (dott. Pierguido Soprani) che il combinato disposto tra gli art. 62 comma 1 lett. e) e il 66 comma 4 del D.Lgs. 276/03 sia incostituzionale.

Domanda per ursamaior:
1) il collaboratore si rifiuta di indossare i DPI e si fa male, di chi è la responsabilità?
2) il collaboratore si rifiuta di sottoporsi a sorveglianza sanitaria e a causa di questo si ammala di malattia professionale, di chi è la responsabilità?
3) ci sono tre collaboratori che lavorano nei locali del committente uno per 2 ore la settimana, uno per 20 ore e uno per 40 ore svolgendo una mansione che prevede al sorveglianza sanitaria, la normativa che tu dici si applica a tutti e tre o no? e se no a quali?
4) il collaboratore si rifiuta di sottoporsi al programma di informazione e formazione, cosa fai, gli tagli le mani o cos'altro?

Ciao a tutti

Marzio

 
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ursamaior

Re: Re: Lavoratori a progetto

March 26 2004, 7:08 PM 

Ma perchè devi affermare che non ci sia il presupposto dell'applicazione dell'art.5 del DLgs626/94? è lo stesso DLgs 276/03 che all'art.66 delinea questo presupposto, ovvero afferma (se sussistono obblighi per il committente non si può pensare che non ci siano obblighi per il prestatore d'opera) che nonostante la propria autonomia decisionale e operativa, il lav. a prog. che operi nei luoghi di lavoro del committente deve sottostare agli obblighi previsti nei suoi confronti dal DLgs 626/94, in particolare l'obbligo di sottoporsi a visite mediche, uso dei DPI e obbligo di formazione. Per il resto (gestione dei propri orari lavorativi, modalità di svolgimento dei lavori compatibilmente con la sicurezza ecc.) sono a sua discrezione.
Del resto lo stesso art.62 del DLgs 276/03 afferma che "devono essere messe per iscritto le misure di tutela della sicurezza e salute del collaboratore, FERMO RESTANDO QUANTO PREVISTO DALL'ART.66 comma 4" ovvero anche per quelli che lavorano all'esterno (in quanto cmq debitori di sicurezza per l'art. 2087 c.c.) possono essere previste specifiche misure di tutela, ma per quelli che operano nei luoghi di lavoro del committente, tali misure sono implicite.
La risposta alle tue domande, caro marzio, è pertanto conseguenziale.

 
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Re: Re: Re: Lavoratori a progetto

March 26 2004, 7:31 PM 

Ursamaior scrive: "gestione dei propri orari lavorativi, modalità di svolgimento dei lavori compatibilmente con la sicurezza ecc.) sono a sua discrezione."
Ma non può essere così; perchè uso di certi DPI, visite mediche sopra le 20 ore VDT (tanto x fare un es.) e altro, discendono proprio dalle scelte che farà l'autonomo.

 
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ursamaior

Re: Re: Re: Re: Lavoratori a progetto

March 27 2004, 8:45 AM 

Difatti, il committente, titolare del debito di sicurezza nei confronti del collaboratore a progetto, qualora questi utilizzasse all'interno dei suoi luoghi di lavoro in maniera "sistematica ed abituale" il VDT per più di 20 h/sett (e non "una tantum") è tenuto a sottoporlo a visita medica e il collaboratore a progetto è obbligato a sottoporvisi sulla scorta dell'art.5 DLgs 626/94. Medesima cosa per i DPI.
Ripeto che in ogni caso il DdL deve mettere per iscritto (art.62 DLgs 276/03) le misure di prevenzione da adottare per la sicurezza e salute (e questo sia per i lavoratori a progetto "interni" che per quelli "esterni") e dunque deve prevedere cmq quali DPI il collaboratore deve indossare durante la specifica lavorazione, in particolare se opera nei luoghi di lavoro del committente e presumibilmente (il 99,999999% dei casi) utilizzerà le sue macchine e attrezzature.

 
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Marzio

Re: Lavoratori a progetto

March 26 2004, 7:04 PM 

La soluzione a tutto questa confusione a mio avviso è una sola. I lavori compatibili con i collaboratori a progetto possono essere quelli e solo quelli che non prevedono dotazione di DPI e svolgimento di sorveglianza sanitaria.

Ciao e buon fine settimana a tutti (anche se qui piove...)

Marzio

 
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Marzio

Re: Lavoratori a progetto

March 27 2004, 11:26 AM 

No weareblind. L'art. 5 applicato al lavoratore a progetto è illegale. L'art. 5 prevede esista un vincolo di subordinazione mentre il lavoratore a progetto NON DEVE essere subordinato.
Okkio a non incartarsi in contratti che di fatto rendono il lavoratore a progetto assimilato al subordinato. Si chiama intermediazione di manodopera ed è perseguita penalmente.

Credo comunque che con questa discussione ci siamo chiariti le idee un pochino più le idee (almeno io... eh, eh).

Ciao

Marzio


 
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Marzio

Re: Re: Lavoratori a progetto

March 27 2004, 4:56 PM 

Ops, il precedente post era indirizzato ad ursamaior e non a weareblind come erroneamente indicato...

Ciao

Marzio

 
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Onesto

Lav. a prog.

March 27 2004, 8:11 PM 

Segnalo questo interessante articolo trovato in rete redatto da una esperta di diritto del lavoro.
Buon fine settimana a tutti.

Onesto


Il lavoro a progetto

Dott.ssa Laura Nibi
SOMMARIO

1. Nozione ed ambito applicativo
2. La forma, il corrispettivo, l’estinzione del rapporto
3. Le tutele del lavoratore a progetto.
4. Sanzioni


1. Nozione ed ambito applicativo

Le disposizioni sul lavoro a progetto rappresentano una delle novità più significative del decreto di riforma del mercato del lavoro [1] considerata l’espansione che ha avuto questa tipologia contrattuale nel nostro Paese.

Il crescente e diffuso interesse nei confronti del contratto di collaborazione è stato senza alcun dubbio determinato dalle profonde trasformazioni che il mercato del lavoro sta attraversando in questi ultimi anni. L’affermarsi di nuovi processi produttivi ha indotto le aziende a decentrare o esternalizzare una parte consistente della loro produzione, determinando l’emersione di nuove figure professionali caratterizzate da ampi margini di autonomia gestionale ed organizzativa.

“L’area contrattuale di maggiore incidenza della tendenza espansiva del diritto del lavoro è indubbiamente rappresentata dalle collaborazioni coordinate e continuative rese senza vincolo di subordinazione. Di tali tipologie contrattuali si trova menzione nell’art. 409 c.p.c., che, a seguito della riforma del processo del lavoro avvenuta nel 1973 estende l’applicazione delle norme del processo del lavoro………..ad un insieme eterogeneo di rapporti di lavoro autonomo.” [2].

Il punto di partenza per comprendere la nuova disciplina delle collaborazioni a progetto è costituito dal “Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia”, in cui vengono illustrati gli obiettivi poi recepiti dal Governo nella riforma, in materia di occupazione e mercato del lavoro [3].

In particolare, per quanto attiene alle collaborazioni coordinate e continuative, vengono espresse in modo esplicito perplessità sulle proposte della precedente legislatura, orientate a qualificare tali rapporti come un tertium genus tra lavoro subordinato e lavoro autonomo.

La finalità dell’intervento di riforma è molto chiara: porre fine al ricorso a queste forme atipiche e non regolate di lavoro quale espediente per mascherare rapporti di lavoro subordinati.

Dal punto di vista delle imprese infatti, la collaborazione ha rappresentato un rimedio per avvalersi di manodopera senza passare per le ordinarie assunzioni e con un fortissimo risparmio in termini retributivi, contributivi e normativi.

Attraverso i rapporti di collaborazione, infatti, il datore di lavoro risparmia più della metà dei contributi previdenziali considerato che l’aliquota INPS per questa tipologia di rapporto si aggira intorno al 13% contro quella del 33% dei lavoratori subordinati.

La disciplina del lavoro a progetto è contenuta negli artt. 61-69 del D.lgs. 10 settembre 2003, n.276, ed in una circolare esplicativa emanata recentemente dal Ministero del Lavoro (n.1 /04) che ha fornito una serie di chiarimenti su definizione, campo di applicazione, corrispettivo della prestazione, tutele e regime transitorio.

L’art 61 del D.lgs.276/03 definisce le nuove collaborazioni come quelle riconducibili ad uno o più progetti specifici o programmi o fasi di esso, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con l’organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l’esecuzione dell’attività lavorativa. Requisiti qualificanti della fattispecie dunque sono rappresentati dall’autonomia del collaboratore nello svolgimento della sua attività lavorativa, dalla necessaria coordinazione con il committente e dall’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione [4].

Il progetto viene definito nella recente circolare emanata dal Ministero del Lavoro, come un’attività produttiva ben identificabile che può essere connessa sia all’attività principale che a quella accessoria dell’impresa; il programma di lavoro o la fase di esso si caratterizzano, invece, “per la produzione di un risultato solo parziale destinato ad essere integrato, in vista di un risultato finale, da altre lavorazioni e risultati parziali” [5].

Nell’ambito del progetto o del programma la definizione delle modalità e dei tempi di lavoro deve essere rimessa al collaboratore il quale, operando all’interno del ciclo produttivo del committente, dovrà necessariamente coordinare la propria prestazione con le esigenze dell’organizzazione del committente.

Dall’attuale disciplina delle collaborazioni a progetto restano escluse:

le pubbliche amministrazioni in quanto ciò è espressamente previsto dall’art.1, comma 2, del decreto di riforma del mercato del lavoro [6];
le prestazioni occasionali, intendendosi per tali, i rapporti di durata complessiva non superiore a 30 giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a Euro 5.000;
le professioni intellettuali per l’esercizio delle quali è necessaria l’iscrizione ad appositi albi professionali;
i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa resi ed utilizzati in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali ed agli Enti di promozione sportiva riconosciute dal CONI;
i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle Società, i partecipanti a collegi e commissioni, nonché coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.

Il passaggio dalle co.co.co. al lavoro a progetto avverrà comunque non prima di un anno dall’entrata in vigore del decreto. Le collaborazioni coordinate e continuative stipulate ai sensi della disciplina vigente, che non possono essere ricondotte ad un progetto o a una fase di esso, mantengono efficacia fino alla loro scadenza e, in ogni caso non oltre un anno dall’entrata in vigore del provvedimento. Va inoltre sottolineata la possibilità concessa alla contrattazione collettiva di derogare alla nuova disciplina con eventuali accordi sindacali stipulati in sede aziendale dai sindacati comparativamente più rappresentativi sul piano nazionale, accordi che potranno infatti stabilire termini diversi di efficacia per le collaborazioni coordinate e continuative, anche superiori ad un anno.


2. La forma, il corrispettivo, l’estinzione del rapporto.

Il contratto è stipulato in forma scritta e deve contenere, ai fini della prova, i seguenti elementi:


a) indicazione della durata, determinata o determinabile, della prestazione di lavoro;

b) indicazione del progetto o programma di lavoro, o fasi di esso, individuato nel suo contenuto caratterizzante, che viene dedotto in contratto;

c) il corrispettivo e i criteri per la sua determinazione, nonché i tempi e le modalità di pagamento e la disciplina dei rimborsi spese;

d) le forme di coordinamento del lavoratore a progetto al committente sulla esecuzione, anche temporale, della prestazione lavorativa, che in ogni caso non possono essere tali da pregiudicarne l’autonomia nella esecuzione dell’obbligazione lavorativa;

e) le eventuali misure per la tutela della salute e sicurezza del collaboratore a progetto, fermo restando quanto disposto dall’articolo 66, comma 4.

Sebbene la forma scritta sia richiesta ad probationem, sembra assumere valore decisivo rispetto all’individuazione del progetto, del programma o della fase di esso in quanto, come ha rilevato opportunamente il Ministero del Lavoro nella recente circolare interpretativa, in assenza di forma scritta non sarà agevole per le parti contrattuali dimostrare la riconducibilità della prestazione lavorativa ad un progetto o fase di esso.

E’ prevista inoltre la possibilità del rinnovo della collaborazione sia per un progetto analogo che per uno avente contenuto del tutto diverso.

Il corrispettivo deve essere proporzionato alla quantità e qualità del lavoro eseguito e deve tenere conto dei compensi normalmente corrisposti per analoghe prestazioni di lavoro autonomo nel luogo di esecuzione del rapporto.

La risoluzione del contratto è ovviamente connessa alla realizzazione del progetto o del programma o della fase di esso che ne costituisce l’oggetto.

Le parti possono però recedere prima della scadenza del termine per giusta causa o secondo diverse causali o modalità stabilite nel contratto individuale compreso il preavviso.


3. Le tutele del lavoratore a progetto.

Nel libro Bianco era stata espressa chiaramente la volontà di estendere al collaboratore alcune delle tutele minime previste per il lavoratore subordinato.

Non vi sono novità in merito alle tutele assistenziali e previdenziali stabilite dalle norme vigenti a favore dei collaboratori coordinati e continuativi, ovvero:

iscrizione alla Gestione separata [7];
indennità di maternità [8];
indennità di malattia in caso di ricovero ospedaliero [9];
assegno per il nucleo familiare.

L’art.66 del D.lgs. 276/03 prevede in aggiunta ulteriori diritti per il collaboratore a progetto con riferimento a gravidanza, malattia e infortunio i quali comportano la sospensione del rapporto contrattuale, senza erogazione del corrispettivo.

In caso di malattia e infortunio, la sospensione del rapporto non comporta una proroga della durata del contratto, che si estingue alla scadenza. Il committente può comunque recedere dal contratto se la sospensione si protrae per un periodo superiore a un sesto della durata stabilita, quando essa sia determinata, ovvero superiore a trenta giorni per i contratti di durata determinabile.

In caso di gravidanza, la durata del rapporto è prorogata per un periodo di 180 giorni, salva la più favorevole disposizione del contratto individuale.

Il collaboratore ha diritto di essere riconosciuto autore dell’invenzione fatta nello svolgimento del rapporto di lavoro [10]; può inoltre svolgere la sua attività in favore di più committenti, salvo, ovviamente, che una delle prestazioni sia in concorrenza con le altre. A tal fine l’art. 64 del decreto stabilisce il divieto per il collaboratore di diffondere notizie e apprezzamenti riguardanti sia i programmi che l’organizzazione e di compiere atti in pregiudizio dell’attività del committente stesso.

L’ultimo comma dell’art. 66 infine richiama alcune disposizioni applicabili anche ai lavoratori a progetto tra le quali si citano le disposizioni sul processo del lavoro [11], la normativa di tutela e sostegno della maternità [12], le norme sulla sicurezza ed igiene sul lavoro quando la prestazione lavorativa si svolge nei luoghi di lavoro del committente [13], nonché le norme di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali.

Tutti i diritti derivanti dalle disposizioni in esame possono essere oggetto di rinunzie e transazioni tra le parti in sede di certificazioni del rapporto di lavoro secondo lo schema dell’art. 2113 c.c.

4. Sanzioni.
La disciplina delle collaborazioni a progetto si conclude con l’art.69 relativo al “Divieto di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa atipici e conversione del contratto”, che prevede la conversione in rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, ab initio, per tutti quei rapporti di collaborazione coordinata e continuativa che siano stati instaurati senza l’individuazione specifica di un progetto, programma di lavoro o fase di esso.

Il comma 2 del predetto articolo, nel caso in cui successivamente il giudice accerti che la fattispecie al suo esame abbia in realtà configurato un rapporto di lavoro subordinato, prevede la sanzione della trasformazione del rapporto fittiziamente instauratosi tra le parti in quello di fatto realizzatosi.

Il controllo del giudice sarà limitato esclusivamente, in conformità ai principi generali dell’ordinamento, all’ accertamento della esistenza del progetto, programma di lavoro o fase di esso e non potrà essere esteso fino al punto di sindacare nel merito valutazioni e scelte tecniche, organizzative o produttive che spettano al committente.


Con la riforma del lavoro a progetto il legislatore delegato ha fatto una precisa scelta, riconducendo le collaborazioni coordinate e continuative nell’alveo del lavoro autonomo; è stata una scelta importante, condivisibile o meno, che ha superato un dibattito giurisprudenziale che si svolgeva ormai da molti anni.

Si è conferito in questo modo riconoscimento giuridico ad una figura contrattuale sempre più diffusa nel nostro paese, dandone una definizione, delimitandone il campo di applicazione e approntando tutta una serie di tutele minime per il lavoratore a progetto.

A seguito dell’entrata in vigore del decreto, dunque, i datori di lavoro si troveranno di fronte ad un bivio: convertire le collaborazioni fittizie in rapporti di lavoro dipendente oppure far sopravvivere le collaborazioni “autentiche”, a patto di adeguare il rapporto di lavoro alle nuove regole contrattuali.

Sarà opportuno, in ogni caso, attendere il primo periodo di applicazione della nuova disciplina per verificare concretamente se le nuove norme riusciranno ad evitare il c.d. uso - abuso di questa forma contrattuale in funzione elusiva o frodatoria della legislazione posta a tutela del lavoro subordinato.






[1] Il D.lgs. 10 settembre 2003, n. 276, è stato pubblicato sulla G.U. 9 ottobre 2003, n.235.

[2] M.Biagi, ”Istituzioni di diritto del lavoro”- Giuffrè Editore 2001, 151.

[3] Il Libro Bianco sul mercato del lavoro in Italia studiato e progettato dal prof. Marco Biagi, è stato pubblicato nell’ottobre 2001 dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

[4] Cfr. Circolare n° 1/04 emanata dal Ministero del Lavoro.

[5] Cfr nota precedente.

[6] L’art.86 comma 8 del D.lgs. 276/03 rimanda ad un incontro tra il Ministro per la Funzione Pubblica e le Organizzazioni sindacali la possibilità di arrivare a provvedimenti legislativi condivisi, finalizzati all’armonizzazione della materia.

[7] La legge n.335/95 di riforma del sistema pensionistico, ha esteso la tutela previdenziale ed obbligatoria ad alcune categorie di lavoratori autonomi, in particolare i commi da 26 a 32 dell’art.2 istituivano, presso l’INPS una Gestione separata alla quale erano tenuti ad iscriversi tra gli altri, i titolari di rapporti di collaborazione coordinata e continuativa.

[8] La legge 449/97 ha introdotto la tutela economica per la maternità e l’assegno per il nucleo familiare.

[9] La legge n.488/99 ha introdotto la tutela economica in caso di ricovero ospedaliero per malattia.

[10] I diritti e gli obblighi delle parti sono regolati da leggi speciali, compreso quanto previsto dall’art. 12 bis della legge 22 aprile 1941, n.633.

[11] La legge 533/73: ciò significa che nei contratti a progetto trova applicazione l’art.409, n.3, c.p.c. sul tentativo obbligatorio di conciliazione.

[12] Si veda art.64 del D.lgs.151/2001.

[13] Si veda D.lgs.626/1994 e successive modificazioni e integrazioni.

 
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ursamaior

Re: Lavoratori a progetto

March 28 2004, 10:26 AM 

Caro Marzio, se fosse come sostieni tu, ovvero che il DLgs 626/94 si applica solo nel suo art.7, mi spieghi che significato avrebbe avuto per il legislatore inserire il concetto che la disciplina del Dlgs 626/94 si applica solo quando la prestazione lavorativa si svolge nei luoghi di lavoro del committente?

Insisto: il legilatore fa riferimento all'intero DLgs 626/94 (letteralmente dal testo, non è un'interpretazione), mentre è una tua interpretazione che esso si applichi solo nell'art.7 .

inoltre, se fosse vera la tua tesi, non capirei allora la necessità e la ratio del comma 4 dell'art.66 del DLgs 276/03, dato che cmq l'art.7 del DLgs626/94 si sarebbe dovuto applicare, anche se il legislatore non ne avesse fatto esplicito riferimento. Che senso ha specificare la tutela del DLgs 626/94 quando tale tutela è implicita dalla stessa 626?
è ovvio che si è voluto estendere il concetto di tutela complessiva a questi lavoratori che, anche quando erano cococo, erano cmq già soggetti e tutelati ma solo dall'art.7 DLgs 626/94

 
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Re: Lavoratori a progetto

March 28 2004, 6:15 PM 

Lungi da me l'idea di far chiarezza (nè vedo come potrei.. ), mi sembra il caso che io riferisca su quanto udito con le mie orecchiette sante dalla voce personale del dott. Maurizio Castro, mercoledì mattina all'apertura del convegno di cui dissi. E voi magari non sapete chi è, costui. E' l'attuale Direttore Generale dell'INAIL, chiamato giustappunto "a progetto" triennale, per reimpostare il maggior istituto assicurativo d'Italia. Note biografiche: già general manager di Azienda del gruppo Zanussi, collaboratore del compianto prof. Biagi; chi di spada ferisce...
Insomma, l'Inail sta studiando "se" e "ma" i lavoratori a progetto possano rientrare tra i soggetti assicurati. Perchè "se" fossero assimilabili ai dipendenti, dovrebbero essere indennizzabili, "ma" poichè sono autonomi non lo sono. Quindi, "se" fossero indennizzabili il DdL dovrebbe pagar premio anche per loro, "ma" poichè non sono indennizzabili il DdL non paga. Pertanto, la futura vocazione dell'Inail sarà sempre più tesa a sviluppare tematiche di prevenzione e/o riabilitative, al fine di contenere il costo delle prestazioni nel budget dei premi.
Tralascio il noferpensiero in merito, più irrilevante che mai: però, ho finalmente capito uno dei tanti perchè dei "lavoratori a progetto" , e prima cococo, adibiti a VDT, oppure allo stampaggio di xxx pezzi con la pressa Y, e così via.
Se un esterno si fa male in fabbrica, o in cantiere, come a casa di amici, la gestione economica del risarcimento del danno è di tipo privatistico. Come i punti dalla patente se la macchina è aziendale.
Ditemi che ho capito male, vi prego.
Nofer

 
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Re: Re: Lavoratori a progetto

March 28 2004, 6:19 PM 

Secondo me, cara Nofer, hai purtroppo capito benissimo. In linea generale stiamo andando verso la direzione del togliere sicurezze e ammortizzatori, ognuno bada a sè e se non ce la fai...

 
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