dott. palmito
| sicurezza in piscina | May 14 2004, 4:28 PM |
Qua sotto trovi qualcosa in merito:
dott. palmito
PS: segnalo al dott. palmito che ho dovuto copia - incollare i contenuti dei due links che aveva riportato in quanto rimandavano all'interno di un SITO COMMERCIALE (= PUBBLICITA' INDIRETTA).
Naturalmente il rimando del ns. gentile collaboratore e' stato involontario ma e' bene sempre ricordare che la pubblicita' nella nostra community e'
ASSOLUTAMENTE VIETATA IN QUALSIASI FORMA ESSA SIA (VOLUTA O NON VOLUTA).
Saluto cordialmente il dott. palmito.
Il Moderatore del Forum di
www.sicurezzaonline.it
La sicurezza in piscina - parte prima
LA SICUREZZA IN PISCINA
Negli ultimi 20 -30 anni la nascita di nuove piscine, la diffusione capillare di scuole nuoto in tutte le regioni, ha prodotto una fortissima riduzione degli incidenti mortali in acqua. Da oltre 1500 all’anno gli annegamenti si sono ridotti del 60-70% e nelle fasce tra i 5 e i 25 anni, un tempo le più esposte ai pericoli dell’acqua la diminuzione tocca anche il 90%.
Merito appunto dell’insegnamento precoce, merito della grande popolarità che il nuoto ha raggiunto anche in Italia, ultima tra le nazioni europee a dotarsi di impianti coperti, ma oggi al livello delle migliori con circa 3500 piscine, con una media di una ogni 15.000 abitanti.
Se saper nuotare mette al riparo dai pericoli dell’acqua, è vero anche che il nuoto tra tutte le attività motorie è quella che presenta il minor numero di rischi. Anzi, possiamo definirlo come lo sport sicuro per eccellenza tanto è vero che l’acqua è l’elemento in cui si affronta nel modo più facile ed efficace ogni forma di riabilitazione motoria.
L’infortunistica collegabile a questo sport si limita a registrare qualche lesione a carico delle spalle o del ginocchio, ma riguarda atleti di alto livello. Il normale frequentatore di piscina al più si potrà lamentare per l’irritazione agli occhi dovuta a sensibilità al cloro, ma basta un buon paio di occhialetti per evitarla. Per il resto le occasioni di farsi male in corsia sono veramente ridotte ai minimi termini. Ad un patto però. Che l’attività sia organizzata con criteri di sicurezza rigorosi che prevengano le situazioni a rischio. Perché purtroppo gli infortuni in piscina sono sempre dovuti a negligenza e quando si verificano hanno un grado di pericolosità elevatissimo.
Detto con altre parole:
1) in piscina incidenti sono rari, ma se capitano possono essere molto gravi.
2) se capita un infortunio in piscina c’è sempre un colpevole
Se durante un allenamento di calcio, di rugby, di atletica, di sci o di ginnastica, come di qualsiasi altra disciplina sportiva un atleta si infortuna, salvo casi di particolare incompetenza o trascuratezza, difficilmente si potrà attribuire una responsabilità al tecnico. Uno sciatore può fratturarsi una gamba anche cadendo da fermo, un calciatore rompersi un menisco scattando per un dribbling o calciando male la palla. Nello sport l’infortunio è una componente dell’attività, un “rischio del mestiere”, nella maggior parte dei casi inevitabile, per quante precauzioni si possano prendere.
Nel nuoto no, in particolare durante i corsi l’incidente può essere sempre ricondotto ad un comportamento negligente. Al contrario, se chi ha il compito di sorvegliare ciò che avviene in vasca si comporta correttamente, l’incidente non può verificarsi.
Questa constatazione risulta pienamente giustificata se si analizzano le cause più frequenti di infortunio in piscina, tutte, inevitabilmente causate da insufficiente sorveglianza o colpevole trascuratezza. Ma a volte anche da eccesso di zelo che porta l’istruttore a concentrare la propria attenzione su un allievo perdendo il controllo del gruppo.
Scena numero 1. L'istruttrice in corsia laterale ferma l'allievo e gli spiega ancora una volta come tenere il capo durante l'esercizio di battuta di gambe a dorso. Gli altri bambini intanto procedono in fila per completare la vasca. Ormai ci sono 10-15 metri tra il primo della fila e il ritardatario su cui si concentra l'attenzione dell' istruttrice. Allarme rosso.
Scena numero 2. Ultimi minuti della lezione, è il momento dei tuffi. I bambini ridono,scherzano, qualcuno ci prova con una spinta per fare cadere in acqua il compagno. Un altro è incerto, l'acqua è fonda, meglio saltare in direzione del bordo vasca per avere subito una presa sicura appena riemerso. Allarme rosso.
Scena numero 3. "Posso uscire per andare in bagno?" " Sì, ma fai presto". L'allievo corre verso i servizi. Allarme rosso.
99 incidenti su 100 si verificano in queste situazioni e le conseguenze possono essere temibili e drammatiche.-
Riprendiamo la scena n. 1. Con un gruppo di principianti in corsia laterale un qualsiasi banalissimo motivo (l' urto contro la corsia o un compagno, un attimo di paura) può causare l'affondamento di un allievo. Possono essere pochi secondi e resterà solo lo spavento. Sufficiente comunque a vanificare completamente un intero programma di ambientamento e lasciare tracce indelebili nella psiche di un allievo. Possono diventare molti secondi o minuti e allora è tragedia.
L’istruttrice non si è allontanata dal bordo vasca, non è venuta meno al suo compito di insegnante, ma ha omesso di prendere le precauzioni necessarie in questa situazione. Ovvero di non perdere mai di vista neppure uno dei suoi allievi Questo significa mantenere sempre nel proprio raggio visivo l’intero gruppo, evitando che anche uno solo dei bambini possa allontanarsi.
Conclusione: se l’istruttore o l’istruttrice mantengono costantemente il controllo degli allievi nessuno di loro potrà affondare. Mai.
Lo stesso vale per la scena n. 2. Anche durante i tuffi i pericoli sono sempre gravissimi quando un bambino si tuffa o cade o cade addosso al compagno che riemerge, o urta con il mento contro il bordo, nel tentativo di afferrarlo con le mani per paura di affondare. Anche qui è evidente che con un controllo attento da parte di chi insegna e un comportamento disciplinato degli allievi si evita qualsiasi rischio di incidente. Sempre
La corsa sul piano vasca infine è l'occasione più frequente di infortunio in vasca ed è solo la buona sorte che decide se tutto si risolve con qualche livido piuttosto che con un'emorragia cerebrale, dato che la caduta conseguente a scivolata, avviene inevitabilmente all'indietro. Come nelle due situazioni precedenti, anche in questo caso ci sarà sempre un responsabile che non ha impedito all’allievo di mettersi a correre. Bambini che camminano non cadono.
Che una lezione di nuoto si possa trasformare in dramma sembra sfuggire a chi organizza le attività di una piscina. La consapevolezza che, se tutto funziona come si deve, quelle dell' acqua sono attività a rischio zero, porta istintivamente a esorcizzare i pericoli. Quando se ne parla con un gestore di piscine, generalmente la reazione è "facciamo le corna" e se si insiste si passa per menagramo. Se poi si va a esaminare cosa viene fatto per prevenire gli incidenti, si constata che nel migliore dei casi a personale e istruttori vengono date delle indicazioni generiche e che per il resto ci si affida al buon senso e alla fortuna, il che è veramente poco.
La sicurezza in piscina - parte seconda
.... continua..
Quello che quasi sempre manca e in vece dovrebbe essere al primo posto nelle dotazioni di una piscina, è un protocollo della sicurezza. Un elenco cioè di comportamenti standard a cui il personale tecnico di vasca non può, ma deve fare riferimento..
Un protocollo, per essere davvero utile deve contenere poche norme, chiare, efficaci e tali da non interferire con l'attività che si vuole proteggere. Deve inoltre distribuire su tutti gli operatori una frazione di responsabilità evitando di concentrare su un solo soggetto (nel nostro caso potrebbe essere il capo istruttore) tutte le incombenze e responsabilità.
Prendiamo in esame le tre situazioni a rischio che abbiamo esaminato.
1) L'affondamento. Escludiamo casi come accaduto un paio di anni fa, del bimbo di tre anni annegato in 70 cm d'acqua in un gruppetto di 7 allievi, con due istruttrici che avrebbero dovuto essere presenti in vasca. Sono casi di negligenza criminale, non fanno testo. Quello che accade di frequente è che l'istruttore perda di vista gli allievi, quasi sempre per aiutarne uno che ha maggiori difficoltà.
Per evitare questo rischio è sufficiente che:
a) le corsie laterali siano dotate di divisioni trasversali a metà vasca e che solo con allievi in grado di eseguire correttamente l'esercizio di galleggiamento verticale possano essere tolte
b) codificare il percorso dell'istruttore sul bordo vasca. Con gruppi da poco in vasca grande e su metà corsia (10-12 metri), deve camminare in avanti all'andata, senza superare mai l'ultimo allievo della fila e al ritorno camminare all'indietro, senza mai farsi superare dal primo. Solo così potrà evitare di perdere di vista qualche bambino.
c) con allievi passati da poco in vasca grande deve essere obbligatorio l'uso del bastone curvo . Dà sicurezza agli allievi e in caso di necessità l'intervento è immediato.
d) in vasca piccola, con bambini di 3-4 anni, limitare al minimo gli spazi, sempre con l'uso di corsie trasversali. Mai voltare le spalle ad un bambino.
e) anche con allievi esperti, mantenere sempre una posizione di ottima visibilità sul bordo vasca, evitando zone "cieche" per riflessi del sole o dell'illuminazione
2) I tuffi. Ancora più rigorose le prescrizioni per l'istruttore
a) disporre ordinatamente in fila gli allievi dietro al blocco evitando qualsiasi manifestazione di esuberanza o indisciplina (è l'unico momento in cui può essere necessario che l'istruttore assuma un atteggiamento severo.)
b) dare il comando del tuffo ad un allievo solo quando quello precedente è emerso ed abbia raggiunto la scaletta o il bordo
c) con i principianti (tuffo "a chiodo") usare il bastone curvo per aiutarli e indirizzarli verso il centro della corsia, evitando che si lancino verso il bordo.
d) con i più esperti (tuffo di testa), far nuotare un paio di metri e per poi uscire lateralmente.
e) con allievi adulti e profondità dell'acqua inferiore a m. 2.50, avvisare del rischio di toccare il fondo
f) con allievi di 3-6 anni in vasca piccola con acqua bassa, tuffi di testa/pancia solo con l'istruttore in acqua. Con allievi più grandi, solo tuffi a chiodo.
3) cadute sul piano vasca. meriterà il premio Nobel l'inventore di un tipo di piastrelle per piscina che siano, da una parte scabre quanto basta per non scivolare e dall'altra facilmente lavabili. Quelle attualmente in produzione di solito non soddisfano né l'una né l'altra condizione. Anche qui pochi accorgimenti ma da rispettare sempre
a) fare entrare e uscire in fila indiana, lentamente e in ordine i gruppi di allievi, evitando che quelli che entrano si incrocino con quelli che escono
b) fare entrare e uscire gli allievi nella stessa zona della vasca dove hanno lasciato l’accappatoio e le ciabattine.
c) raccomandare a tutti gli allievi di andare in bagno prima della lezione, per evitare che debbano uscire durante la lezione
d) metter in ordine il materiale, in particolare le tavolette su cui è facile inciampare e su cui si scivola ancora più che sul bordo vasca.
Ci sono infine altre situazioni di minore pericolo, ma che possono comunque provocare spiacevoli infortuni. E’ il caso di urto tra nuotatori in una stessa corsia o di corsie vicine, soprattutto adulti e di notevole stazza.
A questi va insegnato a tenere rigorosamente la destra, soprattutto all’uscita delle virate. Evitare di far incrociare allievi che nuotano a delfino o delfino e rana.
Abituarli anche a partire distanziati di 5 – 6 metri in ordine di velocità, per evitare che alla virata siano troppo a ridosso uno dell’altro e si scontrino all’uscita dalla spinta.
Evitare per quanto possibile l’uso di pinne e palette che rappresentano un rischio, questo sì difficilmente controllabile
Sono norme che dovranno essere codificate, tenendo conto delle caratteristiche e dell'organizzazione interna dei singoli impianti ed essere osservate "automaticamente". Come un guidatore mette la freccia prima di svoltare senza neppure pensarci, così l'istruttore deve seguire le norme di sicurezza senza dover fare una "scelta". Quelle potrà farle nello sviluppo del suo programma. Per la tutela degli allievi dovrà semplicemente applicare le prescrizioni e lo stesso vale per il responsabile di vasca, che avrà il compito di verificare che non si creino varchi nella rete di protezione tesa a tutelare gli allievi e a evitare incidenti. |
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