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rischio chimico cantieri

June 18 2004 at 10:30 AM
Stilo 

Su questo tema sono completamente spiazzato. Qualcuno ha fatto esperienza? Consigli? Grazie.
Stilo

 
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AuthorReply
Savelli

Re: rischio chimico cantieri

June 18 2004, 11:35 AM 

io più che esperienza ho fatto... pratica!
ho dovuto infatti redigere delle valutazioni per aziende edili e stradali che per le esposizioni specifiche (solitamente elevata quantità di polvere, operazioni particolari svolte in parallelo, quali saldatura, etc. ed utilizzo di sostanze particolari, per le quali comunque richiedo le schede di sicurezza)ho determinato un rischio NON MODERATO, per il quale, a mio avviso, non è possibile agire in via preventiva, ma solo in via protettiva, quando serve, mediante D.P.I. specifici.
è chiaro che tutto viene accompagnato dalla sorveglianza sanitaria specifica.
non ho mai richiesto indagini ambientali specifiche data la notevole variabilità delle lavorazioni e delle condizioni a contorno!fino a questo momento non ho avuto problemi
non so se è il modo giusto di agire, quindi accetto consigli e anche critiche da tutti VOI.
saluti, Savelli

 
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Del Maschio Luca

centinaia di schede

June 18 2004, 12:04 PM 

Ciao Stilo.
Se parli da CSE i controlli sono sull'idonea valutazione rischi chimici di ogni ditta e sull'idonea documentazione allegata dalle varie ditte sui prodotti chimici utilizzati...c'è da dire però che il 90% delle ditte non è assolutamente a conoscenza del 25/02 e, al massimo dello sforzo, consegnano un pacco di 25Kg di schede di sicurezza dei prodotti utilizzati, con delle generiche procedure.
Tra l'altro quando poi vai a vedere se i prodotti utilizzati in cantiere corrispondono a quelli compresi tra le schede di sicurezza molte volte non coincidono...
...in pratica un bel pasticcio; io in genere, in base a tutti i prodotti che vedo ed alle fasi lavorative, preparo delle piccole procedure di sicurezza, specificando se la ditta ha consegnato o meno idonea documentazione e idonea valutazione...
...ogni altra vostra esperienza è utile per mettere a fuoco la questione e migliorare...
Luca

 
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manfro

Re: centinaia di schede

June 18 2004, 12:26 PM 

personalmente valuto il rischio chimico delle imprese in cantiere come per qualunque altra azienda soggetta a 626.
Schede di sicurezza, individuo le pericolosità in base alle sostanze, frasi R, informazioni tossicologiche, eventualmente consulto il MC (ove presente naturalmente) e soprattuo le quantità utilizzate.
Sono peraltro completamente daccordo su quanto detto sopra, interventi strutturali sono da escludere ma otteniamo grossi risultati e riduciamo il rischio utilizzando DPI opportuni come è ovvio e soprattutto approfondendo le ricerche di mercato per trovare prodotti che, a condizionii professionali soddisfacenti, abinano un ridotto impatto tossicologico.
Vi assicuro che soprattutto le piccole aziende (dal muratore all'idraulico) che operano in cantiere, non le considera nessun rappresentante di nessuna azienda e quindi non sanno cosa di nuovo offre il mercato.
salutoni a tutti e buon week end

 
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Stilo

Re: rischio chimico cantieri

June 18 2004, 12:58 PM 

Lo so anch'io che un'impresa edile è soggetta alla 626 come tutte le altre. Ma è proprio qui che nasce il problema. Se applico un algoritmo ad una lavorazione/sostanza, tendo sempre ad ottenere un rischio non moderato. Perchè non posso introdurre tutti quegli elementi di tipo 'riduttivo' quali: inclusione in matrice, circuito chiuso, aspirazione localizzata ecc. Intendo dire che i modelli di valutazione considerano sempre un ambiente di lavoro chiuso. Secondo me, invece, usare diluente all'aria aperta è meno pericoloso che manipolarlo in un ambiente chiuso dotato di aspirazione. Invece il modello mi penalizza, per cui non lo trovo affidabile/applicabile.
E poi c'è il problema delle polveri...
Alla fine, credo abbia ragione Savelli: rischio > moderato e sorveglianza sanitaria x tutti. Tanto, il MC già lo devono avere. Però è una soluzione salomonica che non mi convince pienamente.
Ben vengano altri contributi.
Saluti
Stilo

 
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rischio chimico cantieri

June 18 2004, 8:06 PM 

Vorrei esporre, da vecchio chimico quale sono però profondamente diffidente nei confronti dei prodotti chimici (forse perché nei lontani anni '70 mi sono procurato una bella dermatite da contatto sulle mani che si è trasformata in sensibilizzazione, per cui a distanza di trent'anni non posso venire a contatto con un sacco di sostanze pena eritemi, ragadi ecc.), un paio di considerazioni sugli interventi precedenti.
Punto primo: la valutazione. Il procedimento di valutazione, per come è impostato dal legislatore e per gli strumenti che si hanno a disposizione, è di tipo quanto mai soggettivo, affidato a quella che possiamo indicare come la capacità/sensibilità del valutatore. Non abbiamo infatti a disposizione strumenti che, usati o applicati opportunamente, definiscano inequivocabilmente in modo quantitativo il livello di rischio. Magari fosse così, il nostro lavoro sarebbe per lo meno facile, per non dire banale: inseriamo qualche dato oggettivo in un algoritmo, una funzione o qualcosa di simile e, zac, ti esce il livello di rischio. Invece no, tutti i metodi proposti in qualsiasi campo (rischio da UNI EN 292, movimentazione manuale di carichi da NIOSH e altri, e così via) hanno serie limitazioni e ben precisi confini all'interno dei quali riesci ad individuare un risultato, ma al di fuori dei quali (e questo è il caso che ci si ritrova quasi sempre di fronte) non danno risultati attendibili, per loro stessa ammissione di limitazione.
Lo stesso vale per gli algoritmi proposti per la valutazione dell'esposizione agli agenti chimici (attenzione! quanto segue è una mia personale opinione!): vanno verso una unica soluzione, che è quella più cautelativa per chi ha ideato l'algoritmo: se il risultato ti costringe ad aumentare le protezioni, nessuno potrà mai obiettare che eventuali danni sono da imputare all'autore del metodo applicato. E' un po' quello che si verifica con le schede di sicurezza dei prodotti chimici: anche quelle dei meno pericolosi prevedono tutte le protezioni e precauzioni possibili e immaginabili. Posso condividere il concetto che la protezione debba essere il più ampia possibile, però deve essere anche commisurata all'effettivo rischio: non posso andare a pescare sardine con un cacciatorpediniere, cioè posso, ma il mezzo è sproporzionato allo scopo.
Tutta questa dissertazione per dire che, tutto sommato, le indicazioni fornite dall'art. 72-quater (valutazione dei rischi), se correttamente applicate, sono sufficienti a condurre ad un risultato buono, che può essere migliorato o convalidato solo da rilevazioni ambientali le quali, queste si, non consentono scappatoie. Rimane ovviamente il busillis del termine "moderato". Personalmente, a parte certe attività lavorative particolari, ho stimato in edilizia il livello di esposizione agli agenti chimici come "moderato", prendendo in considerazione le classificazioni di pericolosità indicate dal decreto. In questo caso, le polveri non vengono prese in considerazione (a meno che non si tratti di polveri di particolare classificazione).
Cosa ne dite?
Saluti a tutti

 
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Re: rischio chimico cantieri

June 19 2004, 11:31 AM 

Conoscendo Stilo, e la sua preparazione complessivamente mica male, immagino che più che altro cerchi conferme o sconferme ai suoi sospetti. E allora mi permetterei di raccontare la mia personale esperienza.
Cominciamo dal cemento: quelli più grossolani, dal magrone fino al 350 circa, essendo appunto a maggior granulometria media comportano più che altro esposizione alle cosiddette polveri inerti, di solito silicati com'è ovvio, che hanno caratteristiche di proprietà irritanti (occhi, pelle, apparato respiratorio). I cementi più fini, dal 400 a salire, a queste proprietà irritanti possono abbinare il rischio di sensibilizzazione, che però è tecnicamente dovuto agli additivi, mentre è la proprietà meccanicamente irritante a consentire l'attivazione dei meccanismi di sensibilizzazione portando gli additivi "a contatto" con i sistemi allergenici. Per non parlare della potenziale presenza di silice libera cristallina, che quasi mai è dichiarata dal produttore, ma provatamente si può metamorfizzare (scusa, stilo, mi sembra che si dica così) durante il processo di lavorazione delle sabbie amorfe.
Poi, c'è il problema delle malte e degli intonaci; qui, il rischio è dovuto più che alle polveri, che non sempre sono essere inerti, alla loro natura. Le pozzolane e i calcari non sono sempre puri, dal punto di vista mineralogico, e le prime possono contenere percentuali anche discrete di fluoruri, mentre i secondi in presenza di umidità manifestano una basicità chimica con significativa capacità irritante , soprattutto per occhi e pelle.
I carpentieri in legno hanno tutti i rischi dei falegnami, ivi incluso il rischio cancerogeno da inalazione di polveri di legno duro quando si usa pino o faggio, ma senza arrivare a tanto il rischio di sensibilizzazione è sicuramente presente.
Per i carpentieri in ferro, andiamo dal contatto con eventuali residui di trattamento superficiale dei metalli (zincatura, cromatura meno, lisciviazione, olii minerali) sino ai fumi di saldatura per fare i plinti e le gabbie, ma anche solo per saldare le reti.
I rifinitori, ossia stuccatori e pittori, attualmente usano quasi sempre prodotti "ad acqua", ma il rischio è dato dai pigmenti, che possono essere a base di composti metallici e/o metallorganici, compresi gli arseniati, che insomma proprio benissimo non fanno. Alcuni stucchi tipo "anticheggiante" possono contenere idrocarburi alogenati, trielina compresa, e per le solite misteriose ragioni commerciali, se ciascuno è al di sotto dell'1% non devono nemmeno esser segnalati nell'etichettatura: in quel caso, si va letteralmente "a naso", se non si vuol ricorrere a costosissime analisi sulla composizione. Così come si va di solito a naso per gli smalti (per legni e per metalli), che sono ancora a base di solventi organici, sia aromatici (toluolo e xilolo principalmente) che alifatici (acetoni, metieltilchetoni etc.). Per le pitturazioni orizzontali (segnaletiche) sono assai in voga le vernici bicomponente, con i catalizzatori. Beh, lì il rischio può esser costituito dalla presenza di isocianati (fortemente sensibilizzanti) e dal alcune resine, pure sensibilizzanti ma di meno: certo che a usarle assieme... I piastrellisti hanno a che fare con le colle, e lì ci può esser di tutto (esano, clorurati etc.) come niente (colle viniliche a base acqua con ponteggi di etilenvinilacetato "EVA"). In ogni caso, tutte le colle hanno caratteristiche dermoirritanti: prova, tu, a passarti la coccoina tutti i giorni sui polpastrelli, e poi mi fai sapere!
Restano gli addetti alla conduzione veicoli di cantiere, che sono assimilabili ai camionisti e/o ai vigili urbani: lì, i problemi ci sono per le lavorazioni in sotterraneo, dove il rischio da fumi di diesel è decisamente notevole, giuro provato dosato ben oltre i 5 mg/mc di TLV-TWA. Ma nei lavori in sotterraneo, in questo momento si sta dando grande risalto soprattutto al radon; per inciso, risalto che non condivido appieno, mi sembra davvero una moda se è considerato avulso dagli ulteriori rischi per l'apparato respiratorio comunque presenti.
Mi sembra che non ho dimenticato niente; beninteso, questi sono rischi "di massima", sta a te ponderarli: non ho ancora trovato 1 cantiere 1 del quale si possa dire "uh, guarda, è proprio come quell'altro!"
Nofer

P.S. Ma se sei capace di trovare qualcuno che denunci un'alveolite allergica estrinseca o una dermatite professionale nell'edilizia...

 
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linoemilio

re... rischio chimico

June 21 2004, 11:35 AM 

Il cantiere è un luogo di lavoro troppo disomogeneo per riuscire a codificare determinate azioni di prevenzione.
Concordo con Luca... come CSE mi devo limitare a richiedere le schede dei prodotti, verificare che siano gli stessi quelli usati in cantiere e fare affidamento ai DPI previsti (non foss'altro perchè andando a verificare in cantiere, intendo averli e portarli... anche se ci sto poco rispetto ai lavoratori)
Il 25/02 nei cantieri medio-piccoli è di difficile applicazione pratica anche se devo dire che, anche nelle ristrutturazioni, il rischio chimico è decisamente inferiore ai luoghi di lavoro in ambienti chiusi come le officine e gli stabilimenti.

 
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Stilo

Io farei così...

June 22 2004, 11:59 AM 

Tirando le somme dagli interventi (grazie Nofer per la dotta dissertazione: tutto perfetto)per individuare un criterio di valutazione sostenibile, si potrebbe affermare che in un cantiere sono di difficile applicazione i sistemi di prevenzione. Proprio perchè un cantiere è struttura provvisoria. Largo quindi alle attività di protezione con diffuso utilizzo di DPI. Dal momento che la legge stabilisce che occorre effettuare la valutazione dell'esposizione ai fattori di rischio chimico, non vi è dubbio che i DPI sono misure 'succedanee' all'esposizione. Nel senso: sono esposto al tale fattore per cui indosso il DPI appropriato. Specificato tutto ciò nella relazione ed individuati i fattori di rischio presenti, il ddl (o chi per esso, che è meglio) andrà poi ad attribuire il livello di esposizione che, a mio avviso, sarà quasi sempre superiore a moderato. Tolti forse gli impiantisti.
Il documento si concluderà con l'indicazione delle misure adottate: preventive (sorv. sanitaria)e protettive (DPI).
Salvo effettuazione di indagini più accurate in presenza di lavorazioni particolari.
Potrebbe funzionare?
Saluti
Stilo

 
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Del Maschio Luca

Re: rischio chimico cantieri

June 22 2004, 12:14 PM 

Si, la parte cartacea è a decisamente posto.
Poi vedere se in realtà in cantiere rispettano tutto quello che si è scritto è tutta un'altra faccenda.
In base alle segnalazioni di non conformità o alle carenze che andrai a notare rientreranno in gioco i fattori preventivi, prima fra tutti la formazione specifica.
Luca

 
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linoemilio

re...chimico

June 22 2004, 5:27 PM 

concordo con Stilo

 
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sandro

malattie da lavoro in edilizia

June 25 2004, 3:30 PM 

Magari puo' interessare

http://www.medicocompetente.it/documenti/down/237.doc

Ciao sandro

 
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