<< Previous Topic | Next Topic >>Ritorna all'indice  

Tufo nei giardini: Esiste pericolo concreto da radioattività?

June 18 2004 at 10:48 AM
Mika 

Ciao a tutti. Vorrei proporre una discussione su un tema relativo alla sicurezza calata in un contesto architettonico.
E’ un tarlo che va un po’ oltre la semplice curiosità e merita a mio parere un certo approfondimento.
Un vicino di casa mi ha mostrato il bordo di un’aiuola costituita da circa 50 blocchi rettangolari di TUFO di circa 30 cm x 20 e disposti su tre file verticali.
Lo stesso mi informa di essere venuto a conoscenza che questo materiale cioè il TUFO ha una certa radioattività naturale.
Per scrupolo ha fatto eseguire alcune verifiche con uno strumento che misura la radioattività ed il risultato è stato che a circa 20 cm non si rileva nulla ma a contatto con tale materiale si rileva, seppur modesta, radioattività.
Premetto che sia io che il mio vicino non conosciamo nulla di questa materia però il risultato ha detto che non esiste rischio zero. Infatti, il valore misurato in m/Rem (credo questo sia l’unità di misura) è di 0,05 (con strumento tarato a uno), circa 3 volte superiore al valore di norma espresso dal fondo ovvero dal terreno del giardino.
Chi ha utilizzato lo strumento ha affermato che non c’è un pericolo ma (e questo è il tarlo) è opportuno che nessuno tocchi il tufo.
Pensate che da oltre un anno il muretto di tufo è utilizzato a volte anche come panchina dove si siedono pure i bambini.
Capirete che esiste una certa preoccupazione e per questo motivo ho deciso di sottoporre ad una discussione questo tema nella speranza che qualcuno di voi mi sappia dire qualcosa di più e magari darmi delle informazioni confortanti sulla non pericolosità di questo materiale naturale.
Ringrazio tutti quelli che vorranno partecipare.


 
 Respond to this message   
AuthorReply
Mauro

Radon

June 18 2004, 1:13 PM 

Parzialmente copia-incollata, con aggiunte, commenti e qualche dato

Il Radon 222 è un Gas Radioattivo Naturale incolore, estremamente volatile generato da alcune rocce della crosta terrestre, che decadendo emette radiazioni di tipo alfa. Tra i minerali a più elevata concentrazione vi sono i materiali di origine vulcanica mentre i marmi, travertini, arenarie hanno valori bassi..
L’unità di misura derivata della concentrazione di Radon è: il bq/m3 (Bequerel per metro cubo) che esprime le disintegrazioni al secondo in 1 m3 di materiale o ambiente.
Il Rem e il Rad, oltre ad essere grandezze in disuso (adesso si usano il Sievert e il Gray, che hanno la stessa definizione dei due omologhi, ma che differiscono per un fattore cento) misurano altro, che non la concentrazione in aria: per la precisione la dose efficace e la dose assorbita; sono sostanzialmente misure della quantita’ di energia ceduta per unita’ di massa. Probabilmente (direi sicuramente) cio’ che e’ stato misurato con uno strumento “da campo” e’ un rateo di dose, quindi il risultato dovrebbe essere in Rem/h. Pero’, tenuto conto del fatto che Rem e Rad non si usano da 10 anni, probabilmente la taratura dello strumento non e’ affidabile, con errori anche del 1000%, a dosi cosi’ basse. Insomma.direi che la misura e’ assolutamente inaffidabile, o che quantomeno sarebbe necessario sapere esattamente cosa ha misurato.
La norma introduce una soglia di azione pari a 500 Bq/mc ed una soglia di attenzione di 400 Bq/mc.
La media nazionale della concentrazione di attività del radon in aria evidenziata dalla “Indagine nazionale sulla radioattività nazionale nelle abitazioni” è risultata pari a 70 Bq/mc, mentre da indagini effettuate anche nel comparto bancario sono emersi valori maggiori nelle Regioni Lazio (soprattutto nel Viterbese), Campania, Lombardia.
E’ opportuno ricordare che la Raccomandazione della Commissione Europea del 21 febbraio 1990 relativa alla “protezione della popolazione contro il rischio risultante dalla esposizione al radon all’interno degli edifici” (90/143/Euratom) raccomandava che per le nuove costruzioni fosse fissato un limite di 200 Bq/mc, che in termini di dose significa circa 3 mSv/anno. Il valor medio della dose dovuta ad esposizione a radon nella provincia di Milano e’ di circa 0,82 mSv/anno.
Si diffonde nell’aria dal suolo per diffusione dei fluidi oppure per convezione determinata dai gradienti di pressione presenti nei suoli. Questa differenza di pressione fra suoli ed ambienti chiusi porta il gas attraverso le fessure e piccoli fori dalle cantine/interrati agli ambienti domestici e lavorativi, solitamente in depressione rispetto l’esterno. Negli spazi aperti vieni diluito dalle correnti d’aria e raggiunge solo basse concentrazioni invece negli ambienti chiusi si accumula e raggiunge alte concentrazioni e decadendo produce radionuclidi. L’aria respirata contiene il radon e i sui prodotti di decadimento, queste in quanto particelle solide si attaccano alle pareti interne dell’apparato bronchiale e qui decadono emettendo radiazioni ionizzanti che colpendo le cellule broncopolmonati possono evolversi in tumori. Il problema del Radon e’ un problema di esposizione interna, ovvero del fatto che si respira (o si ingerisce) materiale contenente figli della catena dell’Uranio che arrivano a diventare radon (gassoso) che decadendo ulteriormente diventa Polonio, Piombo e cosi’ via. Questi altri elementi, anche loro radioattivi e allo stato solido, emettono direttamente sul tessuto polmonare e cedono una grossa quantita’ di energia, provocando danni (principalmente alle catene di DNA). Il problema diventa grave se non vi e’ sufficiente aerazione, o quando si formano accumuli di Radon, tali per cui la concentrazione in aria diventa elevata. All’aperto, il problema non dovrebbe esistere: bisogna tenere conto che ci si e’ seri conto dell’esistenza del problema quando all’inizio degli anni ’60, nei paesi nordici, hanno fatto la loro prima comparsa i vetri doppi sigillati e si sono adottate politiche di risparmio energetico. Gli spifferi eliminati hanno eliminato anche quel po’ di ricircolo di aria sufficiente a non far accumulare radon in luoghi chiusi. Negli anni successivi la percentuale di nuovi tumori polmonari e’ decisamente aumentata in quei paesi e se ne e’ scoperto in seguito il motivo. In seguito si e’ scoperto che anche gli impianti di aerazione stessi, utilizzati per il ricircolo di aria negli ambiento interrati o seminterrati (a maggior rischio da Radon) provocavano due ordini di problemi: le anse degli impianti favorivano accumulo di figli del radon (facendo cosi’ diventare cospicua una somma di piccolissime sorgenti) e i filtri, che diventano in questo modo rifiuti radioattivi, e devono essere frequentemente cambiati.

Vi è un consenso generale sul fatto che l’esposizione al Radon rappresenta dopo il fumo diretto, la seconda causa di morte per tumore polmonare”.(Fonte: Rapporto sul Problema dell’inquinamento da Gas Radon nelle Abitazioni). Il danno connesso all’esposizione del radon è l’aumento del rischio per tumore polmonare tanto che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS lo ha classificato tra le sostanze cancerogene di gruppo 1.
Il Radon è responsabile del 50% della dose efficace media annuale alla quale è sottoposto un individuo della popolazione mondiale per effetto delle esposizioni a radiazioni naturali e di circa il 43% della dose efficace media annuale per tutti i tipi di esposizioni”.(Fonte: United Nation Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiations UNSCEAR).

Buon lavoro
Mauro

 
 Respond to this message   

soluzione per case in tufo

June 13 2010, 3:16 PM 

Salve Mauro,ho letto l'articoloo sugli effetti dei muri in tufo.Nel mio paese,spoleto,ci sono migliaia di case costruite con il tufo.ho visto che il tufo non è tiù usato ma non ho mai sentito cosa fare per bonificare le case già esistenti.E' possibile avere una idea sul da farsi per questa bonificazione?grazie per l'attenzione.cordiali saluti domenico musco

 
 Respond to this message   
Mika

Re: Tufo nei giardini: Esiste pericolo concreto da radioattività?

June 18 2004, 5:43 PM 

Ringrazio Mauro per la risposta oltretutto molto dettagliata.
Mi sembra di capire che il pericolo esiste se le radiazioni di radon avvengono in locali chiusi e comunque non areati a sufficienza.
Purtroppo, forse per mia ignoranza, non ho ancora capito se questo TUFO in giardino è pericoloso e meno.
Per quanto riguarda la rilevazione, questa è avvenuta appoggiando sopra i blocchi di tufo il rilevatore, una piccola scatola di colore azzurro con una sonda lunga circa 15 cm attaccata.
Grazie

Mika

 
 Respond to this message   
freddy

Re: Tufo nei giardini: Esiste pericolo concreto da radioattività?

June 18 2004, 11:21 PM 

Bellezza mia, come ingegnere minerario so benissimo quali sono i problemi derivanti dal radon, però nel tuo caso non hai nessun problema. Il problema nasce infatti se il tufo lo usi come materiale da costruzione (case in tufo o in materiale vulcanico in genere), ed è li che i tassi di mortalità per tumori vari sono più elevati.
P.S. se ti preoccupi per un pò di tufo in un giardino, pensa quanto si dovrebbero preoccupare gli abitanti di tutti i castelli romani, dei quartieri appio e tuscolano, quelli abitanti nella zona dei laghi di bolsena e bracciano etc etc, visto che il loro suolo è proprio di quel tipo di materiale.
Ricorda il pericolo reale c'è solo se il luogo è chiuso

 
 Respond to this message   

Eventuale pericolosità del Tufo.

January 22 2012, 10:20 AM 

Buon giono,
Siccome sto per costruire una casa su 2 piani con blocchi di tufo,
vorrei conoscere la fonte dei suoi dati così allarmanti che ho letto, cito:

"Bellezza mia, come ingegnere minerario so benissimo quali sono i problemi derivanti dal radon, però nel tuo caso non hai nessun problema. Il problema nasce infatti se il tufo lo usi come materiale da costruzione (case in tufo o in materiale vulcanico in genere), ed è li che i tassi di mortalità per tumori vari sono più elevati."

vorrei sapere quali tipi di tumori vengono riscontrati, e appunto le fonti mediche da cui lei ha attinto questi dati.
cordialmente Ettore Bergoglio.

 
 Respond to this message   
freddy

Re: Tufo nei giardini: Esiste pericolo concreto da radioattività?

June 18 2004, 11:26 PM 

P.S. Mauro, puoi darmi la versione completa di quell'interessantissimo parziale copia incolla che hai messo?

 
 Respond to this message   
Mika

Re: Tufo nei giardini: Esiste pericolo concreto da radioattività?

June 19 2004, 10:16 AM 

Grazie freddy per la chiarezza.

 
 Respond to this message   
Mauro

proposta linee guida

June 21 2004, 8:35 AM 

E' vero, il problema esiste quando non c'e' sufficiente aerazione. Pero', come dicevo, e' un problema di esposizione interna (polmoni, prevalentemente). Quindi, io lascerei il tufo li' dove sta, pero' non mi ci appoggerei e fare lavare le mani ai bambini, soprattutto se sono ancora nella fase in cui mettono tutto in bocca, e comunque prima di mangiare (non mi intendo di bambini). Non so in quale modo dare raccomandazioni senza spaventare, pero'....lo dico chiaramente, non c'e' bisogno di spaverntarsi.

PROPOSTA DI LINEE GUIDA ORGANIZZATIVE PER LA VALUTAZIONE DEL
RISCHIO GAS RADON.
D.lgs. 241 del 26 maggio 2000, recepimento della direttiva 96/29/Euratom,
D.Lgs 230/95

Dario Russignaga (Coordinatore), Silvia Bergonzi, Francesco Chiappini, Sergio De Paoli, Umberto Bassani, Federico Gianni, Francesco Marchionni, Luigi Rossi.
Coordinatrice amministrativa e segreteria: Isabella Paolini


PROPOSTA LINEE GUIDA GESTIONE RADON.
A.I.A.S. GRUPPO TECNICO GT10 ENTI ASSICURATIVI E FINANZIARI

Il 1 gennaio 2001 è entrato in vigore il D.Lgs. 241 del 26 maggio 2000, recepimento della direttiva 96/29/Euratom, che ha integrato il D.Lgs 230/95, introducendo nel nostro ordinamento norme in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti ed in particolare per il controllo delle esposizioni a sorgenti radioattive non solo artificiali ma anche naturali, coinvolgendo ogni tipologia di luogo di lavoro: esercizi commerciali, banche, ospedali, parcheggi, metropolitane, ecc., per valutare l’esposizione al radon dei lavoratori e della popolazione che frequentano locali sotterranei.
“A causa del gran numero di aziende coinvolte nella problematica, l’attuazione delle disposizioni avrà un notevole impatto sul mondo del lavoro e, pertanto, per la loro applicazione è stato previsto un congruo periodo di tempo.
In particolare le attività coinvolte sono le seguenti::
o attività lavorative in luoghi sotterranei: il datore di lavoro deve effettuare la misurazione della concentrazione di radon entro 24 mesi dall’inizio dell’attività, secondo linee guida emanate dalla cosiddetta Commissione "radon" istituita dall’art. 10 septies del citato decreto.
Regime transitorio : l’obbligo predetto entra in vigore il 1 marzo 2002, fermo restando i 24 mesi di tempo, a partire da quest’ultima data, per effettuare le misure. (art.37, comma 2, D.Lgs.241/00)
q attività lavorative in superficie in zone ben individuate: il datore di lavoro effettua le misure di concentrazione di radon entro 24 mesi dall’inizio dell’attività o dalla individuazione effettuata dalle Regioni, sempre secondo le linee guida della Commissione radon. Le regioni devono in ogni caso effettuare la prima individuazione delle zone entro cinque anni dal 31 agosto 2000.

Con le seguenti linee guida il Gruppo Tecnico Enti finanziari ed Assicurazioni –A.I.A.S. intende approfondire la problematica inerente la valutazione del rischio radon, sottolineandone gli aspetti della normativa di riferimento e le metodologie tecniche applicabili.

0. Premessa.

Il Radon 222 è un Gas Radioattivo Naturale incolore, estremamente volatile generato da alcune rocce della crosta terrestre, che decadendo emette radiazioni di tipo alfa. Tra i minerali a più elevata concentrazione vi sono i materiali di origine vulcanica mentre i marmi, travertini, arenarie hanno valori bassi..
Si diffonde nell’aria dal suolo per diffusione dei fluidi oppure per convezione determinata dai gradienti di pressione presenti nei suoli.Questa differenza d pressione fra suoli ed ambienti chiusi porta il gas attraverso le fessure e piccoli fori dalle cantine/interrati agli ambienti domestici e lavorativi, solitamente in depressione rispetto l’esterno. Negli spazi aperti vieni diluito dalle correnti d’aria e raggiunge solo basse concentrazioni invece negli ambienti chiusi si accumula e raggiunge alte concentrazioni e decadendo produce radionuclidi. L’aria respirata contiene il radon e i sui prodotti di decadimento, queste in quanto particelle solide si attaccano alle pareti interne dell’apparato bronchiale e qui decadono emettendo radiazioni ionizzanti che colpendo le cellule broncopolmonati possono evolversi in tumori.
Vi è un consenso generale sul fatto che l’esposizione al Radon rappresenta dopo il fumo diretto, la seconda causa di morte per tumore polmonare”.(Fonte: Rapporto sul Problema dell’inquinamento da Gas Radon nelle Abitazioni). Il danno connesso all’esposizione del radon è l’aumento del rischio per tumore polmonare tanto che l’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro dell’OMS lo ha classificato tra le sostanze cancerogene di gruppo 1.
Il Radon è responsabile del 50% della dose efficace media annuale alla quale è sottoposto un individuo della popolazione mondiale per effetto delle esposizioni a radiazioni naturali e di circa il 43% della dose efficace media annuale per tutti i tipi di esposizioni”.(Fonte: United Nation Scientific Committee on the Effects of Atomic Radiations UNSCEAR).

L’unità di misura derivata della concentrazione di Radon è: il bq/m3 (Bequerel per metro cubo) che esprime le disintegrazioni al secondo in 1 m3 di materiale o ambiente.

La norma introduce una soglia di azione pari a 500 Bq/mc ed una soglia di attenzione di 400 Bq/mc.
La media nazionale della concentrazione di attività del radon in aria evidenziata dalla “Indagine nazionale sulla radioattività nazionale nelle abitazioni” è risultata pari a 70 Bq/mc, mentre da indagini effettuate anche nel comparto bancario sono emersi valori maggiori nelle Regioni Lazio (soprattutto nel Viterbese), Campania, Lombardia.
E’ opportuno ricordare che la Raccomandazione della Commissione Europea del 21 febbraio 1990 relativa alla “protezione della popolazione contro il rischio risultante dalla esposizione al radon all’interno degli edifici” (90/143/Euratom) raccomandava che per le nuove costruzioni fosse fissato un limite di 200 Bq/mc.

1. La valutazione del rischio. Aspetti normativi.

Il D.Lgs. n. 626/94 così come modificato dalla legge 1 marzo 2002 n. 39 laddove l'art. 4, comma 1 è stato così sostituito: " 1. Il datore di lavoro, in relazione alla natura dell'attività dell'azienda ovvero dell'unità produttiva, valuta tutti i rischi per la sicurezza e per la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, anche nella scelta delle attrezzature di lavoro e delle sostanze o dei preparati chimici impiegati, nonchè‚ nella sistemazione dei luoghi di lavoro". Rispetto al testo precedente, viene precisato che l'ambito di applicazione della metodologia della valutazione del rischio è estesa a tutti i rischi a cui vanno incontro i lavoratori in forza del rapporto di lavoro e non più solo quelli “generati” dalla attività caratteristica dell’impresa ma anche quelli che, pur non ascrivibili " alla volontà diretta del datore di lavoro", sono potenzialmente esistenti "sul lavoro" ed in grado di generare danno in caso di esposizione.
Ricordiamo inoltre che il DPR 303/56 prevede che le lavorazioni “non diano luogo a emanazione nocive e non espongano a temperature eccessive, siano rispettate le norme di sicurezza e si provveda con mezzi idonei alla aerazione, alla illuminazione ed alla protezione contro l’umidità”.
In quest’ottica le indicazioni del D.Lgs 241/00 relative alla valutazione dei rischi di esposizione a radiazioni ionizzanti di origine naturale si integrano nel processo di valutazione dei rischi potenziali dell’ambiente di lavoro e con tutte le prescrizioni relative alla salute e sicurezza.
Nel documento di valutazione di cui all’art. 4 del D.Lgs 626/94 si dovrà quindi valutare anche l’eventuale presenza di rischio derivante dalle radiazioni ionizzanti emesse da sorgenti radioattive naturali.

Tale obbligo di valutazione del rischio è posto a carico del datore di lavoro, che si avvale della collaborazione del Responsabile del Servizio Prevenzione e Protezione e del Medico Competente.

Ricordiamo che l’aggiornamento del Documento di Valutazione del Rischio comprende:
q l’ individuazione dei rischi di esposizione,
q la loro valutazione con l’indicazione dei criteri e delle metodiche utilizzate
q la predisposizione delle conseguenti misure ed il loro programma di attuazione.

Al fine di stabilire le misure preventive e protettive da attuare, il Datore di Lavoro deve pertanto effettuare una valutazione della presenza di sorgenti di radiazioni naturali che conducano ad un significativo aumento dell'esposizione dei lavoratori o di persone del pubblico che non può essere trascurato dal punto di vista della radioprotezione.

Le disposizioni del decreto si applicano alle attività lavorative che comprendono – capo III bis, art 10 bis:

q attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del radon o del toron o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in particolari luoghi di lavoro quali tunnel, sottovie, catacombe, grotte e, comunque, in tutti i luoghi di lavoro sotterranei;
q attività lavorative durante le quali i lavoratori e, eventualmente, persone del pubblico sono esposti a prodotti di decadimento del radon o del toron, o a radiazioni gamma o a ogni altra esposizione in luoghi di lavoro diversi da quelli di cui alla lettera a) in zone ben individuate o con caratteristiche determinate;

Per le attività di cui alla lettera a) l’esercente ha 24 mesi di tempo, a partire a partire dal 1 marzo 2002 (o dall’inizio dell’attività), per eseguire un controllo radiometrico nei propri luoghi di lavoro e verificare la concentrazione media anno di gas radon. Il controllo deve essere effettuato seconde le linee guida emanate da una apposita Commissione Tecnica (che ad oggi non è ancora stata costituita) e per la misurazione di laboratorio necessario avvalersi di organismi riconosciuti o, nelle more dei riconoscimenti, di organismi “idoneamente attrezzati” (art. 10 comma ter)
Per le attività di cui alla lettera b) gli adempimenti sono i medesimi con tempi diversi in quanto è necessario che le Regioni e le Province Autonome -entro il 31 agosto 2005- provvedano ad individuare le aree ad elevata probabilità di alte concentrazioni e le pubblichino sulla Gazzetta Ufficiale.
La valutazione sarà effettuata ad intervalli di tempo stabiliti dalla normativa di riferimento e in funzione dei livelli di concentrazione di gas misurati e nuove valutazioni saranno inoltre effettuate ogni qualvolta vengano iniziate nuove attività, o il sito venga incluso ad opera di organismi regionali competenti in materia in zone “critiche”.

Pur in assenza della emanazione del regolamento da parte della apposita commissione ministeriale a scopo precauzionale si reputa opportuno iniziare a provvedere alla pianificazione delle misurazioni nei locali interrati al fine di rispettare i tempi indicati dalla citata norma (entro marzo 2004), e al fine anche di non incorrere in comportamenti sanzionabili.
In attesa della pubblicazione del regolamento si suggerisce di avvalersi di metodologie analitiche riconosciute a livello internazionale, applicate da laboratori riconosciuti idonei.

Una speciale attenzione concerne la protezione delle lavoratrici gestanti. L’art. 69 del decreto 230/95 come modificato, oltre che introdurre un limite di dose per il nascituro, vieta l’attività di tali lavoratrici in zone controllate o sorvegliate e pertanto necessita introdurre tale previsione anche nel capitolo riguardati la valutazione del rischio derivante dalla normativa in materia di tutela della maternità di cui al d.lgs. n. 151/2001. Tale norma prevede infatti che l’azienda con il supporto del medico competente e del Servizio di Prevenzione e Protezione provvede a effettuare una valutazione dei rischi, in particolare quelli fisici, chimici e biologici di cui all’ allegato C della norma, specifica per la sicurezza e la salute delle “lavoratrici gravide, del nascituro ovvero del neonato ”, per verificare se esistono mansioni/lavorazioni alle quali le suddette lavoratrici non possono essere adibite.

2. Proposta di metodologia di valutazione applicata al settore.

Le strutture finanziare ed assicurative sono caratterizzate da un numero elevato di filiali distribuite sul territorio italiano. Inoltre la planimetria e la destinazione d’uso dei locali è sostanzialmente simile nelle varie agenzie, così come le attività che vengono svolte al loro interno.
Ciascuna filiale, tuttavia avrà un numero di locali interrati e/o seminterrati diverso a seconda della dimensione dell’agenzia e delle sue esigenze interne.

Il monitoraggio e la valutazione del rischio gas Radon può essere sviluppato secondo fasi di lavoro:

q FASE 1: Indagine preliminare, stesura e applicazione di un protocollo di intervento

q FASE 2: Attività sul campo: posizionamento e ritiro dei dosimetri

q FASE 3: Raccolta ed elaborazione dei dati di concentrazione Radon e relazione Aggiornamento del Documento di valutazione del rischio. Relazione, valutazione, individuazione misure e programma degli interventi

FASE 1: Pianificazione. Indagine preliminare e stesura di un protocollo di intervento

L’indagine preliminare richiede necessariamente il coinvolgimento, oltre che del datore di lavoro e dei R.S.P.P., anche degli addetti al S.P.&P. e dei R..L.S.

La pianificazione delle attività di campionamento e di misurazione, consistente nella determinazione del numero di rivelatori necessari e nella preliminare individuazione dei punti di campionamento, può essere costituita dalle seguenti fasi di lavoro:

q Definizione ed identificazione dei luoghi di lavoro interrati soggetti a valutazione; si procederà secondo un criterio di priorità considerando i seguenti parametri:
o Distribuzione geografica delle aree di maggiore o minore criticità, in funzione dei livelli di concentrazione di gas radon
o destinazione d’uso dei locali
o tempi di permanenza nei locali
q Studio della planimetria delle filiali, per l’individuazione dei seguenti dati:
q estensione e cubatura complessiva dei locali
q presenza di impianti di climatizzazione o di eventuali prese di aerazione
q presenza di condensa e/o tracce di umidità
q Stesura di un protocollo di intervento contenente le seguenti informazioni:
q Identificazione delle filiali soggette a misura
q Identificazione dei locali soggetti a misura
q Determinazione e codifica del numero di cicli di campionamento e dei dosimetri necessari
q Definizione delle modalità di installazione e manutenzione dei dosimetri
q Redazione delle schede di raccolta dei dati

q Corso di formazione per istruire il personale che dovrà eseguire il posizionamento dei dosimetri e verificare lo svolgimento del monitoraggio.

FASE2: Esecuzione. Attività sul campo: posizionamento e ritiro dei dosimetri

L’attività sul campo verrà svolta su tutte le filiali individuate nella fase precedente.
Tale attività può prevedere lo svolgimento delle seguenti operazioni:

o Uscita di un tecnico per il posizionamento dei rilevatori secondo il protocollo di intervento, all’inizio di ogni ciclo.
o Consegna di una informativa al preposto della filiale, a cui verrà assegnato il compito di controllo e supervisione del corretto svolgimento del monitoraggio.
o Compilazione di scheda informativa sulle caratteristiche dei locali ove sono effettuate le misure con identificazione su planimetria dei misuratori
o Ritiro e consegna dei rilevatori per il successivo sviluppo in un laboratorio qualificato.

FASE3: Valutazione. Raccolta ed elaborazione dei dati di concentrazione Radon e stesura della relazione finale

I dosimetri raccolti, sono quindi sviluppati in un laboratorio qualificato e i valori di concentrazione così ottenuti sono inclusi nella relazione conclusiva, che deve essere consegnata al termine della campagna di monitoraggio.
La relazione può essere così strutturata:
q Intestazione dell’organismo che rilascia il documento, firma della persona che ha effettuato le misure e di chi autorizza il rilascio, dati del committente;
q Riferimenti normativi e indicazione dei livelli di concentrazioni di Radon di riferimento
q Descrizione della strumentazione, della tecnologia utilizzata e delle modalità di calcolo seguite per la valutazione dei valori di concentrazione di radon, periodi di esposizione, incertezza associata a tutti i risultati dee misure.
q Criteri e modalità di esecuzione delle indagini preliminari e del successivo campionamento
q Numerazione ed indicazione su planimetria del posizionamento dei dosimetri
q Raccolta dei risultati ottenuti a seguito dello sviluppo dei rilevatori.

La relazione tecnica costituisce il documento sul quale predisporre la valutazione dei rischi secondo quanto richiesto dall’art. 4 del D.Lgs. 626/94 che dovrà contenere anche l’individuazione delle misure di mitigazione (strutturali e/o organizzative) ed il programma degli interventi predisposto con la collaborazione anche dell’Esperto Qualificato ove si superino i 500 bq/mc.

3. Linee guida operative.

E’ opportuno evidenziare che il Coordinamento Interregionale per la Prevenzione ha costituito un gruppo di lavoro composto da funzionari degli Assessorati Regionali alla Sanità e delle ARPA e coordinato dalla Regione Lombardia e che ha proposto delle Linee Guida operative per le misure di radon gas in ambienti di lavoro sotterraneo.

Tali Linee Guida approvate dalla Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome il 6 febbraio 2003 costituiscono, per l’autorevolezza della fonte, un importante punto di riferimento in particolare per tre aspetti :
q considerazione dei luoghi di lavoro sotterranei e relativa definizione
q metodi di misura delle concentrazioni di radon
q requisiti minimi degli organismi che effettuano le misure
Alla loro consultazione si rimanda per gli ulteriori approfondimenti tecnici generali.

Ricordiamo che per l’art. 30 del D.lgs. n. 626/94 luoghi di lavoro sono quelli destinati a contenere posti di lavoro ubicati all’interno dell’azienda ovvero dell’unità produttiva, nonché ogni altro luogo nell’area dell’azienda ovvero unità produttiva comunque accessibile per il lavoro (locali accessori, di servizio, archivi, magazzini ecc.).

La definizione di locale interrato è in genere contenuta nei Regolamenti Edilizi comunali ma la varietà di questi porta alla necessità di una definizione quanto possibile uniforme. In particolare, per locali interrati il gruppo di lavoro ha inteso “tutti gli ambienti con almeno tre pareti sotto il piano di campagna indipendentemente dal fatto che queste siano a diretto contatto con il terreno circostante o meno”
Questa definizione comporta a comprendere anche i locali che hanno una apertura diretta verso l’esterno e quelli che hanno una intercapedine areata.
Occorre peraltro ricordare che i locali chiusi sotterranei (interrati o seminterrati) in forza dell’art. 8 del DPR 303/1956 non possono essere adibiti al lavoro salvo quando “ricorrano particolari esigenze tecniche. In tali casi si deve provvedere con mezzi idonei all’aereazione, alla illuminazione ed alla protezione contro l’umidità.”
L’uso di tali locali al di fuori di tali specifiche e motivate necessità tecniche può avvenire previa autorizzazione delle competenti A.S.L. purchè le lavorazioni non diano luogo a emanazione nocive e non espongano a temperature eccessive, siano rispettate le norme di sicurezza e si provveda con mezzi idonei alla aerazione, alla illuminazione ed alla protezione contro l’umidità.
Occorre evidenziare che i luoghi di lavoro interrati non sono generalmente occupati con continuità dai lavoratori trattandosi in assoluta prevalenza di locali di servizio, ambienti di passaggio, locali tecnologici, archivi, magazzini, caveau, locali cassette di sicurezza.
In considerazione del fatto che dal punto di vista prevenzionistico quello che è importante è l’esposizione del personale si ritiene che anche in assenza di occupazione continua dei posti di lavoro in locali interrati è opportuno effettuare le misurazioni anche laddove vi sia una permanenza temporalmente significativa del personale (10 ore mensili)

4. Le misurazioni.

Le misurazioni andranno fatte per locali fisicamente separati e qualora in caso di loro numerosità ed uniformità relativamente a tipologia e caratteristiche di ventilazione, di materiali e di tecniche costruttive si potrebbe limitarne la misurazione a quelli tipici, motivandone adeguatamente la scelta e le ragioni ed estendendo successivamente a tutti i locali le misurazioni qualora queste si avvicinino ai valori di attenzione.
Ove riscontrati valori di attenzione si ritiene opportuno integrare le misurazioni anche ai locali al piano terra.
Il numero di dosimetri è in relazione alle dimensioni dei locali (circa 1 ogni 100 mq) e dovranno essere posti ad una altezza da 1 a 3 metri lontani dalle fonti di calore e dalle zone di ricambio dell’aria (bocchette di ripresa, mandata, porte, finestre, intercapedini ecc.)

Le misure devono essere accompagnate da una relazione tecnica redatta dall’Organismo riconosciuto o “idoneamente attrezzato” che ha eseguito la misura o nel caso di intervento dell’Esperto Qualificato indicanti i risultati delle valutazioni, le dosi stimate, le misure di sorveglianza da adottare

5. Metodi di misura.

Gli studi e le ricerche sul radon vengono effettuati con l’impiego di vari metodi di misura che vengono selezionati nel modo più appropriato agli obiettivi da raggiungere. La strumentazione e i metodi di misura del radon possono essere catalogati in relazione alle modalità di campionamento ed al tipo di misura:

- Istantanei
- Continui
- Ad integrazione

5.1.Metodi di tipo istantaneo e metodi a monitoraggio continuo
I metodi di misura di tipo istantaneo (grab sampling) si basano sul campionamento istantaneo di una quantità d’aria prelevata dall’ambiente, oggetto della misura, e introdotta in speciali camere (contenitori di diversa geometria e diametro), che sono una parte integrante degli strumenti di misura.
I metodi a monitoraggio in continuo effettuano, generalmente in modo automatico, simultaneamente il campionamento e la misura. Questi metodi, consentono di determinare numerosi parametri caratterizzanti l’atmosfera inalata e per questo motivo, sono principalmente impiegati per la caratterizzazione delle sorgenti di radon all’interno degli edifici, per la diagnostica e per la sperimentazione e valutazione di eventuali azioni di rimedio.

5.1.1.Camere ad ionizzazione
Le camere ad ionizzazione sono realizzate generalmente a forma cilindrica con un elettrodo centrale che ha la funzione di anodo per la raccolta degli ioni prodotti dalle radiazioni. La misura si basa sulla rivelazione di questi ioni prodotti dalla ionizzazione del gas radon all’interno del volume della camera. Il campionamento può essere effettuato a flusso continuo o con prelievi istantanei. La scelta del tipo di campionamento da effettuare dipende sia dal rapporto dei volumi camera/ambiente di misura che dalla necessità di avere un monitoraggio continuo della misura di radon.

5.1.2.Celle a scintillazione
Le celle a scintillazione, o più comunemente Celle di Lucas, o camere a scintillazione, sono contenitori realizzati generalmente a forma cilindrica di volume variabile, la cui superficie interna è ricoperta da uno strato di solfuro di zinco particolarmente idoneo al processo di scintillazione. La misura si basa sulla rilevazione, da parte di un fotomoltiplicatore, dei fotoni prodotti dall’urto degli atomi di radon presenti nel volume della camera con il solfuro delle pareti. Anche per le camere a scintillazione il campionamento può essere effettuato a flusso continuo o con prelievi istantanei.
Il volume delle camere, sia a scintillazione che ad ionizzazione, influisce sui valori dei parametri che ne definiscono le caratteristiche: fondo, efficienza di conteggio e sensibilità di misura.

5.1.3.Metodo dei due filtri
Il metodo si basa sul conteggio, totale o spettrometrico, dei prodotti di decadimento del radon generati in una camera, a volume variabile e raccolti su un filtro. All’ingresso della camera di decadimento generalmente di forma cilindrica, viene posto un primo filtro che permette di far entrare solo il radon gas, mentre un secondo, posto all’uscita ha lo scopo di raccogliere i prodotti di decadimento che si sono formati durante il tempo di transito all’interno del volume della camera. La sensibilità di misura del metodo dipende, come per i precedenti, dal volume della camera.

5.2.Metodi ad integrazione della concentrazione media del radon
Tali metodi si basano sulla misura integrata nel tempo dell’attività presente nell’ambiente di misura. La grandezza fisica che viene misurata è l’esposizione da radon. Le caratteristiche principali dei diversi rivelatori (carboni attivi, elettreti, Cr-39, Tld, LR-115, ecc.) sono basate sulla sensibilità minima e massima del rivelatore e sulle diverse procedure operative che sono necessarie per eseguire il conteggio delle particelle alfa presenti sul rivelatore. Il rivelatore viene posizionato nell’ambiente di misura per un tempo dipendente dalla sua sensibilità (da 3 a 7 giorni per i carboni attivi, a 80-120 giorni per il Cr-39) e successivamente con un opportuno trattamento viene misurato. Questa tecnica di misura permette di effettuare un grosso numero di campionamenti ad un basso costo.

5.2.1.Rivelatori a carbone attivo
Il dispositivo di misura, denominato cartuccia o canestro, è costituito essenzialmente da un contenitore con una quantità ben definita di carbone attivo. Dopo un tempo di esposizione al gas viene effettuata la misura di spettrometria gamma mediante rivelatore NaI(Tl) o germanio intrinseco, dei discendenti del radon presenti nei carboni. Questa tecnica presenta problemi che dipendono dalle proprietà caratteristiche dei carboni (ogni lotto di canestri deve avere i suoi fattori di calibrazione), e dall’assorbimento e rilascio del radon, in funzione della temperatura e dell’umidità. Se durante il campionamento i valori dei suddetti parametri ambientali variano, la misura di radon può risultare affetta da grossi errori.

5.2.2.Rivelatori a termoluminescenza
I rivelatori a termoluminescenza (TLD) ad alta sensibilità rilevano più tipi di radiazione. Per tale motivo per le misure alfa è necessario l’impiego di una coppia di rivelatori al fine di sottrarre il contributo non dovuto alle particelle alfa.

5.2.3.Rivelatori ad elettrete
La camera ad ionizzazione ad elettreti è un sistema passivo ad integrazione. E’ costituito da un disco di teflon caricato elettrostaticamente (detto elettrete), con caratteristiche di elevata stabilità, posto all’interno di una piccola camera realizzata in materiale plastico elettricamente conduttivo. Il radon gas diffonde nella camera attraverso opportune fessure filtrate e le particelle alfa prodotte dal processo di decadimento ionizzano le molecole d’aria al suo interno. Gli ioni prodotti sono raccolti sull’elettrete causando una riduzione della carica superficiale. Questa è una funzione della ionizzazione totale durante il periodo del monitoraggio e del volume della camera. La differenza di potenziale così generata viene letta con un opportuno sistema.
Esistono camere ad elettreti a breve termine (per misure inferiori a 15 giorni) e a lungo termine (per misure di circa 90-120 giorni); il loro utilizzo dipende dal tipo di applicazione.
Questo metodo ha il vantaggio di essere a basso costo e di facile interpretazione. Ha tuttavia diversi svantaggi quali: la dipendenza della risposta ai raggi gamma (deve essere introdotto un opportuno fattore di correzione), la dipendenza ai campi elettromagnetici esterni e a diversi fattori ambientali (quali temperatura e umidità). E’ inoltre difficile l’archiviazione della misura in quanto l’elettrete perde l’informazione nel tempo.

5.2.4.Rivelatori a tracce nucleari
I rivelatori sono dei polimeri , realizzati in sottili lastre, sensibili alle radiazioni alfa ed insensibili ad altri tipi di radiazioni. Le particelle alfa che interagiscono con il materiale sensibile causano un danno ai legami chimici (traccia latente), il quale viene evidenziato mediante un trattamento chimico e/o elettrochimico. Tali processi amplificano il danno (traccia) fino a renderlo misurabile con diverse tecniche basate sulla lettura ottica. I rivelatori più usati sono : CR-39, policarbonati e nitrato di cellulosa (film Kodak, LR-115).
Questa tecnica, essendo basata sull'esposizione nel tempo del rivelatore, non permette valutare le variazioni (giorno/notte, stagionali, cambiamenti dei parametri atmosferici) tipiche del concentrazione del radon che avvengono in brevi intervalli di tempo, ma consente la valutazione della concentrazione di attività media del radon per un determinato ambiente. Tale caratteristica è fondamentale poichè fornisce precise informazioni sull’esposizione a cui sono sottoposte persone che vivono e lavorano nel luogo sotto esame.
Con questa metodologia è possibile convertire le concentrazioni di attività medie in dose di esposizione; tutto ciò è frutto di analisi e modelli nonchè di rilevamenti sperimentali. Questo approccio è già utilizzato per scopi di regolamentazione da parte di vari organismi di controllo internazionali: il laboratorio inglese NRPB - National RadioProtection Board, che è attualmente l’ente che effettua gli interconfronti e le intercalibrazioni tra i diversi laboratori europei, impiega abitualmente tale tecnologia.

5.3. Scelta del metodo di misura.

Il Dl.lgs. n. 241/2000 prevede la misura di concentrazioni medie di attività annue in quanto l’emissione è variabile nel tempo secondo le stagionalità e le condizioni climatiche. Ancora aperta è la attendibilità di fattori correttivi stagionali per poter riportare all’anno misure di durata inferiore.

La Guida Tecnica al recepimento del Titolo VII della Direttiva 96/29/EURATOM al fine di poter raffrontare il risultato del controllo radiometrico con un limite annuale suggeriva l’adozione di tecniche passive ed indicava nei dosimetri a tracce nucleari quelli che più efficaci rispetto agli obbiettivi della normativa .

Da quanto sopra esposto risulta che sono da scegliersi tecniche di misurazione di lunga durata con modalità di campionamento di tipo passivo e con rilevatori a tracce nucleari (tipi prevalenti LR115, CR39) o a elettreti (dischi di teflon elettrostatici) evidenziando che, come sopra detto, questi ultimi sono influenzati dai raggi gamma e pertanto il loro contributo dovrà essere misurato e ridotto.
La misurazione va estesa per una durata che copra l’annualità anche con più misurazioni con campionamenti da un mese a un anno, per esempio di mesi tre da ripetersi in stagioni diverse,di due rilievi di sei mesi o altre combinazioni.
Si evidenzia peraltro che, in linea generale e dal punto di vista gestionale periodi più lunghi di campionamento riducono i costi (dosimetri, posa, raccolta, analisi)

Per assicurare l’affidabilità dei dati le proposte di Linee Guida richiedono sistemi di taratura e programmi di qualità dei dati e requisiti minimi dei laboratori che effettuano le misure e che quindi possono essere considerati come “idoneamente attrezzati” in via transitoria fino a che non avvenga il riconoscimento da parte di istituti previamente abilitati.
Il gruppo di lavoro interregionale ha proposto quali requisiti tecnici generali che organismi di misura debbono avere i seguenti:
q utilizzo di una tecnica di misura idonea;
q espressione dei risultati secondo le norme di buona tecnica;
q taratura del sistema di lettura/misura utilizzato e controllo del corretto funzionamento delle apparecchiature prima di ogni serie di misure;
q controllo di qualità dell’intero sistema di misura e dei dati prodotti.


6. Misure di intervento.

Per quanto riguarda gli adempimenti connessi alla esposizione al radon nei luoghi di lavoro ad esecuzione della campagna di misurazione nei locali interrati ed a seguito della elaborazione della relazione finale da parte dei laboratori qualificati posto il livello di azione pari a 500 Bq/mc da parte della norma si dovrà provvedere:

o se la misura è inferiore all’80% del livello di azione (400 Bq/mc) l’obbligo è risolto e si provvederà alla ripetizione della misura solo qualora varino le condizioni di lavoro.

o Se la misura è tra l’80% ed il 100% del livello di azione (400 Bq/mc- 500 Bq/mc) si ripeterà annualmente la misura provvedendo altresì allo studio di misure di mitigazione;


o Se la misura supera il livello di azione (500 Bq/mc) si provvederà a:
§ Spedire all’Organo di Controllo la relazione di misura (ARPA, ASL, Direzione Provinciale del lavoro) entro un mese dalla data di rilascio della relazione;
§ Incaricare un esperto qualificato per la valutazione della dose efficace assorbita dai singoli lavoratori
§ Verificare la dose efficace

o Se la dose efficace è inferiore a 3mSv/anno si provvederà a:
§ ripetere annualmente la misura provvedendo altresì allo studio di misure di mitigazione per riportare il tenore di radon al di sotto del livello di azione riducendone la concentrazione
§ predisporre formazione ed informazioni ai lavoratori o ai loro rappresentanti sulle precauzioni ed azioni adeguate da intraprendere per proteggere loro stessi ed altri lavoratori sul luogo di lavoro

o Se la dose efficace è superiore a 3mSv/anno si provvederà a:
§ Far effettuare all’Esperto qualificato la valutazione del rischio;
§ Predisporre le azioni di rimedio ed al termine ripetere la misura entro tre anni;
§ Proteggere i lavoratori esposti applicando quanto previsto al capo VIII ove applicabili. (classificazione dei lavoratori, sorveglianza fisica, sorveglianza medica ecc.)


o Se anche la nuova misura è superiore a 3mSv/anno si provvederà a:
§ Incaricare l’esperto qualificato per la sorveglianza fisica;
§ Incaricare il medico autorizzato per la sorveglianza medica dei lavoratori;
§ Predisporre ulteriori azioni di rimedio con la progettazione e riorganizzazione dei processi di lavoro;
§ riduzione al minimo del numero di lavoratori che sono o potrebbero essere esposti;
§ riduzione al minimo della durata e dell'intensità dell'esposizione;
§ misure igieniche adeguate;
§ ripetere la misura.

Fra gli interventi tecnici di rimedio si possono annoverare:

q diluizione del radon tramite ventilazione e maggiore ricircolo d’aria
q messa in opera di barriere impermeabili,sigillatura degli interstizi, crepe e fessurazioni.
q opportuni drenaggi a livello del suolo e allontanamento del gas tramite condotte d’aspirazione forzata,
q ventizione naturale o forzata del vespaio;
q depressurizzazione forzata del vespaio con sistema aspirante;
q pressurizzazione del vespaio.

La scelta del rimedio o della combinazione di rimedi sarà progettata in relazione alla specifica situazione in collaborazione con l’Esperto qualificato.
Occorre peraltro evidenziare che, come indica la citata circolare ministeriale n. 5/01, fatta eccezione per gli esercenti di asili nido, scuola materna e scuola dell’obbligo, il datore di lavoro, in caso di superamento del livello di azione per il radon di 500 Bq/ m3, può non adottare azioni di rimedio se dimostra, tramite un esperto qualificato, che nessun lavoratore è esposto ad una dose superiore a 3 mSv/anno ( ad esempio in base alle limitate ore annue di permanenza nei locali ove si superano i predetti 500 Bq/ m3).

6.Sistema sanzionatorio

In caso di inadempienza relativamente alla valutazione dell’esposizione dei lavoratori a radiazioni ionizzanti di origine naturale, le sanzioni applicate ricadono nell’ambito dei sistemi sanzionatori previsti dalle due normative di riferimento:
q D.Lgs 241/00 - Capo XI art. 142-bis
arresto sino a tre mesi o ammenda da lire cinque milioni a lire venti milioni per la mancata effettuazione delle misurazioni e/o la non applicazione di opportune azioni di rimedio finalizzate alla riduzione del livello di azione.
q D.Lgs 626/94 - Titolo IX art. 89
arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da lire tre milioni a otto milioni per la mancata valutazione di tutti i rischi generali e specifici e la definizione delle misure di prevenzione e protezione come previsto dall’art. 4 comma 2 del D.Lgs 626/94.

FONTI e RIFERIMENTI
Norme di legge.
D.Lgs. n. 230/95 “Attuazione delle direttive Euratom nn. 80/836, 84/467, 84/466, 89/618, 90/641 e 92/3 in materia di radiazioni ionizzanti”
D.Lgs. n. 241/00 “Attuazione della direttiva 96/29/Euratom in materia di protezione sanitaria della popolazione e dei lavoratori contro i rischi derivanti dalle radiazioni ionizzanti”
Dir. 89/618/Euratom, Dir. 90/641/Euratom, Dir. 92/3/Euratom, Dir. 96/29/Euratom
D.Lgs. n. 626/94 e s.m.i.“Il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori sul luogo di lavoro”
Linee Guida e Circolari.
Linee Guida per le misure di concentrazione di radon in aria nei luoghi di lavoro sotterranei Approvate il 6.02.2003.Conferenza dei Presidenti delle Regioni e delle Province Autonome di Trento e Bolzano.
Circolare n. 5/2001 dell’8 gennaio 2001 Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale

 
 Respond to this message   
Mika

Re: proposta linee guida

June 21 2004, 3:23 PM 

Grazie Mauro, sei stato molto chiaro.

 
 Respond to this message   
freddy

Re: Tufo nei giardini: Esiste pericolo concreto da radioattività?

June 21 2004, 5:27 PM 

Grazie Mauro per la proposta di legge che hai copia-incollato. Sono giuste le tue osservazioni per quanto riguarda i bambini

 
 Respond to this message   
Current Topic - Tufo nei giardini: Esiste pericolo concreto da radioattività?
  << Previous Topic | Next Topic >>Ritorna all'indice