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Antitetanica

September 6 2004 at 4:24 PM
Giancarlo 

Buon giorno a tutti e ben ritrovati, ho visto che le passate ferie (meritate e sempre corte) hanno riacceso il brio degli amici del forum.

Passo alla questione:
In uno degli stabilimenti del gruppo per cui lavoro, ci sono alcuni lavoratori che, nonostante inviti, richiami, consigli , ecc., non vogliono farsi fare l'antitetanica.
Le motivazioni addotte sono le più svariate, nessuna circa eventuali incompatibilità con il vacino.

Cosa si può fare?

Saluti a tutti

Giancarlo

 
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AuthorReply

Re: Antitetanica

September 6 2004, 4:40 PM 

Sospenderli dalle mansioni se le stesse comportano l'obbligo dell'antitetanica, perchè il DdL non può tenerli in servizio con tale rischio. Semplice.
Oppure, portano una certificazione sanitaria inequivoca. Che, se gli prende il coccolone, sono affari loro e del medico che ha fatto il certificato: anche nel caso di infortunio, con conseguente somministrazione di siero antitetanico (ben più pericoloso del vaccino, ai fini immunitari)e reazioni possibili. Oltre tutto, l'idoneità alla mansione è espressa anche in funzione di questi rischi, e il Medico non può ignorarlo, trattandosi di profilassi attiva. Teniamo comunque presente che l'inoculazione di vaccini, quali che siano, senza un'adeguata ricostruzione dei dati anamnestici, può essere seriamente pericolosa per il "paziente". Inoltre, molti Medici Competenti si rifiutano di praticare tale profilassi, che dovrebbe essere somministrata dalle ASL (trattandosi di profilassi obbligatoria ex lege), che però sì e no ce l'hanno per i bambini.
Non sono molto accomodante, da qualche tempo in qua, ma è difficile persino per me continuare ad esserlo in un sistema dove ogni mattina c'è qualcuno che si sveglia e decide di far di testa prorpia.

 
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Giancarlo

antitetanica...

September 8 2004, 12:21 PM 

Carissima Nofer, innanzi tutto un grazie per il tuo parere e per il contributo che porti ogni giorno al forum.
La risposta che mi hai dato è in linea con quanto già ritenevo fosse la strada percorribile; però mi permane un dubbio, cioè:

Se il dipendente porta un certificato che è incompatibile con la vaccinazione (redatto dal medico), come posso io "ddl" esporlo ad un rischio dopo che sono consapevole dell' esistenza del problema?

L'unica soluzione possibile a questo punto è:
a) lo spostamento in un settore di attività dell'azienda ove il pericolo non esiste (se è possibile annullare questo rischio e se esiste in azienda questa possibilità)

b) l'allontanamento dal posto di lavoro per giusta causa.

"Sarà poi difficile provare davanti al giudice che l'azienda ha ridotto effettivamente al minimo il rischio per il dipendente e non poteva fare di più,
sai che gatta da pelare!!!!"

Ps. saluti e ringraziamenti anche a Sandro per le
informazioni date.

Giancarlo

 
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Re: Antitetanica

July 31 2012, 5:47 AM 

Certo. meglio tornare alla dittatura che avere un mondo dove uno possa scegliere. Da quel che vedo non manca molto a farti felice...

 
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sandro

Re: Antitetanica

September 6 2004, 5:02 PM 

riporto quanto comparso (qualora fosse sfuggito) su questo sito sull'argomento proprio oggi
salutoni a tutti

sandro


Immunoprofilassi antitetanica - Negli anni novanta è stata registrata in Italia una incidenza di circa 100 casi/anno di infezione tetanica, con evidente netta riduzione dagli oltre 500 casi/anno degli anni ‘60 e ’70; ciò in virtù della obbligatorietà della vaccinazione per alcune categorie a rischio (Legge 292/63) e per i bambini entro il secondo anno di vita (Legge 419/68).
Risulta evidente che il rischio riguarda oggi, e in futuro riguarderà, i soggetti nati prima del 1968 (età cronologica > 35 anni) e che non hanno svolto il Servizio Militare. Si tratterà pertanto di soggetti prevalentemente di sesso femminile i quali, qualora in attività lavorativa, non hanno ottemperato l’obbligo vaccinale ai sensi della legge 292.

Queste considerazioni inducono una più puntuale sorveglianza, da parte del Medico del Lavoro, di ogni situazione occupazionale in cui ci sia la possibilità di traumi che espongono a rischio tetanico; in siffatte situazioni, e per i lavoratori con livello anticorpale al di sotto del minimo protettivo, si dovrà imporre la vaccinazione alla stregua di tutte le altre misure antinfortunistiche con conseguenti colpe, perseguibili anche penalmente, in caso di inadempienze formali o di insorgenza di malattia.

Altro aspetto da considerare è il pericolo di “iperimmunizzazione” dovuta alla somministrazioni di dosi in tempi troppo ravvicinati, con conseguenti gravi reazioni avverse da formazione di immunocomplessi circolanti.
Risulta allora conveniente utilizzare preventivamente, in soggetti a rischio, un test di emoagglutinazione passiva “in vitro”, che assicura garanzia di elevata sensibilità e specificità ed è inoltre economico.
Altrettanto utile si dimostra l’esecuzione di tale test ad intervalli regolari di tempo, dell’ordine orientativamente dei dieci anni, onde verificare lo stato anticorpale del lavoratore . La conseguenza di tale monitoraggio finisce per determinare la reale necessità di effettuare una dose di richiamo ed evita la consueta pratica, ad ogni ferita, di immunoprofilassi passiva con immunoglobuline umane, con l’ulteriore rischio di reazioni allergiche più o meno severe, fino allo shock anafilattico, o quello, non del tutto escluso, di contagio da altri agenti biologici.
In conclusione queste proposte appaiono in sintonia con il D.P.R. 264 del 7/11/2001 (Regolamento recante modalità di esecuzione delle vaccinazioni antitetaniche): i soggetti in età pediatrica che iniziano la vaccinazione prima del compimento dl settimo anno di vita eseguono la prima vaccinazione a distanza di 4/5 anni ed i successivi richiami a periodi intervallati di dieci anni.

 
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MIK

profilassi

September 8 2004, 1:22 PM 

E' un bel problema quello posto con il quale a volte mi sono scontrato anche io.
allora cerca di schematizzare il discorso:

1) il rifiuto di sottoporsi a vaccinazione è potenzialmente una causa di non idoneità.
La cosa va segnalata per iscritto al MC (che così oltre al lauto stipendio si prende un po di responsabilità, le sue) che potrà emettere il giudizio motivandolo.

2) se non riesci ad allonatanare dal rischio i reticenti alla vaccinazione e non hai altre mansioni che non prevedono la esposizione al rischio, teoricamente dovresti lasciarli a casa (licenziarli per il loro bene, art.4 comma 1 lettera M). Ripeto teoricamente.

3) il MC deve convocare i reticenti ed informarli sui rischi a cui si espongono (art.17 comma 1 lettera e), su tutti i rischi: compreso quello di essere licenziati.

4) per esperienza nessuno dopo rifiuta la vaccinazione.

 
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Re: profilassi

September 8 2004, 6:49 PM 

Confermo. La procedura che adotto io/il mio studio è esattamente quella descritta da Mik. E confermo: alla banale domanda "ti vaccini o vai a casa dove non corri rischi a carico altrui?" in genere prima ancora di rispondere mostrano la parte dove dev'essere praticata l'iniezione. Maniera estremamente salottiera di esprimere il concetto di resa totale e ritiro immediato del rifiuto.
Nofer

 
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lino

Re: Antitetanica

September 8 2004, 6:56 PM 

Insieme ad i medici competenti con cui ho a che fare, preparo un'informativa destinata a coloro che saranno oggetto di potenziale siringata, descrivendo sia i benefici della vaccinazione che le ricadute per un eventuale rifiuto.
Fino ad adesso ha sempre funzionato.

 
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Re: Antitetanica

September 9 2004, 6:22 PM 

per quanto riguarda la questione posta:
innanzitutto e' necessario verificare che i lavoratori degli stabilimenti di cui sopra siano soggetti all'obbligo della vaccinazione (v. elenco L.292/93).
Se rientrano in quelle categorie, allora il datore di lavoro e' in primis responsabile della loro idoneita'; infatti l'art. 4 lett. 3 DPR 303 sancisce che il ddl debba "disporre ed esigere che i lavoratori osservino le norme di igiene...". Dal punto di vista dalla Cassazione tra le "norme di igiene" da osservare, e' posta anche quella prevista dall'art.1 della 292/93.
In altre parole in questo caso il lavoratore non e' idoneo (finche' non si vaccina) prima ancora di essere sottoposto a visita medica e responsabile dell'osservanza delle norme di igiene, come dicono la 303 e la Cassazione, e' il datore di lavoro.
Nei casi in cui i lavoratori non sono soggetti all'obbligo di legge, sara' la valutazione dei rischi ad evidenziare in ogni caso l'eventuale rischio di esposizione al Clostridium tetani ed eventualmente quindi ad individuare come misura di protezione individuale la vaccinazione antitetanica.
Qui potrei fare il pignoletto e dire che la legge non prevede che il medico possa prescivere, ma solo limitare (v. 626), quindi la prescrizione della vaccinazione dovrebbe essere disposta dal ddl (sempre in base all'Art. 4 DPR 303).
Non proseguo oltre nell'argomento, ma non mi dispiacerebbe sentire pareri contrari.
Una curiosita'.
Se le mie fonti scientifiche non mi tradiscono, una volta fatto il primo ciclo di vaccini DT (3 somministrazioni a circa 3,5,12 mesi di vita) sembra che si sia protetti a vita anche con titolo anticorpale inferiore a quello ritenuto protettivo (ci puo' scappare 1 caso ogni 10.000.000 di vaccinati, mai casi mortali).
Comunque sia se all'Istituto Superiore di Sanita' hanno deciso che le rivaccinazioni vengono eseguite ad intervalli regolari di 10 anni (dopo la dose tra gli 11 e i 15 anni come da attuale calendario vaccinale), avranno sicuramente i loro buoni motivi.

 
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