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Metodologie

September 8 2004 at 6:16 PM
 

Quando sviluppate una valutazione di rischio incendio / lavoratrici madri / chimico, ecc., identificate sempre una matrice del tipo R=M X P, al fine di posizionare il rischio ad un dato livello, oppure indicate solo un moderato/non moderato (chimico), alto/medio/basso (incendio), ecc?
Lo chiedo perchè, prendendo come esempio l'incendio, vedo spesso assegnato il valore alto/medio/basso al reparto, non al singolo rischio specifico (che viene comunque descritto e sono riportate le azioni correttive - contenitive).
E quando anche fosse assegnato il valore, una tale scala (di 3 livelli) spesso differisce da quella usata x la 626 (spesso a 5).
Ciò comporta sfasamenti (io potrei valutare un rischio "deposito vernice alla nitro" sia in campo 626
con una scala 1-5, sia in campo VRI con scala 1-3; come li raccordo? e devo raccordarli?)?

Infine una perplessità; un attestato in fotocopia, con originale smarrito, ha gli stessi
effetti dell'originale (es. x corso da 16 ore x RSPP, o x addetto antincendio, ecc.)?

Grazie a tutti anticipatamente!

 
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AuthorReply
lino

Re: Metodologie

September 8 2004, 6:52 PM 

Io uso un'ulteriore matrice di correlazione tra rischi valutati quantitativamente e rischi valutati qualiquantitativamente.

 
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Re: Metodologie

September 8 2004, 8:07 PM 

Non me ne vogliano gli illustri nomi dei post precedenti, ma io che non ho avuto la gioia ma neppure le capacità di fare ingegneria ( ) adotto un sistema che non ha matrici nè numerichè, nè algoritmiche per mettere in correlazione i diversi aspetti della sicurezza che possono essere d'interesse nei vari luoghi di lavoro. Mi rendo conto che non posso chiedere a nessuno di voi di usare la banale logica femminile , tuttavia ho "scoperto" che, ad esempio, un rischio chimico medio-alto è correlato ad un rischio di incendio anche decisamente moderato solo ed esclusivamente in relazione alle sostanze in uso ed alle loro modalità di impiego. Esattamente come a un rischio (chimico) moderato può invece di fatto correlarsi un significativo rischio di esplosione, magari per condizioni occasionali ma possibili, o a procedure operative non corrette.
Magari, ci sono delle matrici ulteriori cui fare riferimento, come credo quelle che usa lino, ma perchè dobbiamo per forza descrivere tutto a Numeri? A scuola, io i voti li capivo, nel senso che un 7 non poteva essere un 4, e viceversa. Ma ricordiamo tutti (quelli che avevano ancora le pagelle con i numeri e non con le frasette preconfezionate.. )quel maledetto 5 e 1/2, dove ci si accapigliava per la differenza con il 6= (pari aritmeticamente a 0,1 su 10...) perchè un po'più di mediocre è ben diverso da quasi sufficiente. E se quei malefici 5 e 1/2 erano spiegati dagli insegnanti ai genitori con "se si fosse impegnato di più, avrebbe avuto la sufficienza e oltre", giù lagne infinite "tu studi poco!!!" e punizioni/restrizioni, se l'insegnate lo spiegava con "non è la volontà, che manca, ma il ragazzo non è proprio portato per la materia", il malcapitato per mesi si sentiva guardato con la compassione che si dedica ad un figlio un po' scemo.
Uguale, per i rischi, quali che siano.
Sul come redigere le relazioni finali, beh', quello è un approccio che ciascuno di noi personalizza secondo i propri schemi mentali. C'è chi preferisce rivoltare come un calzino l'azienda con descrizione reparto per reparto, che dovrebbe servire al DdL a capire dove mettere prima le pezze (N.d.T.: cosa aggiustare prioritariamente), e chi invece preferisce affrontare le singole problematiche/argomenti (luoghi e condizioni, macchine e impianti, rischi fisici e chimici etc., rischio incendio e esplosioni,etc.), che dovrebbe servire al DdL a capire quale aspetto della prevenzione è stato sino a quel momento più curato e quale meno.
La domanda posta da weareblind nasce proprio da questo, secondo me: "e ora, come glielo spiego, a questo DdL, che non tutti i 3 sono uguali, e nemmeno tutti i 2?"
Io, dice che se uno glielo riassume a parole, magari il committente capisce che deve fare, ma non è detto comprenda perchè una cosa classificata "2" in un argomento è ritenuta diciamo buona, mentre un'altra giudicata sempre "2" da un'altra parte è ritenuta diciamo da migliorare. Il rischio reale, in queste situazione, è che il nostro committente si dica " ma quant'è scemo questo, deve aver fatto copiaincolla chissà con la relazione di chi: dove dice che il rischio è 2 , da una parte momenti mi denuncia, e qua invece non lo grassetta nemmeno!"
E lo so che weareblind è tendenzialmente anglofono, perchè da 200 vocaboli-base che hanno riescono a farci i vocabolari mescolandoli con regole assai simili a quelle di abbinamento delle matrici, tuttavia noi di ceppo linquistico latino possediamo davvero fin troppe parole con svariate modulazioni, mi sembra che talvolta sia il caso di servirsene.
Esempio: dire che:
"Nel settore X, la valutazione eseguita denota condizioni di rischio estremamente basso per infortuni da compressione/taglio, mentre sembrano più meritevoli di revisione le condizioni di recupero dei gas/vapori/polveri nelle postazioni indicate con i numeri 2 e 5"
è decisamente diverso dal dire:
"le Macchine/attrezzature del settore X rispondono ai requisiti minimi della normativa applicabile;l'impianto di aspirazione risulta sottostimato in postazioni 2 e in 5".
Nel primo caso, l'espressione usata lascia un senso di complessiva conformità, con suggerimento di miglioramento per un paio di postazioni, la seconda lascia la sensazione che il reparto è quasi uno schifo, perchè le macchine reggono appena alla verifica e i lavoratori sono esposti significativamente a rischio (chimico-fisico-biologico).
Arte vostra, modulare tutto questo. Ma escludo categoricamente che la lettura di un numero, 2-3-28-386.417 o qualunque altro numero vogliate prendere in considerazione, possa esprimere l'una o l'altra sensazione.
Nofer

P.S. non so se è il caso di dirvi con che media uscivo ai quadri del 3° trimestre...

 
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lino

Re: Metodologie

September 9 2004, 7:55 AM 

La mia matrice di correlazione non è numerica ma qualitativa.

 
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Marco

per Nofer

September 9 2004, 11:54 AM 

(... devo ammettere che aspetto con impazienza i tuoi interventi soprattutto per come riesci a colorarli con le faccine più incredibili)



Ciao

Marco

 
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Stilo

Re: Metodologie

September 9 2004, 2:14 PM 

Anch'io, come Nofer, utilizzo un sistema non-ingegneristico ma lessicale nel tradurre in pratica i valori numerici scaturenti dalle singole valutazione e dalle singole matrici.
Non dimentichiamoci chel'individuazione e la valutazione dei rischi sono processi importanti ma non esaustivi del famoso 'documento'. Il quale deve prevedere gli interventi di miglioramento che l'Azienda intende portare avanti. Ed è proprio questa la fase in cui il datore di lavoro capirà se è più importante, che so, realizzare un deposito ventilato per gli infiammabili piuttosto che orientare correttamente il VDT degli impiegati o installare determinati componenti di sicurezza in una macchina. Il tutto a prescindere dai metodi e dai corrispondenti valori numerici attribuiti in fase di valutazione.
Stilo

PS Secondo me Nofer era una secchiona.

 
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SECCHIONA A CHI???

September 9 2004, 3:05 PM 

Per tua informazione, caro stilo , la mia tecnica da studente era quello di offrirmi spontaneamente nei giorni di lezione difficile, salvando anche i compagni di classe, così mi distribuivo "l'impegno" a seconda delle mie necessità di studio
Tanto, facevo sport, e quando vedevo che c'era puzza di interrogazione e io non aprivo il libro da mesi, ero sempre d'accordo con qualche bidello che mi veniva a chiamare per allenamenti urgenti e improvvisi guarda caso proprio nelle ore giuste.
In 5 anni di liceo, mi hanno beccata una sola volta, ma figurati se mi son persa di coraggio, che son riuscita a portare l'interrogazione sull'ultimo argomento che conoscevo.Poi, io ero un'artista a fare l'interrogazione al contrario, che chiedevo al prof di chiarirmi meglio quel punto che... (che in realtà non avevo nemmeno letto).
Heeeeehhhhh... bei tempi...
Solo da poco ho capito che non ho affatto "fatto scemi" i miei prof. E' stato un bellissimo gioco delle parti, dove loro mi hanno riconosciuto da subito una pronta vivacità mentale, mentre io mi crogiolavo beatamente nella mia arguzia.
In realtà, forse non ero tanto vivace, perchè ci ho messo 30 anni, a capire che loro SAPEVANO che io non avevo aperto libro, però sapevano anche che quando l'avrei fatto il risultato sarebbe stato più che sufficiente e mi hanno dato fiducia sulla parola.
Devo a loro, e ai miei compagni di classe, ciò che sono oggi, e tutto quel che sono riuscita ad imparare, partendo dal desiderio di imparare.
No, stilo, secchiona no: meglio un pomeriggio di nascosto al cinema col ragazzino che a casa sui libri. Ma ho sempre mantenuto gli impegni che mi son presa, questo sì.
Nofer

E tu, che media avevi?

 
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Stilo

Re: Metodologie

September 9 2004, 3:56 PM 

Suscettibilina, eh? Ma io scherzavo!
La mia media era sicuramente inferiore alla tua perchè se ero impreparato, facevo la mia bella scena muta e non allestivo sceneggiate uè uè.
Ti abbraccio
Stilo

 
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Mauro

la mia soluzione

September 9 2004, 6:00 PM 

Io concordo con il datore di lavoro una specie di spalmamento delle azioni correttive entro un intervallo di tempo che lui mi fornisce e, dopo aver verificato con lui i numeretti relativi alle valutazioni, che gli presento come indici di priorita', lui si trova delle belle date!
non so se cosi' e' soddisfacente, ma in questo modo evito il problema di correlare in maniera strana, perche' lo strato sul quale si lavora e' il calendario

 
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