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Dogana

September 9 2004 at 11:27 AM
 

Posto molto sporadicamente e spero di non infrangere l'etiquette..

Ho una perplessità.
Le macchine che provengono da paesi extra EU al momento dello sdoganamento ("immissione sul mercato")debbono avere anche la documentazione relativa alla Dichiarazione di Conformità ai requisiti della Dir 98/37 (ovvio per macchine che rientrano in tale direttiva).
Inoltre tra le documentazioni deve esserci anche il Mandante nominato dal costruttore e residente nella EU.
Questo è ciò che stabilisce la Direttiva, come mai le dogane non ottemperano a queste procedure?
Di conseguenza ci troviamo con macchine con caratteristice di sicurezza completamente difformi alla direttiva (specialmente per macchine di provenienza dall'Estremo Oriente) che l'utilizzatore DEVE mettere a norma con notevoli costi oltre che insormontabili difficoltà nel reperimento della documentazione necessaria per approntare il fascicolo tecnico .
cordialmente
lorenzo

 
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Marco

...

September 9 2004, 11:51 AM 

Ciao Lorenzo

... non è esattamente così.

Io posso importare da un paese extra UE una "Macchina" non conforme ai RES, quello che non posso fare è venderla ad un grossista oppure ad un utente finale prima di averla resa conforme.
L'importazione non rientra nelle definizioni previste nell'articolo 1 del Decreto Presidente Repubblica n. 459 del 24.07.1996. Per cui il divieto previsto nell'articolo 2 non si applica alle Dogane.

Mi hanno raccontato un episodio qualche tempo fa a conferma di questa interpretazione.

Saluti

Marco

 
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lino

Re: Dogana

September 9 2004, 12:24 PM 

L'obbligo scatta al momento della vendita.
Il fabbricante o il suo mandatario nella UE dovrà ottemperare a quanto previsto dalla normativa vigente(in Italia dal DPR n° 459/1996)

 
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i conti della spesa

September 9 2004, 2:48 PM 

Faccio un ragionamento "alla femminile" (visto che, IO, posso..).
Un certo tipo di macchina, prendiamo un esempio a caso, diciamo una troncatrice a disco per metalli, prodotta e commercializzata in UE, all'utilizzatore finale/acquirente costa 100 (numero evidentemente a casaccio). Il medesimo tipo di macchina prodotto al di fuori di UE, diciamo corea, ma anche cina, (e non dico argentina perchè lì fabbriche tutte kaputt), sembra che costi 60 (altro numero a casaccio, consideratelo solo una percentuale del 100 iniziale). In realtà, e lo sappiamo bene, l'unica cosa che accomuna i 2 prodotti è l'impiego finale, ma decisamente NON E' la stessa macchina. Infatti, per essere correttamente commercializzata ( e che significa?) la macchina stessa deve quasi sempre subire delle "implementazioni" per conseguire la conformità alle varie normative/direttive etc. etc. etc. Immagino che queste implementazioni siano eseguite in UE, e che le stesse abbiano costi di tipo UE. Orbene, se 100 è il prezzo finale UE all'acquirente finale UE, ragionevolmente (per elementari principi di economia su cui qualcuno decise di istituire l'IVA) il "costo" UE del prodotto finito sarà tra 45 e 55. Altrettanto ragionevolmente, i costi di trasporto del prodotto extra UE senza dubbio incidono in modo significativo sul prezzo finale.
Orbene, poichè comunque a quelli venduti alla fine a 60 bisogna aggiungerci qualcosa, per continuare ad essere concorrenziali ai prodotti con prezzo 100 per forza bisogna spendere meno di 40.
La domanda è: ma siamo sicuri che sia davvero conveniente l'acquisto di una macchina/attrezzatura che comunque vada è di certo pezzottata? Laddove con pezzottata io non intendo solo "imitata", ma proprio addizionata di accessori posticci non previsti, per la cui installazione in ogni caso vado ad alterare la struttura originale prodotta.
Che io abbia la sopradetta troncatrice con marchio UE originale o successivamente ottenuto, la differenza vera mi sarà data dalla durata della macchina nella sua interezza (se salta un pezzo, non è già più conforme) e dalla resa industriale che ne ottengo.
Sempre "alla femminile": se compro al discount un kg di spaghetti senza il contrassegno del produttore nè la data di scadenza, a 20 centesimi, posso anche immaginare che la resa alla cottura non sarà esattamente quella che noi napoletani definiamo al dente, e non mi meraviglierò se durante la cottura gli spaghetti si spezzeranno, lasciando salire a galla una miriade di "pappici" morti.
Il buon Lorenzo si chiede perchè la Dogana non ferma le macchine non marcate. E perchè dovrebbe? E se un signore belga decide di collezionarle proprio così perchè non dovrebbe farlo?
L'importatore ci fa mettere il marchietto e le dà al grossista, guadagnando, il grossista le passa al rivenditore che le vende all'acquirente, guadagnando , e il venditore ha una troncatrice nuova di zecca al 40% in meno di quello che avrebbe altrimenti speso. Arriva l'ispezione di turno, che trova macchine nuove con marchio CE, e siamo tutti molto contenti.
O no?
...sarà che a me gli spaghetti molli mi fanno schifo...
Nofer

 
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Marco

per Nofer (e solo per lei)

September 9 2004, 3:15 PM 

... il fatto è che alcune macchine importate, fatto 100 il valore UE, le puoi acquistare anche a 30.
Questo deriva anche dal fatto che dove le producono le condizioni di lavoro sono, in genere, diverse dalle nostre e si può inquinare l'ambiente liberamente.

Per quanto riguarda la vigilanza è diverso. Chi tenta di operare con rettitudine nella pubblica amministrazione sovente trova gli ostacoli più ... inenarrabili. Il caso delle "Macchine" è emblematico. Basta vedere cosa dice la Legge e come sono stati stravolti gli intendimenti del legislatore (ma forse questo è un argomento che pochi conoscono).

E le faccine???

Saluti

Marco

 
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extra UE

September 10 2004, 1:16 PM 

Okey argomenti conosciutissimi .
Produrre a costi piu bassi, quindi nessun controllo all'inquinamento , alla sicurezza e forse lavoro minorile, grossolaneità delle lavorazioni ...si conosciamo bene questi parametri.
Ma la mia domanda non è questa.
Ecco focalizzando l'affermazione di Nofer .....signore belga decide di collezionarle proprio così perchè non dovrebbe farlo...ecco il punto verissimo non debbo limitare la libertà se questa non lede l'integrità fisica e non danneggi la collettività....verissimo....ma mi domando come puo una mammina riconoscere se il giocattolo che sta acquistando ha i requisiti di sicurezza?
Deve essere il Grossista od il commerciante a Verificare la conformità per la "immissione sul mercato" e qui è la catena debole del sistema....combattuto tra il guadagno ed i rischio che corre....il piu delle volte immette sul mercato con una apocrifa autocertificazione (la maggior parte dei casi ) oppure si affida alla "fortunosa ignoranza" degli acquirenti-utilizzatori ed alla protezione di S. Gennaro per allontanare possibili danni alle persone.
Inoltre in caso di danni alle persone , tra perizie controperizie lungaggi della giustizia la sentenza di colpevolezza quando arriverà? E quali sono le sanzioni?
Non sarebbe tutto piu semplice eseguire le verifiche al momento dell'entata della merce nella EU?
Una dichiarazione di Conformità rilasciata da un Mandante riconosciuto ( come stabilito dalla DPR 459) nell'area EU eviterebbe o quanto meno frenerebbe la "immissione sul mercato " di prodotti a rischio della salute.
Arriveremo in fututo, è auspicabile, ad un controllo piu rigoroso della provenienza del prodotto che stabilirà se questa è stata prodotta rispettando i requisiti fondamenti del rispetto della vita ovvero rispetto per l'ambiente la salute e non ultimo e piu importante per la libertà e protezione delle persone (leggi schiavitu lavoro minorile ecc).

O maremma bona come sono prolisso scusatemi !
Cordialmente



 
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lino

Re: Dogana

September 10 2004, 2:18 PM 

Noi rivolgiamo l'attenzione a "macchine" fabbricate in paesi extraUE ma molto spesso è l'aziendina tutta italiana che "fabbrica" la macchina, redige il fascicolo e la immette sul mercato, il tutto autenticamente falso.
In questo caso il problema è verificare se scatta o meno la forma di controllo esercitata dalle "leggi di mercato".
In altre parole se io fossi la ditta Rossi che fabbrica mole da banco o torni secondo i reali crismi previsti dalle norme tecniche e legislative vigenti, mi incazzerei molto se il mio concorrente sig. Bianchi costruisse i miei stessi prodotti e li immettesse sul mercato ad un prezzo inferiore del mio perchè non gravati dai costi di "ricerca prevenzionale" volti ad ottemperare a quanto previsto dalla normativa vigente.

In questo caso, io come sig. Rossi, potrei tranquillamente comunicare quanto avviene al Ministero delle attività produttive e far partire la procedura prevista dalle direttive macchine e dal relativo provvedimento di recepimento (DPR °459/1996).

Stesso discorso se il rivenditore non acquistasse da me ma dai cinesi o dai coreani e vendesse la mola taroccata nel suo negozio.

Quindi, gli strumenti ci sono.
A quando la volontà per una concreta applicazione?

 
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Re: Dogana

September 10 2004, 6:33 PM 

ooohhhhhhhh!!!!
eccoci finalmente arrivati al punto verso il quale, tra troncatrici e spaghetti, vi volevo trascinare: e grazie di esser caduti nello splendido nofertrappolone che vi ho teso.
Dice lino (copiaincolla testuale): "In questo caso, io come sig. Rossi, potrei tranquillamente comunicare quanto avviene al Ministero delle attività produttive e far partire la procedura prevista dalle direttive macchine e dal relativo provvedimento di recepimento (DPR °459/1996)."
Il problema pratico è che i signori Rossi che sono in giro non hanno spesso il tempo materiale per fare queste cose, perchè stanno correndo dietro alle altre necessità aziendali, giustappunto magari anche di concorrenza sleale da parte dei signori Bianchi. Ma soprattutto, i signori Bianchi sono perfettamente coscienti dei tempi burocratici e delle pastoie legal-amministrative delle procedure ministeriali, quindi intanto continuano a pezzottare allegramente, poi si oppongono alla procedura , campando sui tempi geologici ("biblico" è ormai un tempo breve, al confronto) delle magistrature competenti, poi magari quando si arriva al redde rationem finale o son scaduti i termini, o c'è stato un errore procedurale, o più semplicemente il giudice non comprende di che si sta parlando, e tutto finisce lì. E il danno ulteriore è subito ancora una volta dal signor Rossi che ci ha "appizzato" (N.d.T.= refuso,rimesso, sacrificato) la quota di mercato già persa, i soldi di legale spesi, e alla fine si vede anche ridere in faccia sornionamente dal signor Bianchi di turno. Onde, nessuno innesca il processo.
Cito di nuovo l'ottimo lino: "Quindi, gli strumenti ci sono. A quando la volontà per una concreta applicazione?"
Non sono particolarmente filostatunitense, ma diciamo che ho sempre molto amato la storica frase di J.F.Kennedy: "non chiedetevi cosa può fare il vostro paese per voi, ma cosa possiamo fare noi per il nostro paese."

Ecco, io sostengo che il tempo della volontà di una concreta applicazione degli strumenti/regole è...
O G G I.

Non bisogna più darla vinta, per pigrizia, paura o infingardaggine, a nessuno che non rispetti le regole.
E solo cominciando noi dal basso (mi veniva di scrivere base, poi ho pensato alla faccia di stilo e mi son corretta) potremo pretendere che anche i pochi priviliegiati lassù in alto facciano come loro stessi dicono a noi di fare, ma...
Sto vivendo sulla mia pellaccia (veramente, quella è ancora decente..) quanto questo sia difficoltoso, pesante da sopportare e da gestire, e purtroppo anche scarsamente remunerativo, almeno nel medio -breve termine.
Pure, ne sono convinta, ho un'età in cui è notoriamente difficile far cambiare la testa alle persone, sono assolutamente convinta che "non può piovere per sempre" come spesso mi avete visto scrivere, sono sorretta da una profonda fiducia nell'umanità (mi veniva da scrivere fede, dato che pare un atteggiamento più fideistico che razionale, il mio), dunque ho deciso di farlo e lo faccio. Mi costi quel che mi costa.

Finora, c'è stato (in genere nel mondo e nella storia, mica solo qui o solo ora) chi ha dettato le regole e chi le ha seguite. Adesso, se vogliamo evitare di scannarci tutti, chi detta le regole le deve anche seguire. Per evitare che ciascuno si detti quelle che preferisce, decidiamo tutti, e tutti seguiamo.
Semplice.
Oserei dire, talmente banale da sembrar "femminile".
Abbiamo degli strumenti democratici, e democraticamente scelti (in linea di massima), usiamoli. Esistono le c.d. leggi di iniziativa popolare: se non ci pensano loro da soli, ce li facciamo pensare noi. Se c'è da far sapere che qualcuno ha rubato la marmellata, diciamolo. A furia di dirlo, prima o poi qualcuno ascolta.
Io non son di quelli che sostengono la necessità dei dazi, o il divieto di commercio.
io son di quelli che credono che la conoscenza, le informazioni e più in generale la cultura sono le migliori risorse cui fare appello per sopravvivere equilibratamente tutti e 6 i miliardi che siamo sull'unico pianeta che abbiamo a disposizione.
Tutto questo, assolutamente senza "se" e senza "ma" (giusto per usare un gergo che si è troppo impiegato a fini pieni di se e pieni di ma)
Nofer

 
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E però!

September 10 2004, 7:06 PM 

Brava Nofer!!
Hard as iron, sharp as steel ti si addice proprio!!
E siccome so che ADORI l'inglese...

 
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Re: E però!

September 10 2004, 10:35 PM 

immagino che se ti dico che rispondevo in tema di direttiva macchine ma pensavo alla "vendita" della sicurezza, mi dirai che sono "sharpentissima", e confemerò la tua ipotesi sull' "hardezza" della mia testa!
Beh, guarda, magari non amo moltissimo l'inglese, ma devi riconoscere che come italianizzo io l'inglese nessuno riesce nemmeno ad anglicizzare l'italiano!!! (ti prego di apprezzare in particolare le desinenze che ho aggiunto alle sterili, inconiugate parole inglesi)
Nofer

 
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