Los Angeles, Hotel Hiperion.
“Dimmi cosa hai fatto a mio figlio!”
Angel era arrabbiato. Anzi, no. Era furioso. Se fosse stato umano, avrebbe di sicuro avuto un infarto quando non aveva visto Connor nella sua culla. Quando poi aveva visto rientrare Wesley in casa e balbettare qualcosa sul fatto che aveva dovuto portare via Connor, non ci aveva visto più. Dov’era il suo piccolo?
Il vampiro strinse le mani intorno al collo dell’ex Osservatore e lo spinse contro il muro. Le mani dell’uomo cercavano in tutti i modi di liberarsi, ma nulla potevano contro la forza di Angel.
“An…gel…la…scia…mi…spie-”
“Non.C’è.Niente.Da.Spiegare.Dimmi.Dove.E’.Connor.”, sibilò il vampiro, stringendo ancora di più la presa. Se prima Wesley poteva spiccicare qualche parola, ora era cianotico.
“Ehi ragazzi ma cos’è questo-OOOH! Angel, ma che diavolo?!? GUNN!”
Cordelia e Gunn avevano deciso di andare prima all’Hiperion per catalogare alcuni files arretrati nei loro computer. Mentre il ragazzo era rimasto a fissare la camera dove dormiva Fred, Cordy era andata direttamente negli uffici. A quanto pare aveva avuto una buona idea, perché qualche altro secondo e Wesley sarebbe passato a miglior vita.
“Angel, lascialo!”
Il vampiro sembrò non ascoltare la donna e continuava a stringere la presa sull’uomo.
“D’accordo, se lo vuoi…” Corse nella scrivania e prese una bella croce d’argento, e gliela mise addosso, sulla scapola. Il vampiro si ritrasse immediatamente, urlando dal dolore, e Wesley fece un tonfo a terra, le mani che si massaggiavano il collo ferito.
In quel momento, entrò Gunn , seguito dopo un po’ da Fred. Gli occhi spalancati, la mascella tesa, si chiedeva che diavolo stesse succedendo nella stanza.
Fortuna che la scrivania di Cordy era una reliquiario vivente. Ogni cassetto conteneva delle croci, paletti, acqua santa. ‘Giusto per ogni evenienza’, diceva la mezzo-demone. Diceva bene, a quanto pare. Gunn prese una croce, e come Cordelia, la tenne ben alzata contro il vampiro, che sembrava furioso. Fred corse a controllare che Wes stesse bene.
“ Si può sapere che diavolo ti è preso, Angel?” Il tono della ragazza era pieno di veleno. Amava Angel come un fratello, e forse anche di più…ma perché l’aveva beccato quasi sul punto di uccidere Wesley?
“ Ha preso il mio bambino!” Urlò il vampiro, tentando di fare un passo per riafferrare Wesley. Mossa fallita in partenza, visto che sia Gunn che Cordelia si spostarono davanti all’ex Osservatore.
Cordy abbassò di poco la croce, e si girò per guardare Wesley. Il suo sguardo si diresse nuovamente verso Angel, prima di raggiungere a grandi passi la nursery. La stanza era decorata con tanti piccoli angioletti, sorridenti e beati, e ogni cosa nella stanza era azzurra. La carta da parato, la culla, il cuscino. Le tutine del piccolo.
La ragazza guardò nella culla, ma era vuota. Mancava anche l’orsacchiotto con cui Connor dormiva, e il biberon che si trovava sempre sul comodino vicino alla culla.
Corse nella camera di Angel, sperando che il bimbo si trovasse in camera del padre, ma…vuota anche quella. Tornando nell’ufficio, lanciò uno sguardo sconsolato a Gunn.
“Non c’è.”
Fissò gli occhi di Angel e vide il dolore più profondo nei suoi occhi. Perfino quando aveva lasciato Buffy, perfino quando aveva saputo che la donna che amava era morta, non aveva avuto quello sguardo.
Occhi freddi e gelidi si rivolsero verso l’uomo che fino a pochi minuti prima aveva seriamente rischiato la vita.
“E’ vero? L’hai preso tu? Perché?”
La risposta venne a fatica, dopo qualche secondo.
“Si. Ma posso spieg-”
“Spiegare un corno! Dimmi dove hai portato Connor o finisco quello che stavo completando un minuto fa!” gli urlò contro Angel.
“Io…” Wesley abbassò lo sguardo. “Non posso. C’è una spiegazione a tutto questo, ma non posso.”
“Io ti ammazzo.” Stavolta il tono era più calmo. Era…mortale.
Cordelia decise di mettere fino a quella lite.
“Ok. Time out. Gunn, porta Angel in camera sua. E restaci. E tu,” disse, prendendo sotto braccio Wesley, facendosi autare da Fred, che era rimasta zitta fino a quel momento, “vieni con me. E guai se non hai una spiegazione coerente per quello che hai fatto.”
Detto questo, chiuse la porta dietro di lei.
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